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Teologia Riassunto Appunti Presi a Lezione

LA CRISI ANTROPOLOGICA DI OGGI

Strettamente legata alla crisi attuale economica, essa ha alla base una crisi antropologica, una

crisi della figura dell'uomo. Dietro l’omicidio colposo c'è un uomo che è responsabile delle sue

azioni; ma chi è l'uomo? È come se ci fosse uno smarrimento del vero senso della vita dell'uomo.

Quale immagine di uomo sono diffuse nel mondo? - proverbio africano: gli uomini sono due mani,

l'uno si lava solo con l'aiuto dell'altro. Gli uomini si appartengono, hanno bisogno l'uno dell'altro. -

ci sono dei limiti dell'uomo, dobbiamo dipendere dagli altri e questa è un’occasione per relazionarsi

con l'altro. - l'uomo da solo non può stare nel mondo, si ammala. - quello che mi unisce all'altro è

questa comune umanità (io sono un uomo ma sono francese per caso) - rimettere in luce la dignità

inviolabile di ogni uomo, c'è un’unicità di ogni uomo - visione negativa dell'uomo: un essere

principalmente egoista - particolarità dell'uomo: egli è una creatura ma una creatura che riflette. La

teologia protesta contro ogni tentativo di ridurre l'uomo.

L'immagine di uomo è strettamente collegata all'immagine di Dio: "se non si conosce il divino, non

si conosce nemmeno l'umano" e per ogni cultura vale questa cosa. Con il concilio vaticano II, nel

Gaudium et spes, si riconosce che Cristo, proprio rivelando il mistero del padre, chi è Dio e il suo

amore, svela anche chi è l'uomo per Dio e Gesù è l'uomo più riuscito sulla terra.

Ma di fatto l'uomo non è ancora veramente umano, perché è in atto un processo di umanizzazione:

siamo nati come essere umani, ma stiamo diventando uomini autentici. E solo l'uomo può essere

disumano, gli animali no. Secondo Dostojewschi la formica conosce la forma del suo formicaio,

solo l'uomo non conosce la sua forma: solo l'uomo non sa chi egli deve diventare, cosa farà della

sua vita. L'uomo è un essere in divenire, scopre la sua forma passo per passo e questa è anche la

grandezza dell'uomo: la sua libertà. Se non dicessimo che è libero, sarebbe ancora più

incomprensibile scoprire la sua forma. C'è un processo di umanizzazione in atto, l'uomo è contento

quando riesce ad esprimere la sua forma, anche se non riesce sempre ad orientarsi. Quando si

chiede a qualcuno se è un uomo, non si può solo dire solo "sono un uomo", ma si può solo sperare

di diventarlo.

Questa disumanizzazione sta avvenendo dentro la vita dell'uomo. La parola di Dio promuove

questo processo di umanizzazione, non blocca e non mortifica: promuove la costruzione di una

cultura che abbia la persona umana al centro. Quindi siamo uomini in forza della nostra nascita,

per dono (gabe) e tuttavia ogni giorno dobbiamo renderci conto che siamo uomini. Questo

riconoscimento è profondamente liberante, perché anche di fronte a qualcosa che non va c'è

sempre la speranza che possiamo cambiare: la cosa peggiore è mettere delle etichette. Questo dà

la possibilità di cambiare, tutti i giorni, per diventare quello che si è chiamati ad essere.

Ci sono tanti tipi di antropologia: Antropologia Teologica significa che approfondiremo la figura

dell'uomo alla luce della figura del Dio di Gesù. Lo sguardo può trasformare l'altro ed è proprio ciò

che lo può mortificare o far rinascere. Il modo in cui guardo l'altro incide anche sulle mie scelte,

sulle mie azioni e i miei comportamenti: bisogna guardare all'altro come se fosse una persona che

mi appartiene. La teologia ha questa potenza: di rendere consapevoli del fatto che siamo collegati

con tutti gli altri uomini.

Salmo 8

O Signore, Signore nostro,

quanto è mirabile il tuo nome su tutta la Davvero l’hai fatto poco meno di un Dio,

terra! di gloria e di onore lo hai coronato.

