Lezioni di linguistica e grammatica italiana (II modulo) – prof. Riccardo Massarelli
Livelli di analisi della lingua
Lo studio della lingua si organizza in vari livelli, tenendo conto della forma interna che abbiamo illustrato:
- Fonetica e fonologia: la fonologia studia la struttura dei significanti linguistici, e cioè il patrimonio di suoni della lingua, le regole di costruzione delle sillabe e del corpo fonico delle parole, e il profilo fonico e ritmico dell’enunciato; la fonetica studia la produzione e la percezione dei suoni.
- Morfologia: studia la struttura grammaticale interna delle parole, cioè i meccanismi di flessione, di derivazione e di composizione.
- Sintassi: studia la combinazione delle parole nella struttura delle frasi semplici e complesse.
- Lessicologia e semantica: la lessicologia studia il patrimonio di parole della lingua e le relazioni che i loro significati intrattengono nel lessico. La semantica studia il significato delle parole, degli insiemi di parole, delle frasi e dei testi.
La morfologia e la sintassi formano la grammatica in senso stretto. Questi livelli dialogano tra di loro: a volte si parla di fono morfologia, morfosintassi, ecc., cioè fenomeni che investono e riguardano più di un livello.
Fonetica
È il livello di analisi relativo alla sostanza dell’espressione. Studia i suoni linguistici dal punto di vista della loro realizzazione concreta, cioè di come sono fatti fisicamente. Si distingue in:
- Fonetica articolatoria: descrive il processo di produzione di suoni linguistici. È il modo in cui i suoni linguistici vengono prodotti dall’apparato fonatorio umano.
- Fonetica acustica: descrive la consistenza fisica dei suoni ed è il modo in cui essi si propagano nell’ambiente.
- Fonetica uditiva: descrive i processi di percezione dei suoni. È il modo in cui i suoni vengono ricevuti e percepiti dall’apparato uditivo umano.
I suoni linguistici vengono chiamati foni quando sono considerati nella loro realtà fisica. I foni sono l’oggetto di studio della fonetica.
Apparato fonatorio
I suoni si distinguono a seconda del modo in cui ciascuno di essi è prodotto o articolato. Nel corpo umano non esistono organi esclusivi della parola. L’attività di parola sfrutta organi che hanno una loro funzione indipendente. I suoni vengono emessi durante l’espirazione dall’apparato fonatorio, un insieme di diversi organi connessi con il processo della respirazione. Esso è formato da:
- Polmoni: come matrici, producono un flusso d’aria e lo immettono nei bronchi e nella trachea. La trachea collega i polmoni al condotto vocale. Il condotto vocale è composto da tre cavità di risonanza (cavità faringale, cavità orale, cavità nasale) che conferiscono al suono il suo timbro.
- Faringe: è il segmento del condotto vocale posto al di sopra della laringe, il cui volume interno è estremamente variabile dal momento che la sua parete anteriore coincide con la radice della lingua; per cui quando la lingua è spinta in avanti, la faringe si dilata, e quando al contrario è spinta indietro, il volume della faringe si riduce notevolmente.
- Laringe: si trova nella parte superiore della trachea, che ha il compito di proteggerla dall’ingresso dei liquidi e solidi, chiudendoli. La laringe è composta al suo interno da corde vocali (o pliche vocali), glottide (spazio compreso tra di esse) ed epiglottide (valvola che si trova sopra la glottide).
- Corde vocali (o pliche vocali): sono due membrane elastiche che restringono la trachea all’altezza del pomo d’Adamo. Esse possono essere rilassate o tese e possono assumere diverse posizioni, mediante le quali siamo in grado di distinguere tra tre diverse qualità della voce:
- Voce modale: è usata per parlare normalmente, si ha quando le pliche vocali sono in vibrazione e in cui vi è tensione e compressione della glottide.
- Voce mormorata: è usata per parlare sottovoce, e prodotta dal meccanismo laringeo, detto anche vibrazione poiché le pliche vocali vibrano in quanto sono sospinte dall’aria; questo dà luogo a un caratteristico rumore di frizione.
- Voce cricchiata: è prodotta dall’accostamento delle pliche vocali, che entrano in vibrazione compiendo cicli lenti e fortemente irregolari, e in cui l’epiglottide copre la trachea, la quale risulta chiusa dall’esterno.
