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Le fasi della crescita (1850-1950)

I dati della crescita

La seconda rivoluzione industriale si colloca tra gli anni che vanno dal 1850 alla Prima Guerra Mondiale. Anni che videro uno sviluppo senza precedenti. Si proveniva da un’economia prevalentemente basata sull’agricoltura, che spesso riusciva a mantenere solo chi coltivava la terra, dove le zone arretrate prevalevano su quelle sviluppate. Con la seconda rivoluzione industriale l’industria divenne il settore più importante, la borghesia assunse un ruolo di classe dominante, assumendo, insieme alle élite aristocratiche, ruoli politici. La crescita non fu uniforme ma si alternarono due fasi di espansione e solo una di recessione.

L'espansione di metà secolo

La prima fase di espansione si colloca tra il 1848 e il 1873 e fu caratterizzata dall’aumento graduale e costante dei prezzi e quindi dell’inflazione. Tale crescita graduale consentì alle imprese di avere un margine di profitto maggiore che si tradusse in maggiore occupazione e dunque in maggiori salari. Un aumento dei salari significava maggiori consumi che mettevano le imprese nelle condizioni di investire e di assorbire l’offerta del lavoro. Le imprese, avendo profitti maggiori, correvano minori rischi di fallimento. Tale espansione fu determinata da:

  • Affermazione del libero scambio. La Gran Bretagna, essendo il paese più industrializzato poté applicare il libero scambio e ciò fu adottato da quasi tutti i paesi europei. La Gran Bretagna aveva applicato tariffe doganali che colpivano solo circa 50 prodotti per il resto erano tutti liberi di essere importati. I governi europei ricorsero ai trattati commerciali, contento, in genere, la clausola della nazione favorita, imponendo ai pesi contraenti una reciproca estensione a loro favore delle condizioni più vantaggiose che ciascuno di esse avesse stabilito con un altro paese; modo efficace per ampliare il commercio internazionale e diffondere il libero scambio;
  • Lo sviluppo dei mezzi di trasporto. La rete ferroviaria mondiale migliorò, si sviluppò la navigazione marittima che consentiva una riduzione dei costi di trasporto e un forte incremento della produzione industriale e del commercio internazionale;
  • La maggiore disponibilità di oro. Furono scoperti giacimenti di oro in Nuova Zelanda, Australia, Canada e California. L’oro prodotto veniva utilizzato per la coniazione di monete metalliche e successivamente come riserva per garantire l’emissione di moneta cartacea. Maggiore disponibilità di oro significò maggiori mezzi di pagamento che non provocò una forte inflazione poiché la produzione e i traffici erano in continua crescita e dunque necessitavano di una maggiore disponibilità di mezzi monetari.

La depressione

Nel 1873, in concomitanza con la crisi finanziaria che investì i mercati di Vienna, New York e Berlino, vi fu l’unica fase di depressione che caratterizzò la seconda rivoluzione industriale denominata Grande Depressione proprio perché durò fino al 1896. Tale periodo fu assoggettato da una riduzione di tassi di profitti, salari e che portò all’affermazione di partiti socialisti e allo sviluppo del movimento sindacale. Le cause che portarono alla riduzione di salari e profitti sono legate a:

  • L’aumento dell’offerta. In quanto le imprese misero a disposizione dei consumatori molta merce che pur di essere venduta aveva un prezzo molto basso e questo provocò perdite per le imprese dovuta alla deficienza della domanda;
  • La riduzione dei costi di trasporto. Il trasporto era divenuto più sicuro, veloce e questo comportò un vantaggio per gli Stati Uniti e la Russia che approdarono nei mercati europei ma uno svantaggio per i paesi europei che si videro invasi i mercati;
  • La diminuzione di produzione di oro. La produzione aurifera dei giacimenti di oro in Australia e California diminuiva sempre più, anche se mantenne buoni livelli fino al 1900. La moneta in circolazione non risultò sufficiente alle necessità di un accresciuto volume dei traffici e della produzione, contribuendo alla diminuzione dei prezzi.

