Cap. 1 le basi storiche e epistemologiche della ricerca sociale
1.1 Ricerca sociale e metodologia
1.1.1 Introduzione alla ricerca sociale
La ricerca sociale si occupa di raccogliere e interpretare dati allo scopo di rispondere a domande che riguardano i diversi aspetti della società, permettendo così di comprenderla, sia nella sua forma più generale e astratta, sia nelle sue manifestazioni concrete. La ricerca è il primo passo da compiere in qualsiasi progetto di intervento/miglioramento sociale:
- Ricerca pura: elaborazione e controllo empirico di teorie e ipotesi utili in futuro ma non direttamente applicabili per risolvere problemi sociali concreti.
- Ricerca applicata: propone risultati accettabili nella risoluzione di problemi sociali di interesse immediato.
Ciò che contraddistingue il lavoro dello scienziato sociale dall'attività quotidiana che ciascuno di noi compie per prendere decisioni è il modo in cui si procede per affrontarli. Per fare ciò costruiamo teorie, immagini mentali sul funzionamento delle cose, e agiamo in base ad esse, ossia sulla base di una costruzione mentale della realtà. Ogni volta che affrontiamo un problema della vita quotidiana adottiamo una procedura di azione che ci aiuti ad orientarci:
- Definiamo il problema
- Ci formiamo teorie su come funzionano le cose
- Facciamo ipotesi o previsioni che derivano dall'applicazione delle teorie sul caso concreto
- Sottoponiamo le nostre ipotesi alla prova dei fatti, per controllare la loro correttezza.
Questo modo di procedere è simile a quello dello scienziato sociale, ma diverso è il metodo attraverso il quale si definisce il problema e lo si affronta. Da un lato troviamo la conoscenza di senso comune, ovvero un sistema di conoscenze condivise da tutti coloro che appartengono ad un gruppo sociale. Ossia nell'insieme di tutte quelle certezze comuni che permettono di interpretare eventi e comportamenti e che vengono solitamente ritenute vere. La conoscenza scientifica cerca sistematicamente e esplicitamente di ridurre gli errori in cui i ragionamenti ingenui sulla realtà possono incorrere, il suo obiettivo è generalizzare quello che sappiamo, in modo da inferire qualcosa che non sapevamo.
Ha una natura pubblica che consiste nel rendere noti i risultati dei propri studi e nel permettere ai membri della comunità scientifica di controllare come si è giunti a determinate conclusioni, per accertare la validità di ciò che si sta affermando. La ricerca sociale deve seguire determinate procedure per avere un fondamento scientifico e devono essere condivise e controllabili da tutti. In ciò risiede l'importanza della metodologia (parte della logica che ha per oggetto le regole, i principi, le condizioni formali che stanno alla base della ricerca scientifica e che consentono di ordinare e accrescere le nostre conoscenze).
1.1.2 Le questioni fondamentali della ricerca scientifica
La ricerca scientifica deve affrontare 3 questioni fondamentali:
- Ontologia (discorso sull'essere) cerca di stabilire se i fatti sociali sono reali, oggettivi e autonomi e quindi esistono al di là degli individui, oppure sono il risultato dell'interpretazione dell'uomo e sono quindi rappresentazioni di cose.
- Epistemologia (discorso sulla conoscenza scientifica) si occupa di definire le condizioni per cui un particolare esperimento può appartenere alla scienza, può essere intesa come una ricostruzione dei metodi utilizzati dalla scienza nell'indagine sul mondo.
- Metodologia (discorso sul metodo) si interroga su come è conoscibile la realtà sociale, cioè su quali siano i metodi e le tecniche più adatte per conoscere la realtà.
Le tre questioni sono tra loro intrecciate perché a seconda di come si risponde alla domanda ontologica sulla natura della realtà saranno diverse le condizioni per avere conoscenza scientifica e i modi per raggiungerla.
1.1.3 Paradigmi di ricerca nelle scienze sociali
Il paradigma è una prospettiva teorica condivisa e riconosciuta dagli scienziati, si fonda su acquisizioni precedenti e indirizza la ricerca riguardo alla scelta dei fatti rilevanti da studiare, alla formazione delle ipotesi e ai metodi e tecniche da utilizzare per controllarle. È una sorta di guida per la visione del mondo. In sociologia non esiste un paradigma predominante condiviso da tutta la comunità scientifica. Ciò deriva da un lato dalla peculiarità dell'oggetto di studio (la realtà sociale) per sua natura complessa e multidimensionale, dall'altro lato dal fatto che il ricercatore fa egli stesso parte di quella realtà sociale che si propone di studiare.
