Estratto del documento

La storia economica

La storia economica studia i fatti, gli avvenimenti economici e la politica economica dei diversi paesi nel breve e lungo periodo. Nel breve periodo studia i fatti, le congetture e le fluttuazioni; nel lungo periodo studia i diversi fenomeni sotto l’aspetto statico (il sistema si riproduce uguale a se stesso "riproduzione semplice") e l’aspetto dinamico (il sistema tende al cambiamento "riproduzione allargata").

Analisi storico-economica

  • Conoscenza delle peculiarità mentali, sanali e culturali dell’uomo, a livello individuale e collettivo.
  • Adozione di un paradigma interpretativo, per la classificazione degli argomenti secondo un ordine logico.

La parola economica deriva dal greco oikos (casa) vomos (legge). La parola fisiocrazia significa "governo della natura". I fisiocratici davano importanza solo al settore agricolo, l’unico secondo loro in grado di produrre un prodotto netto. Storia economica ed economia sono materie complementari, si integrano in modo speculare; ciascun evento deve essere inserito in uno schema teorico di riferimento, miglioramento e arricchimento di entrambe le discipline.

Il metodo

Per metodo si intende il processo di razionalizzazione di una scienza o di una dottrina che ha lo scopo di determinare le uniformità o le leggi che ne regolano l’oggetto studiato. I metodi seguiti dall’economia politica prima e dalla storia economica, poi, sono stati per lungo tempo contrapposti, per poi essere trasformati da metodi alternativi a complementari. L’economia nacque come scienza organica tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo.

Adam Smith, David Ricardo e Robert Malthus raccolsero i tasselli di quel complesso e incompleto mosaico dottrinario e, attraverso l’adozione del metodo logico-deduttivo, diedero inizio alla scuola classica, un metodo che va dal generale al particolare: si parte da un postulato astratto e, sulla base di quel postulato dato, si interpreta la realtà ipotizzata empiristicamente. Essi erano forti sostenitori del massimo liberismo e di leggi ritenute universali, poiché secondo loro, attraverso "la mano invisibile" (il meccanismo che utilizza e massimizza il sistema economico, in quanto crede che questo lasciato libero tenda a trovare la forma migliore) e il gioco della domanda e dell’offerta, si era in grado di mantenere "l’equilibrio economico generale".

Paese di analisi degli economisti della scuola classica fu l’Inghilterra, durante la prima Rivoluzione Industriale e, quindi, in una fase di grande ottimismo. Ben presto la dottrina classica si diffuse anche in Francia, dove Jean Baptiste Say sostiene l’idea che le leggi dell’economia non vanno decretate ma solo scoperte (e che l’offerta crea sempre la propria domanda). Tra il XIX e XX secolo ci fu la nascita della scuola storica ad opera di Roscher, Hildebrand e Knies, i quali rigettavano la visione classica privilegiando il metodo logico-induttivo, l’osservazione sistematica dei fatti per pervenire a una sintesi dell’attività economica.

Paese oggetto di analisi della scuola storica fu la Germania, la quale era ancora suddivisa in una miriade di piccoli stati con assetti socioeconomico-istituzionali diversi. Con la scuola storica ci fu l’affermazione della relatività delle leggi economiche, perché legate a determinate contingenze storiche, condizioni geografiche, ambientali ed istituzionali. Esse dunque sono temporalmente definite e spazialmente delimitate.

Teoria degli stati dello sviluppo di Frederic List (1840): classificazione sulla base del livello di civiltà raggiunta da ciascuna comunità (cacciatrice, pastorale, agricolo-manifatturiera, industriale-commerciale ecc.). Periodizzazione degli stadi della crescita di Hildebrand (1860) rapportata alla tipologia degli scambi economici prevalenti (economia naturale, economia monetaria, economia creditizia). Nella seconda metà dell’800, attraverso gli studi della nuova scuola storica con le tecniche di perfezionamento del metodo induttivo, si avviò un processo di affermazione della storia economica come disciplina autonoma, acquisendo un grande prestigio internazionale degli studi effettuati in Germania.

La nuova scuola storica, propugnatrice dell’intervento dello stato nella vita economica, recuperò dell’ideologia, gli studi marginalisti: basati sull’analisi preferenziale della domanda rispetto all’offerta attraverso modelli matematici; i marginalisti grandi sostenitori del metodo logico deduttivo.

