Tecnologia, comunicazione e società
Introduzione
La testualità e gli elementi che la compongono rappresentano gli strumenti indispensabili per creare qualunque apparato audiovisivo moderno. Francesco Casetti, semiologo del cinema, afferma che visual follows fiction: la parte visiva di un qualsiasi prodotto audiovisivo segue la fiction, ossia la struttura narrativa finzionale di un testo generato precedentemente. Quando si vuole realizzare un film, non è il caso di buttarsi direttamente sulla telecamera: prima bisogna avere in testa ciò che si vuole raccontare (una fiction o meno), una struttura narrativa, mentre la parte visiva è successiva. Ogni narrazione mediale si genera da un testo. e il cinema non è privo di conflitti, il rapporto tra la dimensione online (Youtube, piattaforme di streaming…) in particolare relativi alle logiche di distribuzione, al modo di catturare il pubblico. L’immaginario odierno è sempre più articolato in diverse dimensioni narrative.
Il soggetto/storyline è una narrazione articolata in 10-15 cartelle che descrive il film. Si tratta del punto di partenza di ogni film: non è la sceneggiatura, ma una sua descrizione convincente che convince chi di dovere a produrre il film. Se il soggetto viene prodotto si passa a una sceneggiatura (insieme delle battute) e uno storyboard (parte visiva). Spesso il film è la trasposizione di un testo letterario tradotto in una sceneggiatura con rielaborazioni articolate: si parla di adattamenti e trasposizioni.
Anche nella pubblicità, l’idea di uno spot viene definita in un concept, ovvero una descrizione del pay-off (breve filmato di 30 secondi o immagine statica se pensata per un’affissione). Esempio: affissione per Mini BMW con veicolo in primo piano e copy che dice "Sterrare è umano". Non parla dell’auto in sé, ossia della sua possibilità di sterrare, fare viaggi avventurosi. Il copy (testo) fa un gioco di parole su un detto noto combinato con la capacità dell’auto (pur essendo di lusso) di sterrare. Spesso più la frase è concisa, più è d’effetto.
I testi narrativi, anche minimi, sono sistemi complessi, analizzabili e scomponibili in nuovi testi e formati mediali.
Lezione 1
A partire dagli Anni ’70, a livello internazionale, si sviluppa una vera e propria scienza del testo che studia le strutture narrative, non solo in testi letterari, che fa riferimento ad autori di formazione semiotica. La Semiotica del testo ha in Umberto Eco, Ugo Volli e Teun Van Dijk i suoi principali esponenti. L’obiettivo principale di tale disciplina è quello di analizzare le strutture profonde della testualità nelle prospettive analitica o sintetica. In Lector in fabula, Eco dice che si può studiare o perché il testo dà piacere o il piacere che dà il testo. L’innovazione sta nel fatto che al centro dell’analisi vi è l’interazione tra testo e lettore.
Il testo in quanto tale è oggetto di studio della letteratura e della filosofia, mentre la specifica dinamica dell’incontro che nasce tra il testo e il lettore (lector in fabula) è l’oggetto di studio della Semiotica. Il saggio di Eco è uno dei primi testi a descrivere questa nuova prospettiva. Si effettua un’operazione semantica, attraverso la quale si creano il significato e il senso della narrazione. Si studia il testo nella misura in cui attiva delle strutture attraverso cui il lettore è portato dentro il senso, cioè crea una connessione tra il fruitore e l’autore.
Questa prospettiva non è interessata al linguaggio: non interessa come il testo rappresenta la realtà (oggetto di studio di altre discipline), ma quali meccanismi sono attivati da tali testi mediali rispetto a un soggetto che li fruisce. Vladimir Propp analizza le fiabe popolari russe al fine di capire come esse, seppur diverse, abbiano delle strutture comuni che sembrano essere insite in tutti i prodotti letterari. Propp individua delle costanti, delle strutture che si ripetono e rendono tali fiabe popolari. Propp individua dei concetti fondamentali, poi ripresi dagli scienziati del testo, in particolare il concetto di fabula e intreccio.
La fabula, secondo Eco, è lo schema fondamentale della narrazione, il corso degli eventi ordinato temporalmente. Può anche non essere una sequenza di azioni, basta che sia una sintesi semplice di una storia. L’intreccio, invece, è il modo in cui la storia viene di fatto raccontata, rappresenta il modo in cui si sviluppa nel testo. I film, ad esempio, spesso non hanno una narrazione lineare, procedendo con descrizioni, digressioni, riflessioni parentetiche. In un testo narrativo, secondo Eco, l’intreccio si identifica con le strutture discorsive. Si può pensare alla fabula come alla sinossi di un film, mentre l’intreccio è la sceneggiatura.
La fabula può avere funzione analitica o sintetica: si costruisce una fabula al livello di astrazione che interpretativamente si giudica più fruttuoso rispetto al pubblico al quale ci si rivolge. Una fabula di tipo analitico enfatizza alcune dimensioni della narrazione. Eco riporta come esempio la fabula del romanzo Ivanhoe: tale romanzo può essere sia la storia di ciò che accade ai personaggi principali (sintetica) o può raccontare la storia dello scontro tra normanni e anglosassoni (analitica). Il voler sottolineare o meno tale aspetto cambia a seconda del fine: si può voler fare un semplice riassunto della trama o analizzare questa componente per un certo tipo di studi.
