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Storia dell'economia e dell'impresa

Produzione

Si ottiene combinando assieme i fattori della produzione, ossia i fattori naturali (terra, acqua, minerali, ecc.), lavoro e il capitale ai quali alcuni aggiungono, la capacità imprenditoriale, ossia la capacità di combinare e organizzare gli altri tre fattori. Di conseguenza la distribuzione consiste nella ripartizione, in modo più o meno equo, del valore dei beni e servizi fra coloro che hanno contribuito a produrli. Il consumo, è invece l’utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti; i beni saranno utilizzati per soddisfare i bisogni individuali o collettivi dell’uomo oppure per produrre altri beni; infatti in economia, può essere definito bene economico, quel bene che soddisfa un bisogno umano ed ha un prezzo, quindi un mercato sul quale è acquistato e venduto. Di conseguenza il mercato sarà il luogo dove avvengono gli scambi di beni e servizi e si formano i prezzi; e il capitale sarà una somma di denaro o un insieme di beni necessari per la produzione di altri beni o servizi, e il capitalista finanziario sarà colui che percepirà un interesse, mentre il capitalista "imprenditore", colui che percepirà un profitto.

Cosa fa la storia economica?

La storia economica studia il modo in cui gli uomini hanno effettivamente risolto i problemi della produzione, della distribuzione e del consumo della ricchezza. L’origine della storia economica viene fatta risalire al 1879, dall’austriaco Karl Theodor, e poi nel 1888 dall’inglese James Ashley. La prima cattedra di storia economica si ebbe alla Harvard University per Ashley nel 1892.

Il sistema feudale

Nel 700, il sistema feudale era in profonda e definitiva decadenza; ma si ebbe una sorta di spinta dal basso, poiché questo si basava su una serie di rapporti personali e patrimoniali intercorrenti fra il sovrano e i suoi vassalli e tra costoro e i loro contadini. I vassalli promettevano fedeltà al proprio sovrano ed in cambio il sovrano garantiva al vassallo la sua protezione e gli assicurava il mantenimento mediante l’assegnazione di un feudo, che non era sua proprietà privata (terre di proprietà privata venivano chiamate allodii). Solitamente i feudi assegnati ai vari vassalli, erano divisi in più parti: una parte riservata ai servi – riserva dominica, una parte assegnata ai contadini – mansi, e le terre comuni, non coltivate riservate allo sfruttamento comunitario degli abitanti del luogo. I contadini erano tenuti ad alcune prestazioni verso il proprio signore: pagavano sia un censo per l’uso della terra loro affidata dapprima in natura e poi anche in denaro; fornivano prestazioni d’opera gratuite ed infine si mettevano a disposizione in caso di necessità per guerre e contrasti. Dal punto di vista sociale, il mondo feudale era visto come un'organizzazione divisa in tre ordini: oratores, bellatores e laboratores.

La società di ancien régime

Il termine ancien régime (vecchio regime), entrò in uso con la Rivoluzione Francese del 1789, per indicare l’organizzazione politica, economica e sociale della Francia prerivoluzionaria. Nel 700, la società era divisa in classi: al vertice vi erano la nobiltà ed il clero che godevano di molti privilegi, alla base la massa dei lavoratori – contadini che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, dato che le loro condizioni non erano uniformi e variavano da luogo a luogo, e in mezzo il ceto borghese, che si instaurava nel mondo del commercio.

Rivoluzioni industriali

Nel corso della storia, si sono susseguite tre rivoluzioni industriali in ordine cronologico, nei seguenti periodi:

  • Prima rivoluzione industriale (1750-1850) scaturita da: carbone e macchina a vapore.
  • Seconda rivoluzione industriale (1850-1950) scaturita da: petrolio e motore a scoppio.
  • Terza rivoluzione industriale (1950-oggi) scaturita da: energie rinnovabili per produrre elettricità distribuita da reti intelligenti.

