Che materia stai cercando?

Riassunto esame Antropologia della Grecia Antica, prof. Pellizer, libro consigliato Comparare i Romani, Bettini

Riassunto per l'esame di Antropologia della Grecia Antica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Comparare i Romani, Bettini.

Esame di Antropologia della Grecia antica docente Prof. E. Pellizer

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Comportamento sessuale maschile e femminile;

• Concetto di onore.

Egli si pone quindi come il primo antropologo della tradizione romana. Egli, quindi,

pur essendo un civis Romanus, cerca di individuare in modo comparativo le

differenze che intercorrono tra le due culture.

Altro esempio, invece, è quello di un greco che, a sua volta, focalizza la sua

attenzione su Roma per una comparazione.

Nella sua opera “Questioni Romane”, Plutarco esaminò alcuni costumi dei Quiriti,

che egli riteneva particolarmente singolari:

Ritorno dei creduti morti;

• Divieto di scambiarsi doni fra marito e moglie;

• Obbligo per le donne romane di baciare sulla bocca i loro parenti

• maschi,etc.

Il testo viene concepito come una serie di domande, a cui l’autore fa seguire,

nella forma di risposta, diverse possibili interpretazioni o comportamenti che

possono essere messi in discussione. Questo suo metodo fu elogiato da Claude

Levi-Strauss, il quale ravvisò in Plutarco un precursore dell’analisi strutturale.

Plutarco non esita a mettere a confronto i Romani con quanto facevano i Greci,

proprio riprendendo anche consuetudine del santuario di Delfi, di cui egli è stato

sacerdote.

È IMPORTANTE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE UN GRANDE STUDIOSO DEL XVIII

SECOLO COME CHRISTIAN GOTTLOD HEYNE.

Fu un autorevole membro dell’università di Gottingen e non cessò mai di suggerire

la via per comparare antichi e selvaggi, per quanto riguarda la comprensione

della cultura greca. Della sua produzione si rimane colpiti soprattutto dalle

riflessioni metodologiche, contenute nelle sue prolusioni e nei suoi discorsi

accademici. La comparazione fra i Greci e i selvaggi era invocata come uno

strumento per raggiungere quello che egli aveva individuato come suo obiettivo

principale, ossia interpretare la civiltà antica senza l’imposizione dei nostri punti di

vista, ma cercando di calarsi il più possibile nei modi di pensare di tutti coloro che

l’avevano creata. È necessario che lo studioso abbandoni il proprio presente e si

lasci catturare dallo spirito dell’antichità, riportando la propria mente al tempo

degli eroi e dei poeti e vedere ciò che loro hanno visto e sentire ciò che loro

hanno sentito.

“ogni opera d’arte antica deve essere considerata e giudicata con i concetti e

con lo spirito, con quei concetti e con quello spirito con i quali fu compiuta

dall’artista antico”

questo per Heyne era il modo migliore per comprendere quei Greci “primitivi”,

che apparivano così distanti dal suo tempo. I modi di pensare dei Romani, inoltre,

non hanno avuto lo stesso interesse per lo studioso; anche se consideriamo come

  2  

l’autore abbia suggerito comunque la comparazione con i Latini. Egli non

dubitava certamente che i primi abitatori di Roma fossero un popolo piuttosto

rozzo, il cui modo di pensare poteva sfuggire all’osservatore moderno.

Purtroppo, il modello comparativo inaugurato da Heyne era destinato a

soccombere di fronte al nuovo paradigma scientifico delle

ALTERTHUMWISSENSHAFT. A decretare la morte del comparatismo alla Heyne fu

però la nascita di un paradigma antropologico, ossia l’idealizzazione dei Greci

come insuperabile modello di civiltà.