L'interdisciplinarità

  • Economia: strettamente correlata con la storia economica che da essa è stata originata e della quale costituisce parte integrante e complementare.
  • Statistica: fornisce una serie di molteplici più o meno complesse di dati, quantitativi e qualitativi, su prezzi, corsi dei titoli, produzioni, salari.
  • Demografia: fornisce svariate informazioni di grande importanza, per gli indiscussi nessi tra popolazione e attività economiche (teoria Maltusiana: sul saggio di popolazione, consiste nell’aumento della popolazione contro una diminuzione di risorse, che a lungo andare provocheranno mortalità ecc.; soluzione di Malthus ritardare l’età del matrimonio almeno fino a quando non si era in grado di mantenersi da soli la propria famiglia).
  • Geografia: consente di spiegare i rapporti tra i comportamenti delle collettività passate e presenti e l’ambiente.
  • Sociologia: fornisce ausilio per la comprensione dei comportamenti dei gruppi e classi.

Le origini del sistema economico

Il sistema economico è l’insieme di istituzioni, norme, consuetudini, strutture sociali, e forme di organizzazione della produzione che regolano l’attività economica, in una certa area, in un certo arco di tempo. Maurice Dobb afferma che non esistono "sistemi puri", perché in ogni sistema vi sono presenti elementi caratteristici sia dei periodi precedenti, che di quelli successivi.

La formazione economica comunitaria

Si fondava sulla proprietà collettiva della Terra e sul lavoro articolato su base individuale familiare; la distribuzione della terra non avveniva in maniera uguale, ma in funzione di regole precise che privilegiavano alcuni gruppi, rispetto ad altri. Non esisteva un surplus e non esistevano rapporti mercantili di scambio.

La formazione economica tributaria

Vi era una casta dominante, che monopolizzava la Terra e percepiva un tributo dai contadini, i quali erano organizzati in comunità; essa acquisiva, in tal modo, un surplus dal sistema interno, che dipendeva dalle condizioni di ricchezza o di povertà della formazione stessa.

La formazione schiavista

Fu dominante soltanto al tempo delle città-stato della Grecia e l’Impero romano; era una combinazione del lavoro libero con quello coatto (forzato), gli unici mezzi di produzione. I beni e i servizi frutto dell’opera degli schiavi potevano entrare sia nei circuiti dei trasferimenti non mercantili, sia quelli basati sul commercio su grandi distanze. La formazione schiavistica permise di aggiungere al surplus interno (ottenuto con il lavoro forzato) quello esterno (proveniente dall’esportazione dei beni, oggetto di quel lavoro). Questa formazione si mostrò debole, a causa dell’eccessiva dipendenza dall’esterno per l’acquisizione di mano d’opera schiavistica, infatti con l’affermarsi delle invasioni barbariche, venne distrutto e si diede vita a una nuova formazione tributaria: il feudalesimo.

Il sistema feudale

Rappresentato dalle società dell’America Indiana come Aztechi ed Incas, la comunità era particolarmente degradata, giacché perdeva la proprietà eminente del suolo (paragonabile a quello schiavista). Organizzazione di produzione fondata sulla combinazione di Terra signorile e lavoro servile, finalizzata all’uso dei beni prodotti; ha origine nel IX secolo, quando nella Gallia dei Franchi, i proprietari terrieri non riescono a difendere le loro terre dalle invasioni barbariche; per cui le danno a un capo potente, che riceve in cambio i frutti delle terre; questo sistema si diffonderà anche in Palestina, Siria, Impero Bizantino ecc. attraverso le crociate. Basato sulla cessione della Terra dal sovrano al feudatario e successivamente ai vassalli minori, all’interno di una struttura gerarchizzata che dal signore giungeva fino ai servi della gleba; quest’ultimi erano tenuti a prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie a favore del signore sul latifondo feudale.

Il latifondo feudale era suddiviso in:

  • Pars dominicale: che erano appunto le prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie sul feudo,
  • Pars massaricia: divisa in tanti mansi (manso era un appezzamento di terra usato dalla famiglia per sopravvivere) consisteva nel pagamento in natura di un censo per l’uso delle terre ch’essi coltivavano e dove vi abitavano.

