Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Il battesimo, assieme alla confermazione e all'eucaristia, è il primo sacramento della iniziazione cristiana, che può

definirsi, essa stessa, come una sorta di unico sacramento in tre tappe.

E' il sacramento fondamentale della vita cristiana, non soltanto perché la fonda, incorporando il credente a Cristo e

accorpandolo alla Chiesa, ma anche perché costituisce la base essenziale per il ricevimento degli altri sacramenti, di cui

è la "conditio sine qua non ...".

can. 96

Il CIC al lo individua come l'unico strumento per poter accedere alla Chiesa di Cristo: " Mediante il battesimo

l'uomo è incorporato nella Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuta

can. 204

presente la loro condizione, sono propri, ..." ; mentre il evidenzia gli effetti che il battesimo opera sulla persona

battezzata. Infatti, "I fedeli sono coloro che, essendo stati incorporati a Cristo mediante il battesimo, sono costituiti

popolo di Dio e perciò, resi partecipi nel modo loro proprio dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, sono

chiamati ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da

compiere".

Quindi, se da un lato il battesimo incorpora il credente nella Chiesa di Cristo, costituendolo come persona, quindi come

individuo titolare di diritti e doveri propri (can.96); dall'altra ne definisce la natura teologica: in quanto incorporato a

Cristo, il credente non solo partecipa alla natura divina di Cristo, ma è anche investito dal suo triplice ufficio di

sacerdote, re e profeta. La sua vita, dunque, unita a quella di Cristo, diventa una vita consacrata e consacrante,

chiamata ad attualizzare lo stesso Cristo in mezzo agli uomini. Il credente, inoltre, viene inserito nella più ampia

assemblea ecclesiale, definita popolo di Dio, in cui è chiamato a vivere e testimoniare la propria fede, che assume una

dimensione comunitaria. IL BATTESIMO: LE BASI BIBLICHE

I '

L SIMBOLISMO DELL ACQUA

Da un punto di vista antropologico, il battesimo può essere inserito nell'ambito di quei riti di iniziazione che sono propri

delle comunità primitive, attraverso i quali la persona veniva introdotta in comunità, assumendone la configurazione di

membro effettivo e, quindi, riconosciuto e tutelato dalla comunità stessa. Per l'iniziato incominciava, pertanto, un nuovo

stato di vita che lo portava anche all'incontro con la divinità propria di quella comunità, diventandone, in qualche modo,

figlio.

L'elemento che caratterizza il battesimo è l'acqua, carica di simbolismi antichi a cui si agganciano esperienze umane

antichissime, che si sedimentarono in racconti mitici e ne hanno costituito una sorta di archetipo.

Al tema dell'acqua sono legati antichi racconti di per il

caos primordiale e di esperienze catastrofiche

genere umano. Pensiamo, ad esempio, alle acque della creazione, sopra le quali aleggia lo Spirito di Dio (Gen. 1,2); o

al diluvio universale ricordato non solo dal cap.7 della Genesi, ma anche dall'intera letteratura mesopotamica.

Ma essa si costituisce anche Fu proprio attraverso il passaggio delle acque del mar Rosso che

una fonte di vita.

Israele conobbe la propria liberazione e l'inizio di una nuova vita. L'acqua che sgorgò, poi, dalla roccia lo salvò dalla

morte. Lo stesso Egitto si considerò un dono del dio Nilo, mentre il fiume che sgorga da Eden porta benefici all'intera

creazione. L'acqua, poi, nell'ambito sapienziale assume la figura della sete spirituale che viene placata dall'incontro con

Dio. 6

L'acqua, infine, è sentita come un Se l'impurità porta all'esclusione dalla

elemento che purifica e vivifica.

comunità e preclude al rapporto con Dio, l'acqua funge da strumento purificatore, che rigenera l'uomo alla comunità e a

Dio. Il salmista invoca: "lavami e sarò più bianco della neve" (Sal 50,9), mentre Ezechiele annuncia i nuovi tempi proprio

attraverso l'aspersione dell'acqua, che nel purificare l'uomo, lo rigenera alla vita stessa di Dio: " Vi aspergerò con acqua

pura e sarete purificati ... vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi un cuore nuovo ... porrò dentro di voi il mio

Spirito e vi farò vivere secondo la mia Legge" (Ez. 36, 25­27). E' interessante vedere qui l'associazione dell'acqua allo

Spirito: in essa si vede l'azione dello Spirito. La stessa Regola della comunità di Qumran (1QS IV, 19­21) leggeva

l'azione dell'acqua come l'azione rigenerativa dello Spirito di Dio sull'uomo: "Io lo purificherò da tutte le sue azioni

malvagie per mezzo di uno Spirito Santo; quasi acque purificatrici io aspergerò su di lui lo spirito di verità".

L I

E ABLUZIONI IN SRAELE

Le abluzioni, assai frequenti in Israele, trovano la loro origine nei capp. 11­25 del Levitico e nel cap. 19 dei Numeri. In

questi testi vengono elencati tutti i casi di impurità che contaminano l'uomo e lo pongono fuori dalla comunità,

escludendolo anche dal rapporto con Dio. Marco, al cap. 7 del suo vangelo, ci dà un saggio di queste continue e quasi

maniacali abluzioni a cui gli ebrei si sottoponevano in ossequio alla Legge.

La stessa comunità di Qumran, che viveva in una forte tensione escatologica, si assoggettava a quotidiani bagni rituali

di purificazione prima di accedere al pasto messianico.

In questo contesto va visto anche il battesimo dei proseliti, che entrano a far parte della comunità d'Israele.

I B G

L ATTESIMO DI IOVANNI

Legato idealmente alle continue e ripetute abluzioni giudaiche, il battesimo di Giovanni se ne distingue, tuttavia,

radicalmente poiché esso esigeva, a differenza di quelle, un comportamento morale nuovo: si trattava di operare una

conversione di vita in vista della venuta del Signore. E' una sorta di iniziazione di Israele alla nuova comunità

messianica che si andava profilando con la venuta di Cristo e che introduceva il popolo negli ultimi tempi. Esso ha il

carattere della irripetibilità, come irrepetibile la chiamata alla conversione.

Esso è anche un battesimo che ne prefigura un altro: "Io vi ho battezzati con l'acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito

Santo" (Mc 1,8), da cui si distingue nettamente.

I G G

L BATTESIMO DI ESÙ RICEVUTO DA IOVANNI

Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni è un fatto storico, riportato da tutti gli evangelisti. Questo, nell'ambito di una

certa rivalità che era successivamente sorta tra i discepoli di Gesù e quelli di Giovanni (Mt 9,14; Lc 11,1; Gv 3,22­25 e

4,1­3), veniva letto da parte di questi ultimi come argomento di superiorità del Battista su Gesù.

Ma nel quadro complessivo dei vangeli esso diventa un motivo di rivelazione della natura di Gesù, dei suoi rapporti con

il Padre e dà senso e origine alla missione stessa di Gesù, qualificandola sotto l'egida dello Spirito.

Inoltre, sotto il profilo cristologico, Gesù si rende solidale con i peccatori, accomunandosi a loro e con loro condivide la

triste sorte della condizione umana segnata dal peccato.

Il racconto del battesimo di Gesù, infine, consente agli evangelisti di evidenziare i tratti propri del battesimo cristiano,

che lo differenziano da quello delle comunità battiste: in esso viene donato lo Spirito di Dio, quale dono di amore del

Padre, grazie al quale, come Cristo, ogni battezzato è riconosciuto quale figlio di Dio e come Cristo inviato a compiere

la propria missione di annuncio e di testimonianza. 7

I L BATTESIMO CRISTIANO NELLE PRIME COMUNITÀ

Le prime comunità cristiane legarono il battesimo all'ordine di Gesù di andare e ammaestrare tutte le nazioni

"battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho

comandato" (Mt 28,20), nonché al modello della sua vita missionaria che ebbe inizio con il battesimo di Giovanni. Gli

Atti degli Apostoli, poi, ci riportano il battesimo come una prassi indispensabile per poter accedere al perdono dei

peccati e al dono dello Spirito: "Pietro disse: <<Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome d Gesù Cristo,

per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito>>" (At 2,38). Paolo, invece, ci presenta il

battesimo come una prassi ormai gia acquisita e scontata per poter accedere nella nuova comunità messianica.

