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Evoluzione dell'economia fino alla sociologia economica

Cosa è

I meccanismi di regolazione dell'economia non si esauriscono nel mercato. Essi sono 3 e portano all'analisi istituzionale dell'economia. Ciò ci fa studiare nello spazio e nel tempo come cambiano le forme di organizzazione economica. Esse si combinano in modo da dare soluzioni diverse, in quanto l'economia non ha sempre lo stesso obiettivo. Scopo della sociologia economica è quello di determinare gli effetti dell'economia sulla società.

Teorie fondamentali

La scuola mercantilista

A metà '700 nasce l'economia con ciò che viene chiamata la scuola mercantilista, susseguita dai fisiocratici, i classici ed infine i neoclassici. Nel passaggio tra classici e neoclassici, nasce la sociologia economica.

Mercantilisti

A metà del '700 nascono gli Stati Nazionali e cominciano a competere per accaparrarsi i metalli preziosi, che sostengono la base del sistema coloniale, nelle Americhe. Per competere, gli Stati iniziano ad attuare politiche commerciali, ragionando sul valore (ciò che permette a uno Stato di crescere). Ciò in quanto lo stato vuole crescere ed accumulare liquidità oltre a competere per i confini. Secondo i mercantilisti, l'esigenza principale dello Stato è quella di essere competitivi sul commercio e focalizzarsi sulla vendita di merci, incrementando le politiche di esportazione. Per esportare, bisogna produrre ad un prezzo competitivo. Tali politiche tendono ad essere protezionistiche per essere competitivi nella vendita esterna. Questo porta a maggiore liquidità nella bilancia commerciale e maggiori possibilità di comprare metalli preziosi. In questo periodo si sviluppa l'idea di PIL.

Fisiocratici

Nascono in Francia con Quesnay. Essendo Quesnay un medico, egli forma un'analogia con il corpo umano, pensando all'economia come un sistema chiuso paragonabile al corpo umano. In questo momento, il concetto di valore si sposta all'agricoltura. Il valore deriva quindi dal settore produttivo del sistema nazionale. In quel periodo, pre-rivoluzione francese, vi erano imposte altissime e, nonostante ciò, l'agricoltura produceva il maggior valore. Secondo Quesnay, vi sono 3 classi sociali: imprenditori agricoli, imprenditori manifatturieri e proprietari terrieri. Gli imprenditori agricoli sono coloro che veramente producevano valore. Gli imprenditori manifatturieri non producono nulla ma trasformano i prodotti in beni secondari mentre i proprietari terrieri distribuiscono valore, estraggono valore da ciò che fanno gli altri ma lo tengono per sé. Sulla base di questo, i fisiocratici mettono in atto politiche di sostegno all'agricoltura.

Classici

La loro visione è sempre interna all'economia ma il focus si sposta dall'agricoltura all'industria. Il contesto storico quindi è quello della crescente produzione industriale. Essi fondano le basi dell'economia.

Sopra tutti vi è Adam Smith, Malthus, e Ricardo. Secondo i classici, il valore dipende dai costi di produzione. Essi sviluppano quindi il concetto di plusvalore. Lavoro, Terra e Capitale sono i 3 principali fattori di produzione. Quello che pesa di più sulla determinazione finale del prezzo è il lavoro. Le attività che seguono l'attività principale di produzione non producono valore, come secondo i fisiocratici. La domanda dipende dal consumo e non dal principio dell'utilità rendendo la creazione di valore la conseguenza più importante.