Due paradigmi fondamentali hanno influenzato la ricerca sociale: positivismo e interpretativismo (rendono la sociologia una disciplina multi-paradigmatica):
- Positivismo (Inghilterra e Francia, prima metà '800) ritiene che il metodo ipotetico deduttivo, caratteristico delle scienze naturali, sia l'unico metodo scientificamente valido e dunque anche la sociologia lo adotti per poter essere definita a tutti gli effetti una scienza – ricerca di tipo quantitativo.
- Interpretativismo sostiene la profonda diversità tra le scienze che si occupano di uomo o di natura e, quindi, i metodi delle scienze sociali devono essere per forza differenti da quelli delle scienze della natura – ricerca di tipo qualitativo.
Fondamento del positivismo è l'importanza dell'osservazione della realtà, fonda la conoscenza sui fatti reali ed è quindi la scienza l'unica conoscenza valida e efficace. Uno degli assunti fondamentali è il monismo metodologico – convinzione che il metodo scientifico sia unico, indipendentemente dall'oggetto di ricerca e che la spiegazione dei fenomeni osservati avvenga tramite il ricorso a leggi naturali. Il fondatore è Comte e il principale esponente è Durkheim che condivideva con Comte l'idea secondo cui i fenomeni sociali sono fatti sottoposti a leggi naturali, ma essendo più ambizioso il suo obiettivo era fondare la sociologia empirica come scienza autonoma.
Secondo Durkheim, la società non è solo somma di individui, ma è il sistema formato dai singoli attori sociali che rappresenta una realtà specifica, dotata di caratteri propri: solo attraverso la ricerca empirica, scientificamente fondata, lo scienziato sociale può scoprire le leggi che ne regolano il funzionamento. I fatti sociali sono cose che esistono al di fuori delle coscienze individuali. Il mondo sociale funziona solo attraverso leggi causali e a uno stesso effetto, corrisponde sempre una stessa causa. La causa dei fatti sociali può essere trovata solo in altri fatti sociali e non in fatti di altra natura.
Ritiene che il metodo per stabilire le cause di un fenomeno sociale sia di tipo comparativo, consistente nel mettere a confronto le condizioni in cui il fenomeno indagato si realizza, con quelle in cui non si realizza per individuare quali fatti sociali stanno alla base della manifestazione del fenomeno. Questo metodo si chiama metodo delle variazioni concomitanti.
Elementi fondamentali del positivismo
- Osservazione sperimentale dei fatti e raccolta dei dati relativi ad un certo fenomeno.
- Formulazione di leggi deterministiche di spiegazione del fenomeno (causa x -> necessariamente effetto Y).
- Verifica sperimentale di queste leggi.
- Rifiuto delle ipotesi non verificate.
- Possibilità di spiegare e prevedere il comportamento dell'uomo e della società, così come avviene per i fenomeni naturali.
1.1.4 Sviluppi del pensiero positivista
Con la crisi della scienza nel XX secolo, si passa da leggi deterministiche (x -> y) a leggi probabilistiche (x probabilmente causa y), si sviluppa una corrente di pensiero che prende il nome di neopositivismo (nota come circolo di Vienna): secondo i neopositivisti, tutto ciò che può essere provato empiricamente, deve essere sottoposto a giudizio della scienza sperimentale, che stabilirà se è vero o falso. Tutto ciò che non può essere tradotto empiricamente rappresenta un pseudo-problema che si colloca al di fuori dell'ambito scientifico, poiché non si può stabilire se sia vero o falso.
Principio di verificabilità: la verità di un enunciato teorico risiede nella sua verificabilità empirica e quindi una teoria confermata dai dati dell'esperienza è una teoria verificata. Costituisce lo strumento per distinguere ciò che è scientifico da ciò che non lo è. Su queste basi si sviluppa il pensiero di Popper: egli si interroga su quale sia il criterio di demarcazione tra scienza e non-scienza, e mette in discussione il principio di verificabilità e il procedimento induttivo. Secondo Popper, il criterio di demarcazione tra teorie scientifiche e non è il principio di falsificabilità: per quante prove empiriche esistano a favore di una teoria, non è mai possibile raggiungere la certezza della sua validità, poiché è sufficiente un solo fatto in contrasto con essa per dimostrare la sua falsità.
