Estratto del documento

Storia economica

Rebecca Quagliato

I macro argomenti che tratteremo sono:

  • Aspetti introduttivi e metodologici
  • La rivoluzione industriale inglese
  • I processi di imitazione (si dividono in first comers e late comers)
  • Le relazioni economiche nell'Ottocento
  • La Belle Époque
  • La prima guerra mondiale
  • La crisi del '29
  • La seconda guerra mondiale
  • La cooperazione internazionale

Il punto di partenza del corso è quello di approfondire le dinamiche attraverso le quali i paesi europei ed alcuni extra-europei si trasformarono in paesi industriali.

Aspetti introduttivi e metodologici

Le origini della storia economica, come disciplina accademica, risalgono alla metà del 19° secolo. Tra il 1930 e il 1970 la disciplina conobbe uno sviluppo straordinario. Carlo Maria Cipolla definì la storia economica come "storia dei fatti e delle vicende economiche a livello individuale o aziendale o collettivo".

Per storia economica si intende storia economica dell'uomo per cui bisogna tenere conto di alcune peculiarità (es. caratteristiche fisiologiche e psicologiche, razionalità, irrazionalità, mentalità, cultura).

Fatto: è l'avvenimento in sé, è la ricostruzione puntuale di ciò che è accaduto.

Interpretazione del fatto: è l'esame critico di quello stesso fatto che effettua lo storico dell'economia al fine di scorgerne la rilevanza economica (risponde alla domanda perché parliamo di ciò?).

Storia economica e teoria economica

È complicato chiarire le relazioni tra loro. (i primi due sono i punti in comune, gli altri le differenze)

  • La problematica → la storia si occupa di affrontare temi che hanno a che fare con i tre quesiti fondamentali dell'economia ovvero cosa, come e per chi produrre;
  • Gli strumenti concettuali → l'interpretazione dei fatti rilevanti per la storia economica fa uso di strumenti concettuali, di categorie analitiche e della logica tipica dell'economia;
  • Punto di osservazione differente, l'economista guarda al futuro, lo storico al passato;
  • L'economista è alla ricerca di regolarità e di formulazioni di regole, lo storico si limita ad interpretare il passato;
  • L'economista tende a ridurre il numero delle variabili da prendere in considerazione, lo storico deve tenere conto di tutti i fattori in gioco.

Il tempo è un concetto che viene utilizzato per stabilire la sequenza di una serie di eventi. Ancora più importante del ricordare una data è contestualizzare gli avvenimenti, collocarli cioè nella loro giusta epoca storica. Ogni epoca storica è caratterizzata de un'omogeneità culturale, sociale... Solitamente le epoche storiche iniziano e finiscono in occasione di eventi particolari definibili cesure storiche (avvenimento che altera gli equilibri pre-esistenti). Un esempio di convenzione può essere il medioevo che parte dalla caduta dell'impero romano alla scoperta dell'America.

Per spazio non basta conoscere la geografia, ma bisogna pensare ad essa come territorio caratterizzato dalla presenza di risorse.

Economie preindustriali ed economie industriali

Bisogna ricordare che queste due economie sono concetti teorici, e non sono da confondere con età preindustriale e età industriale, che sono convenzioni storiografiche e indicano la storia economica prima e dopo la rivoluzione industriale. Una cosa ovvia è che:

  • Nell'epoca preindustriale tutte le economie erano preindustriali;
  • Nell'epoca industriale non tutti i paesi hanno economie industriali;
  • Ancora oggi sono presenti paesi con l'economia preindustriale.

Economie preindustriali: L'aspetto più significativo è il ruolo preponderante dell'agricoltura. Si ha un'immediata percezione del tipo di economia che caratterizza un paese analizzando in che percentuale si distribuisce la popolazione nei tre settori dell'economia (agricoltura, industria e servizi). In questa economia l'80% o più della popolazione è dedita all'agricoltura. In questa economia c'è una bassa produttività agricola (produttività = risorse impiegate/risultati ottenuti). Ciò significa che si ha bisogno di molta terra e molto lavoro per ottenere un'unità di prodotto.

