Capitolo 1
Con uno sguardo al mondo e uno alla comunità
1. Uno sguardo al mondo
Nell'ambito delle ricerche nazionali ed internazionali, è un dato ampiamente riconosciuto
che lo sviluppo sostenibile di un territorio dipende dalla valorizzazione delle sue risorse, tra
le quali quelle umane sono le più importanti, perchè ad esse sono affidati i compiti di
programmare e promuovere interventi finalizzati.
L'osservazione si concentra su tematiche relative ai cambiamenti socio-culturali e sulle
dinamiche che da essi prendono origine.
L'obiettivo prioritario è stato capire le ragioni di questa nuova emigrazione e scoprire quale
incidenza possa avere la comunicazione globalizzata sulle scelte dei giovani. L'attenzione
posta sulla distinzione locale-globale è rivolta, quindi, a contribuire allo sviluppo di
conoscenze che estendono gli orizzonti verso il superamento di quei pregiudizi che
interpretano la globalizzazione solo in modo unilaterale, cioè come ultimo stadio di vita dei
localismi, di realtà territoriali che perderebbero la propria storia e la propria cultura; sono
molti, infatti, a considerare la distinzione globale-locale e a definire il globale come
predominanza di poteri che, riescono a nascondere e a far “evaporare” molti usi e costumi di
contesti territoriali.
Tuttavia, condivido la posizione di quanti sostengono che il locale e i diversi territori
possono trarre grandi vantaggi da tale fenomeno.
Un secondo elemento che coinvolge e governa la società del mondo è il capitalismo
finanziario, al quale siamo disposti ad attribuire la quasi totalità delle responsabilità della
crisi attuale.
Caratteristica del capitalismo è la continua rivoluzione causata dai nuovi mezzi e tecniche di
produzione, con l'unico obiettivo di rendere il mercato sempre più espanso a livello
territoriale.
Fino alla seconda fase dello suo sviluppo, categorie come tempo e spazio hanno
rappresentato visivamente il potere.
L'ordine con il quale siamo soliti analizzare le cose nella dimensione spazio-temporale nelle
società moderne ha trovato in Occidente una sua originalità ed esclusività, nel senso che
solo nella cultura moderna delle nostre società spazio e tempo hanno assunto una valenza
significativa nelle espressioni politiche, economiche e culturali.
A partire dagli anni Ottanta, con l'accelerazione che ha messo in crisi i moderni apparati
produttivi, la nuova rivoluzione informatica e le nuove tecnologie hanno sconvolto le forme
e le pratiche di produzione.
Sennet descrive in modo esemplare il passaggio di questa nuova fase, operando un
confronto tra il capitalismo moderno che seguiva una scansione spazio-temporale, e quello
che gli è succeduto, definibile come finanziario o “tecno-nichilista”, volendo con questo
indicare la frantumazione dello spazio e l'azzeramento del tempo.
La velocità con la quale oggi è possibile riconvertire le strutture produttive mette in
discussione sia il significato di “industriale”, sia alcuni concetti tra i quali quello di “classe
sociale” che è in fluttuazione perchè se ne perde riferimento storico o la prima radice.
Riconversione significa non aver eccessivo attaccamento per i propri prodotti, se si è capaci
di abbandonarli così in fretta.
Ecco, quindi, la grande divergenza tra le due fasi del capitalismo, ma questo non spiega
ancora la vera natura del capitalismo finanziario che si muove solo in direzione di
opportunità che si traducono in minori costi e maggiori utili: minori costi che coincidono
con la riduzione dell'occupazione e l'utilizzazione di nuove tecnologie, che sconvolgono le
dimensioni spazio-tempo, producendo una frammentazione dello spazio e una velocità del
tempo.
L'avvilimento non è nella dinamica dei processi produttivi, ma nella considerazione che si
ha degli attori impegnati in tali processi. La loro storia non conta, vale solo il risultato;
pertanto, questa ondata di neoliberalismo può determinare al momento solo una
“disgregazione dell'ordine post-bellico”.
Le conseguenze di questa nuova realtà neoliberista si possono indicare su tre piani: politico,
economico e culturale; sul piano economico, la politica neoliberalista concede “lo
smantellamento dello stato sociale, l'attacco ai sindacati, la riforma dello stato del lavoro, la
finanziarizzazione dell'economia, la liberalizzazione dei movimenti capitali” e, sul piano
culturale, “il neoliberalismo segna il trionfo dell'idea di individuo e della libertà di scelta”.
