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Riassunto Revisione Aziendale Appunti scolastici Premium

Riassunto di revisione aziendale basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich, facoltà di economia, Corso di laurea in Economia e management. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Revisione aziendale docente Prof. D. Di Berardino

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e) le società emittenti strumenti finanziari, che, ancorché non

quotati su mercati regolamentati, sono diffusi tra il pubblico in

maniera rilevante;

f) le società di gestione dei mercati regolamentati;

g) le società che gestiscono i sistemi di compensazione e di

garanzia;

h) le società di gestione accentrata di strumenti finanziari;

i) le società di intermediazione mobiliare;

l) le società di gestione del risparmio;

m) le società di investimento a capitale variabile;

n) gli istituti di pagamento di cui alla direttiva 2009/64/CE;

o) gli istituti di moneta elettronica…p) gli intermediari finanziari ..>>

REVISIONE LEGALE X GLI EIP

Un azienda controllata da un EIP o una società che controlla un EIP, quando i dati del mio

bilancio vanno a finire in quello di una eip, il controllo di quel bilancio non lo può mai fare il

collegio sindacale e nemmeno un semplice revisore interno, ma lo deve fare il revisore

esterno. Occorre un controllo distaccato e indipendente. Quali sono?

Si distinguono : le società quotate e tutte le altre che gestiscono i soldi altrui ( banche,

imprese di assicurazione). Tutte queste che hanno a che fare con i risparmi pubblici

devono rispondere del loro operato ad una platea molto + ampia. E quindi i loro conti

vanno controllati da un soggetto esterno, che deve essere capace di fornire un controllo

ampio, accurato, distaccato.

Quando ho davanti ho una eip o un azienda il cui bilancio va a finire assieme a quello di

una eip, xkè io controllo la eip o sono controllata, il bilancio lo devo affidare ad un soggetto

esterno. Generalmente può essere affidata al singolo revisore legale. Le società quotate

lo devono affidare sempre ad una società di revisione.

La eip deve affidare il bilancio ad un revisore esterno. Se è una persona singola massimo

x 7 anni.

Quando lo si affida ad una società di revisione l’incarico dura 9 anni. Questo accade x le

società quotate il controllo del bilancio.

Es: tu affidi l’incarico di controllare il bilancio alla price per 9 anni, tu scaduti i 9 anni aspetti

3 anni, xk3 dopo 3 anni puoi tornare dalla price.

All’interno dell’EIP oltre a esprimere un parere sul bilancio delle aziende, queste società di

revisione sono chiamate anche a presentare annualmente una relazione ad un comitato

interno all’azienda, ossia è un giudizio in più. Dicono quello che è emerso dalla loro attività

La revisione legale x una società di capitali non quotata non eip e non tenuta a redigere il

bilancio consolidato, lo può fare il collegio sindacale e i suoi membri devono essere tutti

sindaci abilitati come revisori.

Mentre invece negli altri casi, ossia società che hanno natura di eip, oppure società tenute

a redigere il bilancio consolidato, il controllo deve essere affidato a soggetti esterni che

possono essere individui e l’incarico dura 7 anni, oppure una società di revisione e ciò è

obbligatorio x le società quotate (sia SPA normale , banca quotata). L’incarico può durare

9 anni, ma non può essere rinnovato subito alla fine del mandato. è la quotazione che fa la

differenza xkè la banca non quotata lo può affidare alternativamente ad un singolo, un

dipendente o società di revisione.

Banca quotata società di revisione

Banca non quotata singolo, dipendente, società di revisione

Altra novità del decreto oltre a prevedere chi può fare il controllo è quello di stabilire le

Regole che segue il revisore nel strutturare la sua attività.

I revisori contabili hanno 3 serie di regole a cui attenersi nel proprio incarico. I più

importanti sono i principi contabili.

I principi contabili in primo luogo c sono I principi contabili nazionali se stiamo

controllando il bilancio individuale di un’azienda non quotata, mentre per le altre società

che sono tenute a redigere un bilancio individuale o anche un bilancio consolidato

secondo i criteri internazionali, come alcune EIP e assicurazioni ci sono altri principi.

I principi contabili ci danno la lettura di come è nato il valore contabile nel bilancio e quali

sono stati i criteri di valutazione. Richiameremo entrambi i principi, nazionali e

internazionali guardando i principali processi decisionali delle aziende.

Poi c’è un altro gruppo importante di principi che sono i principi di revisione. Questi principi

dicono come il revisore deve organizzare e svolgere il suo processo. Quindi i i principi

contabili mi dicono come devo leggere i dati del bilancio; mentre i principi di revisione

informano, stabiliscono quali passaggi deve seguire il revisore in tutta la revisione

contabile che fa di quell’azienda.

Così come i principi contabili, oltre a quelli civilistici, c’è stata un evoluzione, ossia un

armonizzazione, quindi ci si è spinti soprattutto x le società quotate, a recepire regole

omogenee previste a livello internazionale; la stessa cosa è avvenuta x i principi di

revisione. Prima avevano principi validi stabiliti dall’organismo italiano, adesso si viaggia

su un piano internazionale. Ci si deve conformare con regole valide a livello

internazionale, soprattutto per società appartenenti a gruppo, xk le regole da seguire

devono essere omogenee x tutte le società del gruppo ubicate in aree geografiche

diverse.

Il decreto 39/2010 dice che tutti i bilanci che partono dal 2015 in poi , il controllo deve

essere organizzato in base a quello che dicono i principi di revisione internazionali, ossia

gli ISA international standar auditing. In sostanza questa norma dice una cosa molto

importante per il revisore, gli dice di cambiare metodo al revisore uniformandosi ai criteri,

procedure internazionali.

Siamo parti dal 97 dove i principi erano ancorati alla prassi del bilancio internazionale,

c’erano una serie di voci che venivano prese una ad uno. Si partiva dalla prima voce del

bilancio e si andava a valutare se queste voci erano state valutate e scritte in bilancio in

base a quello che dicevano i principi internazionali.

Questo si chiamava approccio x voci, basato sulla verifica del rispetto dei singoli principi

contabili x tutte le voci di bilancio e il revisore doveva dimostrare di averle controllate tutte.

Questa cosa resta in vigore più o meno fino al 2002. Nel 2002 quando gia venivano delle

spinte sul fronte internazionale e si osservava che chi faceva i principi contabili andava

verso l’armonizzazione. Questo passaggio non è stato immediato però c’è stata una prima

fase di transizione in cui i nostri organismi hanno iniziato a recepire dove cera maggiore

uniformità alcuni principi internazionali. Pur continuando a fare le cose in vecchia

maniera, pian piano si inizia a raccogliere gli input che derivano da questi principi

internazionali.