Prima rivoluzione industriale

Le prime trasformazioni si concentrarono in Inghilterra, intorno alla metà del 700 e diedero inizio alla rivoluzione. Tali trasformazioni riguardarono, non solo l’industria ma anche la popolazione, l’agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni. La rivoluzione come abbiamo già detto, interessò innanzitutto l’Inghilterra, seguita da Francia e Stati Uniti d’America. La popolazione crebbe a ritmi costanti, facendo aumentare la domanda di beni, specie quelli di prima necessità. L’agricoltura conobbe un aumento della produzione e della produttività, grazie ai nuovi metodi di coltivazione e di concimazione; importante fu anche il miglioramento dei mezzi di trasporto, con la costruzione delle prime linee ferroviarie, che permise di ampliare i mercati e diede uno sbocco alle merci. Un’ultima caratteristica della prima rivoluzione industriale è che essa risultò poco costosa, essendo relativamente modesto il costo delle macchine e basso quello della manodopera. Le banche non ebbero molta importanza perché i capitali vennero forniti dagli imprenditori.

Seconda rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale si sviluppò fra la seconda metà dell’800 e la Prima guerra mondiale. In un secolo, la popolazione mondiale aumentò del 60% e quella europea raddoppiò. Il numero degli addetti all’agricoltura diminuì, mentre la produzione e la produttività del settore primario crescevano a ritmo elevato grazie alle nuove tecniche e alle nuove macchine introdotte. I mezzi di trasporto subirono una rivoluzione straordinaria, con la diffusione delle ferrovie e delle navi a vapore e successivamente delle automobili e degli aerei. Si assistette al trionfo della grande impresa, che riuscì a concentrare un gran numero di operai lungo la catena di montaggio. L’industrializzazione diventò sempre più costosa e si dovette far ricorso a finanziamenti provenienti dalle banche per far fronte alle indigenti spese di finanziamento e di avviamento.

Terza rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale prese l’avvio dopo la Seconda guerra mondiale. Essa interessò prevalentemente i paesi che si erano già industrializzati e si sviluppò in settori come l’energia nucleare, la chimica avanzata, l’elettronica e l’informatica. La popolazione mondiale si vide triplicata in un sessantennio e l’agricoltura aveva realizzato progressi eccezionali, con un numero di addetti che nei paesi industrializzati è ormai inferiore al 5%. Il costo dei trasporti si è ridotto notevolmente, perciò di conseguenza anche il commercio internazionale è cresciuto come mai prima. Si è assistito al trionfo del settore dei servizi, tanto che si parla di società postindustriale. L’economia sta diventando sempre più globale, nel senso che le imprese operano a livello internazionale e producono per il mercato mondiale; tutto ciò mostra ancora di più la sperequazione fra il Nord e il Sud del mondo, cioè fra paesi ricchi e paesi poveri. Il mondo, in questi ultimi anni, ha assistito alla competizione fra i due sistemi economici contrapposti: quello che si rifaceva alla libera iniziativa e al mercato, e quello basato invece su un’economia pianificata (Unione Sovietica).

Fattori principali

  • Clima
  • Le risorse naturali
  • La tecnologia che si andava sviluppando
  • La frammentazione dell’Europa
  • La visione del mondo e i diritti di proprietà

Concetti: crescita (intesa come un processo reversibile), sviluppo (inteso come un processo irreversibile) ed infine il progresso (CSP). La crescita economica può essere definita come un aumento sostenuto del valore complessivo di beni e servizi prodotti da una determinata popolazione, in un periodo definito, che è in genere di un anno; questa viene normalmente misurata facendo ricorso ad alcuni aggregati come il Prodotto interno lordo e il Prodotto Nazionale lordo. Per Prodotto interno lordo intendiamo il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un determinato periodo (in genere un anno) all’interno di un paese da residenti e stranieri. Lo sviluppo economico invece, è un concetto più ampio, perché indica una crescita elevata e prolungata, accompagnata dalle trasformazioni strutturali, sociali e culturali come quando si passa esempio da un’economia agricola a quella industriale.

Modelli di sviluppo

Diversi sono stati i modelli di sviluppo elaborati nel corso della storia: come ad esempio quello di Karl Buncher e quello di Rostow. Il primo riteneva che lo sviluppo si realizzasse attraverso quattro tappe:

  • Economia domestica chiusa – girava attorno l’attività economica della famiglia.
  • Economia cittadina – girava attorno all’attività del singolo centro cittadino.
  • Economia nazionale – girava attorno all’attività della nazione stessa.
  • Economia mondiale – che avrebbe coinvolto tutti i Paesi e riguardava la collettività.