- Cavità orale costituita da:
- Lingua: è un organo mobile posto all’interno del tratto vocale. Vibrando essa permette di articolare le consonanti laterali e vibranti (esempio: elle o erre). Accostandosi al velo palatino e al palato duro, permette di articolare rispettivamente le consonanti palatali (esempio: ci di ceci o gi di getto). Appoggiandosi ai denti genera le consonanti di e ti.
- Velo palatino (o palato molle): è la parte posteriore del palato ed è una specie di sipario visibile in fondo alla cavità orale che, alzandosi o abbassandosi, permette o impedisce all’aria di attraversare le cavità nasali. In questo modo i suoni dispongono di due possibili casse di risonanza: una limitata alla cavità orale (si producono suoni orali), l’altra estesa alla cavità nasale (si producono suoni nasali, con una loro risonanza caratteristica). All’estremità inferiore del velo palatino si trova l’ugola.
- Palato duro: è la parte anteriore del palato.
- Alveoli dentali: è la regione che corrisponde a un rigonfiamento della cavità orale in corrispondenza della quale si trovano le radici dei denti (gli unici coinvolti nell’articolazione linguistica sono gli incisivi).
- Labbra: sono la parte finale del condotto vocale e distinguono i timbri dei suoni a seconda della posizione nella quale la mettiamo.
Grazie all’azione combinata di lingua, labbra e denti, il passaggio dell’aria può essere modulato, canalizzato, interrotto o costretto. Questi organi inoltre cambiano posizione, modificando il volume e la forma stessa della cassa di risonanza formata dalla cavità orale e, quando interviene, dalla cavità nasale.
Cavità nasale: conferisce suono nasale a vocali e consonanti.
Corde vocali, velo palatino, lingua, labbra e denti sono gli organi interessati alla fonazione, cioè alla produzione dei suoni linguistici. I suoni si distinguono a seconda del contributo dei certi organi all’articolazione del suono, del luogo di articolazione e del modo di articolazione.
Alfabeto IPA (International Phonetic Alphabet/Alfabeto Internazionale Fonetico)
I suoni dell’italiano sono rappresentati abbastanza fedelmente dalla grafia, che tuttavia trascura alcune differenze importanti mentre ne introduce altre totalmente assenti dai suoni. Per avere uno strumento di rappresentazione grafica dei suoni universale, cioè per tutte le lingue, si usa un sistema di trascrizione fonetica chiamato IPA (sigla di International Phonetic Alphabet, Alfabeto Fonetico Internazionale). Questo sistema ha il vantaggio di far corrispondere a ogni suono soltanto un simbolo grafico.
Si tratta del sistema normalmente usato nei dizionari per indicare la corretta pronuncia delle parole. Una serie di simboli IPA corrisponde alle lettere dell’alfabeto latino, altri sono segni speciali. Simbolo Fonemi italiani Esempio:
- [ɛ] e aperta (è) Bello
- [ɔ] o aperta Collo, oca
- [j] i semivocale Piano
- [w] u semivocale Buono
- [ts] z sorda Pozzo
- [dz] z sonora Zona
- [z] s sonora Asilo
- [ʃ] s palatale Sci, sciame
- [k] c velare Cane, che, quadro
- [tʃ] c palatale Cena, bacio
- [dʒ] g palatale Genio, giallo
- [ʎ] l palatale Figlio
- [ɲ] n palatale Gnomo
- [ɱ] n labiodentale Invano, anfora
- [ŋ] n velare Panca, angolo
Flusso d’aria
I suoni sono prodotti, dall’apparato fonatorio, per mezzo di un flusso d’aria che attraversa gli apparati. Ci sono però delle lingue che, insieme a suoni di questo tipo, hanno anche altri tipi di suoni, in cui non c’è passaggio d’aria. Questi sono molto caratteristici di alcune lingue dell’Africa sub sahariana, centro occidentale, e si possono chiamare “click” o suoni non polmonari. Ci sono anche i suoni polmonari (esempio: vocali). Ci sono tantissimi suoni e, tutti gli esseri umani, possono produrli. Ciascuna lingua utilizza un set diverso da questi suoni, nessuna ne utilizza tutti. Altri, in lingua araba, ad esempio, vengono prodotti con laringe o faringe (“Ahi”).
