Prima parte: dottrina generale dei sacramenti
Nell’odierna coscienza religiosa la questione della salvezza ha assunto delle connotazioni un po’ diverse: in primo piano non sta la preoccupazione per il futuro dopo la morte, bensì più decisamente la preoccupazione per la buona riuscita della propria vita e per i destini della storia dell’umanità su questa terra. Questo cambiamento influenza anche la concezione dei sacramenti.
Terminologia
Esistono 2 vocaboli collegati alla parola sacramento, uno latino sacramentum e uno greco mysterion, i quali hanno una lunga storia all’interno della tradizione cristiana, nel corso della quale il loro significato è notevolmente cambiato fino ad arrivare ad una definizione molto più ristretta del concetto di sacramento dato nella prima scolastica.
Basi bibliche
Il termine e il concetto di mysterion (vedi allegato A).
Mentalità sacramentale
Con tale termine, si intende la convinzione che la storia di Dio con gli uomini si verifica in eventi, azioni e incontri storicamente afferrabili, che diventano segni della vicinanza divina: in essi Dio si mostra agli uomini e si avvicina loro trasformandoli. Questa doppia struttura (mostrarsi-darsi) contraddistingue anche il concetto di rivelazione come autocomunicazione: Dio si dona – e mostra in questo modo chi è. Mentalità sacramentale significa: Dio si comunica corporalmente agli uomini, si fa corporalmente sperimentare.
Il pensiero sacramentale è l’opposto di quel pensiero mitico, in cui gli eventi storici sono insignificanti, perché il divino si dà a conoscere temporalmente, nonché di quel pensiero intimistico, in cui gli incontri corporei non giocano alcun ruolo, perché la comunicazione col divino avviene unicamente nell’intimo del singolo uomo.
Sviluppo storico-dogmatico
La storia dei concetti
Dal sec. II in poi nella teologia occidentale i termini mysterion e sacramentum tendono a fondersi, è perciò bene dare uno sguardo alla storia dei 2 concetti.
Mysterion
I teologi della Chiesa antica, in seguito al confronto con la gnosi e con i culti misterici, compare negli Apologisti una nuova associazione: alle dottrine esoteriche degli gnostici e ai culti pagani, detti misteri, essi contrappongono i contenuti della fede cristiana come veri misteri. Da qui derivano 2 cambiamenti essenziali rispetto al Nuovo Testamento: primo, ora si parla di misteri al plurale, secondo si dicono ora misteri pure le azioni liturgiche.
Sacramentum
Il significato fondamentale della radice latina “sacr-” indica la sfera del sacro santo, del religioso; il sacramentum è sia l’azione consacrante sia il mezzo consacrante. Nel linguaggio concreto dell’antichità latina il termine ha un’accezione fortemente giuridica: sacramentum sono detti il giuramento nel processo civile, il giuramento di fedeltà in campo militare e la somma di denaro che le parti contendenti dovevano depositare come cauzione nei processi.
Sacramentum come traduzione di mysterion
Le prime traduzioni latine della Bibbia rendono in modi diversi il termine greco mysterion: le traduzioni effettuate in Italia preferiscono il termine derivato latino mysterium, invece quelle effettuate in Africa preferiscono il termine sacramentum. Inoltre, Agostino adopera spesso come sinonimi le parole sacramentum e mysterium, con questi termini egli intende in senso più ampio “qualsiasi realtà sensibilmente percepibile, il cui significato non si esaurisce in ciò che essa dà direttamente a vedere di essere, ma rinvia al di là di questo a una realtà spirituale.
Riflessione teologica
Padri Greci
Il pensiero di quasi tutti i Padri Greci della Chiesa si muove “entro l’orizzonte di comprensione del simbolo reale. Uomo e mondo vengono interpretati in guisa che una realtà è simbolo di un’altra più alta; ma non simbolo semplicemente nel senso che noi vediamo una somiglianza e stabiliamo una relazione tra loro, bensì nel senso che la realtà superiore esprime se stessa in quella inferiore, è presente in questa e agisce mediante la medesima, sia pure in una maniera deficiente e debole. Il retroterra di questo orizzonte di comprensione è costituito dall’idea e dallo schema platonico del modello-immagine: il modello originario si mostra nell’immagine ed è presente, anche se in forma attenuata, in essa. Un’idea simile viene espressa con il termine imitazione; esso originariamente usato per indicare tutta l’esistenza cristiana, viene successivamente sempre più riferito alla liturgia.