Il battesimo non è mai un fatto individuale, ma comunitario. E' la comunità che dona il battesimo assieme alla fede e le

formule usate inizialmente sono ad un membro: il battesimo viene dato nel nome di Gesù Cristo o si viene battezzati in

Cristo Gesù, come indica Paolo, evidenziando l'incorporazione del credente in Cristo, per cui egli viene a lui configurato

e rivestito di lui come di un abito nuovo. Ma intorno agli anni 80 la formula battesimale è già trinitaria: "Andate ed

ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19).

Il battesimo, poi, non investe soltanto singole persone, ma abbraccia intere famiglie con i relativi servi. Pensiamo ad es.

la casa di Lidia a Filippi (At 18,18); la casa di Crispo, responsabile della sinagoga a Corinto (1Cor 1,16 e 16,17); la casa

di Stefana.

Esso è vissuto come una netta cesura tra il vivere del prima e del dopo, e come scelta assai esigente di vita. E'

preceduto da un periodo di catecumenato, la cui durata variava e che nella chiesa di Roma era di tre anni.

Quanto al battesimo dei bambini, non abbiamo sufficienti testimonianze che ci indichino la sua pratica. Soltanto a partire

tra il II e il III abbiamo testimonianze certe a riguardo (Tertulliano, Ippolito e Agostino). E', comunque pensabile che il

battesimo ai bambini fosse praticato soltanto dopo il II secolo, cioè quando il cristianesimo incominciò ad affermarsi e

cominciavano a nascere bambini da giovani coppie cristiane. Ma con il battesimo ai bambini incominciò anche perdersi

gradualmente il senso del catecumenato fino alla sua sparizione.

C ?

HE COSA AVVIENE NEL BATTESIMO

Prima di rispondere a questo interrogativo, vediamo prima come si arriva al battesimo. Ci sono nel NT dei passi

significativi che indicano le tappe fondamentali per giungere al battesimo: "Andate dunque e ammaestrate tutte le

nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che

vi ho comandato" (Mt 28,19­20); e ancora: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà

e sarà battezzato sarà salvo ..." (Mc 16,16); ... "In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, ... e aver in

essa creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo" (Ef 1,13).

Dalla breve citazione di questi testi si evince come il battesimo è preceduto sempre dall'annuncio e dall'ascolto, che

generano la fede che porta, poi, al battesimo. Senza annuncio, infatti, non vi può essere ascolto; e senza ascolto non si

genera la fede; e senza la fede non vi può essere battesimo, che dalla fede è sempre preceduto.

Una sequenza logica, questa, che ricorda anche Paolo nella sua lettera ai Romani: "Come potranno invocarlo senza

prima aver creduto in lui? E come potranno credere senza prima aver sentito parlare? E come potranno sentirne parlare

senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno senza essere prima inviati? ... La fede dipende dunque dalla

predicazione" (Rm 10,14­15.17). 8

Ma non è sufficiente essere battezzati per raggiungere la salvezza, bisogna anche che le realtà spirituali, inserite in noi

dal battesimo, siano incarnate nella nostra vita. Infatti, Matteo non si limita a dire di ammaestrare e battezzare, ma

anche ad "insegnare ad osservare", cioè conformare il proprio vivere quotidiano a ciò che si è crede.

Ora siamo in grado di comprendere meglio il contenuto del battesimo. Esso viene somministrato " nel nome di Gesù

Cristo" (At. 2,38). Una formula questa che indica che sul credente è stato imposto, quale segno indelebile, il nome di

Gesù. Ciò significa che egli ha cambiato di proprietà: non appartiene più a se stesso, né alle realtà di questo mondo, ma

soltanto a Cristo, a cui è stato conformato.

Paolo parla di essere "battezzati in Cristo Gesù". Questo significa che il battesimo immerge il credente in Cristo, lo

riveste di Cristo come di un abito nuovo; egli viene così cristificato al punto tale che Paolo esclama "non sono più io che

vivo, ma Cristo vie in me" (Gal. 2,20). Ne consegue che il credente, avvolto e permeato da Cristo diventa una nuova

creatura ed è rigenerato, in Cristo e per suo mezzo, alla vita stessa di Dio, a cui appartiene per sempre. Anche il senso

e l'orientamento del vivere e del morire cambia radicalmente, poiché, dopo il battesimo noi non viviamo più per noi

stessi, ma per il Signore. Di conseguenza mutano, anche, i nostri rapporti sociali e ogni barriera culturale, razziale e

sessuale perde il suo significato e il suo senso: "Non c’è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più

uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28)

C'è, inoltre, nel battesimo una piena condivisione della vita stessa di Cristo, che Paolo esprime con un linguaggio tutto

suo, premettendo ai verbi che ci assimilano all'esperienza del Cristo morto e risuscitato la particella " sun"; per cui

avremo che nel battesimo siamo "con­crocifissi", "con­morti", "con­sepolti", "con­risorti" e in lui "con­viviamo". In altre

parole, il battezzato è stato profondamente unito agli stessi destini di Cristo ed è chiamo, pertanto, a configurare la

propria vita a quella di Cristo in cui e di cui vive.

P ERDONO DEI PECCATI

Si è detto che l'essere inseriti in Cristo, per mezzo del battesimo, significa essere stati con­crocifissi e con­morti con lui.

E questo ci porta al morire al peccato. Infatti, afferma Paolo: "Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato

crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è

morto è ormai libero dal peccato. ... Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù"

(Rm 6,6­7.11).

Tuttavia, il battesimo non porta con sé soltanto la morte al peccato, grazie alla quale la nostra vita acquista un senso

nuovo, ma per mezzo del sangue di Cristo ci viene concesso anche il perdono dei peccati e la redenzione, cioè la

rigenerazione ad una nuova vita: "... nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati

secondo la ricchezza della sua grazia" (Ef 1,7).

Pertanto, grazie al battesimo siamo stati lavati, santificati e giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito

Santo (1Cor 6,11).

D S

ONO DELLO PIRITO

"In quei giorni Gesù ... fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito

discendere su di lui come una colomba." (Mc 1,9­10).

Il battesimo, dunque, è accompagnato dal dono dello Spirito, la cui azione è significativamente indicata negli Atti come

un rombo improvviso che proviene dal cielo, "come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si

trovavano" (At.2, 2). 9

Un linguaggio simbolico per indicare la potenza rigenerante dello Spirito che fa nuove tutte le cose, rigenerandole e

ricostituendole nella vita stessa di Dio. Questo Spirito è lo stesso Spirito del Risorto, che ci assimila alla novità della sua

vita e ci ricolloca in Dio, così che il vivere del cristiano è un vivere nello Spirito, lasciandosi da lui guidare (Rm 8,14).

E' quello Spirito che ci dona l'intelligenza di Dio e ci aiuta a vedere le cose e a comprenderle secondo la sua

prospettiva. Lo Spirito, dunque, diventa il nuovo spazio di vita in cui il credente viene collocato. Esso diventa lo spazio

della comunità in cui tutti i credenti sono convocati e fatti uno in Cristo.

S ­

VILUPPO STORICO DOGMATICO

La storia del battesimo e la sua comprensione segue la storia della Chiesa, mentre la sua comprensione è legata

all'evoluzione teologico­culturale propria delle varie epoche. Il pensiero della Chiesa cresce e si evolve con la storia e

ne diventa una risposta.

