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Capitolo sesto: l'imperscrutabile Sparta

Introduzione

L’immagine di Sparta ha attraversato i millenni nonostante si tratti di una delle civiltà di cui possediamo meno fonti ed indizi diretti in assoluto. Questa polis fu ammirata fin dall’antichità per le sue leggi e l’immagine degli imbattibili soldati spartani mantiene ancor oggi la sua rilevanza. Non a caso fu trattata da autori antichi come Aristotele, Tucidide o anche da più recenti come Machiavelli, Adams o perfino dal dittatore Adolf Hitler.

Guerra e umorismo spartano

Si narra secondo Erodoto che il re spartano Leonida incontrò re Serse alle Termopili in vista dello scontro con il suo possente esercito persiano poiché ricevette voce di un’indignitosa alleanza futura tra spartani e persiani. Lo scontro tra re Leonida e Serse avvenne seppure il re spartano fosse certo della sua sconfitta. Esso fu violento e durò per quasi due giorni, l’esito fu la disfatta spartana.

Sappiamo che Leonida aveva ormai più di cinquant’anni, i celebri 300 guerrieri che portò con sé erano adulti e tutti con figli ancora in vita. Inoltre, egli ricevette dall’oracolo La Pizia di Delfi la profezia della disfatta spartana e la morte di un re. Si può quindi affermare che Leonida era certo di andare incontro a morte certa; egli voleva conquistare gloria eterna ed immortale nel tempo.

Essenziale anche ricordare il forte legame tra spartani e la divinità Eracle. Leonida stesso credeva fermamente di discendere dal dio e lo scontro risultava difatti un modo o rituale per avvicinarsi ed unirsi “spiritualmente al loro progenitore più illustre. Non avrebbero potuto scegliere un posto più propizio per morire”.

Si narra che gli spartani possedessero un particolare e tagliente umorismo legato alla guerra. Nell’attesa dello scontro con i persiani, l’oplita più valoroso spartano chiamato Dienekes intratteneva i compagni con il suo umorismo. I modi umoristici spartani rivestono una tale importanza da essere tuttora studiati come esempi di battute dirette e taglienti con l’obiettivo di far tacere l’avversario.

Le fonti

Tra le più celebri fonti troviamo quella di Plutarco, in particolare l’opera “Vite parallele”, nella quale si narra di Licurgo, il primo legislatore spartano. Purtroppo, egli visse al di fuori dell’epoca di supremazia spartana e gli elementi riguardanti la sua vita paiono poco attendibili.

Altro autore celebre che trattò degli spartani e in particolare della loro costituzione è Senofonte, il quale pone l’immagine che gli spartani avevano di loro stessi: "La città non ha mai cercato di esautorare i re perché invidiosa […] infatti non risulta che alcun governo – democratico, oligarchico, tirannico o monarchico che fosse. si sia perpetuato sempre intatto nel tempo: solo questa monarchia si conserva interrottamente". Sparta vantava infatti la sua supremazia militare legandola alla sua imperscrutabilità nel seguire le leggi senza mai contraddirle.

La più attendibile ed oggettiva fonte risulta però essere quella di Aristotele, il quale scrisse sulle leggi spartane citando ad esempio gli éphoroi i quali avevano il compito di sorvegliare le attività.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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