Lezioni di linguistica e grammatica italiana (I modulo) Unipg – Prof. Riccardo Massarelli
La linguistica è lo studio del linguaggio.
Che cos'è il linguaggio?
Il linguaggio è un sistema di comunicazione, e come tale ha la funzione di trasmettere informazioni da un emittente a un ricevente (non è l’unica funzione del linguaggio).
Quanti tipi di linguaggio ci sono?
Innumerevoli, con caratteristiche molto diverse, che variano a seconda della struttura: il linguaggio informatico, il linguaggio degli animali e il linguaggio umano.
Il linguaggio animale
Si suddivide in:
- Comunicazione dei primati
- Danza delle api: le api hanno una maniera per comunicare se nelle vicinanze dell’alveare ci sta cibo. Riescono a comunicare in maniera raffinata, se a distanza ridotta o se a distanza maggiore. Riescono a modulare il messaggio che trasmettono per indicare quanto è distante la distanza. Con una particolare triangolazione con il sole riescono a dare indicazioni sulla direzione della fonte di cibo. Quando si tratta di cibo che si trova a una distanza ridotta, le api fanno dei movimenti circolari, fanno un giro in senso antiorario e una volta completato, si girano e lo fanno in senso orario. Questo indica che attraverso questa danza, le altre api capiscono che devono andare a cercare del cibo nelle vicinanze. La danza per la lunga distanza consiste nel fare una sorta di 8: quando si trova nella parte centrale dell’8 fa vibrare l’addome e rilascia delle goccioline di cibo. Inoltre più sono le volte che fa questo tipo di danza e minore è la distanza del cibo. L’orientamento della parte centrale in triangolazione con il sole dà l’orientamento del cibo.
Un altro esempio di linguaggio animale è quello delle formiche. Esse, attraverso i feromoni, possono comunicare la presenza di cibo e attraverso delle tracce che lasciano lungo il percorso, possono indicare verso quale direzione si trova il cibo.
Quindi anche il mondo animale ha dei sistemi di comunicazione. Il linguaggio animale ha potenzialità molto limitate ed è legato a soddisfacimento di bisogni minimi, cosa che il linguaggio umano non ha.
Che cos'è il linguaggio umano?
Il linguaggio umano o linguaggio naturale, è il sistema di comunicazione, perlopiù verbale (ma non solo), con funzioni e caratteristiche particolari, che gli esseri umani sviluppano grazie a una capacità propria, innata; il linguaggio naturale, o anche linguaggio verbale, si distingue da tutti gli altri linguaggi per vari motivi.
Quali sono le differenze tra linguaggio umano e altri linguaggi?
Il linguaggio umano è:
- Arbitrario: cioè si basa sulla convenzione (alcune eccezioni minime: onomatopee, raddoppiamento, fonosimbolismo).
- Articolato e discreto: è composto da unità minime riconoscibili. Articolato in quanto sono unità minime che partecipano in forme diverse alla condivisione del messaggio; discreto perché è ancora frazionabile al suo interno. Esempio: il cane sta abbaiando. Il suo abbaiare è una forma di comunicazione non distinta, non frazionabile. Dall’abbaiare di un cane non si può distinguere la paura, la gioia, il richiamo del padrone.
- Ricorsivo: permette di costruire messaggi potenzialmente infiniti tramite l’aggiunta di segmenti comunicativi.
- Dipendente dalla struttura: ogni messaggio è costruito attraverso una struttura gerarchica.
- Posizionale: il valore di ogni elemento non è stabilito a priori, ma dipende dalla sua posizione e dalla sua funzione all’interno del messaggio.
- Semanticamente onnipotente: può dire tutto, può essere usato per qualsiasi tipo di significato.
- Ridondante: nel caso in cui qualche disturbo ci impedisce di capire una parte del messaggio, siamo riusciti a capirlo facendo riferimento alla parte chiara del messaggio ricevuto. Esempio: il mio bambino. Per 3 volte si ripete il genere. Se noi non capiamo tutta la parola “bambino”, si capisce lo stesso il genere dell’ultima parola.
Che cos'è la lingua?
