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Sociologia

Può essere definita come lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali. In sociologia si fa uso di 5 prospettive fondamentali, tra loro interconnesse:

Prospettive sociologiche

  • Prospettiva demografica, che si occupa dei cambiamenti e delle tendenze quantitative delle popolazioni;
  • Prospettiva psico-sociale, che cerca di spiegare i comportamenti in base al significato che essi assumono per gli individui;
  • Prospettiva delle strutture collettive, in base alla quale i sociologi studiano gruppi, organizzazioni e comunità;
  • Prospettiva delle relazioni, centrata sullo studio dei ruoli e delle aspettative ad essi collegate;
  • Prospettiva culturale, che analizza i comportamenti sulla base degli elementi cardine della cultura: le norme e i valori.

L’analisi della vita sociale è essenzialmente condotta attraverso 2 livelli di analisi, quello micro-sociologico e quello macro-sociologico.

Livelli di analisi sociologica

La microsociologia si occupa delle interazioni sociali quotidiane tra individui. Questo approccio tende a comprendere il significato che le persone attribuiscono agli atteggiamenti e ai comportamenti. La macrosociologia si occupa delle strutture che sorreggono la vita sociale nel suo insieme: le principali istituzioni, gli ordinamenti politici, i sistemi economici. Si considerano, in particolare, i rapporti tra tali strutture e il loro mutamento nel tempo.

Funzionalismo

Padre del funzionalismo è Durkheim. I funzionalisti vedono la società come un organismo composto da molte parti che hanno una propria funzione che dipendono l'una dall'altra. I principali presupposti del funzionalismo contemporaneo sono i seguenti:

  • La società come sistema di parti interrelate;
  • I sistemi sociali sono caratterizzati da stabilità perché dotati di sistemi di controllo (come la polizia);
  • Vi è la presenza di disfunzioni fisiologiche che tendono a risolversi o comunque ad integrarsi nel sistema.

Teoria del conflitto

Secondo Marx lo scontro tra capitalisti e proletari determina la lotta di classe, intesa come forza motrice della storia. Mentre per Marx lo scontro avviene tra classi sociali, per il sociologo Dahrendorf la fonte di conflitto più rilevante è data dall'autorità poiché la tensione emerge tra coloro che detengono il potere e coloro che ne sono esclusi.

Confronto tra funzionalismo e teoria del conflitto

A capo il funzionalismo e la teoria del conflitto differiscono per certi versi radicalmente. Mentre i funzionalisti considerano la società stabile e ben integrata, i teorici del conflitto vedono la società in costante mutamento come soggetto di un continuo scontro. I funzionalisti mettono in risalto il consenso sui valori tra tutti i membri di una società, mentre i conflittualisti mettono in risalto il dominio di alcuni gruppi sociali a danno di altri.

Ciascuna di queste prospettive ha i suoi punti deboli. Il funzionalismo non tiene conto del fatto che in quasi tutte le società non vi è mai un totale accordo sui valori. Il conflitto, per contro, non riesce a spiegare perché le società continuano a restare unite nonostante il costante mutamento.

Ipotesi e teorie sociologiche

La sociologia è fatta di ipotesi e teorie. L'ipotesi è l'enunciato che suggerisce una correlazione tra due fenomeni (per esempio l'appartenenza di classe e gli atteggiamenti politici). Un'ipotesi viene formulata in modo tale da provarne la verità o la falsità. Le ipotesi sono radicate in una o più teorie. Le teorie sono enunciati che contengono una serie di ipotesi interrelate.

La Cultura

Si può definire cultura come un insieme di idee, progetti e processi che l'uomo sviluppa nei rapporti sociali e mette in pratica per strutturare l'esistenza sociale e naturale. La cultura viene usata e strumentalizzata dall'uomo secondo modi socialmente stabili, infatti si dice che una società ha o possiede una cultura.

Kluckhohn ha illustrato con chiarezza quale sia l’elemento che dà forma ai comportamenti umani, consentendone l’apprendimento e la trasmissione intergenerazionale (seppur con certe variazioni). Agli esseri umani può essere insegnato a pensare, sentire, credere, agire in modi simili nell’ambito di ogni gruppo, ma non identici; perfino atti fisiologici come starnutire, camminare, dormire vengono eseguiti in modi differenti in tempi e luoghi diversi. È in questo l’essenza della cultura.

