Introduzione alla sociologia
Che cos'è la sociologia?
Il senso comune sociologico
Ognuno di noi, per il semplice fatto di vivere, e di essere vissuto, insieme ad altri esseri umani, si è fatto una serie di idee su qualcosa che nel linguaggio di tutti i giorni chiamiamo società. Ognuno è quindi in un certo senso un sociologo senza sapere di esserlo e dispone di un sapere su come vanno le cose nel mondo dei rapporti sociali. L'apprendimento di questo “sapere ingenuo e quotidiano” ha avuto inizio subito dopo la nascita, quando abbiamo incominciato a comunicare il nostro stato di bisogno in modo che qualcuno si preoccupasse di alimentarci.
Da allora, giorno dopo giorno, abbiamo imparato bene o male a districarci nella rete dei rapporti sociali. La vita sociale sarebbe veramente impossibile se non potessimo nutrire ragionevoli aspettative, quindi se non avessimo qualche conoscenza sufficientemente affidabile, sul comportamento delle persone che incontriamo sul nostro cammino. Questo sapere, per quanto utilissimo, ha dei limiti. Al di là dello spazio sociale di cui abbiamo esperienza, dobbiamo fare affidamento sul “sentito dire”, cioè sull'esperienza di altri. D'altra parte, se la fonte del sapere è l'esperienza, questa è legata al presente, mentre la società in cui viviamo esisteva prima di noi e ci auguriamo esisterà anche dopo di noi: ha cioè una dimensione temporale, che trascende quella di coloro che di volta in volta ne sono gli abitanti.
La sociologia, come scienza sociale, dispone di qualche strumento in più per superare i limiti della sociologia ingenua di senso comune, ma non può prescindere dalla presenza di quest'ultima. La sociologia può quindi aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo, ma non ci può dare certezze assolute. Chi ha bisogno di certezze dovrà rivolgersi a qualche fede religiosa o a qualche convinzione ideologica. La sociologia può dare solo “ragionevoli certezze”. La sociologia può essere quindi definita come lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali.
Qual è l'oggetto della sociologia?
La sociologia è lo studio scientifico della società e che quindi la società è l'oggetto della sociologia. Il concetto di società, è usato in contesti molto diversi ed eterogenei. In realtà, la sociologia è nata nell'epoca in cui si è affermato lo stato nazionale moderno, e quindi il riferimento prevalente è alla società compresa nel territorio di uno stato nazionale. Di società si occupano anche altre scienze sociali che si sono sviluppate prima o quasi contemporaneamente alla sociologia: l'economia, la scienza della politica, la psicologia sociale, la demografia, ecc. Questa sovrapposizione produce competizione e conflitto, eppure vi sono linee di demarcazione su piani diversi?
Ai problemi posti da questi interrogativi sono state date varie risposte, riconducibili a tre nuclei fondamentali che chiameremo rispettivamente la soluzione gerarchica, la soluzione residuale e la soluzione analitica o formale.
- Soluzione gerarchica (che risale ad Auguste Comte, 1798-1857): assegna alla sociologia una posizione privilegiata in un ordine che parte dall'astronomia e della fisica, passando per la chimica e la biologia, per arrivare infine alle scienze sociali e alla sociologia a cui è riservato il posto più alto. La sociologia è destinata a completare il processo evolutivo che ha condotto la conoscenza umana ad affrontare oggetti sempre più complessi e a produrre sintesi sempre più ampie;
- Soluzione residuale: in una prospettiva opposta si colloca la soluzione residuale. Il sociologo inglese Walter Runciman sostiene che rientra nel campo di studio della sociologia tutto quanto non è, o non è ancora, oggetto di un'altra scienza sociale specializzata. Anche la soluzione residuale risulta insoddisfacente in quanto non chiarisce il carattere problematico dei confini con le altre discipline. I confini tra le discipline non identificano delle categorie di oggetti concreti, ma piuttosto dei modi di guardare ai loro molteplici aspetti.
- Soluzione analitica o formale: risale a George Simmel, ma ritorna in tutte quelle correnti che pongono al centro dell'analisi sociologica il concetto di “interazione sociale”. Secondo questa concezione la sociologia è definibile non in base ad una classe di oggetti che le sia propria, ma piuttosto in base ad una prospettiva analitica che dall'infinita varietà dei fenomeni sociali, oggetto delle singole discipline, isoli le forme di associazione dissociandole dal loro contenuto particolare.
