Che materia stai cercando?

Riassunto esame Antropologia della Grecia Antica, prof. Pellizer, libro consigliato Comparare i Romani, Bettini

Riassunto per l'esame di Antropologia della Grecia Antica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Comparare i Romani, Bettini.

Esame di Antropologia della Grecia antica docente Prof. E. Pellizer

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

come si spiega il fatto che il rex Nemoriensis e la leggenda del ramo d’oro

possano essere individuate sia all’interno che all’esterno della cultura antica. Per

Frazer, la cultura antica può essere interpretata attraverso la comparazione per il

semplice motivo che in essa la componente selvaggia è molto più forte di quanto

si pensi. La discussione con Norden verteva quindi direttamente sull’importanza di

quella pubblica opinio che poteva accomunare i selvaggi ai Romani.

Norden difendeva la sua interpretazione del ramo virgiliano, secondo cui esso si

sarebbe dovuto porre in relazione con i misteri di Proserpina e Kore, ossia con

pratiche culturali interne alla cultura greco-romana.

Nel 1908 Robert R.Marrett pubblicò una raccolta di saggi dal titolo

“ANTHROPOLOGY AND THE CLASSICS” . Si trattava di sei conferenze pronunciate

all’Università di Oxford da grandi studiosi, che decisero di occuparsi di vari ambiti,

fra cui ben rappresentato era anche il mondo romano. Chiudeva il volume William

Warde Fowler, con un saggio dedicato alla cerimonia della lustratio.

Inizialmente, Marrett poteva presentare il connubio come cosa ovvia tra:

1. ANTHROPOLOGY

2. HUMANITIES

L’etimologia delle due parole riguarda comunque sempre l’ambito dell’uomo. In

seguito, egli corregge leggermente il tiro, affermando che chiaramente esse si

rivolgono a due realtà differenti della cultura umana:

1. Le HUMANITIES si rivolgono all’uomo come appartenente alla higher culture;

2. L’ANTHROPOLOGY, si rivolge invece ad un uomo “of the simpler or lower

kind”

METTERE INSIEME I DUE AMBITI SI PRESENTAVA COME UN COMPITO VERAMENTE

ARDUO, PERCHÉ NON SI TRATTAVA DI CONCILIARE DUE DISCIPLINE, MA

ADDIRITTURA DUE TIPI DI UOMINI DIFFERENTI:

1. I ROMANI E I SELVAGGI;

2. I CLASSICI E I PRIMITIVI.

La soluzione proposta da Marrett era duplice:

Da un lato, egli faceva appello alla categoria dei PHENOMENA OF

⇒ TRANSITION, nei quali cultura alta e bassa potevano incontrarsi a metà

strada;

Dall’altro, egli si affida alle caratteristiche individuali dei singoli studiosi che

⇒ partecipavano all’impresa.

È inutile riproporre che nessuna delle due soluzioni sarebbe in grado di soddisfare

le nostre esigenze metodologiche, anche se la prima potrebbe sicuramente

offrirci qualche interessante spunto di riflessione.

Dopo il tentativo di Frazer, il comparativismo sembra non aver trovato molti adepti

fra gli studiosi di Roma. Originale è stato il caso di W. F. Jackson Knight, anche se

  5  

almeno dal punto di vista dell’argomento egli non si è allontanato molto dal

lavoro di Frazer. In un saggio del 1936, intitolato “Cumaean gates”, egli inizia la sua

analisi dall’episodio dell’Eneide, che precede quello della ricerca del Ramo d’oro

(la descrizione delle porte del tempio di Apollo a Cuma) per poi tornare sul tema

del Ramo d’oro. La sua analisi mette in campo confronti:

con testimonianze di carattere preistorico;

• cita nomi di antropologi illustri come Rivers e Hocart.

