Sociologia generale
Modulo 1: introduzione alla sociologia
Sociologia e scienza
Sociologia: scienza che studia la società, ovvero i fenomeni che riguardano gli esseri umani dal punto di vista di ciò che producono associandosi.
Scienza: modo particolare di produrre conoscenza, essa deve garantire che le affermazioni prodotte in relazione ai fenomeni che studia siano (Campelli):
- Controllabili: lo studioso deve rendere pubblico il percorso che lo ha condotto a quei risultati e tale percorso deve poter essere ripercorribile e replicabile (non consiste nel dimostrare che le sue affermazioni sono vere);
- Giustificabili: le affermazioni devono poter essere inserite in un sistema di conoscenze, lo scienziato pone degli interrogativi relativi ai fenomeni che vuole studiare sulla base di una riflessione teorica sedimentata nella tradizione della disciplina scientifica e ricerca le risposte raccogliendo le informazioni in modo sistematico.
I due criteri si completano reciprocamente. La scienza produce una conoscenza che deve essere inter-soggettiva e deve utilizzare un metodo inteso come:
- Procedura, un insieme ordinato di azioni e di fasi che lo scienziato deve seguire;
- Insieme di regole, che coordinano le fasi della procedura.
Società
Società: collettività umana che condivide un territorio delimitato all’interno del quale i componenti possono soddisfare i bisogni fondamentali e si organizzano in istituzioni cooperative condividendo una cultura comune comprendente valori, norme, simboli e credenze che regolano la vita collettiva.
Mattioli afferma che la società presenta quattro caratteristiche:
- Relazionalità che definisce il fenomeno sociale come rapporto tra individui (interazione);
- Sovra-dimensionalità rispetto al singolo determinata dai processi di associazione (è più della semplice somma dei singoli individui);
- Forme di organizzazione costituite in base ai diversi interessi collettivi;
- Schemi generali di comportamento interiorizzati dai membri (cultura).
La sociologia ed il sapere sociologico
Ognuno di noi ha sviluppato un sapere sociologico comune, ovvero delle idee ed un sapere relativo alla società in cui viviamo (rapporti sociali, reazioni familiari o lavorative, forme di organizzazione, struttura politica, etc). Tali conoscenze ci permettono di orientarci all’interno dei contesti che frequentiamo e sono state acquisite attraverso processi di socializzazione.
Tuttavia, il sapere sociologico comune presenta alcuni limiti:
- È legato al presente;
- È legato alla nostra esperienza diretta che è circoscritta;
- È circoscritto allo spazio sociale degli individui;
- È influenzabile e deformabile dal sentito dire.
Dunque, per comprendere la complessità del mondo in cui viviamo è necessario un sapere più sistematico, questo sapere è espresso e sviluppato dalla sociologia che si avvale degli strumenti delle scienze sociali. Ad ogni modo, proprio come ogni scienza, la sociologia non propone certezze definitive ma sempre conoscenze provvisorie, sottoponibili a critica e a revisione.
Quando e perché nasce la sociologia
Il pensiero sociologico ha origine nel XVIII secolo ma si afferma tra il XIX ed il XX secolo. La sociologia nasce per dare risposte agli interrogativi che derivavano dalle trasformazioni che la società europea sperimentò a causa della rivoluzione scientifico/culturale, della rivoluzione industriale/economica e della rivoluzione francese/politica.
Le rivoluzioni portarono alla nascita della società moderna ponendo in primo piano il mutamento. Il mutamento è una caratteristica intrinseca della società, nessuna società è statica tuttavia la percezione del mutamento è diversa in ogni società poiché esso avviene con velocità differente. Ad esempio, nelle società pre-moderne l'esperienza del mutamento era molto limitata, gli individui nascevano in una società che presentava determinate caratteristiche che rimanevano tali durante il corso della loro vita.
Tra il XVI ed il XIX secolo le società europee entrarono in un’epoca di mutamento sociale accelerato e globale, esso investì infatti le diverse sfere sociali (economica, politica, culturale, giuridica, etc) e gli uomini e le donne appartenenti alle diverse classi sociali.