Vocali
Le vocali sono suoni accompagnati da una vibrazione delle corde vocali, e quindi sonori. Il passaggio dell’aria nella cavità orale è libero: gli organi mobili della bocca non ostacolano il flusso dell’aria ma si limitano a fornirgli una cassa di risonanza. Il loro modo di articolazione ne conferisce alle vocali la caratteristica dei suoni pieni, musicali, che possono essere articolati da soli e per un tempo indefinito.
In italiano le vocali sono tutte orali, di conseguenza, la differenziazione delle vocali italiane dipende esclusivamente dalla disposizione della cavità orale e, in particolare, dal grado di apertura della mandibola e dalla posizione. I foni vocalici (ovvero suoni realizzati mediante l’attività laringea) sono classificati sulla base di quattro coefficienti:
- Anteriorità/Posteriorità → si distinguono:
- Vocali anteriori (/i/ /e/ /ɛ/).
- Vocali centrali (/a/).
- Vocali posteriori (/u/ /o/ /ɔ/).
- Altezza → si distingue in:
- Vocali alte (o chiuse): (/u/ /i/).
- Medio-alte (o semi-chiuse): (/e/ /o/).
- Medio-basse (o semi-aperte): (/ɛ/ /ɔ/).
- Basse (o aperte): (/a/).
- Arrotondamento → si distingue in:
- Vocali arrotondate (procheile): (/o/ /ɔ/ /u/).
- Vocali non arrotondate (o aprocheile): (/e/ /ɛ/ /i/ /a/).
- Nasalizzazione → si distingue in:
- Vocali orali: (/a/ /e/ /ɛ/ /i/ /o/ /ɔ/ /u/).
- Vocali nasali: ([ã] e [õ]).
Dipende dalla posizione del velo palatino, che è alzato durante la produzione di una vocale orale, o abbassato se si tratta di una vocale nasale. Per le vocali orali, l’aria passa inizialmente nella cavità orale per poi fuoriuscire; per le vocali nasali, una parte dell’aria passa per la cavità orale e una parte fuoriesce passando per le narici. Nota bene: tutte le vocali anteriori sono non arrotondate mentre tutte le posteriori sono arrotondate. Le sette vocali formano una sorta di triangolo chiamato triangolo vocalico. Una vocale si dice in posizione tonica quando, all’interno della sillaba, ci cade l’accento (esempio: fácile, pésca) mentre una vocale si dice in posizione atonica quando, all’interno della sillaba, non ci cade l’accento (esempio: ventoso e ventuno).
Semivocali
Le semivocali /j/ e /w/ hanno un suono simile a quello delle vocali /i/ e /u/, ma si distinguono da quest’ultime per una pronuncia più chiusa, e quindi più debole, e per la durata breve. Sono chiamate anche approssimanti perché sono prodotte con avvicinamento, ma senza contatto, degli organi articolatori. Come le consonanti, le semivocali si pronunciano appoggiandosi alle vocali, con le quali formano dei dittonghi. per questo sono chiamate anche semiconsonanti. Si parla di semiconsonanti quando sono seguite da una vocale tonica (esempio: buòno), mentre si parla di semivocali quando seguono una vocale tonica (esempio: cauto).
Consonanti
I suoni consonantici, cioè quelli articolati con il canale vocale chiuso o semi-chiuso, possono essere:
- Sonori o sordi: cioè accompagnati o no da una vibrazione delle corde vocali.
- Orali o nasali: a seconda che il passaggio dell’aria si limiti alla bocca o interessi anche la cavità nasale.
- Continui o momentanei (occlusivi): nell’articolazione delle consonanti continue il passaggio dell’aria è costante, anche se in qualche caso ostacolato (si ha frizione); mentre nell’articolazione delle consonanti momentanee, il passaggio dell’aria è dapprima bloccato (si ha occlusione) e poi di colpo sbloccato.
A seconda del punti di articolazione, le consonanti si suddividono ulteriormente in labiali, dentali, palatali, velari. È dalla combinazione di tutti questi fattori di differenziazione che prendono forma le consonanti dell’italiano.
Consonanti continue
Nell’articolazione delle consonanti continue il passaggio dell’aria è ostacolato senza essere bloccato. Tra le consonanti continue distinguiamo:
- Consonanti fricative: risultano da una frizione, un attrito provocato dal passaggio dell’aria in una fessura. Se la fessura si situa tra i denti superiori e il labbro inferiore, abbiamo le consonanti fricative labiodentali → /f/ (sorda come in fieno) e /v/ (sonora come in voce). Se la fessura si apre tra la punta della lingua e la radice dei denti superiori, abbiamo le consonanti fricative dentali → /s/ (sorda come in sardo) e /z/ (sonora come in asilo). Se la frizione si produce tra la lingua e il palato abbiamo le consonanti fricative palatali → /ʃ/ (sorda come in sciame).