  • Concetto di sovrappiù: La differenza tra quantità prodotta e quantità usata per produrre. Smith pone come fine la nazione quindi, il sovrappiù serve per far aumentare la ricchezza delle nazioni.
  • Flusso circolare: I classici vedono l'economia come un flusso circolare che va dalla produzione, distribuzione, scambio e al consumo delle merci prodotte.
  • L'idea di mercato: Essa è una rete di scambi ripetuti nel tempo che permette di mantenere il flusso circolare; scambiare quindi i prodotti e riprendere il processo produttivo. Il problema è la determinazione dei prezzi. La sua teoria si focalizza quindi sui fattori che determinano i prezzi e le condizioni in cui l'impresa si trova ad operare. Fattori oggettivi sono la tecnologia, quantità di lavoro, i prezzi. Secondo Smith, i prezzi a cui si scambia sul mercato non sono quelli equilibrio.
  • La centralità della divisione del lavoro: Essa è il principio grazie al quale si sviluppa il capitalismo e permette ad una società ed una nazione di crescere. Con il progressivo autonomizzarsi della sfera economica, anche la complessità della società incrementa in base alla divisione, o specializzazione del lavoro. Il PIL dipende anche dalla produttività del lavoro e quota di lavoratori attivi nella popolazione.
  • La teoria della distribuzione: Per essa si intende la distribuzione del valore prodotto dal processo di produzione. Identifica le diverse classi sociali dell'estrazione e distribuzione del lavoro. Vi è una relazione tra le categorie sociali, processo di produzione e reddito prodotto. Ognuna interviene in modo diverso nel processo di produzione in base al loro ruolo; proprietari terrieri, capitalisti, lavoratori.
  • Teoria del valore-lavoro: Il valore è dato dal prezzo, determinato dai costi di produzione. Il dilemma è come studiare i diversi sviluppi dei paesi. Il processo di creazione valore dipende dalle istituzioni e il valore si concentra sul lavoro.
  • Accumulazione: Se il valore è legato al lavoro ed il lavoro è legato al sovrappiù, ciò porta all'accumulazione. I classici si soffermano sul modo in cui si crea accumulazione e come viene redistribuita tra le classi.

Neoclassici

A fine '800, il cambiamento di prospettiva porta a fattori soggettivi: le preferenze del consumatore, quindi l'individuo che agisce in base alle proprie motivazioni. Porta al centro dell'economia l'individuo, il singolo consumatore, e rende il mercato luogo di incontro tra domanda ed offerta.

  • Il valore dei beni non dipende dal lavoro ma dipende da: scarsità e utilità. Il costo dei 3 fattori di produzione non è solo il costo di produzione ma la remunerazione dei fattori produttivi in base al loro utilizzo nel ciclo produttivo. Essi sono remunerati in modo marginale o relativo al loro utilizzo. Il lavoro viene remunerato con il salario, la terra con la rendita ed il capitale con i profitti. Il modo in cui vengono remunerati non corrisponde a criteri oggettivi, si basa quindi sulla domanda ed offerta e sulle preferenze soggettive dei consumatori.
  • L'utilità è ciò che guida il singolo ed è marginale fino a quando un'unità in più del bene che acquista soddisfa le esigenze. Nel momento in cui l'unità successiva non soddisfa più nessuna esigenza, al consumatore non sarà più utile. La teoria della distribuzione in questo caso è legata alla teoria economica in quanto è solo un problema di determinazione dei prezzi.
  • Il mercato qui è atomistico, dove consumatori sono autonomi e decidono secondo preferenze soggettive (visione atomistica del soggetto). Qui non vi è intersoggettività o un mercato senza influenze soggettive, quindi ogni attore basa i propri comportamenti sulla loro utilità marginale.

Adam Smith

Chi era

Adam Smith era un filosofo ed economista scozzese che fonda le basi dell'economia politica, diventando il caposcuola del movimento classico. Economia politica intesa come scienza economica calata in un contesto regolato da istituzioni le quali storicamente prevalgono in una società. Attraverso la sua analisi istituzionale dell'economia, ci spiega che non è solo il mercato ma anche le istituzioni a regolare gli scambi. Smith quindi cerca di applicare il metodo scientifico basato però sull'esperienza del comportamento umano. Un comportamento che è al centro fra egoismo e benevolenza ma focalizzato sull'interesse.

Homo economicus

Smith parte dal presupposto che l'uomo è razionale (homo economicus) ed è il tipo di attore alla base della scuola neoclassica. L'uomo quindi persegue la propria felicità attraverso l'uso dell'economia. Smith, però, parla di un attore economico anche guidato da passioni ed interessi. Passioni intese come stati d'animo mutabili nel tempo ed interessi come la massimizzazione dell'utilità. Le azioni per i propri interessi individuali diventano egoismo molte volte e incidono negativamente sugli altri. Smith dice che, per evitare ciò, vi è una coscienza morale (o norme interiorizzate) nell'individuo che lui chiama simpatia. Smith parla di vizi privati (dati da interessi personali) e virtù pubbliche (che riescono a contenere i vizi dei singoli e dettate dalla volontà di approvazione sociale).

