Perché l'Europa generò la rivoluzione e la Gran Bretagna fu prima
Una giustizia codificata e oggettiva, un'autorità pubblica sempre più in grado di fare rispettare le leggi e la libertà di pensiero e di intrapresa furono alla base del progresso economico. Nacquero le istituzioni politiche ed economiche per la rivoluzione industriale, e lo stato aumentava la spesa pubblica per favorire gli sviluppi privati. Così si formarono: banche e pratiche bancarie, partita doppia, assicurazioni, commenda, servizi postali, borsa, brevetti e codici di commercio.
La Gran Bretagna riuscì, prima degli altri paesi europei, a riunire il maggior numero di quelle condizioni favorevoli alla crescita. Nel 1600 il parlamento assunse pieno controllo sulla finanza pubblica, creando un debito pubblico completamente separato dalle finanze del re. Successivamente fu sviluppato il "common law", che tutelava i privati. Nel secolo successivo nacque il "Colico Act", per stimolare la produzione di cotone, e si svilupparono le "merchant banks" per finanziare le trattative internazionali. Con l'utilizzo della macchina a vapore nelle industrie la Gran Bretagna compì l'ultimo vero passo per la rivoluzione industriale.
Modelli di imitazione della rivoluzione industriale inglese e ruolo dello stato
Il processo di imitazione degli altri stati europei fu determinato da tre fattori:
- La condivisione con la Gran Bretagna di molti degli elementi che avevano portato alla rivoluzione;
- Il passaggio rapido delle informazioni;
- Lo spirito competitivo che ha sempre animato le nazioni europee.
Il paese più vicino a quello in via di sviluppo è, di norma, quello con maggior probabilità di imitarlo senza ritardi e senza importanti variazioni. Tuttavia l'arretratezza suppone dei vantaggi, in quanto, il paese emergente si svilupperà più velocemente di quello leader, perché non necessita di sperimentazioni.
Rostow, nel 1960, produsse una teoria a stadi del processo di trasformazione da società agricole a industriali, che si basava su 5 passaggi:
- Società tradizionale: il sistema è bloccato su trend di stagnazione;
- Transizione: la società produce innovazioni;
- Decollo: gli imprenditori accelerano, attraverso gli investimenti, il processo di trasformazione;
- Maturità: la crescita diminuisce a seguito della modernizzazione;
- Età dei consumi di massa: aumenta la produzione, il reddito ed il consumo.
Nel 1981 Pollant ribadisce che non è la nazione ma le regioni che decollano economicamente, cioè lo sviluppo riguarda una determinata area dell'attività economica. Il secondo richiamo riguarda le interferenze delle decisioni politiche: per esempio, chi si ritrova con un sistema di trasporto buono avrà più margini di sviluppo di uno che presenta un sistema di trasporto arretrato (ferrovia).
North afferma che ogni balzo in avanti della storia economica è stato dovuto a cambiamenti istituzionali. Questa teoria è tra le più criticate, perché va a toccare l'influenza che lo stato esercita sull'economia del paese.
Lo stato viene comunemente identificato con una tipologia tripartita:
- Stato minimale: garantisce la difesa, fornisce la moneta e organizza le banche;
- Stato ad economia mista: produce beni pubblici e, in casi sfavorevoli all'economia, si sostituisce al privato;
- Stato massimale: assume tutte le decisioni sulla produzione.
I successi dell'Europa centrale
Belgio
Il Belgio era formato dalle Fiandre e dalla Vallonia, ed era il più simile, per risorse disponibili, alla Gran Bretagna. Si rese autonomo dopo la rivoluzione nel 1830, ma questo non gli impedì un eccellente sviluppo industriale. Lo sviluppo comprendeva anche un ottimo sistema bancario.
Francia
Anche se la Francia non possedeva abbondanti e superficiali miniere di carbone, furono soprattutto fattori istituzionali a bloccarne lo sviluppo (forte monarchia e aristocrazia). Al contrario dell'industria inglese, quella francese era molto più diversificata, ma di dimensioni ridotte. All'inizio c'era solamente la "Haute banque parisienne" che finanziava il commercio e gli investimenti internazionali, e fu solo con Napoleone che furono creati nuovi istituti bancari. Lo Stato era di tipo minimale, quindi forniva solo beni di prima necessità e qualche scuola.
