Esame per la ricerca qualitativa
Condurre interviste ed etnografia
• Condurre due interviste a professionisti/e (possibilmente del mondo della comunicazione) o due mezze giornate di etnografia (in presenza o online).
• Trascrivere le interviste o le note di campo.
• Produrre un elaborato scritto di max 10 pagine (Times New Roman 12, interlinea 1,5) in cui illustrare i principali risultati del lavoro di ricerca, i quali devono essere presentati alla luce dei temi affrontati nel corso.
- 7 pagine di tesina
- 1 di bibliografia
- 2 di appendici in cui si inserisce la traccia d’intervista e il consenso informato
Struttura dell’elaborato scritto
• Illustrazione del tema che si vuole affrontare e della domanda di ricerca a cui si vuole rispondere. Esempio: in che modo i professionisti della comunicazione gestiscono la propria professione oppure alle difficoltà di conciliazione tra la vita privata e quella lavorativa, il vincolo è che il contesto deve essere professionale.
• Descrizione del contesto empirico in cui è stata svolta il tipo di soggetti che abbiamo selezionato per le nostre interviste (giornalisti, influencer…).
• Argomentazione del metodo di ricerca utilizzato (intervista o osservazione partecipante). Perché hai scelto questo metodo? Il motivo deve essere legato al fatto che questa deve essere la tecnica più adeguata a studiare il tuo tema.
• Presentazione dei principali risultati dell’esercizio di ricerca. Quello che ti è stato detto.
• Bibliografia consultata. Devi aumentare le tue conoscenze sul tema attraverso la consultazione di Google Scholar o piattaforme simili o i testi a cui ci siamo appoggiati per interpretare le interviste che abbiamo fatto.
• Appendice 1 (max 1 pagina) – traccia d’intervista utilizzata o elenco delle azioni che ci si era prefissati/e di osservare (fanno parte della valutazione).
• Appendice 2 (max 1 pagina) – consenso informato nel caso delle interviste e autorizzazione nel caso di etnografia in luoghi non pubblici.
Consegna dell’elaborato
Varie date di appelli: 19 dicembre 2020, gennaio 2021, marzo-aprile 2021 (dal 23/03 al 10/04), maggio/giugno 2021, e luglio 2021 (dal 5/07).
I paradigmi delle scienze sociali
Introduzione ai paradigmi
I tre paradigmi delle scienze sociali sono: il positivismo, il post-positivismo e l’interpretativismo. All’inizio del '900 abbiamo la prospettiva classica, superata poi da una prospettiva modernista nel 1950 (passaggio da positivismo a post-positivismo). Dobbiamo aspettare gli anni '80 per autori che hanno una prospettiva simbolico-interpretativa (interpretativismo), affiancata da una prospettiva post-moderna negli anni '90.
Le prospettive convivono tutt'ora, non è che dopo una l'altra non esisteva più, semplicemente si è partiti da una prospettiva più positivista per arrivare a una prospettiva più moderna.
La prospettiva classica
Fin da subito ha avuto una duplice anima: un'anima più sociologica (Marx, Durkheim, Weber) e una manageriale (Taylor, Fayol e Barnard). La prima si concentra più sull’impatto che l’industrializzazione ha avuto sui lavoratori (conseguenze sociali); la seconda vuole risolvere i problemi che il management ha all’interno dei contesti lavorativi.
La prospettiva modernista
L’organizzazione viene considerata come una sorta di scatola di cui non si esplorano i processi interni, ma gli input (vengono incamerati nelle organizzazioni e danno luogo a output, lasciando inesplorato questo processo). L’organizzazione è una realtà oggettiva e i processi organizzativi sono considerati di tipo razionale, come se avessero luogo per via di azioni razionali. Epistemologia oggettivista (perché l’organizzazione e la società sono viste come oggettive).
La prospettiva simbolica
Si basa sul fatto che le organizzazioni vengano viste non come realtà oggettive, ma come una costruzione sociale; sono i soggetti che danno forma alle organizzazioni a seconda della cultura di riferimento o delle interazioni che prendono forma all’interno delle organizzazioni. Questa prospettiva è rappresentata dal concetto di enactment (attivazione) di Karl Weick (1979) e si basa sulla sociologia fenomenologica e sul costruzionismo. Ciò che chiamiamo realtà è frutto di una costruzione sociale e le organizzazioni sono arene all’interno delle quali diverse culture e interazioni prendono forme.