Giunge infine ad una conclusione: dietro l’episodio virgiliano della sosta di Enea

alle porte del tempio e del ramo d’oro che gli consente la discesa negli inferi, si

cela in realtà un paradigma di iniziazione al mondo ultraterreno, che è presente in

moltissime culture

« [...] latet arbore opaca

aureus et foliis et lento uimine ramus,

Iunoni infernae dictus sacer; hunc tegit omnis

lucus et obscuris claudunt conuallibus umbrae.

sed non ante datur telluris operta subire

auricomos quam quis decerpserit arbore fetus.

hoc sibi pulchra suum ferri Proserpina munus

instituit. primo auulso non deficit alter

aureus, et simili frondescit uirga metallo.

ergo alte uestiga oculis et rite repertum

carpe manu; namque ipse uolens facilisque sequetur,

si te fata uocant; aliter non uiribus ullis

uincere nec duro poteris conuellere ferro.[3] »

(Virgilio, Eneide, VI, 136-147)

« Nascosto entro un albero ombroso c'è un ramo, d'oro

le foglie e la verga flessibile, sacro all'inferna Giunone:

e tutto il bosco lo copre,

entro le oscure convalli protetto lo tengono l'ombre.

Ma non prima è concesso scendere

sotto la terra che si sia colto dall'albero l'auricomo ramo.

Strappalo via, con la mano: da solo verrà,

sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna,

né con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai.[4] »

La domanda da porsi è: perché un testo come quello virgiliano, dovrebbe risultare

comparabile con credenze remote dal mondo romano?

“the greatness and originality of a genius may even consist in power to find

contacts farther back in time, beyond the reach of others, and to evoke latent

stores of feeling and of meaning in the collective mind of the present, just because

his power penetrates deeply into the unconscious memory of the race. That is how

symbols and patterns have permanent vitality: for thought follows the same

archetypes again and again.” 1

                                                                                                               

 “ la  grandezza  e  l'originalità  di  un  genio  può  anche  consistere  in  potere  per  trovare  i  

1

contatti   più   indietro   nel   tempo,   al   di   là   della   portata   degli   altri,   e   di   evocare   luoghi  

latenti  di  sentimento  e  di  significato  nella  mente  collettiva  del  presente,  solo  perché  il  

suo   potere   penetra   in   profondità   nella   memoria   inconscia   della   gara.   È   così   che   i  

  6  

Un serbatoio, quindi, di memorie dimenticate, a cui il poeta, accede più

facilmente degli altri. È il prodotto del poeta, che può essere paragonato agli altri,

e selvaggi o gli uomini della pietra.

Negli ultimi decenni gli studi di antropologia romana sono decisamente aumentati

e hanno offerto notevoli contributi alla cultura della Roma antica. È altrettanto

facile accorgersi, però, che i latinisti che si sono dedicati all’antropologia, non di

frequente hanno fatto ricorso alla comparazione. Ma è necessario ricordare che

quando si studiano:

parentela;

⇒ immagini;

⇒ comportamento in pubblico;

⇒ corpo;

⇒ scrittura;

⇒ bilinguismo.

Significa che ci si è già rivolti all’antropologia. In ogni caso gli antropologi romani

tendono comunque a non essere comparativi. Si potrebbe quasi pensare che

l’antropologia di Roma venga percepita come un qualcosa di separato dagli

studi classici, se tende a diventare comparativa, proponendo il confronto di essa

con la cultura degli altri, ossia dei NON ROMANI.

Fondamentale chiedersi: perché?

Per rispondere a questo interrogativo, è necessario tornare a Frazer in qualità di

esegeta. Egli introdusse una novità: accanto ai dati filologici, le sue note al testo

riportano per la prima volta anche il dato antropologico, nella forma di credenze

o costumi dei primitivi utilizzati per spiegare alcuni versi dei FASTI o il contenuto di

un mito greco.

In questo modo la cultura greca e romana diveniva comparabile con le altre e

soprattutto diventava una fra le tante. Per un latinista questo tipo di note possono

risultare inaccettabili. Quello che invece gli studiosi più attenti di Ovidio

rivendicano è l’intenzione di liberare il testo di Ovidio dai codici collettivi che su di

esso sono stati imposti dagli antropologi e dagli storici delle religioni per restituire

ad esso dignità di testo.

