Estratto del documento

Storia dell’economia e dell’impresa

Capitolo 1 “La categoria interpretativa. La storia economica”

1.1 L’oggetto:

La globalizzazione diacronica è l’analisi del processo evolutivo della globalizzazione nello spazio e

nel tempo che esamina gli avvenimenti e la politica economica dei diversi Paesi nel breve e nel lungo

periodo utilizzando la storia economica come metodo interpretativo.

- breve periodo – si analizzano fatti, congiunture e tutto ciò che non sia conseguenza di un

mutamento dei dati fondamentali dell’economia.

- lungo periodo - si esamina l’evoluzione dei sistemi economici, le problematiche dello

sviluppo, i trends e tutto ciò che riguarda trasformazioni della struttura economica.

La globalizzazione diacronica studia questi fenomeni sia sotto l’aspetto statico che dinamico:

- aspetto statico – non vi è alcuna tendenza al cambiamento perché le forze che operano

all’interno del contesto si bilanciano; il sistema si riproduce uguale a sé stesso senza alcuna

forma di accumulazione (breve periodo).

- aspetto dinamico - nessuna società potrebbe sopravvivere senza un’adeguata

accumulazione di risorse, oltretutto i dati fondamentali dell’economia mutano col passare

del tempo per cui la fase dinamica dell’economia si concretizza quando il sistema è in grado

di produrre l’accumulazione di risorse necessaria (lungo periodo).

L’approccio dinamico di lungo periodo, applicato alla successione dei diversi sistemi economici

(feudale, mercantile, capitalistico…) ha trovato un suo campo d’indagine nelle tematiche dello

sviluppo economico.

Per studiare tutto ciò, c’è bisogno di un metodo.

1.2 Il metodo:

Il metodo è il processo di razionalizzazione di una scienza o di una dottrina allo scopo di determinare

le leggi che regolano l’oggetto studiato.

Ci sono state numerose scuole di pensiero riguardanti la storia economica, ed ognuna di esse ha

sviluppato un proprio metodo d’indagine:

SCUOLA CLASSICA INGLESE

- (Smith, Ricardo e Malthus) – scuola di pensiero fondata in

Inghilterra, nel periodo della prima rivoluzione industriale. Essa è caratterizzata da un

metodo logico-deduttivo, fondato su un postulato dato, da cui si scoprivano le leggi che

governavano il funzionamento economico della società.

Principalmente a causa della forte presenza della filosofia giusnaturalistica dell’epoca, le

teorie degli economisti classici sono caratterizzate dall’idea di un’armonia tra gli interessi

umani, di fiducia nel mercato libero concorrenziale e dal rifiuto dell’intervento dello Stato

nell’economia. Il metodo logico-deduttivo era giustificato dall’ottimismo della scuola

classica, che considerò questi meccanismi che regolavano il primo capitalismo come leggi

valide per ogni tempo ed ogni luogo (eterne); si credeva, dunque, che non si sarebbero potuti

verificare mutamenti in futuro.

SCUOLA STORICA TEDESCA

- – scuola di pensiero nata in Germania in opposizione alla

scuola classica inglese a partire dalla fine dell’800. All’interno di essa prevale un'idea di

nazione come entità organica superiore a quella degli individui, in cui ogni azione dello Stato

è volta alla tutela della propria identità nazionale. È una visione reazionaria che si

contrappone nettamente alla visione liberista della scuola classica inglese.

Questa scuola, dunque, rifiutò l’idea di leggi universali del divenire economico. Inoltre, era

inaccettabile ritenere che la condotta degli individui fosse determinata solo dall’interesse

economico, c’erano anche motivi etici, sociali, religiosi e politici.

Gli esponenti di tale scuola privilegiarono il metodo induttivo, ossia l’osservazione

sistematica dei fatti per giungere ad una sintesi dell’attività umana, e adoperarono la storia

economica come strumento teorico. Al metodo induttivo si affiancò l’analisi dinamica dello

sviluppo in stadi successivi, ideata da Frederic List nel 1840.

- ECONOMIA KEYNESIANA - La Grande depressione del 1929 pose a dura prova la teoria

economica neoclassica, in quanto il suo perdurare sembrava smentire la capacità di

un'economia di mercato di ritrovare un equilibrio di piena occupazione delle risorse e di

benessere.