- Consonanti laterali: se la lingua si dispone in modo da permettere il passaggio dell’aria solo da uno o entrambi i lati della bocca. Se la lingua si appoggia alla base dei denti superiori, abbiamo la consonante laterale dentale → /l/ (sonora come in lago). Se l’articolazione si situa all’altezza del palato, abbiamo la consonante laterale palatale → /ʎ/ (sonora come in figlio).
- Consonante vibrante dentale: si attua facendo vibrare la punta della lingua contro la base dei denti superiori → /r/ (sonora come in rito).
Consonanti occlusive orali
Si hanno bloccando completamente e poi sbloccando improvvisamente il passaggio dell’aria in un punto della cavità orale e si produce un rumore simile a uno scoppio. Spostando il punto di articolazione dalle labbra ai denti superiori e al velo palatino, otteniamo due serie parallele comprendenti ciascuna una consonante bilabiale, una dentale e una velare: una serie sorda - /p/ /t/ /k/ - e una serie sonora - /b/ /d/ /g/. Le consonanti occlusive formano un gruppo molto compatto, che sfrutta intensamente poche differenze articolatorie.
Consonanti nasali
Le consonanti nasali si articolano bloccando l’uscita dell’aria dalla bocca e facendola defluire dalla cavità nasale. Le consonanti nasali sono tutte sonore. Si distinguono in:
- Consonante nasale bilabiale: l’aria è bloccata dalla chiusura delle labbra → /m/ (sonora come in modo).
- Consonante nasale dentale: la punta della lingua blocca l’aria premendo contro i denti superiori → /n/ (sonora come in nave).
- Consonante nasale palatale: il dorso della lingua aderisce al palato /ɲ/ (sonora come in gnomo).
Una variante della consonante /n/ è il suono velare che trascriviamo [ŋ] e che troviamo in banco: si articola spingendo il dorso della lingua contro il velo palatino.
Consonanti affricate
Le consonanti affricate si situano a metà strada tra le occlusive e le fricative. Nella loro emissione, il passaggio dell’aria viene dapprima bloccato interamente, come nell’articolazione delle occlusive, e poi sbloccato solo in parte e ostacolato, esattamente come nell’articolazione delle fricative. Se l’occlusione e la successiva frizione si producono tra la punta della lingua e la base dei denti superiori, si articolano i suoni dentali /ts/ (z sorda, come in forza o, geminata, in mazzo) e /dz/ (z sonora, come zero o, geminata, in mezzo). Se si producono tra il dorso della lingua e il palato, si ottengono i suoni palatali /tʃ/ (c sorda come in cena) e /dʒ/ (g sonora come in giallo).
Consonanti sonoranti
Le consonanti sonoranti possono essere distinte anche in base al grado di sonorità. Questa distinzione è rilevante per la formazione delle sillabe in italiano. Le consonanti più sonore sono le cosiddette liquide (la laterale /l/ e la vibrante /r/) e le nasali (/n/ e /m/), che non hanno una controparte sorda e vengono chiamate anche sonoranti. Su una scala di sonorità decrescente si collocano le fricative (rispettivamente sonore e sorde), le affricate (rispettivamente sonore e sorde) e le occlusive (rispettivamente sonore e sorde).
| Labiodentali | Bilabiali | Dentali | Palatali | Velari | |||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Nasali | m | n | ɲ | ŋ | |||
| Orali laterali | l | ʎ | |||||
| Vibranti | r | ||||||
| Continue fricative | f | v | s | z | ʃ | ||
| Affricate | ts | dz | tʃ | dʒ | |||
| Occlusive | p | b | t | d | k | g |
Sillabe
I suoni vengono pronunciati in gruppi chiamati sillabe. Per ottenere una sillaba non basta mettere in fila i suoni: la sillaba ha una struttura propria. "Mar", per esempio, è una sillaba dell’italiano: la troviamo in "mare", "martello", "marmellata"; anche "ma" è una sillaba: la troviamo in "mano", "lima", "comare", "pomata"; e così "a", che troviamo in "amico", "ala", "apostolo". I suoni "me" e "r", invece, no.
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