Formulare una definizione rigorosa e accettabile di che cosa sia la sociologia è quindi un'impresa quasi disperata, ed è probabilmente ragionevole accontentarsi di una definizione tautologica, indicando con questo termine l'insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono e sono riconosciuti da altri come sociologi (una definizione è tautologica quando contiene il termine che intende definire).
Le origini
Si incomincia a parlare di «sociologia» nella cultura europea intorno alla metà del XIX secolo e nei decenni successivi cresce costantemente il numero di studiosi che si definiscono «sociologi». È utile fare riferimento a tre «rivoluzioni» che sono alla base del mondo moderno: l'avvento della scienza moderna, la rivoluzione francese e la rivoluzione industriale.
La rivoluzione scientifica: Si passa dall'estensione dei metodi di osservazione e causalità delle scienze naturali allo studio dei fenomeni sociali.
La rivoluzione politica francese: Segna il trionfo dei valori di libertà e uguaglianza e scardina la credenza relativa all’immutabilità dell’ordine sociale.
La rivoluzione industriale: Grandi trasformazioni socio-economiche accompagnano lo sviluppo di innovazioni tecnologiche che mutano radicalmente le condizioni materiali di milioni di persone.
Origini del termine
Il termine sociologia è usato da Auguste Comte (1748-1836) per parlare della società in termini di corpo sociale. La sociologia è la scienza della società capace di svelare le leggi universali che governano il mondo sociale. Così come esistono leggi naturali che permettono di controllare e prevedere gli eventi del mondo fisico, esistono anche leggi invariabili che spiegano il mondo sociale. Il positivismo sostiene che la scienza si applica ai fenomeni osservabili e alle loro relazioni causali, direttamente attingibili attraverso l’esperienza. La Sociologia è concepita come una scienza positiva: applica allo studio della società gli stessi rigorosi metodi scientifici che la fisica o la chimica applicano allo studio del mondo fisico.
Émile Durkheim (1858-1917)
Émile Durkheim è stato un sociologo, antropologo e storico delle religioni francesi. La sua opera è stata cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e dell'antropologia, avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la religione e la struttura del gruppo sociale. Durkheim si richiama all'opera di Auguste Comte, e può considerarsi, come uno dei padri fondatori della moderna sociologia.
Per Durkheim la sociologia studia i fatti sociali. La vita sociale può essere studiata con lo stesso rigore riservato agli eventi naturali. I fatti sociali sono elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali. I fatti sociali sono esterni agli individui ed esercitano un potere di coercizione sugli individui.
I processi rapidi di cambiamento generano Anomia, cioè carenza di valori e norme distrutti delle trasformazioni sociali.
Regole del metodo sociologico (1895)
Le regole sono: chiarire l’oggetto della sociologia e delimitare il campo di indagine. Durkheim intende dimostrare che il fatto sociale si fonda sul principio della “esteriorità” e della “costrizione”.
- I fatti sociali sono esterni all’individuo:
- Nasciamo in società già costituite che condizionano la nostra personalità.
- Ogni individuo è solo un elemento singolo all’interno della totalità delle interrelazioni di una società.
- I fatti sociali sono imposti all’individuo (costrizione): Gli individui non scelgono ma sono costretti dal sistema dei doveri morali.
- Le cause che danno origine ad un fatto sociale devono essere separate da ogni funzione sociale.
- Conoscere le cause in molte circostanze aiuta a spiegarne le funzioni.
La divisione sociale del lavoro (1893)
Analisi del mutamento sociale: nell'era industriale si afferma un nuovo tipo di solidarietà.
| Società tradizionali | Società moderne |
|---|---|
| Solidarietà meccanica: I membri della società si dedicano in prevalenza a occupazioni simili tra loro. Prevale esperienze comuni e credenze condivise. La coesione sociale è garantita da sanzioni repressive. | Solidarietà organica: I membri della società si dedicano a occupazioni diverse tra loro. Prevalgono l'interdipendenza reciproca, come tra le componenti di uno stesso organismo. La coesione sociale è garantita da sanzioni restitutive. |
La divisione sociale del lavoro si presenta in forma embrionale nella società tradizionale con la divisione sessuale del lavoro. La specializzazione diventa più manifesta anche in altre sfere (politica, diritto, scienze, arte).