C A :

HIESA NTICA IL BATTESIMO COME INGRESSO

NELLA COMUNITÀ ESCATOLOGICA E SALVIFICA

Fino alla svolta costantiniana la chiesa si trovava sotto forma di piccole comunità variamente sparse sul territorio.

Convertirsi al cristianesimo significava entrare in una società alternativa, mentre il battesimo era vissuto come una

scelta radicale di vita, molto esigente, che introduceva il credente in un nuovo e completamente diverso modo di vivere.

Il battesimo era preceduto da un periodo di alcuni anni di catecumenato, in genere tre, e per accedervi bisognava

avanzare una motivata domanda e, qualora la professione praticata non fosse compatibile con la scelta, doveva essere

abbandonata, come nel caso dei gladiatori e i loro istruttori o i fabbricanti di idoli.

Tutto questo processo di iniziazione, che culminava nella notte di pasqua, costituiva un lungo distacco dalla vecchia vita

e una progressiva introduzione nella vita della comunità.

La teologia del battesimo era sottesa dall'idea dell'abbandono del vecchio mondo del peccato, simboleggiato dallo stato

di schiavitù dell'antico Israele; passaggio attraverso il mar Rosso, che simboleggiavano le acque battesimali; ed, infine,

entrata nella terra promessa, il Cristo morto e risorto.

Ma battesimo significava anche entrare nella comunità che, illuminata e animata dallo Spirito, attendeva l'avvento del

suo Signore e con lui la definitiva costituzione del mondo nuovo, in cui già erano stati in qualche modo collocati.

L C 'A M :

A HIESA DELL LTO EDIOEVO IL BATTESIMO COME CONSEGUENZA

DELLA CONVERSIONE DEL PROPRIO SOVRANO

Nel periodo dell'alto medioevo il cristianesimo trova un forte impulso e una grande diffusione grazie al nuovo metodo

missionario e alla cultura dell'epoca. La cristianizzazione non avviene attraverso la conversione di singole persone o di

singoli gruppi familiari, ma attraverso il compatto passaggio di intere popolazioni al cristianesimo a seguito della

conversione del loro sovrano, di cui erano sentite come proprietà personale. 10

In questo periodo la teologia del battesimo è sottesa dal comando del Signore di andare ed ammaestrare tutte le genti e

di battezzarle.

Questo sistema provocherà l'entrata nel cristianesimo di enormi masse di persone, in cui, però, il cristianesimo era del

tutto superficiale e inconsistente, mischiato a pratiche pagane e riti magici. Con questo sistema, affermava il teologo di

corte di Carlo Magno "Si può spingere al battesimo, ma non alla fede".

L S :

A COLASTICA LA TEOLOGIA DEL BATTESIMO NEL CONTESTO

DELLA TEOLOGIA DEI SACRAMENTI

Il XIII secolo è il secolo d'oro della Scolastica, in cui la teologia passa da una semplice contemplazione del pensiero dei

Padri della chiesa, ad una sistematizzazione scientifica del pensiero teologico stesso. Ne nasce una dottrina del

sacramento fortemente caratterizzata dalle categorie di "causa" ed "effetto".

Quanto il modo di operare, anche il battesimo, come per il resto dei sacramenti, si sottolinea l' "ex opere operato"

sottraendolo, in tal modo, alla dignità soggettiva del ministrante. L'efficacia del battesimo, come per tutti i sacramenti, è

strettamente legato all'azione di Dio, che opera per mezzo del sacramento ed imprime il carattere anche senza la

presenza della fede.

L'E R :

POCA DELLA IFORMA IL BATTESIMO COME SACRAMENTO

DELLA FEDE INTESO IN MANIERE DIVERSE

Con Lutero i sacramenti sono decisamente negati. Soltanto uno viene salvato: quello del perdono dei peccati che si

esplica sotto tre segni: il battesimo, la cresima e l'eucaristia.

In Lutero (m.1546) il battesimo era strettamente legato alla fede, necessaria per infondergli validità: "Senza la fede

l'acqua battesimale non serve a niente".

La fede era, inoltre, il modo giusto di vivere il battesimo.

Per Zwingli (m.1531) il battesimo acquista il semplice valore di un distintivo, che dice soltanto l'impegno del credente;

mentre per Calvino (m.1564) è un segno con cui manifestiamo pubblicamente la nostra fede.

Il Concilio di Trento (1545­1563) si riaggancia alla teologia della Scolastica e la collega alla dottrina del peccato

originale e della giustificazione. Il tutto viene sintetizzato su quattro livelli: Cristologico: è necessario Cristo per la

salvezza dell'uomo; Ecclesiologico­sacramentale: la salvezza e affidata alla chiesa a cui si accede per mezzo del

battesimo; Antropologico: tutti gli uomini hanno peccato in Adamo e sono posti fuori dalla vita di Dio; Eziologico: la colpa

originale è stata commessa dai nostri progenitori e da allora il male e la morte si è diffusa in tutto il mondo.

Si introduce, infine, il "votum baptismi", cioè il battesimo di desiderio, applicabile a quei credenti che, non per loro colpa,

pur desiderandolo, non riescono a ricevere il battesimo.

Le recenti riforme circa il battesimo sono scaturite a seguito del Vaticano II (1962­1965) e riguardano prevalentemente il

battesimo dei bambini o "pedobattesimo". 11

La questione fu introdotta dal teologo riformato (m. 1968) il quale evidenzia nel battesimo la sua natura

K. Barth

"cognitiva", propria della dottrina calvinista: il battesimo è un segno per mezzo del quale noi testimoniamo la nostra fede

e questo richiede da parte del battezzando una comprensione e un'accettazione . Per questo il battesimo dato ai

bambini per Barth snatura il proprium del battesimo, riducendolo ad un semplice rito.

Di posizione esattamente opposta è il teologo luterano che vede proprio nel battesimo dei

Edmund Schlink

bambini una nuova creazione operata per "sola gratia". In altri termini, proprio nel battesimo dei bambini appare chiaro

come Dio accolga nel suo Regno l'uomo indipendentemente dalla sua collaborazione.

Da invece, agganciandosi alla prassi della Chiesa antica, si sottolinea l'aspetto di iniziazione della

parte cattolica,

vita cristiana operata dal battesimo. Questo concetto di fondo ha portato la Chiesa a stabilire due riti di battesimo: l'uno

proprio degli adulti, preceduto da un periodo di catecumenato finalizzato ad un graduale inserimento del battezzando

nella comunità cristiana, che culmina, per l'appunto, con il battesimo. Nacque così nel 1975 il "Rito dell'iniziazione

cristiana degli adulti".

Quanto al battesimo dei bambini si stabilì che il rito fosse adattato alla loro condizione reale. Per soddisfare a questa

esigenza nacque per la prima volta nella storia della Chiesa il "Rito del battesimo dei bambini" nel 1969, impostato

prevalentemente sul dialogo con i genitori e la loro responsabilizzazione, nel far crescere il bambino nella fede da loro

scelta e in cui il bambino, in virtù del battesimo, è inserito.

Ma quali sono le motivazioni che in qualche modo giustificano il battesimo al bambino?

Per poter rispondere alla questione, bisogna rifarsi alla dinamica stessa del battesimo, che prevede un precedente

a) b) c) d)

cammino di fede scandito dall'annuncio, dall'ascolto, dal battesimo e dalla vita comunitaria.

Se leggiamo attentamente questo cammino di fede, che introduce con il battesimo il credente nella comunità, scopriamo

in esso delle analogie con quello praticato dai bambini. Innanzitutto va premesso che il battesimo è un dono che la

comunità credente fa indistintamente sia all'adulto che al bambino; la fede, poi, dell'adulto è la fede della stessa

comunità credente in cui l'adulto è inserito, e ciò vale anche per il bambino. Ciò premesso, vediamo come le tappe del

cammino di fede che porta l'adulto nella comunità per mezzo del battesimo, siano riscontrabili, anche se non nel

rigoroso ordine di successione, nel bambino. L'annuncio e l'ascolto nel caso del bambino vengono compiuti all'interno

della famiglia e della comunità e assumono, qui, la configurazione di una vera e propria educazione religiosa e cristiana.