Mentre si può condividere l'analisi sulle dinamiche che caratterizzano la fase economica e
culturale, ho seri dubbi sulla definizione della fase politica neoliberista: è difficile scorgere
qualche affinità tra cultura del neoliberalismo e il capitalismo tecno-nichilista.
E' possibile descrivere questa nuova fase come predominio di un capitalismo finanziario sui
diversi sistemi politici?
Tale interrogativo potrebbe aiutare a spiegare le origini della crisi strutturale delle società
contemporanee, crisi che si manifesta come “crisi finanziaria mondiale che trae le sue
origini dalla bolla immobiliare e dalla crisi dei mutui subprime americani, ma che
consequenzialmente diventa “crisi dell'economia reale” ed il pericolo di recessione ormai in
atto.
La crisi che da alcuni anni ha modificato l'organizzazione di apparati istituzionali, ha ridotto
le prestazioni del welfare e ha costretto molte famiglie a rivedere i propri stili di vita
riducendo i consumi: è una crisi strutturale.
L'attenzione di molti studiosi è rivolta a una possibile ripresa dello sviluppo produttivo, che
si traduce in una ripresa dell'occupazione.
Una recessione della dimensione di quella che stiamo vivendo nei primi anni del nuovo
millennio sta producendo effetti devastanti sia alle persone impegnate nelle piccole imprese
sia a milioni di individui che hanno perso il lavoro.
Una società che basa il proprio benessere sulla quantità di consumo rappresenta un
paradosso, perchè muovere dall'evidenza che la riduzione dei consumi si traduce in un calo
della produzione, che si quantifica con licenziamenti che incrementano la disoccupazione
con forti ricadute sulle famiglie, dà luogo a un circolo vizioso produzione-consumo-
occupazione, che indica il consumo non come una scelta da parte degli individui, ma come
una necessità per la conservazione dei posti di lavoro: produrre e consumare per salvare
l'occupazione.
Esistono alternative a questo modello di sviluppo?
Bisogna prendere atto che la crisi attuale coinvolge i ceti medi e medio-bassi, in una
percentuale che supera la metà della popolazione.
La ragione che spinge alcuni osservatori a definire questa crisi come strutturale dipende
dalla constatazione che lo sviluppo che ha caratterizzato la società capitalistiche degli ultimi
trent'anni si è sempre più esposto alla politica finanziaria, senza alcun controllo del rapporto
finanza-economia-lavoro, sviluppo che ha trovato la classe politica non pronta ad esercitare
un controllo rigoroso di prelievo fiscale e incapace di rendersi conto o, al contrario, pronta a
mettere in atto il disegno perverso di nascondere al Paese quello che stava accadendo, così
da non perdere misure preventive di contenimento nei diversi settori pubblici e privati dove
centinaia di migliaia di persone i sono trovate senza lavoro; una classe politica attenta più a
curare i profitti personali e non consapevole di quanti danni, non solo economici, lascia in
eredità al Paese.
La situazione dell'Italia si presenta con una forte divaricazione tra i pochi ricchi e un
numero crescente di nuovi poveri; una condizione che dovrebbe indurre i governi, politici e
responsabili di gruppi finanziari a riflettere sulle possibili conseguenze se dovesse durare
ancora a lungo il disagio sociale.
2.Uno sguardo locale
Non è da sottovalutare la grande distanza sociale, nei centri urbani, che si è verificata in
questi ultimi decenni tra i cittadini.
Che la crisi possa affiorare qualche elemento positivo ed è su questa possibilità che andremo
ad esporre.
Un'alternativa allo sviluppo intenso come crescita del consumo è possibile anche attraverso
una efficace azione tesa alla valorizzazione di risorse producibili.
A livello teorico, le analisi critiche sulla realtà osservata conducono ciascun ricercatore ad
una diversa modalità interpretativa; i fatti dicono che stiamo vivendo momenti difficili e
questo spiega le ragioni di tanta riflessività differenziata. Nessuno può avanzare dubbi sul
fatto che il sistema capitalistico, durante le sue fasi, abbia fatto registrare miglioramenti e
benessere in tutti i Paesi dove si è manifestato.
Si possono indicare alcuni aspetti positivi e negativi attribuiti alla società capitalistiche
democratiche.