Intreccio e fabula si trovano, nell’analisi di un testo, a diversi livelli di astrazione. La fabula prevede un livello di astrazione maggiore perché è una semplificazione dell’intreccio. Non sempre l’intreccio è immediato ed è necessario l’intervento dei topic, elementi che vincolano l’interpretazione degli intrecci in modo disambiguarne il significato. Nell’esempio della pubblicità visto in precedenza, il topic è costituito dall’immagine. In 007 Skyfall, il topic si riferisce al fatto che la spia, per quanto efficiente, sia umana. Nello spot del Super Bowl visto, inizialmente non capiamo il senso del testo: ciò che vediamo è inizialmente avulso da ciò che sentiamo, ma quando viene fatto capire che si tratta di una donna che chiama il 911 facendo finta di ordinare una pizza, con poche battute riesce a fare intendere allo spettatore che il topic è relativo alla violenza sulle donne.
Lezione 2
Umberto Eco, in Lector in fabula, intende le strutture della narrazione non come strutture vincolanti, ma come nodi cooperativi. È fondamentale capire il topic di un intreccio narrativo per comprenderne il significato. Le strutture narrative aiutano a comprendere il significato del testo o, in caso di un’interpretazione sbagliata, permettono di trarne il massimo piacere possibile. Ad esempio, nello spot contro la violenza domestica il piacere è dato dalla sorpresa di scoprire cosa stia succedendo.
Le strutture attanziali si riferiscono all’attante, il soggetto: sono strutture tese a chiarificare quale sia il ruolo del soggetto nella narrazione. Non sono esibite in superficie, ma vengono ipotizzate dal lettore come chiave per l’attualizzazione completa del testo. Sono delle domande che il fruitore si pone circa il soggetto del testo. L’attante non è un determinato personaggio, ma è una funzione svolta da esso nella narrazione.
Una volta attualizzate le strutture narrative e mentre avanza previsioni sugli stati della fabula, il lettore può formulare una serie di macro-proposizioni ancora più astratte di quelle narrative, individuando, cioè, dei ruoli (Greimas) o delle funzioni narrative (Propp). L’importanza delle strutture attanziali sta nel fatto che, secondo Propp e Greimas, sono universali, comuni in moltissime forme di racconto. In narratologia, il concetto di attante è di primaria importanza. Esso è ispirato a concetti di grammatica.
Secondo il modello attanziale di Greimas, elaborato attorno al 1966, le strutture attanziali fondamentali sono tre: il Soggetto (l’attante principale, l’operatore di stato, colui che si definisce in relazione all’Oggetto), l’Oggetto (attante che muove l’azione del Soggetto verso l’Oggetto di valore, ciò a cui tende il Soggetto) e il Destinatore (chi muove concretamente verso l’Oggetto o agisce in fuga da esso; può sia essere un personaggio che un sentimento).
Secondo Greimas, il Soggetto agisce per conquistare l’Oggetto (che può anche essere una persona), che dunque condiziona le azioni del Soggetto. Nel suo agire, il Soggetto attua una performance, cioè muove concretamente verso l’Oggetto o agisce concretamente su esso e su quanto si interpone tra lui e la sua meta. Il Soggetto è dotato di una competenza, ossia è in grado di tendere verso l’Oggetto e di intervenirvi: prima ancora di fare, egli sa fare, può fare, vuole fare e deve fare.
James Bond è il Soggetto per eccellenza, ha tutte le qualità per essere il vettore dell’azione. Il Soggetto agisce sulla base di un mandato, ovvero se tende all’Oggetto è perché a monte qualcuno (il Destinatore) lo ha invitato a muoversi. In 007 Skyfall, il Destinatore non è solo una persona specifica, ma un sentimento profondo di vendetta verso il nemico.
Il Soggetto, a seguito del proprio agire, ottiene una sanzione, ossia vi è una retribuzione-ricompensa (happy end) o, più raramente, una detrazione-punizione che stabilisce la qualità dei risultati raggiunti. Spesso nei film d’azione vi è un happy end, ma nella fine di 007 Skyfall sia un riconoscimento (James Bond sconfigge il nemico) che la morte di M, capo di James Bond, e tale evento rappresenta un forte dramma per il protagonista.
Accanto all’asse portante Soggetto-Oggetto, si delineano due ulteriori assi: Destinatore (chi trae beneficio dall’Oggetto; può sovrapporsi al Destinatore o essere, ad esempio, una comunità o la giustizia), Aiutante (ad esempio Q nei film di 007) e Oppositore (ad esempio Javier Bardem in 007 Skyfall), delineati rispetto alle azioni che il Soggetto intraprende per entrare in possesso dell’Oggetto.
Secondo Greimas, le relazioni tra attanti sono: Manipolazione, per la quale il Destinatore, tramite promessa, minaccia, seduzione e provocazione, persuade il Soggetto a compiere una missione; Competenza, per la quale il Soggetto si procura i mezzi per procedere con la missione e implicando, dunque, un volere e un dovere (virtualizzanti) oltre che un sapere e un potere (attualizzanti); Performanza, ovvero la prova principale, nella quale il Soggetto modifica lo stato di cose; e Sanzione, ossia il verdetto emesso dal Destinatore sul lavoro svolto dal Soggetto.
In 007 Skyfall, il Destinatore M fa una promessa a James Bond per mandarlo in missione, le donne spesso cercano di sedurre James Bond per convincerlo a lavorare per i cattivi, la provocazione può essere quella del cattivo che fa a James Bond un discorso sulla lealtà. Q aiuta il soggetto, James Bond, ad attualizzare una capacità che il Soggetto ha realizzando dei device tecnologici.
Casetti e Di Chio affermano che il ruolo dell’attante nella sceneggiatura è importante in base al posto che occupa nella relazione. Le strutture attanziali mettono in luce i nessi strutturali e logici che legano il personaggio ad altre unità. L’importanza degli attanti è, dunque, di tipo relazionale rispetto al posto che essi occupano nella narrazione. L’attante si differenzia dal personaggio: il personaggio si riferisce a diversi attanti, mentre la funzione dell’attante è
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