La prospettiva post-moderna
L’organizzazione è un processo mai concluso, quindi si parla di organizing (processo di organizzare); vengono considerati sia gli attori umani che quelli non-umani (culture, tecnologie, pratiche e linguaggi). Autori: Foucault, Lyotard e Baudrillard. La prospettiva simbolica e post-moderna hanno un’epistemologia soggettivista (l’organizzazione non esiste di per sé, ma sono i soggetti che costruiscono le organizzazioni attraverso i significati che le attribuiscono).
Le differenze metodologiche
- La visione empiristica (oggettivistica) è positivistica prospettiva modernista.
- La visione umanista (soggettivistica) è interpretativista.
Affrontare i tre paradigmi principali
Ci sono tre grandi domande:
- La realtà sociale esiste? È collegata all’essenza questione ontologica. La questione ontologica riguarda la natura della realtà sociale. Ci chiediamo: il mondo sociale è oggettivo? Esiste al di fuori dell’interpretazione del soggetto? Siamo di fronte a delle cose o a delle rappresentazioni di cose?
- La realtà sociale è conoscibile? È collegata alla conoscenza questione epistemologica. La questione epistemologica guarda al rapporto tra studioso e fenomeno studiato. Riguarda la conoscibilità della realtà sociale, dipende dalla risposta alla questione ontologica. Qual è la forma che può assumere la conoscenza? Leggi naturali (determinismo causa-effetto), leggi probabilistiche, idealtipi weberiani e nessuna forma di generalizzazione.
- E come può essere conosciuta? È collegata con il metodo questione metodologica. La questione metodologica riguarda la strumentazione tecnica del processo conoscitivo. Dipende dalle risposte date alle precedenti questioni.
Il paradigma positivista
Lo studio della realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali e una serie di tecniche (osservazione e misurazione) che fanno riferimento all’analisi di tipo matematico. C’è una profonda fiducia nella scienza e nell’unicità del metodo scientifico.
- Il positivismo risponde alla questione ontologica dicendo che la realtà sociale esiste al di fuori dell’individuo, è oggettiva, esterna al soggetto. I fatti sociali non sono influenzati dalla volontà dell’individuo, anzi lo condizionano.
- Per quanto riguarda la questione epistemologica, secondo il positivismo lo studioso e l’oggetto studiato sono indipendenti tra loro (dualismo). Lo studioso può studiare l’oggetto senza influenzarlo (oggettività; valori ininfluenti). La realtà sociale funziona con leggi e regole che possono essere studiate empiricamente (come i fatti naturali). Le leggi esistono nella realtà esterna e scoprirle è compito degli studiosi.
- Per quanto riguarda la questione metodologica, il positivismo dice che il metodo conoscitivo è di tipo induttivo: dal particolare all’universale formalizzazione matematica. Usa la tecnica dell’esperimento: manipolazione e controllo delle variabili e separazione tra osservatore/trice e oggetto osservato. Nella sua forma più completa la spiegazione è basata sul nesso causa-effetto.
Il processo di ricerca nel positivismo parte da una osservazione empirica, individuazione delle regolarità (generalizzare i risultati di ricerca e formulazione di leggi), evidenziazione causa-effetto.
Il positivismo affronterà una profonda crisi di tipo sociale e culturale, perché dominava una fiducia assoluta nella certezza scientifica, una concezione meccanica della società, la sicurezza nelle leggi immutabili e fede nel progresso scientifico. Lo sviluppo delle scienze naturali e della fisica mettono in dubbio questi paradigmi. “Crolla l’idolo della certezza, l’individuo non può conoscere ma solo tentare di conoscere” (Popper).
Il paradigma post-positivista
Si rifà all’indeterminismo probabilistico; la realtà non è considerata come immutabile, non è esente da accidentalità, fluttuazioni, disturbi ed elementi imprevedibili. Data una causa, quale probabilità c’è che ci sia un determinato effetto?
