Etichetta medioevo e sua visione nei diversi secoli
Nasce nel contesto della cultura rinascimentale italiana tra 15 e 16esimo secolo, quando l’elemento forte della cultura del Rinascimento è il recupero integrale della cultura antica, classica greca-romana. Nell’ottica di questo recupero, una grande periodizzazione, il Medioevo si pone in mezzo a due momenti storici caratterizzati da positività: antichità classica e modernità; il mezzo millennio di storia del Medioevo è noto quindi solo perché sta in mezzo a questi due periodi.
Questa ripartizione/visione del mondo medievale viene consolidata dopo 2 secoli, nel 700 dell’Illuminismo e delle rivoluzioni, quando si mostra la volontà di liberarsi da avanzi e resti di quello che era il mondo medievale.
La visione del mondo medievale viene ripresa in maniera positiva dal Romanticismo, all’inizio dell’800 (19esimo secolo?): esso infatti polemizza il periodo del Medioevo (l’etichetta di Medioevo rimane), ma esso non viene più visto solamente in maniera negativa, bensì viene caricato di valenze e contenuti positivi.
Nella prima metà del 19esimo secolo, si sono iniziati per la prima volta degli studi intensi di storia medievale, per recuperare le radici di un’identità nazionale; infatti, sul piano culturale linguistico, nel Medioevo occidentale si sono formate più identità linguistiche come l’italiano (Divina Commedia) o l’inglese (Shakespeare).
Medioevo significa “età di mezzo”: è un periodo di circa mille anni compreso tra la fine del mondo antico (476, caduta dell’impero d’Occidente) e l’inizio dell’età moderna (1492, scoperta dell’America). Si distingue in Alto Medioevo (VI-XI) e Basso Medioevo (XI-XV).
Epoca caratterizzata da una complessiva decadenza della civiltà e dalla presenza politica e temporale del papato. Decadenza delle arti e della lettere, crisi della vita cittadina, imbarbarimento e regresso complessivo dell’Europa.
Mentre l’Europa Occidentale attraversò una lunga fase di regresso, il periodo medievale fu l’età d’oro della civiltà araba e bizantina.
Come comprendere il passato medievale
Visioni del mondo
Quando si studia la storia, non abbiamo di fronte eventi, bensì TESTI, che raccontano esperienze umane così come le hanno vissute. Essi sono scritti con linguaggi del passato diversi dai nostri, che bisogna imparare a leggere e tradurre in termini per noi oggi significativi.
Questo può apparire complicato, in quanto il Medioevo è sia:
Qualcosa che ci appartiene (edifici).
Qualcosa a noi estraneo per la diversa visione del mondo adottata in quel periodo. Infatti, la distinzione tra Medioevo e modernità sta nelle visioni fondamentali del mondo e della realtà:
Modernità: nella visione moderna attuale, la realtà è la realtà fisica, cioè quella di cui abbiamo esperienza diretta, immediata e sensoriale, indipendentemente dal fatto che ognuno può avere un orientamento alla spiritualità. Il mondo reale nella modernità è legato solo al mondo fisico.
Medioevo: per il mondo medievale, come per tutte le culture tradizionali (come le culture primitive, altra etichetta negativa), la realtà si articola in due grandi ambiti correlati. Il contenuto del Medioevo è quello della visione del mondo in cui la realtà si articola in:
Realtà fisica – trascendente: esperienza immediata e diretta, che però è l’ambito meno importante perché non è la realtà vera. Es.: dell’aspetto fisico di cui abbiamo esperienza fisica diretta, che è il passare del tempo: coscienza della morte.
Realtà spirituale – eterna: ambito più importante e vero, posto al di fuori del mondo fisico. La realtà spirituale è quella di cui si può avere esperienza interiore e della quale non si conosce il tempo e la morte.
Per unire le 2 realtà ci sono valori totalmente cristiani: valore di riferimento che funziona in tutti gli ambiti della vita umana (lavoro, famiglia, politica).
Inoltre si attua una nuova valutazione/apprezzamento della realtà naturale considerata di per sé.
Esempio: le due crocifissioni di Cimabue e di Giotto una di fronte all’altra nelle prime stanze degli Uffizi.
In quella più vecchia si ha il Cristo che non è una rappresentazione di una realtà naturale, ma di una realtà di un’idea. Quello di Giotto è la rappresentazione di un corpo umano, con molta attenzione alla realtà naturale (anatomia): tentativo di rappresentare il naturale.