È la forma specifica che il linguaggio umano assume in relazione a una comunità particolare di esseri umani, un sistema di segni o, per meglio dire, un «sistema di sistemi», con caratteristiche particolari che variano da una lingua all’altra, con alcune limitazioni (universali linguistici); mentre esiste un solo linguaggio umano, al contrario le lingue sono numerose e in costante mutamento. La lingua è la messa in pratica di un linguaggio. Come si fa a dire che una lingua è diversa da un’altra? Non c’è un criterio esatto per dire che una lingua è effettivamente una lingua ed è diversa da un’altra lingua. Potremmo dire che una lingua è tale se è considerata lingua ufficiale della nazione, ciò non è un criterio valido, un altro criterio può essere: prese due lingue posso parlare di lingue diverse se i parlanti di queste due lingue non si capiscono, anche ciò non è un criterio valido. Le lingue si diversificano tra di loro e sotto tutti gli aspetti possibili però entro certi limiti. Queste limitazioni sono comuni a tutte le lingue e sono dette universali linguistici. Ci sono lingue senza vocali nel mondo? No, non ci sono lingue senza vocali e quindi è universale cioè è una limitazione.
(Un sistema è un insieme ordinato in cui tutti gli elementi sono in relazione tra di loro. I sistemi a loro volta sono elementi di un insieme ordinato che costituisce un insieme sovraordinato).
Che cos'è un segno?
È un oggetto reale (oggetto come elemento della realtà) che rimanda a qualcos’altro attraverso una sorta di processo cognitivo. È un’entità complessa, composta da una parte sensibile (espressione) e una parte concettuale (contenuto); l’espressione è materialmente percepibile attraverso i sensi e si connette con un contenuto mentale che rimanda a un oggetto o situazione reale (referente). Tra di loro sussiste una relazione triadica. Ferdinand De Saussure richiamava il contenuto e l’espressione con significato e significante. Il significante è l’espressione (parte concreta), il significato è il contenuto (parte astratta). Tutta la nostra esperienza quotidiana è caratterizzata da segni. Esempio: quando suona la campanella, il suono della campanella (espressione), la campanella che suona (contenuto).
Quanti tipi di segni esistono?
Vi sono vari tipi di segno, che si differenziano tra loro in base al rapporto che lega contenuto ed espressione e il grado di volontarietà:
- Indice: l’espressione e il contenuto di un segno sono legati da un rapporto di origine naturale e di tipo causale, non volontario. Esempio 1: visione del fumo si pensa all’incendio, tipo di relazione che si ha involontaria (causa-effetto). Esempio 2: presenza di rumore in una stanza è indice che c’è qualcuno.
- Icona: segno in cui l’espressione rinvia volutamente a un oggetto reale per mezzo di meccanismi di analogia e somiglianza. Esempio: curva pericolosa, segni fuori dal bagno di uomini e donne, segnali stradali.
- Simbolo: il legame tra espressione e contenuto non ha motivazioni di tipo naturale o analogico; è un legame volontario e arbitrario. Esempio simbolo della pace.
Il segno nel linguaggio umano si basa su:
- Piano dell’espressione: [‘kane].
- Piano del contenuto: il concetto di cane, con tutte le sue definizioni e relazioni, vale a dire l’animale domestico che ha quattro zampe, che abbaia, che è considerato «il migliore amico dell’uomo» ecc…
- Piano del referente: cane nella realtà.
Che cos'è un codice?
Un segno è quindi qualcosa che sta per qualcos’altro (aliquid pro aliquo, relazione diadica); per meglio dire, è «qualcosa che sta per qualcos’altro, per qualcuno in certe circostanze» (relazione tetradica). Questo rimando fa necessariamente riferimento a un codice, cioè a un insieme di regole e convenzioni condivise dai partecipanti all’atto comunicativo. È la conoscenza del codice cui fa riferimento che ci permette di riconoscere un segno come tale, e quindi di interpretarlo. Ciascuna lingua è un codice. Senza la conoscenza del codice noi non possiamo interpretare il segno. Noi utilizziamo nella nostra quotidianità vari codici, il campanello è un codice chiuso, ci permette di costruire un solo messaggio. Si hanno codici primari e codici secondari. Il linguaggio verbale è un codice primario. La scrittura è invece un codice secondario. Ha come significato, contenuto un altro codice: la lingua. La scrittura utilizza una serie di regole per veicolare un altro codice: il linguaggio. Le icone stabiliscono un rapporto volontario basato su un meccanismo di analogia. Tale dialettica, tra arbitrarietà e iconicità, la troviamo in tutti i codici. Pensando al linguaggio dei gesti, il gesto del “sei matto” è iconico, i gesto del “sì” o “no” con la testa ci verrebbe da dire che sono iconici eppure questi gesti significano altro quindi si ha a che fare con dei simboli. Il gesto del “silenzio” è iconico. Non si può stabilire, se non in certi casi, che un gesto è completamente iconico o simbolico. Se si pensa alla sintassi: se dico montò in sella alla sua moto e scappò via oppure scappò via dopo essere montato sulla sua moto. È più iconico la prima in quanto prima si monta sulla sella e poi si va via perciò la successione logica è rispettata nella successione delle frasi; mentre nel secondo caso sono ribaltate quindi è meno iconico.
