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Due macroparadigmi della comunicazione

Due macroparadigmi: quello informazionale (imperniato sul processo di diffusione delle informazioni e sulla trasmissione dei significati: concetto dell’uomo come essere agito dalla struttura sociale, secondo un corredo psicologico o biologico necessario ed eterno) e quello relazionale (incardinato sulla metafora del legame).

Schema di Harold Lasswell

Harold Lasswell: schema descrittivo dell’atto comunicativo molto semplice ed allo stesso tempo di grande utilità pratica:

  • Chi dice: analisi degli emittenti
  • Che cosa: analisi del contenuto dei messaggi (content analysis)
  • Attraverso quale canale: analisi dei mezzi tecnici
  • A chi: analisi dell’audience
  • Con quale effetto: studio degli effetti della comunicazione

È assente la nozione di feedback, implicando la convinzione che la parte attiva sia il comunicatore e quella passiva il pubblico. Manca anche ogni fattore che si interponga tra la trasmissione e la ricezione dei messaggi (variabili intervenienti). Presupposto dell’intenzionalità del processo comunicativo e previsione di un effetto immediato e diretto; assenza del contesto.

Versione di Denis McQuail

Denis McQuail: versione rinnovata dello schema di Lasswell:

  • Chi comunica con chi: emittenti e riceventi
  • Perché si comunica: funzioni e scopi
  • Come avviene la comunicazione: canali, linguaggi e codici
  • Su quali temi: contenuti, oggetti di riferimento, tipi di informazione
  • Quali sono le conseguenze: delle comunicazione intenzionali e no

L’unidirezionalità del vecchio schema è definitivamente dissolta (diade).

Schema di Dell Hymes: acronimo SPEAKING

  • Setting
  • Participants
  • Ends
  • Act characteristics
  • Key
  • Instruments
  • Norms of interaction and of interpretation
  • Genres

Componenti della comunicazione

La communication research preferisce considerare le componenti della comunicazione come soggetti semplici che vengono "attivati" dalla comunicazione (cornice statica):

  • Fonte o emittente: individuo, gruppo o istituzione che produce un messaggio. Si preferisce mettere sullo stesso piano emittente e ricevente come diade, altrimenti si finisce per attribuire l’intenzionalità all’emittente - sarebbe preferibile parlarne a proposito del ricevente. In senso generale identifica il produttore del messaggio (mittente). La coincidenza tra immagine concepita dall'emittente prima della codifica e della trasmissione, e immagine ricostruita a seguito della decodifica del messaggio, è solo ipotetica. Quando dal semplice scambio di info tra apparati meccanici o elettronici si passa a considerare una situazione comunicativa più complessa, che prevede l'interazione di un soggetto con un testo o di più soggetti fra di loro, si tende ad identificare la fonte dell'informazione con l'emittente del messaggio.
  • Messaggio: tutto ciò che costituisce l’oggetto "di scambio" in una pratica comunicativa. Lo studio delle comunicazioni di massa postula che l’intero significato di un messaggio è comprensibile solo nel complesso degli elementi che sono collegati ed interagiscono nel processo comunicativo. Generalmente il messaggio rappresenta il contenuto della comunicazione. La semplice identificazione del segnale da parte del ricevente non implica l’automatica interpretazione corretta del messaggio; il messaggio può essere influenzato dalla natura del mezzo col quale viene emesso; il messaggio può essere alterato da un’interferenza fisica o psicologica (rumore) che "disturba" il segnale, influenzando la percezione del significato e l’efficacia; anche nella fase finale può essere modificato dal feedback. L’attenzione che si presta è regolata dalle nostre motivazioni e dalla loro intensità relativa. L’efficacia dipende essenzialmente dall’importanza che esso assume in relazione ad altri segnali e messaggi oltre che dal valore intrinseco attribuitogli dal ricevente, a sua volta collegabile alla predisposizione e/o alla competenza. L’interpretazione dipende anche dal contesto nel quale viene ricevuto il messaggio. L'identificazione del segnale emanato dall'emittente non comprende automaticamente la corretta interpretazione del messaggio da parte del ricevente: decodifica aberrante. La comunicazione si serve di segni: parole, immagini, gesti, suoni, oggetti, tutti gli elementi sensibili in grado di esprimere i significati. Un segno può avere un significato denotativo (principale, corrente o diretto) o connotativo (secondario, aggiunto). La seconda situazione è molto frequente poiché tutti noi usiamo spesso dei segni fortemente connotati. La morfologia studia la struttura interna delle parole e i principi che ne governano la formazione – i morfemi sono l'unità funzionale più piccola nella decomposizione di una parola. Alcune parole non sono scomponibili in pezzi dotati di significato (semplici) e parole che invece possono essere scomposte in più parti (complesse). La fonologia è un sistema di regole che riguardano la pronuncia (studia suoni linguistici e la loro funzione nella formazione delle parole). La sintassi è l'ordinamento, è un sistema per mettere in relazione i simboli verbali tra loro.
  • Canale comunicativo: mezzo fisico attraverso il quale si svolge l’atto comunicativo. Può essere strutturato in particelle oppure in onde; principale o accessorio; quello che serve da sfondo si chiama canale-quadro; quello che si attiva solo in momenti particolari è ausiliario (es. linguaggio quotidiano); vocale o cinesico. L’immediatezza è la rapidità nel passaggio dell’informazione; la capacità è la quantità di informazioni trasmesse in un certo tempo.
  • Codice: un sistema generalmente condiviso per l’organizzazione di segni. È caratterizzato dalla convenzionalità; la dimensione sociale dei codici comunicativi paga inevitabilmente un prezzo di pluralismo e confusione rispetto all’architettura razionale dei codici numerici, rimandando a codici di comportamento, etici, estetici e linguistici, che possiedono gradi di libertà più o meno ampi. Bernstein: codici elaborati sono ricchi e complessi con un lessico esteso e una sintassi spesso complicata, privilegia lo scritto al parlato (linguaggio della scuola e dell’istruzione ufficiale) e codici ristretti povero e coinciso con un lessico.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher basileaas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ciofalo Giovanni.
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