Il rapporto tra i sessi
Introduzione
Testo di: Erving Goffman
Dis-ordinare o ri-ordinare i sessi?
L'enigmatica permanenza di un simbolismo naturale
Nel testo vengono presentati due saggi di Goffman, prodotti tardi, meno conosciuti in Italia. Il primo saggio è un contributo molto lungo che affronta The Arrangement between the Sexes, ovvero l'organizzazione dei sessi. Il verbo "arrangiare" ha molti significati: organizzare, predisporre, sistemare, conciliare, adattare, ordinare ecc. Significa quindi porre ordine, orientare qualcosa in relazione a qualcos'altro, nel caso in questione i sessi. Goffman affronta il tema suddividendo il saggio in quattro parti.
Nella prima, sottolinea la differenza tra il posizionamento degli individui entro le classi sessuali e il processo di socializzazione all'identità di genere. A partire da questo primo doppio ordinamento, comincia a riflettere sul perché le donne siano socialmente trattate/segregate in modo diverso dagli uomini.
Nella seconda parte mostra, con due esempi fondamentali, tale ordinamento sociale: il complesso della corte e il sistema delle cortesie.
Nella terza parte isola cinque diversi esempi di riflessività istituzionale (la divisione sessuale del lavoro, i fratelli come agenti di socializzazione, le pratiche della toeletta, la selezione del personale e il sistema d'identificazione personale), per mostrare come i codici normativo-simbolici della società articolino la differenza di genere. Conclude con alcune considerazioni che ci porteranno al secondo saggio.
Goffman riconosce che le differenze sessuali (biologiche) esistono, indipendentemente sono in sé così tenui da non poter per nulla spiegare le conseguenze che producono nell'organizzazione in ambito sociale. Goffman, però, tratta le differenze fisiche, non interessandosi alle numerose altre distinzioni tra uomo e donna. Pone quindi la distinzione tra sex e gender, laddove sulla base della prima differenza (tra sessi) non sociale, le società elaborano diverse aspettative socio-culturali. Perché, si chiede, la differenza sessuale è socialmente trattata così da produrre enormi differenze di genere nella società? La risposta passa sotto il titolo di riflessività istituzionale.
Che esistano caratteri sessuali biologici (i sessi) che si esprimono naturalmente in un ambiente sociale e culturale pronto a rilevarli. Il sesso assume una variabile indipendente che si imprime sull'ambiente sociale. Sono invece le situazioni sociali che vengono già predisposte, arrangiate, ordinate, per valorizzare la differenza sessuale che in sé sarebbe poco incisiva. La società predispone situazioni sociali, scene, palcoscenici, adatti per l'esercizio dei generi. Da qui gli esempi della corte e delle cortesie, e gli altri dispositivi di socializzazione al genere.
La questione fondamentale diventa: è possibile decostruire, smontare, dis-ordinare, ri-arrangiare tali differenze sociali, equalizzando i generi e superando quella strana e unica forma di svantaggio posizionale che pone le donne in una condizione antropologicamente e socialmente diversa da quella degli uomini? Goffman è molto cauto. Troppo sociologo per dimenticare che le differenze, prima sessuali e poi di genere, si riproducono mediante la complementarietà e la reciprocità, laddove un genere prende senso proprio nel porsi in relazione all'altro.
Si tratta, secondo i moderni, di una dominazione particolare, dove il femminile è apprezzato e mai del tutto sottomesso: di complementarietà dove, nell'interazione, ognuno rappresenta un dispositivo formale e informale dell'altro.
Il secondo saggio
Il secondo saggio è uno studio che attiene in specifico alle situazioni sociali dove, facendo riferimento alla distinzione di genere, sono affermate mediante cerimoniali e riti le dottrine fondamentali concernenti la natura umana.
È composto da tre brevi capitoli teorici: Gender Display, dedicato alla rilevanza delle esibizioni del genere per la ritualizzazione e l'istituzionalizzazione dei micro-ordini sociali; Picture Frames, dedicato al senso e all'utilizzo delle fotografie nell'analisi sociologica, e Gender Commercials che introduce il problema delle pubblicità centrate sul genere.
