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VITE VIOLENTE

Psicoanalisi del crimine organizzato

Testo di: Giovanni Starace

PREMESSA

DENTRO LA VIOLENZA

La violenza lascia spesso senza spiegazioni: vi sono alcune violenze che destano ancora più

interrogativi e possono anche aprire a interessanti riflessioni. È il caso della camorra napoletana.

Nella vita quotidiana di questi piccoli e grandi gruppi criminali, le relazioni sono sempre segnate da

appo ti di fo za e ha o u t atto di a iguità osta te; la lealtà si alte a al t adi e to, l’a o e

i te so all’odio p ofo do. Della a o a si o os o o le st uttu e o ga izzati e, i g a di affa i, le

i izi, gli s iluppi e l’espa sio e i te ito i alt i, a si e t ati solo o asio al e te el

storie degli

profondo del suo mondo unico. Per questi motivi la camorra napoletana è un osservatorio

particolarmente interessante per lo studio dei comportamenti violenti. Giovanni Starace, autore

del libro, ha cercato di entrare nel clima emotivo e nello spazio di relazioni della camorra. Si è

a also di di e se fo ti a pa ti e dalle i te iste. Il ate iale giudizia io, a h’esso di g a de

interesse sia nella parte ricostruttiva sia in quella documentaria fatta prevalentmente di

i te ettazio i a ie tali. I fi e le sto ie di ita. L’auto e spiega di a e spe i e tato l’e ozio e

della dist utti ità, dell’atta o fisi o alla pe so a, l’i te sa pe ezio e pa a oi a della ealtà,

l’odio, la f eddezza he po ta alla a alizzazio e della o te. Rife is e di esse e stato pe aso da

un senso di angoscia- 1. RELAZIONI

L’auto e des i e u aso: uello di Edua do Bo e, a ito di A a Giulia o.

INVISCHIAMENTI: Lo

e ide za la p ofo da a iguità p ese te el o testo afioso: ’ la

descrive per mettere i

consapevolezza ch essere amici non impedisce che si possa facilmente diventare nemici. Anna è

una delle sorelle di Luigi Giuliano il quale è considerato il capo della famiglia e colui che ha dettato

per anni legge a Forcella e nel cuore della città di Napoli. Sua figlia Marianna si innamora di

Michele Mazzarella, figlio di Vincenzo, capo del clan che controlla la zona limitrofa. Dal momento

che i due clan non hanno mai avuto buoni rapporti tra loro, molti dei Giuliano sono perplessi;

decidono di mettere a votazione il consenso al matrimonio. Vincono quelli a favore e Michele e

Marianna si sposano. Non passa molto tempo che i Mazzarella cominciano a subentrare nelle

attività dei Giuliano, cercando di sostituirsi a loro, e riuscendovi in parte. Designano come

reggente della zona Eduardo Bove. Questa è la ragione per cui Bove vive a Forcella. Dopo il suo

insediamento nel quartiere e aver portato avanti le attività dei Mazzarella, cerca di autonomizzarsi

legandosi ad altri clan. Questo fatto comincia a essere noto a molti. Bove inizia ad avere paura

della reazione dei Mazzarella. In particolare ricorda la fine che aveva fatto Antonio Rinaldi, detto

o’Giall, u iso pe o di e di Vi e zo Mazzarella, per il potere che aveva acquisito e per il carisma

che aveva. Temeva che Vincenzo Mazzarella facesse con lui la stessa cosa che aveva fatto con 1

– –

Rinaldi Antonio. Nel momento in cui giungono a casa sua i suoi assassini, Bove sa pur negando

che quelle persone lo vogliono uccidere ma apre loro la porta. È consapevole che, a causa del suo

tentativo di autonomizzazione, pende su di lui una condanna da parte del clan. Come se nel

rapporto tra lui e i suoi uccisori fosse già scritto qualcosa a cui egli non potesse andare contro, un

destino a cui non poteva sottrarsi. Appare dunque riduttivo parlare semplicemente di negazione;

