Husserl , la sua vita si articola in tre periodi che corrispondono alle sedi universitarie in
cui insegnò.
1. Periodo di Halle – nel 1900 pubblica Ricerche logiche
2. Periodo di Gottinga – nel 1913 pubblica “Idee per una fenomenologia pura e una
filosofia trascendentale. Segna il passaggio dalla logica pura alla fenomenologia
trascendentale.
3. Periodo di Friburgo – compose “Logica formale e logica trascendentale”
Il suo maestro, Brentano, analizzava i fenomeni psichici e diceva che sono fenomeni
intenzionali (intendere = tendo verso). “Nell’amore qualcosa viene amato, nell’odio
qualcosa viene odiato, nella percezione qualcosa viene percepito...”
La sua produzione si articola quindi in tre fasi:
1. Passaggio dalla matematica alla filosofia: portava con se delle idee di Brentano,
per esempio quella che la filosofia fosse scienza rigorosa, la nozione di
intenzionalità intesa come caratteristica strutturale della coscienza. Scrive due
testi, uno sul concetto di numero, l’altro sulla filosofia dell’aritmetica, il primo era
un testo da filosofi, cercava di capire come si genera in noi il concetto di numero,
ma Frege criticherà Husserl accusandolo di psicologismo in quanto il sapere come
si genera il concetto di numero è da psicologi, alla filosofia interessa sapere che
cos’è il numero.
2. Passaggio dallo psicologismo alla logica: segnato dai due volumi del 1900, Ricerche
logiche, in cui nella prima parte critica lo psicologismo e poi distingue la logica in
formale e trascendentale. Inoltre afferma che la logica ha bisogno a sua volta di
un fondamento che può essere trovato nella fenomenologia trascendentale.
3. Dalla logica alla fenomenologia trascendentale: si chiede qual è il fondamento di
ciò che si manifesta, la sua ricerca è fenomenologia trascendentale.
Husserl corregge Cartesio con Brentano dicendo che l’uomo non è res cogitans, ma è
coscienza intenzionale strutturalmente orientata verso altro da se, la sua caratteristica
fondamentale è quella di relazionarsi con l’altro. La coscienza non è res, ma atto.
Inoltre ricordiamo dai filosofi scolastici che esiste un’identità fisica dei fenomeni
psichici (l’oggetto della conoscenza è in me ed è me, per es mal di testa), e un’identità
intenzionale (l’oggetto della conoscenza è in me, ma non è me. Ho l’immagine del giardino,
ma non sono il giardino).
Quindi ci sono fenomeni fisici con un identità fisica e fenomeni con un oggetto esterno.
Qual è il rapporto tra io (soggettivo) e mondo (oggettivo)? L’io è apertura al mondo,
senza questa apertura non ci sarebbe nessuna conoscenza.
Ricerche logiche 1900.
Critica allo psicologismo: pretendiamo che la conoscenza giunga a teorie che valgono
oggettivamente, ma come è possibile considerando che partiamo da contenuti soggettivi?
Se vogliamo avere esiti oggettivi dobbiamo indagare sulla logica= scienza che studia la
validità dei nostri ragionamenti.
4. Logica formale: prescinde dai contenuti e prende in considerazione solo la forma
del nostro ragionamento, l’inferenza deduttiva è rappresentata nella sua forma più
pura dal sillogismo, in cui date delle premesse si arriva ad una conclusione,
l’inferenza quindi è un passaggio logico. La logica formale valuta solo la forma del
ragionamento, per esempio se dico “Tutti i francesi sono asiatici, Macron è
francese allora Macron è asiatico” per la logica formale è valido, in quanto la forma
è corretta, non valuta la veridicità del ragionamento.
5. Logica trascendentale: prescinde sia dai contenuti che dalla forma. Per Husserl
trascendentale è l’indagine che rende possibile la conoscenza del mondo in
generale. La logica trascendentale si chiede quali sono gli strumenti necessari e
sufficienti per poter conoscere concretamente, per Husserl sono due:
1. L’intenzionalità: per acquisire conoscenza del mondo, devo instaurare
rapporti col mondo, Husserl dice che noi siamo strutturalmente in relazione
col mondo.
2. Intuizione delle essenze: l’intuizione per Husserl è la base di qualunque
conoscenza, è l’acquisire immediatamente qualcosa ed è il contrario
dell’inferenza. Husserl dice che mentre noi cogliamo un oggetto, cogliamo
anche la sua essenza (mentre colgo una bottiglia, colgo l’essenza della
bottiglia che posso ritrovare in altre bottiglie seppur diverse fra loro).