Nella società dell'immagine, ogni rappresentazione prodotta e memorizzata riflette e condensa i valori e gli ideali condivisi di una società. La relazione tra immagine reale e ideale si impola: l'immagine memorizza un evento in un certo modo, mostrando così cosa e perché il membro di una determinata cultura lo ha scelto o rappresentato; d'altra parte vi sono particolari élite della società che hanno la funzione di selezionare immagini pubbliche che a loro volta diventeranno immagini-guida di una società: icone. Goffman chiama queste immagini proprio "ritratti sociali", cioè rappresentazioni della relazione sociale, iper-ritualizzazioni che servono a elaborare e confermare una data visione dell'umano.
Nel secondo capitolo del saggio, il sociologo si dedica analiticamente alle questioni relative alla fotografia come espressione della società. Non solo le fotografie esprimono sempre qualcosa della società. Non solo le persone quando vengono fotografate si mettono in posa, proprio per impersonare meglio il ruolo che viene da loro atteso. Esistono anche fotografie pensate dall'inizio come istantanee e records di situazioni sociali ritualizzate. Di qui l'interesse per i displays, modi di esibizione che, etologicamente, ritualizzano una situazione sociale rendendola intellegibile e azionabile. La realtà quotidiana fornisce materiali per le sue rappresentazioni e queste, a loro volta, ne forniscono altre per il comportamento quotidiano.
Da questa circolarità di rappresentazione emerge una realtà fatta di aspettative riflessive che generano una ontologia sui generis, sociale fatta di rappresentazioni simboliche e di immaginari condivisi. Di nuovo, il problema è quello della doppia contingenza: come ci si comporta di fronte all'altro, come ci si apprende e risi forma. La risposta: mediante una dottrina della espressione naturale.
Il saggio mostra come questa dottrina sia continuamente rigenerata, confermata e socializzata nella relazione basilare tra genitori e figli, una delle situazioni sociali paradigmatiche per metaforizzare la differenza di genere e come le situazioni sociali si predispongano ad aspettare che quelle differenze naturali si esprimano. Tale espressione è appunto una esibizione ritualizzata del genere.
Due eventi sintetizzano questa tesi: l'idea secondo cui la differenza di sesso esiste, ma non è sufficiente a spiegare perché i generi siano organizzati in modo così a-simmetrico nella società. Perché il sesso viene socialmente istituito e significato come genere a-simmetrico e complementare? E soprattutto perché i soggetti dovrebbero accogliere quella differenza? Chi li costringe? Esistono almeno tre possibilità teoriche di rispondere.
La prima è quella naturalista o neo-naturalista, molto in voga oggi. Essa riconosce una realtà biologica da cui conseguono immediatamente le configurazioni di genere. Si tratta di un riduzionismo dal basso che lascia poco o nessuno spazio alla mediazione simbolica e sociale. La seconda, ancora molto in voga, è quella culturalista. Per essa esiste solo la realtà simbolica e sociale, il genere, mentre la realtà del sesso perde poco a poco di sostanza. Per chi sia solo interessato modernamente e post-modernamente a dis-ordinare le distinzioni istituite, i quesiti sono due:
- Come combattere una dominazione che però è sociale e culturale, cioè dall'esterno, senza segregazione? Certamente non con un movimento nemico per chi così lo considera, all'interno, nel modo di porsi in relazione con l'altro.
- Allora bisognerà o ri-orientare la relazione che da sempre è sessuata o toglierla.
Per chi invece non sia interessato a questo tipo di ri-orientamento, rimane da capire come gli strati ontologici della realtà - il fisico, biologico, psicologico e il sociale - interagiscono a partire dalle loro nature e poteri, dando proprietà emergenti sui generi: come l'organizzazione-ordinamento specifico del sociale necessiti della distinzione sessuata, socialmente riconosciuta e simbolicamente istituita, per conferire senso alla relazione tra uomini e donne, e come occorra rendere questo ordinamento reciproco più giusto ed adeguato ad una realtà che non è mai descrivibile-spiegabile mediante riduzionismi biologici e neppure sociologici.