Le caratteristiche delle trasformazioni che hanno portato alla nascita della società moderna sono:
- La velocità nei processi di cambiamento;
- L’estensione del mutamento che ha coinvolto tutti i membri della società;
- Le conseguenze delle trasformazioni che hanno coinvolto le aree oltre i confini del mondo occidentale.
La rivoluzione scientifica: una rivoluzione culturale
La rivoluzione scientifica (XVII secolo) introdusse un nuovo modo di indagare i fenomeni. La scienza venne basata sull’osservazione metodica della realtà e sull’applicazione di procedimenti logici. Questo approccio mise in discussione le riflessioni filosofiche e religiose che fino a quel momento erano state ritenute le uniche vie di accesso alla conoscenza.
I movimenti culturali che hanno permesso la diffusione del pensiero scientifico sono:
- Illuminismo francese (Montesquieu, Voltaire, Diderot, D’Alembert, Rousseau) che sostenne l’affermazione della ragione umana come strumento indispensabile per comprendere l’uomo e la realtà che lo circonda, considerando legittimo solo ciò che è affermato razionalmente;
- Empirismo inglese che condivise con l’illuminismo la convinzione per cui la conoscenza si fonda sull’osservazione.
Adam Ferguson nel “Saggio sulla storia della società civile” affermò che le istituzioni sociali sono il risultato delle interazioni che si stabiliscono tra gli uomini. Gli empiristi scozzesi sostennero che a tenere insieme la società fosse l’istituzione sociale del mercato. Infatti, Adam Smith nel “Trattato sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” affermò che la ricchezza di una nazione dipende dalla sua capacità di produrre e questa capacità dipende dal livello di divisione del lavoro.
La divisione del lavoro infatti è quel processo per cui ognuno si specializza in un’attività comportando l’aumento delle capacità produttive della collettività. Questo processo ha come conseguenza l’aumento della dipendenza reciproca tra membri della collettività che per entrare in possesso di un determinato bene devono relazionarsi gli uni con gli altri. Questi scambi avvengono grazie al mercato, considerato l’istituzione sociale che regola tali processi attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta. Sul mercato ogni protagonista persegue il proprio interesse che consiste nel cercare di vendere i propri prodotti al prezzo più alto e di comprare i prodotti degli altri al prezzo più basso, tuttavia grazie al meccanismo della concorrenza si realizza il benessere di tutti al di là dell’egoismo dei singoli. Il mercato ha quindi la funzione di garantire l’autoregolazione della società al di là delle intenzioni dei singoli.
La rivoluzione industriale: una rivoluzione economica
Con Rivoluzione Industriale si intende una serie di sviluppi che trasformarono la società agricola feudale in società industriale moderna. Tali trasformazioni raggiunsero il culmine nel 1700, prima in Gran Bretagna e poi nel resto dell'Europa.
Con la rivoluzione industriale si affermò il sistema economico capitalistico fondato sul possesso privato dei mezzi di produzione ed orientato a perseguire un guadagno, attraverso la produzione e lo scambio di merci prodotte, che possa essere reinvestito nell’impresa. Il sistema capitalistico si avvale del lavoro salariato, ossia del lavoro di individui che possiedono come mezzo solo la propria forza lavoro e che vendono in cambio di un salario.
Nel sistema economico industriale i beni materiali sono prodotti tramite l’impiego di macchine all’interno di fabbriche che organizzano l’attività al fine di massimizzare il lavoro collettivo per la produzione in serie di beni di consumo. Il capitalismo industriale moderno presenta determinate caratteristiche:
- Economia di scambio monetaria;
- Scambio di prestazioni lavorative tra capitalisti e proletari;
- Reinvestimento del profitto nell'impresa da parte dei capitalisti;
- Organizzazione della produzione e della gestione dell’impresa improntate a criteri di razionalità economica, mediante applicazioni tecnologiche della scienza e uso di moderne procedure contabili.
Secondo Weber il capitalismo nasce a seguito della Riforma Protestante, da lui chiamata “spirito del capitalismo”, ad opera di uomini innovatori che provengono da strati sociali diversi e che portano con sé nuovi modi di produrre, nuove tecniche di lavorazione, nuove modalità di gestire l’impresa, di commercializzazione, di approvvigionamento delle materie prime e di ricerca dei mercati.
