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esportare i propri prodotti agricoli sui mercati europei, i quali erano più competitivi ri-

spetto a quelli locali.

La terza fase di depressione dal 1921-1939, si ebbe all’indomani del primo conflitto

mondiale. Essa fu il riflesso della riconversione all’economia di pace, dei tentativi di ri-

stabilire ordine nei mercati monetari e,soprattutto di una latente sovrapproduzione che si

manifestò con la crisi del 1929.

Dopo il 1939, verso gli anni 70, si manifesta la stagflazione (termine che deriva dall’unione di due pa-

role (stagnazione e inflazione), dove il prezzo può aumentare senza che ci sauna fase di rialzo.

LA GRAN BRETAGNA. IL PAESE GUIDA

Origine e sviluppo della società tecnologica (1750-1870)

- gli aspetti economici dell’Ancièn régime

La rivoluzione industriale inglese è un fenomeno che si sviluppa tra il 1750-1870, un fenomeno che

rappresenta un fortissimo elemento di rottura rispetto all’economia precedente, tanto che si parla di:

economia pre-industriale

economia industriale

economia post-industriale

In una società PRE-INDUSTRIALE, il ruolo che acquista il capitale è poco rilevante,in più

nell’ambito dell’aspetto demografico, di una società di antico regime,vale la trappola Maltusiana, che

non permette di arrivare a una crescita; nell’ambito dei trasporti si mostra inefficiente, si tratta di un

economia che si caratterizza proprio per una estrema disuguaglianza tra le classi (ma non una divisione

internazionale tra paesi più ricchi e paesi più poveri).

Perché si parla di Rivoluzione Industriale?

Adottiamo il termine non per sottolineare che il cambiamento è stato rapido, ma per desi-

Rivoluzione,

gnare la radicalità del cambiamento.

Il termine non sta a indicare che i cambiamenti si sono verificati solo in ambito industriale,

Industriale,

ma indica un fenomeno che rappresenta una rottura con il sistema precedente, bisogna considerare an-

che gli altri elementi: agricoli, ecc..

Dove si è verificata? – in Inghilterra.

Perché si è verificata?

L’Inghilterra è stato il paese in cui, si sono realizzate le convinzioni (c’erano i presupposti) per il

cambiamento.

Quali erano i presupposti? – distinguiamo fattori ENDOGENI ed ESOGENI. I fattori endogeni,

come fattori interni al settore industriale: nuove tecniche, nuovi investimenti, l’accumulazione del ca-

pitale, lo spirito di iniziativa manifestato ecc..; mentre i fattori esogeni, come fattori esterni al settore

industriale: la rivoluzione agraria, la rivoluzione dei trasporti, lo sviluppo dell’istruzione, ecc…

Tutti questi fattori, endogeni ed esogeni hanno agito in contemporanea, non si sono manifestati uno

prima o l’altro dopo,ma bensì tutti contemporaneamente, attraverso un processo cumulativo, il cui

obiettivo finale era la rottura col mondo precedente.

Questa rottura prende il nome di Rivoluzione Industriale.

L A RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA

In Inghilterra il primo fenomeno che porta alla rivoluzione industriale è:

- la crescita della popolazione che dal 1700 al 1750 era stagnate, infatti passa ad un au-

mento da 5 a 6 milioni di abitanti, il che non era tanto preoccupante (dato l’aumento del

30%), ma successivamente, quando la popolazione tra 1750 al 1801 arriva a 9 milioni

(incrementandosi almeno del 50 % rispetto a prima) il fenomeno ormai irreversibile da i

presupposti.

- Un altro fenomeno è l’urbanizzazione, molte città inglesi: Manchester, Londra Liver-

pool ecc.. Aumentano in maniera importante la propria popolazione.

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Lo sviluppo demografico non esige a titolo preliminare l’industrializzazione, bensì lo sviluppo delle

sussistenze.

Nell’ambito che la crescita aumenta,viene eliminata la trappola Maltusiana (ritardare l’età del matri-

monio, dato che se aumenta la popolazione, diminuiscono le risorse) questo è dimostrato dal fatto che

dal 1000 al 1700 la crescita della popolazione era limitata, anche se era costituita da una popolazione

giovane e contenuta, caratterizzata dall’ alta fertilità e alta mortalità, anche se vi erano una serie di

elementi che ostacolavano la crescita demografica (Malthus), ossia la fertilità.

Infatti si ci sposava a 20-25 anni (età tarda per quell’epoca), quindi la natalità legittima si riduceva, ma

nonostante tutti questi elementi la popolazione cresceva.

La mortalità ordinaria si distingueva in: infantile e adolescenziale, poiché durante il primo anno di vita

morivano il 35% + altri 200/300 bambini che non arrivavano ai 10 anni. Le mortalità erano dovute alla

cattiva alimentazione, scarso igiene legate anche ad attività di tipo catastrofiche come carestie, pesti ed

epidemie e guerre.

Così mentre lo sviluppo in Africa era naturale, l’Inghilterra cresceva di poco, questo significava che da

un lato aumentava il livello medio di vita, dall’altro che essendoci carenza di manodopera si incomin-

ciò ad interessarsi a sostituire la manodopera con i macchinari, è quindi alta fertilità e bassa mortalità

(perché i pochi sopravvissuti dopo le guerre dovevano spartire per meno persone i beni di prima neces-

sità).

R

IVOLUZIONE AGRARIA

L’Inghilterra era un paese la cui popolazione era ancora rurale.

L’assetto della proprietà terriera era caratterizzato da una numerosa classe di piccoli proprietari e

di affittuari strettamente legati alla terra, che miravano al soddisfacimento dei bisogni della propria

famiglia (regime di autoconsumo) e da un regime agrario comunitario.

I campi che componevano le proprietà, erano dispersi e mescolati, infatti le particelle, numerose

erano distanti una dall’altra.

Essi si basavano su un sistema di sopravvivenza chiamato OPEN FIELD, ossia campi aperti: un

tipo di sfruttamento della terra secondo regole comuni; si trattava generalmente di una rotazione trien-

nale (sistema dei tre campi) che comportava la presenza del maggese (il riposo della terra) ogni tre an-

ni. Inoltre a fine luglio (mietitura) le terre spoglie, assumevano la proprietà di pascoli collettivi, i

COMMON FIELDS.

l’aumento della popolazione, significava aumento delle bocche da sfamare, quindi un aumento

della domanda di derrate agricole. Questo indusse i proprietari a moltiplicare le esperienze agronomi-

che per aumentare i rendimenti.

I quali furono spinti ad una colonizzazione interna, per ampliare l’ ENCLOSURE (recinzioni), che

consentirono, legalmente la chiusura dei campi aperti e delle terre comuni previa divisione.

Il movimento prese l’avvio dei grandi proprietari, che miravano al tempo stesso ad accrescere la

produzione, spingendo i rendimenti e mettendo a coltura sempre nuove terre. All’inizio, dovettero so-

stenere con gravi difficoltà le spese per la recinzione, e dunque alcuni contadini furono costretti a ven-

dere i loro terreni, di cui ne approfittarono i grandi proprietari.

Essi adottarono un nuovo sistema di coltura, il cosiddetto NORFOLK (sistema a rotazione conti-

nua), invece di produrre sempre grano, proposero una produzione quadriennale di ravizzo-

ne, Avena e Trifoglio. Il ravizzone era una pianta dalle radici profonde che consentiva al terreno di

azotarsi dopo le precedenti coltivazioni, già sperimentata in Olanda; la possibilità di raccogliere forag-

gio e di conservarlo diede un nuovo ruolo all’allevamento del bestiame, che da brado si trasformò in

tabulare; L’allevamento in stalla, oltre a facilitare il miglioramento delle razze, consentì la raccolta del

letame, un elemento prezioso in un epoca che non conosceva ancora concimi inorganici.

Il tutto occorse ad aumentare la produttività specie nelle grandi aziende, e il paese riusciva a sfa-

mare quasi l’80 % della popolazione. 13

L A RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

il parlamento votò le “turnpike bills”, con le quali si permise a privati la costruzione di strade e di esi-

gere un pedaggio dagli utenti, andando loro incontro con esenzioni fiscali e sovvenzioni.

Seguirono la costruzione e il miglioramento di canali, infine con Metcalf e Mac Adam si costruirono

buone strade e si migliorò la qualità della manutenzione.

Le nuove vie di comunicazioni permisero all’agricoltura di trovare nuovi mercati, anche lontani, in cui

vendere prodotti deperibili; alle città di approvvigionarsi senza timore di carestie future; agli industria-

li di concentrare le loro imprese dal momento che la fornitura di carbone e di materie prime sarebbe

diventata più regolare e a buon mercato, senza dire della riduzione del tempo e del costo del viaggio

per i passeggeri.

I L RUOLO DELLE INVENZIONI

La caratteristica fondamentale della rivoluzione industriale è data:

Dal settore tessile e

• Dal settore siderurgico

SETTORE TESSILE

La seta e la lana non furono le vere protagoniste dell’innovazione, dato che rappresentavano dei settori

vecchi, inoltre la lana era difficile da lavorare ecc..

A differenza di questi il cotone, invece che rappresentava un settore giovane, non era innestato in con-

testo internazionale e non doveva scontrarsi con i vecchi settori già costituiti, quindi fu il cotonala cau-

sa scatenante rispetto alla lana, ossia il prodotto nella cui lavorazione vengono poste in essere le prime

fasi della cosiddetta meccanizzazione. (non c’entrano neanche i capital, perché non è detto che la lana

aveva bisogno di più capitali rispetto al cotone).

un vantaggio del cotone

- è legato al fatto che le sue prime innovazioni,i primi impianti

le prime tecnologie sono fortemente innovativi ma non hanno bisogno di grandi capita-

li, sono loro che costano poco, non le materie prime.