In quella di Cimabue è un tentativo di rappresentare un sovrannaturale, un’idea, non la natura.
Altro processo collegato al primo, anche se diverso, “es war keine sakralisierung sondern eine spezialisirung”. Al posto di valori spirituali (sovrannaturali), si usano solo valori che fanno riferimento al mondo naturale (al passare del tempo).
La caratteristica del mondo naturale è che il tempo passa, in quello sovrannaturale no.
Il fatto che rende drammatico il passare del tempo è la mortalità.
La secolarizzazione, cioè sostituire attenzione al sovrannaturale con quella al naturale, non è stata una secolarizzazione, ma una specializzazione, perché al posto di un unico insieme di valori validi per tutte le esperienze umane (in tutti i loro ambiti), per ogni ambito corrisponde un insieme di valori diverso: nella vita professionale il valore è avere successo.
Il tardo impero romano, un’età di trasformazioni
La specializzazione è la secolarizzazione più efficace.
Insieme a tale processo, avviene anche lo sviluppo del cristianesimo e il suo inserirsi nella cultura classica e nella cultura romana.
Istituzioni e società del tardo impero romano
Verso la fine del II secolo l’Impero romano dominava un territorio di vastissime dimensioni, all’interno del quale vi si trovava un ambiente economico, politico e culturale condiviso.
Con l’inizio del 3 secolo si avvia una politica di consolidamento dell’Impero, quindi l’imperatore Diocleziano nel 235 con l’ordine tetrarchico suddivide l’Impero in Occidentale e Orientale, entrambi governati da un augusto.
La culla dell’Impero rimaneva Roma ma col tempo, nel 330, Costantino fondò la città di Costantinopoli.
Venne riorganizzato anche l’esercito: i soldati venivano pagati in natura dalle popolazioni.
I costi elevati non erano ricoperti dalle entrate che si sarebbero dovute avere.
La figura dell’imperatore era sempre più sacralizzata e iniziarono ad aversi rivolte interne a causa della politica uniformistica.
L’esercito non aveva più il compito di espandere il territorio romano, bensì quello di proteggerlo dalle invasioni.
La tendenza dei romani a sfuggire all’arruolamento.
Le stirpi barbare
Invasioni barbariche: le migrazioni delle stirpi e la fine dell’Impero romano in Occidente.
Barbari = etichetta data dai cittadini dell’Impero romano a tutte le persone, realtà e situazioni estranee al proprio quadro culturale linguistico. Quelle dei barbari sono tribù che si stanziano lungo il confine dell’Impero romano, che hanno delle caratteristiche diverse; di solito li accomuna la religione. Hanno una politica elementare, vivono di guerra, saccheggio e di pastorizia.
Ai tempi dell’Impero romano l’Oriente vantava di uno scambio di merci con l’Asia quali ad esempio la seta (oggetto di lusso al tempo).
Mentre in Occidente i costi doganali erano sempre più elevati. I costi elevati dell’Impero non ricoprivano le spese, e ciò generò che l’esercito, che si stanziava lungo le frontiere, non venendo più pagato si rifiutava di proteggere il confine.
Col tempo gli abitanti dell’Impero si rifiutarono di salire alla leva militare e ciò costrinse l’Impero ad arruolare uomini delle stirpi barbare che si stanziavano lungo i confini. Fu concesso loro di stare in territorio imperiale, in cambio di leva militare. La convivenza con i barbari era regolata dal sistema Hospitalitis: ai barbari veniva dato un terzo del territorio per sostentarsi. Il rapporto tra barbari e romani fu di disprezzo e timore, ma per i romani scendere a patti con queste popolazioni era un modo per tenerli a bada.
Non si sa molto su queste popolazioni, se non il fatto che ognuna di esse era accomunata da una propria religione. Alcuni esempi:
I Franchi, stanziati nella Gallia (che non è ancora Francia!!!): il termine significa combattenti liberi.
I Longobardi in Italia (a metà del 6o secolo): non è un gruppo linguisticamente e etnicamente omogeneo; comprendono slavi e mongoli, che prima della seconda fase, essi costruirono eserciti mercenari, utilizzati comunque alle dipendenze dell’Impero romano.