Essi vanno a completare il battesimo, che già è stato somministrato e di cui soltanto ora, nell'ambito dell'annuncio­

ascolto, si prende reale coscienza, vivendo, ora, responsabilmente la vita di comunità, in cui già si è inseriti.

Vediamo, dunque, come con il battesimo dei bambini si attui un processo inverso a quello degli adulti. In tale processo,

come del resto per gli adulti, assume un ruolo fondamentale l'annuncio e l'ascolto, che nell'adulto precedono il

battesimo, mentre nel bambino lo seguono, ma in entrambi i casi sono di vitale importanza.

Il problema da porsi, tuttavia, non va posto sulla "liceità" del battesimo ai bambini, quanto piuttosto sulle condizioni

ambientali particolari in cui esso si attua e che sono di un sostanziale paganesimo e di un ateismo pragmatico.

UNA RIFLESSIONE SISTEMATICA

SUL BATTESIMO 12

I : ' G C

L BATTESIMO INIZIAZIONE ALL APPARTENENZA A ESÙ RISTO

D .

E ALLA VITA DI COMUNIONE DEL IO TRINO

La Scrittura stessa ci illustra quali effetti siano prodotti dal battesimo.

Con il battesimo, in quanto accorpati a Cristo e divenuti un'unica cosa con lui, partecipiamo, di conseguenza, anche ai

suoi destini; ci viene donato, poi, lo Spirito con cui veniamo rigenerati alla vita stessa di Dio, che è essenzialmente una

vita trinitaria, in cui circola l'amore che qualifica il vivere cristiano, sicché esso diventa una sorta di sacramentalizzazione

della vita stessa di Dio e una sua testimonianza in mezzo agli uomini; il vivere cristiano diventa, pertanto, un dire la vita

di Dio. Grazie al battesimo, poi, ci sono rimessi i peccati in quanto che in Cristo e per mezzo dello Spirito siamo

purificati e rigenerati alla vita stessa di Dio e in lui ricollocati. Di conseguenza siamo generati ad una vita nuova che ci fa

nuove creature in Cristo per mezzo dello Spirito e da cui scaturisce un nuovo modo di concepire la vita, ora, orientata

definitivamente al Signore. Con il battesimo, poi, tutti i battezzati sono accorpati a Cristo e in lui soltanto riconoscibili;

così qualificati essi costituiscono una nuova comunità messianica che annuncia i tempi nuovi e ne dà testimonianza con

un nuovo stile di vita e un nuovo modo di relazionarsi, al cui interno tutte le differenze etniche, sociali, culturali e

sessuali sono superate o, comunque, perdono di significato, poiché ciò che conta ora è l'essere tutti cristificati, cioè

diventati un'unica realtà in Cristo.

Configurati, pertanto a Cristo, nasce come esigenza primaria di conformare il nostro vivere quotidiano a queste realtà in

cui siamo immersi e rivestiti come di un abito nuovo.

Il battesimo, quindi, è il segno concreto che realizza la nostra accoglienza nella Chiesa e la nostra comunione con lei e

tra di noi; tale comunione, poi, è sacramento della comunione con la vita di Cristo, che ci colloca nella vita trinitaria

stessa e ce ne rende partecipi.

A

SPETTI ECCLESIOLOGICI

Il Vaticano II, nei suoi documenti AG e SC, parla di "riti di iniziazione" ricollegandosi alla teologia battesimale della

Chiesa antica, per la quale il battesimo, la cresima e l'eucaristia facevano parte dell'unico rito di iniziazione e dicevano

l'introduzione del credente nella nuova comunità messianica salvata e configurata a Cristo.

L'iniziazione era un processo di crescita e di maturazione spirituale che comportava l'abbandono del vecchio stile di vita

per assumerne uno nuovo. Grazie ad esso il credente si inseriva gradualmente nella comunità e, nel contempo, la

comunità si avvicinava al credente e lo accoglieva nel proprio seno.

Ma il battesimo, proprio perché inserisce tutti i credenti in Cristo, facendone una nuova realtà e una sola cosa in lui,

apre nuovi spazi ecumenici; per cui tutti i battezzati in Cristo sono in comunione con lui e ogni barriera storica è di fatto

superata. Ognuno in Cristo parla lo stesso linguaggio di fede e di amore. Le divisioni, oltre che essere uno scandalo e

una profanazione del corpo di Cristo, mentono sulla reale condizione dei credenti in Cristo.

L

A QUESTIONE DELLA NECESSITÀ DEL BATTESIMO PER SALVARSI

Quanto è necessario il battesimo per la salvezza? E, similmente, quanto è necessario appartenere alla Chiesa per

accedere alla salvezza?

Si diceva anticamente "Extra Ecclesiam nulla salus". L'espressione, tuttavia, per ben comprenderla, va ricollocata nel

contesto storico in cui è sorta. Essa voleva stigmatizzare l'apostasia dei cristiani che, perseguitati, spesso

abbandonavano la fede. Non era, quindi, un'affermazione assoluta di principio. 13

Se da un lato il battesimo incorpora il credente alla Chiesa e, per mezzo suo, a Cristo, decretandone in tal modo la

salvezza, ciò non significa che il non battezzato non possa in alcun modo accedere alla salvezza, con modo suo proprio

che, comunque, lo configura a Cristo, anche a sua insaputa.

La stessa Parola di Dio ci testimonia la volontà salvifica universale di Dio stesso: "... Dio nostro salvatore, che vuole che

tutti gli uomini siano salvi" (1Tm 2,4). Un principio questo che è stato recepito anche nel nostro Credo: "... per noi

uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo".

Proprio perché la salvezza manifestatasi in Cristo è universale, il suo ambito trascende la Chiesa visibile stessa e si

lascia trovare ovunque l'uomo la cerchi con cuore sincero: "Pietro prese la parola e disse: <<In verità mi sto rendendo

conto che Dio non fa preferenza di persone, ma chiunque lo teme e pratichi la giustizia, a qualunque popolo

appartenga, è a lui accetto>>." (At. 10,34­35).

Un principio questo ormai ampiamente accolto anche nel magistero della Chiesa in cui si afferma che anche " quelli che

non hanno ancora ricevuto il Vangelo, in vari modi sono ordinati al popolo di Dio" (LG 16a); e ancora "Dio non è

neppure lontano dagli altri che cercano il dio ignoto nei fantasmi e negli idoli ... infatti, quelli che senza colpa ignorano

Cristo e la sua Chiesa, e che tuttavia cercano sinceramente Dio ... possono conseguire la salute eterna" (LG 16b).

La salvezza, quindi, non appartiene soltanto all'uomo cristiano, ma alla stessa nozione cristiana dell'uomo.

Ciò che determina la salvezza dell'uomo è la sua unione con Dio, che si attua nell'amore verso l'altro, in cui Cristo

stesso è sacramentato (Mt 25,40.45). Rispetto a questo sia il battesimo che l'appartenenza alla Chiesa sono soltanto

strumentali e non essenziali. Paolo direbbe qui che il vero giudeo non è colui che appare all'esterno, ma chi lo è

interiormente (Rm 2,28­29). A lui appartiene la salvezza. Nessuno si salva perché è battezzato, come nessuno si danna

perché non lo è.

I L BATTESIMO DEI BAMBINI

Per inquadrare bene la questione bisogna innanzitutto capire, da un punto di vista teologico, che cos'è il battesimo e

che cosa avviene in esso; di conseguenza, esaminarne la legittimità.

