La popolazione
La popolazione europea rimase relativamente scarsa e "giovane" fino al XVIII secolo con periodi di crescita caratterizzati da un’alta natalità ma anche da un’altrettanto alta mortalità (ordinaria/catastrofica); raramente le città superavano i 100.000 abitanti. Incrementi più o meno accentuati si hanno dal 1000 al 1350, dal 1400 al 1600 (minore) e dal 1700 in poi (soprattutto grazie all’introduzione di nuove colture dall’America); dal 1350 al 1400 si ha una drastica diminuzione della popolazione di circa 1/3 causata dalla "peste nera" (1348).
La popolazione viveva sempre al limite della sussistenza, infatti la crescita demografica si fermava ogni volta che venivano raggiunti i limiti di risorse alimentari disponibili e dalle continue epidemie. A partire dal 1700 vengono abbattute le problematiche relative all’igiene ed alla medicina e con la Rivoluzione Industriale si è così potuto abbassare notevolmente la mortalità, lasciando invariato il livello della natalità grazie a rudimentali metodi di controllo delle nascite (quali il celibato, il monachesimo…).
I primi censimenti nazionali furono effettuati tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX.
Tipi di domanda
- Domanda beni di consumo
- Domanda interna privata
- Domanda di servizi
- Domanda interna pubblica
- Domanda di beni capitali
- Domanda estera
La domanda privata
In genere la quantità e la qualità dei bisogni di una società dipendono da:
- Totale della popolazione
- Struttura della popolazione per età, sesso e professione
- Fattori geofisici
- Fattori socioculturali
Ma la struttura della domanda è determinata da:
- Livello del reddito corrente e cumulato (salari, stipendi, rendite)
- Sua distribuzione
- Livello e struttura dei prezzi
Con un reddito di sussistenza la maggioranza della popolazione (80-90 %) spende quasi interamente per beni di prima necessità quali cibo e vestiario. La dieta tipica dell’uomo comune è prevalentemente basata sul consumo di pane arricchito con i farinacei disponibili (patate, mais, castagne…) e cereali, con conseguente insorgere di malattie derivate dalla carenza di vitamine e degli altri principi nutritivi; al contrario i benestanti soffrivano di gotta causata dall’eccessiva sovralimentazione. Oltre alle spese di prima necessità, i consumi dei ricchi eccedevano l’utilità e spesso erano solamente il mezzo per esternare la propria passione sociale. Distinguiamo infatti:
- Servizi legali e notabili
- Istruzione
- Servizi religiosi
- Abbellimento artistico dell’abitazione
- Divertimenti
- Servizi medici
- Tessuti pregiati (cotone, seta), spezie, manufatti
- Zucchero, tè, caffè...
Data l’inesistenza di istituti per la raccolta del risparmio, e dato che le monete per buona parte erano fatte di metallo pregiato, il risparmio veniva "tesoreggiato", cioè non investito, causando così una diminuzione del flusso monetario. Spesso capitava che a periodi prolungati di tesoreggiamento ne seguivano altri di "dis-tesoreggiamento". Specialmente durante il Rinascimento si afferma un modo di vivere diverso, con molta attenzione ai consumi vistosi e particolari (es. a Versailles).
Legge di Engel
"La percentuale di reddito speso per il consumo di cibo è inversamente proporzionale al suo ammontare complessivo."
La domanda pubblica
Non è facile distinguere tra settore privato e settore pubblico. Si tratta di una distinzione artificiosa (e antistorica) nel mondo feudale. I monarchi non avevano nessuna distinzione fra patrimonio privato e tesoro dello stato.