Dall'agricoltura deriva la maggior parte del reddito nazionale; ciò significa che ha la preponderanza del settore si avverte anche nella contabilità nazionale. Un sinonimo di questa economia è economia immobile (o stagnante), in quanto i cambiamenti sono molto lenti e poco diffusi. Per stagnazione si intende un periodo prolungato in cui la produzione e il reddito nazionale non crescono né calano. Le condizioni di vita sono caratterizzate da una povertà diffusa, cioè la maggior parte della popolazione vive ai margini della sussistenza. Poiché la produttività è bassa non si produce surplus; solo una minoranza gode di ciò che però utilizza solo in consumi di lusso e non in investimenti per attività produttive. La produzione è rivolta prevalentemente all'autoconsumo. Il regime è quello dell'autosufficienza, ciò significa che mancano i mercati (=luoghi dove avvengono scambi e si formano i prezzi). Il commercio in queste economie esiste prevalentemente per merci di alto valore; non vi sono integrazioni geografiche ed economiche e i trasporti sono molto costosi.

Economie industriali: sono l'esatto contrario di quelle industriali. È accaduto che progressivamente la popolazione abbandoni le occupazioni agrarie per dedicarsi ad attività industriali.

Il parametro utilizzato per misurare il livello di sviluppo economico è il reddito pro capite (bisogna fare attenzione perché i confronti tra paesi non sono sempre praticabili). Vi sono anche altri indicatori come la natalità, la mortalità infantile, la speranza di vita alla nascita.

Crescita → aumento sostenuto del volume totale di beni e servizi prodotti da una data società (PNL).

Sviluppo → crescita economica accompagnata da mutamenti strutturali e organizzativi dell'economia (passaggio da economia preindustriale a industriale).

Progresso → termine che fa riferimento a norme etiche. (crescita e sviluppo non implicano necessariamente progresso)

Periodo prima della rivoluzione industriale

Crescita. I secoli 12-13 rappresentano un periodo di prosperità. Si registrano molti cambiamenti, che però non ricevono ampia diffusione. Aumenta il numero della popolazione (=aumento demografico) e ciò corrisponde all'aumento della forza lavoro. Nascono le prime città. L'economia mondiale era dominata dal Mediterraneo.

Depressione. Dalla fine del 1300 alla prima metà del secolo successivo si registra una lunga depressione. Sono presenti diverse ondate di epidemie, carestie e guerre che annullano l'incremento demografico del periodo precedente.

Crescita. A partire dalla metà del 1500 iniziò una nuova fase di crescita. Le scoperte geografiche avevano portato alla conquista dei mari e ad un ampliamento degli spazi economici (=nuove risorse). C'è un'espansione demografica e dal punto di vista economico si registra un aumento della domanda, dei prezzi, dei profitti e della produzione.

Depressione. Il 17 secolo è considerato un periodo di crisi ma non diffuso. Dal 1610 cominciano a verificarsi i primi fenomeni di peste, carestie e guerre. Il centro dell'economia si sposta dal Mediterraneo ai mari del nord (fu vantaggioso per Inghilterra, Olanda e Svezia). Andamento altalenante di prezzi e commercio.

Questi periodi di crescita e depressione alternati sono caratterizzati da epidemie, carestie e guerre che annullano l'incremento demografico del periodo precedente. Questi episodi sono definiti come crisi di Ancien Régime, o anche trappole malthusiane.

Nell'epoca preindustriale, quando i sistemi economici erano prevalentemente caratterizzati dal settore agricolo, si registrarono ampie fluttuazioni, cioè periodi di crescita e periodi di depressione. Si può, quindi, individuare un'ulteriore caratteristica di questo periodo: il trend stazionario (pur in presenza di oscillazioni dell'economia, la tendenza complessiva è quella di mantenere un andamento costante).

Teoria e storia

Lo storico dell'economia deve interpretare i fatti economici secondo una logica ispirata alla teoria economica. La teoria di riferimento di questo corso è la teoria dei cicli. Si può osservare che un sistema economico capitalistico generi delle oscillazioni persistenti; e le economie di mercato attraversano fasi di espansione con fasi di depressione ad intervalli regolari.

Secondo Schumpeter analizzare i cicli economici vuol dire né più né meno che analizzare il processo economico nell'era capitalistica. Da questa definizione partono due idee fondamentali:

  • Le teorie del ciclo riguardano i sistemi economici capitalistici. Ovvero economie di mercato che hanno avviato un processo di modernizzazione;
  • Lo sviluppo di questi sistemi non procede in modo uniforme ma è intrinsecamente caratterizzato da oscillazioni (sono da considerare come elemento strutturale dell'andamento del sistema economico).