Fino all’XI secolo rappresentava un’economia chiusa, con scambi in natura all’interno del feudo. Non vi è un surplus poiché il sistema tendeva ad essere stazionario. Nel XII secolo, con la cessazione delle invasioni barbariche, si avviarono importanti mutamenti ed iniziò la disgregazione del sistema feudale. Con la crescita accelerata della popolazione per effetto dell’incremento della produzione agricola (per effetto dell’espansione della superficie coltivata, della scelta di terreni migliori, del migliore sfruttamento di strumento e tecniche produttive) ci fu la possibilità di creare un surplus più consistente, che iniziava a circolare. Al signore a questo punto non conviene più tenere la terra suddivisa (in tanti mansi), per cui tutta la terra viene data al contadino, perché la coltivasse in proprio, ottenendo in cambio un prodotto maggiore di quello risultante dalle "corvée". Adesso al signore verrà resa rendita monetaria e non più in natura. La loro condizione ben presto peggiorò: sia perché le corporazioni (città), imponevano prezzi di monopolio rispetto a quelli agricoli, sia perché la nobiltà feudale per soddisfare i suoi accresciuti bisogni aumentava i tributi. Questo causò la fuga dei servi e dei contadini verso le città, per riuscire a liberarsi dagli obblighi a cui erano sottoposti dalla feudalità. L’abbandono delle terre ridusse la produzione e, quindi, la rendita che, fece diminuire il potere d’acquisto dei suoi percettori sui mercati urbani, peggiorando le loro condizioni.

Il sistema economico mercantile

Il sistema economico mercantile, si fondava sul commercio su grandi distanze e sull’acquisizione di profitti monopolistici derivanti dalla differenza dei costi e dei valori d’uso dei prodotti tra le diverse aree geografiche. Suggeriva l’intervento dello Stato in economia; al fine di arricchire lo Stato, in quanto condizione essenziale per la sua difesa ed espansione territoriale, dato che le guerre erano divenute sempre più costose. La ricchezza veniva identificata dalla quantità di metalli preziosi (oro e argento) esistente all’interno dei confini e che si possedeva, il tutto finalizzato ad accrescere il Saldo attivo della bilancia commerciale. Per conseguire tale Attivo, venivano adottate in primo luogo misure di controllo degli scambi: restrizioni delle importazioni (manufatti), incentivate le esportazioni e il commercio verso l’estero attraverso la conquista di nuovi e più vasti imperi coloniali. La politica mercantile ebbe connotazioni diverse a seconda delle condizioni strutturali ed economiche dei singoli stati:

  • La Spagna, privilegiò la tesaurizzazione dei metalli preziosi che importava direttamente dai suoi possedimenti d’oltreoceano (Messico) e stabilì che i beni venduti all’estero fossero remunerati in moneta e quelli acquistati scambiati con prodotti nazionali; questo tipo di commercio prese il nome di Bullionismo.
  • L’Inghilterra, diede forte impulso alla marina mercantile per incrementare, anche mediante i noli, le proprie riserve di metalli preziosi. L’atto di navigazione (Navigation Act 1651) sancì il monopolio dei trasporti con le colonie soggette alla sua dominazione e proibì alle navi straniere di importare prodotti che non provenissero dai loro paesi di origine; questa politica volta ad indebolire l’Olanda e di realizzare elevati e costanti guadagni all’inglesi: la compagnia delle indie orientali.
  • In Francia, si sviluppò il Colbertismo, legato al nome di Colbert, il quale voleva portare la Francia a farne una potenza mercantilistica, emanando 150 emendamenti (regolamenti) di fabbrica per far sì che i manufatti fossero di alta qualità, in modo da essere i più richiesti, questo favorì la creazione di compagnie commerciali.
  • Da questi principi si discostò l’Olanda, che concesse la piena libertà di esportazione dei capitali. Ricca di una flotta che non teneva confronti, l’Olanda era il centro del mercato finanziario del mondo. Le sue monete commerciali, godevano della fiducia degli operatori ed avevano corso nelle altre nazioni. La decadenza dell’Olanda fu attribuita alla ricchezza dei suoi cittadini, che vivevano di rendita riscossa dal capitale finanziario.