Il livello e la struttura della domanda pubblica dipendono da:
- Reddito del potere pubblico
- Bisogni della comunità
- Struttura dei prezzi
Il reddito pubblico deriva da:
- Imposizione fiscale
- Debito pubblico (dal medioevo)
- Beni demaniali (confusi sempre con quelli personali)
- Signoraggio (cioè il prelievo sulla monetazione)
Nel 1600 il potere fiscale passa dal sovrano al parlamento, che era maggiormente regressivo e non progressivo; intorno al ‘700 e all’800 vengono istituiti i primi catasti, provocando così un duro scontro tra stato e la grande aristocrazia terriera. Le tassazioni indirette erano quelle più diffuse poiché era molto difficile calcolare il reddito di ciascuno e sovente colpivano i beni di prima necessità, e quindi di largo consumo, impoverendo ulteriormente la popolazione. Solo in seguito, per contenere gli eccessivi sforzi delle classi più abbienti, vennero tassati anche i beni di lusso, a volte anche promuovendo apposite leggi. Le città italiane dove il debito pubblico era più sviluppato erano Genova, Venezia e Firenze (per guerre). Uno dei primi esempi risale intorno al 1300 durante la Guerra di Chioggia tra Genova e Venezia: quest’ultima, trovandosi sotto assedio, impose trasferimenti coattivi di denaro dai cittadini più ricchi dando in cambio certificati del debito pubblico che non promettevano la restituzione dell’intero importo nominale ma abbondanti interessi periodici. A Genova gli imprenditori si consorziavano in una banca che gestiva il debito pubblico; per pagare i relativi interessi venne effettuata una pesante imposizione fiscale sulla Corsica la quale, anche se per poco tempo, diventò proprietà della banca stessa.
I bisogni della comunità erano in genere determinati da:
- Guerra e difesa
- Amministrazione civile
- Vita di corte
- Festività
Già dal XIII secolo in Italia e nelle Fiandre si riconobbe l’indispensabilità di alcuni bisogni, quindi venivano stipendiati tramite denaro pubblico medici, chirurghi e maestri. Allo stesso modo, dato che erano frequenti le rivolte popolari per mancanza di cibo, già nel XII secolo vennero istituiti i primi "Uffici dell’Abbondanza", che costituivano scorte da distribuire nei momenti di necessità.
La domanda della Chiesa
Senza dubbio la Chiesa è una élite di fondamentale importanza fin dall’antichità per cultura, ricchezza, capacità amministrativa e comunicazione sociale di massa.
Sono due le principali fonti del reddito della Chiesa:
- Trasferimenti:
- Facoltativi: carità e donazioni.
- Coattivi: decime (obbligatorie ai contadini per il sostentamento della Chiesa) e manomorte (diritto di acquisire le eredità non reclamate).
- Redditi del patrimonio ecclesiastico: nascono nell’Alto Medioevo quando l’Impero Germanico affidò alla Chiesa la gestione delle Terre Italiane dopo la fine dell’Impero Romano.
Struttura delle spese ecclesiastiche:
- Domanda pubblica: papato e principati ecclesiastici
- Domanda dei benestanti: episcopati, grandi monasteri
- Domanda della massa: basso clero e piccole comunità
Domanda estera
Gli scambi tra diversi sistemi economici generalmente vertono su:
- Beni e servizi (costituisce la maggior parte del commercio esterno con importazioni ed esportazioni)
- Trasferimenti gratuiti di ricchezza (a volte coatti, alla fine di una guerra il vincitore prende ciò che vuole dalla parte perdente)
- Movimento di capitali e di metalli preziosi (i mercanti investendo danno luogo a trasferimenti di capitali)
Lo scambio di beni e servizi è rappresentato dalle esportazioni che riflettono la domanda estera e dalle importazioni che rappresentano quella interna. Lo sviluppo della domanda estera fu un elemento determinante nello sviluppo economico dei Comuni italiani, così come accadde per Inghilterra e Olanda nei secoli XVI e XVII. Un altro esempio: la domanda olandese, inglese e francese di olio e seta grezza sul mercato italiano del secolo XVII ebbero l’effetto di facilitare ed accelerare l’involuzione agrario-feudale della Polonia e dell’Italia e di pregiudicarne l’ulteriore sviluppo.
I fattori produttivi
Il lavoro
Per qualsiasi società è importante poter determinare con precisione:
- La popolazione attiva (produce e consuma)
- La popolazione dipendente (consuma ma non produce)
- Il loro rapporto di indipendenza
Generalmente nelle società preindustriali la popolazione attiva aveva un’età compresa nella fascia tra 15 e 64 anni (2/3 del totale) mentre quella dipendente tra 0 e 14 anni; i vecchi dovevano lavorare fino alla morte e i bambini venivano messi a lavorare già da piccoli. Veniva effettuato anche un largo uso della manodopera femminile (lavori a domicilio, servitù, nutrici, balie…)
Ogni società, prima del XVIII secolo, aveva una percentuale di popolazione attiva compresa tra il 65% e il 90%, impiegata in agricoltura, soprattutto a causa della bassa produttività di quest’ultima. La popolazione rurale comprende molti sottoinsiemi: lavori agricoli propriamente detti, attività di trasformazione e commercializzazione degli stessi, attività manifatturiere di servizio. I tempi di lavoro, in agricoltura, sono molto irregolari: vi sono periodi di superlavoro ed altri di minor lavoro, inoltre si è legati alla luce ed alle condizioni atmosferiche. Una cosa simile accade per il lavoro artigianale, anche se esso è molto più continuativo.