Diritto penale
La funzione della pena è tutelare e riaffermare la coscienza collettiva, di fronte ad atti che ne mettono in dubbio la violazione. Nei sistemi sociali più semplici questa funzione è svolta dalla religione.
Studio del suicidio
- Integrazione sociale:
- Suicidio egoistico (carenza d'integrazione sociale dove l'io individuale prevale su quello sociale. Culto individuo nella società moderna)
- Suicidio altruistico (eccesso di integrazione sociale)
- Regolazione sociale:
- Suicidio anomico (carenza di regolazione morale)
- Suicidio fatalistico (eccesso di regolazione sociale)
Karl Marx (1818-1883)
Karl Marx, è stato un filosofo, economista, storico, sociologo, giornalista e uomo politico tedesco. Il suo pensiero, incentrato sulla critica in chiave materialistica dell'economia, della politica, della società, ha dato vita alla corrente socio-politica del marxismo. Teorico della concezione materialistica della storia e assieme a Friedrich Engels del socialismo scientifico, è considerato tra i filosofi più influenti sul piano politico, filosofico ed economico nella storia dell'Ottocento che ha avuto un peso decisivo sulla nascita delle ideologie socialiste e comuniste.
Marx studia i cambiamenti della società moderna legati allo sviluppo del capitalismo: un modo di produzione radicalmente diverso dai suoi precedenti storici e costituito da tre elementi:
- Capitale: mezzi di produzione usati per produrre merci.
- Lavoro salariato: l’insieme dei lavoratori che, privi dei mezzi di produzione, vendono la propria forza lavoro in cambio di un salario.
- Profitto: la merce incorpora lavoro e genera profitto.
Teoria del capitale
Il capitalismo è un sistema classista e la società capitalista è costituita da due classi:
- La borghesia: i capitalisti proprietari dei mezzi di produzione.
- Il proletariato: la classe operaia è subordinata e vende la sua forza lavoro. Il rapporto fra classi è conflittuale, ed è fondato sullo sfruttamento.
Per Marx il processo storico poggia sulla concezione materialistica della storia: le cause del mutamento sociale non sono da ricercare nelle idee o nei valori, ma nei fattori economici:
- Le società cambiano a causa delle contraddizioni insite nei rispettivi modi di produzione.
- Il sistema capitalistico è destinato a essere rovesciato da una rivoluzione dei lavoratori, che instaurerà una società senza classi.
Max Weber (1864-1920)
Max Weber è stato un sociologo, filosofo, economista e storico tedesco. È considerato uno dei padri fondatori dello studio moderno della sociologia e della pubblica amministrazione. Larga parte del suo lavoro di pensatore e studioso riguardò la razionalizzazione nell'ambito della sociologia della religione e della sociologia politica, ma i suoi studi diedero un contributo importante anche nel campo dell'economia.
Per Weber l’influenza delle idee e dei valori sul mutamento sociale è pari a quella delle condizioni economiche. Nuova prospettiva: la sociologia ha il compito di comprendere il significato dell’azione sociale.
L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905)
Per Weber è importante spiegare la relazione tra dottrine protestanti e razionalità economica. L’etica protestante spinge l’individuo a impegnarsi per il successo delle proprie iniziative economiche, segno di predestinazione divina. Lo spirito del capitalismo è quel complesso di orientamenti normativi che sono alla base della società occidentale moderna favorito dall’etica protestante e dal dogma della predestinazione.
Etica protestante
- Valore attribuito alla realizzazione efficiente della professione (Beruf), concepita come dovere e virtù.
- La vocazione dell’individuo consiste nel compiere il suo dovere verso Dio mediante una condotta morale nella vita quotidiana.
L'ideal-tipo di Weber
È un modello concettuale utile a comprendere il mondo. L’aggettivo ‘ideale’ non è sinonimo di desiderabile, ma designa la forma pura di un fenomeno. I tipi ideali non esistono nel mondo reale, ma aiutano a comprendere i fenomeni concreti.