Vale la pena approfondire anche un altro aspetto: il testo che gli studiosi vogliono

sottrarre alle tesi frazeriane, in realtà compie un lavoro esattamente parallelo a

quello realizzato dallo studioso. Entrambi hanno cercato di trasformare in

letteratura meri dati di erudizione o folklore ed entrambi hanno scavato la

superficie di una civiltà evoluta per cercare le origini sconosciute e spiegare così

tradizioni selvagge e inquietanti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             

simboli  e  modelli  hanno  vitalità  permanente:  per  il  pensiero  segue  gli  archetipi  stessi  

ancora  e  ancora”  

  7  

Proviamo per un momento a immaginare che cosa potrebbe succedere se un

Romano ci osservasse dal punto di vista antropologico e ci fornisse un breve

schema riassuntivo delle sue constatazioni:

le nostre lingue sarebbero il punto di partenza. Egli potrebbe notare come

⇒ alcune siano decisamente simili alla sua (italiano, spagnolo, francese) quasi

apparendo come suoi dialetti. Nel caso di lingue più distanti, egli non

faticherebbe ad individuare una serie di lemmi comprensibili, tipici travasi di

parole latine in elementi barbarici.

Si renderebbe conto dell’esistenza di matrimonio e divorzio, ma anche di

⇒ istituzioni pubbliche come la repubblica, il senato, il tribunale.

Egli si domanderebbe sicuramente il perché di questa evidente somiglianza. Torna

qui utile concludere che la nostra distanza dalla cultura romana sia veramente

breve. Ennio già diceva nos sumus romani qui fuimos ante Rudini, per noi invece,

sarebbe molto più facile dire: nos sumus romani, qui ante fuimos Romani.

La nostra cultura è chiaramente di pertinenza romana ed è da Romani.

Per poter capire perché si è riluttanti nell’usare un metodo comparativo per Roma

si possono ripercorrere le varie strade percorse finora. Per scegliere la direzione

giusta, potremmo farlo prendendo esempio dai Romani stessi, che quando

dovevano superare un momento di difficoltà, si rivolgevano ai maiores. Noi

procederemo lungo lo stesso itinerario, prendendo in considerazione tutti i

maggiori che si sono occupati dell’argomento:

Clyde Kluchohn nella sua opera ha ribadito più volte il nesso inscindibile

Ù che intercorre fra l’antropologia e l’interesse che possiamo definire

STRANEZZE. L’antropologo è colui che si intitola il primo capitolo del suo libro,

avviandosi sul cammino delle stranezze. Proprio passando attraverso esse,

ci si può liberare dai condizionamenti locali per arrivare ad avere una

concezione non influenzata da tutte quelle di ciascuna cultura.

Questa impostazione condurrà all’antropologia di Clifford Geertz, che ha

Ù ribadito più volte l’importanza delle stranezze o bizzarrie nell’indagine

antropologica.

Le stranezze sono poste lì per suscitare un sentimento che individui la DIFFERENZA,

che ci permette di comprendere che un costume è diverso o mi appare tale

perché distante dalla mia normalità. In sé la stranezza presuppone la domanda

comparativa.

Per stranezze dei romani si intendono quei nuclei di cultura che, in sé, sono

decisamente normali, ma che all’interno del mondo romano assumono delle

forme che ormai per noi non sono più sfruttabili. Semplicemente per il fatto, a

volte, che sono completamente assenti. Per dare una definizione a questo

meccanismo, è necessario prendere in considerazione quello che, dopo essere

stato definito STRANEZZA, scatena la riflessione dell’antropologo. Se ci rivolgiamo

  8  


PAGINE

11

PESO

357.23 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Pellizer Ezio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Antropologia della grecia antica

Antropologia della Grecia antica - la traduzione dell'articolo di Claude Calame
Dispensa
Riassunto esame Antropologia della Grecia Antica, prof. Pellizer, libro consigliato Contro le Radici, Bettini
Appunto
Antropologia della Grecia antica - Fabrications grecques de l'humain
Dispensa
Antropologia della Grecia antica - la traduzione dell'articolo di Claude Calame
Dispensa