Un altro fattore a favore

- del boom riguardo il cotone è legato all’abbandono di mano-

dopera di cui invece si approfitta l’industria (l’imprenditore) perché: 1) le singole fasi

che costituiscono il singolo processo produttivo sono molto semplici, quindi nelle indu-

strie vengono introdotte anche personale femminile e infantile; 2)l’abbondanza di ma-

nodopera è legata ai cambiamenti anche in ambito agricolo, dove la gran massa di lavo-

ratori lascia la terra per andare in cerca di lavoro, in questo modo la manodopera verrà

pagata a bassi costi, i prezzi si manterranno bassi (costo/vendita), quindi si potrà stimo-

lare ulteriormente la domanda, allargare il mercato ecc..è il processo si espande.

Le innovazioni messe a punto che hanno consentito un aumento notevolissimo della produzione

cotoniera furono:

Nel 1753 FLY SCHUTTLE (NAVETTA VOLANTE) DI John Kay nel 1753, con un marchin-

gegno che permise un migliore rendimento del telaio, questo aumenterà la capacità produttiva nel

campo della tessitura (ma non della filatura la quale scarseggia). quantità di filatura.

tessitura

Nel 1765 SPINNING JANNY (GIANNETTA FILATRICE) DI James Hargreares, per aumentare

anche la produttività della filatura.

Nel 1768 WATER FRAME (IL TELAIO IDRAULICO AD ACQUA) di Richard Arkwright

• Nel 1779 MULE-JENNY (IL FILATOIO INTERMITTENTE) di Samuel Crampton, successiva-

mente perfezionato per trattare una varietà di filati con un numero sempre maggiore di fusi.

Queste segnarono il passaggio dal lavoro manuale al macchinismo, ossia dal lavoro domestico alla

manifattura. ( la capacità produttiva della tessitura e filatura).

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Nel 1785 POWER LOOM (il telaio meccanico, che sostituiva il lavoro umano o animale con la

macchina a vapore. Tutti questi fattori agirono contemporaneamente attraverso un processo cumulati-

vo con un fine comune (indurre alla Rivoluzione Industriale).

SETTORE SIDERURGICO

Nell’ambito del settore siderurgico, si ci riferisce al ferro. (in Inghilterra). Il ferro considerato fonte

principale perché: i macchinari, che prima venivano costruiti in legno, successivamente furono sosti-

tuiti in ferro, e dato che aumentava la meccanizzazione, in ambito industriale, si poteva parlare di in-

dustria e non più di manufatti, c’era anche più bisogno di ferro.

Anche se l’Inghilterra si trova ad affrontare due importanti problemi/ostacoli che deve necessariamen-

te cercare di superare per arrivare all’industrializzazione.

- primo ostacolo rappresentato da: il minerale di ferro, che era impuro, di qualità scaden-

te;

- il secondo ostacolo, rappresentato da: comincia mancare il combustibile (la legna), dato

che l’Inghilterra era diventata una grande potenza commerciale e navale, il legno veni-

va impiegato sempre più nelle costruzioni di barche, navi mercantili ecc…c’era bisogno

di legno.

- Inoltre con l’aumento dell’urbanizzazione, si estendevano le superficie agricole messe a

coltura, quindi si doveva disboscare.

Data la situazione, l’Inghilterra cercava il modo di raffinare il minerale di ferro sostituendo il carbone

di legna con un altro elemento. Oppure non si riusciva ad andare avanti verso l’industrializzazione.

Allora si cercò di adoperare un’altra fonte di energia il carbon fossile; anche se dalla sua distillazione,

che produceva “coort” non si riuscì a risolvere la situazione, perché questo non riusciva a raggiungere

temperature elevate (perché bruciava lentamente) per permettere la raffinazione di ferro, si otteneva

solo una ghisa cattiva, impura, fragile e difficile da lavorare. (un punto morto per l’industria).

Successivamente vengono fatte le opportune scoperte per superare questi ostacoli:

LA MACCHINA A VAPORE DI JAMES WATT (1764), un sistema messo a punto per togliere

le impurità al minerale di ferro; una macchina motrice efficacissima, per l’applicazione all’industria,

che adesso non doveva dipendere più dall’energia idraulica. Grazie ad essa fu possibile raggiungere

temperature levate negli alti forni, grazie alla suffluazione dell’aria.

Quale fu il risultato?

Il risultato fu che la produzione della vita inglese crebbe in misura vertiginosa, tanto è vero che il side-

rurgico, rappresentò un altro grande motore della Rivoluzione Industriale, in più la macchina a vapore

oltre che ad essere applicata in ambito siderurgico, modificò la stessa geografia industriale del paese.

VANTAGGI

- favorì la concentrazione delle imprese perché il costo elevato degli impianti portò

all’associazione di capitali e diede vita a nuove forme di organizzazione con lo sviluppo

delle ferrovie, il nuovo mezzo di trasporto che mise in moto merci, capitali, prodotti e

uomini;

- avvicinò incredibilmente i centri di produzione a quelli di consumo;

- non fu più necessario allocarsi, vicino a fiumi o corsi d’acqua per recuperare energia

idraulica (battelli), fu possibile situarsi dove si preferiva;

- velocizzazione dei trasporti;

- della produzione

- della popolazione ( per le migliori condizioni di vita)

- dei costi e dei prezzi

Al singolo individuo costò molto passare da LAVORATORE (agricolo) ad OPERAIO (di fabbrica),

perché questo perdeva qualunque vincolo con la Terra (era costretto a fare una scelta) nel fare

l’operaio sarà sottoposto a una disciplina di lavoro ben precisa, impostagli dall’imprenditore, che sarà

condizionata dalle macchine (per fermarsi o fare delle pause), quindi egli diventerà un piccolo mecca-

nismo, facente parte dell’intero processo produttivo.

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In seguito man mano che i processi saranno resi più semplici, vi verranno introdotte anche donne e

bambini. La macchina a vapore, viene vista come un unico nemico da combattere, è sarà la causa del

nuovo fenomeno detto “LUDDISMO”, che consisteva in manifestazioni violente di protesta con di-

struzioni di macchine e diffuse astensioni dal lavoro.

La nuova innovazione aveva degli aspetti positivi per quanto riguarda l’industrializzazione, e aspetti

negativi per quanto riguarda gli operai stessi, i quali con al nascita di un nuovo sistema e l’abbandono

delle società pre-industriale da un lato si ritrovavano aumentati i magazzini di merci a basso costo, ma

dall’altro erano sottoposti a condizioni assai dure, anche perché spostandosi dalle campagne alle città,

provocarono un sovraffollamento, che li costringeva a stare in condizioni igienico –sanitarie assai ca-

renti.

I RISULTATI E I COSTI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Gli anni successivi al congresso di Vienna, hanno scatenato l’Inghilterra a una grande ondata di entu-

siasmo speculativo, che induceva chiunque a investire un minimo di capitale per poi raccoglierne i

frutti, ma che durerà poco, perché la capacità di speculazione degli altri paesi si dimostrava inferiore,

anche se Say, sosteneva che non era l’Inghilterra a produrre troppo, ma gli altri paesi a produrre troppo

poco, perché poveri. Questo portava:

- diminuivano le esportazioni, i profitti, i salari e aumentava la disoccupazione.

- ristagna il settore commerciale, industriale, agricolo (nascono problemi).

Mentre in guerra il prezzo del grano era aumentato notevolmente, successivamente continua scendere.

L’arresto della speculazione provocò la RICONVERSIONE.

La violenta caduta dei prezzi del grano tra 1812 –1814 aveva indotto l’ala conservatrice (i grandi pro-

prietari terrieri) a far votare dal Parlamento, una legge protettiva:

CORN LAW , in base alla quale, se il prezzo scendeva al di sotto di 80 scellini il quarter scattava il

divieto di importazione.

Alla crisi degli sbocchi si accompagnò una crisi monetaria e la conseguente riduzione della circo-

lazione produsse un ulteriore riduzione dei prezzi.

1822 viene posta in essere una nuova legge un po’ più elastica che sancì l’adozione della scala

mobile, ossia l’adozione di dazi protettivi a mano a mano che il prezzo scendeva sottogli 85 scellini,

prezzo ritenuto remunerativo.

1838 si giunge alla costituzione dell’ANTI_CORN_LAW_LEAGUE, presieduta dagli industriali

cotonieri: Riccardo Cobden e John Bright, che chiese la formale abolizione delle leggi sul grano, per-

ché sosteneva, queste facessero aumentare il prezzo del pane; anche se in fondo c’erano ben altri inte-

ressi. La necessità di ampliare il mercato spiegava, la vera ragione era la necessità di tenere bassi i sa-

lari, onde spuntare prezzi più competitivi. cattivi raccolti

Dapprima il Parlamento, dominato dagli interessi terrieri non gli diede ascolto, ma i

carestia della patata in Irlanda,

del1844 e 11845, nonché la nel biennio successivo, convinsero an-

che i più accaniti conservatori, a schierarsi a favore dell’abrogazione delle leggi sul grano.

L’abrogazione del CORN LAW significava anche la spinta a nuovi miglioramenti dell’agricoltura,

che si era adeguata nella serra calda della protezione

Adesso l’economia non aveva più base agricola, ma industriale. La percentuale della popolazione in-

glese delle città era superiore a quelle delle campagne.

Fra il 1850-1870, l’economia inglese tocca il suo apice

• - apertura del canale di Suez,

- rivoluzione dei trasporti

- ecc.. ecc… fino ad arrivare a declinare perché dopo rallenterà il suo sviluppo.