Goti (nome di una popolazione dell’odierno regno di Svezia, con un’identità linguistica).
Nel IV secolo l’Impero barbarico, con Attila, riuscì a raggiungere dimensioni vastissime, ma dopo la sua morte si sgretolò in poco tempo.
A partire dalla fine del IV secolo si assiste a una migrazione di barbari all’interno dell’Impero senza precedenti, le motivazioni possono essere:
Il fatto per cui l’Impero degli Unni inizia ad imporre la sua egemonia dall’Europa centrale all’Asia centrale, attraverso aggressioni e attacchi: quindi una grande quantità di persone (prevalentemente germaniche), i barbari, scappa da queste situazioni, attratte dal mondo del benessere dell’epoca. Danno poi luogo ad un’enorme ondata migratoria, con conseguenze disastrose.
Cambiamento del clima, che ha costretto queste stirpi alla ricerca di luoghi in cui la sopravvivenza era possibile.
I barbari, diventati ora più numerosi all’interno dell’Impero, avanzavano nuove pretese, minacciando di prendere con la forza quello che non veniva loro concesso.
Iniziano le invasioni barbariche: i romani si resero conto che erano militarmente deboli di fronte a quelle stirpi e l’unico modo per tenerli a bada era scendere a patti.
Invasione dei Goti: i romani evitarono il formarsi di un regno ostrogoto per mano dei goti.
Invasione longobarda e franca: successivamente l’Italia fu sconvolta, all’arrivo dei Longobardi e dei Franchi, che sfruttano questo momento di debolezza e si insediano nell’Impero romano, che ai tempi controllava:
Le coste adriatiche e tirrenee, pianura padana e parte appenninica italiana.
Le regioni più avanzate e dinamiche, che ai tempi erano Sicilia, Puglia e Calabria, ai tempi il granaio d’Europa.
I romani lasciarono che:
I Longobardi occupassero la pianura padana e la parte appenninica d’Italia.
I Franchi si insediassero nella vecchia provincia romana, cioè la provincia d’eccellenza “la Provence” (Provenza).
Qui i Longobardi e i Franchi creano strutture sovrane e indipendenti: ciò portò poi il collasso del mondo antico. Inoltre, oltre al crollo di strutture politiche (per via dell’incapacità di far fronte a spese materiali), porta al crollo, sul piano materiale, delle strutture che avevano caratterizzato l’Impero.
Riassunto
Gli storici sono soliti porre l’inizio del Medioevo nell’anno 476, anno in cui il re germanico Odoacre depose l’ultimo sovrano dell’Impero Romano, il quale all’inizio del quinto secolo, alla morte di Teodosio il Grande, era diviso in Oriente e Occidente; il sovrano deposto, Romolo Augusto, detto “Augustolo perché di età giovanissima”, era imperatore nella parte occidentale.
Già da prima di quella data, però, l’Impero occidentale era soggetto alle scorrerie dei popoli germanici, i quali, venendo a mancare la stabilità del potere centrale e quindi la difesa dei confini settentrionali, iniziarono a penetrare nel territorio romano.
Quelle dei cosiddetti “barbari” non furono però vere e proprie invasioni, ma in realtà si trattò di grandi movimenti migratori dovuti a una lunga serie di motivi:
I vari popoli germanici erano popolazioni nomadi, che si spostavano di continuo.
Verso la fine del quarto e l’inizio del quinto secolo successe qualcosa che li spinse a migrare verso sud: forse un cambiamento climatico e molto più probabilmente la pressione di popolazioni più feroci e potenti da nordest: gli Unni di Attila.
Fatto sta che le popolazioni germaniche iniziarono a migrare verso le terre Romane e vi si stabilirono; desiderosi di maggiore autonomia, dal momento che avevano raggiunto una grande densità di popolazione nell’Impero, iniziarono a fare la voce grossa nei confronti della componente Romana.
I primi furono i Visigoti, i goti dell’ovest, che saccheggiarono Roma, occupandola per un breve periodo, alla fine del quale (416) si stabilirono in Aquitania, dando vita al primo regno romano-barbarico.
Fu poi la volta dei Vandali, i quali occuparono le regioni africane e nel 455 saccheggiano Roma.
La situazione delle altre regioni dell’Impero non era migliore:
La Gran Bretagna era stata abbandonata già alla fine del quarto secolo e nel quinto era già diventata di “proprietà” della componente germanica (Angli, Sassoni, Juti e Frisoni).