John Maynard Keynes (1883-1946), che ha dominato il pensiero economico dagli anni '30

agli anni '60 del XX secolo, propose una sostanziale deviazione dalla scuola neoclassica.

La sua opera principale pose i grandi aggregati economici (consumo, risparmio, investimenti

ecc.) al centro dell'analisi economica, dando vita ad una disciplina detta "macroeconomia"

per distinguerla dall'approccio individualista dell'economia neoclassica ("microeconomia").

Capitolo 2 “I Sistemi Economici”

2.1 Le origini:

Un sistema economico è l’insieme delle forme istituzionali, dei rapporti giuridici o consuetudinari,

delle strutture sociali e delle modalità di organizzazione della produzione che regolano l’attività

economica dell’uomo.

Il processo storico di sviluppo ha determinato il succedersi di:

- Originarie formazioni comunitarie

- Formazioni tributarie

- Sistema feudale

- Sistema mercantile

- Sistema capitalistico

- Sistema collettivistico

[Non ci sono sistemi puri, in ogni sistema ci sono tracce del sistema precedente.]

Originaria formazione comunitaria:

Si fondava sulla proprietà collettiva della terra, vi erano clan e villaggi e le modalità di produzione e

distribuzione dei prodotti erano fondate su consuetudini (e vincoli parentali).

Formazioni tributarie:

Il passaggio alle formazioni tributarie avvenne con l’affermazione delle gerarchie sociali divise in

classi; la casta dominante monopolizzava la terra e percepiva un tributo dai contadini che erano

organizzati in comunità.

[La casta dominante acquisiva così un surplus]

L’economia feudale:

L’economia feudale è stata un economia chiusa e statica. Chiusa perché non era minimamente

aperta agli scambi internazionali (autoconsumo), e statica perché il sistema economico si

riproduceva ogni anno uguale a sé stesso, senza accumulazione di ricchezza.

Il sistema economico feudale dell’Europa centro-occidentale (VIII-XIII sec.) è stato definito come

un’organizzazione della produzione fondata sulla combinazione di terra signorile e lavoro servile,

finalizzata all’uso dei beni prodotti, e non allo scambio.

Tale sistema (strutturato gerarchicamente) era basato sulla cessione della terra del sovrano al

feudatario, che a sua volta la cedeva ai vassalli minori fino ai servi della gleba. Essi erano tenuti a

prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie in favore del signore (giornate di lavoro gratuite

dette corvées) sulla pars dominica (gestita direttamente dal signore) del feudo. Inoltre, dovevano

pagare un censo per l’uso di appezzamenti di terra (il manso) per la coltivazione prestate dal signore

(pars massaricia).

In questo senso i contadini tenevano tutto ciò che era appena sufficiente al loro sostentamento,

mentre erogavano al signore tutto ciò che era eccedente.

Si intravidero dei cambiamenti agli inizi del Quattrocento dove l’incremento demografico causò il

migliore sfruttamento delle tecniche produttive, ci furono innovazioni in campo agricolo, si

crearono più eccedenze che non solo migliorarono le condizioni di vita delle famiglie rurali, ma

furono anche alla base della trasformazione dalla rendita in natura alle rendita in moneta, perché

le eccedenze erano tali da permetterne una vendita nelle città, dove iniziarono ad affluire i mercanti.

Nonostante ciò, però, l’agricoltura rimaneva la vera base del sistema feudale e tutte queste

trasformazioni non furono ancora abbastanza per creare le premesse di nuove produzioni di tipo

capitalistico.

La scuola fisiocratica francese:

La fisiocrazia è una scuola di pensiero che nasce e si sviluppa solo in Francia. Dura pochi anni e ruota

attorno ad un leader: Francois Quesnay e i suoi allievi come Turgot. Lo scritto di riferimento della

scuola fisiocratica francese è “La Tavola dei Valori” di Quesnay.

È una scuola che, come farà la scuola classica inglese, propone un modello economico con assenza

di intervento dello Stato. Essa si oppone fortemente al mercantilismo.