’ ual osa di più, di più p ofo do e i is hia te i tutto iò; ual osa di olto o plesso

psichicamente. Il concetto di vittima e carnefice non risponde alle caratteristiche di questo

spe ifi o o testo, p op io pe h hi può esegui e l’o i idio pot e e a sua olta su i lo. E

l’a iguità diffe is e a he dall’a i ale za, he i e e des i e l’os illazio e di u a elazio e di

e e di odio ei o f o ti della stessa pe so a. Nel’a iguità ’ u a so ta di

amo

i diffe e ziazio e e io u a a e za di dis i i azio e ell’ide tità pe so ale e ella

differenziazione tra Io e non-Io. La personalità ambigua ha la caratteristica di non compromettersi,

di esse e elusi a el appo to o l’alt o, di o assu e si le espo sa ilità di azio i di ui o

misura le conseguenze. Questo particolare assetto psicologico nasce come rappresentante di una

marcata incertezza esistenziale e identitaria, di una scarsa definitezza interiore. Quella descritta è

una caratteristica psicologica individuale, legata ad aspetti caratteriali di una singola persona. Dal

momento che entrambi gli attori vivono in un clima psicologico analogo, possiamo avanzare

l’ipotesi che questa caratteristica sia propria del contesto in cui essi vivono e che loro stessi

l’a ia o i o po ata se za o flitti i te io i.

Mondo individuale e mondo sociale: Si è reso conto che, per comprendere le caratteristiche

intime di un processo psicologico individuale, sia necessario mettersi anche alla ricerca delle

determinanti sociali che vengono assunte individualmente. Proprio perché in questi contesti la

e di o te uti psi hi i dal so iale all’i di iduale pa ti ola e te i te sa. I fatti, la

trasmigrazio

manipolazione violenta de contesti sociali a scopo di potere con la paura, il terrore, attraverso la

p opaga da, p o o a o i tutti l’i o s ia te de za a o fo marsi allo stile del pensiero

circostante a loro insaputa. Si è generalmente abituati a pensare al mondo sociale e al mondo

individuale come a due entità distinte e separate. Un pensiero originato anche dalla constatazione

che i livelli di interiorizzazione del sociale da parte degli individui non sono per nulla omogenei,

anzi spesso risultano conflittuali. Qui, invece, ciò che attiene al sociale è parte integrante dello

psichismo individuale. Si registra un appiattimento del funzionamento psicologico individuale su

quello gruppale e sociale.

i a i asi o se to o all’Auto e del li o di ette e i e ide za gli i t e i elle

AMBIGUITÀ :

elazio i t a i g uppi, la p e a ietà di uesti appo ti, l’a iguità osta te he li a atte izza. A e e

l’i te zio e di dare la morte o di subire la minaccia di essere uccisi rientrano nel novero delle

p op ietà possi ili. E a he se si e ti di pote esse e u isi da ual u o, s’i t atte go o

ugualmente rapporti con questi, si manifesta amicizia. Il trauma realmente subito, anche a seguito

di u ’u isio e di u o giu to, ie e spoglia o da og i e ozio e e, i i tù di u p o esso

dissociativo, non entra in contatto con la parte danneggiata. Queste relazioni ambigue, presenti

trai clan, sembrano essere orchestrate da quello che domina. 2

LEGAMI PERVERSI: Da questo gioco di alleanze e di tradimenti, di comunicazioni ambigue e false, i

componenti dei gruppi più piccoli o deboli sono i più toccati, mentre quelli che hanno il vero

potere ne sono per lo più al di fuori. Potere, denaro e integrità sembrano essere gli ingredienti

esse ziali i u ’ope a di di isio e e di a ipolazio e di hi su o di ato. Costoro devono,se

o o e, i ega e gli affetti, he l’i teg ità delle lo o fa iglie o ha ulla a he ede e o uella

dell’organizzazione. È il caso di Luisa Di Stefano , che riporta a Ponticello la malcapitata Anna

Sodano, sfruttandone la fiducia. Anna sodano viene uccisa per aver iniziato a collaborare con la

giustizia e aver reso dichiarazioni accusatorie agli organi investigativi contro esponenti del clan

“a o. L’o i idio a e uto e t e si t o a a i auto su ui e a stata fatta sali e o u i ga o.