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Nel 1873 si svilupperà la fase di RIBASSO dei prezzi, perché comincia a declinare:

- nascono problemi in campo agricolo (entrano in crisi i prodotti cerealicoli)

- anche i trasporti

tutto questo spinge ad una politica doganale che si spinge a una visione migliore, anche perché se i

prezzi diminuiscono della produzione, diminuiscono anche i salari, ma questi si scontrerebbero con i

sindacati; dall’altra come conseguenza diminuisce il profitto dell’imprenditore, ma così diminuirebbe-

ro anche gli investimenti, dunque la crescita sarà lenta.

Quali sono i vantaggi di un paese rimasto arretrato?

-paesi come la Germania e Stati Uniti godono dei vantaggi dell’arretratezza, perché basta che essi imi-

tano il modello di altri paesi già industrializzati come L’Inghilterra (anche con i suoi sprechi di soldi e

sbagli ecc..) adottando solo le tecniche più favorevoli, già sperimentate da altri, e si ritroveranno a cre-

scere molto rapidamente.

L A PROSPERITÀ VITTORIANA

Viene rappresentata quando Tra il 1850-1870 l’Inghilterra raggiunge il suo apice di prosperità. Da qui

in poi, iniziò un declino relativo, ma non assoluto, nel senso che la crescita non si interruppe, ma c’

erano degli altri stati che manifestavano una crescita superiore ad essa, tanto da ridurre progressiva-

mente il divario tra “il leader” l’Inghilterra, fino ad arrivare a superarla; e il superamento

dell’economia inglese sarà supportato ad opera degli Stati Uniti d’America, che prendono conoscenza

di leader, solo dopo il secondo conflitto mondiale. si riferiscono:

G LI ELEMENTI DI DEBOLEZZA RIGUARDANTE QUESTO DECLINO

sia al fronte esterno

• sia al fronte interno

FRONTE ESTERNO

- Cominciano a manifestarsi, gli sviluppi economici di paesi come la Germania o gli Stati

Uniti paesi che sono statini grado di imitare efficacemente il modello inglese, sfruttan-

do i vantaggi dell’arretratezza e utilizzando solo le innovazioni più convenienti ed effi-

cienti, più sviluppate, riuscendo a crescere rapidamente e a colmare il divario che c’era

con l’Inghilterra. (fase discendente – 2° ciclo di Kondrat’ev)

- Effetti della cosiddetta Rivoluzione dei trasporti che riducendo tempi e costi del tra-

sporto stesso, renderà più disponibile sui mercati europei, produzioni agricole prove-

nienti anche dalla Russia e Stati Uniti, provocando una CRISI AGRARIA che indurrà

molti paesi europei sulla difensiva, i quali adotteranno verso una politica più protezio-

nistica rispetto al passato.

FRONTE INTERNO

- è evidente come il ribasso dei prezzi si scontri in Inghilterra,con una realtà in cui i sin-

dacati (che avevano una gran forza), opponendosi alla riduzione dei salari, costrinsero

gli imprenditori a veder diminuirei loro profitti, e di conseguenza ridurre anche gli in-

vestimenti.

- L’Inghilterra perde mercati di sbocco: sia perché alcuni paesi con cui commerciavano

con l’Inghilterra, iniziarono a far nascere una propria industria, e quindi fare a meno

delle esportazioni inglesi; sia perché si incominciano ad ampliare le vie doganali.

Come reagisce l’Inghilterra?

- attraverso la coltivazione del proprio Impero Coloniale, andando a cercare coloniche, potevano fun-

gere sia da mercati di sbocco, che da ottimi serbatoi di materie prime, basandosi su una politica colo-

niale. 17

L’Inghilterra nel corso verso l’Industrializzazione ha avuto VANTAGGI e SVANTAGGI

SVANTAGGI:

- la colonia benché serve come mercato di sbocco, non può opporsi al volere della madre

patria, perché in quanto colonia, lo sviluppo economico serve al paese dominante e non

al colonizzatore.

- La gran Bretagna, mettendo a porre in esse per prima delle innovazioni, ha avuto alcuni

svantaggi, perché queste non furono fin da subito efficienti; quindi dovevano essere op-

portunamente adeguate al paese, comportando un dispendio di tempo e denaro per ade-

guare le innovazioni alle strutture ecc..come i primi binari, i primi treni che successi-

vamente dovranno essere sostituiti con mezzi sempre più efficienti, il che non si potrà

verificare in un solo momento, ma nel corso del tempo, lentamente. A differenza di altri

paesi (che godevano dei vantaggi dell’arretratezza) che, sulla base di modelli già speri-

mentati da altri, come l’Inghilterra, muoveranno i primi passi verso lo sviluppo, ossia

l’industrializzazione, adottando fin dall’inizio solo le tecniche migliori, ossia quelle che

si sono rivelate più efficaci ed efficienti

VANTAGGI:

- per mantenere l’Impero coloniale bisogna disperdere una natura amministrativa, milita-

re ecc.. a questo punto Se i VANTAGGI > degli SVANTAGGI, conviene a ciascun

paese colonizzatore, mantenere questo impero; ma quando gli SVANTAGGI > dei

VANTAGGI non conviene più.

- L’Inghilterra in effetti a partire dagli anni 70-80, ha degli Svantaggi > dei Vantaggi, ma

considera anche i costi e ri-

continua a tenere la propria presenza nelle colonie perché

cavi individuali e globali: se i ricavi di un oligarchia sono > dei costi questa oligarchia

manterrà le colonie; se invece i ricavi cominciano a scendere al di sotto dei costi (e

quindi, quello che conviene per pochi, non conviene per il sistema generale) non man-

terrà le colonie. [questo un atto di debolezza dell’Inghilterra].

Questa fase progressiva di ribasso si concluderà nel 1895, con il terzo ciclo di Kondrat’ev, che prevede

anche se non tutti i settori speri-

un aumento dei prezzi e quindi, l’avvio a una nuova fase di crescita,

mentano la crescita, infatti:

1)il settore agricolo, manifesta una situazione stazionaria;

2) il saggio di crescita del settore industriale, sono buoni, ma non come quelli avuti durante la pro-

sperità dell’età vittoriana;

3) le cose andavano meglio, per quanto riguarda il settore commerciale e finanziario; tanto è vero

che allo scoppio del 1° conflitto mondiale, l’Inghilterra:

- mantiene la propria Leadershipe economica,

- continua ad essere l’unica potenza commerciale e finanziaria (come Londra)

- ha l’impero coloniale più vasto

- ha una flotta più ampia

manifestando il proprio grado di competitività raggiunto con gli Stati Uniti d’America

PERCHE’ SCOPPIA LA GUERRA?

- il dissenso tra Francia e Germania (per quanto riguarda il possesso dell’Alsazia e Lore-

na)

- Resistenze italiane all’espansionismo industriale tedesco

- Il vero motivo è che la guerra viene ancora considerata come uno strumento per raffor-

zare, un egemonia, e per acquisirei territori al vincitore a scapito dei perdenti.

La Serbia si allea con al Russia- la Francia, l’Inghilterra e Stati Uniti

L’Austria con la Germania e Italia. 18

Alla fine della guerra, nel 1925 WINSTON CHURCHILL, cancelliere inglese, prende la decisione di

ripristinare la convertibilità della sterlina in oro; ma manifesta delle perplessità sul modello da sceglie-

re: ossia,quale tasso di cambio scegliere, quello precedentemente attuato prima della guerra, o dopo la

guerra?

Questo il suo dilemma, dato che con la guerra si erano svalutate tutte le monete.

GOLD STANDARD (regime aureo, detto anche tallone aureo), un sistema monetario internaziona-

le, che prevede la convertibilità in oro, di tutte le monete che aderiscono al sistema; nel momento in

cui un paese decide di entrare a far parte, si fisserà un tasso di cambio tra la propria moneta e l’oro, e

quindi il cambio diventerà fisso, per far questo dovrà attenersi ad arrivare a un sistema di cambi fissi.

GOLD EXCHANGE STANDARD 1922 a Genova, esso non prevedeva il cambio di convertibilità

di tutte le monete, ma soltanto due tipi: la sterlina e il dollaro.

Winston Churchill scelse di entrare nel Gold Standard, ossia il sistema di tasso esistente prima della

guerra e non quello attuale; questo significava sopravvalutare la moneta (la sterlina). Questo significa-

va in termini economici che per un paese fortemente esportatore come l’Inghilterra, era un danno gra-

vissimo.

Gli altri paesi fino al 1929 crebbero rapidamente, mentre l’Inghilterra non lo potrà fare, perché si sacri-

ficavano gli interessi industriali a favore di quelli finanziari, e quando successivamente comincia a

scarseggiare l’oro per il cambio sarà costretta a uscire dal Gold Standard, per evitare delle crisi, quindi

chi possedeva sterline, doveva mantenere la moneta cartacea, e non può chiedere il cambio in oro. Nel

1931 l’Inghilterra è il primo paese ad uscire dal Gold Standard.

Nel momento che scoppierà il secondo conflitto mondiale 1939-45, la politica che verrà attuata e vin-

cerà le elezioni in Inghilterra, sarà il partito dei lavoratori, caratterizzata da tre elementi fondamentali:

1) politica di pieno impiego (lotta della disoccupazione)

2) creazione del Welfare state, ossia lo stato del benessere, uno stato interventista in economia che

si fa carico di garantire ai cittadini una serie di diritti sostenuti indispensabili come l’istruzione,

la casa ecc..

3) Nazionalizzazioni, vengono nazionalizzati i settori…..

19

FRANCIA

La rivoluzione industriale inglese è stata scatenata da alcuni fattori interni ed esterni.