Agostino
Grande influsso sulla teologia occidentale dei sacramenti esercitò la teoria del segno di Agostino. I sacramenti sono segni dati; essi sono segni sacri perché indicano una realtà sacra. Attraverso le cose visibili il credente è orientato alle realtà invisibili. Il segno decisivo è la parola, perché anche il sacramento è una specie di parola visibile. Attraverso la distinzione fra segno e realtà e l’accentuazione della parola, in Occidente guadagna terreno un modo di pensare che dà la precedenza alla parola, al concetto e alla distinzione dei vari elementi.
Scolastica
Alla ricerca di una definizione
Il concetto di sacramento della chiesa antica, rimane in vigore fino al sec. XII. Solo con l’interesse sistematico della prima scolastica nascono i primi trattati sui sacramenti e si hanno con essi alcuni tentativi di una loro definizione e la fissazione del numero settenario. Ugo di San Vittore (teologo della scuola dei canonici agostiniani di Parigi), cerca una definizione valida solo per i sacramenti in senso stretto; il concetto di segno è per lui troppo ampio, poiché per lui i sacramenti non sono solo simboli ma contengono anche la grazia.
Causa della grazia
Il termine e concetto di causa viene in un primo tempo accettato solo con titubanza e adoperato in forma modificata. Contro di esso depongono la preoccupazione teologica che si limiti la sovranità di Dio, qualora si parli di un influsso causale sulla sua grazia, nonché il problema antropologico di come un qualcosa di materiale possano influire su una realtà spirituale. “Ex opere operato”
Il fatto che l’efficacia dei sacramenti dipenda dall’azione di Dio, viene espresso dalla scolastica con la formula secondo la quale i sacramenti opererebbero “ex opere operato” (in virtù del rito celebrato) e non solo “ex opere operantis” (in virtù di colui che amministra o riceve il sacramento). In tal modo il sacramento acquista una certa oggettività: la grazia di Dio è fedelmente presente già prima del fattore soggettivo, prima della fede e dell’apertura dell’uomo che amministra e riceve il sacramento.
Res et sacramentum – character indelebilis
La scolastica nel suo periodo d’oro introduce un termine (res e sacramentum) = l’effetto sacramentale intermedio, un qualcosa che da un lato è già effetto dell’azione sacramentale, ma dall’altro lato non è ancora la grazia a cui il sacramento mira, bensì ancora una volta il segno e la causa di questa. Nel caso del battesimo, della confermazione e dell’ordine la scolastica identifica tale effetto intermedio con il character indelebilis, con il segno indelebile impresso dal sacramento, una realtà, questa, che segna in maniera permanente il soggetto che riceve il sacramento, anche se egli si chiude alla grazia o la perde con il peccato, quindi in merito a ciò il sacramento è irripetibile.
Materia sacramenti e forma sacramenti
Forma e materia non sono singole parti separabili, ma costitutivi di un tutto che si determinano a vicenda. Questi due concetti sono idonei a caratterizzare l’azione simbolica sacramentale come un evento complessivo e unitario.
Controversie nel periodo della riforma
Le obiezioni mosse dai Riformatori
I riformatori protestanti alla dottrina scolastica dei sacramenti vanno viste alla luce della prassi tardo medioevale.
Posizioni dei Riformatori
I riformatori insistono sull’importanza decisiva della grazia di Dio accolta mediante la fede e su una riconsiderazione della volontà di Cristo in fatto di istituzione dei sacramenti, riconsiderazione che afferma la necessità di attenersi alla testimonianza della Scrittura. Questo sfocia in un certo scetticismo nei confronti del termine generale sacramento e in una limitazione del numero dei sacramenti a tre, e cioè al battesimo, all’eucaristia e alla penitenza. La più criticata sotto il profilo teologico è la formula “ex opere operato”, in essi i riformatori protestanti vedono l’espressione di un automatismo sacramentale: senza Cristo, la fede e la partecipazione interiore del cuore il semplice atto esteriore del rito dovrebbe produrre la grazia.
Il Concilio di Trento
Tale concilio ribadisce il numero settenario dei sacramenti, però respinge l’idea che i sacramenti siano uguali tra loro e apre così una differenziazione della loro importanza. Inoltre il concilio difende la formula scolastica ex opere operato.