Universali culturali

Ci sono tante e significative differenze tra diverse culture, ma esistono anche molti tratti in comune. Alcuni elementi possono essere riscontrati in tutte le culture e vengono definiti universali culturali. George Murdock, negli anni ‘60, ne individuò una sessantina, tra cui: il tabù dell’incesto, la danza, lo sport, l’ornamento del corpo.

Etnocentrismo

È la tendenza a giudicare altre culture nei termini della propria considerata superiore. Un fenomeno analogo all'etnocentrismo è la xenofobia, la paura o l'odio nei confronti di persone, costumi e usanze strani alla particolare società.

La cultura come identità di gruppo

La cultura è il collante della vita sociale che non viene trasmessa solo da un essere umano all'altro, ma dà anche il senso dell'appartenenza a un gruppo. La cultura non genera soltanto solidarietà, ma anche conflitto.

Linguaggio

Il linguaggio, anche se da un lato ci dà la capacità di comunicare aiutandoci a mantenere la coesione tra i membri di un gruppo, dall'altro lato una lingua comune esclude chi non la parla o chi la parla in modo leggermente diverso. Il linguaggio è un fenomeno sociale; esso è il veicolo principale per la trasmissione della cultura e, una volta appreso, è praticamente impossibile dimenticarlo.

Ideologia

Il termine ideologia è stato spiegato e definito in diversi modi. Per Parsons l’ideologia è il collegamento tra mondo empirico e mondo dei valori, cioè tra definizioni della realtà e definizioni di ciò che è giusto/ingiusto, desiderabile o abietto. Nel pensiero marxista l’ideologia esprime e/o difende gli interessi di un gruppo o di una classe sociale. In questo senso si distinguono ideologie conservatrici (che difendono lo status quo) e ideologie antagoniste. Secondo Clifford Geerz le ideologie creano significati. Esse, usando simboli, connettono significati non familiari con oggetti familiari, fornendo così senso a situazioni complesse.

Subcultura e controcultura

Una subcultura è insieme di valori, norme e stili di vita che distinguono un gruppo da una società più ampia. L'uso del termine subcultura indica che questa sia in conflitto con la cultura dominante, anche se in molti casi una subcultura viene disprezzata o guardata con sospetto dal resto della società. Talvolta, tuttavia, una sottocultura sviluppa aspetti antagonisti alla cultura "principale": in tal caso si parla di controcultura. Tra cultura dominante e controcultura esiste comunque un interscambio piuttosto intenso. Col tempo, gli aspetti più eversivi delle controculture si smussano, mentre alcuni loro elementi vengono introiettati dalla cultura dominante che li fa propri. Ad esempio, molti comportamenti della controcultura hippie degli anni ‘60 si sono poi diffusi a vasti settori della società. In questo processo di assorbimento svolgono un ruolo fondamentale i mezzi di comunicazione di massa e, in modo minore, i fenomeni artistici.

La Struttura Sociale

Per struttura sociale si intende l’articolazione di status, ruoli e istituzioni nella quale gli individui vivono dando vita a gruppi e sistemi di relazioni di varia complessità. Uno status è una posizione che un individuo occupa all’interno di una struttura sociale. Ogni persona ha molti status dal momento che molte sono le “dimensioni” della sua esistenza. Ad esempio, un uomo può essere militare, marito, istruttore di judo, tesserato di un partito; e da ognuna di queste “posizioni” deriva una serie di implicazioni.

Si distinguono gli status ascritti, che vengono assunti alla nascita e senza un'azione o una volontà dell’individuo (il genere, l’origine familiare, l’età), dagli status acquisiti che derivano da scelte dell’individuo o di altri (l’essere dottore, studente, moglie).

I ruoli

Un ruolo è definibile come un insieme di comportamenti orientati secondo le aspettative legate a un determinato status. In sostanza, il fatto che un individuo sia in una determinata condizione o posizione (status) implica che gli altri si aspettino da lui certe azioni e un determinato contegno, in funzione delle “prescrizioni” della cultura del luogo e del tempo. Ad esempio, da un genitore “gli altri” si aspettano che si prenda cura dei figli. L’apprendimento dei ruoli avviene grazie al processo di socializzazione.

