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Linguistica italiana

Capitolo 1 – Frase nucleare e ruoli semantici

Chiamiamo frase nucleare una frase composta solo dal verbo e dai suoi argomenti; la funzione del verbo può essere svolta da un aggettivo accompagnato dal verbo essere. Il numero e il tipo di elementi nucleari dipende dal verbo:

  • Zerovalenti: possono formare da soli una frase nucleare (Piove)
  • Monovalenti: ammettono un solo argomento (Giorgio dorme)
  • Bivalenti: ammettono due argomenti (L’ospite consuma la sua cena)
  • Trivalenti: ammettono tre argomenti (Piero mette il libro sulla scrivania)

Se un elemento nucleare manca, abbiamo una frase ellittica; l’ellissi può essere possibile se l’oggetto diretto è indefinito (Piero sta mangiando), se il verbo ammette l’interpretazione azionale continuativa (scrivere, mangiare, ecc.) ma non con quei verbi che possono essere solo di azione telica.

Il verbo determina il numero degli argomenti, ma anche il loro ruolo semantico: i verbi descrivono situazioni di vario tipo, gli attanti che partecipano a questi eventi svolgono ruoli diversi (Verbo accarezzare: uno accarezza, l’altro è accarezzato), questi ruoli differenti si possono classificare in tipi generali:

  • Un’azione: un evento iniziato da un essere animato con decisione volontaria (Giovanni mangia la minestra); Giovanni è agente, la minestra è oggetto; nel caso in cui l’oggetto passi ad un terzo attante, quest’ultimo è il termine (Giovanni da un libro a Maria).
  • Accadimento (dinamico) o situazione (statico): è un evento in cui non interviene nessun agente, l’attante toccato è l’oggetto (Il libro è caduto dal tavolo; Maria è malata).
  • Esperienze: quando l’evento si svolge nella psiche di un essere animato (Giovanni vede Maria); Giovanni è l’esperiente, Maria è l’oggetto.

Negli eventi che comportano una localizzazione compare un attante di luogo (La casa si trova sulla collina). Nel caso di spostamenti si può distinguere una meta e una origine (Andare in.., Venire da..). Un altro ruolo può essere quello di possessore (Giovanni ha una bella casa).

I ruoli semantici possono essere classificati secondo una scala di salienza semantica che privilegia l’animatezza dell’ente che svolge il ruolo:

  • Agente (Animato, controlla l’azione)
  • Esperiente/termine/possessore (Animati, non controllano l’azione)
  • Oggetto (Non controlla l’evento, l’animatezza è irrilevante)
  • Luogo/meta/origine (Non controlla l’evento, è inanimato)

Capitolo 2 – La struttura della frase

Struttura sintattica

La frase italiana è composta da un sintagma nominale SN e da un sintagma verbale SV; nella posizione di SN compare il soggetto, uno degli argomenti esterni del verbo, mentre il SV è costituito a sua volta dal verbo e dagli argomenti interni diversi dal soggetto (Giovanni – darà un bacio a Maria). Dal punto di vista attanziale tutti gli argomenti sono argomenti della testa verbale, ma a livello sintattico il soggetto stabilisce con il SV un rapporto di predicazione.

La posizione del SN può non essere occupata in caso di soggetto sottinteso o nel caso in cui il soggetto sia interno al SV (Darà un bacio a Maria; È arrivato Luigi). Se nella frase compaiono elementi extranucleari, normalmente si trovano all’interno del SV (Giovanni – darà immediatamente un bacio a Maria; È arrivato Luigi in gran fretta). La frase dispone inoltre di altre posizioni supplementari all’inizio e alla fine (Perché – Giovanni – ha dato un bacio a Maria - ?)

Struttura semantica

Il verbo, in base al suo significato, determina quali argomenti compariranno nella frase; il soggetto occupa una posizione particolare che trova il suo corrispondente nella strutturazione semantica delle frasi: nell’evento descritto, uno degli argomenti deve essere prima scelto come argomento saliente, e l’evento viene presentato come riferito a questo argomento. Nella frase (Piero – legge un libro), Piero è stato scelto come argomento esterno soggetto, di cui si asserisce che ha la proprietà di leggere un libro ora; l’argomento del verbo scelto come argomento saliente è il soggetto semantico, il predicato descrive una proprietà di quest’ultimo.