Generalmente il lavoro artigianale è svolto su commissione da parte di mercanti, i quali a volte forniscono progetti e materie prime. Il lavoro era comunque gestito dal mastro bottegaio sul modello familiare, anche nei confronti degli apprendisti. Parte rilevante della popolazione era anche costituita dai religiosi, la cui percentuale oscillava tra l’1,1% e il 2% della popolazione di ogni stato europeo. In Italia il fulcro della burocrazia era il notaio, comparso nelle città lombarde verso l’VIII secolo (che durerà fino al XII secolo).
La presenza o meno di lavoro specializzato era un fatto decisivo per l’esistenza di attività manifatturiere. Molto importante fu la politica economica di Bologna nel 1230: fornitura di attrezzature, mutui agevolati, agevolazioni fiscali ecc… per favorire l’immigrazione di artigiani specializzati ottenendo un grande successo; fu infatti ripetuta fino al 1389, essendo un’esperienza assolutamente innovativa e ben documentata sebbene molto costosa. La formazione professionale veniva prevalentemente svolta con l’apprendistato, che con la rivoluzione comunale avvenuta tra i secoli XI e XIII divenne fondamentale per la diffusione di scuole pubbliche. Tra il XIII e il XV secolo nacquero le università.
Per tutto il XIII secolo le corporazioni mercantili dominarono indiscusse la scena europea, poi si fecero avanti anche quelle artigiane. Le corporazioni soddisfecero parecchie esigenze, tra cui: organizzazione collettiva, assistenza mutualistica, istruzione e formazione, controllo sulla qualità della produzione.
Il capitale
Beni economici utilizzati nell’esercizio dell’attività economica.
Capitale fisico:
- Non riproducibile: risorse naturali.
- Riproducibile: beni prodotti e producibili dall’uomo:
- Fisso: entra in più cicli produttivi, acquisisce importanza dalla rivoluzione industriale, prevalentemente rappresentato da edifici e trasporti
- Circolante: si esaurisce in un ciclo produttivo. Costituito da scorte (materie prime, prodotti semilavorati, prodotti finiti).
Capitale finanziario:
Fino al 1000 il capitale fisso era trascurabile (tranne che i commerci) ma poi le cose cambiarono soprattutto con la diffusione dei mulini e dei cascinali. Suini e pollame erano considerati capitale circolante ma ovini, equini e bovini avevano diverse funzioni: concimazione, forza-lavoro, produzione di latte e lana (capitale fisso), produzione di carne, pelli e lardo (capitale circolante).
L’età preindustriale fu sempre caratterizzata da violente fluttuazioni dei raccolti, insicurezza dei trasporti ed alto costo degli stessi; fu proprio per questi fattori che le scorte furono l’elemento “cuscinetto” della saldatura tra produzione e domanda. Appena era possibile si creavano delle scorte sul principio che il volume di queste ultime era proporzionalmente più elevato in quei settori in cui la domanda era caratterizzata da un relativamente alto grado di elasticità e l’offerta era soggetta a drastiche ed improvvise fluttuazioni. Dato il loro elevato costo, le scorte tendono ad ampliarsi solo in casi di timori verso complicazioni internazionali o di guerre (capitale con un alto grado di volatilità).
Risorse naturali
Nell’Europa preindustriale la risorsa per eccellenza era la terra, data la sua abbondante presenza ed i suoi molteplici usi: agricoltura, minerali, legname, risorse idriche… Per salvaguardare tali risorse, già alla fine del XIII secolo vennero presi provvedimenti innovativi come la creazione di aree per il rimboschimento e la limitazione del disboscamento.
Legge di Malthus: “la popolazione cresce finché vi sono terre disponibili, poi questa crescita cessa; all’aumentare della popolazione si mettono a coltivazione terre con rendimenti decrescenti (prima si mettono a coltura le terre migliori e poi quelle peggiori.”