Bisogna ricordarsi che le oscillazioni precapitalistiche sono diverse dalle oscillazioni capitalistiche.

Nel 1862 Juglar pubblica un libro intitolato le crisi commerciali, in cui il suo obbiettivo era mettere in evidenza delle regolarità cicliche alternate a distanza di 10 anni. Erano scomposte in ripresa, esplosione e liquidazione. La sua teoria si sviluppò in due principali filoni:

  • Filone statico → si basa esclusivamente sulla raccolta sistematica di dati, senza fornire particolari indicazioni sulle cause dell'inversione delle fluttuazioni;
  • Filone teorico → interpreta i dati articolando attorno alle teorie marxiane, monetariste o di derivazione keynesiana.

Per ciclo economico si intende l'avvicendarsi nel tempo di fasi di prosperità e fasi di depressione in un'economia di mercato. Il ciclo si può scomporre in quattro fasi in sequenza: espansione, crisi, contrazione e ripresa.

Un ciclo economico può essere analizzato tenendo conto di tre elementi:

  • La variabile ciclica → è una misura rappresentativa del benessere economico di un paese. L'indicatore più utilizzato è il reddito nazionale o PIL (prodotto interno lordo), grandezza che corrisponde al valore monetario dei beni e dei servizi finali (es. consumi, investimenti fissi, variazione delle scorte, importazioni) prodotti in un anno sul territorio nazionale. Oltre al PIL puoi utilizzare altre variabili come occupazione, consumi, prezzi, profitti, ecc. La correlazione tra queste variabili e il PIL può essere diretta. Ad esempio all'aumento del PIL corrisponde un aumento dell'occupazione. In tal caso si può osservare un andamento pro-ciclico. Al contrario se la relazione è inversa avremo un andamento anticiclico. Ci possono però essere delle variabili che invertono la tendenza prima del PIL e sono dette variabili anticipatrici (es. i consumi industriali di energia elettrica che iniziano a contrarsi prima della contabilizzazione di una crisi in termini di PIL). Tali variabili possono essere assunte come indicatori economici ai fini previsionali.
  • La durata della fluttuazione → si intende il tempo necessario affinché il valore della variabile misurata si ripeta. In altre parole è il tempo che trascorre affinché si completino tutte le fasi del ciclo. Un ciclo è completo quando ha: espansione, crisi, contrazione e ripresa.
  • L'ampiezza della fluttuazione stessa → si intende la distanza fra il valore massimo e quello minimo della variabile durante il ciclo (distanza crisi e ripresa). Non è costante, può essere variabile.

Più complessa è invece l'analisi economica. Essa si prefigge di spiegare il meccanismo per cui si passa dalla prosperità alla recessione. Sono solo ipotesi.

Prosperità significa aumento della produzione. Con essa aumentano occupazione, salari, profitti e investimenti.

Se la tendenza espansiva si protrae oltre il livello di equilibrio macroeconomico (domanda aggregata = offerta aggregata) emergono alcuni problemi: i costi di produzione crescono, le materie prime scarseggiano, i prezzi aumentano e i consumatori reagiscono riducendo i consumi. A tal punto le scorte invendute aumenteranno e le imprese ridurranno la produzione e i prezzi. Ciò causerà disoccupazione e si entrerà in una fase depressiva.

La ripresa inizia se vi è un fattore che in qualche modo stimola la domanda o se si esauriscono le scorte invendute. Se la domanda di beni di consumo supera l'offerta, allora inizieranno a salire anche i prezzi. Poiché i prezzi crescono più rapidamente rispetto ai costi le imprese effettueranno investimenti e assumeranno nuovi dipendenti. L'aumento dell'occupazione significherà la distribuzione di reddito fra le famiglie, che avranno un maggiore potere d'acquisto. Le imprese investiranno ancora di più alimentando così la fase di prosperità.

Considerando il periodo che va dalla fine del Settecento (in corrispondenza della Rivoluzione industriale) fino al 1940 si possono osservare periodi di crisi che si susseguono ad intervalli regolari. La ciclicità dell'economia può essere osservata nel breve periodo (da 2 a 10 anni), nel medio-lungo periodo (fino a 50 anni). Ovviamente ciò significa che all'interno di una fase espansiva, ad esempio di 20 anni, si possono riscontrare alti e bassi di breve periodo.