Gli organismi italiani dovevano prendere i principi ISA, tradurli, vedere la coerenza con

quelli in vigore in Italia e tentare di fare un mix, cio di riadattare. Viene fuori delle norme

chiamate ISA CLARIFIED che avevano lo scopo di avvicinare sempre di + i principi italiani

a quelli internazionali. Questi documenti non venivano recepiti immediatamente ma

essere vagliati da una serie di soggetti, prima in Europa e poi in Italia.

Dal 2015 sono entrati ufficialmente in Italia i nuovi principi chiamati ISA ITALIA, xkè sono al

90% coincidenti con i principi internazionali, però ci sono degli aggiustamenti che

rispondono alle tipicità delle nostre aziende, come ad esempio le banche hanno una

struttura di bilancio diversa.

Si chiamano ISA ITALIA perché in buona parte attingono la propria struttura ai principi

internazionali con qualche aggiustamento , integrazione, fatta x venire incontro ad alcuni

obblighi che valgono solo da noi.

L’approccio seguito in precedenza, era un approccio basato sul controllo delle singole voci

di bilancio; non c’era molto la visione d’insieme tra le varie aree aziendali. Viceversa i

nuovi principi di revisione seguono un approccio diverso, li chiamiamo Risk based. La

principale differenza qualè? Io devo + enfatizzare il controllo dei processi e poi del valore

contabile che ne deriva.

Prima si partiva dal dato contabile e poi si andava a vedere da dove era venuto fuori. Qui

no, l’approccio è quello di intendere la revisione come un attività di gestione del rischio, il

rischio che il valore contabile sia alterato.

La revisione secondo questi principi è quell’attività che mi dice sostanzialmente, che va a

gestire controllare il rischio di alterazione dei valori di bilancio. Per fare ciò il rpimo sguardo

lo si deve dare ai processi, ossia a come vengono fatte le cose e poi farsi un idea sul dato

contabile. Questo fa cambiare molto anche i tempi del lavoro e anche soosta il focus delle

priorità. Xkè adesso acquista molta + importanza la fase di pianificazione ed analisi dei

rischi e meno la fase del controllo contabile puro e semplice. Invece prima nn c era

necessità di valutare i rischi, ma si partiva dal dato contabile e da lì si andavano a fare dei

test.

Adesso è cambiato il focus, dal dato contabile al processo e sono cambiati i tempi xkè il

tempo maggiormente investito dal revisore riguarda proprio questa diagnosi del rischio.

Quindi si deve dedicare molto tempo allo studio generale dei rischi che l azienda può

affrontare e poi si sceglie quale rischio gestire per prima.

L’altra novità è che fino al 2002/2003 c’erano principi diversi x le società di piccole

dimensioni. Adesso questa distinzione non si fa. Il principio vale per tutte le società; poi

dentro ad ogni documento c’è qualche considerazione particolare quando la società è di

piccole dimensioni.

Il controllo quindi lo si fa seguendo i principi internazionali.

QUANTI PRINCIPI DI REVISIONE PREVEDE L’IFAC

Quante regole navigano o sono in qualche modo punto di riferimento.

- ISA: Principi di revisione di carattere generale, che dicono come fare la revisione

per la generalità delle aziende, come gestire diversi passaggi, come gestire diversi

aspetti dell’incarico cioè che requisiti deve avere l’incarico.

Poi ci sono altri sempre di prassi internazionali che però non sono obbligatori come

l’ISA che vanno obbligatoriamente nelle carte di lavoro:

- IAPS: Sono una versione un po’ più applicativa, sono delle sub regole a cui il

revisore può fare appello quando analizza specifiche attività, o quando analizza una

Pmi o una banca. Su queste c’è la presenza di un altro odine di regole più complete

- ISRE: applicabili negli incarichi di revisione limitata

- ISAE:

- ISRS:riguarda più l’ambito delle consulenze

- ISQC: va a braccetto con gli ISA. Sono dei principi che hanno un po’ il valore degli

iso in un azienda. Cioè sono principi che devono dire quando il lavoro è di buona

qualità, è fatto bene. Ci sono delle situazioni in cui il revisore potrebbe essere

attaccato di non aver fatto bene una certa procedura.

Questi principi valgono per tutti, ma soprattutto sono di riferimento per la revisione legale

pura e semplice.

QUALI SONO I NUOVI PRINCIPI HE INVECE IN ITALIA ABBIAMO RECEPITO IN MODO

SPECIFIICO

- ISA ITALIA

- ISA ITALIA 250B

- ISA ITALIA 720B

Ai principi internazionali se ne sono aggiunti altri.

Uno che risponde ad un obbligo del codice civile ossia la verifica e regolare tenuta della

contabilità delle scritture dei documenti.

L’altro principio riguarda il giudizio che bisogna rilasciare su alcuni documenti obbligatori

quali per esempio il modello di governance e le relazioni sulla gestione.

SINTESI:

le vecchie regole erano in vigore fino al 2002 ed ereano esclusivamente regole basate sul

controllo di singole voci

tra il 2002 e 2014 c’è stata una fase di transizione e si è iniziata un po’ a mescolare la

cosa . un po’ si segue il vecchio criterio, si controllano singole voci. Laddove le cose sono

comunic, ad esempio come organizzare la pianificazione e il processo è un attività di

natura generale facciamo come ci dicono i principi internazionali.

Oggi invece resta solo l’approccio RISK BASED. Si controlla più l’adeguatezza dei

processi, che non delle singole voci. È anche sufficiente basarsi sulla correttezza del

processo senza neanche ad andare a guardare la correttezza del valore contabile che ne

emerge,.

Questi principi si dividono in 2 gruppi: alcuni di carattere generale e altri più specifici che

dicono come comportarsi come ad esempio in caso di azienda di gruppo.

CONFRONTO TRA ISA, PRI, ISA ITALIA

Oggi l’enfasi del processo è basato sull’identificazione del rischio.

In base ai rischi individuati per ogni rischio si capisce il tipo di controllo da fare. Quindi

procedura di revisione in risposta ai rischi individuati.

Poi c’è il reporting, cioè l’insieme di tutto quello fatto, raccolto, documentato e trova la

sintesi in un giudizio, relazione finale.

Rispetto alla vecchia procedura, nella vecchia procedura le cose che sembrano più o

meno simili è che prima si pianifica il lavoro, cioè capire chi lo deve fare e i tempi.

Pianificare il lavoro vuol dire come organizzarsi e su come muoversi.

Prima si faceva una pianificazione generale e poi si entrava nel vivo.

Oggi invece lo forzo si fa prima, si va a controllare solo quello che è a rischio.

La differenza sostanziale è che oggi si deve avere le idee chiare su ciò che è essenziale

controllare e si va lì. Se quello che è essenziale controllare ti da un test positivo, cioè non

ci sono errori , ci si ferma. Invece in quel caso la procedura , prima, era + meccanica e poi

si iniziava a controllare i cicli e man mano ci si rendeva conto se approfondire.

È una tattica diversa.

