Estratto del documento

-Alcuni approcci al colloquio invitano ad essere imparziali MA, l’approccio qui seguito,

considera il rapporto all’interno del colloquio come autentico ed empatico: ogni

interlocutore è considerato una persona unica (fine e mai mezzo per conseguire altri fini)

-Ci sono alcuni casi in cui l’ultimo colloquio non c’è: si può solo prendere atto e accettare

la fine dell’esperienza, pensando che, comunque, abbiamo lasciato qualcosa al paziente

1. COLLOQUIO PSICOLOGICO (Roberto Anchisi, Mia Giambotto Dessy)

-Colloquio è PSICOLOGICO quando l’interesse degli interlocutori non è orientato al

contenuto MA alla persona che ne è coinvolta

comprendere e orientare le azioni umane

OGGETTO: PAROLA ma non solo comune per motivare l’interlocutore spesso

strumento: nell’uso

prevalgono i mezzi comunicativi non verbali: da qui la necessità di padroneggiare la

comunicazione nei suoi vari aspetti, verbali e non verbali

NON VERBALE: influenza il comportamento di chi osserva e ascolta,

LINGUAGGIO

grazie alla sua capacità di produrre direttamente emozioni nella categoria degli

rientra

stimoli del PRIMO SISTEMA DI SEGNALAZIONE (Pavlov): stimoli che producono di per sé,

senza la mediazione del linguaggio simbolico, reazioni viscerali ed emotive

VERBALE: appartiene al SECONDO SISTEMA DI SEGNALAZIONEpotendo

LINGUAGGIO

simbolizzare ogni oggetto ed evento, produce reazioni viscerali emotive direttamente

(una parola assume lo stesso potere elicitante dell’evento/oggetto associato) che

attraverso associazioni proprie del linguaggio usato (sgancia l’attenzione dal “qui ed

ora” per proiettarla nello spazio e nel tempo senza limitazione)

=PSICOLOGIA DEL COLLOQUIO: studia i mezzi e le modalità che rendono il colloquio

funzionale al raggiungimento di obiettivi prefissati

seconda degli obiettivi si definiscono diversi tipi di colloquio: di selezione, di

a

orientamento, clinico..

seconda dei soggetti coinvolti si modificano le modalità del colloquio: con bambini,

a

con genitori..

-Rogers: colloquio deve essere empatico, non giudicante e non direttivo MA può e deve

comprendere anche tecniche di apertura, protettive (autoapertura, annebbiamento,

riduzione al concreto) e orientative(libere informazioni e domande)

-EMPATIA: capacità di comprendere la psicologia degli altri, ossia il sistema di percezione

e organizzazione del loro mondo (sistema di relazioni tra esperienze vissute che spiega

le attuali azioni e reazioni ad eventi)

sviluppare empatia è necessario sospendere il giudizio difronte alle azioni altrui e

per

valutare ogni azione, per quanto strana/irritante, in base alle sue cause (rintracciabili nel

contesto in cui tale azione si realizza) azione si realizza senza un contesto

nessuna

di natura relazione e implica almeno 3 elementi

CONTESTO:

1.ambiente esterno in cui l’azione viene emessa

2.soggetto che percepisce tale ambiente e reagisce

3.conseguente modificazione all’ambiente esterno

=empatia richiede un atteggiamento di umiltà di fronte ad azioni non immediatamente

comprensibili nelle loro cause: atteggiamento preparato da costante attenzione alle

cause delle proprie azioni insieme allo studio delle azioni altrui

punto di vista tecnico è richiesta una precisa metodologia di analisi funzionale del

dal

comportamento studiare il comportamento in funzione delle variabili contestuali entro cui

FUNZIONALE:

esso si presenta

=ANALISI FUNZIONALE: nel filone del funzionalismo filosofico americano (Pierce, James,

Dewey), è la chiave che consente di introdurre il metodo sperimentale in psicologia

senza le limitazioni delle altre metodologie usate in psicologia

e loro reazioni: considerate dal punto di vista quantitativo, in termini di

variabili

frequenza, durata, intensità

metodologia propria dell’analisi funzionale nasce anche dall’analisi del linguaggio di

la

Wittgenstein: uso PERSPICUO del linguaggio è perspicui quando si considera nel

si

modo più semplice e diretto la funzione che le parole hanno nel descrivere e determinare

gli eventi

=un atteggiamento empatico si acquisisce allenandosi ad un uso perspicuo del

linguaggio, che dissolve i pregiudizi legati ad un uso interpretativo le parole, in una

visione perspicua, denotano gli eventi e le loro relazioni funzionali MENTRE in una

visione interpretativa costruiscono le relazioni e alterano il significato degli eventi