Razionalizzazione
Indica l’affrancamento della società moderna dalle credenze radicate nella superstizione, nella religione, nelle usanze, nelle abitudini tradizionali. Il calcolo strumentale razionale, tendente al raggiungimento dell’efficienza sulla base delle conseguenze prevedibili. Il disincanto è il modo moderno di spazzare via le credenze di carattere ‘magico’, cioè non scientifico, legate alla tradizione.
Due tradizioni di ricerca
Durkheim: Fatti sociali trattati come cose; Il sociologo deve investigare seguendo il principio di causalità; Intento prescrittivo non descrittivo, ci dice come le cose dovrebbero andare.
Weber: Fenomeni sociali studiati nella unicità e individualità; Le società non sono uguali; Non è la spiegazione, bensì la comprensione dei fenomeni e degli eventi osservati.
Paradigma
Il paradigma è definito come una cornice usata nei modelli di conoscenza per organizzare la comprensione dei fenomeni naturali e sociali (Khun, 1970). Designa una prospettiva teorica:
- Condivisa e riconosciuta dalla comunità scientifica.
- Fondata sulle acquisizioni della disciplina.
- Opera indirizzando la ricerca nella formulazione delle ipotesi e nella disposizione degli strumenti di ricerca.
Il paradigma dell'ordine
Vi sono alcuni temi che attraversano la storia della disciplina e restano tuttora al centro della riflessione sociologica. Si tratta di temi che ruotano intorno a un interrogativo di fondo: che cosa unisce e che cosa divide la società, ovvero che cosa fonda l'ordine o disordine sociale? Prima degli sconvolgimenti di natura rivoluzionaria, l'ordine sociale appariva assicurato dalla credenza in una qualche entità dalla quale emanavano le leggi che governano sia il mondo della natura sia il mondo umano in una prospettiva essenzialmente religiosa. Una volta infranta la credenza nella sacralità della tradizione, il fondamento dell'ordine sociale doveva essere ricercato altrove, non al di fuori, ma all'interno della società stessa.
Thomas Hobbes risolse questo problema postulando un patto di soggezione mediante il quale gli uomini, sottoponendosi all'autorità coercitiva dello stato, erano riusciti a controllare la loro natura egoistica e violenta. Adam Smith vide invece nel mercato e nella “mano invisibile” che regola gli scambi l'elemento connettivo capace di tenere insieme individui e gruppi che, egoisticamente, perseguono interessi diversi.
Per i primi sociologi, l'ordine sociale deve trovare fondamento in qualche meccanismo o processo che operi nella struttura interna dell'organismo sociale. I modelli organistici di società sono una delle prime proposte di soluzione del problema dell'ordine avanzate nell'ambito della sociologia. Anche se con impostazioni notevolmente diverse, Auguste Comte e Herbert Spencer, svilupparono entrambi un modello organistico di stampo evoluzionistico. Per Spencer come per Comte, la società è concepita come un organismo le cui parti sono connesse tra loro da una rete di relazioni di interdipendenza.
Il motore del processo è la competizione tra le specie; la competizione seleziona coloro che dispongono di maggiore capacità di adattamento allo specifico ambiente in cui si trovano a vivere e alle sue trasformazioni. Gli organismi sociali rispondono alle sfide poste dalle trasformazioni dell'ambiente generando nuove funzioni e quindi nuovi organismi.
Anche per Durkheim (1858-1917) il problema dell'ordine, è il problema centrale della sociologia ed egli lo affronta individuando un nesso profondo tra forme della divisione del lavoro e forme della solidarietà sociale. Nelle società dove la divisione del lavoro è scarsa e le unità che le compongono sono poco differenziate tra loro, ciò che unisce è un vincolo di solidarietà fondato sulla credenza in una comune origine o identità. Durkheim chiama «meccanica» questa forma di solidarietà.
Il problema del mutamento rappresenta l'altra faccia del problema dell'ordine. Per Durkheim il mutamento è sostanzialmente progressivo.
Il paradigma del conflitto
Per Marx in ogni società i rapporti sociali fondamentali sono quelli che si instaurano nella sfera della produzione e distribuzione dei beni e servizi che servono alla società stessa per funzionare e riprodursi.
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