Il trend dell’economia rimase positivo per vario tempo e i paesi come Stati Uniti e Germania crescevano a ritmi sostenuti. Come avviene in tutti i periodi di difficoltà, le imprese cercavano di ridurre il più possibile i costi realizzando economie di scala e chiesero il ritorno al protezionismo, in quanto il libero scambio aveva portato un affollamento, dovuto all’entrata nel mercato di USA e Russia, nei mercati europei. Così si tornò al libero scambio tant’è che il protezionismo divenne la regola mentre il libero scambio l’eccezione, poiché adottato solo in Gran Bretagna. Gli anni della depressione videro la ripresa, da parte dei paesi europei di politiche di colonialismo che erano state abbandonate dall’inglese con la perdita delle 13 colonie, dagli spagnoli e portoghesi con concessione d’indipendenza all’America Latina. Dopo il 1870 le politiche colonialistiche si concentrarono nei territori dell’Asia, Africa e Oceania per motivi religiosi, ideologici, politici ma anche per le risorse che offrivano tali terre e servirono meno per accogliere la popolazione esuberante che invece preferiva emigrare in America.

La Belle Époque

Dal 1896 iniziò un nuovo periodo di espansione che vide la ripresa di profitti, salari e investimenti, denominato la Belle Époque, in cui i contemporanei avevano fiducia nel futuro e nel progresso e confidavano nelle conquiste della scienza e della tecnica. Tal periodo vide lo sviluppo dell’industria dei metalli e della chimica, la nascita di una nuova fonte di energia (il petrolio), dell’impiego dell’elettricità, migliorarono i mezzi di trasporto e si diffuse il commercio internazionale. Furono scoperti nuovi giacimenti di oro in Alaska e Canada che furono utilizzati più razionalmente e che non comportarono la crescita dell’inflazione poiché la produzione e i traffici necessitavano di una maggiore quantità di mezzi monetari.

Condizioni della crescita: la popolazione

Le dinamiche della popolazione

La crescita economica fu sostenuta da una crescita demografica, che raggiunge il suo punto massimo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. La riduzione del tasso di mortalità fu dovuta al:

  • Miglioramento di condizioni igieniche, soprattutto dovute alla costruzione di acquedotti e fognature;
  • Progresso della medicina. Fu scoperto che nel corpo umano le malattie contagiose si diffondevano attraverso germi microbi che potevano essere individuati, analizzati, combattuti e distrutti.

Vennero individuate malattie come il tifo e il tetano, si diffuse l’uso dei farmaci avviando così l’industria farmaceutica, sostenuta anche dall’intervento dello Stato che organizzò l’assistenza e i servizi sanitari. Si tendeva ad occuparsi maggiormente della salute degli animali, quali fonte di lavoro e ricchezza, e non a quella dei figli, i quali potevano essere rimpiazzati facilmente e i costi che doveva sostenere la famiglia per istruirli e mantenerli in salute comportava un costo non poco rilevante. La riduzione del tasso di nascita contribuì a far diminuire l’attitudine di fare tanti figli poiché molti dei concepiti rimanevano in vita. Gli aiuti statali contribuirono a diminuire la necessità di fare figli per mantenere i genitori durante la vecchiaia poiché ormai vi erano pensioni per vecchiaia, assicurazioni contro le malattie. La vita media si allungò e in USA e Francia la popolazione era prevalentemente vecchia. La crescita demografica comportò una sovrappopolazione delle campagne che portò molti contadini, non trovando lavoro nell’agricoltura, a spostarsi nelle città per lavorare nelle fabbriche, le quali prevalsero sul lavoro a domicilio e sull’artigianato rurale. Nei paesi industrializzati la popolazione preferiva emigrare. La popolazione divenne più istruita anche perché lo Stato assicurava l’istruzione primaria dando così maggior importanza al capitale umano, inteso come insieme di capacità professionali dei lavoratori che divenne indispensabile per accrescere la qualità e la produttività del lavoro.

L'urbanesimo

L’esodo delle campagne comportò l’avvento dell’urbanesimo. La struttura e le funzioni delle città variarono. Il centro dell’attività si spostò nel quartiere degli affari, solitamente situato tra la città vecchia e la nuova stazione ferroviaria, e spesso assumeva un ruolo imponente tanto da farla sembrare una “cattedrale dell’epoca industriale”. L’insediamento abitativo mutò. Nella vecchia città vi era la coabitazione di diversi ceti sociali:

  • Commercianti e artigiani al piano terra;
  • Borghesi agiati ai primi piani;
  • Piccoli impiegati, lavoranti a domicilio, studenti e povera gente agli ultimi piani.