La Francia non disponeva di grandi quantità di carbon-fossile; la Francia non ha conosciuto la crescita

demografica ( come accadde in Inghilterra), ma ciò non significa che non conobbe mai: questo accade

perché solo l’Inghilterra mostra la concomitanza di certi fattori che aiutano la crescita; in Francia si ve-

rificano soltanto con un certo ritardo le invenzioni in campo agrario: mancano le ENCLOSURES

(molto importante in Inghilterra, per un migliore sfruttamento della terra: ROTAZIONE TRIENNALE

ROTAZIONE CONTINUA (permette alla terra di reintegrare i suoi elementi nutritivi) , a tutto ciò

consegue che l’allevamento da brado a stabile; inoltre, chi non possiede più la propria terra (caduta ai

proprietari terrieri) abbandona la campagna a favore della città e diventano operai; le finanze pubbli-

che sono difficili, tanto che verranno convocati gli Stati Generali e nel 1789 scoppia la Rivoluzione

francese, poi sarà la volta di Napoleone: ecco perché la Francia è in ritardo rispetto all’Inghilterra, ma

rimane un paese che si industrializza rapidamente, insieme a Belgio e Germania.

Quale è la situazione economica prima del 1789?

La manifattura sparsa a domicilio è quella più comune: produzione da parte dei cittadini-artigiani, …;

poi vi sono le MANIFATTURE REALI (GOBELIUS nata nel 1667 e si occupa della tappezzerie) chi

ricevono incentivazioni dallo Stato, ma non meno di quest’ultimo.

Da un punto di vista commerciale, la Francia esportava per un 25% del commercio mondiale; ma il

commercio non era accompagnato da un’adeguata attività creditizia.

L’agricoltura viene rinnovata in ritardo, ancor prima che il movimento fisiocratici avesse posto in esse

un programma di trasformazione agricole ispirato al modello inglese.

La Rivoluzione francese è stata un’importante tappa nel processo di modernizzazione del paese, questo

processo porta ad un’istituzione del sistema feudale fino ad arrivare ad un mercato libero.

Tra il 1803 e il 1806, Napoleone apporta novità nella tessitura e nella filatura (settore strategico ingle-

se); con gli editti di Berlino e Milano 81806-1807) attua il BLOCCO CONTINENTALE:nessun paese

europeo può importare/esportare prodotti da/ in Gran Bretagna. Le consegne

Quando cade Napoleone, la situazione francese è critica (perde le colonie, le flotte, e i mercati); ma è

proprio adesso che la Francia costituisce gli elementi che porteranno ad una crescita che si avvierà a

partire dal XIX secolo.

In ambito agricolo, aumenteranno le sperimentazioni agricole e le produzioni.

In ambito industriale, si affermerà la fabbrica, processi di concentrazione sia tecnici che finanziari: tut-

to ciò sull’esempio dell’Inghilterra. Ci sarà la meccanizzazione degli impianti, l’uso della macchina a

vapore ed il suo uso mobile ferrovie: molto importanti in Francia per lo sviluppo dell’industria pesan-

te. In ambito commerciale, la rivalità tra Francia ed Inghilterra termina perché nel 1860 Napoleone III

stipula un trattato. All’inizio degli anni ’70 scoppiò la Guerra Franco-Prussiana ed incomincia la crisi;

invece la Prussia, l’Alsazia e la Lorena (l’Alsazia è importante, perché è un centro tessile di 1° ordine;

la Lorena per le materie prime possedute, tra cui carboni e minerali di ferro) ed esige il pagamento del-

le riparazioni di guerra (5000.000.000 di franchi – oro per il 4,5: ciò provoca il fatto che avendo

cambio fisso, se la Prussiana grandi quantità di oro nelle sue casse dove aumentava il valore della carta

– moneta). Con emissioni di titoli del debito pubblico paga le conseguenze la Prussia: se le entrate sta-

tali pagano il debito pubblico e gli interessi, allora non possono curare gli investimenti rallentamen-

to.

La Francia è anche colpita da una crisi agraria, causata dall’importazione di cereali da fuori a più basso

prezzo, grazie anche a trasporti. La viticoltura francese è colpita dalla fillossera. Ricrede che è stato il

patto stipulato da Napoleone III a provocare tutto ciò, nel 1892, la TARIFFA MERIN alza i dazi. Ma

se va bene nel corto periodo, non va bene nel lungo, perché ormai molte aziende sono fuori dal merca-

to e continuano a sopravvivere perché protette, ma se si immettono nel mercato internazionali, queste

non riescono più a sopravvivere.

Quando scoppia la 1° Guerra Mondiale, la Francia entra nel G.E.S. con un tasso corrente (si prende at-

to della svalutazione, non come fece l’Inghilterra) e solo così si riesce ad andare avanti fin quando non

c’è la crisi del ’29 e quando nel ’31 l’Inghilterra decide di non convertire più. In Francia: disoccupa-

zioni, calo della produzione, i governi non riescono a governare; nel 1936, governa il fronte popolare

20

(socialisti e comunisti) e fa gli ACCORDI DI MATIGNON aumentano i salari e riducono gli orari di

lavoro i capitalisti vanno all’estero. Nel 1936 si svaluta il franco, ma ormai la situazione è compro-

messa.

La Germania conquista la Francia in soli 40 giorni. Non si capisce perché la Francia non svaluta negli

anni ’30 nuovamente la moneta, come aveva già fatto prima, uscirà dalla crisi del ’29 a differenza

dell’Inghilterra

un programma economico ( che non mira a controllare la produzione , ma ad orientarla) con Charles

de Grulle. 21

2. C ’ (1860-1918 )

RESCITA E DECOLLO DELL ECONOMIA ITALIANA

2.1 LA POLITICA LIBERISTA ED I SUOI EFFETTI

Nel momento in cui l’Italia si unifica, bisogna scegliere che tipo di sviluppo adottare: politica libero

scambista o protezionistica? La differenza di fondo tra le due scelte consiste che nel libero scambista

in senso assoluto, non esistono dazi doganali; nella politica protezionistica vi sono presenti dazi doga-

nali maggiori o minori.

Nel momento in cui l’Italia si unifica viene estesa su tutto il territorio la tariffa doganale esistente nel

Regno di Sardergna, quindi non proprio un libero scambismo, ma una tariffa che prevedeva dazi doga-

nali molto bassi.

Se facciamo un confronto della situazione vigente nell’ex-stato Pontificio e nel Regno delle due Sicilie

noteremo come i dazi doganali che vengono imposti all’intero territorio nazionale, solo quelli vigenti

soltanto in Sardegna sono molto più bassi rispetto a quelli richiesti in passato.

Quali furono gli effetti economici dell’adozione di una politica libero-scambista

(con dazi doganali bassi)?

Questa politica venne scelta per tre motivi fondamentali:

1. per fare in modo che i prodotti italiani potevano avvalersi di mercati di sbocco non protetti;

2. Una latro elemento che fa favorire questa scelta fu il fatto che la Francia e l’Inghilterra avevano

un ruolo molto rilevante nel processo di unificazione politica coinvolto, quindi occorreva paga-

re un prezzo per l’appoggio politico al processo di unificazione (cioè aprire il mercato italiano

ai prodotti che venivano dagli altri paesi), tenere bassi i dazi doganali, per far in modo che

Francia e Inghilterra potevano scambiare i loro prodotti in Italia senza essere costretti a pagare

dazi doganali molto alti.

3. Per evitare che all’Italia fossero precluse, interdette le sue reti internazionali di traffico che in

quel momento avevano il liberismo come base, come punto di riferimento;

Chi ci guadagnava e chi ci perdeva da una scelta di questo tipo?

VANTAGGI E SVANTAGGI DELL’ITALIA?

All’interno di un paese, molto, ma molto ritardatario (come l’Italia) il fatto che si apra ai prodotti stra-

nieri, può rappresentare un vantaggio per l’Inghilterra e la Francia, ma uno

- svantaggio per l’imprenditore italiano, perché l’acquirente acquistava prodotti inglesi e francesi inve-

ce di quelli italiani, quindi non si poteva avviare nessun processo di modernizzazione industriale ita-

liana (un più o meno lungo processo di protezione del proprio apparato industriale) altrimenti non si

sarebbero potute verificare le condizioni indispensabili per concorrere ad armi pari con le produzioni

inglesi. Per sviluppare adeguatamente l’industria nazionale e valorizzare il prodotto italiano, dunque si

sarebbe dovuto adottare una politica protezionistica.

Perché se in Italia l’industria è in forte ritardo è immediatamente dopo l’unificazione, si apre il merca-

to a prodotti più avanzati, tecnologicamente, il consumatore, lasciato libero di poter decidere acquisi-

sce, il prodotto che li costa meno; questo significa che il livello industriale italiano né risente; quindi se

l’obiettivo era quello di sviluppare adeguatamente l’industria italiana, è chiaro che questo obiettivo nei

nostri mercati all’estero non viene perseguito.

- Uno vantaggio poteva derivare dal settore agricolo, che avendo la possibilità di beneficiare dei mer-

catini sbocco non protetti, i prodotti agricoli, potevano essere smerciati e i profitti conseguiti, realizzati

in maniera consistente avvantaggiati dai piccoli proprietari terrieri; ma purtroppo anche l’agricoltura

non era tra le più moderne soltanto qualche area del nord o del sud, che praticava colture intensive e

specializzate: agrumi, vite, l’ulivo ecc.. nessun prodotto agricolo poteva crescere la concorrenza con

prodotti agricoli provenienti dall’estero e non potevano neanche imporsi sui mercati esteri, proprio

perché l’agricoltura italiana non era tra le più efficienti.

22

Tuttavia, [sia per pagare un prezzo a Francia e Inghilterra, sia per tentare di farsi aprire una via nei

mercati di sbocco non protetti; sia per non distinguersi sostanzialmente dalle correnti dal credo liberi-

l’Italia scelse di adottare una politica tipo libero-scambista,

sta che imperversava in quel momento]

combattere i dazi doganali, rinviando a data da destinarsi il processo di industrializzazione, cer-

cando in questi quindici anni di sviluppare adeguatamente le condizioni favorevoli allo sviluppo

nell’agricoltura e di accumulare capitali necessari.