Questo schema però, fu sostituito dalla “Teoria degli stadi” di Rostow, perché questo ha introdotto il concetto di take off o decollo. Secondo Rostow la realizzazione dello sviluppo economico passa attraverso cinque fasi o stadi:

  • La società tradizionale – riguarda la società preindustriale, in cui l’agricoltura è l’attività predominante.
  • La società di transizione – la quale è una fase di cambiamento, durante la quale si avviano le condizioni per lo sviluppo successivo.
  • La società del decollo o take off – è la fase più importante, dove la produzione e la produttività crescono, le innovazioni si fanno più numerose e tutto migliora.
  • La società matura – riguarda una società ormai decollata, che migliora sempre di più.
  • La società dei consumi di massa – in questa fase si assiste a un forte aumento della domanda di beni di consumo durevoli e di servizi reso possibile dall’aumento del reddito pro capite.

Cicli e crisi economiche

Quando e come possiamo parlare di cicli e di crisi? Una delle caratteristiche principali del mondo industrializzato fu la comparsa delle crisi economiche. Queste possono essere di sottoproduzione o di sovrapproduzione. Nell’età preindustriale abbiamo assistito a crisi di sottoproduzione, quando la domanda superava nettamente l’offerta; mentre nel mondo industrializzato a quelle di sovrapproduzione, che appunto sono apparse con il sistema capitalistico industriale. Queste, hanno inizio con una fase di congiuntura favorevole cioè di un forte aumento della domanda e di rialzo dei prezzi che induce ad accrescere la produzione; per conseguenza le vendite aumentano e si realizza il pieno impiego dei fattori di produzione. Si correrà il rischio di produrre più di quanto si riesca a vendere, sicché si determina una sovrapproduzione – le merci restano invendute e le imprese non possono rimborsare i prestiti alle banche e spesso falliscono e gli operai rimangono senza lavoro ed inizia la crisi. Differenza fra trend e ciclo: quando parliamo di trend, facciamo riferimento ad una prospettiva decennale; mentre quando di ciclo, facciamo riferimento ad una prospettiva secolare. Una delle premesse alla base di ogni crisi economica è la capacità di acquisto, cioè la capacità di una popolazione o di una persona di acquistare beni e servizi cedendo in cambio altri beni o servizi frutto del proprio lavoro – Legge di Engel.

Inflazione

In cosa consiste l’inflazione? L’inflazione è un aumento generalizzato dei prezzi ovvero diminuzione del potere di acquisto della moneta. Questa può avere diverse cause, e può essere:

  • Inflazione monetaria
  • Inflazione da domanda
  • Inflazione da costi

Premesse della prima rivoluzione industriale

La prima rivoluzione industriale non si sarebbe potuta verificare se non fosse stata accompagnata da profonde trasformazioni in altri campi come la popolazione, l’agricoltura, i trasporti ed il commercio. Questi cambiamenti costituiscono in qualche modo le premesse della rivoluzione industriale. Lo studio della popolazione, è di fondamentale importanza perché un aumento della popolazione non farà altro che generare una maggior domanda di beni e servizi e di conseguenza più forza lavoro. Secondo stime, la popolazione mondiale a metà Settecento, non raggiungeva gli 800 milioni, proprio perché nel corso degli anni la popolazione europea aveva conosciuto momenti di crescita e di decrescita, era il caratteristico andamento ad onde, che dimostra come fosse difficile per la popolazione europea crescere stabilmente. Nell’Europa preindustriale permaneva il vecchio regime demografico, caratterizzato da: un’alta natalità e una mortalità anch’essa molto elevata, quest’ultima condizionata però da un’altissima mortalità infantile; per conseguenza la vita media era molto breve e oscillava fra i 20 e i 25 anni. La diffusione di malattie di ogni tipo, tra cui la peste, era favorita oltre dalla malnutrizione ma anche dalle cattive condizioni igieniche e dalla insufficienti condizioni mediche in cui versava la gran parte della popolazione. Va inoltre rilevato che la popolazione europea del 700 era sostanzialmente analfabeta. Con la rivoluzione demografica, si ebbe il passaggio da vecchio a nuovo regime, che potremmo definire moderno. Con questo si ebbe la diminuzione del tasso di mortalità, in particolare di quella infantile, e contemporaneamente nei paesi sviluppati la vita media aumentò. Quindi, le cause che determinarono la crescita della popolazione sono:

  • Igiene è aumentato ovunque, soprattutto nelle città.
  • Adeguata alimentazione.
  • Riduzione del tasso di mortalità, soprattutto quella infantile.