Voglio innalzare sopra i cieli la tua

magnificenza, Gli hai dato potere sulle opere delle tue

mani,

Con la bocca di bambini e lattanti: tutto hai posto sotto i tuoi piedi;

hai posto una difesa contro i tuoi

avversari, tutti i greggi e gli armenti,

per ridurre al silenzio nemici e ribelli. e anche le bestie della campagna,

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue gli uccelli del cielo e i pesci del mare,

dita, ogni essere che percorre le vie dei mari.

la luna e le stelle che tu hai fissato, O Signore, Signore nostro,

che cosa è mai l’uomo perché di lui ti quanto è mirabile il tuo nome su tutta la

ricordi, terra!

il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

La partenza biblica per conoscere l’uomo è teologica. Cornice del Salmo. Domanda

Fondamentale. Chi è l’uomo è una domanda che bisogna porsi: non è rivolta all’uomo ma a Dio,

solo lui è capace di rispondere, contemplando il creato, il salmista si accorge che l’uomo è

piccolissimo, sospeso alla memoria di Dio. Qui l’uomo trova tutta la sua grandezza, c’è un

alternarsi tra la grandezza di Dio e la piccolezza dell’uomo (dipende dall’angolatura in cui viene

guardato). Se lo guardiamo dal punto di vista di Dio, diventa grande: per Dio l’uomo vale più di

tutto il creato. Il salmista usa due termini per dire uomo: “enosh” che indica la fragilità dell’uomo;

“adam” che indica che l’uomo è un figlio proveniente dalla terra e l’essere figlio è per volontà di altri

e gratuitamente. Lo stupore sta nel fatto che Dio ha cura dell’uomo, è un dono e Dio si ricorda

dell’uomo: è un binomio irrinunciabile. Ricordare sta per rivitalizzare, ridare il cuore a qualcuno.

La dignità dell'uomo è legata al ricordo di Dio che ha per lui. I primi due verbi si riferiscono a quello

che Dio ha fatto per il mondo, gli altri 6 indicano l'azione di Dio nei confronti dell'uomo: questa è

una cosa molto significativa, perché non si vuole sottolineare quello che l'uomo deve fare per Dio

ma cosa Dio fa per l'uomo. L'uomo ha ricevuto tutto per dono. L'uomo viene osservato dal punto di

vista di Dio.

Ma è possibile definire l'uomo? Si può e si deve dire qualcosa dell'uomo ma è anche vero che

nessuna scienza può dire di poter definire, imprigionare l'uomo all'interno di una definizione, di

categorie, all'interno di un preciso schema mentale perchè l'uomo è un mistero e una scienza che

non riconosce questo, impoverisce se stessa. R. Spaeman (filosofo) -> quando l'essere umano

diventa persona? Bisogna ricordarsi il divieto di definizione, si può rispondere solamente additando

un uomo. Un uomo è sempre più grande di quello che riesce a dire o di quello che si può dire di lui.

L'uomo non è una cosa che si può descrivere vedendolo da fuori, l'uomo, dietro di se, ha una

grande domanda e non si può descrivere nemmeno dalle sue facoltà, da quello che è capace di

fare e quello che non è capace di fare. La sua dignità dipende solo dal fatto di esistere, di esserci,

di essere legato a Dio. L'uomo non può essere designato a determinate categorie. Quindi non si

tratta di definire l'uomo, ma di dire dell'uomo, uomo che non sa ancora il senso della sua vita. Una

persona che non si pone il senso della sua vita, può arrivare ad avere anche dei problemi dal

punto di vista psicologico. La vita è il valore più grande ma se uno non ha un valore più grande

della vita, un senso, un qualcosa che ne va oltre, allora è capace anche di togliersela. La Bibbia

parla dell'uomo non dal punto di vista delle sue componenti ma dalla sua vocazione, dal punto di

vista del senso, dell'orientamento, quello che farà della sua vita. L'uomo è l'unico essere ad essere

capace di entrare in relazione con Dio.

Mistero di Dio e mistero dell'uomo (mistero=geheimnis) Heim significa casa, cioè luogo dove

mi sento accolto, dopo sono libero di essere me stesso: l'uomo è a casa quando è nel mistero di

Dio ed è nel mistero di Dio anche se egli lo sa o non lo sa. Dio creando l'uomo, non l'ha creato

costruendogli una casa lontana dalla sua, l'ha accolto nella sua vita più intima, nella comunione.

Ogni uomo, dalla creazione in poi, che lo sappia o no è dentro a questa relazione.