La ricchezza delle nazioni

Inoltre, Smith studia anche come aumentare la ricchezza delle nazioni e cosa c'è alla base della loro ricchezza tramite il libro "Wealth of Nations". Teorizza quindi che la ricchezza dipende da come le istituzioni regolano l'economia (non solo Stato ma anche istituzioni giuridiche) ed intervengono nel processo economico. L'azione economica viene qui definita per la prima volta come azione sociale, istituzionalizzata e quindi legata ai valori e alle norme che caratterizzano una società. La ricchezza delle nazioni è uguale allo sviluppo.

Per Smith, il comportamento economico è sempre esistito ma solo nel '700 il fenomeno si è espanso su larga scala. Quando le attività economiche si autonomizzano, vuol dire che acquisiscono una scala globale e il mercato in certi contesti prevale sulle altre istituzioni. Ciò si collega al principio di affermazione sociale legato in questo contesto all'economia e quindi all'arricchimento personale. Smith pone come esempio di istituzione la città, luogo dove ci si sgancia dalle strutture sociali di appartenenza e si è liberi di perseguire il proprio interesse. È nelle città che si trova il commercio in quanto libere da vincoli sociali e quindi esso svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo capitalistico anche dato che in una città è uno dei pochi metodi di affermazione sociale data la vastità di individui.

Smith quindi arriva alla conclusione che esistono quattro stadi di sviluppo di una società: caccia, pastorizia, agricoltura e commercio. Tutte regolate da istituzioni diverse e dalla ricerca dell'interesse individuale.

L'analisi del prezzo

Smith ed i classici in generale distinguono fra prezzo naturale e reale.

Naturale: Prezzo finale dato esclusivamente da tutti e tre i costi di produzione (rendita, salario, profitti), nel breve periodo. Il lavoro resta sempre la fonte primaria del valore.

Reale: Il prezzo che viene determinato in un preciso momento sul mercato. Quindi, quando il mercato si trova in equilibrio tra domanda ed offerta ed è influenzato dall'individuo. Tale distinzione viene fatta in quanto i soggetti del mercato devono curare i propri interessi e ciò si può studiare tramite la creazione dei prezzi. Quindi, per quanto riguarda la produzione dei beni, la quantità di beni prodotti tenderà a corrispondere alla domanda effettiva dei beni. Quindi, la domanda dei consumatori determinerà quanto verrà prodotto.

L'azione dell'economia

È importante distinguere fra un'analisi statica ed una dinamica. È fondamentale capire come si determinano i prezzi e le influenze dei fattori di produzione, nella statica economica. Quindi è importante capire l'organizzazione dei fattori di produzione. Statici perché sono costanti in quel momento. La dinamica economica, invece, è importante in quanto le istituzioni incidono sullo sviluppo essendo variabili.

Statica: La ricchezza non si crea ma viene usata quella già esistente. L'analisi in cui si trovano i fattori di produzione e in cui i costi determinano il prezzo si chiama teoria del valore-lavoro. Il costo di produzione del fattore lavoro è il salario che deve essere almeno di sussistenza e viene definito dalla capacità dei lavoratori di organizzarsi ed i livelli democratici dello Stato. La remunerazione del capitale è il profitto, che nei paesi già sviluppati deve essere basso. Ciò perché vuol dire che vi è una maggiore concorrenza, abbassando il profitto ma aumentando la divisione del lavoro e porta allo sviluppo della società. Mentre, la remunerazione del terreno è la rendita che non produce valore.

Dinamica: Si basa sulla divisione del lavoro. La società con maggiore concorrenza è quella dove si sviluppa l'imprenditorialità. Concorrenza è l'insieme di tanti produttori che stimolano gli impieghi di capitale e quindi l'innovazione per abbassare i costi e massimizzare la produzione. In questo caso, capitale e lavoro si spostano quindi verso impieghi più remunerativi; ciò viene chiamato macchina e le intenzioni di investimento vengono dettati da una forza esterna o una mano invisibile.

Capitalismo concorrenziale

L'esistenza di un mercato autonomo su cui agiscono i prezzi è la base del processo capitalistico. Questo, va a sostituire la teoria dello scambio valevole nel passato. Si va quindi ad analizzare le ore di lavoro più i fattori di produzione.