Nel secolo che va tra 1750-1850, la popolazione mondiale aumento del 60%, e l’incremento più consistente si ebbe in Gran Bretagna. Malthus con il “Saggio sulla popolazione”, disse che: “Le risorse alimentari a disposizione aumentano secondo una progressione aritmetica, mentre la popolazione aumenta secondo una progressione geometrica”; purtroppo però questa teoria non ebbe successo perché Malthus non aveva fatto i conti con i grandi progressi dell’agricoltura. Il progresso della medicina, in questi anni, non fu rilevante come quello realizzato nei periodi successivi.

Agricoltura di ancien régime

La prima rivoluzione agricola si ebbe quando l’uomo scoprì come coltivare le terre e allevare gli animali, all’incirca 10mila anni fa. Però alla base di tutto ciò sorgevano dei problemi, poiché ogni uomo, non riusciva a produrre una quantità di beni sufficiente a consentire un’accumulazione di risorse, destinata allo svolgimento di attività diverse da quella agricola – legata quindi ad una scarsa produttività. Tutto ciò avvenne per due importanti caratteristiche:

  • La policoltura, dato che i costi per i trasporti erano elevati, ogni contadino si sforzava di produrre tutto ciò che serviva per soddisfare le necessità essenziali della popolazione.
  • La commercializzazione dei prodotti della terra era molto limitata; poiché la massa di coltivatori riusciva a ricavare dalla terra soltanto il necessario e non era in grado d’immettere nulla sul mercato.

La rivoluzione agraria

La crescita della popolazione comportava, come di consueto, un aumento della domanda dei beni di prima necessità. Con il termine rivoluzione agraria, si fa riferimento a un forte incremento della popolazione e della produttività dell’agricoltura, grazie all’introduzione di nuove tecniche e al mutamento del regime della proprietà fondiaria. Uno dei problemi principali dell’attività agricola era quello di ripristinare la fertilità del suolo dopo le varie coltivazioni; ciò poteva avvenire solamente lasciando la terra periodicamente a riposo (maggese) con rotazioni biennali e triennali e ricorrendo alla concimazione. I risultati migliori si ottenevano con il letame. Succedeva però che così facendo, per un periodo di tempo la terra rimanesse inutilizzata e quindi non veniva prodotto nulla. Allora si pensò che la soluzione consistesse nell’eliminazione del maggese e nell’inserimento nelle rotazioni di leguminose e di piante da foraggio che miglioravano la fertilità del terreno e quindi facevano aumentare la resa l’anno successivo. Nel corso del secolo XVIII, si registrarono anche alcuni interessanti miglioramenti degli attrezzi e delle macchine agricole e di grande utilità fu l’uso degli animali da tiro ma questi dovevano essere mantenuti e ciò comportava un costo. Importante fu che l’allevamento da brado diventò stabulare, cioè che parte delle coltivazioni era riservato al bestiame, quindi utilizzato come concime. In questi anni si inizia anche ad affermare la proprietà privata, maggiori investimenti – più risultati. La privatizzazione delle terre avviene attraverso le recinzioni (enclosures), fatte con atti privati e con atti del Parlamento – General Enclosures Act 1801; tutto ciò porterà anche alla nascita dei primi fitti e quindi alla formazione della grande proprietà.

La coltivazione di molte terre avveniva sostanzialmente in modo comunitario, e si basava sul cosiddetto sistema dei tre campi. Le terre non recintate del villaggio, erano divise in tre parti, di cui due coltivate e una tenuta a maggese. In Inghilterra le terre gravate dai diritti degli abitanti del luogo si dividevano in:

  • Open fields – terre aperte, non recintate, coltivate con il sistema dei tre campi, assegnate agli abitanti del villaggio.
  • Common Lands – ossia le terre comuni, appartenenti alla comunità, in genere non coltivate.

Fra rivoluzione agraria e rivoluzione industriale, vi è uno stretto rapporto, nel senso che i due fenomeni s’influenzano reciprocamente e l’una non si sarebbe potuta realizzare senza l’altra.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher and949 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Ferrandino Vittoria.
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