Che cos'è l'uomo? Sta a fondamento del nostro mondo occidentale, che ha messo e mette

l'uomo al centro, anche Socrate si poneva questa domanda: di fronte alla crisi che lo stava

circondando, cerca un punto di riferimento sicuro. L'uomo deve porsi la domanda su se stesso, e

questa domanda c'è anche nel salmo 8 e anche nel libro di Giobbe: la domanda sembra la stessa

ma in realtà in modo di affrontare la domanda è diversa. C’è una differenza: il filosofo pone la

stessa domanda ma partendo dall’uomo (si sposta dal cosmo all’uomo), pone la domanda all’uomo

per toccare il mistero di Dio. Il salmista parte da Dio per parlare dell’uomo. Ci sono due prospettive

diverse che poi si sono unite. Secondo Guardini solo chi conosce Dio, conosce l’uomo e ciò

esprime questo inscindibile legame tra Dio e l’uomo. Secondo Protagora l’uomo è la misura di ogni

cosa e Dio è la misura dell’uomo creato a immagine di Dio stesso; tutti gli uomini anche i peggiori

criminali sono immagine di Dio. Il testo dell’esodo è nato prima e racconta dell’esperienza storica

di Israele anche se si trova dopo la genesi nella Bibbia. C’è stato un passaggio da una situazione

di schiavitù a una libertà; si concretizza il legame tra Dio e il suo popolo ovvero il popolo d’Israele.

Il libro della genesi nasce dopo tale esperienza e si dice che la Bibbia e la visione che Dio ha

dell’uomo.

L’uomo nei primi capitoli della genesi - “chi è l’uomo”, con questa frase tutta la Bibbia è

chiamata ma sono le prime pagine lo riguardano. Il testo intende andare all’origine per mettere in

luce le componenti strutturali. Ciò è sempre attuale, parlano del progetto di Dio verso l’uomo

ovvero un processo di umanizzazione in alto. Il racconto è il eziologico, c’è la ricerca di felicità

dell’uomo e la presenza dell’infelicità. Con la domanda perché è iniziato il mondo si vuole indicare

quale progetto ha riservato Dio all’uomo. Questi testi capiscono l’uomo per quello che è chiamano

l’uomo a cambiare, sono testi performativi, possono trasformare chi li ascolta.

I testi della genesi: l’uomo fa l’esperienza del bene del male e ogni relazione è caratterizzata

dalla diversità e dai problemi. Ci sono due racconti diversi della creazione che presentano notevoli

differenze: il primo parla dell’uomo alla fine mentre il secondo all’inizio; è diverso il periodo di

creazione perché il primo risale al tempo dell’esilio quindi un periodo di crisi mentre il secondo è

più antico perché risale al tempo di Salomone ovvero un periodo di prosperità. Non è un resoconto

scientifico ma questi testi vogliono dire qualcosa di più, vogliono presentare simbolicamente tutto

ciò che esiste. In genesi 3 e 4 ci sono domande come comprendere la sofferenza, la situazione

precaria e la paura dell’uomo. Questi testi portano con sé un messaggio ovvero come rispondere a

tali domande e la Bibbia risponde con tre scene ovvero genesi 2, 3 e 4. In questi testi si parla della

condizione originaria, del dramma della tentazione del peccato e della condizione attuale dell’uomo

come condizione problematica. Per quanto riguarda la condizione attuale dell’uomo, il male non è

riconducibile alla sua libertà, ma irrompe nella sua vita. Le altre popolazioni rispondevano con delle

cosmogonie dualistiche e sostenevano che il bene e il male erano sullo stesso piano. Israele

riconosce che da Dio non può venire il male, rimane con l’interrogativo sul male, risponde con il

racconto genesi 3 non in astratto ma negli ambiti dove l’uomo lo sperimenta.

In genesi 1 si dice Dio disse 10 volte come i 10 comandamenti. E fu serie fu mattina equivale al

giorno che cambia. Dio vide che era cosa buona viene citato sette volte come i giorni della

settimana. Dio è il Dio della vita e crea separando perciò affinché una cosa esista deve essere

diversa dalle altre.

Il secondo racconto della creazione - le rivelazioni sono qualcosa di particolare ovvero l’incontro

con un altro che è diverso da me però c’è la ricerca dell’uomo e la fatica nel fidarsi dell’altro. Tale

racconto pone di fronte alla condizione originaria dell’uomo. In genesi tre invece c’è il dramma

della tentazione del peccato e la condizione attuale. Ci sono diversità tra i due racconti della

creazione ma in entrambi i casi l’apice è la creazione dell’uomo. Tutto è stato creato per la gioia

dell’uomo, per l’uomo come dono. Il termine Yasar vuol dire plasmare e gli indica la lavorazione di

diversi materiali da parte dell’artigiano ma nella creazione viene utilizzato per indicare che Dio

plasma l’uomo come se fosse un artista che dà forma al materiale che ha sottomano. Quindi

l’uomo è un capolavoro uscito da Dio. Per questo uomo, Dio crea un giardino nel quale far vivere

l’uomo. Egli ha a disposizione non solo quello che gli permette di vivere, ma molto di più

(abbondanza). Quando tutto sembra concluso, sia un intervento: “non è bene che l’uomo sia solo”.