Qualunque cosa può essere trasformata in un vedere eidetico (dal greco
eido= essenza), quindi cogliendo un oggetto colgo anche l’edos (essenza).
Ci sono due tipi di essenze:
1. Essenze materiali: i caratteri generali che appartengono all’essenza e che
delimitano regioni o categorie di individui, cioè raggruppiamo nella stessa ontologia
regionale degli esseri accomunati dalla stessa essenza, le ontologie regionali
equivalgono alle scienze, per esempio la zoologia si occupa dell’ontologia regionale
che racchiude tutti gli enti che appartengono all’essenza animale. Per la psicologia
questo non sempre vale, in quanto ci sono delle regolarità variabili.
2. Essenze formali: sono le proprietà dell’oggetto, tutti gli oggetti le hanno, le
essenze formali danno origine all’ontologia formale e coincidono con la logica
formale. L’ontologia formale studia le caratteristiche che un oggetto deve avere
per essere pensato come oggetto, studia le caratteristiche degli oggetti in quanto
pensati, nell’ontologia formale essere e pensiero coincidono.
Idee per una fenomenologia pura e una filosofia trascendentale 1913.
Fenomenologia: non accettare in maniera acritica ciò che è ovvio, ma andare alla ricerca
dell’evidente. È un metodo fondativo di ogni conoscenza rigorosa, ha lo scopo di far
emergere il dato originario del fenomeno puro. L’intuizione è la fonte di ogni conoscenza,
non solo intuizione empirica, ma anche intuizione di essenze. Trascendentale: indagare
per arrivare ad una conoscenza del mondo in generale (quindi la logica trascendentale
include la logica formale e giustifica anche le singole scienze, indica quali sono le condizioni
di possibilità della nostra indagine sul mondo.
Le scienze si fermano alla superficie del fenomeno, al positivismo questo andava bene in
quanto volevano capire solo come avvengono i fenomeni e non perché, ma se si fa così non
arriviamo mai al fondamento, per questo è necessario introdurre la fenomenologia
(indagare oltre ciò che è ovvio per andare alla ricerca di ciò che non può essere messo in
discussione). Husserl non dice che dobbiamo rinnegare l’atteggiamento naturale, ma che
dobbiamo essere consapevoli che esso non è fondativo. Non siamo solo coscienza, ma anche
Leib (corpo senziente) (non Korper, corpo inanimato). Ci relazionamo al mondo attraverso
l’atteggiamento naturale.
La nostra relazione col mondo è immediata ed intuitiva grazie ai nostri sensi. Ci sono cose
che sono alla portata di mano in senso letterale, altre in senso figurativo (sono qui, ma so
la strada di casa), nell’atteggiamento naturale diamo per scontato ciò che ci è alla portata
di mano.
C’è qualcosa a cui possiamo ancorare il nostro progetto di vita? La ricerca di questo
qualcosa è la riduzione fenomenologica o epochè.
Dobbiamo mettere tra parentesi ciò che è ovvio, tenendo solo ciò che è evidente.
Ovvio= qualcosa che non ha motivo di essere messo in discussione, la cui negazione non
implica contraddizione (oggi a Milano piove può essere falso, ma non contraddittorio)
Evidente= non è esibita da ciò che esiste, ma da ciò che è e non può non esistere. (il
cerchio non è rotondo è falso e contraddittorio)
Bisogna superare l’atteggiamento naturale in favore di un atteggiamento contemplativo
(cerco ciò che è evidente)
Epochè fenomenologica= non accettare come fondamento della conoscenza nulla che
seppur ovvio non goda dell’assoluta evidenza, bisogna mettere tra parentesi le cose non
evidenti, cosa rimane? Il residuo fenomenologico, l’io trascendente inteso come
possibilità di qualunque coscienza. Senza l’io trascendente non c’è nessuna conoscenza.
La scienza pretende di rappresentare l’universo in modo oggettivo escludendo la
soggettività, ma l’intenzionalità ci dice che la coscienza è sempre coscienza di qualcosa e
anche il qualcosa è sempre una coscienza.