Per l’Italia, la situazione fu un po’ più complessa: l’Italia cessò di essere Romana nel 476. Odoacre regnò sulla penisola fino al 488, anno in cui gli Ostrogoti, che agivano sotto l’egida dell’imperatore d’Oriente, il quale voleva riappropriarsi dell’Italia, invasero il paese e lo conquistarono dopo cinque anni di violenta guerra. Il capo degli Ostrogoti, Teodorico, non consegnò l’Italia all’imperatore che l’aveva inviato, ma se la tenne per sé instaurando il regno romano-barbarico degli Ostrogoti.
Tutti questi popoli, dopo aver istituito i loro regni, si convertirono al cristianesimo, ma a quello “sbagliato”: abbracciarono infatti la fede Ariana. I Germani appena convertiti al Cristianesimo scelsero questa strada soprattutto per semplicità, perché faticavano a credere nella doppia natura divina e umana di Cristo. Ciò fu definito come un’eresia nel concilio di Nicea del 325, il primo concilio dei vescovi della chiesa cristiana.
L’unico regno che abbracciò subito la fede Cattolica fu il regno Franco.
I Franchi erano una congregazione di tribù germaniche che abitavano oltre il confine romano del Reno e quando la protezione su questo venne meno, iniziarono a penetrare in Gallia instaurando un regno romano-barbarico. Tra il 486 e il 496, il re Clodoveo unificò il regno e si convertì al Cattolicesimo Romano.
I regni romano-barbarici, seppur fossero molto diversi tra loro, seguivano pressoché tutti lo stesso schema di governo: l’aristocrazia Germanica era molto forte dal punto di vista bellico ma scarsa dal punto di vista dell’organizzazione politica e burocratica, quindi:
Il re e i principali generali erano di etnia germanica.
Gli alti funzionari e i consiglieri di stato facevano parte della classe dirigente Romana.
Ondata migratoria
Si possono distinguere due fasi diverse di reazione all’ondata migratoria:
| Prima fase | Seconda fase |
|---|---|
| Periodo: corso del 5o secolo. | 6o secolo: momento di debolezza delle strutture pubbliche, imperiali, militari in Occidente. |
| Modalità di insediamento: i barbari si insediano all’interno dell’Impero in modo pacifico, con momenti di tensione, ma evitando una rottura nelle grandi strutture politiche, sociali e culturali dell’Impero. | L’insediamento delle popolazioni barbariche nell’Impero causa il collasso delle strutture culturali e politiche ed inizia il tentativo di volerne creare di nuove. |
| Dimensioni: migrazioni di massa, ma contate a numeri migliaia o massimo a decine di migliaia: piccole migrazioni, graduali e gestibili. | Migrazioni quantitativamente più consistenti: l’ondata più rapida e violenta. |
| Rapporto barbari-romani: i romani facevano svolgere ai barbari i lavori che nessuno voleva più fare: es. soldato e mantenimento ordine pubblico, mansione per cui le popolazioni germaniche erano molto portate. | |
| Posizione dei barbari nell’Impero romano: inseriti nell’esercito. Gli viene riconosciuta una posizione nell’Impero romano: il “capo tribù” ottiene dignità ufficiale nella gerarchia amministrativa e politica dell’Impero romano. | I Franchi e i Longobardi sfruttano il momento di debolezza e si insediano nell’Impero romano, creando strutture sovrane e indipendenti: ciò portò al collasso del mondo antico. |
Eventi che portano al collasso del mondo classico, e quindi all’inizio del Medioevo
Il collasso della civiltà classica dipende da una serie di fattori di debolezza che si combinano tra loro:
La fornitura di schiavi diminuisce, e quindi diminuisce anche la produzione materiale, e quindi diminuiscono anche le conquiste.
Basso interesse per la vita materiale: assenza di una scienza economica. In un’economia fondata sulla circolazione del denaro, non comprendono ancora: il modo e il motivo del funzionamento del flusso del denaro, e il motivo per cui cambia il potere d’acquisto della moneta.
Impoverimento materiale della società, dovuto alla forte pressione fiscale legata al costo altissimo dell’erogazione dei numerosi servizi di qualità offerti dall’Impero romano (strade romane, ordine nelle città, trasmissione della posta).
Problema di comunicazione tra la realtà
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