Per quanto riguarda gli aspetti positivi, occorre:
prendere atto che nelle società a capitalismo avanzato è stato possibile porre le basi dei
•
diversi welfare e che a beneficiarne sono stati milioni di persone;
osservare che la qualità della vita per i cittadini di questi Paesi è sicuramente migliore;
• constatare che la qualità e la quantità del consumo di beni prodotti è la caratteristica
•
fondamentale delle società capitalistiche;
sottolineare la molteplicità di opportunità offerte agli individui nelle diverse forme di
•
consumi a tutti i livelli.
Per gli aspetti critici:
-nella società globale non esiste un potere riconosciuto che possa porre vincoli al
capitalismo attuale;
-lo sviluppo tecnologico e lo sfruttamento industriale e l'impiego di risorse non rinnovabili
hanno prodotto rifiuti e scorie di difficile collocazione e smaltimento, oltre a inquinamenti
di ogni tipo, che costituiscono un serio pericolo per la vita del pianeta;
-le crisi economiche e finanziarie colpiscono soprattutto i corpi deboli;
-in molte società la qualità della vita dei cittadini è andata ben oltre le possibilità
economiche dei singoli e dei costi del welfare, facendo lievitare notevolmente il debito
pubblico, oggi primo problema dei Paesi sviluppati.
Queste note non sono esaustive, l'intenzione di chi scrive è sostenere l'ipotesi che, anche
quando si esca dai rischi della crisi attuale, difficilmente lo sviluppo potrà essere ridisegnato
secondo modelli delle fasi precedenti.
L'idea che tutti i cittadini possano godere dei vantaggi delle fasi di sviluppo delle società
avanzate non risponde a verità provata; Stiglitz ha dimostrato che, proprio nei periodi di
intesa crescita, la situazione economica di centinaia di migliaia di famiglie e peggiorata.
Gli obiettivi dell'indagine riguardano problemi relativi a territori che possiamo indicare
come periferici. Parlare di sviluppo in questi territori significa dimensionare questo concetto
a quel particolare contesto socioculturale e coinvolgere le nuove generazioni e coloro che al
momento rappresentano le risorse umane dalle quali far dipendere lo sviluppo.
La nostra è un'indagine particolare e contestuale: particolare, perchè si tratta di coinvolgere i
giovani nella riscoperta del proprio territorio; contestuale, perchè l'analisi delle risorse
disponibili deve anche mirare alla piena valorizzazione di esse, se si vuole mirare allo
sviluppo.
La crisi vissuta nei grandi insediamenti urbani è cosa diversa dalle realtà delle piccole
comunità e l'obiettivo proposto è stato quello di indagare su possibilità di sviluppo
alternative.
I Comuni nei quali si è concentrata la nostra ricerca rientrano quasi tutti nella Comunità
Montana Tanagro-Alto e Medio Sele; si tratta di sindaci che operano nella cosidetta “area
del cratere”, nota per il terremoto del novembre 1980. Molti paesi furono completamente
distrutti dalla violenta scossa e molti furono i morti.
Da questo evento così doloroso non si è riusciti a cogliere occasioni favorevoli per un
modello di sviluppo integrato e diversificato: furono migliaia di miliardi di lire investiti nel
nulla!
Non si ripercorreranno qui le fasi della ricostruzione di tanti paesi, si vuole contribuire a
fornire la descrizione dell'anima di paesi che devono recuperare la propria vitalità
promuovendo uno sviluppo congruente con le risorse disponibili nel territorio.
I paesi ricostruiti sembrano corpi giovani cui manca l'energia necessaria per poter respirare:
negli anni della grande emigrazione, anni Cinquanta, a partire erano adulti semianalfabeti,
che abbandonavano territori dotati di scarse risorse ambientali, con la speranza di mettere da
parte la somma di denaro necessario per costruire una casa al ritorno; oggi, a partire sono
giovani laureati, capitale invisibile, e i luoghi che abbandonano sono ricchi di risorse.
3. Il ruolo dell'intelligenza territoriale
Da alcuni anni stiamo analizzando quale ruolo l'intelligenza territoriale possa esercitare in
territori con caratteristiche quasi simili, promuovendo un tipo di sviluppo la cui sostenibilità
dipende dalle capacità dell'intelligenza territoriale in termini di “efficacia” e di “efficienza”.