La scienza mette da parte la soggettività e fa una costruzione logico-teorica mettendo
insieme o separando dei pezzi da altro, Husserl chiama questo Sustruzione(costruzione
su): contrasto tra elemento soggettivo del mondo della vita ed elemento obiettivo del
mondo. Per esempio io come soggetto cosciente non vedo il mondo fatto da protoni ed
elettroni, quindi le teorie scientifiche frammentano il mondo in una serie di elementi
che non sono percepibili. Ma il mondo vissuto non può essere vissuto oggettivamente,
Husserl dice che dobbiamo recuperare l’aspetto soggettivo, “il mondo della vita è
l’insieme delle strutture che esistono prima (prima ontologico) di qualsiasi elaborazione
scientifica”, il mondo della vita lo possiamo cogliere tramite la fenomenologia
trascendentale, andando oltre ciò che la scienza ci offre, ci deve dare un punto di vista
unitario in grado di andare oltre il dato per far emergere il senso del mondo.
Heidegger, formazione cattolica, conosce la filosofia scolastica, l’idealismo e conosce
Husserl. Produzione divisa in due parti:
6. La prima culmina con “essere e tempo”
7. La seconda con “Nietzsche e l’ermeneutica”
Essere e tempo – 1927, era dedicata ad Husserl.
Fenomenologia per Heidegger= sforzo di cogliere il senso di ciò che si mostra in
superficie, indagando il fenomeno per eccellenza, l’essere in quanto è la condizione di
possibilità di qualcunque cosa.
Da dove iniziamo?
Analitica esitenziale= indagine dall’ente che pone la domanda sull’essere. (Dasein)
(esser-ci).
Dasein= esserci in un determinato tempo, luogo… si identifica con l’uomo. Mentre
l’essere degli altri enti è pura presenza, l’esser-ci del dasein è esistenza, il dasein ha il
primato dell’existentia (concretezza del singolo) sull’essentia (concetto universale che
caratterizza la molteplicità di individui che possono essere associati da quel concetto).
Il dasein si manifesta come:
Insein= essere nel mondo, che è il rapporto che il dasein instaura con le cose e il
rapporto di utilizzabilità delle cose, dobbiamo prenderci cura delle cose che abbiamo
alla mano.
Mitsein= insieme degli altri dasein che costituiscono il mio orizzonte, che è un orizzonte
dinamico. In questo caso bisogna aver cura degli altri (aver perché non sono passivi
come gli oggetti).
Cura= la struttura fondamentale dell’esistenza, indica le possibilità di relazione che
abbiamo con gli altri dasein, senza di esse il progetto della nostra esistenza non è
concepibile. Le cose si danno al dasein come pura presenza, ma gli altri dasein no. Non
comprende solo le modalità amorevoli, è intesa con un significato neutro.
Il dasein trova se stesso in:
8. Ciò che fa
9. Nel mitsein avendo cura degli altri.
Existentia= significa sto fuori, da cosa? Da me, nel senso che siamo proiettati verso
qualcosa che non è ciò che siamo (vorrei diventare un...) siamo qui perché abbiamo un
progetto, il dasein è progetto.
Nel mitsein gli altri dasein sono indefinti, possiamo esprimere questo con la particella
impersonale “si” (si fa, si dice, si pensa...)
Il dasein è existentia, è un progetto gettato in quanto siamo gettati in questo mondo e
dobbiamo inventare un esistenza, cioè un progetto e il nostro orizzonte del mitsein
tende ad inglobarci (ci adattiamo al si fa, si dice, si pensa) e tutto questo fa si che la
nostra esistenza sia inautentica.
Esistenza inautentica= fondata da chiacchera, equivoco e superficialità.
Chiacchera= si genera quando il linguaggio rinuncia ad una richiesta di fondamento,
quando si ripete qualcosa che è incerta e infondata, l’incertezza diventa poi collettiva.
Curiosità= non è la curiositas latina (stimolo per comprendere il mondo) ma vede
soltanto per vedere, cerca il nuovo solo come trampolino verso un altro nuovo.
Equivoco= caratterizza lo stato interpretativo pubblico, le persone si acontentano
dell’ennuncio senza vedere i fatti, si accontentano di quello che sta in superficie.
Il tratto comune di chiacchera, curiosità ed equivoco è la superficialità.
Angoscia= situazione emotiva fondamentale del dasein, si scatena davanti al nulla e al
nessun luogo, mentre nella paura c’è un oggetto, nell’angoscia non c’è. Si scatena nel
momento in cui mi rendo conto che ci sono possibilità che possono venir meno, il
progetto è una possibilità, non una realtà.