Che cosa avviene nel battesimo dei bambini

La differenza tra il battesimo degli adulti e quello dei bambini risulta immediatamente dal diverso rito e dal diverso

cammino che i due sono chiamati a fare. Nel caso dell'adulto, il cammino di fede che apre al battesimo è segnato da un

periodo di catecumenato, scandito dall'annuncio, dall'ascolto, dal crescere e maturare gradualmente nella fede della

comunità, in cui si è gradualmente inseriti. Esso comporta una scelta responsabile e viene richiesta una radicale

adesione di vita ai principi della fede.

Al momento del rito, poi, la comunità, nella persona del celebrante, svolge un dialogo diretto con il candidato.

Nel caso del bambino, nulla di tutto questo. Il dialogo è svolto direttamente con i genitori, che a nome e per conto del

figlio e in quanto unici responsabili della sua corretta crescita e educazione, chiedono il battesimo e si impegnano nella

sua formazione. Sarà proprio quest'ultimo elemento determinante per la crescita cristiana e, quindi, per il recupero della

coscienza dell'essere battezzati e inseriti nella comunità escatologica e degli impegni che da tutto ciò discendono. Il

processo, quindi, proprio perché inversi sono i candidati (l'adulto è l'opposto del bambino) inverse sono anche le

procedure e il cammino, ma identico è il risultato. 14

Quanto alla legittimità del battesimo dei bambini, va detto che da un punto di vista scritturistico non vi è alcun

impedimento. Nulla vieta poi che l'esperienza della fede possa partire proprio dalla coscienza dell'essere battezzati. In

tale caso il battesimo si prospetta come il dischiudersi di uno spazio di fede. Non si può, poi, parlare di una violenza o di

un atto coatto perpetrati su di un innocente indifeso. Nessuno, infatti, estorce al bambino il battesimo e nessuno ne

approfitta del suo stato di incoscienza. Il bambino è per sua natura e per diritto affidato ai suoi genitori, che sono

responsabili della sua crescita e della sua educazione e, quindi, forniti di naturale e legale autorità per disporre del bene

del proprio figlio. LA CONFERMAZIONE

P REMESSA

La confermazione è un sacramento nato assieme al battesimo, ad esso strettamente legata e che nel suo contesto è

sempre stata letta e compresa. Essa, più che una confermazione, era vista come una "cresima" (dal gr. criw = ungo),

cioè un'unzione, attraverso cui il credente era consacrato a Dio nello Spirito.

Ma nel tempo, con il diffondersi del battesimo dei bambini e per altre ragioni storiche, si andò gradualmente staccandosi

e la separazione divenne definitiva con la riforma carolingia. Così separata la confermazione perse la sua identità e

venne compresa semplicemente come un sacramento complementare del battesimo. Ed ecco il primo interrogativo:

perché complementare? Forse che il battesimo in sé è un sacramento imperfetto che abbisogna di un successivo

sacramento per essere perfezionato?

Si vede, inoltre, la confermazione come il sacramento del dono dello Spirito. Sorge allora un secondo interrogativo: ma

lo Spirito non è già dato nel battesimo? Quale Spirito dona, dunque, la confermazione che già non sia stato dato nel

battesimo?

Interrogativi che denunciano come il dibattito sulla confermazione sia ancora aperto e sulla cui definizione c'è ancora

molta incertezza. Così slegata dal battesimo essa ha perso la propria configurazione e rispetto al battesimo appare

come la parente povera.

Per ritrovare il senso della confermazione bisogna ricollocarla all'interno dei sacramenti dell'iniziazione cristiana, dove è

nata: battesimo, cresima, eucaristia. Essi nella chiesa primitiva costituivano per il credente un unico atto, preceduto da

un adeguato periodo, in genere triennale, di cammino catecumenale, che lo inseriva gradualmente nella comunità

escatologica con cui condivideva la fede e la speranza.

Letti in questa prospettiva i tre sacramenti, somministrati nello stesso momento, costituivano da un lato, il vertice del

cammino catecumenale; dall'altro, un'unica azione consacratoria. Sarà proprio la loro dilazione nel tempo che farà

perdere il senso e la visione unitaria dei tre sacramenti, e ciò favorito anche dalla perdita di senso dell'iniziazione

cristiana. Infatti, con l'ormai diffuso e consolidato cristianesimo, venne di fatto perduto il catecumenato e con questo

anche il senso dell'iniziazione cristiana, di cui il catecumenato era parte importante e fondamentale.

Di conseguenza, i tre sacramenti, che costituivano il punto di arrivo dell'iniziazione e il consolidamento del credente

all'interno della comunità, perdono il senso della loro unitarietà a favore di una nuova pastoralità, inaugurata con il

battesimo dei bambini. Diventa gioco forza dilazionare e scandire nel tempo i tre sacramenti, che accompagnano in tal

modo il bambino nella sua crescita, fino ad introdurlo responsabilmente nella comunità, in cui era già stato

inconsciamente inserito in virtù del battesimo. 15

Questa dilazione, però, se pastoralmente aveva senso, ha provocato la perdita di un altro senso: quello dell'unità dei tre

sacramenti, che ora, svincolati l'uno dall'altro, sono letti separatamente, perdendo parte del loro significato e, causando,

in tal modo anche la perdita dell'identità della confermazione stessa.

L' INIZIAZIONE CRISTIANA

E' necessario, quindi, recuperare il significato dell'iniziazione cristiana al cui interno rileggere e ricomprendere i tre

sacramenti, con particolare attenzione, nel nostro caso, alla confermazione.

L'inscindibile unitarietà dei tre sacramenti trova la sua giustificazione all'interno dello stesso mistero cristiano: uno è il

Cristo morto e risorto che si dona nella parola, nel pane e nello Spirito.

In questo mistero è inserito il credente attraverso il triplice sacramento del battesimo, confermazione ed eucaristia, che

con carisma proprio, incorporano il credente alla Chiesa e, per suo mezzo, in Cristo, unendolo alla sua morte e

risurrezione, facendolo partecipe della natura stessa di Cristo, Figlio di Dio, e del suo triplice ufficio sacerdotale, regale

e profetico. Mentre, grazie allo Spirito, il credente è rigenerato alla vita stessa di Dio e abilitato ad esercitare la sua

connaturata missione di sacerdote, re e profeta. Chiamato alla testimonianza e all'esistenzializzazione personale della

morte e risurrezione di Cristo, a cui è intimamente unito e conformato.

In questa prospettiva, l'iniziazione cristiana diventa un cammino fortemente accentrante e unificante al punto tale che

potremmo quasi dire che i tre sacramenti sono in realtà un unico sacramento, che si scandisce in tre modi e forme

diverse, perché uno è il Cristo che viene donato e a cui si viene incorporati. Cristo, infatti, è l'unico sacramento da cui

ogni altra sacramentalità si origina e trae la propria giustificazione. Così che ogni sacramento, a sua volta, potremmo

definirlo come una specificazione e attuazione dell'unica azione salvifica di Cristo.

Ricompresi, dunque, nell'ambito del mistero pasquale, i tre sacramenti configurano il credente al Cristo morto e risorto,

lo associano alla sua missione salvifica, abilitandolo a compierla. Ciò significa che il cristiano, costituito come altro

Cristo, diventa, grazie ai tre sacramenti, generatore, egli stesso, di salvezza e cooperatore di Cristo nella realizzazione

del progetto salvifico di Dio, non certo per virtù propria, ma per quella di Cristo, che vive ed opera in lui (Gal 2,20).

LA CONFERMAZIONE: LE BASI BIBLICHE

Se leggiamo attentamente il NT, non troviamo in esso, come prassi normale, il conferimento dello Spirito, dato

separatamente dal battesimo. In altri termini, non vi è un rito a se stante finalizzato al dono dello Spirito.

Per il NT il dono dello Spirito fa parte del battesimo. Giovanni, nel dialogo con Nicodemo, parla della nascita dall'acqua

e dallo Spirito (Gv 3,5); mentre per Paolo il battesimo significa sempre anche dono dello Spirito.