Il significato di efficienza, indica il processo “con cui si cerca di raggiungere determinati
obiettivi, tenendo conto del rapporto tra costi e benefici”; mentre con il termine efficacia ci
si riferisce al raggiungimento degli obiettivi.
Nessun modello di sviluppo locale può prescindere dal significato che le persone
attribuiscono al territorio, significato che comprende l'utilizzo e la spendibilità di risorse
sulle quali lo sviluppo dovrebbe innestarsi: questa affermazione attribuisce al territorio una
pluridimensionalità che, oltre alla fisicità, composta dalle risorse naturali, comprende
elementi immateriali, che nel loro insieme definiscono la cultura nelle sue diverse
espressioni.
Oggi ci troviamo a inserire tra le componenti del territorio un elemento che, modifica
strutture e apre a nuove prospettive di sviluppo: gli impatti della globalizzazione che
“costringono ad elaborare esperienze non esperite, ma comunicate sia in modo diretto che
indiretto”, nello stesso tempo, ogni soggetto vive le proprie esperienze nella propria
dimensione spaziale.
Il mondo delle esperienze individuali si compone di esperienze dirette e indirette e che
diventa difficile distinguere il dentro dal fuori.
Quanto queste tecnologie compongono, come elementi strutturanti, micro e macro, esterno e
interno non si è nella condizione di definire con chiarezza: le difficoltà risiedono nella
necessità di percorrere i tracciati di ogni comunicazione, in un mondo dove si mescolano e
si compongono sistemi di conoscenza costruiti da tanti soggetti.
Da queste considerazioni si possono anche dedurre le differenze tra le generazioni del
passato e le nuove generazioni.
Non vi è alcun dubbio che la rivoluzione informatica e l'insieme costituito da globale e
locale non consentono alcun confronto con le società del passato; poi, l'ostinazione di alcuni
che ragionano con le vecchie teorie per spiegare il presente renda più difficile i processi di
sviluppo in alcuni territori.
L'analisi strutturale di certi contesti non può prescindere da altre constatazioni, quali, la
risorsa umana. Se però questa risorsa scarseggia, perchè una parte considerevole di essa si
trasferisce in altri territori, diventa problematico produrre progetti e linee di sviluppo,
venendo meno l'elemento indispensabile.
L'obiettivo deve per forza di cose trasformarsi in obiettivi.
Non è strano dire che bisognerebbe promuovere azioni capaci di suscitare nelle persone
quello spirito pionieristico che ha caratterizzato nel passato intere popolazioni: a questo
dovrebbero mirare politiche locali e interventi governativi, incentivando la fattibilità di
progetti di lunga durata coinvolgendo le nuove generazioni.
4. A proposito di crescita
Uni dei termini con i quali non si vorrebbe avere a che fare è quello di decrescita perchè
intesa da molti in senso peggiorativo. Molto interessante è il volume di Latouche La
scommessa della decrescita, nel quale l'autore mette in evidenza come possano accadere
fatti irreversibili, che riguardano la sopravvivenza dell'umanità, se non si prendono
provvedimenti immediati rivolti alla salvaguardia dell'ambiente.
Questa sua riflessione, che nell'analisi comprende buona parte delle cause dell'attuale crisi,
mette in discussione lo sviluppo inteso come crescita, perchè si è giunti ad un punto limite,
passato il quale non sarà più possibile all'uomo esercitare controlli sul futuro anche
prossimo.
Lo sfruttamento delle risorse sempre meno disponibili, inquinamenti e scarsità dei beni di
prima necessità sono i fattori che renderanno difficile la vita ai sette miliardi di persone del
nostro pianeta; è necessario modificare con repentinità il nostro stile di vita, limitando i
consumi. La causa di tutto questo è attribuito allo sfruttamento intensivo delle risorse
disponibili.
Nel corso degli ultimi anni, molte persone stanno rivedendo i propri stili di vita. Proprio a
causa di questa convinzione Latouche scrive che "il termine descrescita suona come una
sfida". Come informa l'occidente, nei secoli della modernità, al termine crescita si
attribuiscono positività, necessità, qualità e questo è il derivato dell'economia industriale.
Ecco perchè parlare di decrescita suscita fastidio: nessuno è disposto a cedere nulla di
quanto è dato avere, manifestando il prevalere dell'avere sull'essere e dell'inutilità
dell'essere senza l'avere.
Se si analizzano le condizioni e i costi di cre
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