(purchè siano in linea con gli assunti preconcetti all’origine delle interpretazioni stesse)

nella categoria interpretativa le forme di colloquio banalizzanti, tecnicistiche,

rientrano

moralistiche

=terapeuta perspicuo rileva i fatti nel modo più semplice per ricondurli alla loro natura di

variabili in relazione funzionale tra loro assente negli altri atteggiamenti, fa

empatia,

da sfondo perché il rispetto dei fatti indica di per sé il rispetto dell’esperienza presentata

dal cliente

-AUTOAPERTURA: aprirsi all’altro, parlando di sé, chiarendo come il professionista

affronterebbe una situazione o difficoltà (sostituisce il dare consigli)

graduata a seconda delle situazioni e del grado di coinvolgimento che in esse

va

vogliamo avere

livelli:

3

1.COMPORTAMENTI: “In una situazione come la sua ho trovato utile..” (per evitare tono

didascalico)

2.IDEE: “Il mio pensiero al riguardo è..”

3.SENTIMENTI: “La sua storia mi ha molto commosso..” (aiuta ad affrontare una

situazione difficile)

dell’autoapertura centrata sui sentimenti: incapacità di esprimere i

importanza

sentimenti porta a conseguenze disastrose il contatto con i nostri sentimenti

perdiamo

e diventiamo insensibili ad essi; avendo perso il controllo diventiamo più risentiti e

ansiosi; l’autostima diminuisce, l’insoddisfazione per noi e per gli altri aumenta; con gli

altri limitiamo la possibilità di stringere rapporti intimi

volte tale coinvolgimento diventa eccessivo e va riportato su livelli più gestibili ed

a

efficaci:

-ANNEBBIAMENTO: difronte a domande imbarazzanti il professionista risponde “può

darsi”, “forse”

di non risposta, risposte interlocutorie che consentono di evitare prese di

forme

posizione ritenute al momento non pertinenti

-RIDUZIONE AL CONCRETO: costituisce la seconda parte della risposta che conduce il

colloquio sulla linea dell’obiettivo principale

“Può darsi che sia così, ma mi faccia capire come lei affronta le difficoltà.. Mi descriva

cosa è successo..”

-LIBERE INFORMAZIONI: abilità che insegna a rilevare, nel corso del colloquio, quei

semplici spunti che indicano ciò che è ritenuto importante da chi parla

ciò che una persona dice di sé, oltre a quanto le è stato chiesto: così esprime

tutto

interessi, desideri, disponibilità e offre nuovi spunti all’interlocutore per prolungare la

conversazione

caso del colloquio professionale le libere informazioni vanno usate con parsimonia

nel

e in modo mirato: il contenuto dell’informazione è libero MA l’uso è in funzione di un

preciso obiettivo

(interlocutore prova disagio o irritazione quando il professionista divaga, raccontando

fatti personali per mettersi in mostra o per confidarsi con qualcuno)

-FARE DOMANDE: risponde al desiderio di conoscere, caratteristico dell’essere umano,

che sin dall’inizio del suo sviluppo mostra propensione per questa attività

per coinvolgere gli interlocutori, chiamando in causa i loro pensieri e convinzioni

utile

(a tutti piace parlare di sé ed esprimere le proprie idee)

-Domande si dividono in: APERTE e CHIUSE aperte più coinvolgenti mentre

domande

domande chiuse spesso risultano limitanti per la conversazione

molti casi le DOMANDE CHIUSE sono più indicate: soggetto reticente o confuso

in

perchè troppo coinvolto emotivamente domande chiuse è più facile rispondere e,

alle

se usate in modo strategico, conducono al superamento della reticenza o ad

un’autoapertura liberatoria

-La strategia delle domande regola il tipo e la sequenza con cui vengono poste:

AD IMBUTO: a domande generali seguono domande specifiche

SEQUENZA

“Che cosa fai la sera? Cosa hai fatto sabato scorso?”

A PIRAMIDE/IMBUTO ROVESCIATO: in senso inverso efficace perché

SEQUENZA più

offre più occasioni di ampliare il discorso permettendo all’interlocutore di rispondere più

liberamente e in modo personale

“Che cosa hai fatto sabato sera? Di solito che fai la sera?”