Con la scuola fisiocratica riprendiamo il concetto di giusnaturalismo (verrà anche ripreso da Smith),

i fisiocratici infatti, hanno in mente un sistema economico in cui lo stato non interviene e in cui c’è

un’economia libera con un mercato libero concorrenziale.

Lo Stato può intervenire solo se dei fatti possono minare le leggi universali.

Tuttavia la principale differenza tra il modello di Smith e quello fisiocratico è che il primo è aperto

agli scambi internazionali, mentre il secondo no. Questo perché alla base del modello fisiocratico

c’è l’idea che l’unico modo per generare surplus e quindi accumulare ricchezza è la produzione di

merci (in particolare agricola), e non la circolazione di esse. È quindi statico e chiuso.

Quindi l’approccio fisiocratico di Quesnay:

- Il sistema economico funziona secondo leggi universali, che garantiscono armonia tra

domanda e offerta. Lo Stato non deve intervenire (“lascia fare lascia passare”).

- L’unico settore che genera riproducibilità della ricchezza è il settore primario dell’economia.

- Nel settore agricolo c’è un ritorno dell’investimento del 100%. Il surplus è massimo.

- L’opera divide la società in 3 blocchi: agricoltori, proprietari terrieri (più ricchi) e artigiani. I

primi due sono considerati produttivi, mentre il terzo gruppo sociale è sterile.

L’economia mercantile:

Il mercantilismo si fondava sul commercio su grandi distanze e sull’acquisizione di profitti derivanti

dalla differenza tra i costi dei prodotti nelle diverse aree geografiche. Esso si diffuse

prevalentemente nell’Europa occidentale tra la fine del Quattrocento e la seconda metà del

Settecento, quando la rivoluzione industriale inglese decretò l’avvio del capitalismo.

Quello del mercantilismo era un sistema mercantile-tributario, che inizia quando dal Cinquecento

la popolazione cominciò ad aumentare, generando un forte fenomeno di urbanizzazione e

conseguente accrescimento della domanda di prodotti agricoli. Parallelamente, la nascita degli Stati

nazionali intensificò ulteriormente l’attività economica e indebolì il potere della Chiesa e del sistema

feudale.

Ciò portò ad un enorme acquisizione di potere da parte dei mercanti.

Il mercantilismo fu quindi un sistema aperto e dinamico, infatti la ricchezza non si riproduce più

uguale a sé stessa, ma cresce grazie agli scambi internazionali, in particolare di metalli preziosi

provenienti dall’estero.

La forma di mercantilismo più avanzata ci fu in Inghilterra, dove nacque la figura del mercante-

imprenditore. Egli oltre a fungere da intermediario, produce grazie alle cottage industries (cottage

dove venivano utilizzati i contadini per artigianato durante le fasi di riposo dei campi, condizioni

climatiche o terra troppo sfruttata).

Corrente di pensiero:

Non esiste una scuola di pensiero in questo caso, in quanto non vi è alcun leader di pensiero o

manifesto, ma esiste una corrente di pensiero, nata per spiegare l’economia mercantile, e

caratterizzata da un ampia distribuzione di pamphlet scritti da mercanti, giuristi, medici che

volevano interpretare l’economia mercantile per trovare metodi efficienti per commercio di metalli

preziosi.

La principale differenza tra la fisiocrazia e i mercantilisti è che i primi fondavano il loro pensiero

sull’approccio giusnaturalista (leggi universali), mentre i secondi pensano che il comportamento

dell’uomo sia imperfetto perché i singoli non pensano alla collettività ma sono egoisti (possono

andare in conflitto con gli interessi collettivi), quindi ci vuole l’intervento dello stato per indirizzare

i comportamenti del singolo verso l’utile collettivo.

Un’altra differenza importante è che fisiocrati vedono la ricchezza nell’attività contadina, i

mercantilisti invece vedono la fonte di ricchezza nella crescita dell’accumulazione dei metalli

preziosi attraverso l’attività commerciale (economia aperta e dinamica).