L’ele e to pe e so i tutta uesta i e da he olo o he de ido o di sopp i e e hi ha

a ifestato solta to l’i tenzione di collaborare con la giustizia a loro volta diventeranno loro

stessi, e in modo compiuto, dei pentiti. Puniscono con la morte una decisione altrui che dopo

poco abbracceranno essi stessi. Infatti i massimi componenti del clan Sarno si sono tutti pentiti.

2. GRUPPI

L’AFFILIAZIONE: Il rapporto tra il gruppo e le istituzioni ha caratteristiche differenti. La vita

individuale si costruisce in rapporto stressi mento col gruppo. In primo luogo con quello familiare:

qui appaiono in gran numero fratelli, cognati, sorelle e poi cugini e altre persone aggregate

se o do lega i più o e o st etti. Re ato Ca alie e, u espo e te di spi o del la D’Alessa d o

dominante a Castellamare di Stabia, viene registrato in diverse conversazioni telefoniche in cui

enfatizza la funzione del gruppo. Il gruppo è il luogo delle identificazione e delle relazioni

simbiotiche, fin dalla sua costituzione. Se si è già ai margini della malavita, il riferimento quasi

obbligato è quello del clan della zona, sia perché è difficile che si possa agire in solitudine in un

territorio controllato da un gruppo criminale, sia perché un clan e soprattutto il suo capo

a is ati o ese ita o u a fo te spi ta all’ide tifi azio e. La st ategia di a i i a e to segue

generalmente delle tappe che ricorrono e che portano poi alla definitiva <appartenenza>. Prima,

come spiega uno del clan, si cominciano a fare dei furti, delle rapine e gradualmente si entra a far

L’agg egazio e può esse e a he olto più asuale.

parte del gruppo.

L’a ie te i i ale as e i u o testo popola e e o esso i te agis e uotidi a e te. Le

o os e ze di u te po, uelle dell’i fa zia, uelle legate a parentele anche lontane, le

conoscenze di scuola o della parrocchia sono sempre presenti e vivono in contiguità con loro, pur

non facendone parte. Tutto cià si acuisce quando ci si trova in un tessuto sociale stretto, come

quello di un quartiere o di un paese, anche per la capacità della camorra di confondersi con il

tessuto so iale o l’effetto di o esse e del tutto pe epita o e u siste a i i ale. Questo si

u is e al fatto he esiste u ’estesa popolazio e he i e ai a gi i dell’illegalità. Pe sone non

integrate nel mondo criminale, ma a esso non estranee. Accade anche che conoscenze, seppur

lo ta e e asuale, possa o poi po ta e all’adesio e atti a al g uppo i i ale.

Rispetto alla st uttu a o ga izzati a, ’ u a spe ializzazio e delle a sio i he

COESIONE:

possono naturalmente cambiare. Nella deposizione di Antonio Formicola, c0è una sua attenta

ricostruzione in cui ciascuno compare con uno specifico ruolo. Il clan è organizzato secondo

u ’atte ta asseg azio e di a sio i e due so o le p i ipali atti ità: uella dello spa io e del 3

o t ollo delle ie di a esso al ua tie e e uella dell’o ga izzazio e della iole za, att a e so il

compito esecutivo dei killer e il supporto a loro dato con la conservazione delle armi. La coesione

interna non solo è importante per la qualità delle attività del gruppo, ma per la sua stessa

sopravvivenza; al pari delle alleanze tra clan, specialmente tra uno più piccolo e debole e uno più

C’ u a fusio e di i te ti e di i te essi t a il si golo ade e te e il la , a a he

forte e numeroso.