L’analisi dei mercantilisti fu assai carente, essi confusero la ricchezza con la moneta e non compresero che il costante attivo nella bilancia commerciale, attraverso l’afflusso di oro e l’incremento della circolazione monetaria, causava l’aumento dei prezzi, dei beni prodotti, rendendoli meno competitivi sui mercati internazionali a vantaggio di quelli esteri, dato che si considerava ricchezza di uno stato, solo lavoro e produzione. Ecco perché i fisiocratici dicevano che il prodotto netto è l’agricoltura, e che la ricchezza derivava dalla terra, quindi bisognava supportare questo settore e propongono il Laissez Faire e Laissez Passer; perché sostenevano che si dovevano liberalizzare i prodotti e gli scambi. Interviene anche la Legge di Say: l’offerta crea sempre la propria domanda, non ci saranno mai crisi di sovrapproduzione, non esisterà capacità produttiva inutilizzata, perché sarà al massimo.

Il capitalismo industriale e la nascita dell’economia politica

Il commercio su grandi distanze permise alla borghesia mercantile di accumulare denaro, questa accumulazione progressiva del capitale fece nascere le prime banche (banco di Amsterdam 1609 e Banco di Inghilterra), si diffondono le S.p.A (strutture delle compagnie commerciali), nascono e si diffondono le borse valori; sono gli elementi che convincono il mercante ad allargare il proprio raggio d’azione, nasce la figura del mercante-imprenditore. Nasce il Putting Out (dare fuori) che regolava la manifattura a domicilio dei panni di lana, che le famiglie contadine utilizzavano per uso proprio allo stato grezzo, senza eseguire lavori di rifinitura. I mercanti imprenditori-fiamminghi trasformarono questa produzione in una di divisione internazionale del lavoro, dove gli allevatori inglesi vendevano la lana (materia prima) agli imprenditori fiamminghi che la davano fuori ai filatoi e tessitori per la trasformazione in panni. Il putting out riscosse un gran successo, successivamente si trasformò in Domestic System, ossia delle vere e proprie organizzazioni concentrate prevalentemente in campagna, dove un sorvegliante controllava la produzione degli allevatori, ma senza sottoporli a una rigida disciplina, ossia delle vere e proprie organizzazioni concentrate prevalentemente in campagna, dove un sorvegliante controllava la produzione degli allevatori, i quali venivano pagati con un salario a cottimo. Questo sistema della manifattura o factory system ben presto si diffuse dall’Europa verso altre nazioni, sorretto dalla politica mercantilistica e gestito dallo Stato. La manifattura accrescendo sempre più il numero di operai e introducendo una sorta di disciplina di fabbrica, creò delle condizioni di forma capitalistica d’impresa.

Il marxismo e le critiche socialiste

La critica marxiana all’economia classica, erano basate su:

  • La teoria del valore lavoro di Smith e successivamente rielaborate da Ricardo,
  • Lo sfruttamento della classe operaia (formazione del plusvalore),
  • La legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e
  • Le crisi di sovrapproduzione.

Tra il 1760-1780 i classici (in particolare i fisiocratici) credevano che l’agricoltura fosse l’unico settore produttivo capace di produrre un prodotto netto (surplus), mentre consideravano tutti gli altri settori sterili. Adam Smith (considerato il padre dell’economia classica) nel 1776 pubblicò "La ricchezza delle nazioni" dove sostiene l’idea che all’origine della ricchezza vi è il lavoro produttivo, applicato a tutti i settori che producevano beni tangibili. Esso inoltre osservò che ciascun bene possiede un valore d’uso (commisurato alla sua qualità di soddisfare bisogni soggettivi degli individui) ed un valore di scambio (la capacità di essere scambiato con altri beni sul mercato). La teoria del valore lavoro contenuto, Smith sulla base di queste sue osservazioni elaborò due teorie: dove le merci si scambiano in base al lavoro contenuto necessario a produrle, che vale nello stadio pre-industriale.

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 50
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 1 Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'economia mondiale - Riassunto esame, prof. Amatori Pag. 46
1 su 50
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrStout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'economia mondiale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Amatori Franco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community