La struttura sintattica della frase e la struttura predicativa che la riflette rappresentano l’aspetto grammaticalizzato della maniera in cui il parlante organizza il contenuto da comunicare: in genere si sceglie un elemento come punto di partenza (tema) e si riferisce a questo l’informazione da trasmettere (rema). Nella frase precedente, la struttura tema-rema corrisponde alla struttura soggetto-predicato. Possono fungere da tema anche altri argomenti all’inizio della frase o sotto forma di pronome enclitico (A Giovanni – piace Maria; Mi – preoccupa la salute di Maria). In una frase si possono trovare più temi (Maria – a Giovanni – ha sempre fatto regali). La scelta del soggetto tra gli argomenti del verbo è grammaticalizzata e non libera, con leggere, ad esempio, il soggetto è sempre l’agente e mai l’oggetto; la scelta del tema, invece, è in gran parte libera, perché è determinata dalle intenzioni comunicative del parlante e non dalle regole della grammatica.

Esistono frasi eventivo-presentative costituite apparentemente dal solo rema (Ha telefonato Nora), anche se si può pensare che siano in realtà un sottotipo delle frasi con struttura tema-rema, in cui il tema non è espresso perché corrispondente a un elemento deittico o anaforico (A me/a noi – ha telefonato Nora). Oltre al tema e al rema, la frase può contenere cornici, ovvero costituenti per fornire coordinate spazio-temporali (Ieri mi hanno portato a vedere il Colosseo; In Giappone loro si sono trovati molto bene).

Struttura comunicativa e situazione enunciativa

La strutturazione comunicativa che il parlante dà alla frase dipende da quelle che sono le sue assunzioni sulle conoscenze e le aspettative dell’ascoltatore, in particolare da quello che secondo lui è presente all’attenzione dell’ascoltatore al momento della comunicazione (dato) e da quello che non è presente (nuovo); in linea generale si cercherà di far corrispondere il tema con il dato e il rema con il nuovo. Può essere considerato dato anche qualcosa che l’ascoltatore può facilmente ricostruire dal contesto linguistico o extralinguistico (In che stato è la casa? _ I pavimenti – sono tutti da rifare).

Inoltre, si ha la possibilità di introdurre nel discorso elementi nuovi con una frase eventivo-presentativa, che poi fungeranno da temi (È stato ritrovato un nuovo manoscritto della Divina Commedia _ Questo manoscritto – è probabilmente autografo).

Capitolo 3 – Funzioni grammaticali

Soggetto

Il soggetto occupa una posizione indipendente nella struttura frasale. Il soggetto può essere definito sintatticamente in base alle seguenti proprietà:

  • Morfologicamente ha il caso nominativo che si manifesta coi pronomi personali (Io vengo domani/*Me)
  • Si accorda col verbo (I ragazzi mangiano/*mangia)
  • Rimane non espresso con le forme non finite del verbo (L’ho incontrato - … attraversando i giardini)

Il soggetto generalmente realizza l’attante con il ruolo semantico più saliente:

  • Nel caso di azioni il soggetto è sempre l’agente (Giovanni mangia la minestra)
  • Nel caso di accadimenti, esperienze e situazioni, il soggetto è normalmente il termine, l’esperiente o il possessore, e non l’oggetto. (Giovanni ha ricevuto; Giovanni vede; Giovanni possiede); in questo tipo di eventi il soggetto può essere anche l’oggetto, in tal caso i ruoli semantici sono oggetti indiretti, o nel caso dell’esperiente, anche diretti (La casa è passata a Piero; Questa opera piace a tutti)
  • Nel caso di accadimenti e situazioni con un solo attante, il soggetto è oggetto (Giovanni è caduto)
  • Nel caso in cui un evento prevede un oggetto e un luogo, il soggetto è piuttosto il luogo e non l’oggetto, ma non sempre (La bottiglia è sul tavolo; La bottiglia contiene un solvente).

Il soggetto può rimanere inespresso anche con le forme finite del verbo, in tal caso ha un’interpretazione definita ed è individuabile grazie alle desinenze personali del verbo; la non espressione del soggetto e la sua espressione con un pronome personale non comportano in genere differenze di significato. In alcuni casi la frase non ha un argomento con funzione di soggetto, perché il verbo non prevede un argomento con questa funzione; questo avviene quando:

  • Il verbo è zerovalente (Piove)
  • Nessuno degli argomenti del verbo ha la funzione di soggetto (Si tratta di te; Oggi fa brutto)
  • Nelle costruzioni del si impersonale (Qui si dorme bene).

Un caso ancora diverso è quello in cui la posizione del SN soggetto rimane vuota solo perché il soggetto si trova in un’altra posizione nella frase (Sono venuti studenti a chiedere informazioni).