Condizioni del capitalismo concorrenziale, cioè dinamico

  • Bassi profitti – Stimolano concorrenza, l'imprenditorialità e la produttività. Il profitto generalmente è basso nei paesi ricchi ed alto in quelli poveri. In primo luogo, con la maggiore concorrenza il profitto tenderà a scendere e i capitalisti dovranno trovare nuovi impieghi per gli investimenti. Quindi, ciò stimolerà la ricerca di nuovi impieghi e la migliore allocazione di risorse. Inoltre, anche la rendita tenderà a crescere in quanto la richiesta di terra aumenterà.
  • Impegno diretto del capitalista – Il capitalista deve guidare la sua società direttamente per trovare innovazioni tecnologiche e soluzioni organizzative.
  • Norme a tutela dei salari – Il lavoro è il fattore di produzione centrale della teoria del valore quindi bisogna garantire un salario maggiore al livello di sussistenza per garantire l'istruzione e in termini globali aumenta la specializzazione. La creazione del salario riguarda la capacità di organizzazione dei lavoratori ed i movimenti demografici.

Smith crede fondamentale anche il ruolo dello stato che deve essere garante delle libertà commerciali, proprietà privata senza pratiche protezionistiche. A lato, lo stato deve difendere confini nazionali, giustizia e l'istruzione. Lo stato doveva garantire in conclusione l'insieme dei beni pubblici.

Lo sviluppo

Secondo Smith, il mercato capitalistico è il più adatto allo sviluppo di una nazione. Quindi, non solo vi deve essere una ripartizione efficiente delle risorse ma anche una creazione di nuove risorse. Nell'analisi dello sviluppo, una variabile fondamentale sono le istituzioni e le tensioni tra economia e società che devono essere evitate dal capitalista.

Importante è la divisione del lavoro che aumenta la produttività in quanto lo stesso numero di persone può svolgere più compiti allo stesso tempo. Ciò faciliterà l'invenzione di nuove macchine e la riduzione del tempo di lavoro. La divisione del lavoro però varia con gli investimenti ed è limitata all'ampiezza del mercato. Per questo, è importante una accumulazione del capitale stimolata però da istituzioni appropriate e dalla presenza di concorrenti.

Secondo Smith, sarà la società civile che, una volta eliminate le barriere istituzionali errate, produrrà un'imprenditorialità diffusa con meccanismi efficienti di allocazione delle risorse. Invece, se vi dovesse essere un mercato monopolistico, ciò andrebbe a sfavore della collettività in quanto i prezzi saranno più alti e senza sviluppo.

Smith critica i modelli di SPA in quanto i manager delegati sono negligenti e eccessivamente prodighi in quanto il denaro amministrato non è proprio. Inoltre, per una migliore produzione, i salari dovrebbero essere alti per rendere i lavoratori più motivati, favorendo anche una mobilità sociale e maggiore imprenditorialità diffusa nel lungo periodo.

Infine, Smith credeva in una capacità diffusiva dello sviluppo e cioè che i benefici del mercato concorrenziale si sarebbero estesi nel globo, creando una libertà commerciale. Ciò, favorito da assenza di dazi o misure protezionistiche così che ciascun paese avrebbe potuto specializzarsi nelle produzioni in cui era più competitivo.

Malthus, Ricardo e Marx

Il cuore del problema economico-sociale

Riesce un certo modello economico ad essere efficiente sul mercato ed anche utile per la coesione sociale? Il rapporto tra mercato e disuguaglianze sociali è quindi la domanda cruciale della scuola economista.

A questo proposito, tre teorici come Malthus, Ricardo e Marx vengono definiti pessimisti in quanto si soffermano sui limiti naturali allo sviluppo ed alla crescita. Ciò dovuto alle prime conseguenze sociali del mondo capitalistico come l'abbandono delle campagne, l'urbanizzazione, e le condizioni di vita precarie.

In generale, partendo dall'affermazione che ogni uomo è frutto del suo tempo, si analizzano le conseguenze dell'industrializzazione in maniera sociologica. Nel '700, nasce un risvolto sociologico come l'urbanizzazione e di conseguenza flussi migratori e concentrazione di poveri in aree non igieniche. La struttura sociale si modifica in città e l'individualismo preme un ruolo fondamentale.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabiocavaliere99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sartori Laura.
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