1.2 Il procedimento induttivo e deduttivo e le caratteristiche della ricerca quantitativa
La conoscenza scientifica ha l'obiettivo di descrivere, spiegare e prevedere gli eventi, a partire dall'osservazione del mondo empirico. Esistono due tipi di ricerca:
- Ricerca descrittiva: obiettivo è fornire una descrizione dettagliata dei fenomeni.
- Ricerca esplicativa: obiettivo è spiegare perché e come un fenomeno accade e prevedere, pronosticare, un accadimento prima che esso si manifesti (date determinate condizioni).
La conoscenza scientifica parte dell'osservazione dei fenomeni. Le conseguenze tratte dalle premesse hanno un carattere probabilistico perché nelle scienze sociali non esistono leggi deterministiche, al contrario delle scienze naturali. Osservazione e descrizione sono strettamente legati tra loro e costituiscono i due momenti del procedimento induttivo deduttivo, che consente al ricercatore di descrivere la realtà e di formulare ipotesi, di controllarle, di trarre da esse descrizioni generali, sugli aspetti della realtà oggetto di studio.
Momento induttivo: si procede da affermazioni particolari basate sull'osservazione della realtà a affermazioni generali con carattere di leggi o teorie. Procedimento basato sull'esperienza.
Momento deduttivo: a partire da leggi e teorie generali, traggo conclusioni di carattere particolare, il procedimento si basa sulla logica.
Le affermazioni particolari, dedotte logicamente dalle affermazioni generali, verranno messe a confronto tramite osservazione con la realtà empirica, per capire se la descrivono correttamente o meno. I ricercatori che si rifanno all'approccio analitico positivista seguono un percorso strutturato in fasi definite, che prende il nome di quantitativo. Sostengono che la realtà sociale possa essere studiata solo attraverso un'osservazione distaccata, quindi scienziato sociale e oggetto di studio sono considerate come due entità separate, in cui solo l'osservatore ha un ruolo attivo nel percorso di analisi. Il percorso da seguire per studiare la realtà sociale deve essere stabilito a priori, infatti, in questo tipo di ricerca, la teoria precede l'osservazione: si segue un percorso deduttivo che parte da affermazioni generali di carattere teorico e da essa si traggono una serie di affermazioni più particolari. Formulate sotto forma di ipotesi, da sottoporre successivamente a controllo empirico.
I passi della ricerca quantitativa
- Definizione del problema
- Inquadramento del problema in una cornice teorica
- Deduzione della teoria di una o più ipotesi finalizzate a migliorare le conoscenze del ricercatore relativamente al problema
- Scelta dello strumento di rilevazione dei dati
- Raccolta dei dati
- Analisi dei dati per controllare empiricamente le ipotesi
- Confronto dei risultati dell'analisi con la teoria di riferimento, eventuale modifica della teoria, in accordo con le nuove risultanze.
1.2.2 Teoria e ipotesi
Una teoria può essere definita come: insieme di proposizioni organicamente connesse, che si pongono ad un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le quali sono derivate da regolarità empiriche e dalle quali possono essere derivate dalle previsioni empiriche. Una teoria è valida solo se è controllabile empiricamente ovvero se è trasformabile in ipotesi da sottoporre al vaglio dell'esperienza.
Ipotesi: proposizione che implica una interconnessione tra due o più concetti, permette una traduzione della teoria in termini empiricamente controllabili. Rispetto alla teoria è: più concreta, specifica e provvisoria (deriva dalla teoria, ma necessita di conferma).
1.3 I concetti, gli indicatori e le variabili
1.3.1 Cosa sono e a cosa servono i concetti
Non esiste una definizione univoca di cosa sia un concetto, due sono prevalenti:
- Rappresentazioni mentali dei fenomeni che osserviamo attorno a noi
- Artefatto linguistico e culturale
Mettono in luce l'aspetto individuale (1 def) e la connotazione sociale (2 def) che assume il concetto in quanto rappresentazione socialmente condivisa e costruita della realtà. I concetti variano da società a società, ma variano anche all'interno della società a seconda del contesto di riferimento e nel tempo.