La fase finale, comune, è quella di arrivare ad un giudizio. Non c’è una procedura migliore

delle altre. È solo un modo diverso di lavorare.

Nell’ISA e ISA ITALIA 2015 si ha un approccio risk based.

Vediamo l’analisi di alcuni principi di riferimento.

Principi di revisione che valgono oggi da noi

ISA ITALIA 2015

Rispondo ad alcuni obblighi che valgono solo da noi valgono per aziende con bilanci con

sede in Italia. Non valgono per aziende con bilanci di consociate con sede altrui

Il principio Isa Italia 200 è un principio di carattere generale che vuole informare sullo

scopo della revisione e su criteri a cui dovrebbe attenersi un bravo revisore.

Questo principio descrive a cosa serve la revisione.

Questo principio dice che la revisione serve ad accrescere il livello d fiducia di chi usa il

bilancio. Tu revisore sei responsabile del giudizio che esprimi e sulla base del tuo giudizio

io decido quanto fidarmi, quanto affidare i miei risparmia questa azienda.

Il revisore è responsabile della frode contabile che l’azienda commette?

NO, è responsabile solo del controllo il revisore. Difatti il revisore arriva alla fine, È

esterno, non partecipa all’amministrazione. Quello che deve fare è guardare quello che fa

l’azienda e ricostruire la correttezza dei valori di bilancio. Ma se poi quella azienda per

arrivare a quei valori, ha commesso frode, ha ammazzato, lui non ne ha colpa. Può solo

dire se il valore è corretto oppure no.

Per arrivare ad esprimere un giudizio fatto bene, i processi minimi che il revisore deve

applicare, le attività minime da partire avanti sono: analizzare i rischi, pianificare il lavoro,

poi si devono cercare gli errori applicando lo scetticismo professionale; s devono

raccogliere prove che siano valide e coerenti e sufficienti. È difficile capire quando la prova

è sufficiente o quando la prova è parziale e cioè non basta.

Il revisore deve analizzare i rischi, sulla base di questi deve pianificare il lavoro, poi deve

andare a cercare gli errori applicando lo scettiscismo professionale. Deve raccogliere

prove che siano adeguati e sufficienti.

Il revisore quando pianifica il proprio lavoro, non può controllare e ricostruire tutte le voci

del bilancio come si faceva prima. Deve concentrare la sua attenzione solo sulle aree + a

rischio e quindi sulle voci di bilancio collegate a queste aree + a rischio.

Il revisore non può controllare tutto e tutti ma deve controllare campioni dell’attività

aziendale, gruppi di documenti, ascoltare un gruppo di soggetti, guardare solo ad una

porzione dei processi dell’azienda, xkè deve fare l’attività in poco tempo, farla bene e

cercare di non perdere tempo nelle distrazioni e guardare subito a quello che è + a rischio,

pericoloso.

Si deve guardare subito a quello che è + a rischio.

Ciò significa che quando il revisore va a fare i controlli, deve applicare lo scetticismo

professionale, cioè deve avere dubbi, farsi delle domande quando trova qualcosa. Non si

deve basare solo sulla prova. Anche di fronte ad una prova che apparentemente ha alto

valore, come ad esempio una fattura che dimostra l’esistenza di un acquisto, anche lì deve

dubitare. I dubbi però non su ogni cosa perché altrimenti perde tempo, ma solo sulle cose

+ a rischio.

Il revisore deve cercare di avere riscontro della prova che trova.

Il revisore gli errori li trova sempre, ma bisogna capire fino a quando è tollerante.

Quando io trovo prove in contraddizione o una serie di atteggiamenti, situazioni, eventi che

possono dare idea dell’esistenza di una frode allora devo cambiare la procedura del

controllo o cmq cercare sempre più prove.

questi principi dicono come comportarsi difronte ad elementi contraddittori, quali sono i

fattori che determinano la frode e cosa fare, in che modo implementare prove in modo da

ridurre il grado di contraddizione.

Il revisore deve avere dei dubbi e allo stesso tempo il giudizio del revisore si deve basare

sulle prove che trova. Il dubbio non mi deve portare a lasciare influenzare troppo da quello

che dicono gli altri. Io devo sempre fondare il mio giudizio sulle prove che trovo, xkè poi è

su queste che si chiama in causa la responsabilità di un revisore. Il revisore aveva in

mano le prove x arrivare a dire che quel bilancio è falso? Avevi in mano le prove x dire che

il bilancio è giusto? sulle le prove che hai trovato fa appello un terzo che deve chiamare in

causa un revisore x un azione di responsabilità.

Quindi il revisore deve avere dei dubbi, ma il giudizio del revisore si deve sempre basare

su quello che trova nelle prove. Nn si deve lasciare influenzare da un esterno.

Ad esempio le chiacchiere che mi dicono che quell’azienda ha fatto una vendita fasulla,

non esiste. Io devo trovare il riscontro che effettivamente c’è stata una vendita fittizia. Se

questo non lo trovo, ma la vendita fittizia c’è stata tu cmq non ne sei responsabile, e non

può dire che c’è stata una vendita fittizia. Se si è trovata una prova va bene, ma se non

l’ho trovato non lo posso dire che c’è stata. Vuol dire che l’azienda ha frecato bene.

Il revisore non si deve fare influenzare dai conflitti d’interesse che potrebbero invece

portare il revisore a tralasciare. Il revisore non si deve fare influenzare molto dall’esterno

sulla base delle prove il revisore esprime il giudizio. Deve far venire fuori le contraddizioni ,

le frodi. Se non viene fuori nulla fa nnt ma almeno il revisore ha fatto il suo dovere.

CHE VUOL DIRE LIVELLO DI FIDUCIA?

Io deve esprimere un parere professionale che permetta ad un terzo di capire se si può

fidare o meno di questa azienda.

Quali sono i criteri in basi a cui io arrivo ad esprimere un giudizio che tutela i terzi?

Io devo fare capire se questo bilancio è chiaro, veritiero, attendibile, corretto.

La chiarezza non ha tanta rilevanza, ma la verità e correttezza si. Quindi secondo il nostro

sistema normativo. Sia se ci atteniamo ai nostri principi contabili nazionali, sia se ci

atteniamo ai principi internazionali, noi dobbiamo capire se il bilancio è attendibile, quindi

rappresenta la realtà dei fatti aziendali, e soprattutto se rispetta i principi contabili che quel

bilancio deve seguire. Rispettare i principi contabili vuol dire essenzialmente valutare

correttamente le poste di bilancio, non cambiare questi criteri in modo arbitrario senza

ragionevole motivo; la dove è richiesto rappresentare i valori in base alla competenza

economica dei fatti e nel caso del nostro bilancio nazionale si deve valutare in modo

prudente, fare le stime in modo prudente.

Quindi la verità, correttezza del bilancio, si giudica in base alle regole contabili che quel

bilancio deve rispettare. Questo vuol dire chiedersi se si rispetta una competenza

economica, se c’è continuità nei criteri. Vuol dire riprendere quei principi e vedere se sono

stati rispettati.