Acqua e Spirito formano all'interno della Bibbia un connubio inscindibile, testimoniatoci anche dall'AT.

Infatti, l'A.T. è percorso dal simbolismo dell'acqua che purifica interiormente l'uomo e lo rigenera spiritualmente a Dio e

che esprime l'azione dello Spirito di Dio sull'uomo. In Is 44,3 l'azione dell'acqua viene paragonata a quella dello Spirito:

"... io farò scorre l'acqua sul suolo assetato ... spanderò il mio spirito sulla tua discendenza e la mia benedizione sui tuoi

posteri"; e ancora in Ez. 36,25­27: "Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati ... vi darò un cuore nuovo, metterò

dentro di voi uno spirito nuovo". Ma, per venire in tempi più vicini a quelli del NT, anche nella regola del Qumran (1QS

IV, 19­21) si leggeva l'azione dell'acqua come l'azione rigenerativa dello Spirito di Dio sull'uomo: " Io lo purificherò da

16

tutte le sue azioni malvagie per mezzo di uno Spirito Santo; quasi acque purificatrici io aspergerò su di lui lo spirito di

verità".

A tal punto "acqua e Spirito" potrebbero essere lette come una sorta di endiadi: "l'acqua che è Spirito".

Del resto nello stesso racconto del battesimo di Gesù, lo Spirito è associato e conseguente al battesimo: "Gesù ...

uscendo dall'acqua , vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba" (Mc 1,10).

Acqua e Spirito vengono associati per contrapposizione e per evoluzione in Mc 1,8: " Io vi ho battezzati con acqua, ma

egli vi battezzerà con lo Spirito santo". L'acqua veterotestamentaria di Giovanni si trasforma nel NT in Spirito,

evidenziando ancor più la stretta connessione e la profetica evoluzione dell'acqua e dello Spirito.

E' indubbio, quindi, che acqua e Spirito si configurino nella Bibbia come una sorta di sinonimo, così che l'acqua diventa

ad essere l'esplicitazione dell'azione dello Spirito e in cui lo Spirito è, in qualche modo, raffigurato e significato.

Soltanto in due passi del NT il dono dello Spirito viene donato non per mezzo dell'acqua, bensì attraverso l'imposizione

delle mani: "(lo Spirito Santo) infatti non era ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel

nome del Signore Gesù. Allora imponevano lor le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo" (At 8,16­17); e ancora:

"Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le

mani, scese su di loro lo Spirito Santo" (At 19,5­6).

Nella lettera agli Ebrei, databile intorno al 70, si fa una breve elencazione dei sacramenti in cui si associa il battesimo e

l'imposizione delle mani come due momenti distinti e che si susseguono l'uno all'altro come un fatto ormai

dottrinalmente acquisito e consolidato: "... passiamo a ciò che è più completo, ..., della dottrina dei battesimi, della

imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno" (Eb 6,1­2)

Infine, in At 10,44 e ss, vediamo come lo Spirito scende sui credenti ancora prima del battesimo: " Pietro stava dicendo

ancora queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che stavano ascoltando il discorso. ... Allora Pietro

disse: <<Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di

noi?>>" (At 10,44.47).

Dall'insieme dei passi fin qui citati, sembra che lo Spirito sia effuso non soltanto attraverso l'acqua, ma anche per mezzo

dell'imposizione delle mani o per mezzo del semplice ascolto della Parola. Tutto ciò potrebbe far pensare, da un lato,

che all'interno della chiesa nascente la prassi non fosse ancora consolidata; dall'altro, l'effusione dello Spirito in modi

diversi (acqua, imposizione delle mani, ascolto della Parola) potrebbe significare una diversa azione dello Spirito sui

credenti: nel caso del battesimo, ad esempio, potrebbe significare la rigenerazione alla vita stessa di Dio in cui l'uomo

viene ricollocato; nel caso dell'imposizione delle mani, l'effusione dello Spirito poteva indicare una particolare investitura

o missione all'interno della comunità; mentre nel caso dell'effusione per mezzo dell'ascolto della Parola, potrebbe

indicare una specifica azione dello Spirito indicata nella Parola stessa, per cui la Parola, concepita come Dabar, cioè

come azione di Dio, è "viva ed efficace" (Eb 4,12), cioè produce quello che dice. Sono chiaramente delle ipotesi, ma

che, a mio avviso, non vanno aprioristicamente escluse.

I ,

MPOSIZIONE DELLE MANI UNZIONE E SIGILLO

L'imposizione delle mani nella Bibbia assume significati diversi a seconda del contesto in cui si attua. Essa può

significare un semplice gesto di affetto, ma anche di trasmissione di vita, forza, potere, energia, come azione

benedicente o come affidamento di un incarico. Nel NT lo incontriamo più volte nell'attività taumaturgica di Gesù, quasi

a significare l'infondere un'energia salvifica e rigenerante, per cui all'uomo viene restituita la sua originale dignità. 17

Quanto all'unzione, essa ha una radice molto antica e profana. Con l'olio, infatti, si ungevano i corpi dei lottatori per

renderli viscidi alla presa, ma anche per renderli più elastici. Ci si ungeva, inoltre, il corpo dopo il bagno per ammorbidire

la pelle, tonificarla e profumarla.

Questo aspetto profano viene recuperato anche nell'ambito di azioni sacre, in cui il significato è del tutto spirituale. In

Israele, ma non solo, si ungevano i sacerdoti e i re, per cui l'espressione "l'unto di Dio" indicava l'unzione regale e una

particolare consacrazione. Vediamo, poi, come il termine "Mashia" (unto), tradotto poi in greco con "cristoV", acquisisce

un significato del tutto particolare che indicherà "Salvatore escatologico", colui che doveva realizzare in mezzo ad

Israele le promesse di Dio. Indicava, dunque, l'uomo di Dio, l'inviato del Signore su cui riposava lo Spirito di Dio. E

benché nel NT non si trovi nessuna "unzione", tuttavia essa assume il significato metaforico di "conferimento dello

Spirito". Gesù, benché non unto fisicamente, assumerà il titolo di Cristo, per indicare l'unzione, cioè il ricevimento dello

Spirito.

Quanto al sigillo, vediamo come questo nel NT sia assimilato al dono dello Spirito: "E' Dio stesso che ci conferma,

insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri

cuori" (2Cor 1,21­22).

L'immagine del sigillo viene mutuata, anche questa, dall'uso corrente del sigillo che si faceva nell'antichità. Il sigillo era

un segno che veniva impresso su contratti, documenti, sugli schiavi, sugli animali e richiamava l'appartenenza delle

cose o delle persone o animali che portavano il sigillo. Esso esprimeva, dunque, un marchio di proprietà.

Concludendo, possiamo rilevare come l'imposizione delle mani e l'unzione nel mondo biblico diventano segni di

consacrazione e di infusione di potere, energia e investitura, che verranno accolti anche nella realtà neotestamentaria,

in cui significheranno l'iniziazione del credente; mentre il sigillo diventa un termine per indicare la conseguenza

dell'imposizione delle mani e dell'unzione: la consacrazione, cioè l'appartenenza a Dio, del credente. Lo Spirito funge,

dunque, da sigillo con cui il credente è segnato e dice la sua appartenenza a Dio e al suo mondo.

S ­

VILUPPO STORICO DOGMATICO

Nella Chiesa antica non si conoscono riti di iniziazione di battesimo e confermazione tra loro separati, ma soltanto il

battesimo, che avviene nell'acqua e nello Spirito (Mc 1,8; Gv 3,5; Tt 3,5; 1Cor 12,13). Esso comporta oltre che la

remissione dei peccati, il dono dello Spirito. Lo stesso evento di Pentecoste è qualificato come battesimo e non come

confermazione: "Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni " (At

1,5).

L'iniziazione cristiana nella Chiesa antica, dunque, è percepita come un fatto unitario, senza distinzioni. La teologia

crismale si fonda ed è ricompresa in quella battesimale.