La nuova città, invece, si distingueva in:

  • Quartieri borghesi, spesso situati al centro della città, arricchiti di spazi verdi, con case confortevoli;
  • Quartieri operai, spesso situati nelle periferie della città, dall’igiene deplorevole, anneriti dal fumo delle fabbriche in cui l’alcolismo e la criminalità erano in aumento.

L’urbanizzazione portò l’illuminazione nelle strade e nelle abitazioni, bisognò pensare alla mobilità della popolazione, dapprima mediante tram a cavalli e successivamente con la trazione elettrica. A fine '800 furono costruite le prime metropolitane, come quelle di Londra, Chicago e Parigi che sfruttarono l’elettricità come forza motrice sopportando un importante sforzo finanziario.

I grandi flussi migratori

L’emigrazione contribuì all’esodo nelle campagne. I motivi dell’emigrazione furono:

  • Di espulsione, legate alle condizioni economiche o anche per migliorare la situazione economica, dovute alla fuga da persecuzioni religiose o politiche. Il costo dei viaggi diminuiva e questo incentivava ad emigrare ma non era comunque accessibile ai ceti più poveri, così fu incentivata dai governi che lo utilizzarono per eliminare gente poco desiderata o per popolare le colonie;
  • Di attrazione, legata alle possibilità di trovare lavoro e la presenza di familiari nei paesi di arrivo costituiva un incentivo a emigrare poiché si aveva un supporto in una realtà sconosciuta.

Le principali destinazioni erano le due Americhe (Brasile, Canada, Argentina e soprattutto USA), Australia, Nuova Zelanda e qualche paese africano. I principali paesi di provenienza erano Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e paesi scandinavi. Si registrarono anche flussi migratori interni che videro masse di popolazioni spostarsi da est verso ovest e da sud verso il nord. L’emigrazione iniziò a ridursi dalla Grande Guerra. Il governo Americano aveva introdotto, con lo scopo di evitare concorrenza ai lavoratori già presenti nelle grandi città americane che si ribellarono, nel dopoguerra, il sistema delle quote, secondo il quale, il governo fissava una quota di persone provenienti dall’estero stabilita dai connazionali presenti negli Stati Uniti a una certa data. Durante e dopo le due guerre venne introdotta la figura del profugo, quale persona che richiedeva asilo per scappare da persecuzioni o eventi bellici. Dopo la prima guerra mondiale, si registrò un flusso migratori di profughi russi che lasciarono il loro paese per instaurare il regime comunista. Dopo la seconda guerra mondiale, registrò un flusso migratorio dei tedeschi e profughi provenienti dai paesi dell’est europeo che si trasferirono nella Germania Federale e nell’Europa occidentale, mentre gli Ebrei sopravvissuti all’Olocausto trovarono asilo soprattutto nello Stato di Israele.

Gli effetti dell'emigrazione

L’emigrazione comportò:

  • Nei paesi di partenza:
    • Svantaggi dovuti al fatto che loro avevano sostenuto dei costi di mantenimento, crescita e istruzione di persone che andarono a lavorare altrove ed essendo delle persone giovani, lasciavano un vuoto demografico che richiedeva tempo per essere colmato;
    • Vantaggi dovuti al fatto che emigrando, riducevano l’offerta di braccia sul mercato del lavoro migliorando le condizioni di vita dei lavoratori. Molta rilevanza ebbero le rimesse che facevano affluire in patria preziosa valuta estera, intesa come monete metalliche e biglietti di banca emessi da paesi stranieri, giovando non solo la famiglia dell’emigrato ma l’intera collettività poiché depositate in banche, poste, venivano investite in attività produttive private o in opere pubbliche.
  • Nei paesi di destinazione:
    • Svantaggi dovuti alla difficoltà di integrarsi in una realtà con differenze legate alle tradizioni, cultura, religione e soprattutto religione che portarono a delle contrapposizioni anche a volte violente, anche con gli altri gruppi di immigrazione;
    • Vantaggi legati al fatto che gli immigrati costituirono una grande ricchezza per il paese che li ospitava poiché si trattava di persone adulte che potevano conoscere un certo mestiere e arrivavano istruiti e mantenerli fino a quel momento senza aver dovuto spendere nulla. Essi detenevano uno spirito intraprendente, dinamico, giovane che contribuirono ad aumentare il tasso di natalità e con il loro lavoro contribuirono a creare ricchezza e benessere per la nazione.