Heidegger dice che abbiamo una speranza, l’essere per la morte, in quanto la morte è
l’unica possibilità autentica, incondizionata e insuperabile. Dobbiamo anticipare la morte,
nel senso che dobbiamo superare l’orizzonte del “si” impersonale.
Quando ci si appropria della propria esistenza si è se stessi e l’angoscia potrebbe
aumentare perché non è facile, potremmo non avere il consenso degli altri.
Sartre, filosofo francese, formazione neoidealista, segue lezioni di Husserl e anche
Heidegger sarà un riferimento, era brillante, si dedica alla letteratura, scrive romanzi e
pezzi teatrali.
Essere e il nulla 1943= essere riferito alle cose, il nulla alla coscienza.
La coscienza è originariamente il nulla, può tendere verso altro da sé (una quercia nasce
e rimane quercia, per gli esseri umani non è così).
Satre usa la terminologia “in sé” e “per sé”, questo ricorda Hegel (neoidealismo).
In sé= si riferisce all’essere dei fenomeni, a qualcosa di statico, un essere che si è
inceppato in sé stesso. È ciò che è.
Per sé= l’essere tipico della conoscenza, non statico. È ciò che è ciò che non è, e ciò
che non è ciò che è ( un adulto non è più un bambino, ma lo è stato e in qualche modo lo
è ancora per via dell’esperienza che ha avuto; il bambino non è ancora adulto, ma in qualche
modo lo è già mentre progetta di diventarlo)
Caratteristiche del “per sé”:
10. Mancanza= soffriamo le nostre mancanze, ci accorgiamo di ciò che non siamo e
che potremmo essere e di ciò che non abbiamo e potremmo avere.
11. Trascendenza= la nostra esperienza è un continuo tentativo di superare il limite
colmando la mancanza. Andando oltre strutturiamo la nostra esistenza, il nostro
progetto, fino a costituire la nostra essenza.
12. Libertà= siamo condannati ad essere liberi, l’altra faccia della medaglia è la
responsabilità in quanto l’uomo è responsabile non solo di ciò che è, ma anche di ciò
che fa, e non solo per se, ma per tutta l’umanità in quanto non c’è un essenza umana
e ogni mio atto si propone come modello per l’umanità intera. Da questa
respondabilità si può sfuggire con la malafede (fuggire da ciò che si è)
L’esistenzialismo è un umanismo 1946, opera fondamentale dell’esistenzialismo, era una
conferenza di Sartre il cui testo è stato pubblicato.
Ci sono:
13. Esistenzialisti cristiani (Jaspers e Marcel)
14. Esistenzialisti atei (Heidegger, esistenzialisti francesi e Sartre)
Heidegger gli risponde con la “lettera sull’umanesimo” del 1947 in cui gli dice che non è
esistenzialista “a me interessa l’essere, a te l’esistente”.
Le due tipologie di esistenzialismo hanno in comune l’idea che l’esistenza preceda l’essenza
“un tagliacarte per esistere deve essere costruito dall’artigiano, lui deve avere l’idea del
tagliacarte che vuole costruire, quindi in questo caso l’essenza precede il tagliacarte
concreto.
L’esistenzialismo cristiano dice che l’uomo è stato creato da Dio, il concetto di uomo esiste
quindi nella mente di Dio così come il tagliacarte esiste nella mente dell’artigiano. Questa
concezione però và contro l’idea centrale dell’esistenzialismo, perché se Dio esiste allora
non è più possibile che l’esistenza preceda l’essenza.
Dice: “ l’esistenzialismo ateo è più coerente, se Dio non esiste c’è almeno un essere in cui
l’esistenza precede l’essenza, ed è l’uomo.
Secondo l’ideologia esistenzialista l’uomo all’inizio non è niente, l’uomo è soltanto quale si
vuole, non è altro che ciò che si fa, è innanzitutto progetto. La volontà non è sempre in
accordo con il progetto, se non lo fosse o il progetto salta o si razionalizza e si capisce
che magari volevamo fare altro (studio per diventare psicologo, ma non studio mai e
abbandono).
Sartre dice che non dobbiamo parlare di natura umana, ma di condizione dell’uomo=
insieme dei limiti che delineano la condizione fondamentale.
I limiti sono soggettivi, ognuno li vive a modo proprio, per superarli dobbiamo uscire da
noi stessi, questa è la trascendenza.
Angoscia= la responsabilità è il gradino che precede l’angoscia, essa è la condizione
dell’azione, la molla che ci permette di sceglie
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