COME GARANTIRE LA RAGIONEVOLE SICUREZZA

Quando il revisore apre il suo documento, il suo file dove deve dimostrare, xkè c’è una

sezione dove deve dimostrare le sue considerazioni e poi c’è una sezione più specifica

dove dice x quelle voci come ha fatto il controllo.

Supponiamo che stiamo controllando i crediti di natura commerciale. Il controllo lo

abbiamo fatto secondo determinati metodi in un preciso arco temporale. L’esito positivo o

negativo. Alla fine c’è una sezione dove si esprime un giudizio sulla singola voce. Questo

giudizio si chiama asserzione.

Il revisore è come se deve fare una pagellina della voce che ha controllato. Il revisore

deve asserire, cioè dire la sua, sulla reale competenza economica dei crediti rilevati.

Per ogni voce il revisore, in questa pagina, deve elaborare delle asserzioni. Asserisce

attraverso una spunta. Se non asserisce deve motivare. L’errore lo deve modificare.

Io esprimo il mio parere, il mio giudizio, su queste voci, su questi processi, dovendo

dimostrare l’esistenza di questi requisiti.

Io asserisco, garantisco che questo dato, questa informazione è corretta e poi in alcuni

casi, e che le prove raccolte x arrivare a dare questo giudizio sono state sufficienti

Il revisore deve ragionare da subito sui rischi che potrebbe incontrare nel revisionare

questo tipo di azienda. Abbiamo visto il principio 200 di carattere generale che ci dice che

tipo di controllo fa il revisore. Il revisore

il revisore non può garantire l assoluta verità e attendibilità di un bilancio.

Ci deve garantire con il suo giudizio, scetticismo, che + o meno ci si può fidare, che c’è un

alto livello di affidabilità nel bilancio. Ci saranno degli errori nel bilancio, ma questi errori

non impattano in modo sostanziale, non altera la verità del bilancio.

Come faccio a dire che di quel bilancio ci si può fidare? Di volta in volta devo essere in

grado di ricostruire il rispetto di questi principi, quelli strettamente contabili, come si

devono valutare alcuni gruppi di voci e quelli di carattere generale come se si è rispettato i

criteri di valutazione, c’è il presupposto della continuità aziendale, sono stati valutati se c’è

stata prudenza. dimostrare il rispetto e l esistenza degli elementi come la costanza

continuità , prudenza.

Nelle carte di lavoro il revisore si esprime asserendo una serie di cose. Quando dimostra a

terzi che ha lavorato bene, ha controllato, ci sono dei parziali giudizi che ottiene prima di

arrivare al giudizio finale. Ci sono una serie di giudizi parziali chiamati asserzioni prima di

arrivare al giudizio finale. Questi giudizi parziali li chiamiamo asserzioni

Queste asserzioni devono essere scritte, elaborate x almeno 3 elementi: operazioni ed

eventi, cioè una serie di processi; non tutte le operazioni, ma gli eventi considerati

maggiormente rischiosi. Secondo le asserzioni riguardano dei saldi contabili che stanno

nel bilancio e terzo alcuni documenti, ossia alcune parti della contabilità, dell’informativa

contabile.

Abbiamo individuato 3 macro ambiti di controllo su cui si struttura il lavoro del revisore:

processi, operazioni ed eventi; saldi contabili e documenti contabili.

Per ciascuno di questi 3 elementi che controlla in modo simultaneo il revisore deve

asserire qualcosa.

Cosa deve asserire rispetto alle operazioni? Se esistono, se si sono verificati quei fatti.

Deve asserire se si sono manifestati quei fatti e se si sono manifestati in maniera completa

e non parziale. Che si sono verificati generando effetti contabili nel periodo di riferimento,

ossia del periodo che stiamo controllando e non in altri momenti della vita aziendale. Es:

uno scambio relativo all’acquisto. L’acquisto si è materializzato in questo anno oppure

questa è una fattura che andava rilevata l’anno prima e tu me l’hai rilevata adesso, cioè

post fatturazione.

Terzo elemento: classificare quell operazione o quell’evento in contabilità con correttezza.

L’epilogo di questi eventi , operazioni, deve essere sempre il riscontro contabile.

X gruppi di operazioni ed eventi devo verificare almeno l esistenza di questi 3 requisiti,

attributi. Questa è la base che mi raccomandano i principi, poi però la società di revisione

può guardare anche altri pareri, elementi.

Devo fare un giudizio un po’ + esteso, dimostrare l’esistenza di qualcos’altro quando vado

a dare un resoconto del controllo su uno specifico saldo di bilancio.

Alla fine del controllo io devo dimostrare l’esito del controllo

Sul saldo devo dimostrare se davvero l’azienda è titolare lei, non una sua consociata,

controllata o controllante, questo soprattutto in un ottica di gruppo. Se è lei l’azienda

titolare di quel diritto, debito , ricavo.

Quindi prima cosa verificar la titolarità, se è tua spetta a te questo saldo contabile

Secondo si deve verificare se è stato correttamente riportato, rilevato in contabilità, in

termini anche quantitativi.

Inoltre se è stata correttamente valutata. Deve essere rispettato il criterio di valutazione.

Poi si deve valutare se i documenti sono coerenti con i valori riportati in bilancio. Ci sono

tutte le fatture documenti attestanti il valore di questo debito/credito? Gli importi che

stanno li coincido con gli importi che stanno in contabilità?

Almeno su questi la società di revisione deve esprimere un giudizio parziale

Questi riguardano un asserzione sui saldi contabili finali.

Si deve anche asserire esprimere un parere sulle scritture di contabilità.

Sempre ci dobbiamo chiedere se è quell’azienda titolare di quella informativa, se era

tenuta lei a fare quelle rilevazioni contabili , se c’è corrispondenza documentale , se c’è

stata la corretta registrazione, la corretta imputazione dei valori nel bilancio

Guardo se nel bilancio ho messo i debiti nella corretta sezione. Asserzione se tutto è fatto

in modo accurato, o mancano alcuni dati, documenti.

L’oggetto può essere un insieme di attività, i saldi contabili e un insieme di documenti,

scritture relative ad un insieme di eventi.

Vediamo un’ulteriore principio

L’INDIPENDENZA

La legge richiede al revisore di avere una serie di qualità: professionalità (essere iscritto,

aggiornato), onorabilità( non avere condanne), indipendente.

L’indipendenza è l’aspetto + critico.

Ci sono diverse norme.

Fino al 2014 c’era il vecchio principio di revisione italiano, il principio 100, che diceva

qualcosa di chiaro sull indipendenza i nuovi principi di revisione parlano in una riga

dell’indipendenza, nel parlano nel principio 200 di questo principio.

Il principio precedente specifica i criteri dell’indipendenza in maniera più chiara, mentre il

200 no.