Quali furono gli effetti sul settore manifatturiero? , perché stando così le cose

Questa scelta portò effetti negativi anche nel SETTORE MANIFATTURIERO

non si poteva avviare un industrializzazione, perché il consumatore finale, lasciato libero si scegliere

avrebbe preferito prodotti molto più evoluti, di basso prezzo. Tra l’alto Nell’ex-Regno delle due Sicilie

e nell’ex-Stato pontificio l’adozione di una politica scambista (abbattimento delle barriere doganali)

fece scomparire quelle attività manifatturiere (che non riescono a concorrere ad armi pari con le indu-

strie) cresciute all’ombra del protezionismo spariscono perché non sono più protette non c’e l’ ha fan-

no a competere con le industrie settentrionali, quindi o lo Stato le proteggeva o queste sarebbero spari-

te.

Anche le condizioni di e le stesse non erano favorevoli allo sviluppo

TRASPORTO INFRASTRUTTURE

data questa scelta politica, poiché non riversavano delle migliori condizioni, a causa di carenze di stra-

dali e degli alti costi di trasporto ecc…questo produsse due effetti:

- uno negativo, il fatto che la gran parte dei commerci extra nazionali continuavano a

operare via mare (carenza di strade)

- uno positivo, la carenza infrastrutturale, funge da produzione indiretta, dato i bassi dazi

doganali e i costi di trasporto molto elevati servirono da protezione indiretta.

Preso atto della situazione il governo italiano cominciò a cercare di porre rimedio a questa grave ca-

renza infrastrutturale, avviando un processo di costruzione, e reti ferroviarie, anche se la società non

era ancora sviluppata; questo rappresentò un grave sbaglio (nei mezzi e nei modi), perché prima si do-

veva raggiungere il pieno sviluppo di tutte le attività che permettevano di costruire adeguatamente il

ramo ferroviario e poi si può avviare questo processo di costruzione, altrimenti una volta che lo Stato

avrebbe avviato questo processo di costruzione, mancando l’industria nazionale, adeguata, ci si rivol-

gerà all’estero, le commesse dello Stato verranno fatte ad uso e consumo delle industrie straniere, così:

- da un lato lo Stato si INDEBITA (a vantaggio delle industrie straniere)

- dall’altro questo provvedimento, conserve a rafforzare lo sviluppo interno, ma lo svi-

luppo esterno.

Quali furono gli effetti della situazione finanziaria?

nel momento dell’unificazione non è delle migliori, tanto da rendere

LA SITUAZIONE FINANZIARIA

estremamente difficoltoso, l’avvio di processi di tipo economico, particolarmente importanti, nel senso

che quando l’Italia si unifica la situazione del debito pubblico è pari a tre miliardi di lire (l’Italia nasce

con un debito pubblico pari a tre miliardi di lire). Successivamente dal 1861 al 1866 passa da tre a sei

miliardi di lire, perché lo Stato non è in grado di contenere le spese e aumentare le entrate, quindi se le

uscite superano le entrate è chiaro che il debito pubblico non può far altro che aumentare,da 3 a 6 mi-

liardi di lire. 23

Lo STATO per arrivare a questo tipo di programmi (di modernizzazione dei trasporti, agricoltura

ecc..) e avendo bisogno di denaro (per deve muovere guerra contro l’Austria, necessaria per conqui-

stare il Veneto),

Come fa ad acquisire questa liquidità?

EMETTE TITOLI DI DEBITO PUBBLICO,

- di conseguenza aumenta il debito

” la quale viene emessa sotto la pari, cioè al di sotto

nazionale “ LA RENDITA ITALIANA

del suo livello nominale, e viene dunque emesso al disotto del 70 % del proprio valore

nominale, per incentivare il suo collocamento parte in Italia e parte all’estero , di cui

dovrebbe disporre anche lo Stato, anche se la situazione finanziaria viene ad essere in

mano agli umori speculativi internazionali: perché affluisce capitale stra-

DA UN LATO

niero in Italia, ma dall’altro tra il 1865-86 la quotazione del debito pubblico non fa altro

che scendere fino ad arrivare a 36 da 100 di partenza; [così da un lato torna il titolo

pubblico in Italia], ’ ci sono flussi monetari che vanno all’estero, che porta-

DALL ALTRO

no a una crisi del sistema bancario (fallimento)];

Questa diminuzione di flussi monetari porta a una crisi del sistema bancario e per evitare il

fallimento si arriva….

…..Nel maggio del 1866 il ministro Schialogna prende la decisione di instaurare il ,

CORSO FORZOSO

ossia la sospensione della convertibilità della moneta in oro. Questo ebbe effetti positivi sulla bilancia

commerciale, poiché: stimolò le esportazioni e frenò le importazioni che dovevano essere pagate in

moneta metallica.

Questo fa perdere la propria credibilità all’Italia, perché il gold standard o tallone aureo o regime aureo

è un sistema che prevede la convertibilità delle monete in oro, però per continuare a mantenere questa

convertibilità bisogna avere un economia forte, uscire dal gold standard significava mostrare a tutti po-

liticamente che l’economia non è più star, forte, e quindi l’Italia mostra al resto dei paesi aderenti di

non attraversare un buon momento di forma, perdendo la credibilità internazionale. Questo significa

che il flusso dei capitali provenienti dall’estero si arresta, perché datala situazione non c’è nessuno di-

sposto a scommettere sul sistema italiano

Com’è possibile nel 1876 non potendo ricorrere all’estero a raggiungere la parità del bilancio?

TRIBUTI TASSE

1. aumentando i e le (in particolare la tassa sul macinato sul macinato)

2. un altro modo per ridurre il debito pubblico fu caratterizzato dal fatto che l’Italia una

EMETTERE TITOLI IN CARTA

volta fuori dal Gold Standard poteva che venivano

convertiti in oro e quindi non doveva rispettare il rapporto di cambio, quindi in teoria si

poteva produrre in teoria quanto voleva, perché in pratica l’aumento della carta moneta

poteva produrre inflazioni (una manovra pericolosa che viene attuata per fare liquidità);

cioè si batte carta moneta che dovrà circolare nel corso forzoso.

vendita dei beni della manomorta ecclesiastica,

3. attraverso la di quei beni della Chie-

sa non utilizzati per fini di culto che vennero avocati dallo Stato e messi all’asta.

Tutti questi fattori avrebbero potuto favorire una crisi agraria, che poteva nascere soprattutto dalla

vendita di queste terre,per cambiare la struttura fondiaria del nostro paese ridistribuire la Terra darla a

chi non ne possedeva ecc. ma questo non accadde, perché andò a finire sempre dai soliti nobili, perché

erano gli unici ad avere capitali, per poter acquisire queste proprietà, quindi dato che lo Stato aveva bi-

sogno di urgenti capitali e chiaro che le terre vennero vendute o meglio svenduti (non pagati a prezzo

di mercato) ai nobili, proprietari terrieri, una soluzione andata persa.

24

Attraverso questo tipo di manovre l’Italia riesce a raggiungere il pareggio nel 1876

Quindi arrivati al pareggio del bilancio l’intera politica economica attuata dalla dx storica tra l’altro tra

Il 1870-1874 la famosa RIPRESA INDUSTRIALE aveva mostrato a tutto il territorio, il grado di arre-

tratezza tecnologica in cui versava l’Italia e soprattutto l’enorme divario tra nord e sud del nostro pae-

se, Tant’è vero che questa politica venne messa sotto accusa (quella libero scambista) e nel momento

un'altra politica di tipo protezionistica,

in cui la sx storica prese il potere è avviò con una riforma

tariffa doganale nel 1878, che prevedeva l’aumento dei dazi doganali.Questa venne applicata ai pro-

dotti agricoli e tessili, quindi questo significava tutelare proteggere il sistema economico esistente, le

industrie e l’agricoltura esistente, ma nessun tipo di incentivo al processo di modernizzazione, ossia

nascita e crescita di settori nuovi

La protezione doganale venne accordata all’industria tessile in misura più elevata alla tessitura e più

moderata alla filatura, quindi era volta a tutelare il grano ed i prodotti tessili, essa seguì una logica di

difesa della struttura economica esistente e non si pose alcun obiettivo di industrializzazione del paese

né tanto meno di sviluppare alcuni settori.

agraria

Alla fine del 1878, la crisi [come quella dovuta a cause internazionali che costrinsero ad adot-

tare una politica protezionistica la gran parte degli Stati Europei, compresa l’Italia, derivata

dall’abbondante produzione di cereali, di altre derrate e di carni affluita sul mercato europeo portò al

crollo della produzione provocando una forte crescita della disoccupazione, la crisi colpì anche le atti-

finanziarie industriali,

vità e minacciando la stabilità del sistema economico ]che aveva investito

sembrò essere stata superata attraverso l’adozione dei dazi doganali,

l’economia italiana, che mo-

strarono i primi effetti di ripresa, tanto che nel 1880, giudicate positivamente, le condizioni della fi-

nanza statale, del credito e della bilancia commerciale, il governo ritenne che fosse il momento di

.

ABOLIRE IL CORSO FORZOSO

Il disegno di legge, presentato dal ministro Magliani prevedeva l’ottenimento di un nuovo prestito

estero per ridurre la circolazione bancaria, condizione indispensabile per il ritorno alla libera converti-

bilità, senza rischiare una gran esportazione di oro.

Il prestito di 644 milioni di lire venne ottenuto attraverso la mediazione di tre gruppi bancari, uno ita-

liano, rappresentato dal CREDITO MOBILIARE e dalla BANCA NAZIONALE, uno francese

CAISSE D’ESCOMPTE ed uno inglese BARING e HAMBRO.