Un fatto, pertanto, appare chiaro: il dono dello Spirito, proprio del tempo messianico è tale che caratterizza la nuova

comunità, è comunicato ad ogni battezzato, benché il modo del conferimento, come abbiamo visto in precedenza, non

sia uniforme (acqua, imposizione delle mani e ascolto della Parola).

A partire dal IV sec. l'imposizione episcopale delle mani, comincia a separarsi dal battesimo. Il fattore determinante di

questa separazione è il battesimo dei bambini. Ad essi non si può imporre un cammino catecumenale, non si può

pretendere una scelta di vita e di fede. Per loro conto agiscono i genitori, che si assumono anche l'impegno di crescerli

nella fede, in cui sono stati battezzati e grazie alla quale hanno ricevuto lo Spirito. Il " cammino catecumenale", quindi,

avviene dopo il battesimo e si inserisce nell'ambito dell'azione educativa e di catechesi del bambino. In altri termini, la

18

fede cresce con il bambino che viene portato a compiere naturalmente e di fatto la scelta di vita cristiana, in cui è stato

allevato.

Si rese, quindi, necessaria la dilazione del rito di iniziazione, che viene, così, spalmato lungo l'arco di vita e di crescita

del bambino, segnandone i passaggi fondamentali. In tale orizzonte la confermazione assume anche il significato di una

scelta personale e responsabile del proprio credere e del proprio impegno all'interno della comunità.

a)

Ma nel tempo, tre sono stati gli elementi che hanno influito sulla separazione: lo sviluppo della dottrina del peccato

b)

originale, che ha spinto a battezzare i bambini; la riammissione nella Chiesa degli eretici battezzati, ai quali il vescovo

c)

imponeva le mani; la diffusione delle comunità ecclesiali e la crescente distinzione tra le funzioni del presbitero e

quelle del vescovo, per cui i presbiteri battezzano, mentre soltanto al vescovo compete l'imposizione delle mani, la

quale assume il significato di "confirmatio", cioè di conferma, di ratifica e di completamento del battesimo.

Questa separazione tra battesimo e cresima o "confirmatio" che si opera in Occidente, non trova successo in Oriente

che, invece, continua a mantenere integra l'unità dei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana. Ancora oggi si amministra

al neonato il battesimo, l'unzione con il muron e l'eucaristia assieme in un unico rito.

Ma una volta separata dal suo contesto naturale dell'iniziazione cristiana, la "confirmatio" perde la sua identità e diventa

incomprensibile o, quanto meno, di difficile individuazione e collocazione. Si cerca, pertanto di attribuire a questo

sacramento dei significati propri, ma sempre insoddisfacenti. Si parla, pertanto, di "pienezza del proprio essere

cristiani", "conferimento della missione dell'annunciare e testimoniare", "rinvigorimento nella lotta contro il male".

Quest'ultimo aspetto diventa il motivo dominante nel periodo della Scolastica: il battesimo viene dato per la remissione

dei peccati, mentre la cresima per il rinvigorimento spirituale del credente, che ora è chiamato alla lotta contro il male.

La Riforma protestante vede nella confermazione una svalutazione del battesimo e, in quanto sacramento non istituito

da Gesù Cristo, perde la sua natura di sacramento.

Con l'avvento del Vaticano II (1962­1965), benché non venga elaborata una specifica teologia e dottrina sulla

confermazione, né venga attua alcuna riforma del sacramento in questione, pur predisponendola, tuttavia, viene

enunciato un principio di capitale importanza: "... più intimamente appaia l'intima connessione di questo sacramento

con tutta l'iniziazione cristiana" (SC § 71). Finalmente la confermazione ha ritrovato la propria abitazione originale.

Concretamente la connessione con il battesimo viene attuata per mezzo del rinnovo delle promesse battesimali, posto

all'inizio del rito, e con l'eucaristia, all'interno della quale viene celebrato il rito.

Quanto al tempo della confermazione, l'età è fissata verso i sette anni, ma è lasciata alla discrezionalità delle

Conferenze episcopali il fissare anche un'età più matura, se lo ritengono pastoralmente più idoneo.

Ministro ordinario della confermazione è il vescovo, il quale, in caso di sua impossibilità, può anche delegare un

semplice presbitero.

Il riconoscere il vescovo come ministro ordinario della confermazione assume all'interno della Chiesa una notevole

importanza. Infatti, vi è chiesa universale là dove c'è il vescovo. Egli è il pastore per eccellenza che dà garanzia alla

fede e attorno a lui si costituisce la comunità. La confermazione, quindi, amministrata dal vescovo, assume una valenza

tutta ecclesiale e dice l'introduzione e l'accoglienza ufficiali del credente all'interno della comunità, sancendone i diritti e i

doveri. E' il vescovo, quindi, che con la confermazione introduce ufficialmente il battezzato nella comunità, lo rende

responsabile di fronte ad essa e ne sollecita l'impegno e la testimonianza.

Circa il rito essenziale della confermazione, Paolo VI nel 1971 ha stabilito che "il sacramento della confermazione si

conferisce mediante l'unzione del crisma sulla fronte, che si fa l'imposizione della mano e mediante le parole: ricevi il

19

sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono". Con tale nuova formulazione si è ripresa un'antica formula del IV sec.,

che vede la confermazione come il sigillo dello Spirito impresso sul credente.

L'EUCARISTIA

P REMESSA

La celebrazione dell'eucaristia, in quanto azione di Cristo e del popolo di Dio, costituisce il centro della vita cristiana. In

essa si coglie la presenza dinamica e irradiante del mistero di Cristo, sia nella globalità e unicità dell'atto redentivo; sia

come presenza dei misteri di Cristo, colto nei suoi vari aspetti e momenti di unico atto salvifico.

Essa, pertanto, diventa la fonte di grazia primaria da cui sgorga ogni altra grazia; è il mistero e il sacramento da cui

defluiscono e trovano il loro senso e la loro ricomposizione tutti gli altri misteri e sacramenti.

E' punto centrale e nevralgico di tutta la liturgia e della stessa vita della Chiesa e di ogni credente, scandita nel corso

dell'intero anno liturgico e ritmato quotidianamente dalla celebrazione della liturgia delle Ore.

L'EUCARISTIA: LE BASI BIBLICHE

I L SIMBOLISMO DEL PASTO

Il mangiare e il bere rientrano tra le attività quotidiane e obbligatorie dell'uomo, attraverso le quali egli mantiene il proprio

contatto con il mondo, lo introietta e ne diventa parte. Grazie ad esse l'uomo si alimenta e sostiene la propria vita fisica.

Il mangiare e il bere, dunque, sono, da un lato, un atto dovuto alla vita; dall'altro, un riconoscere che la vita non dipende

da noi, ma abbisogna di qualcosa d'altro per sostenersi.

Il mangiare e il bere, poi, quali atti quotidiani del vivere dell'uomo e quali espressione del suo essere, assumono aspetti

di socialità che si fa convivialità; diventa un momento di incontro in cui si rafforza la comunione con gli altri.

Il pasto in comune assume un altro significato: quello del ringraziamento del Creatore che, attraverso la creazione,

sostiene la nostra vita, divenendo Lui la fonte primaria del nostro vivere. Il convivio, pertanto, diventa segno di

comunione con Dio.

I I

L CONVITO IN SRAELE

Come presso tutti i popoli antichi, ma anche nella nostra modernità, così anche per Israele il banchetto assumeva, al di

là della necessità del sostentamento quotidiano, il significato di comunione, condivisione, accoglienza, ospitalità, un

saluto di addio, ecc. 20

Ma il pasto consumato sta ad indicare, talvolta, l'unione con Dio, come nel caso del racconto dell'ospitalità di Abramo

presso il querceto di Mamre: l'ospite è sempre percepito come l'inviato di Dio, ospitarlo significa accogliere Dio che

passa.