Il decreto 39/2010 è stato incrementato per quanto riguarda l’aspetto della indipendenza.

In più per la indipendenza del collegio sindacale, quindi indipendenza di un sindaco che

non necessariamente è un revisore, ma fa il controllo contabile in un azienda, anche lui

deve essere indipendente.

Poi ci sono altri principi come L’ISA 220 che assieme al principio sulla qualità dice cosa

fare quando c’è una minaccia all’ indipendenza.

L’indipendenza vuol dire che il revisore deve essere il più possibile distante, slegato dalla

società che controlla. Ci deve essere una distanza tra i 2. Se si è coinvolti si rischia di

esprimere un giudizio inattendibile e di non essere obbiettivo nella propria funzione.

L’indipendenza è un requisito che incide molto sulla qualità del lavoro, proprio xkè delimita

lo spazio tra un revisore che lavora in maniera oggettiva da un revisore coinvolto che

invece non è obbiettivo, ha interesse.

L’indipendenza è difficile da individuare.

Il revisore deve essere indipendente, distaccato dalla società cliente. Non deve essere

coinvolto in nessun modo nelle sue decisioni. Deve essere indipendente anche dalle

società controllate o controllanti del suo cliente. Tutta la rete di aziende controllate al

capitale della mia azienda cliente, ci deve essere una separazione anche nei confronti di

questa rete di società-

Il principio generale è dato dall’art 10 del decreto 39/2010.

Questa regola vale x tutti quelli che fanno attività di controllo contabile sia x sindaci e

revisori e alcune regole anche x sindaci che non svolgono attività di revisione.

L’art 10 ci dice solo che il revisore deve essere indipendente. Non deve aver preso parte

alle decisioni dell’azienda che controlla il revisore o di altre aziende collegate a questa.

Quindi deve essere indipendente chi direttamente controlla, la società da cui proviene il

revisore. Ad esempio non la price di Pescara ma la price come gruppo anche se è di

Roma.

Questa indipendenza ala deve possedere sia il revisore che ha l’incarico ma anche tutti gli

altri membri del team.

Non basta, ma deve essere indipendente di per sé la società di revisione nel suo

complesso che deve essere distaccata dall’azienda cliente. Quindi la società di revisione

che mi manda a fare il controllo.

In più i familiari del revisore non devono aver avuto rapporti con nessuna delle aziende

clienti, controllate o collegate ai clienti.

Deve essere indipendente anche i familiari del revisore

L’indipendenza si divide in 2 categorie : quella mentale che è la + difficile da controllare.

Poi indipendenza formale che è quella che la legge richiede formalmente x poter essere

nominato revisore o sindaco e questa può essere dimostrata. Questa indipendenza è

minacciata , non esiste formalmente, quando c’è un rapporto di familiarità, ci sono legami

di parentela con i clienti oppure eccessiva confidenza.

L eccessiva confidenza discende dalla durata dei rapporti tra il revisore e i clienti. Si parla

tecnicamente di rischio di long association cioè tu sei il revisore in questa società da

troppo tempo, ormai hai una eccesiva famigliarità e confidenza e con il tempo non potresti

essere + obbiettivo nel fare il tuo lavoro. La legge è intervenuta mettendo dei paletti x

evitare questo rischio.

Secondo non si può essere in nessun caso detentore di azioni, partecipazioni del capitale

della società cliente, quindi non può essere socio e neanche scio di minoranza e neanche

cliente. Es: ciò accade quando il revisore ha il conto corrente nella banca che si controlla.

In questo caso non si è formalmente indipendenti.

Non deve esser un dipendente, un collaboratore o un amministratore chi va a fare il

revisore.

Inoltre sono assolutamente vietati l’aver partecipato nel passato alla redazione del

bilancio, aver progettato il sistema informativo, inoltre è anche vietato la selezione delle

risorse umane assunte da questa azienda, cioè se questa società è stata coinvolta nella

selezione delle risorse umane .

Ci sono delle regole particolari x i revisori che ricevono incarichi da un EIP come banche.

Cosa si aggiunge ai divieti precedenti? S aggiunge che quando si sceglie la società di

revisione, Si deve scegliere una società che faccia esclusivamente revisione. Ci si deve

rivolgere alla società che ha solo revisori al suo interno. Quindi distinta da altre società del

gruppo che fanno anche consulenza.

Il revisore non deve aver prestato consulenza nel passato nella stima di alcune poste del

bilancio.

Tuttavia non è del tutto escluso la presenza di rapporti finanziari. Si sarebbero dovuti

invalidare tutti gli incarichi affidati alle società di revisione. Siccome non si poteva fare si è

trovata una via di mezzo. Diciamo che qualche consulenza può essere anche stata fatta

ma ci deve essere un modico valore, la modica incidenza rispetto all’attività di revisione.

Si raccomanda di non affidare incarichi a soggetti che sono stati revisori i passato e ai

quali non è stato pagato il compenso. Questo si chiama rischio di intimidazione xkè tu pur

di farti pagare i soldi che ti spettano chiudi un occhio. In questo sta l intimidazione. Pur di

arrivare a farti pagare quella fattura accetti l incarico ma tendi a chiudere un occhio xk la

società in cui vai….. è sconsigliato non dovrebbe esistere l’intimidazione, xkè c’è una forte

minaccia all’indipendenza. Se c’è questa situazione lo si deve comunicare ai terzi.

Altra cosa è che Siccome dei rapporti finanziari ci stanno, dei rapporti restano, qualcuno la

consulenza in passato l’ha fatta, si è cercati un compromesso. Gli ordini professionali

hanno individuato nel passato una serie di percentuali che avevano lo scopo di far capire

fino a che punto il compenso ricevuto x la consulenza dei servizi poteva minacciare e

ledere l’indipendenza del revisore. Quindi nel passato o attualmente un membro del

gruppo ti fa consulenza su servizi. Questi servizi quanto incidono? Quando si superavano

delle percentuali si era a rischio, soggetto a potenziale revoca o a una serie di misure

correttive.

La legge dice che ci sono dei divieti, però vengono palesemente superati. La legge nn ti

revoca l incarico xrò dice che si deve dimostrare quanto incidono i compensi dei consulenti

sui compensi complessivi della price, società di revisione. Oggi la legge fissa una soglia.

Non si dovrebbero avere rapporti finanziari con la società però alcuni rapporti si possono

mantenere. Quali? Si deve verificare il compenso che si percepisce x questi servizi, se il

compenso è modesto il rapporto di consulenza può andare avanti e anche l’attività di

revisione può andare avanti.

Quando si crea invece il rischio della eccessiva confidenza oppure in tutti quei casi in cui

viene meno l’obbiettività del revisore xkè coinvolto troppo xkè ha interessi anche personali,

come si risolve il rischio che deriva dalla confidenza eccessiva con il cliente?

La legge prevede due strumenti

Un primo strumento ce lo da nel fissare la durata massima della revisione legale. Se si

parla di EIP la durata è 7 anni .