t a i o po e ti di u la e l’alt o. L’appa te e za i pli a u a i u ia all’auto o ia pe so ale,

che appare del tutto totalizzante: non si può contravvenire alle indicazioni ricevute, non è possibile

s olge e la o u e atti ità deli ue ziale se za auto izzazio e, l’uso della iole za ei o f o ti

di pe so e este e al g uppo egolata i a ie a igida. La i u ia all’i di idualità se a a e e

delle caratteristiche più profonde che transitano attraverso una massiccia identitificazione col

gruppo e col suo capo, e un patto di appartenenza perpetua al clan. La cancellazione parziale dei

li iti dell’Io e dell’ide tità si gola e – dice Kaes - è un momento necessario allo stabilirsi

dell’ide tifi azio e: iò he ie e pe so dal “ ie e du ue a uisito dal lega e. Questo spi ito

di appa te e za di a atte e fusio ale p ese te a he ell’u io e t a g uppi di e si e o solo

L’esse e <u a osa sola> a si u a e te i o t o a e essità

tra un individuo e il suo gruppo.

o ete: la aggio e fo za ilita e e u a aggio e effi ie za ell’o ga izza e gli affa i. “e a

però di poter rilevare che lungo la dimensione simbiotica corre parallelamente anche un profondo

individualismo dovuto alla necessità di badare ai propri interessi, ma soprattutto alla propria

incolumità.

Appartenenza è sinonimo di protezione, una tutela assolutamente necessaria, potremmo dire

itale; a allo stesso te po l’appa te e za u a a io otale pe h hi si lega a u g uppo

lo fa per la vita. Nonostante ci sia un pericolo così rilevante, le persone sfidano la sorte, forse per

un mal celato senso di onnipotenza, forse ancora perché con la partecipazione al nuovo gruppo

avvertono una protezione che li tutela da qualunque possibile aggressione. In generale, qualunque

tolle ato: ua do si e t a i u ’o ga izzazio e diffi ile pote e

movimento separativo è mal

us i e. L’u ità po ta o s fo za e do i io sugli alt i, la sepa azio e solo de olezza.

LE ROTTURE: Sono molte le occasioni che accendono conflitti e provocano rotture anche violente.

“o o i gio o t oppi i te essi ei appo ti all’i te o del g uppo e t a g uppi alleati. T a l’alt o, i

un clima alimentato continuamente dalla sospettosità, è facile pensare che si arrivi a tanto. In

te all’o ga izzazio e, ta te olte ie e

molti casi, la distribuzione delle risorse intername

condotta in modo diseguale, accende tensioni che possono portare a rotture violente. Le

dis ussio i sulle spa tizio i del de a o so o f e ue tissi e, sop attutto pe l’i possi ilità di

raggiungere una regola certa e definitiva anche a causa dei continui imprevisti. Si osservano ad

esempio dei repentini cambiamenti di appartenenze, che creano dei violenti contrasti che spesso

si trasformano in vere e proprie faide. Nelle indagini di polizia, questa forte mutazione delle

strutture dei gruppi emerge molto chiaramente. Questo sembra in contraddizione con la regola,

anche se non scritta, ma esistente, che non si può cambiare appartenenza; in realtà, è anche vero

che tante volte ci sono cambiamenti di fronte da cui le persone escono indenni. Le rotture toccano

anche le famiglie al loro interno e assumono in questi casi toni davvero drammatici: padri e figli,

a iti e ogli posso o t o a si da u o e to all’alt o su f o ti o t apposti. 4

I CAPI: non è possibile agire al di fuori del volere del capo; si tratta di una leadership assolutistica

dove ogni decisione discende rigorosamente dall0alto anche in alcune disposizioni specifiche.