Germania
La Germania fino al 1700 rimase uno stato molto frammentato, e fu solo grazie alla Prussia che, dopo aver eliminato le barriere doganali nel 1818, venne raggiunta l'unione doganale nel 1833. Comunque fu solo dopo l'unificazione nel 1871 che la Germania avviò il decollo. Nonostante fosse richiesta un'ingente somma di finanziamenti, la Germania seppe portar avanti bene le attività dei nuovi settori, come la chimica organica e l'elettricità. Le banche tedesche furono le prime ad essere allo stesso tempo banche commerciali ed investimento. La Reichsbank era molto più interventista delle altre presenti in Europa, perché aveva il compito di far fronte a crisi temporanee.
Le imprese tedesche di maggior successo riguardavano la produzione di: acciaio, elettricità, macchine e prodotti chimici. Erano tutte imprese di grandi dimensioni e la maggior parte collocate nell'industria pesante. I tedeschi furono i primi ad adottare un sistema di previdenza sociale gestita dallo Stato.
La parziale modernizzazione della periferia
Impero asburgico
Il territorio non era favorevole all'agricoltura e l'unico sbocco al mare era Trieste. L'entità politica non tenne il passo con le altre d'Europa, privilegiando un protezionismo che limitava il commercio internazionale, escluso quello con la Germania. Lo sviluppo riguardò l'industria leggera e meno quella meccanica. Il paese rimase arretrato, ad eccezione dell'Austria e della zona ceca.
Russia
La Russia all'inizio della Prima Guerra Mondiale era ancora molto arretrata, a causa dell'assolutismo orientale. Fu solo con lo zar Alessandro II che iniziò il processo di sviluppo. Lo stato poteva contare sul sistema ferroviario più grande d'Europa, e di conseguenza vennero incoraggiati i settori legati alle industrie pesanti. Rimase indietro invece il settore tessile e alimentare. Il sistema bancario fu riorganizzato, e venne introdotto il "gold standard", con un afflusso notevole di capitale dall'estero.
Italia
Lo sviluppo italiano è molto legato all'ascesa di Cavour. Le sue capacità politiche portarono alla creazione di alleanze internazionali, alla liberazione dagli austriaci e rese possibile a Garibaldi l'impresa dell'unificazione. I nuovi governi dell'Italia unificata modernizzarono il paese dal punto di vista istituzionale introducendo il liberalismo, un fisco più leggero, varando una modernissima legge sull'istruzione e legando la moneta al "gold standard". Tuttavia le cose iniziarono ad andare meglio solo dopo il 1880, con la modernizzazione della marina, la creazione dell'acciaieria di Terni e la parziale introduzione del protezionismo. La finanza pubblica venne modificata attraverso la creazione della Banca d'Italia. Nel 1895 iniziò definitivamente il decollo industriale, che proseguì fino alla Prima Guerra Mondiale, portando avanti i seguenti settori: elettrico, meccanico e della gomma. Lo sviluppo coinvolse però solo il "triangolo industriale": Piemonte, Liguria e Lombardia.
Spagna
Una politica mal concepita non sfruttò lo splendore del 1500, e lasciò la Spagna con un'agricoltura e un'istruzione carente. L'elevato protezionismo e la mancata adesione al "gold standard" ritardarono lo sviluppo, che si verificò solo dopo la Prima Guerra Mondiale.
Il declino inglese e l'emergere degli Stati Uniti e del Giappone
Il declino della Gran Bretagna
Il declino inglese è il primo del periodo industriale, ed i motivi sono i seguenti:
- L'inizio precoce: i modelli, le macchine e le infrastrutture erano i primi e raggiunsero subito un elevato grado di obsolescenza;
- Rigidità istituzionale: non vennero osservati i progressi degli altri paesi;
- Finanza: non vennero introdotte banche per il sostegno del finanziamento industriale;
- Istruzione: l'istruzione pubblica venne instaurata tardi, e non prevedeva l'istruzione tecnica specifica necessaria per sostenere l'industria moderna.
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