La teoria di Kondrat'ev

Kondrat'ev (1892-1931) fu un economista russo, direttore dell'istituto della situazione economica. Fu anche l'iniziatore della teoria del ciclo economico, nel 1925 pubblicò il libro i maggiori cicli economici. Lui giunse al risultato che in un'economia capitalistica si sarebbero succeduti dei cicli, ognuno della durata di circa 50 anni (aveva previsto la crisi del '29). Dato che era in contraddizione con le teorie di Marx fu allontanato dal governo sovietico.

Le caratteristiche principali del suo ciclo comprendono:

  • Il ciclo dura 50 anni ed è composto da una fase di espansione (fase A) e una fase di recessione (fase B);
  • La variabile ciclica esaminata è il livello dei prezzi; ad un aumento dei prezzi corrisponde la fase A, al contrario, se i prezzi diminuiscono si registra una fase B;
  • Secondo lui al rialzo dei prezzi corrisponde l'aumento dei tassi d'interesse e della produzione.

Le principali caratteristiche di questo grafico sono la fase A (economic expansion, sharply rising prices e commodity price blow-up), seguita dalla crisi (primary recession, secondary plateau, start of secondary depressione) e della fase B (economic contraction).

Congiuntura favorevole: domanda > offerta → aumento prezzi → aumento investimenti → ricorso al credito bancario → aumento offerta. Il meccanismo continuerà fino ad arrivare al punto di equilibrio, per cui Domanda = Offerta. (la fase A è favorevole perché appunto denota una congiuntura favorevole).

Tuttavia, accadrà che l'offerta continuerà a crescere fino a quando si registrerà una Crisi di sovrapproduzione: offerta > domanda → stock invenduti → prezzi al ribasso → forte disoccupazione.

La teoria è valida per il periodo 1789-1940, ma dopo no in quanto la crescita dei prezzi ha maggiore durata e con ritmo più accelerato. Il legame tra livello dei prezzi e cicli della produzione appare semplicistico; risulta verificato nel periodo 1873-1914. Dopo di allora compare un fenomeno nuovo: la stagflazione, una situazione caratterizzata da stagnazione più inflazione. In casi del genere non risulta verificato che i prezzi al rialzo caratterizzino una fase espansiva.

Nel grafico sottostante è sovrapposto l'andamento dei prezzi seguendo il ciclo di K all'andamento dei prezzi negli USA. I primi tre sono giusti, l'ultimo presenta difetti.

La teoria di Schumpeter

Joseph Alois Schumpeter (1883-1950) era un economista austriaco. Nel 1932 si trasferì negli Stati Uniti. Insegnò alla Harvard University e rivestì numerosi incarichi. Nel 1939 pubblicò I cicli economici, opera che giunse a maturazione dopo una serie di studi sui cambiamenti del sistema economico.

Schumpeter elaborò una teoria da contrapporre a quella di Walras a proposito dell'equilibrio economico generale. Il suo interesse era quello di indagare il meccanismo del mutamento economico dell'economia capitalistica. Formulò la teoria delle innovazioni; il punto di partenza era il flusso circolare del reddito, poi lo studio del comportamento dell'imprenditore e in un secondo momento ha inserito un fattore causale (=innovazione).

Lui ha due approcci:

  • Approccio statico → nella teoria dell'equilibrio economico generale di Walras i fattori esterni (es. istituzioni) e interni (es. preferenze dei consumatori) erano considerati come variabili esogene, alle quali il sistema economico si adattava per riprodursi in modo immutato.
  • Approccio dinamico → alla teoria di Walras, lui contrappose la sua. La sua intuizione fu che lo sviluppo economico dipendesse soprattutto dalle innovazioni tecnologiche, che per W non mutavano, introdotte da imprenditori, grazie al credito da parte delle banche.

Nella sua teoria quindi le innovazioni tecnologiche hanno un'importanza centrale. Per invenzione si intende un nuovo ritrovato; mentre innovazione è l'introduzione di questo nuovo ritrovato all'interno di un ciclo economico. L'innovazione può essere epocale, ovvero un grande ritrovato che segna l'accelerazione nello sviluppo economico, da qui scaturiscono delle 'sotto' innovazioni e sono chiamate a grappolo.

Le caratteristiche principali sono:

  • Esistono cicli di 40 anni, divisi in 20 di crescita economica rapida e 20 di recessione;
Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 76
Riassunto storia economica Pag. 1 Riassunto storia economica Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 76.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto storia economica Pag. 76
1 su 76
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rebyq01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Marcelli Angelina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community