Teoria matematica della comunicazione (Shannon & Weaver 1949)
Il modello è stato formulato in ambito matematico da due studiosi che si stavano occupando di quella che oggi chiamiamo l’informatica. Hanno risposto alla domanda: come avviene la comunicazione? Quali elementi sono coinvolti in un atto di comunicazione?
Il modello matematico di Shannon e Weaver, ha questo procedimento:
- Fonte dell’informazione: produce un messaggio.
- Codifica: parte in cui viene trasmesso il messaggio.
- Canale: parte in cui avviene la trasmissione.
- Ricezione e decodificazione: il messaggio viene ricevuto e decodificato da parte del destinatario dell’informazione.
Tra trasmissione e ricezione, si possono verificare delle azioni di disturbo da parte di fonti di rumore. L’accezione è molto ampia. Significa che qualsiasi fonte di disturbo, impedisce anche parzialmente, una corretta trasmissione del messaggio da trasmittente a ricevente.
Il modello comunicativo di Jakobson: i fattori
Tale modello è stato ripreso da Jakobson: (linguista russo con evidente ascendenze ebraiche) che, poco dopo la rivoluzione russa, si trasferì a Praga e lì insieme ad altri fu l’animatore principale del Circolo Linguistico di Praga che ha avuto importanza per lo sviluppo della lingua moderna. Negli anni ‘30, fu costretto a fuggire da Praga e si trasferì in America dove proseguì l’attività di ricerca durante gli anni ’60. Nel frattempo divenne cittadino americano. Tale modello, Jakobson lo adatta alla situazione del linguaggio verbale. Lo riformula in un unico elemento: da una parte le figure della fonte dell’informazione e del trasmittente, dall’altra parte del ricevente e del destinatario dell’informazione (molto spesso questi due elementi sono uniti). Quando si parla si è sia fonte dell’informazione sia trasmittente. Noi che ascoltiamo siamo sia riceventi che destinatari dell’informazione. A volte questi due elementi sono separati. Esempio: l’avvocato trasmette messaggi di cui lui stesso è la fonte. La distinzione tra questi due elementi è fondamentale nella teoria di Shannon e Weaver soprattutto in informatica. Esempio: email. La fonte dell’informazione è la persona che invia l’email, il trasmittente è il pc.
Jakobson individua pure il messaggio, il codice, il canale, il contesto.
- Messaggio: ciò che viene detto.
- Canale: aria attraverso la quale si diffondono le onde sonore.
- Codice: insieme di regole condivise che permettono codifica e decodifica del messaggio.
- Contesto: insieme di elementi esterni che sono funzionali per la codifica e la decodifica del messaggio. Sono le informazioni di sfondo, ciò che noi già sappiamo, quello che c’è di implicito.
Le fonti di disturbo hanno una funzione relativa per la trasmissione del messaggio mentre il contesto è fondamentale, molto spesso i nostri messaggi pur essendo costruiti correttamente, non sono compresi a pieno perché mancano quelle informazioni di sfondo che vengono date dal contesto. Jakobson si chiese a cosa serve la comunicazione. Oltre a trasmettere informazioni la comunicazione serve a molte più cose. Individua un modello funzionale in cui è possibile individuare una funzione del linguaggio per ciascun elemento del suo modello.