La legge attuale richiede una pausa di almeno 3 anni. In realtà ll regolamento nuovo

eleverà questi 3 anni a 4 anni.

Sei sei singolo 7 anni, se sei società 9 anni, puoi mantenere l’incarico sempre se ogni

anno dimostri di essere indipendente entro certe soglie. Dopodiché ti fermi, x altri 3 anni

non puoi essere scelto di nuovo dalla vecchia società.

Il regolamento nuovo allungherà a 4 anni il periodo di pausa.

La legge dice che c’è una turnazione dentro il gruppo, cioè il team che fa la revisione.

Il responsabile(senior) è quello che firma la relazione finale e poi c’è un gruppo di junior.

In questi 9 anni ci deve essere una turnazione interna a questo gruppo. Il team nei 9 anni

deve cambiare il responsabile. La legge impone una rotazione interna ai soggetti.

Il team in questi 9 anni deve cambiare il responsabile.

Ci deve essere una rotazione interna dei singoli soggetti, xkè sono i singoli soggetti e non

la società in se che crea la confidenza, e quindi x evitare che questo diventi troppo amico

degli amministratori e degli altri dopo 7 anni se ne deve andare, se non prima, cioè se non

emergono prima situazioni poco chiare.

Quando si controlla una eip, il responsabile del team della revisione nn può restare + di 7

anni. Inoltre questo responsabile prima dei 2 anni non può fare il responsabile della

revisione presso qualche altra società legata alla stessa cliente e non può diventare

dirigente, manager presso questa società cliente. Quindi max 7 anni dopodiché deve

subentrare un altro nei 9 anni.

Il senior/ responsabile prima dei 2 anni non può fare il responsabile della revisione presso

qualche altra società legata alla stessa società cliente e no può diventare dirigente,

dipendete o manager presso quella società cliente.

Quindi il responsabile può durare max 7 anni se si comporta bene, se si comporta male

deve ruotare prima. Però max 7 anni. Poi deve subentrare un altro che dovrebbe rendersi

conto del lavoro fatto dal precedente

Quindi :X evitare che l’indipendenza possa essere minacciata, la prima soluzione è la

rotation, ossia far ruotare i membri dentro il team. Oltre alla rotazione imposta dalla legge

alla società, il gruppo di revisione si impone una sua ulteriore rotazione, Rotazione almeno

dopo 7 anni se tutto va bene , prima se ci si accorge che c’è il rischio di essere inficiato il

giudizio del senior

L’altra soluzione ce la fornisce il principio 220 che suggerisce un'altra misura di

salvaguardia quando si accerta che l’indipendenza può essere minacciata. Uno è la

rotation e l altra è quello di nominare un gruppo di riesame. Questo gruppo di riesame lo

raccomandano i principi contabili e le associazioni di revisori contabili. Consiste nel

scegliere persone indipendenti che controllano il mio lavoro per dimostrare se io sono

stato obbiettivo oppure no. Viene nominato un gruppo di soggetti che controllano le mie

carte e dicono se ho fatto bene o ho fatto male. Quindi la mia revisione viene rivista.

Fanno la revisione della mia revisione. Rivedono il mio parere. Questo dubbio viene dagli

amministratori o dai soci. L’organo interno dovrebbe segnalare quel rapporto di eccessiva

confidenza.

I revisori devono controllare le aziende. Il socio è quello che basa se mantenere la sua

presenza dell’azienda in base al giudizio del revisore. Il socio deve essere tutelato ed è

tutelato se gli amministratori hanno scelto un revisore obbiettivo, una società indipendente

di revisione. Se questo non c’è , il socio è l’unico che può dire assieme al collegio

sindacale che quel revisore va revocato.

Il socio può richiedere o la revoca del revisore o delle misure di salvaguardia. Il socio è l

unico assieme al collegio sindacale di revocare il revisore.

Si dovrebbe ricorrere a terz soggetti che sono sempre revisori, scelti

Prima che qualcuno mi chiede di attivare un azione di salvaguardia, la faccio d ame, quindi

io gia mi affido ad un gruppo di riesame e x fare stare tranquillo il socio, gia ci allego il

parere del gruppo di riesame. E questo lo faccio x far vedere che il mio lavoro è stato fatto

bene.

Questa quindi la seconda misura ( gruppo di riesame ad un gruppo di supervisori)

Quindi rotation e chiedere riesame ad un gruppo di supervisori.

Le società quotata hanno uno spazio nel proprio bilancio dove devono indicare la natura

dei servizi delle società a cui hanno affidato l incarico della revisione.

C’è proprio una sezione dove si impone alla società di indicare i compensi corrisposti alle

società di revisione, x la revisione ed altri servizi.

Quindi devono indicare i compensi corrisposti alla società di revisione.

Il principio dell’indipendenza è stato il principio più richiamato nel tempo. C’è stato x molto

tempo una disciplina costante. Ci sono i principi di revisione, un po il principio 200 e un

po’ il 220, che ci informano su alcuni metodi da dettare x risolvere alcuni rischi legati alla

poca indipendenza.

Non ci devono essere legami individuali tra i membri del gruppo che partecipa alla

revisione e i soggetti che hanno un potere decisionale, che possono influenzare l’indirizzo

dell’azienda cliente, familiari, dirigenti, amministratori. Soggetti che hanno un influenza

nell’azienda cliente.

Sia i principi, in parte la normativa nuova ci dicono cosa fare x gestire il rischio legato alla

nostra indipendenza. Un rischio particolare è legato alla long association. Quando

l’incarico si protrae x troppo tempo può causare un rischio legato alla scarsa

indipendenza. Come si gestisce? In parte ci pensa la legge che pone un limite alla durata

complessiva degli incarichi di revisione affidati sia alle società non eip che eip. Sempre

rispetto alla eip la legge pone ulteriori divieti, xkè x affidare l incarico ci si deve rivolgere ad

una società che fa esclusivamente revisione e che mai ha partecipato alla selezione delle

risorse umane, alla progettazione dei sistemi informativi, contabili.

Il principio contabile 220 dice di fare rotazione. Far ruotare all interno del team i soggetti

critici. Ci si esprime con riferimento al senior. È importante che cambia il senior. Ciò è stato

recepito da un codice etico sottoscritto dalle più grandi società di revisione. Il codice etico

ha voluto fissare alcuni elementi a cui i revisori devono prestare attenzione per dimostrare

di aver gestito il rischio legato alla poca indipendenza.

X evitare l’eccessiva confidenza, c’è un'altra possibile soluzione che la società di revisione

può intraprendere, ossia affidare ad un gruppo di riesame indipendente o interno o

esterno, ma generalmente ci si affida ad un gruppo interno, quindi altri revisori della

società madre . gli si affida il riesame del proprio lavoro e si affida un ulteriore pare al

giudizio x dimostrare che il giudizio è obbiettivo.