Teologia post-tridentina
La teologia sacramentaria cattolica dell’epoca moderna prosegue inizialmente lungo la via tracciata dalla scolastica, ma accentua la polemica con i protestanti. Poiché la teologia protestante sottolinea il carattere simbolico dei sacramenti, quella cattolica insiste sull’aspetto della loro efficacia.
Riconsiderazione del problema nel XX sec.
Rinnovamento liturgico
Il movimento liturgico, sostenuto da una nuova coscienza della Chiesa, riscopre il fondamentale carattere comunitario e il simbolismo essenziale del sacramento. Esso cerca di colmare il fossato fra sacerdote e comunità nella liturgia e comincia a percepire, comprendere e concelebrare i segni in modo nuovo.
Teologia dei misteri
Il benedettino Odo Casel elabora la sua teologia dei misteri rifacendosi ai Padri della Chiesa orientale. Modello di comprensione per questa teologia sono gli antichi culti misterici, in cui l’iniziato concelebrando personalmente i misteri, partecipando in maniera teatrale e drammatica all’evento cultuale simbolico, perviene nel medesimo tempo a partecipare alla vita divina. Il sacramento opera proprio perché e in quanto esso è segno. Il segno sacramentale è un’azione dinamica, un evento figurato e drammatico, in cui vanno coinvolti tutti i presenti; la partecipazione viva è infatti un elemento essenziale del sacramento. Con la teologia dei misteri si annuncia un cambiamento di prospettiva: prima si partiva dal concetto di mezzo della grazia, ora si parte dal concetto di simbolo.
Definizioni del sacramento
I sacramenti possono essere descritti come celebrazioni centrali della Chiesa. La celebrazione include gli elementi del simbolo, della parola e della rappresentazione.
Segno realizzante, simbolo reale
Nel termine simbolo confluiscono la consapevolezza della totalità dell’uomo, la scoperta della corporeità essenziale di tutta la comunicazione interumana nonché l’esperienza che la realtà è pluridimensionale, che il visibile e il superficiale rimandano a un qualcosa di invisibile e di più profondo, che la realtà più profonda si mostra nel sensibilmente percepibile come in immagini e si comunica in espressioni corporee. Chiave antropologica: grazie alla sua struttura fatta di corpo e di spirito l’uomo si realizza in espressioni corporee, manifestando nel riso la gioia, nel pianto la tristezza... mediante attività artistiche le sue idee e le sue immagini diventano realtà; in gesti corporei ha luogo la comunicazione interumana. Nell’espressione realizzante possono essere coinvolte, oltre al corpo, anche cose; in tali simboli l’amore e la ripulsione non vengono solo segnalati ma anche realizzati, non solo riconosciuti ma anche sperimentati. In tal senso i sacramenti possono essere concepiti come simboli reali, come segni realizzanti.
Parola che crea realtà
I movimenti liturgico e biblico, hanno indotto a concepire il sacramento anche a partire da una teologia della parola. Il sacramento è parola che crea realtà, sia nel senso che colpisce personalmente, che trasforma intimamente, che stabilisce relazioni, sia nel senso della parola giuridicamente efficace. Impostare la teologia dei sacramenti partendo dalla parola è impresa che può essere conciliata senza contraddizioni con una impostazione che parta dal simbolo. Pure il discorso performativo è simbolo reale, segno realizzante. Perciò il sacramento può essere detto parola visibile o evento simbolico illustrato dalla parola.
Rappresentazione trasformante
Nella celebrazione del sacramento simbolo e parola sono tra loro dinamicamente uniti in un modo che permette di parlare di rappresentazione drammatica che trasforma i partecipanti. Per rappresentazione drammatica non intendiamo qui in primo luogo l’esecuzione di uno spettacolo davanti a spettatori, bensì un modo in cui i partecipanti a una celebrazione entrano nell’evento celebrato: rappresentando e con-rappresentando, essi si lasciano inserire nell’evento rappresentato, e mentre immettono creativamente se stessi, le proprie parole e i propri gesti nella rappresentazione, contribuiscono a determinarne la figura concreta.