TUNNEL: comprende domande della stessa ampiezza (usato per la raccolta di

A

informazioni di base)

“Dove sei nato? Dove abiti? Che lavoro fai?”

alterna domande aperte a domande chiuse (per evitare la simulazione

ERRATICO:

dell’interrogatorio)

“Ti piace leggere romanzi? Qual è l’ultimo che hai letto? Che ne pensi?”

-L’insieme di queste tecniche rientra nel costrutto dell’ASSERTIVITA’: pone in primo piano

i valori e i diritti della persona come basi di ogni colloquio costruttivo e richiede, perciò,

che sia rispettato il PRINCIPIO DI RECIPROCITA’ (qualunque sia l’obiettivo del colloquio)

devono rispettare le esigenze di riservatezza dell’interlocutore senza forzarlo

domande

a rispondere

=PRINCIPIO DI PARSIMONIA: richiede che vengano usate solo domande necessarie al

raggiungimento dell’obiettivo concordato e in accordo con la disponibilità a rispondere

dell’interlocutore

equivale ad autenticità MA è più strutturata e operazionalizzabile: si articola

assertività

in 5 livelli che corrispondono alle 5 operazioni/abilità di base che caratterizzano una

persona autonoma e autentica

livello definisce un aspetto dell’assertività e rappresenta un obiettivo per la

ogni

formazione: attraverso i 5 livelli si passa dalla sensazione alla piena consapevolezza

delle motivazioni che ispirano la propria attività

1.AUTONOMIA EMOTIVA: percepire le emozioni come un arricchimento della situazione,

senza il coinvolgimento negativo legato alla presenza di altre persone (che genera

vergogna, imbarazzo, disagio per il timore di essere giudicati)

alimentate da un eccesso di consapevolezza: quando si orienta l’attenzione

emozioni

sul “come” si fa qualcosa invece che sul “che cosa” si sta facendo

2.LIBERTA’ ESPRESSIVA: padroneggiare le reazioni motorie perché non siano

alterate/inibite dall’ansia (es.mimica rigida e gesto tremante)

3.RISPETTO DI SE’ E DEGLI ALTRI: identificare e valutare i propri diritti in relazioni a quelli

altrui, per mediare le esigenze personali con quelle sociali secondo il principio di

reciprocità

essenziale nell’assertività: sui diritti e sul principio di reciprocità si fonda la

ruolo

distinzione tra comportamenti passivi, aggressivi, assertivi (abilità richieste: cognitive

proprie delle funzioni superiori del SNC)

4.AUTOAFFERMAZIONE: capacità di valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza, con

una visione funzionale e costruttiva del proprio ruolo sociale (si sviluppa con la

sensibilità nei confronti dei vari aspetti della motivazione umana)

5.IMMAGINE POSITIVA DI SE’: capacità di autorealizzarsi con la consapevolezza di poter

decidere sui fini della propria vita (modello che sta alla base della fiducia e sicurezza

personali)

in gioco abilità centrate sul conoscere realisticamente se stessi: un’immagine

sono

positiva di sé comporta maggiori capacità di autocontrollo, di intervento sulle situazioni

e di soluzione dei problemi in un ambiente interno rilassante permette di affrontare

ciò

in modo positivo ansia e stress e di percepire le difficoltà come ostacoli da superare

abilmente

questo livello si giunge progressivamente con un aumento di abilità nell’uso delle 3

a

forme di comportamento di cui si compone la personalità: AUTONOMICO (delle reazioni

emozionali), MOTORIO (dei comportamenti volontari) e COGNITIVO (dei pensieri e

verbalizzazioni)

=per raggiungere gli obiettivi dei vari livelli si lavora su un aspetto CONCETTUALE

(relativo al contenuto) e su uno TECNICO (relativo al modo di agire)

training assertivo per lo psicologo rappresenta un momento fondamentale: per

un

lavorare su se stesso e sviluppare la dote umana di base del counselor e del terapeuta

(empatia) e la sua dote complementare (flessibilità psicologica)

=EMPATIA per capire e FLESSIBILITA’ PSICOLOGICA per andare oltre i problemi e

sormontare le difficoltà

=ASSERTIVITA’: forma preventiva di igiene mentale, nei confronti di molteplici disturbi

del comportamento, e terapia a largo spettro, quando tali disturbi sono già in atto