La quantità dei metalli preziosi è data, non è infinita. Quindi l’attività mercantile va organizzata per

sottrarre ricchezza ai competitors perché le risorse non sono infinite. Serve ancora un intervento

dello stato nell’economia, esso deve:

 Aumentare la produttività dei lavoratori dei beni da vendere all’estero (tutti lavorano uomini

donne bambini con salari a livello di sussistenza, in modo da non avere ricchezza per

soddisfare altri bisogni che avrebbero abbassato la produttività)

 Agevolare l’ingresso dei metalli preziosi

 Attuare una politica protezionista (proteggere il mercato interno) bassi costi di importazioni

dalle colonie. Alte le tariffe sui prodotti finiti basse tariffe sulle materie prime.

Il capitalismo:

il capitalismo è un sistema economico caratterizzato dalla formazione e dall’impiego produttivo del

capitale, dalla libertà d’iniziativa e dalla divisione internazionale del lavoro. Inoltre, esso è fondato

sull’impresa, sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sull’accumulazione di ricchezza.

Il primo vero capitalismo nasce in Inghilterra con l’arrivo della prima rivoluzione industriale, infatti

la progressiva accumulazione di capitale e il diffondersi di strumenti che lo tutelassero, portarono il

mercante ad allargare la propria sfera di produzione, che divenne anche manufatturiera. Così il

mercante divenne sempre più imprenditore.

Successivamente, la produzione manufatturiera si espanse e introdusse uno degli elementi

caratteristici del capitalismo moderno: il salario.

Dal produrre nelle proprie abitazioni si passò agli edifici appositamente adibiti: le manifatture; dal

putting-out si passò così al “factory system”. Infine, la rivoluzione industriale decretò la proprietà

privata dei mezzi di produzione, la diffusione della meccanizzazione e del rapporto salariale che

sancì la definitiva affermazione del capitalismo.

Fu la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti e della Rivoluzione francese a sancire una

concezione di libertà che caratterizzerà il capitalismo attraverso la libera concorrenza, il rifiuto

dell’intervento dello Stato nell’economia, la tutela della proprietà privata ecc..

La “scuola classica” (nata proprio in questo periodo) si assumerà il compito di dare forma teorica al

capitalismo come sistema economico, fondando la scienza economica. Il nuovo mercato che si stava

affermando era ricco di automatismi, che sono stati ben sintetizzati dalla “legge degli sbocchi” di

Jean-Baptiste Say.

LEGGE DEGLI SBOCCHI --> è una legge economica secondo cui l'offerta crea la domanda: quanto

maggiori sono la produttività e l’impiego dei fattori di produzione, tanto maggiore sarà l’offerta di

beni sul mercato. In sostanza questa legge sostiene che non ci sarà mai capacità produttiva

inutilizzata, che l’economia funzionerà al suo potenziale livello massimo e che non si verificheranno

crisi di sovrapproduzione perché il sistema dei prezzi garantisce sempre l’equilibrio di mercato.

Un altro aspetto importante di questo sistema economico lo identificò Adam Smith (scuola classica),

il quale propose una teoria per spiegare il funzionamento del capitalismo. Egli credeva fortemente

nella specializzazione del lavoro (settore manufatturiero) e indicò come fonte della ricchezza il

lavoro produttivo, cioè quello capace di generare un surplus e impiegato nella fabbricazione di beni

materiali che avrebbero alzato la domanda, anche internazionale (qui si spiega il motivo per cui i

teorici classici volevano un mercato libero concorrenziale). Egli inoltre, osservò che ciascun bene

possiede un valore d’uso (la sua qualità di soddisfare i bisogni degli individui, utilità) e un valore di

scambio (la sua capacità di acquistare altri beni sul mercato, rarità). Si focalizza sul valore d

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 20
Riassunto esame Storia dell'economia, Prof. Tortorella Guido Esposito, libro consigliato La globalizzazione diacronica, Di Taranto Pag. 1 Riassunto esame Storia dell'economia, Prof. Tortorella Guido Esposito, libro consigliato La globalizzazione diacronica, Di Taranto Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'economia, Prof. Tortorella Guido Esposito, libro consigliato La globalizzazione diacronica, Di Taranto Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'economia, Prof. Tortorella Guido Esposito, libro consigliato La globalizzazione diacronica, Di Taranto Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 20.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'economia, Prof. Tortorella Guido Esposito, libro consigliato La globalizzazione diacronica, Di Taranto Pag. 16
1 su 20
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiooF22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Tortorella Guido Esposito.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community