Le condizioni della crescita: trasporti, banche e moneta

Lo sviluppo dei trasporti: ferrovie e automobili

La crescita degli scambi e la necessità di una maggiore mobilità delle persone diedero un grande impulso al miglioramento dei mezzi di trasporto e allo sviluppo del sistema di comunicazioni. La rete stradale non fece molti progressi, quelle esistenti vennero migliorate e ne vennero costituite delle nuove. Dopo il 1870 il traffico stradale si ridusse a causa dell’avvento delle ferrovie. La strada ferrata divenne parte integrante del paesaggio del nuovo e vecchio continente. La costruzione delle ferrovie ebbe dei problemi tecnici, per quanto riguardo la costruzione di tunnel, di ponti per attraversare i fiumi, e problemi economici, non indifferenti i capitali che necessitavano. Inizialmente questi capitali, il cui ritorno si verificava nel medio lungo termine, vennero forniti dai banchieri privati ma successivamente vennero costituite società di azioni. Le azioni delle compagnie ferroviarie vennero trattate in Borsa e furono oggetto di grandi speculazioni. L’automobile venne sperimentata su strade con l’avvento del motore a scoppio, grazie a numerosi pionieri. La produzione di automobili divenne in serie e inizialmente avevano un prezzo molto alto, poiché artigianali, ma dopo il conflitto, la produzione delle autovetture aumentò e questo provocò un processo a catena che coinvolse molte industrie e diede impulso alla costruzione di nuove strade. Le automobili richiedevano carreggiate compatte e asfaltate.

Lo sviluppo dei trasporti: navi e aerei

Lo sviluppo dei trasporti vide l’utilizzo di battelli a vapore, la cui forza motrice era il vento. I piroscafi, inizialmente utilizzavano la ruota a pale e successivamente l’elica a tre pale. Le navi a vapore erano più veloci e non si rischiavano ritardi o insufficienza di vento. Le navi a vapore presero il sopravvento sulle navi a vela. Il costo delle navi portò alla nascita di società di navigazione. I porti dovettero essere ristrutturati poiché richiedevano approdi più ampi e profondi. Nacquero le navi specializzate nel trasporto di merci particolari come petrolifere o navi frigorifero. Le flotte britanniche primeggiarono, che organizzarono alla perfezione il sistema tramps, navi particolari sempre a disposizione dei clienti che dovevano trasportare merci. La costruzione di aerei era molto limitata e inizialmente ebbe uno scopo essenzialmente bellico. L’aeroplano conobbe una certa popolarità durante le guerre mondiali utilizzati spesso per i bombardamenti. Dopo i conflitti, gli aerei furono utilizzati nel trasporto della posta e di passeggeri paganti. L’aviazione commerciale si diffuse negli anni '20 e '30 e i primi voli furono stabiliti fra Stati Uniti ed Europa. La rivoluzione dei trasporti rivoluzionò:

  • Il commercio, le merci poterono essere trasportate anche per distanze più lunghe e si hanno più mezzi di trasporto (carro, treno, nave, autotreno);
  • L’agricoltura, che fu in grado di specializzare le colture poiché le coltivazioni furono adattate alla natura del suolo e alle condizioni climatiche;
  • Le industrie, fu necessario produrre e coinvolgere altre industrie come quelle siderurgiche e meccaniche;
  • Le banche, furono chiamate a finanziare sia le compagnie ferroviarie, marittime che realizzarono buoni profitti.

Le comunicazioni

Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale le notizie viaggiavano velocemente attraverso:

  • Il telegrafo, brevettato da Morse e diffuso in breve tempo in Europa e Stati Uniti. Rese possibile, agli operatori economici, di conoscere gli andamenti dei prezzi, le quotazioni in Borsa, l’arrivo e la partenza delle merci, poiché tutti i continenti detenevano un ufficio telegrafico; nacque la stampa commerciale che riportavano notizie sui mercati del mondo;
  • Il telefono, messo a punto da Meucci, il cui impiego rimase confinato all’uso nel mondo degli affari e alle comunicazioni ferroviarie fino alla Prima Guerra Mondiale ma successivamente divenne di uso comune;
  • La radio, sperimentata da Marconi, destinata ad un canale di comunicazione di massa entrando in molte case e fu utilizzata per l’intrattenimento, pubblicità e comunicazione.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Yuccia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Cassar Silvana.
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