Considera il criterio della falsificabilità perché crolla la fiducia assoluta nella scienza; una teoria non può essere confermata dai dati, bensì può essere accettata se i dati non la contraddicono. C’è una provvisorietà di ogni ipotesi teorica mai definitivamente valida perché potrebbe in seguito essere falsificata.
- Il post-positivismo risponde alla questione ontologica dicendo che la realtà sociale esiste al di fuori dell’individuo, è oggettiva, esterna al soggetto… ma solo imperfettamente conoscibile; le sue leggi sono probabilistiche e provvisorie nel tempo.
- Il post-positivismo risponde alla questione epistemologica dicendo che si aspira a uno dualismo (separazione tra ricercatore e oggetto di studio), ma non è mai del tutto possibile. Quindi l’oggettività della conoscenza è un obiettivo ideale ma impossibile da raggiungere. L’osservazione empirica della realtà dipende dalla teoria di riferimento!
- Il post-positivismo risponde alla questione metodologica dicendo che il metodo conoscitivo è di tipo deduttivo: attraverso la falsificazione delle ipotesi. Le procedure operative, le modalità di rilevazione, la misurazione, il ricordo alla statistica non subiscono variazioni di fondo. Cambiano però le interpretazioni del dato.
Il paradigma interpretativista
Le scienze sociali sono diverse da quelle naturali, la storia sociale non è diretta necessariamente al progresso attraverso fasi successive nelle scienze sociali. Il distacco tra ricercatore e realtà osservata è impossibile perché noi abbiamo un’interazione con chi studiamo (osservazione partecipante e intervista).
- L’interpretativismo risponde alla questione ontologica attraverso il costruttivismo: la realtà esiste perché gli individui la costruiscono, quindi ciascuno di noi attribuisce alla realtà interpretazioni differenti. Il costruttivismo si divide in posizione radicale (il mondo oggettivo non esiste perché la realtà è prodotta dall’individuo) e posizione moderata (non sappiamo se esiste una realtà esterna, possiamo comunque conoscere ciò che l’individuo è in grado di conoscere).
- Relativismo: i significati dati alla realtà dagli individui variano tra le diverse culture. Non esiste una realtà sociale valida per tutti i soggetti, ma esistono molteplici realtà prodotte dalle diverse prospettive da cui i soggetti interpretano la realtà (realtà multiple).
- L’interpretativismo risponde alla questione epistemologica dicendo che tra lo studioso e l’oggetto non può esserci separazione perché c’è interazione e che la ricerca sociale non è una scienza interpretativa in cerca di significati. Le scienze sociali sono tese alla comprensione del comportamento individuale all’interno della società.
- L’interpretativismo risponde alla questione metodologica dicendo che l’interazione tra soggetto e oggetto è un punto di forza basato sul processo conoscitivo. Per comprendere bisogna andare in profondità (approcci qualitativi). Soggettivismo: il rapporto tra soggetto e oggetto non è mai oggettivo. Metodo induttivo (diverso da quello positivista!): scoprire la realtà senza idee precostituite (avalutatività), servendosi di astrazioni (tipi ideali) e di enunciati di possibilità (generalizzazioni). Noi osserviamo situazioni e soggetti che saranno sempre unici, quindi noi possiamo generalizzare i risultati che otteniamo attraverso una ricerca qualitativa! Possiamo estendere la predicabilità dei risultati attraverso varie tecniche però.
Confronto tra i paradigmi
Questione ontologica: secondo il positivismo la realtà sociale è reale e conoscibile ed è oggettiva (realismo ingenuo), mentre il post-positivismo dice che la realtà sociale è reale e oggettiva ma conoscibile in modo imperfetto e probabilistico (realismo critico); infine, l’interpretativismo dice che la realtà sociale conoscibile è quella dei significati attribuiti (costruttivismo) e che le realtà sociali variano nei significati fra individui, gruppi e culture (relativismo).
Questione epistemologica (rapporto tra ricercatore e oggetto): se per il positivismo abbiamo un dualismo, oggettività e scienza sperimentale in cerca di leggi naturali immutabili, per il post-positivismo abbiamo una separazione imperfetta (risultati probabilistici e modificabili) e si tende a voler elaborare leggi (anche se provvisorie), nell’interpretativismo non c’è separazione, ma interdipendenza (è un punto di forza l’essere legati!).