Funzioni principali dei concetti:
- Permettono a ciascuno di noi di orientarci nella realtà, riducendo le complessità – classificare la realtà. Ci informano sugli oggetti che vogliamo studiare e le loro caratteristiche (dette proprietà).
- Costruire uno strumento di comunicazione sociale
- Costituiscono i mattoni per la costruzione delle teorie, identificano l'oggetto di studio e fanno da ponte tra teoria e mondo empirico.
1.3.2 Dai concetti alle variabili
La trasformazione dei concetti in entità rilevabili empiricamente ha diversi passaggi:
- Definizione precisa del concetto – concettualizzazione, prevede due momenti:
- Ricostruzione: individuare i differenti usi del concetto stesso e i significati ad esso attribuiti dai diversi studiosi che lo hanno utilizzato.
- Specificazione del concetto: precisa quali siano le sue caratteristiche e quali oggetti rientrano nell'ambito del concetto.
- Individuare gli oggetti che possiedono le proprietà che caratterizzano quel concetto e stabilire in quale misura ciascun soggetto le possieda – operalizzazione, prevede due momenti:
- Attribuzione di una definizione operativa del concetto: stabilire le regole per la sua traduzione empirica.
- Operalizzazione propriamente detta: applicazione delle regole stabilite dalla definizione operativa ai casi studiati concretamente.
Il risultato di queste azioni è la trasformazione delle proprietà, caratteristiche distintive degli oggetti, in variabili, che possono essere rilevate direttamente.
1.3.3 Gli indicatori
Il ricercatore deve scendere nella scala di generalità: dal livello molto generale, a cui si colloca la maggior parte dei concetti rilevanti nelle scienze sociali, si deve arrivare a livelli più specifici, che consentono di costruire una definizione operativa per la trasformazione delle proprietà in variabili osservabili empiricamente.
I concetti più specifici (più vicini alla realtà empirica) sono detti indicatori, perché rappresentano/indicano un concetto più generale, al quale sono legati da un rapporto di indicazione o di rappresentanza semantica. Un indicatore può essere operativizzato più facilmente e trasformato in una variabile, che possa essere rilevata empiricamente.
1) È importante che per concetti complessi ne servano numerosi.
2) Un indicatore può essere legato semanticamente a più concetti, anche diversi tra loro. Ogni indicatore possiede:
- Parte indicante: parte di significato che esso ha in comune con il concetto del quale è stato scelto come indicatore.
- Parte estranea: parte del suo contenuto semantico che non ha a che fare con quel concetto.
È necessario che il ricercatore trovi il giusto equilibrio fra l'aumento del numero di indicatori, in modo da migliorare la rappresentazione del concetto e la loro riduzione, per evitare di inserire elementi estranei/forvianti.
3) Natura stipulativa della scelta degli indicatori, sono scelti in modo arbitrario dai ricercatori a seconda delle proprie conoscenze sul tema, dalla lettura teorica a cui fanno riferimento e della convenzionalità. L'unico obbligo cui sono soggetti è l'argomentazione delle proprie scelte, in modo che altri ricercatori possano replicare, migliorare il suo studio.
1.3.4 Attendibilità e validità
Per valutare la qualità degli indicatori scelti, cioè la loro capacità di rappresentare adeguatamente il concetto che si vuole rappresentare, si fa riferimento a due criteri fondamentali:
- Validità: rapporto tra concetto generale e il suo indicatore. È valido se rappresenta effettivamente il concetto che deve rappresentare. Se non lo è, il ricercatore deve fronteggiare una distorsione sistematica e non è possibile controllare la relazione tra due variabili. Non può essere rilevata in maniera diretta, ma solo con procedure di convalida:
- A vista o per contenuto: controllo che avviene sul piano puramente teorico, scomponendo analiticamente il concetto studiato in tutte le sue dimensioni e assicurandosi che ciascuna di esse sia coperta dagli indicatori scelti. Gli indicatori sono legati semanticamente almeno a una di esse. Procedura debole, soprattutto nello studio di concetti complessi.
- Per criterio: si basa sulla corrispondenza tra l'indicatore che si vuole validare e un criterio esterno di cui è stata accertata la validità: se i due indicatori, quello validato e quello da validare, producono lo stesso risultato, allora il nuovo indicatore può essere considerato valido.
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