Il rapporto tra i sessi nella società
Nella società industriale moderna, come nelle altre, il sesso è alla base di un codice fondamentale attraverso cui le interazioni e le strutture sociali vengono elaborate, un codice che stabilisce anche le idee che gli individui si fanno riguardo alla loro fondamentale natura umana. In qualsiasi società tutti i neonati, alla loro nascita, sono situati in una o nell'altra delle due classi sessuali.
Questa classificazione è compiuta ispezionando il neonato nudo, in particolare i suoi genitali. Questa classificazione per configurazione fisica, permette una identificazione mediata dal sesso (in italiano, per esempio, uomo-donna, maschio-femmina, lui-lei). La classificazione viene confermata, mediante altri segni biologici, in diverse tappe della crescita individuale.
In ogni caso, l'attribuzione alla classe sessuale avviene per tutta la popolazione e dura per tutta la vita, esemplificando il prototipo della classificazione sociale. Inoltre nella società moderna sentiamo che la dualità maschio-femmina è una divisione sociale che opera in completa e realistica armonia con la nostra eredità biologica ed è qualcosa che non può essere negata.
In tutte le società, il posizionamento originario nella classe-sessuale sta all'inizio di un processo durevole di sistemazione attraverso cui i membri delle due classi sono sottoposti a una socializzazione differenziale. Dall'inizio le persone che sono collocate nella classe maschile e quelle poste in quella femminile sono trattate in modo diverso, acquisiscono esperienze diverse, godono di modalità di apparire, agire e sentire specificamente connesse alla classe-sessuale. Osservato come modalità di caratterizzare gli individui, questo complesso può essere chiamato genere (gender); osservato come un modo di caratterizzare una società, può essere chiamato subcultura sessuale.
Si osservi che, sebbene il genere sia quasi totalmente la conseguenza sociale e simbolica dell'operare sociale, queste conseguenze sono oggettive. Una intera popolazione può certamente ignorare una specifica differenza di genere, o può avere una opinione falsa di essa, però la differenza non per questo sparisce e, di nuovo, principalmente non a causa della biologia, bensì a causa della esperienza sociale comune ai membri di ciascuna delle classi.
Ogni società sembra elaborare la sua concezione di ciò che è essenziale e caratteristico delle due classi sessuali, concezione che include sia gli attributi apprezzati sia quelli disprezzati. Si tratta di ideali di mascolinità e di femminilità, rappresentazioni relative alla natura umana fondamentale che sono alla base dell'identificazione interna dell'interpersonale e che rappresentano la fonte di spiegazioni che possono essere utilizzate in innumerevoli modi per scusare, giustificare, spiegare o disapprovare il comportamento di un individuo o i dispositivi entro i quali vive.
Le norme di mascolinità e femminilità si basano pure su differenze oggettive (anche se prevalentemente acquisite socialmente) tra le classi sessuali ma, come suggerito, non coincidono con queste differenze. Laddove l'individuo costruisce il senso di chi è differenziandosi alla sua classe sessuale e giudicando se stesso nei termini dell'ideale di mascolinità o femminilità, si può parlare di una identità di genere.
Con sessualità Goffman si riferisce a dei modelli di attività che coinvolgono una esperienza sessuale, e qualsiasi risonanza d'intimità tra queste attività. La sessualità appare avere un ciclo di vita biologico, essendo pochissimo marcata nell'infanzia, molto marcata nell'adolescenza e nella giovinezza, e di nuovo in quiescenza negli ultimi anni. Questo ciclo si manifesta chiaramente attraverso lo sviluppo e l'atrofia delle cosiddette caratteristiche sessuali secondarie, che ci interessano perché gli ideali sociali concernenti la mascolinità e la femminilità sono spesso legati a queste manifestazioni. Il genere e la sessualità non sono la stessa cosa.
Sembra che le credenze sul genere, sulla mascolinità e femminilità e sulla sessualità, siano in stretta interazione con il comportamento sociale e le aspettative culturali, contribuendo a formare l'identità di ciascun individuo.
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