Le funzioni del linguaggio secondo Jakobson
- Funzione emotiva (mittente): esprime lo stato d’animo di chi emette l’enunciato.
- Funzione conativa (destinatario): esprime l’influenza che si vuole esercitare sul destinatario al fine di guidarne il comportamento.
- Funzione poetica (messaggio): si realizza quando usiamo la lingua in funzione «creativa», diversa dall’uso normale. È quella più ampia, più difficile da cogliere, ed è quella che interessa maggiormente Jakobson. Si attua quando un messaggio ci porta a riflettere su come il linguaggio è costruito e ad apprezzarne le caratteristiche, come lo stile. La funzione poetica rimandava a tutti gli aspetti stilistici della lingua che nel periodo storico in cui Jakobson scriveva venivano generalmente accantonati dai linguistici che avevano un approccio più tecnico e concreto. “Sono un linguista e niente di tutto quello che è linguistico mi è estraneo” (riprende il motto di Cartesio).
- Funzione referenziale (contesto): si realizza nella descrizione del contesto e degli elementi che lo caratterizzano.
- Funzione fàtica (canale): si mette in atto quando verifichiamo il funzionamento del canale di comunicazione. Esempio: mi stai ascoltando? Ci sei? Mi senti?
- Funzione metalinguistica (codice): si realizza quando si usa il codice per parlare del codice stesso. Es: il plurale di cane è cani, il è un articolo determinativo.
Ci sono dei codici complessi come il linguaggio verbale (che hanno la massima funzionalità e al massimo grado costruiamo messaggi che hanno più di una funzione). Altri codici hanno una funzionalità molto ridotta.
Il modello di Bühler
Individua un modello comunicativo a 3 elementi. A seconda su quale di questi elementi si centra la comunicazione si parla di:
- Rappresentazione: quando il messaggio è orientato verso la realtà (funzione rappresentativa).
- Espressione: quando il messaggio è orientato verso il parlante (funzione espressiva).
- Appello: quando il messaggio è orientato verso l’ascoltatore (funzione di appello).
Le funzioni della lingua secondo Halliday
Parla di sviluppo delle varie funzioni comunicative nel bambino. Appena nato il bambino acquisisce progressivamente, non solo la capacità del linguaggio, ma anche le potenzialità secondo cui può utilizzarlo (le funzioni):
- Funzione strumentale: è in atto quando si esprimono bisogni o desideri.
- Funzione regolativa: si attiva quando si cerca di controllare il comportamento di chi ascolta.
- Funzione interazionale: serve per agire con gli altri.
- Funzione personale: serve a rappresentare se stessi e le proprie sensazioni nel dialogo.
- Funzione euristica: serve per indagare il mondo e la realtà.
- Funzione immaginativa: si attiva nella creazione di una propria realtà.
- Funzione informativa: si attiva nella trasmissione o scambio di informazioni.
- Funzione ideazionale: riguarda la trasmissione dell’informazione. Si distingue in:
- Funzione esperienziale: riguarda propriamente il contenuto del linguaggio, relativamente alla realtà esterna e al mondo dei pensieri e dei sentimenti dei parlanti.
- Funzione logica: riguarda l’organizzazione sintattica del discorso.
- Funzione interpersonale: esprime e specifica le relazioni e i contatti tra i membri di una comunità linguistica.
- Funzione testuale: è la capacità del linguaggio di creare testi e di porsi in relazione sia al contesto situazionale sia a ciò che è stato detto precedentemente.
Il modello socio-comunicativo di Ammon
Individua nella comunicazione una serie di funzioni che trovano maggiore ragione di essere con la società, nella comunità di parlanti; si esplicano quando la comunicazione si cala nel contesto socioculturale.
- Lingua come mezzo di comunicazione, e di moltiplicazione e trasferimento delle informazioni.
- Lingua come mezzo per il coordinamento di azioni, tra più individui.
- Lingua come magazzino di esperienze, nel senso che ciò che viene comunicato è poi fissato nella memoria e garantisce il progresso nel processo di apprendimento.
- Lingua come medium di formazione della coscienza, attraverso la fissazione delle esperienze e la loro categorizzazione.
- Lingua come medium del pensiero operativo, nel senso che attraverso la lingua riusciamo a costruire concetti e astrazioni nuovi e a progredire nella comprensione.
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