Le aspettative di ruolo

Le aspettative di ruolo, cioè i comportamenti attesi in relazione agli status dell’individuo, possono essere formali o informali. Le aspettative formali sono quelle espresse in precise norme codificate ed emanate da un'autorità a ciò titolata (ad esempio, le leggi e i regolamenti). Le aspettative informali, invece, fanno riferimento a regole di comportamento generalmente accettate dal gruppo, anche se non formalizzate: ad esempio, le regole della buona educazione o il modo di vestirsi.

Caratteristiche dei ruoli

Una profonda riflessione sui ruoli fu sviluppata da Talcott Parsons, che li classificò in base a 5 coppie di caratteristiche, da lui denominate pattern variables (variabili strutturali):

  • Affettività/neutralità affettiva;
  • Attribuzione/realizzazione;
  • Specificità/diffusione;
  • Universalismo/particolarismo;
  • Orientamento verso l’io/orientamento verso la collettività.

Secondo Parsons ognuno degli innumerevoli ruoli che ritroviamo nella struttura sociale presenta una determinata combinazione delle 5 variabili strutturali.

Conflitti di ruolo

Avendo gli individui contemporaneamente diversi status e molti ruoli, può accadere che i comportamenti culturalmente prescritti (e attesi dagli altri) per alcuni degli status posseduti (specialmente in alcuni momenti critici) entrino in conflitto. Secondo Merton è, in parte, la stessa cultura che risolve il conflitto assegnando delle priorità di ruolo, cioè una certa gerarchia nell’importanza dei ruoli. La scelta del singolo in base a questa gerarchia può essere però spesso difficile e dolorosa.

Separazione di ruolo

Spesso (ma non sempre è possibile) la portata del conflitto di ruolo viene ridotta dall’individuo attraverso la separazione dei ruoli. Tuttavia, se nonostante questo i ruoli vengono in contatto, il conflitto che ne deriva è molto pericoloso per la stabilità di entrambi gli status di riferimento (si pensi a ciò che accade quando una persona scopre il tradimento del proprio partner). Più le società diventano complesse e più rapidi i ritmi di vita, più sono frequenti i conflitti di ruolo. Un conflitto di ruolo tipico di molte società contemporanee è quello tra lo status-ruolo di moglie-madre e quello di lavoratrice.

Le Istituzioni

Si definisce istituzione un insieme di status e ruoli che hanno lo scopo di soddisfare determinati bisogni sociali. In pratica, l’istituzione è il tipo di organizzazione che la società adotta per soddisfare un bisogno o una serie di bisogni correlati. Quasi tutte le società contemporanee sono altamente istituzionalizzate. Sono istituzioni le scuole e l’università, l’esercito, il sistema bancario, ma anche la stessa famiglia con i suoi complessi rapporti di status/ruoli. Resta prioritaria, nel discorso sulle istituzioni, la relazione con i bisogni sociali.

I bisogni sociali

Quella che segue è un’utile classificazione dei bisogni sociali fondamentali proposta da Lenski [1970]:

  • Comunicazione;
  • Produzione;
  • Distribuzione;
  • Protezione;
  • Sostituzione;
  • Controllo.

Ogni istituzione è un “tentativo organizzato” di soddisfare uno o più bisogni sopraelencati.

Risorse e istituzioni

Per soddisfare i bisogni le società devono usare risorse. L’esempio più immediato è costituito dai "fattori" che gli economisti indicano come indispensabili a svolgere la funzione di produzione: terra (ossia risorse naturali), lavoro (forza lavoro, motivazioni e capacità umane), capitale (cioè denaro/mezzi di produzione) e organizzazione (cioè coordinamento delle varie risorse, che poi potrebbe essere considerata come parte del lavoro umano). Le istituzioni quindi sono congegni per canalizzare le risorse sociali in modelli di interazione stabili, preposti a soddisfare uno o più bisogni sociali.

Cos’è la società?

Ora, l’organizzazione “massima” che comprende tutte le altre in un sistema integrato è la società. Il concetto di società è, per certi versi, intuitivo, ma formalizzare una sua definizione risulta estremamente complesso. Non a caso non esiste in sociologia una definizione univoca e priva di problemi. Marsh [1967] ha tentato di definire almeno le condizioni di base per l’esistenza di una società. Esse sarebbero:

  • Un territorio delimitato;
  • Il reclutamento di nuovi membri;
  • Una cultura inclusiva;
  • L’indipendenza politica.