L’antropologia comparativa, dopo aver subito la forte spinta di controllo da parte

della Alterthumwissenshaft, riaffiora in Inghilterra nella seconda metà del XIX. In

questo momento la domanda postaci: siamo noi in grado di procedere ad una

antropologia comparativa dei Romani? Avrebbe rischiato di trovare una risposta

che sarebbe potuta apparire anche alquanto ridicola. Nell’opera di JAMES

GEORGE FRAZER, i materiali romani coinvolti sono tanto abbondanti quanto quelli

offerti da Spencer e Gillen o quelli europei, raccolti dai folcloristi ottocenteschi. È

necessario concentrarsi sulle prime pagine della sua opera “The golden bought”,

per rendersi conto della incredibile comparazione che egli metteva in atto non

solo tra i Romani e i selvaggi”, ma anche tra i selvaggi e i Romani. L’autore

raccoglieva all’infinito dei frammenti del suo sapere etnografico in una serie di

entries a carattere molto generale, quelle stesse che ricorrono nei titoli all’interno

della sua opera. Il suo fine era quello di descrivere l’evoluzione della religione

primitiva e della societò, attraverso l’enunciazione di tesi generali del tipo like

produces like. L’autore conosce già in anticipo il momento in cui quel determinato

costume romano dovrà entrare in scena, etc. l’antropologo allora, assume le vesti

di un abilissimo cacciatore di somiglianze, che ritiene di avere interpretato un

costume o una determinata credenza, in modo da riuscire a creare dei paralleli

con un costume o una credenza proveniente da una cultura lontana. Quest’opera

prendeva le mosse:

Un celebre dipinto del Turner, che portava lo stesso nome;

• Una glossa di Servio nel suo commento a Virgilio.

• È posta in margine ai versi in cui il

poeta descrive l’aureus ramus di cui

Enea entra in possesso per l’accesso al

mondo dei morti. Lo scoliasta afferma

che la pubblica opinio, metteva in

relazione questo ramo con una

vicenda particolare:nel santuario di

Diana a Nemi cresceva un albero di

cui nessuno poteva strappare i rami.

Si dav a però questa possibilità ad

uno schiavo fuggitivo che volesse

combattere contro il sacerdote del

tempio. Se costui lo batteva,

avrebbe ricevuto il titolo di Rex

Nemorensis e preso il suo posto.

  3  

questo era in testo da cui partiva Frazer per ripercorre il percorso

attraverso l’evoluzione di:

regalità;

• magia;

• religione.

L’effetto di questo saggio sul pubblico, anche più illustre, fu veramente

straordinario e le conseguenze sono molte. Un episodio, però, possiamo citarlo:

lo scrittore americano Alfred Prokosch incontrò Thomas Stearns Eliot e lo pregò di

leggere la prima parte del Mercoledì delle ceneri. Egli si rifiutò con la scusa di

essere stanco. Allora gli venne poi fatta una controproposta: quella di andare a

visitare il lago di Nemi alla ricerca del Ramo d’oro. Questa proposta fu accettata.

Si recarono allora il giorno seguente verso la meta, dove notarono la vecchia

quercia, cercando di percepirne l’ubicazione del Ramo d’oro.

Il racconto frazeriano del bosco e del suo ramo esercita un tale fascino, da

spingere poeti e letterati ad addentrarsi nel bosco di Ariccia, per cercare il

presunto ramo d’oro dell’albero.

Prokosch si rende conto ad un certo punto di non avere veramente trovato quel

famoso ramo e crede di aver deluso il suo valico compagno di escursioni, che

però lo rassicura.

Quello che qui interessa è però un altro aspetto: quello che stupisce è il carattere

ordinario della quercia, che ci fa comprendere quale fosse la forza attrattiva

avesse l’opera di Frazer sui suoi lettori. Essa era divenuta qualcosa di più di un

semplice saggio di antropologia: era considerata quasi un libro sacro. Verso la fine

di quest’opera l’autore torna sul tema dell’aureus ramus virgiliano, sostenendo

che esso dovesse essere identificato con il vischio. Egli si erge a difensore degli

antichi, della cui opinione egli nutre profondo rispetto.

Circa due anni dopo, Norden gli rispose:

“nel suo commentario a 6,136… Servio dà una interpretazione di questo verso che

mostra tutti i segni dell’inaffidabilità e della quale, nella prima edizione del mio

lavoro, non ho ritenuto opportuno fare cenno. Su questa pseudo-esegesi di Servio,

Frazer ha tuttavia fondato la sua grande opera e mi rimprovera di averla

trascurata. La mia coscienza filologica mi impedisce di occuparmi delle

sciocchezze di uno scoliasta. Mi corre peraltro l’obbligo di segnalare che

O.Gruppe…ha demolito in modo tanto rapido quanto stringente questa ipotesi di

Frazer, fondata su presupposti così disperati.”