La legge del corso forzoso venne approvatali 18 aprile del 1881, ma entrò in vigore solo due anni do-

po, nell’aprile del 1883, quando gli sportelli vennero aperti solo al cambio dei biglietti, in moneta

d’argento.

2.2 LA SVOLTA PROTEZIONISTICA

Il clima di ottimismo, instauratosi in Italia inseguito agli effetti prodotti dall’abolizione del corso

forzo sospinse ad iniziative che ebbero carattere puramente speculativo:

in ambito immobiliare

- nelle aree urbane di Roma e Napoli. Cominciò una corsa verso

l’acquisto di aree fabbricabili da lottizzare e rivendere da parte di società, speculatori,

costruttori, uomini d’affari provenienti dall’Italia centro settentrionale e particolarmente

dal Piemonte e dal Veneto.

crearono società finanziarie,

- Costoro attraverso le quali riuscirono ad ottenere crediti

dalle grandi banche e Istituti di emissione. costruzioni ferro-

- Gli investimenti si diressero anche verso spese pubbliche come: le

viarie e l’industria siderurgica (ferro), le quali utilizzarono largamente il credito delle

maggiori banche ordinarie,cioè il Credito Mobiliare e la Banca Generale

- Costituzione della società fonderia e acciaieria di Terni, avvenuta nel 1884, resa possi-

bile dall’intervento dello Stato attraverso l’ordinazione di commesse a prezzi elevati per

la fornitura alla Marina militare di corazze e apparecchiature navali

25

sviluppo anche l’industria cantieristica

- Da questa iniziativa prese per la produzione

di navi a vapore che il governo incoraggiò con premi di navigazione alle linee funzio-

nanti con navi costruite in Italia e premi di costruzione ai cantieri che avessero utilizza-

to i prodotti della siderurgia nazionale.

Gli interventi statali fecero crescere gli investimenti a favore del nascente processo di industrializza-

zione contribuendo a risolvere il problema dell’arretratezza strutturale del mercato italiano dei capitali,

quindi ormai l’avvio del processo di industrializzazione era ormai un fatto acquisito.

La fase depressiva dell’economia italiana sorse tra il 1888 e il 1896, ossia la fase ascendente dei prezzi

del ciclo Kondrat’ev.

Il periodo che va dal 1888 al 1896 può essere etichettato come “gli anni più neri

dell’economia mondiale” ossia la fase depressiva dell’economia identificata dal:

- ristagno del reddito nazionale,

- caduta degli investimenti

- macchinari, mezzi di trasporto

- impianti e attrezzature

- diminuzione del prodotto interno lordo colpì:

furono la causa dell’interruzione del processo di crescita industriale, che l’ammodernamento

tecnico del settore secondario (evidenziato dalla crescita dei rami industriali più avanzati e competitivi

come: la siderurgia, impianti e macchinari); dalla contemporanea contrazione della produzione arti-

gianale dell’economia italiana, ottenuto con l’intervento dello Stato; le piccole imprese artigianali e del

lavoro a domicilio ( i quali dopo la crisi agraria erano stati assorbiti dalle fabbriche condotte con criteri

capitalistici); Il sistema bancario ( che aveva partecipato attivamente all’avvio dell’industrializzazione)

che mostrò i suoi primi segni di degradazione a partire dagli anni 90’

Nel nostro paese contavamo 6 istituti di emissione: - la BANCA NAZIONALE TOSCANA,

- la BANCATOSCANADI CREDITO,

QUESTI POTEVANO

BATTERE MONETA - la BANCA ROMANA,

- il BANCO DI NAPOLI

- il BANCO DI SICILIA,

Ad un certo punto una commissione di inchiesta accerta uno scandalo, il cosiddetto scandalo della

Banca Romana, la quale aveva duplicato biglietti di Banca, per la somma di 40 milioni di lire, utilizza-

ti per finanziare politici e giornalisti. Questo uso illecito del diritto di battere moneta, costò caro alla

Banca perché in un primo momento l’inchiesta condotta dal senatore Alvisi e il funzionario bigini nel

1889 non fu pubblicata per evitare uno scandalo, perché gli effetti sarebbero stati molto rilevanti. Tut-

tavia Nicola Colajanni rende pubblici risultati dell’inchiesta in Parlamento durante una seduta , ora che

i tempi erano più maturi, per procedere ad un riordino degli Istituti; e per evitare i guasti che gli ecces-

sivi numeri di emissione ha prodotto, si dovettero adottare dei rimedi.

una nuova legge del 10 agosto 1893 riformò il sistema delle banche

Dunque con si riducendo il

numero di istituti, vennero costituite:

- La BANCA D’ITALIA, nata dalla fusione fra la Banca Nazionale nel Regno, la Ban-

ca Toscana di credito e la Banca nazionale Toscana,ponendola sotto la vigilanza del

Ministero del Tesoro;

- IL BANCO DI NAPOLI;

- IL BANCO DI SICILIA.

- Mentre la Banca romana viene lasciata al suo destino.

Sul versante degli Istituti di credito invece, occorre colmare la profonda lacuna, il profondo vuoto la-

sciato dalla caduta di Banca generale e credito mobiliare, tant’è vero che

nel 1894, venne costituita la Banca commerciale Italiana

• nel 1895, venne costituito il Credito Italiano

• 26

Queste banche nascono imitando il modello tedesco, la banca mista, perché la banca mista/universale

nasce in Germania.

banca mista

Viene detta non perché utilizza capitali anche stranieri, o capitali pubblici e privati, è mi-

sta perché: raccoglie denaro a breve termine, (come il deposito di nuovi clienti) e lo finanzia a lungo

termine, per finanziamenti indirizzati soprattutto nell’area industriale.

banca mista è di:

La specificità della

esercitare contemporaneamente il credito a breve-medio e lungo termine; ovviamente questa

attività è molto rischiosa, però attraverso questo tipo di banca si e in grado di raccogliere enormi quan-

titativi di capitali e indirizzarli verso il ramo industriale, dato che il capitale ha assunto un enorme im-

portanza nell’ambito della cosiddetta 2^ rivoluzione industriale, in cui occorrono capitali e alti livelli

di istruzione, proprio perché sono diversi i settori a parte la rivoluzione stessa, non più tessile e side-

rurgico, tutti i settori che hanno bisogno di enormi capitali, la banca mista attuando questo meccani-

smo è in grado di raccoglierli,e indirizzarli verso lo sviluppo industriale. Infatti essa (banca mista)

viene considerata un ottimo strumento per fare capitale, infatti è considerata un fattore sostitu-

tivo nell’ambito del percorso di industrializzazione.

L’Italia nel momento in cui vengono a cadere la Banca generale e il Credito Mobiliare, segue questo

modello (la banca mista) e vengono costituite le suddette

Banca commerciale (COMIT)

1)

2) Credito Italiano (CREDIT).

Ma non erano gli unici, infatti il

Banco di Roma già nato, nel 1880 ma poi si convertì in banca mista, un'altra banca mista la

3)

4) società Bancaria Italiana di Milano

Ma la banca mista non svolge soltanto questo tipo di operazioni, è una banca che assiste l’industria da

quando nasce fino a quando muore, perché: non soltanto la finanzia ma mette a disposizione

dell’industria, tutta una serie di servizi, come ad esempio,

cura il collocamento dell’azioni dell’industria, inoltre

• acquisisce pacchetti azionari dell’industria che finanzia, quindi non è solo una funzione di fi-

nanziamento, il legame tra Banca e Industria diventa sempre più forte (anche se pericoloso).

Ma qual è lo scopo della banca, controllare le imprese? No!

Le banche miste vogliono acquisire pacchetti azionari per seguire da vicino lo sviluppo dell’impresa

aziendale, perché attraverso il pacchetto azionario, la banca partecipando al consiglio di amministra-

zioni può seguire da vicino le evoluzioni dell’industria finanziata.

C’è qualcuno o qualcosa che impedisce la banca che ha già finanziato ad esempio la prima industria

siderurgica, di finanziare anche la seconda, la terza ecc..? No!

Se non c’è nulla che impedisce questo tripodi operazione, nel momento in cui noi andiamo a finanziare

quelle imprese, e seguiamo da vicino il loro andamento, noi (cioè la banca mista) siamo in grado di sa-

pere prima degli altri dove arriverà l’intera l’impresa finanziata (siderurgico o meccanico…) a me, in

quanto banca mista non interessa gestire il pieno controllo dell’impresa che finanzio, non devo adotta-

re io la gestione, imporre la gestione, mi interessa solo dove arriverà l’impresa, e visto che finanzio

anche le altre ho informazioni riservate, su tutto il settore. Questo è un modello che si differenzia net-

tamente dalle altre, che acquisiscono queste informazioni normalmente sul mercato finanziario; il mo-

dello tedesco invece, abbiamo poche informazioni riservate che altri sanno prima di altri, e sfruttano

queste per fare profitto

Quindi l’Italia imita il modello tedesco,nel momento in cui deve colmare il vuoto lasciato da Banca

generale e credito mobiliare, creando questo modello di banca mista creando le quattro banche suddet-

te: COMIT, CREDIT ecc. 27

2.3 IL DECOLLO ECONOMICO

Il periodo che va dal 1896 fino allo scoppio del primo conflitto mondiale cioè 1914, finalmente siamo

arrivati al decollo industriale italiano (fine XIX°secolo) per avviare un processori industrializzazione

decente. I fatti accaduti precedentemente hanno contribuito con il protezionismo, indispensabile per

ciascun paese ritardatario per costituire, e far camminare con le proprie gambe l’industria nazionale

che senza l’adeguata protezione, industrie più evolute, ossia paesi più tecnologicamente più avanzati,

avrebbero stroncato già sul nascere, ai primi tentativi.