Le trasformazioni economiche hanno riguardato tutte le attività economiche:
- Agricoltura: nel sistema agricolo feudale vivevano le famiglie contadine che coltivavano la terra e i signori feudali che vivevano dalla rendita del lavoro dei contadini. L’agricoltura feudale era a basso livello di produttività e le innovazioni nella produzione erano scarse perché i contadini non avevano alcun interesse ad introdurre innovazioni che sarebbero andate a beneficio solamente dei feudatari. All’interno del villaggio erano presenti anche dei territori di proprietà comune che venivano utilizzati per il pascolo del bestiame. Tale situazione cominciò a mutare quando iniziò ad aumentare la domanda di derrate agricole che portò all’abolizione del diritto di pascolo. I contadini non potendo alimentare il bestiame e coltivare la terra furono costretti a vendere ai signori benestanti, diventando così agricoltori salariati senza terra. I benestanti si trasformano in capitalisti agrari manifestando interesse ad introdurre innovazioni nella coltivazione. Naque così l’agricoltura moderna che tanto più è progredita tanto meno richiede la presenza di una popolazione agricola (più macchinari, meno lavoratori);
- Attività mercantili: tra il 1500 e il 1600 in Inghilterra e nell'Europa settentrionale si afferma il sistema di lavoro a domicilio; esso inizialmente consisteva nell’adoperare, da parte dei mercanti, per lavori di tessitura e filatura la manodopera inutilizzata delle campagne, tali lavori avvenivano nella casa del contadino. Successivamente i lavoratori dei vari villaggi impiegati nella manodopera vennero spostati in un unico luogo;
- Artigianato: nel sistema feudale l’esercizio di un mestiere era regolato dall’appartenenza alle corporazioni (associazioni monopolistiche a cui si aderiva per poter svolgere un mestiere sul territorio della città). Le regole che governano tali associazioni sono improntate al divieto di concorrenza, per cui nessun artigiano può avvantaggiarsi a discapito di altri, tali regole hanno lo scopo di garantire lo stesso tenore di vita ad ognuno. Tale sistema funzionava all'interno di un'economia stabile nella quale la domanda di beni da produrre era limitata e dunque suddivisibile tra i membri. Nel momento in cui la domanda di beni da parte dei mercanti aumenta il sistema corporativista si infrange, alcuni artigiani approfittando dell’aumento della domanda amplieranno il loro giro di affari mentre i meno intraprendenti saranno costretti a chiudere la propria attività diventando salariati nelle botteghe di altri.
La rivoluzione francese: una rivoluzione politica
Il sistema feudatario era caratterizzato da una dimensione locale in cui il feudatario godeva di una serie di diritti nel proprio territorio ma al contempo aveva degli obblighi fiscali e militari nei confronti dei poteri centrali (signori di rango superiore, re, imperatore). Tuttavia, i poteri centrali risultarono incapaci di imporsi nei confronti dei vari poteri locali che erano in costante guerra tra loro.
Tale situazione mutò nel momento in cui si affermò la forma di Stato moderno assoluto (regno), capace di unificare e pacificare vasti territori, attraverso la costituzione di alcuni monopoli:
- Militare, consiste nel diritto esclusivo di usare armi da parte del potere sovrano e quindi la creazione da parte dello stesso di eserciti per difendere il territorio (nel sistema feudale l’esercito era composto da persone che dovevano provvedere al proprio equipaggiamento mentre nello stato moderno i soldati sono selezionati, equipaggiati e ricevono uno stipendio dallo Stato);
- Fiscale, consiste nella definizione di norme che regolano l’agire di coloro a cui è affidato il compito di riscuotere le imposte (nel sistema feudale il signore decideva le imposte in base ai propri bisogni e ne affidava la riscossione ad un esattore non pagato, il quale richiedeva ai contribuenti una somma superiore al fine di trattenerne una parte per sé, invece nello stato moderno l’esattore è pagato dal capitalista);
- Monetario, consiste nell’istituzione di una moneta unica (nel sistema feudale ogni signore aveva la propria moneta);
- Amministrazione della giustizia, consiste nello stabilire chi ha ragione o torto e le relative sanzioni (nel sistema feudale il torto veniva ricambiato attraverso un sistema di vendetta privata, mentre nello stato moderno il potere era concentrato nelle mani del sovrano, prima dello stato costituzionale).