Frazer e Norden sono due studiosi che saranno destinati a non comprendersi e il

conflitto sembra scendere addirittura al piano morale. Le loro difficoltà di

comunicazione si spiegano meglio se vengono analizzati i presupposti delle loro

rispettive posizioni. Celato nell’apparente rispetto dell’opinione degli scoliasti,

Frazer mirava a proteggere la propria convinzione sui POPULAR BELIEFS degli

antichi, che potevano essere messi sullo stesso piano di quelli dei selvaggi. Ecco

  4  

come si spiega il fatto che il rex Nemoriensis e la leggenda del ramo d’oro

possano essere individuate sia all’interno che all’esterno della cultura antica. Per

Frazer, la cultura antica può essere interpretata attraverso la comparazione per il

semplice motivo che in essa la componente selvaggia è molto più forte di quanto

si pensi. La discussione con Norden verteva quindi direttamente sull’importanza di

quella pubblica opinio che poteva accomunare i selvaggi ai Romani.

Norden difendeva la sua interpretazione del ramo virgiliano, secondo cui esso si

sarebbe dovuto porre in relazione con i misteri di Proserpina e Kore, ossia con

pratiche culturali interne alla cultura greco-romana.

Nel 1908 Robert R.Marrett pubblicò una raccolta di saggi dal titolo

“ANTHROPOLOGY AND THE CLASSICS” . Si trattava di sei conferenze pronunciate

all’Università di Oxford da grandi studiosi, che decisero di occuparsi di vari ambiti,

fra cui ben rappresentato era anche il mondo romano. Chiudeva il volume William

Warde Fowler, con un saggio dedicato alla cerimonia della lustratio.

Inizialmente, Marrett poteva presentare il connubio come cosa ovvia tra:

1. ANTHROPOLOGY

2. HUMANITIES

L’etimologia delle due parole riguarda comunque sempre l’ambito dell’uomo. In

seguito, egli corregge leggermente il tiro, affermando che chiaramente esse si

rivolgono a due realtà differenti della cultura umana:

1. Le HUMANITIES si rivolgono all’uomo come appartenente alla higher culture;

2. L’ANTHROPOLOGY, si rivolge invece ad un uomo “of the simpler or lower

kind”

METTERE INSIEME I DUE AMBITI SI PRESENTAVA COME UN COMPITO VERAMENTE

ARDUO, PERCHÉ NON SI TRATTAVA DI CONCILIARE DUE DISCIPLINE, MA

ADDIRITTURA DUE TIPI DI UOMINI DIFFERENTI:

1. I ROMANI E I SELVAGGI;

2. I CLASSICI E I PRIMITIVI.

La soluzione proposta da Marrett era duplice:

Da un lato, egli faceva appello alla categoria dei PHENOMENA OF

⇒ TRANSITION, nei quali cultura alta e bassa potevano incontrarsi a metà

strada;

Dall’altro, egli si affida alle caratteristiche individuali dei singoli studiosi che

⇒ partecipavano all’impresa.

È inutile riproporre che nessuna delle due soluzioni sarebbe in grado di soddisfare

le nostre esigenze metodologiche, anche se la prima potrebbe sicuramente

offrirci qualche interessante spunto di riflessione.

Dopo il tentativo di Frazer, il comparativismo sembra non aver trovato molti adepti

fra gli studiosi di Roma. Originale è stato il caso di W. F. Jackson Knight, anche se

  5  


PAGINE

11

PESO

357.23 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Pellizer Ezio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Antropologia della grecia antica

Antropologia della Grecia antica - la traduzione dell'articolo di Claude Calame
Dispensa
Riassunto esame Antropologia della Grecia Antica, prof. Pellizer, libro consigliato Contro le Radici, Bettini
Appunto
Antropologia della Grecia antica - Fabrications grecques de l'humain
Dispensa
Antropologia della Grecia antica - la traduzione dell'articolo di Claude Calame
Dispensa