I primi 15 anni, quelli della dx storica, sono anni in cui si rinvia il processo di industrializzazione, cer-

cando invece di incentivare lo sviluppo agricolo (lo sviluppo interno dei fattori, per permettere

l’industrializzazione) che aveva seri problemi.

Il decollo industriale, rappresentò un periodo più favorevole, anni in cui si parla del 3° ciclo di Kon-

drat’ev (inizia la fase ascendente), quindi una condizione favorevole che produce:

- un intensificazione negli scambi;

- un intensificazione nelle esportazioni

non solo in Europa, ma anche Stati Uniti e Giappone.

Finalmente l’Italia coglie l’occasione per il proprio processo di industrializzazione, approfittando ap-

punto di questa congettura favorevole internazionale, però se nei periodi precedenti non si fossero ma-

nifestate le condizioni politiche sociali favorevoli all’industrializzazione, questa non si sarebbe avvia-

ta.

Quali sono stati i fattori determinanti dello sviluppo? e quali i limiti?

intensificazione degli scambi,

1. fase ascendente del terzo ciclo kondrat’ev, partiamo da un au-

mento dei prezzi per intensificare gli scambi;

la politica protezionistica attuata

2. sin dal periodo precedente (nel 1978, l’aumento dei dazi

che hanno protetto l’agricoltura e tessile doganali poi nel 1887 proteggiamo anche i settori

nuovi moderni, quindi sfruttiamo questa politica protezionistica , perché possiamo consolida-

re, quanto di buono nel ramo tessile e nell’industria legata all’agricoltura e poi possiamo av-

viare una crescita industriale, nei cosiddetti nuovi settori: siderurgia, chimica, meccanica

ecc…;

L’azione delle banche miste,

3. senza il contributo della banca mista non ci sarebbe stato lo svi-

luppo, contributo dato da questo nuovo modello di banca;

Il settore agricolo

4. finalmente riesce ad accumulare i capitali necessari che servono

all’industria

L’intervento dello Stato

5. la nascita della CREDIT del 1884, ampiamente stimolata dallo Stato

attraverso le commesse.

I LIMITI dello sviluppo? non si sviluppa l’intera economia, il carattere dualistico della nostra

economia, il divario tra Nord e Sud, noi c’è lo troviamo nel momento in cui l’Italia si unifica, ab-

biamo visto come i primi 15 anni, non servono a nulla, la politica protezionistica non lo riduce ar-

riviamo finalmente alla fine del secolo in cui abbiamo l’industrializzazione, ma la maggior parte

delle industrie dove sono collocate a nord quindi:

1. accentuiamo il carattere dualistico allo sviluppo, si aggrava il divario tra nord e Sud, in passato

non si è fatto nulla per diminuirlo e senza l’appoggio dello Stato alcune imprese sarebbero sta-

te sorpassate da quelle più avanzate.

2. senza il supporto dello stato alcune industrie potevano cadere

3. Nei settori industriali trainanti, l’Italia sta appena cominciando, quindi c’è un enorme diffe-

renza tra produzione italiana e quei paesi che sono ben più avanzati, più evoluti l’Italia ricopre

un ruolo assai marginale nei settori trainanti

28

Abbiamo detto che i limiti dello sviluppo furono tre:

1. un aggravamento tra Nord e Sud, dal fatto che la gran parte delle industrie avanzate sono collo-

cate al nord e in questo periodo parliamo anche di sviluppo agricolo,non soltanto industriale,

però anche nel settore primario il grosso della crescita viene localizzato a nord piuttosto che a

sud, è questo non fa altro che aggravare il divario già preesistente

2. Per quel che riguarda le attività industriali abbiamo detto che l’Italia avvia la propria crescita,

ma nei settori trainanti rimane sempre indietro anche perché non può recuperare in pochi anni,

come nel settore Siderurgia, metallurgia in generale, abbiamo detto che nasce la Terni nel

1884,mentre alla fine del secolo in poi abbiamo altri nomi importanti come ad esempio l’ILVA

(1905, l’ANSALDO,la FIAT, l’industria meccanica, la società d’ELBA,per quel che riguarda il

settore chimico, nascono le industrie farmaceutiche come la CREDIT,nell’ambito dell’industria

meccanica: Ansaldo, Fiat, Olivetti, che nasce per quanto riguarda le macchine da scrivere, si

tratta di industrie localizzate al nord.

3. approfittando di prezzi crescenti gli scambi si intensificano le esportazioni italiane aumentano

in misura significativa però e altrettanto vero che le importazioni aumentano anch’esse e in

questo periodo le importazioni superano le esportazioni, quindi abbiamo un deficit,nella nostra

bilancia commerciale.

Come paghiamo questo deficit? attraverso:

- il settore turistico

- le rimesse degli emigranti

parlando di importazioni e di esportazioni, in questo periodo l’Italia cosa poteva esportare,quali erano i

prodotti più appetibili nei mercati internazionali (nell’ambito: importazioni > esportazioni) prodotti

alimentari, tessili, nulla che riguardasse i nuovi settori.

Prodotti metalmeccanici

I hanno scarsa rilevanza: sia perché la tecnologia,italiana e meno avanzata,

sia perché l’Italia è un paese che ha carenze di materie prime,tant’è vero che deve importare grandi

quantitativi di carbone e ferro; in più i paesi stranieri possono contare su una forza maggiore, forza

economica, politica, aziendale e si servono di questa forza per acquisire sempre nuovi mercati, e

l’Italia da questo punto di vista è ancora debole; e comunque poi è vero che aumentano le esportazioni,

ma di prodotti tradizionali, non nuovi, aumentano un po’ di più le esportazioni il saldo della Bilancia

commerciale e negativo e viene pagato attraverso il turismo e la rimessa degli emigranti (soprattutto

negli anni più neri uno dei segnali e la gran massa di italiani che si recano oltre oceano, non sono i soli

perché nella 2^ parte del XIX° secolo il fenomeno della migrazione internazionale, è un fenomeno ge-

nerale; quindi attraverso lo sviluppo del settore turisti con le rimesse di chi è emigrato in cerca di for-

tuna, si riesce a sanare questo debito.

[abbiamo analizzato questo punto di vista, delle attività commerciali, agrari e attività industriali, quan-

do parliamo di decollo industriale dobbiamo fare riferimento al fatto che finalmente l’Italia avvia il

proprio processo di industrializzazione riguarderà i settori nuovi , anche se il divario con gli altri paesi

rimane elevato, anche perché gli altri paesi possono sfruttare una serie di vantaggi che l’Italia non ha

come: materie prime forza ambientale politica economica che l’Italia non può farlo]

29

L’

2.4 ECONOMIA DI GUERRA

Nel momento in cui scoppia il primo conflitto mondiale, l’Italia e in grado di af-

frontare, la sollecitazione che il coinvolgimento a una guerra può dare? Chi è che

preme per fare entrare l’Italia in guerra?

Nel 1914, l’Italia scelse il regime di neutralità. Nel 1915 i più decisi a spingere l’Italia ad entrare in

guerra furono: I siderurgici,

- che cercavano di migliorare le loro strutture tecnico-produttive e di su-

perare le loro difficoltà finanziarie; nazionalisti;

- Le spinte interventistiche del movimento nazionalistico, ossia i

Settore meccanico elettrico,

- ed si fecero via via più pressanti;

questi fecero scendere in campo l’Italia in favore di Francia e Inghilterra, una scelta quasi obbligata

dato che erano questi i paesi a fornire la maggior parte delle materie prime ed il combustibile necessa-

rio all’economia italiana.

L’entrata in guerra indusse il governo ad emettere un prestito nazionale e ad istituire il Consorzio Su

Valori Industriali (CSVI) che avrebbe dovuto far fronte per un eventuale crollo dei titoli industriali, i

CSVI furono dotati di un capitale di 25 milioni di lire, elevato poi a 40 mila alla vigilia della guerra

sottoscritto da tre Istituti di Emissione:

Banca d’Italia Monte dei paschi di Siena

o Banco di Sicilia e da altre banche come Istituto San Paolo di Torino

o Banco di Napoli Cassa di Risparmio Lombarda

o

Il consorzio fungeva da Banca d’Italia, poteva concedere sovvenzioni su pegno di titoli industriali e

note di pegno dei magazzini generali fino a ad un massimo di dieci volte il proprio capitale e ricorrere

al risconto presso gli istituti di emissione ad un tasso di un punto e mezzo inferiore a quello ufficiale.

la formazione

L’obiettivo fondamentale era la produzione bellica, che l’Italia poté soddisfare solo con

comitati regionali di mobilitazione costituiti con lo scopo di mobilitare e coordinare la

di questi

produzione bellica. CRM?

Quale sono i compiti dei

1. erano presieduti da un ufficiale di grado elevato e composti da importanti esponenti

dell’industria,che avevano il compito di decidere su quali stabilimenti ripartire le commesse

belliche statali e ricontrollare il rispetto delle scadenze di consegna delle forniture , essi inoltre

potevano dichiarare quali stabilimenti erano ausiliari e quali non l’ ho erano.

che veniva data a uno stabilimento industriale:

La dichiarazione di ausiliarità

2. da un lato (gli stabilimenti) erano privilegiati nell’approvvigionamento delle materie prime e

nell’attribuzione delle commesse statali, che gli venivano pagati dallo stato a buon prezzo, su-

periore a quello di mercato, proprio perché si era in guerra e si dovevano produrre le richieste

belliche, quindi questo significava anche più profitto per l’imprenditore (più guadagno);

3. Dall’altro essendo però, sottoposti alla giurisdizione militare che poneva tutto il personale sot-

to la sorveglianza di soldati e carabinieri, di conseguenza gli operai sospendevano tutte le con-

quiste sindacali ottenute in passato come: gli scioperi, divieto di lavoro notturno di donne bam-

bini, i limiti massimi di lavoro ecc..il lavoratore diventava più produttivo, quindi produceva di

più. (più produzione, per l’imprenditore) 30

La domanda per le esigenze belliche vero che fece crescere prevalentemente alcune imprese come

siderurgiche

quelle (ILVA, ANSALDO dei fratelli Perrone, specializzata nel ramo cantieristico),

meccaniche (BREDA, elettrica, tessile chimica.