Questa teoria non tiene conto di particolari come la possibilità di bonifica e la posizione strategica dei villaggi in zone poco fertili. Le fonti energetiche per eccellenza nell’Europa preindustriale erano: legname, animali, manodopera, sole e più tardi i mulini, questi ultimi sfruttando l’energia idraulica ed eolica.
Organizzazione produttiva
La forma di organizzazione agricola prevalente nel periodo 800-1000 era il sistema curtense (curtis:economia=feudalesimo:militare). La Curtis era una vasta proprietà terriera divisa in due parti principali: la “pars dominica” e la “pars massaricia” (mansi). La prima era la più estesa ed era posta sotto il controllo diretto del signore, mentre i mansi erano molto piccoli ed affidati a servi che dovevano versare periodici tributi in natura e giornate di lavoro gratuite (corvée).
Con la fine del feudalesimo (XII secolo) si ha anche la scomparsa del sistema curtense: le terre vennero ulteriormente divise e concesse in affitto contro canoni monetari (progressiva scomparsa servitù). I nuovi sistemi che seguirono furono la mezzadria e la bottega. L’artigiano era il primo esempio di imprenditore, che possedeva capitale ed era libero. La produzione si concentrava su due poli: la bottega dell’artigiano e il magazzino del commerciante (che commissionava i lavori).
La bottega: l’artigiano di bottega spesso possiede il capitale, lavora più ore dell’operaio industriale senza però dover soggiacere a orari imposti, lavora su commissione richiesta dal mercante che sovente gli fornisce la materia prima (capitale circolante) e il capitale fisso (es. telaio). Grandi imprese con numerosi operai si ebbero nel settore minerario ed in quello delle costruzioni navali.
La rivoluzione urbana
Crisi del III secolo:
- C’è un indebolimento dell’impero occidentale, con incursioni di germanici ed asiatici spinti dalla pressione musulmana. In dinamismo solo la Gallia regge il confronto con le provincie orientali.
Invasioni germaniche del V secolo:
- I germanici già insediati pacificamente in precedenza assumono il controllo dell’Europa centrale e occupano le terre del nord Italia; è l’inizio della cristianizzazione europea. Nel 476 il generale Odoacre comanda le truppe germaniche in Italia: fine dell’Impero Romano d’Occidente ed inizio dei regni germanici.
Guerra greco-gotica (535-553):
- L’Italia, già indebolita dalla peste, subisce gli attacchi da parte dell’Impero d’Oriente con Giustiniano, che contribuiscono notevolmente alla decadenza italiana.
Invasione longobarda (568):
- I germani ancora poco romanizzati discendono dalle coste del Baltico incontrando la resistenza dell’Impero d'Oriente sulla linea Roma-Venezia-Ravenna.
Espansione araba (632-733):
- Pastori e cavalieri si espandono dall’India all’Africa settentrionale fino alla Spagna meridionale, trovando la resistenza del regno di Francia (ascesa carolingia). Finisce il mondo antico sviluppatosi attorno al mediterraneo, il quale con gli arabi diventa territorio di frontiera e di scontro con i cristiani. L’Italia si trova divisa tra regni bizantini e basi greche.
Rinascita carolingia:
- Questo quadro si consolida tra 700 e 800 sotto Carlo Magno. I franchi resistono all’espansione visigota e crescono politicamente e militarmente.
Invasioni vichinghe, ungare e saracene (fine IX – inizio X secolo):
- Il Sacro Romano Impero si divide tra gli eredi di Carlo Magno, rimanendo tuttavia unito per cultura e religione. Di tutti gli invasori solo i Normanni ottengono i territori del meridione italiano concessi dal Papa. Le popolazioni germano-latine, per difendersi dalle frequenti incursioni, si racchiudono nelle mura di castelli ubicati nei territori di più difficile accessibilità abbandonando così le terre più fertili; le montagne si spopolano. L’Europa è povera, rozza, arretrata e viene continuamente saccheggiata; i più importanti centri politici ed economici sono infatti Bisanzio e le città arabe; bizantini ed arabi intrattengono comunque ottimi rapporti commerciali con i normanni.
Alla fine del X secolo il sistema feudale riesce a contenere la pressione di saraceni ed ungheresi: terminano quindi le incursioni dall’esterno. La svolta si ha con la sconfitta degli ungheresi, avvenuta contemporaneamente alla...
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