Quindi si allega un giudizio del gruppo di riesame dove si dice: ovviamente il controllo

campionario, non si può analizzare tutto. Si controlla se si è stati obbiettivi. Questo

ulteriore giudizio si allega alle carte del revisore. È un parere positivo da parte di terzi.

Dovrebbe essere un soggetto esterno, ma si tende sempre farlo fare a qualche altro

revisore interno che però magari lavora su altre aziende, in altri ambiti.

Chiude il cerchio sempre x quanto riguarda le azioni di salvaguardia da intraprendere, i

pareri di un'altra associazioni di categoria. Sono raccomandazioni che si fanno. Si

raccomanda alla consob e alla società cliente, cioè agli amministratori della società

cliente, una relazione finale in cui si dimostra come i revisori hanno mantenuto l

indipendenza e hanno eventualmente gestito situazioni che potevano renderli poco

obbiettivi. Quindi non si chiede parere di terzi, ma si tratta di comunicare con la consob

dimostrando che noi siamo stati consapevoli che ci potevano essere situazioni di rischio e

noi abbiamo gestito in questo modo. Questa raccomandazione vale sempre x chi revisiona

una eip, xkè è un entità + critica da analizzare.

L’spetto + critico da controllare, non è tanto quello di non essere obbiettivo, ma il fatto che

tu non puoi essere obbiettivo xkè è un cliente di rilievo, u cliente d rilievo x servizi di

natura diversi.

Quello che si controlla è se l’indipendenza è lesa o no, e quanto guadagni nei servizi non

audit.

Questi servizi riguardano attività di valutazioni, di diligence, ricostruzione della corretta

imposizione fiscale

Alcuni servizi non audit erogati da altre società del gruppo presso cui fanno riferimento i

revsori, possono essere ergoati durante il periodo del mandato alla società cliente, tuttavia

si deve verificare a quanto ammonta il compenso conseguito.

Si prende il compenso che il revisore percepisce presso la società cliente che chiamiamo

società A. si aggiunge i compensi che si percepisce dalla società A xrò per servizi diversi,

sempre tu società di revisione. Questo valore che è la somma di tutti i valori che prendi

dalla società A, lo vai a comparare con i compensi che tu società di revisione percepisci da

tutti i clienti.

Bisogna vedere quanto incide sul fatturato totale della società di revisione il compenso

percepito da A.

Se il compenso è inferiore o uguale al 5%, quindi è modesto, allora questo non

compromette la tua indipendenza. Si può mantenere il servizio in questa società e resto

indipendente.

Se invece lo supero entro nell’area dell’indipendenza minacciata. C’è una minaccia all

indipendenza. Supero il 5 % però ci possono esser due casi: lo supero di poco o lo supero

di molto. Il molto è fissato nel valore del 15%. Supponiamo che si è al di sotto del 15 come

ad esempio 8%. Sono a rischio ma la situazione non è ancora compromessa. Ho

superato il 5 ma non il 15. Si deve calcolare un'altra soglia.

Si va a comparare il compenso che questo cliente ci da x la sola attività di revisione

rispetto al compenso che si riceve da A x tutti i servizi che gli si da.

Se l’indipendenza invece supera il 15 %, l indipendenza emerge come indipendenza a

rischio. I rapporti sono gli stessi ma cambiano le soglie di tolleranza. Quando supera il 15

% x dimostrare che quel cliente per te non minaccia, che nel rapporto con il cliente non è

minacciata l’indipendenza, la revisione deve contribuire x almeno il 66% del tuo fatturato

presso A. prima la soglia era del 50 %, adesso è richiesta una soglia più alta perché

partiamo dal presupposto che gia questo è un cliente importante. Alzare la soglia vuol dire

essere meno tolleranti. Questo cliente vuole dire che almeno il 66% del fatturato che ha

presso A deve dipendere dalla revisione e solo il 33% può essere legato ad altri servizi.

Invece prima bastava il 50 %.

Quindi laddove questa percentuale non si rispetta, se qui contribuisce solo x il 51 % non

va bene.

Quindi o azoni di salvaguardia previsti dai principi o dalla legge oppure altri tipi di

comunicazione dove dimostro che nel fare il mio lavoro sono stato obbiettivo, hai usato

solo prove facilmente riscontrabili.

All’aumentare del rapporto aumenta l’incidenza dei compensi di solito.

Quindi in sostanza se supera la prima soglia ma non la seconda sono a rischio però

complessivamente il revisore lo possiamo considerare ancora indipendente pur utilizzando

misure di salvaguardia e dicendo come si è gestito questo rischio.

Il sindaco revisore recepisce un compenso x la qualità di sindaco revisore. Non ha

compensi di altra natura. Potrebbe avere rapporti di partecipazione presso qualche altra

società, e quindi bisogna comparare questo valore.

Il potere di revocare ce l’ha tendenzialmente il socio. A meno che qualche sindaco non

smuovi lui il sistema. È raro che si revoca l’incarico xkè il revisore non è stato obbiettivo.

Quando si scopre si è sempre ad un passo dal fallimento.

Con la nuova direttiva si è aumentata la soglia dal 66% al 70 % xkè erano quasi tutti al

limite.

I servizi non audit devono essere autorizzati dagli organi interni di controllo collegio

sindacale, comitato di sorveglianza). Questi devono all inizio di ogni anno dei servizi

diversi da quelli di revisione che la società fare. Se c’è questa autorizzazione in parte ci si

tutela contro eventuali minacce.

C’è un oggetto che deve essere definito dal revisore all’inizio della sua attività. Dal

momento in cui deve assumere l’incarico, prima ancora di decidere se assumere l incarico

si deve fare un idea sui rischi legati a questo mandato e deve stimare una grandezza che

noi chiamiamo significatività. Vuol dire che lui deve ricostruire degli errori e sperando di

trovare degli errori di bilancio, deve fissare una soglia di tolleranza. Gli errori che io

riscontro facendone la somma non possono superare questo valore x me ritenuto

significativo. Questa esigenza nasce dal fatto che l’informazione contabile è significativo

se la sua omissione o la sua errata entità possono influenzare altamente la verità del

bilancio e quindi possono alterare le scelte di altri soggetti.

Un valore contabile, informazione contabile, è significativa quando il suo valore errato o la

sua assenza in bilancio portano un soggetto a che lo legge a decidere in un modo. Se

invece quel valore non fosse errato la decisione sarebbe stata diversa.

Quando quel valore contabile impatta in modo rilevante sulle scelte dei terzi e di chi legge

il bilancio, allora il revisore deve gestire quel valore contabile con una certa cautela.

Il revisore sa che trova delle informazioni sui valori contabili.

La significatività si manifesta con un valore espresso in euro che ha questa funzione: dire

fino a che valore tu puoi tollerare gli errori o le omissioni sui saldi contabili del bilancio.