-Ci sono molteplici tecniche per condurre il colloquio:

una prospettiva scientifico-sperimentale il colloquio deve essere TRASPARENTE SUI

in

FATTI: teorie cedono il posto all’osservazione della relazioni tra variabili; variabili devono

essere definite in termini operazionali

questo modo dall’osservazione si passa alla formulazione di ipotesi, sottoponibili a

in

verifica, mediante prove di falsificazione

=attuato il PROCESSO INDUTTIVO-IPOTETIVO-DEDUTTIVO delle scienze empiriche in

accordo con il PRINCIPIO DI FALSIFICABILITA’(Popper)

DI FALSIFICABILITA’:

PRINCIPIO

il piano dell’osservazione dei fatti e il piano di generalizzazione proprio di una

tra

teoria volta a comprenderli e spiegarli vi è un salto logico: il piano dei fatti è particolare

MENTRE ogni teoria è universale

dei fatti che posso osservare a conferma della mia teoria è sempre finito

numero

MENTRE la teoria ha un valore assoluto passare dall’osservazione alla formulazione

nel

di un’ipotesi teorica si opera sempre una generalizzazione indebita (“ho osservato molti

corvi neri” diventa “tutti i corvi sono neri”)

quanti corvi osservi non potrò MAI avere la certezza che l’ipotesi sia sempre vera:

per

infatti basta che io veda un corvo bianco per falsificare la mia teoria

=criterio per definire scientifica un’ipotesi/teoria non è quello della verifica, sempre

parziale e valida “fino a prova contraria” MA quello della possibilità di produrre una

prova contraria

INDUTTIVO-IPOTETICO-DEDUTTIVO (Raymond Cattel): formulate, vagliate e

PROCESSO

modificate ipotesi alternative in costante sviluppo

=è un punto di vista empirico in cui le modalità del colloquio si definiscono in termini di

maggiore/minore efficacia per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, con il minor

numero di effetti collaterali negativi

=colloquio visto come uno strumento: strumento principe dello psicologo

-Se punto di vista empirico è essenziale perché il colloquio sia utile e costruttivo, spesso

è possibile e necessario procedere ad una scrematura iniziale di tipo logico:

sua natura l’esperienza umana è limitata e contingente mentre parole come

per

“tutto”, “mai”, “niente” presuppongono un’esperienza di tipo assoluto e atemporale

espressioni si collocano in un punto di vista logico, essendo quantificatori

queste

universali, e come tali vanno riconosciuti (e abbandonati) per portare il colloquio su un

piano più realistico, per far presa sui fatti

“Sono sempre depresso” “Vi sono momenti in cui si sente meno depresso?”

-La prima condizione per condurre un colloquio costruttivo è definirne termini e

linguaggio: un ambito in cui è importante definire preventivamente i termini del

colloquio è quello degli ESAMI

nel colloquio di selezione, per l’assunzione di personale qualificato, il selezionatore

es.

usa criteri di valutazione non dichiarati al candidato che, perciò, procede nel colloquio

seguendo spunti irrilevanti e fuorvianti (accoglie un sorriso come un incoraggiamento

quando in realtà è solo empatico)

conoscenza dei criteri di valutazione genera ansia e appesantisce la prestazione

non

con comportamenti irrilevanti sia nel candidato che nel selezionatore

-2 obiettivi impliciti nel colloquio psicologico:

1.COMPRENDERE: comprendere l’altro significa capire perché dice quel che dice

ciò avvenga è necessario porre in relazione ciò che dice e come lo dice

perché del perché non può avvenire se il contenuto dichiarato non viene

comprensione

analizzato insieme a come tale contenuto viene espresso

si dice è contenuto nel messaggio verbale; COME lo si dice nei messaggi non

COSA

verbali NON VERBALE: trae origine da processi impulsivi che precedono la

COMPORTAMENTO

consapevolezza e il controllo strumento per capire motivazioni e intenzioni

principale

di chi parla

=appare incongruo con il linguaggio verbale volto a mentire: analizzando a rallentatore

le espressioni mimiche di soggetti a cui è stato chiesto di mentire si possono osservare

delle costanti nel loro comportamento non verbale, riferibili al momento in cui viene

detta la menzogna (se c’è ansia o paura le sopracciglia si alzano e avvicinano nella parte

centrale)

2.PERSUADERE: abilità di confrontare gli aspetti verbali con quelli non verbali conduce

alla comprensione delle motivazioni dell’interlocutore sono le sue intenzioni?

Quali

collocarsi su questo livello di comprensione se si reagisce al contenuto della

difficile

comunicazione: la difficoltà è superata se si a

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillaniccolai di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Colloquio psicologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Raffagnino Rosalba.
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