La rivoluzione francese (1789) ha segnato un passaggio irreversibile nelle società europee, passaggio introdotto da una serie di cambiamenti che hanno contribuito a delineare la società moderna, tra i quali:
- L’affermarsi dei diritti di cittadinanza, nelle società pre-moderne la cittadinanza era garantita in funzione all'appartenenza a una famiglia o a una corporazione; nella società moderna invece la cittadinanza è goduta dagli individui in quanto membri del popolo a cui appartiene la sovranità dello stato;
- L’affermarsi del principio della separazione dei poteri, sulla base del quale si fonda l’autonomia del parlamento che incarna la sovranità popolare (Montesquieu affermò la necessità di affidare il potere legislativo, giudiziario ed esecutivo ad organismi diversi allo scopo di salvaguardare la libertà), tale principio venne realizzato dalle rivoluzioni moderne e incarnato dalle loro costituzioni;
- L'affermarsi dello stato di diritto, una forma di organizzazione politica che vincola il potere dei governanti ai limiti posti dalle leggi.
Mutando il rapporto tra individuo e stato muta il fondamento di legittimità di potere, anche nello stato di diritto il cittadino è chiamato ad obbedire (es: servizio militare, pagare le tasse, obblighi politici, etc), tuttavia egli lo fa perché ritiene che chi gli comanda detiene il titolo per farlo in virtù delle leggi (procedure) con le quali ha avuto accesso alla posizione di potere che occupa e in virtù del fatto che le sue azioni avvengono le rispetto della legge fondamentale. Weber a tal proposito parla di “potere legale – razionale”.
Modulo 2: la sociologia come scienza
Il metodo sperimentale
La scienza moderna nacque alla fine del 1500 quando Galilei mise in discussione la visione aristotelica della scienza ponendo le basi del metodo sperimentale, affermando che il compito della scienza risiede nel descrivere le relazioni matematiche tra le proprietà quantificabili degli oggetti di indagine. Un esperimento si ottiene quando si osservano gli effetti che variazioni controllate in una proprietà (detta operativa) hanno su un’altra proprietà (detta sperimentale) mentre si mantengono costanti tutte le altre proprietà che potrebbero influenzare l’esperimento.
La differenza fondamentale tra scienze fisiche e scienze umane risiede nella caratteristica dell'essere fungibile, presente negli oggetti di indagine delle scienze fisiche e assente in quelli delle scienze umane. L'essere fungibile permette di estendere al di là del caso specifico il risultato di un esperimento (generalizzazione dei risultati agli oggetti considerati del medesimo tipo).
Il metodo sperimentale presenta alcuni limiti:
- Teorico, non si può escludere che proprietà non incluse nel modello perché ritenute non influenti influenzano invece la proprietà sperimentale;
- Pratici, non è sempre possibile controllare le variazioni che si producono nella proprietà operativa e non sempre è possibile eliminare completamente l’influenza delle proprietà che si vorrebbero mantenere costante. Non si può escludere che la proprietà sperimentale reagisca influenzando a sua volta la proprietà operativa in modo che la relazione considerata come uni-direzionale sia in realtà bi-direzionale.
Il metodo sperimentale quindi, a causa di questi limiti, non è adatto per indagare proprietà riferite a persone che non reagiscono allo stesso modo nell’ambito di un esperimento e questo limita la sua applicazione alle scienze umane.
Paradigmi fondamentali della ricerca sociale
La sociologia ha definito il proprio statuto come disciplina scientifica attorno alla controversia sul metodo; essa ha visto la contrapposizione tra coloro che sostenevano la possibilità di adottare dalle scienze naturali il metodo e la logica della ricerca e coloro che rivendicavano la necessità di un metodo e di una ricerca alternativa e specifica che fosse attenta alla storia, alla cultura, alla comprensione delle scelte umane e della soggettività umana. Da questa contrapposizione sono nati due paradigmi:
(paradigma = prospettiva teorica condivisa dalla comunità di scienziati, fondata su conoscenze tecniche che orienta la ricerca perché consente di individuare i fatti da studiare, formulare ipotesi e disporre di tecniche di ricerca empirica
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