FIAT) ma ebbe anche effetti per l’industria e

Ma si trattò di una crescita artificiale, non naturale perché in questo contesto di produzione bellica ci

perde il Sud: il contadino meridionale, perché visto che la gran parte delle industrie più avanzate sono

collocate al nord (impiegate nella costruzione di materiale bellico) a differenza di queste il contadino

meridionale, cioè colui che non essendo specializzato non viene impiegato nella produzione di mate-

riale bellico, e quindi viene mandato al fronte.

Di conseguenza chi rimane a coltivare le terre…..? le mogli, o i figli, che almeno per certi lavori pre-

tendo di richiamare i loro mariti, ma però non vengono richiamati. Questo provoca l’abbandono delle

Terre, e quindi un ulteriore accrescimento del divario tra Nord e sud (il quale si impoverisce), infatti :

- e vero che la prima guerra mondiale, farà molte vittime, ma più vittime farà la spa-

gnola, un epidemia che farà numerosissime vittime a seguito dell’impoverimento dei

CRDM soprattutto al Sud.

- Inoltre è vero che l’Italia grazie alla mobilitazione bellica, ha risposto ha queste ri-

chieste, però la sua partecipazione alla guerra poteva essere un occasione per svilup-

pare il nostro sistema capitalista, cosa che non si è fatta.

Il sistema capitalistico ha avuto uno storno di risorse dal settore agricolo al settore industriale. Una

crescita delle industrie ottenuta grazie allo stato, che finanzia pagando le commesse fuori mercato, e

non perché si erano raggiunti dei livelli standard di produzione, per agricolture moderne, perché ap-

quando la guerra fini-

punto dietro questa crescita c’era lo stato, una crescita drogata, tant’è vero che

sce: - gli agrari, sono scontenti, perché chiedono maggiore supporto, perché sono stati sacrificati.

- gli industriali vedono i pericoli della riconversione, perché l’albero della cuccagna non c’è più

(lo stato non ha più bisogno di produzioni belliche, quindi vedono diminuire i profitti), quindi si crea

uno spavento, questo periodo sarà preso in mano successivamente da Mussolini.

31

L’ ECONOMIA ITALIANA (19/03/2007)

riepilogo

Abbiamo visto come il 1° conflitto mondiale scoppia nel 1914, abbiamo visto quali sono gli schiera-

menti, Austria e Germania da una parte, la Serbia e la Russia a cui si uniscono Francia e Inghilterra,

dall’altra e l’Italia in una situazione di neutralità, nonostante la situazione di neutralità, immediatamen-

te lo scoppio del 1° conflitto mondiale l’Italia comincia a mobilitarsi per rifornire i paesi belligeranti

quindi la mobilitazione bellica è immediata, all’inizio però l’Italia non si schiera a favore di Francia e

Inghilterra perché da loro si rifornisce di materie prime come il carbone ecc.., perché tradisce gli impe-

ri centrali (Austria ecc..), perché la gran parte degli interessi economici si dirigono verso Francia e In-

ghilterra ai quali, l’Italia era debitrice per quanto riguarda le materie prime, per quanto riguarda il

combustile, ecc…

Inoltre l’Italia è sollecitata in particolare i lavoratori meccanici, siderurgici, gli elettrici i chimici (colo-

ro che della guerra avranno enormi vantaggi ed enormi profitti).

Quindi emette un prestito nazionale come il CSVI per sostenere l’eventuale crollo dei titoli azionari

dell’Industria, l’Italia non è in grado immediatamente di soddisfare la domanda che viene dalla parte-

cipazione alla guerra (richieste belliche) ci riuscirà solo dopo il primo anno. Tuttavia ci riesce perché il

governo avvia la mobilitazione attraverso i comitati regionali di mobilitazione che serviranno a stabili-

re «l’ausiliareità degli interventi industriali»; è molto importante che uno stabilimento viene dichiarato

ausiliare, perché:

- viene privilegiato nel rifornimento di materie prime;

- le commesse statali gli vengono pagati dallo Stato a un prezzo più alto di quello del mercato,

quindi l’imprenditore a più profitto;

- inoltre se uno stabilimento viene dichiarato ausiliare, la produzione industriale sarà più elevata

(aumenta) perché gli industriali (i lavoratori)saranno costretti a lavorare dietro una stretta vigi-

lanza militare, andando a sospendere di fatto: tutte le conquiste sindacali, come lo sciopero

(questo è un altro elemento a vantaggio della produzione).

Però se questi lavoratori sono impiegati a produrre materiale bellico, non saranno mandati in guerra

(un vantaggio), perché al fronte vengono mandati gli agricoltori del Sud (in cui l’attività industriale

non si era granché sviluppata), costretto a pagare un prezzo molto alto nel senso che erano costretti ad

abbandonare le loro terre, le quali si impoveriscono e aumentano sempre più il divario tra Nord e Sud.

Questa situazione servì ad accrescere molte industrie come ILVA, ANSALDO, FIAT, BREDA del

Nord, ma si trattò di una crescita artificiale, drogata, perché non derivava da richiesta pubblica ma solo

da parte dello Stato; in particolare grazie alla guerra, la FIAT riesce a monopolizzare, il mercato au-

tomobilistico perché ha una quota di mercato, del 70% tra l’altro tra il 1914 e il 1918, il numero di ad-

detti di operai alla FIAT, aumenta tutto a vantaggio dell’agricoltura e della piccola media impresa che

produce non beni di investimento, ma beni di consumo, in più c’è un eccessiva dipendenza

dell’impresa tra le domande e lo Stato e c’è un eccessiva crescita dimensionale delle imprese e sia del-

le banche, (banche miste: (banche universali) come la banca commerciale, credito Italiano, banco di

Roma, banca Italiana di sconto che servivano per i crediti, infatti raccolgono capitale a breve e lo inve-

stono a medio e lungo termine legandosi sempre di più alle imprese che finanziano.

Nel momento in cui la guerra termina:

abbiamo una agricoltura in degrado, penalizzata enormemente da questa condotta statale che

non ha fatto altro che trasferire le imposte dell’agricoltura, verso l’industria bellica, abbiamo

un’industria, che dipende, dalle commesse statali, eccessivamente legata alla domanda pubblica;

un impresa che si vede sempre più grande (dimensionalmente parlando) tanto da rimettere in di-

scussione i rapporti con le banche. 32

Alla fine gli agrari sono contro gli industriali perché ritenendosi penalizzati dalla situazione creatasi

adesso voglio essere sostenuti dallo Stato, e non vogliono più sacrificarsi perché hanno già fatto abba-

stanza.

Gli industriali richiedono l’aiuto dello stato perché senza esso non possono continuare quei livelli, e

quindi temendo una crisi di riconversione, cercarono di ritardare il processo appunto di riconversione

del proprio apparato produttivo, attraverso l’apparato delle banche, quelle stesse banche con cui si era-

no fortemente legati. In pratica le imprese più grandi volevano acquisire la proprietà delle banche, che

li avevano finanziato, infatti nel 1917 l’ANSALDO cerca di acquisire il pacchetto azionario della Ban-

ca Italiana di sconto, la Fiat risponde chiedendo un aiuto a COMIT e CREDIT e Banca commerciale

italiana, poi nel 1920 l’ANSALDO cerca di conquistare la COMIT e invece la Fiat il Credito Italiano,

ma tutti questi tentativi falliscono.

Uno dei punti della pace di Versailles, viene stabilito appunto che la Germania, viene riconosciuta col-

pevole, deve pagare una somma, ma non si sa quanto deve pagare e in quanto tempo, alla fine viene

fissata una somma enorme che per le possibilità tedesche è impossibile affrontare, lo stesso Keynes,

aveva più volte sconsigliato i diversi paesi europei e gli Stati Uniti a lasciar perdere questo discorso,

fare in modo sostanzialmente che le riparazioni venissero ridotte, il problema fondamentale era che:

- non c’era nessuna politica cooperativistica, e spirito sociale tra i diversi paesi europei,

- ma soprattutto gli Stati Uniti durante la guerra avevano prestato enormi capitali ai paesi euro-

pei, e alla fine del conflitto adesso li rivolevano indietro

i paesi europei però non erano in grado di restituirli,allora o fanno pagare la Germania oppure non pos-

sono adempiere ai loro debiti contratti con gli Stati Uniti.

Alla fine la Germani non pagherà le somme richieste è questa l’unica vera conseguenza della pace di

Versailles e lo scoppio dell’intero prodotto coloniale perché lo spiritosi rivalsa e le condizioni econo-

miche hanno provocato UNA CRISI ECONOMICA che hanno fatto nascere il desiderio che scendesse

un uomo forte, uno che potesse rimettere ordine, che potesse combattere,potesse rivendicare il tutto.

La situazione dell’Italia è meno grave che della Germania, ma alla fine del conflitto dobbiamo farei

conti con gli industriali, agrari ecc.. 33


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MrStout

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DESCRIZIONE APPUNTO

AppuntiStoria economia mondiale con particolare attenzione ai seguenti autori e teorie: analisi storico-economica, Adam Smith, David Ricardo, Robert Malthus, metodo logico-induttivo, origini sistema economico, formazione schiavista, sistema feudale, sistema economico mercantile, capitalismo industriale, nascita economia politica .


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e management
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrStout di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'economia mondiale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Amatori Franco.

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