Questione metodologica
Per il positivismo il metodo sperimentale dev’essere basato sull’osservazione, induzione: dal particolare al generale, tecniche quantitative; secondo il post-positivismo il metodo sperimentale dev’essere basato sull’osservazione, deduzione-falsificazione delle ipotesi, tecniche quantitative ma apertura alle qualitative; secondo l’interpretativismo l’osservazione è interpretativa, usiamo un metodo induttivo: conoscenza emerge dalla realtà, tecniche qualitative.
La ricerca qualitativa
Ha tre principali tappe:
- Disegno della ricerca: scelta dei casi e campionamento.
- Lavoro sul campo: osservazione partecipante (accesso; osservazione; stesura note etnografiche; rapporto con i partecipanti); intervista discorsiva (redazione traccia, conduzione, trascrizione colloqui) e focus group (forme di conduzione).
- Documentazione empirica (reperti, riproduzioni, rappresentazioni), analisi (segmentazione, qualificazione e individuazione relazioni) e presentazione risultati (metafora e tipo ideale).
Per definizione, la ricerca qualitativa (si limita a un numero limitato di casi su cui un ricercatore passa molto tempo) è uno stile di ricerca che predilige l’approfondimento del dettaglio alla ricostruzione del quadro d’insieme, gli studi intensivi (small N) a quelli estensivi (large N). Ricerca sociale (r. qualitativa + r. quantitativa) cogliere complessità fenomeni in studio. Possiamo pensare che i due modi di fare ricerca sono complementari e guardando ai tratti che distinguono i due modi di fare ricerca, la r. quantitativa tende alla semplificazione dell’oggetto. Gli individui sono isolati dal loro contesto quotidiano di vita, sono chiamati a rispondere a quesiti che delimitano le modalità con le quali ciascun soggetto può esprimere il proprio punto di vista. Al contrario, la ricerca qualitativa tende alla riduzione dell’estensione del dominio osservato. Abbiamo una focalizzazione su pochi casi, di cui ci si propone di rilevare i più minuti dettagli. Infine, in questa ricerca è il ricercatore che deve adattarsi al contesto e agli oggetti studiati (non c’è approccio standard).
Rivendicazione della legittimità della ricerca qualitativa
Dagli anni '70 la rivendicazione della legittimità della ricerca qualitativa richiamava tre tipi di ragioni:
- Metodologiche: maggiore accuratezza nella rappresentazione del punto di vista dei partecipanti; capacità di rappresentare in modo più adeguato la dimensione processuale dei fenomeni sociali (osservazione ravvicinata e di lunga durata).
- Meta-teoriche: contrastare una delle maggiori obiezioni rivolte alla ricerca qualitativa, la sua presunta incapacità di produrre teorie generali.
- Etico-politiche: studi su oggetti marginali e periferici consentendo loro di esprimere la propria differenza con le proprie parole.
Il ruolo del ricercatore
Il ruolo del ricercatore nella generazione e raccolta più analisi dei materiali empirici riguarda i dati, che possono essere researcher-provoked-data (dati generati dall’intervento del ricercatore, es. registrazione di intervista) oppure naturalistic-data (dati naturali che non dipendono dall’intervento di chi conduce la ricerca, es. registrazione telefonate tra venditori e clienti). La distinzione tra i due tipi di dati è di natura metodologica e non ontologica; dipende dal contesto analitico entro cui vengono inscritti.
Tecniche di ricerca
- Quelle che generano le interazioni sociali: esperimento sul campo, intervista discorsiva, focus group, giochi e osservazione testi, quali diari e autobiografie, richiesti esplicitamente dal ricercatore.
- Quelle che si propongono di dar conto di interazioni sociali non innescate da chi conduce la ricerca e che avrebbero comunque luogo, sebbene in forma diversa (osservazione partecipante, shadowing (seguire come un’ombra il soggetto che stiamo studiando), osservazione naturalistica, analisi della conversazione e osservazione di documenti naturali).
- Tecniche di ricerca in ragione della natura della perturbazione provocata dal loro impiego: la perturbazione può essere assente o presente. Se presente si divide in intera.
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