Da qui viene raccontato quello che viene detto come la creazione della donna, anche se in realtà

non è così perché fino ad ora non si era parlato del maschio ma semplicemente del genere

umano. Solo da qui in poi si parlerà di maschio e femmina.

Dio ha creato in due staffe e tempi: non bisogna pensare ad un essere neutrale che poi è diventato

maschio o femmina. La creazione si raggiunge quando si la diversità tra uomo e donna. La vita è

piena e bella non quando l’uomo rimane solo, ma quando esso si apre alla relazione con l’altro; è

feconda e porta frutto ed è piena quando vissute in relazione. Il segno della costola esprime la

radicale incompletezza della persona umana e il suo costitutivo bisogno dell’altro rappresenta la

scoperta del proprio limite come possibilità di accorgermi dell’altro. La diversità permette di vivere

la relazione in comunione. Le prime parole dell’uomo sono di stupore nei confronti della donna;

l’uomo nudo e anche la donna ma non provano vergogna (può essere ciò espressione di paura

dell’altro), ma l’uomo secondo il progetto di Dio non devi avere paura dell’altro e di accolto per

quello che è. Quando l’uomo si allontana e si chiude a una sorta di disumanizzazione. Si allontana

dalla sua vera origine (concetto ripreso in Caino e Abele).

Il capitolo tre è un capolavoro psicologico e il centro di tale capitolo è il comandamento dato in

genesi due. Il serpente dice di non mangiare i frutti e la donna dice inizialmente la verità

confondendo però gli alberi: dice che non bisogna mangiare dall’albero della vita esagerando il

comandamento. Si verifica un’immagine distorta di Dio, un Dio che limita la vita. Dalle parole del

serpente sembra che Dio è geloso dell’uomo e conferma questa immagine distorta. Così l’uomo

inizia a non fidarsi più di Dio, inizia a decidere lui ciò che è bene e male prendendo il posto di Dio.

La conseguenza è l’alterazione nella relazione tra uomo e donna: entrambi iniziano ad avere

vergogna, paura, si sentono minacciati nella loro identità. La relazione con Dio è legata alla

relazione con gli altri uomini. Uomo e donna sono entrambi responsabili e vittime del male. Dio

quindi li interroga ad entrambi hanno interroga il serpente perché il male non si può interrogare

quindi rimane il mistero e c’è la loro responsabilità.

Comandamento 2, 16-17: “Non devi mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male”; è

da intendersi come: è compito dell’uomo capire cosa è bene e cosa è male. È formulato come una

proibizione, ma non è un comportamento arbitrario, non viene dato un ordine all’uomo per metterlo

alla prova, neppure si vuole porre un limite all’uomo, come se Dio volesse esercitare il suo potere

sull’uomo tenendolo sottomesso. Queste sono tutte comprensioni sbagliate perché il senso del

comandamento della Bibbia è tutt’altra cosa. Viene dato il comandamento come un dono, perché

l’uomo possa conoscersi meglio e vivere liberamente. La coppia bene/male si identifica con la

coppia obbedienza/disobbedienza. Disobbedienza significa morte non solo in maniera fisica.

Questo comandamento si contrappone alla strada dell’obbedienza. La conoscenza rappresenta il

tentativo dell’uomo di giungere ad un discernimento di ciò che è bene, non attraverso l’obbedienza

al comandamento di Dio, ma attraverso l’esperimento. Obbedire è una caratteristica che fa parte

dell’esistenza umana e vuol dire ascolto. In tedesco il termine ge-horen indica addirittura

appartenenza. Per l’uomo vivere significa affidarsi a Dio. Ge-horchen invece è il verbo tedesco

utilizzato per indicare più propriamente il termine obbedire, la radice è la stessa del verbo

precedente. L’uomo è chiamato a fidarsi di Dio, che vuole il bene dell’uomo. Quando l’uomo non si

fida più di Dio comincia a decidere lui

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Meteoropathic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Varsalona Agnese.
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