Celebrazione della Chiesa
La celebrazione comporta sia la parola che i gesti e la rappresentazione. I sacramenti sono celebrazioni della chiesa, in essi si costituisce la comunità. Alla categoria celebrazione sono collegati vari segni distintivi del sacramento:
- I sacramenti sono atti della comunità
- La comunità e non il singolo è anche il soggetto della celebrazione sacramentale
- Ogni celebrazione vive di una speranza
- I sacramenti non possono costituire il tutto dell’esistenza cristiana o della vita della chiesa
- Il fatto di partire da una celebrazione include una considerazione globale del sacramento.
Segni del mondo redento
I sacramenti sono segni di un mondo redento, il che significa due cose: uno essi sono espressione della fede nella creazione e della speranza nel compimento finale, due essi indicano la direzione in cui bisogna cercare la redenzione e il compimento finale.
Precisazioni concettuali
Concetto analogico di sacramento
Concetto analogico di sacramento: Cristo come sacramento originario, la chiesa come sacramento fondamentale, i singoli sacramenti come atti vitali della chiesa fondati in Cristo e rappresentanti Cristo. Il sacramento originario è Gesù Cristo; egli è il simbolo reale per eccellenza, l’incarnazione di Dio nel nostro mondo ed è il segno realizzante.
Origine da Gesù Cristo
I sacramenti sono fondati nelle azioni simboliche di Gesù testimoniate dalla Scrittura; essi prolungano la sua attività salvifica corporeo-simbolica. “Presente è Cristo con la sua virtù nei sacramenti”.
Il proprium del sacramento
I sacramenti sono celebrazioni della comunità ecclesiale miranti ad annunciare Gesù Cristo, celebrazioni in cui il rivolgersi salvante e trasformante di Dio verso di noi viene corporalmente rappresentato e raffigurato in una forma comunicativa, in parole e gesti e in questo modo accolto con fede. Tale descrizione però, non fornisce un preciso criterio di distinzione dalle altre celebrazioni, va quindi menzionato l’impegno effettivo della Chiesa: i sacramenti sono quelle celebrazioni ecclesiali che la chiesa, con lo sguardo rivolto a Gesù Cristo e alla testimonianza del Nuovo Testamento, riconosce come i propri atti liturgici centrali, quelle celebrazioni con cui essa si identifica in maniera quanto mai ufficiale e in cui si impegna in misura radicale.
Parte seconda: i singoli sacramenti
Il battesimo
Premessa
Il battesimo, assieme alla confermazione e all'eucaristia, è il primo sacramento della iniziazione cristiana, che può definirsi, essa stessa, come una sorta di unico sacramento in tre tappe. È il sacramento fondamentale della vita cristiana, non soltanto perché la fonda, incorporando il credente a Cristo e accorpandolo alla Chiesa, ma anche perché costituisce la base essenziale per il ricevimento degli altri sacramenti, di cui è la "conditio sine qua non ...".
Can. 96
Il CIC al lo individua come l'unico strumento per poter accedere alla Chiesa di Cristo: "Mediante il battesimo l'uomo è incorporato nella Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuto can. 204 presente la loro condizione, sono propri, ..."; mentre il evidenzia gli effetti che il battesimo opera sulla persona battezzata. Infatti, "I fedeli sono coloro che, essendo stati incorporati a Cristo mediante il battesimo, sono costituiti popolo di Dio e perciò, resi partecipi nel modo loro proprio dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, sono chiamati ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da compiere".
Quindi, se da un lato il battesimo incorpora il credente nella Chiesa di Cristo, costituendolo come persona, quindi come individuo titolare di diritti e doveri propri (can. 96); dall'altra ne definisce la natura teologica: in quanto incorporato a Cristo, il credente non solo partecipa alla natura divina di Cristo, ma è anche investito dal suo triplice ufficio di sacerdote, re e profeta. La sua vita, dunque, unita a quella di Cristo, diventa una vita consacrata e consacrante, chiamata ad attualizzare lo stesso Cristo in mezzo agli uomini. Il credente, inoltre, viene inserito nella più ampia assemblea ecclesiale, definita popolo di Dio, in cui è chiamato a vivere e testimoniare la propria fede, che assume una dimensione comunitaria.
Il battesimo: le basi bibliche
Il simbolismo dell’acqua
Da un punto di vista antropologico, il battesimo può essere inserito nell'ambito di quei riti di iniziazione che sono propri delle comunità primitive, attraverso i quali la persona viene...
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