A conclusione, poi, dell'Alleanza ai piedi del Sinai, Israele compie un pasto alla presenza del Signore: " ... essi videro

Dio e tuttavia mangiarono e bevvero" (Es. 24,11). Rientrava nelle logiche del tempo: ogni alleanza e ogni patto si

concludeva con un pasto che suggellava la comunione tra i partner. Nel nostro caso, il pasto suggellava l'unione di Dio

con Israele. Il pasto consumato davanti a Dio, dunque, esprime la comunione tra Dio e gli uomini, ma anche la totale

diversità tra i due partner: Dio, infatti, è presente al banchetto, ma non vi partecipa, non è un commensale fra gli altri.

Ma a sigillare l'Alleanza , ancor prima del pasto, c'è il sacrificio: "... Mosé incaricò alcuni giovani tra gli israeliti di offrire

olocausti e sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione per il Signore. ... Mosè prese il sangue e ne asperse il

popolo e disse: <<Ecco il sangue dell'Alleanza che il Signore ha concluso con voi" (Es 24,5.8). A conclusione di tutto il

rito dell'Alleanza si pone il pasto conviviale davanti al Signore.

Alleanza, sacrificio e pasto, dunque, formano un'unica realtà che pone l'uomo in comunione con Dio.

Ma in Israele non solo i pasti sacri hanno una dimensione religiosa, ma anche quelli della quotidianità: si incomincia con

una preghiera di lode allo spezzare del pane e termina con una di ringraziamento. Ciò si accompagna spesso con una

anamnesi, cioè con un ricordo delle azioni salvifiche di Dio. I pasti, così consumati, diventano, pertanto, non solo il

segno dell'amore di Dio, ma anche il momento della comunione con lui.

Nel culto del pasto, assume un aspetto fondamentale la Pasqua, una festa nomadica, che celebrava attraverso un

sacrificio e un pasto in comune, la partenza dei popoli alla ricerca di nuovi pascoli, all'aprirsi della primavera. Essi

avevano il significato di procurarsi le benedizioni e le protezioni di Dio, e il rinvigorimento dei rapporti di parentela e di

amicizia. Una festa a cui si univa, dopo l'entrata nella terra promessa e l'inizio della vita sedentaria, quella del

ringraziamento per il raccolto; era la festa di massot in cui si sacrificavano le prime spighe e si teneva un banchetto.

Ancora una volta, pasto e sacrificio si uniscono e si fondono assieme.

Questi riti antichi, ora, diventano memoriale, che non solo ricorda, ma anche attualizza le gesta del Signore, e segni

della elezione e della liberazione.

Nel tempo, il banchetto diventa l'immagine dei tempi escatologici in cui Dio convocherà sul suo santo monte tutti i popoli

e per loro appresterà un banchetto: "Il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande,

per tutti i popoli, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti e di vini raffinati" (Is 25,6).

I G

L BANCHETTO NEL PENSIERO DI ESÙ

La vita di Gesù si doveva staccare nettamente dall'ascesi di Giovanni se i suoi contemporanei lo tacciavano come " un

mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori" (Mt 11,18).

Ma, nonostante la cattiva interpretazione che i suoi avversari davano al suo mangiare con i peccatori, Gesù ha attribuito

a questo suo banchettare con gli uomini un significato simbolico specifico: il regno di Dio è giunto tra gli uomini e tutti

sono invitati a parteciparvi, a partire proprio dai peccatori, ai quali era offerto il perdono gratuito.

Ecco, allora, che il banchetto assume una coloritura messianica ed escatologica. Esso diventa il segno degli ultimi

tempi, in cui Dio chiama a raccolta tutti gli uomini e li invita a rientrare nella casa del Padre, cioè a partecipare alla

comunione di vita con Dio. 21

Il banchetto per Gesù diventa, dunque, il segno degli ultimi tempi, il segno del venuto tempo di Dio, in cui Dio porta a

compimento la sua opera di salvezza per mezzo del suo Cristo. E' il settimo giorno della creazione in cui Dio " ...portò a

termine il lavoro che aveva iniziato ... Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò" (Gen. 2,2­3). In questo settimo

giorno, in questo spazio di Dio l'uomo è invitato ad entrare e a celebrare insieme a lui il suo ritorno in seno al Padre.

Tutto questo viene espresso con il simbolo del banchetto messianico, in cui Dio e gli uomini fanno festa insieme perch é,

finalmente si sono ritrovati, fanno tra loro comunione di vita.

L' ULTIMA CENA

Alla luce del banchetto in Israele e del pensiero di Gesù, nonché della sua missione, anche l'ultima cena viene caricata

di un senso tutto particolare: essa è il vertice di tutta la storia della salvezza, in cui Dio, dopo aver convocato gli uomini

attorno ad un banchetto, si fa pane e vino, si fa cibo per loro, perché mangiando essi possano partecipare alla sua

stessa vita.

Ogni banchetto menzionato nel Vangelo era un segno e un annuncio di quest'ultimo banchetto divino. Esso è l'ultimo

banchetto non soltanto perché, dopo di esso, Gesù sarà condannato a morte, ma anche perché esso è prefigurazione

del banchetto escatologico in cui gli uomini sono convocati a mangiare assieme, cioè a partecipare alla comunione della

vita stessa di Dio.

Per questo, quest'ultimo banchetto diventa segno dell'amore di Dio in cui Dio, sotto la forma di pane e di vino, si

consegna agli uomini e si fa cibo per loro, cioè condivide la propria vita con gli uomini. Cristo, infatti, diventa pane che si

spezza per tutti, perché tutti possano partecipare alla comunione con il Padre.

Ma questa cena, oltre che essere l'ultima, contiene in sé anche una promessa futura: "Da ora non berrò più di questo

frutto della vite fino al giorno in cui io lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio" (Mt 26,29). Essa diventa così una

cena di addio in prospettiva escatologica, un segno di speranza di fronte alla morte. Con essa sono inaugurati i tempi

escatologici, è inaugurato il tempo di Dio, il kairoV, l'ultimo tempo, il settimo giorno della creazione.

Le prime comunità raccoglieranno l'eredità di quest'ultima cena e con fedeltà la prolungheranno lungo i secoli. In essa si

fa memoria dell'amore di Dio, ma anche attualizzazione della sua azione salvifica. Nella liturgia, per mezzo del rito, il

tempo umano viene sospeso per lasciare spazio a quello di Dio; e in questo spazio, lo spazio del settimo giorno, Dio

continua a donarsi agli uomini, chiamandoli a raccolta attorno al banchetto della sua vita e della sua comunione,

inaugurato da suo Figlio.

L' INTERPRETAZIONE TEOLOGICA

Già nel parlare del banchetto e del pasto in Israele e nella missione di Gesù, abbiamo potuto intravedere dei profondi

significati, che vanno ben oltre alla semplice realtà del segno, che il banchetto in sé contiene e che come segno indica.

Esso ci parla di raduno, di partecipazione al corpo di Cristo, di nuova Alleanza, annuncio della morte in croce,

esperienza di risurrezione, segno escatologico, di perdono dei peccati, del credere e dell'amare insieme che si esprime

in quel mangiare assieme.

I L RADUNO 11,17­34,

Nella sua prima lettera ai Corinti, nell'ambito della pericope in cui parla della Cena del Signore, Paolo per ben

cinque volte parla di "radunarsi, riunirsi" (1Cor 11,17.18.20.33.34). La cena del Signore è concepita come una riunione

(1Cor 11,17) 22


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

39

PESO

480.45 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.io di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Questioni di teologia speculativa e dogmatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lombardi Roberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Questioni di teologia speculativa e dogmatica

Riassunto esame Questioni di teologia, prof. Lombardi, libro consigliato Credere
Appunto
Neuroni specchio
Dispensa
Vie visive
Dispensa
Sistema nervoso centrale e periferico
Dispensa