Gemeinschaft e Gesellschaft

Molti scienziati sociali hanno tentato di evidenziare le differenze tra società pre-industriali e moderne società industriali. Tra i tentativi più significativi va certamente annoverato quello di Ferdinand Tönnies che fece ricorso ai termini Gemeinschaft e Gesellschaft (traducibili, anche se in modo abbastanza approssimativo, con i termini “comunità” e “società”). Schematicamente si può pensare alla Gemeinschaft come a una comunità rurale piuttosto autarchica e alla Gesellschaft come società urbana industrializzata. Lo schema sintetizza le principali differenze tra comunità e società.

Socializzazione

La socializzazione è il processo attraverso il quale gli individui apprendono le capacità, gli atteggiamenti e i comportamenti relativi ai ruoli sociali. Grazie ad essa si compie la continuità sociale, dal momento che consente di trasmettere norme e valori da una generazione a quella successiva. In sostanza, il processo di socializzazione è ciò che garantisce la riproduzione di una cultura.

Semplificando, si può affermare che sono tre gli aspetti fondamentali della socializzazione:

  • Le aspettative di ruolo;
  • La propensione alla conformità;
  • La modifica del comportamento.

La socializzazione non è un processo standardizzato e chiuso, ma più che altro una “negoziazione” continua tra socializzatori e socializzati, costantemente aperta alla possibilità di mutamento degli standard comportamentali e dei modi di vedere le cose.

Teoria dell’io riflesso

Grazie alla socializzazione l’individuo sviluppa una propria singolare personalità, in funzione sia di tratti biologici e culturali, sia dello specifico contesto in cui vive (la famiglia, il gruppo dei pari, ecc.). Charles Cooley sosteneva che la personalità individuale si forma grazie all’interazione tra individuo e mondo secondo lo schema dell’io riflesso, nel quale interagiscono i seguenti 3 fattori:

  • Ciò che l’individuo pensa che gli altri pensino di lui;
  • Come l’individuo pensa che gli altri reagiscano a ciò che pensano di lui;
  • Come l’individuo, a sua volta, reagisce alla reazione percepita negli altri.

Secondo Mead, partendo dallo schema di Cooley, approfondì l’analisi delle dinamiche di socializzazione. Secondo Mead la personalità (il Sé) si forma attraverso tre fasi distinte:

  • La fase dell’imitazione;
  • La fase del gioco libero;
  • La fase del gioco organizzato.

Il meccanismo di socializzazione si regge su una serie di percezioni delle aspettative degli altri. L’insieme di queste aspettative costituisce un punto di vista composito che Mead chiama “altro generalizzato”.

Le tre componenti della personalità secondo Freud

Freud sosteneva che la personalità si compone di tre componenti distinte. L'es è guidato dal principio del piacere. Esempi di funzioni corporee dipendenti dall'es sono l'orgasmo, il poppare del neonato e l'escrezione delle feci. L'io è l'agente esecutivo della personalità: incaricato di mediare tra questo e il mondo esterno, è guidato essenzialmente dal principio di realtà, ossia dell'esigenza di attendere condizioni adeguate prima di scaricare la tensione dell'es. Il super io rappresenta il principio morale ed esercita una funzione giudicatrice. Tutte e tre queste componenti sono attive nella personalità: l'io deve obbedire al principio di realtà e attendere condizioni adeguate per soddisfare le esigenze dell'es, dettate dal principio del piacere, e allo stesso tempo deve obbedire alle istanze morali del super io, che assicura premi o punizioni all'io con sentimenti di orgoglio o di colpa.

Gli agenti della socializzazione

Le istituzioni, le organizzazioni, i gruppi e le persone che contribuiscono al processo di socializzazione vengono definiti agenti di socializzazione. I genitori e la famiglia sono il più antico e potente agente di socializzazione. Tra gli altri agenti fondamentali devono includersi: la scuola, i vari mass-media e “il gruppo del pari” (i coetanei). Molti autori ritengono vi sia una forte relazione tra esiti della socializzazione e la classe sociale.

Quando la socializzazione fallisce

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher peppeconte1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Sibilio Raffaele.
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