Esistono poi delle variazioni a seconda dalla conformazione del clan. Laddove il gruppo è retto da

u a sola pe so a sa à uella he de ide pe tutti; ua do i e e all’api e del g uppo ’ u u leo

più ampio, la decisione diventa collegiale. In due occasioni, nel racconto di Salvatore Giuliano,

e e ge l’esiste za di u a so ta di di etto io he prende le decisioni comuni più rilevanti. I capi

sono generalmente delle figure carismatiche. Chi regge il clan può essere anche poco più grande o

addirittura più giovane degli altri ma assume il ruolo di capo e di padre, almeno nella

rappresentazione che dà di se stesso. E un leader che si rispetti si comporta anche come tale.

Manifesta la sua forza come anche la sua magnanimità, mette in mostra il suo potere economico.

Vite sfarzose, piene di beni sempre esibiti, consumi elevatissimi, di ogni tipo. Il rapporto con gli

alt i ade e ti se a ipete e uello della ple e o l’a isto azia. Co e i og i g uppo, la

funzione del capo, specialmente in una situazione di leadership ascritta, ha ampi riverberi dal

punto di vista emotivo; funzioni di comando, ma anche di tutela degli aderenti al clan; dal

momento che è lui a decidere sulle azioni violente da compiere, è anche sua la funzione di

o te e e l’e oti ità e l’agg essi ità dei suoi accoliti. Quando il gruppo è solido e maturo si può

e se, effi a i dal pu to di ista dell’effi ie za o ga izzati a. “i osse ato la

arrivare a soluzioni di

capacità di sfruttare le competenze delle singole persone nel gruppo, attuando una diversa

modalità organizzativa, costruita secondo schemi diversi da quelli tradizionali e improntati a

a atte i a age iali. Nell’i te esse di tutti, ias u o segui a le ose di ui a e a aggio e

esperienza. Venivano svolte singole attività da coloro che possedevano maggiori conoscenze in

ciascun ramo di attività: a qualcuno il controllo dei cantieri, ad altri il traffico di droga, ad altri

a o a le elazio i pu li he. Il g uppo all’este o si p ese ta a o e u u i o lo o o oliti o,

mentre la sua leadership era affidata a una struttura organizzata per i diversi livelli di competenza,

o do u o stile più i i o a uello di tipo azie dale. No ’e a più u apo, a u di etto io al

se

suo comando. Nei clan di Secondigliano, è stato attuato un decentramento del potere e del

controllo mediante la creazione di una pluralità di squadre suddivise su una vasta zona territoriale;

un sistema agile, capace di poter intervenite con prontezza senza restare invischiato in ritardi

dovuti alla centralizzazione delle decisioni. La delega conferita a questi quadri intermedi era

comunque circoscritta. La loro autonomia veniva limitata proprio per mantenere un costante

controllo sulle attività e sul territorio.

GENERAZIONI: il passaggio delle generazioni è uno dei principali fattori del cambiamento e del

rimescolamento degli assetti organizzativi e di potere. Non bisogna dimenticare le crisi frequenti

che i clan subiscono sia con la morte di alcuni loro affiliali sia con gli arresti subiti. A seguito di

specifiche inchieste, un clan può essere anche quasi decimato. Per questi motivi, si è assistito a un

a assa e to dell’età dei o po e ti.

notevole Ci sono diversi giovani che cercano di creare uno

spazio per sé, tante volte facilitati dal fatto che i padri sono reclusi. Il comando passa facilmente in

mano ai figli. E nel momento in cui si autonomizzano hanno la necessità di rimarcare la propria

scelta adottando un comportamento che enfatizzi la loro capacità di intimidazione. Sono recenti le

cronache dei tanti cadaveri trovati bruciati di giovani appartenenti a clan in guerra tra loro, che

stanno cercando di conquistare il predominio nello spaccio di stupefacenti, dopo i colpi subiti dal 5


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AleCas

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia della devianza, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Dino: Vite violente, Giovanni Starace.
Il riassunto è completo di tutti gli argomenti trattati nel testo:
- premessa
- relazioni;
- gruppi;
- territorio;
- all'origine della violenza;
- violenza individuale e violenza sociale;


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Dino Alessandra.

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