Oggetto diretto

L’oggetto diretto è realizzato da un SN, da una proposizione o da un pronome clitico. L’oggetto diretto presenta le seguenti proprietà sintattiche:

  • Ha il caso obliquo o il caso accusativo (Hanno visto te/*tu; Piero la mangia)
  • Diventa soggetto nella costruzione passiva (La mela è mangiata da Piero)
  • Quando è rappresentato da un pronome clitico, si accorda col participio perfetto dei tempi composti.

L’oggetto diretto ha quasi sempre il ruolo di oggetto, mai di agente; con alcuni verbi che indicano reazioni psichiche può assumere il ruolo di esperiente (Il tuo comportamento mi stupisce).

Oggetto indiretto

L’oggetto indiretto è realizzato da un SP formato dalla preposizione “a” e da un SN che designa un essere animato, o da un pronome clitico; quando il clitico distingue l’accusativo dal dativo, l’oggetto indiretto ha il caso dativo (Ho consegnato il libro a Maria). L’oggetto indiretto ha in genere il ruolo di termine o di esperiente (Le ho consegnato il libro; A Piero piace quello rosso); può inoltre essere il possessore (Maria asciugò il viso a Giovanni). L’uso dell’oggetto indiretto per indicare il possessore è obbligatorio quando la cosa posseduta è una parte del corpo e il possessore è coreferenziale con il soggetto della frase (Maria si lava le mani). In altri casi il possessore può essere indicato sia dall’oggetto indiretto, sia da un SP introdotto da “di” o da un pronome possessivo (Lavò le mani a Piero/Lavò le mani di Piero; Gli lavò le mani/Lavò le sue mani); la differenza consiste nel fatto che nel primo caso il possessore è un attante indipendente dell’evento, mentre nel secondo caso si hanno solo due attanti e il possessore partecipa in maniera più diretta. Un caso particolare di indicazione del possessore si ha con verbi come scoprire, trovare, ecc, l’oggetto indiretto realizza il soggetto semantico di una specie di frase ridotta (Il medico gli ha trovato febbre).

L’oggetto indiretto può essere l’argomento di certe preposizioni improprie come “contro, davanti, dentro, ecc.” (Piero sta davanti a Maria/Piero le sta davanti); se l’argomento denota un referente non animato, la pronominalizzazione avviene con il clitico locativo ci/vi (Lo metto davanti alla porta/Ce lo metto davanti).

Per benefattivo intendiamo un elemento extranucleare che indica a vantaggio o a scapito di chi si compie una certa azione, è introdotto dalla preposizione “per”, ma è pronominalizzabile col clitico dativo (Ho comprato una casa per Giovanni/Gli ho comprato una casa). L’uso del pronome clitico riflessivo in funzione di benefattivo indica la partecipazione intensa del soggetto (Mi sono mangiato una bella mela); il benefattivo si può usare anche con aggettivi (Per Maria è impossibile uscire/Le è impossibile uscire). Il clitico dativo come benefattivo è possibile solo con verbi transitivi in cui il soggetto abbia il ruolo di agente (*Giovanni si corre in piazza); nel caso di dativo etico, il clitico si può usare per indicare la persona che partecipa emotivamente all’evento espresso (Ed ecco che improvvisamente mi salta dalla finestra), in questo caso non è sottoposto alle restrizioni che riguardano il benefattivo.

Complemento d’agente

Il complemento d’agente, nella costruzione passiva, corrisponde a quello che sarebbe stato il soggetto nella frase attiva; è introdotto dalla preposizione “da” (Maria fu salutata dal console). Esso ha sempre lo stesso ruolo semantico del soggetto corrispondente, è agente nella frase superiore ed è esperiente in (Maria fu vista da Giovanni). Quando si tratta di un referente non animato, si parla di causa efficiente (La casa fu distrutta da una frana). Nella costruzione del si passivo e all’interno di un SN, è introdotto da “da parte di” (Da parte di molti si auspica un rinnovamento delle strutture).

Capitolo 4 – Classificazione lessicale dei verbi

I verbi si possono classificare sulla base di criteri che fanno riferimento a:

  • Proprietà semantiche date dal numero e dal tipo di attanti, e dai ruoli semantici che vi sono associati
  • Proprietà semantico-aspettuali, collegate al tipo di evento, nel caso di azione verbale
  • Proprietà sintattico-argomentali, con riferimento al numero degli argomento o valenze, alla loro realizzazione sintattica, e al tipo di ausiliare usato.

Azione verbale

L’azione verbale definisce le caratteristiche aspettuali lessicali di un verbo; dal punto di vista dell’azione, i verbi si possono suddividere in:

  • Durativi: caratterizzati dal fatto che la loro azione si prolunga nel tempo
  • Stativi: essere, somigliare, ecc. indicano qualità permanenti o non modificabili, che non possono essere indicate né all’imperativo, né in forma sto+gerundio (Maria è intelligente)
  • Continuativi: dormire, lavorare, ecc. indicano eventi dinamici che hanno un’estensione temporale senza una meta da raggiungere (Maria dorme; Gianni lavora)
  • Risultativi: imparare, cadere, ecc. indicano eventi che hanno un’estensione e che possono considerarsi conclusi dopo il raggiungimento di una meta (Piero ha imparato il francese)

Le proprietà azionali possono essere applicate non solo al singolo verbo, ma anche alla costruzione in cui esso compare, per cui, con verbi continuativi come scrivere, disegnare e mangiare, la presenza di un Oggetto diretto può farli diventare dei risultativi (Scrivere una lettera; Disegnare un ritratto).

  • Non-durativi: eventi privi di durata temporale.
  • Trasformativi: partire, morire, ecc. indicano eventi senza un’estensione temporale e implicano un cambiamento di stato (Piero è partito; Piero si è svegliato)
  • Puntuali: incontrare, spaventarsi, ecc. indicano eventi senza un’estensione e non implicano un cambiamento di stato (Piero ha incontrato Maria; Piero si è spaventato)

Complementi di tempo

Le diverse proprietà azionali degli eventi determinano con quali complementi di tempo la descrizione di un evento sia compatibile:

  • In X tempo è compatibile con i verbi telici (Piero ha imparato il francese in tre mesi)
  • Per X tempo è compatibile con i verbi durativi non telici, ma non con quelli puntuali (Maria è stata malata per due settimane); con i trasformativi misura la durata tra il cambiamento di stato e l’altro (Piero è partito per cinque minuti); se viene usato coi risultativi, questi perdono il valore telico (Piero ha letto il libro per un’ora).

Le valenze dei verbi

I verbi si possono classificare in base al numero di argomenti o valenze che vengono richiesti:

  • Zerovalenti: non hanno nessun argomento, sono verbi atmosferici come piovere, nevicare, ecc.
  • Monovalenti: richiedono un argomento che può essere un SN o una proposizione (Bisogna che..)
  • Bivalenti: richiedono due argomenti che possono essere 1) Entrambi SN (Gianni ha rotto il vaso), 2) Un SN e un SP (Gianni ha disobbedito alla mamma), 3) Due SP (A Gianni dispiace che tu parta)
  • Trivalenti: richiedono tre argomenti che possono essere 1) Due SN e un SP (Gianni ha dati il libro a Maria), 2) Un SN e due SP (Gianni ha parlato a Maria del suo lavoro), 3) Due SN e una proposizione (Gianni ha costretto il suo amico a mentire), 4) Un SN, un SP e una proposizione (La mamma ha promesso ai bambini che li avrebbe portati al circo).

Alcuni verbi possono presentare diverse strutture valenziali come i verbi aprire/chiudere (Bivalente: Gianni ha aperto la porta/Monovalente: la porta si è chiusa); questi verbi, insieme ad altri, hanno un’altra struttura valenziale che corrisponde all’attante strumento, che normalmente non fa parte degli argomenti del verbo (Gianni ha chiuso la porta con la chiave; Hanno scritto il compito con la penna blu).

Verbi transitivi e non transitivi

I verbi si classificano in due categorie:

  • Transitivi: se il verbo possiede un argomento con la funzione di oggetto diretto
  • Non transitivi: se nessuno degli argomenti del verbo assume il ruolo di oggetto diretto
  • Intransitivi: caratterizzati dall’ausiliare avere (camminare, russare, ecc.)
  • Inaccusativi: caratterizzati dall’ausiliare essere, e sono divisibili in semplici (arrivare, arrossire, ecc.) e pronominali; questi ultimi sono caratterizzati dal fatto che nella flessione verbale compare un clitico riflessivo (arrabbiarsi, pentirsi, ecc.)

Alcuni verbi possono appartenere a più gruppi:

  • Verbi intransitivi e inaccusativi (Gianni ha corso per ore/Gianni è corso a casa)
  • Verbi inaccusativi semplici e pronominali (Carlo siede laggiù/Carlo si è appena seduto)
  • Verbi transitivi e inaccusativi (Questa cura mi ha guarito/Sono guarito grazie a questa cura)
  • Verbi transitivi, intransitivi e inaccusativi (Ho bruciato/Ha bruciato per/È bruciato in/Si è bruciato)
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesac di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Tavoni Mirko.
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