Oltre quella soglia, quel valore, ulteriori errori che trovi iniziano ad essere significativi,

iniziano cioè ad alterare l’attendibilità del bilancio in modo rilevante e quindi iniziano anche

ad alterare le scelte dei terzi che fondano la propria fiducia su questo bilancio.

Come si fa a capire quanto deve valere questa soglia? Prima si deve individuare le aree a

rischio e quindi quando deve essere ampio e quanti controlli da fare. Quindi influisce

anche l’entità dei rischi che il revisore individua ogni anno quando riparte il suo mandato.

Il principio che ci dice che cos’è la significatività a che serve- la significatività dipende dal

rischio.

Se voglio essere + severo devo controllare tanto in maniera approfondita. Ecco perché p

importante stimare bene la natura, l’ampiezza di tutto il processo. Il rischio di che natura è,

dove lo si trova, quanto potrebbe incidere sul bilancio, che cosa comporta in termini di

analisi.

Esistono 3 livelli di significatività.

Questa soglia di tolleranza deve essere strutturata prevalentemente su due livelli: un

primo livello che si chiama significatività preliminare. Questa stima si fa nel momento in cui

noi avviamo il processo, e quindi pianifichiamo il lavoro. In fase di pianificazione. Quindi

all’inizio del mandato e all’inizio di goni anno nel pianificare il lavoro noi dobbiamo anche

fare una stima sul livello della significatività preliminare (overoad).

Il passaggio successivo sta nel ripartire questa significatività preliminare in gruppi di conti.

Non tutti i conti del bilancio, ma solo quei conti che in base all’analisi del rischio x me

potrebbero essere più a rischio.

Quindi il primo livello è una significatività fatta in fase di pianificazione e all’inizio di goni

anno, di un mandato. Questa va poi ripartita su una serie di conti. Non sono tutti saldi di

bilancio, ma i saldi che ritengo + significativi xkè + rischiosi, ed è + alto individuare l’errore

su questi conti di operazioni.

Poi c’è un terzo livello che è la verifica e non una stima. Il livello di significatività finale è la

dimostrazione di aver fatto una stima dei livelli precedenti. Il terzo livello ci dice se

abbiamo stimato bene la significatività preliminare e quella di secondo livello.

La significatività preliminare mi dice quanto deve essere x tutte le voci di bilancio, il valore

massimo di errore contabile. Quindi è un importo in milioni, migliaia di euro, che mi dice

facendo la somma di tutti gli scarti che ricostruisci, la somma non deve superare questo

valore x.

Se trovo un credito che sballa x 5000, aggiungo un debito che sballa x 30000. Si è arrivati

a 35000. Non leggo l’errore in termini di + o -. L’errore è dato dal valore di contabilità

diverso da quello che dovevi trovare nel bilancio. Si fa la somma di tutti questi,, al

massimo puoi tollerare l’errore x 100000 euro in difetto o in eccesso. Questa è la soglia

preliminare. Stimare questo è la parte + difficile xkè poi indirizza tutto il resto del processo.

Che metodi ci suggerisce la prassi x stimare questa?

Ci sono varie scuole di pensiero. Il primo processo è quella di prendere l’azienda e

osservarla a 360 gradi in caratteri operativi, strategici e anche legislativi così come se noi

stessimo facendo quasi un analisi strategica

Quindi c’è un analisi preliminare che si fa n fase di pianificazione mediante il quale si

ricostruisce tutti i caratteri interni od esterni che potrebbero determinare un rischio di

natura contabile. Poi si guarda al bilancio e si iniziano a ricostruire alcuni indici. Poi si

iniziano a guardare alcune voci rilevanti come il fatturato, gli investimenti, il livello di

indebitamento nel tempo, la consistenza del patrimonio.

In prima analisi dobbiamo ricostruire quali sono le leggi che incidono e possono

influenzare i comportamenti di questa azienda.

Dopo che abbiamo capito con chi abbiamo a che fare, quindi con il profilo generale di

questa azienda e con le norme che dovrebbe rispettare. iniziamo a guardare valori. X quel

tipo di attività, esempio un settore molto incentrato, come ad esempio le partecipazioni. Un

azienda pesante che opera nel metalmeccanico, è chiaro che l aspetto rilevante sono gli

investimenti in immobilizzazioni. Molto lo fa l attività economica che caratterizza

quell’azienda.

La significatività preliminare detta anche pianificata, può essere costruita in modo diverso.

O si fa ad occhio partendo dalle voci oppure ci si affida a dei metodi che derivano in parte

dalle prassi di istituti professionali o in parte da istituti internazionali che hanno raccolto i

consigli delle società di revisione. Sono questi 4 i metodi che comunemente circolano.

Non c’è una norma che dice come fare la revisione, ma dice solo che la devi fare. Il come

lo decidi tu.

Il metodo semplice, metodo legato alla revisione aziendale,, metodo basato sulla media

dei valori e il metodo matematico che è quello un po’ + strutturato, complesso.

Ciascuno di questi metodi ha lo scopo di produrre un valore che esprime il livello massimo

di errore che sono disposta a tollerare su questi valori del bilancio, sul tutto il bilancio.

Guardando all’interezza e non a un valore particolare. La somma di errori riscontrabili non

deve superare 100000 euro. Questa è la soglia di significatività preliminare. Come ci

arrivo? Si parte dal metodo semplice

Ulteriore elemento che indirizza il ruolo del revisore ed è la stima della significatività. La

stima di quetso valore definisce l’importo massimo di errore che si può tollerare quando si

costituiscono i saldi contabili. C’è una prima stima fatta in fase di pianificazione

( convenienza o meno nell accettare l ‘incarico per il revisore). Deve indirizzare i livelli

successivi di significatività, che vengono costruiti x specifiche voci di bilancio, x specifici

saldi contabili.

Abbiamo visto che la significatività pianificata di primo livello è il metodo semplice.

Il metodo semplice suggerito dal consiglio nazionali di commercialisti esperti contabili

lega a a questo importo una percentuale che va individuata in maniera soggettiva dal

revisore.

Il revisore deve decidere a quale livello fissare la percentuale.tanto + è alto il vaore tanto +

si esprime la tolleranza

Ampio livello vuol dire un ampia tolleranza all’errore.

Il secondo metodo basato sulla dimensione aziendale.

Nn cambia di tanto rispetto al precedente. L’unica differenza sta nel fatto che si tende ad

abbassare la soglia, quindi ad essere meno tolleranti dove i valori superano determinate

entità.

Secondo questo metodo I parametri visti in precedenza x le stesse categorie di voci, quei

parametri vengono differenziati in base al valore che quella grandezza può assumere.

L’obbiettivo è cercare di essere meno tolleranti dove i volumi di queste grandezze

diventano elevati.

Sui ricavi di vendita sotto ai 200000 la percentuale sarà tra 2 e 5 % di scarto

Su valori un po’ + alti tra 200000 e 1 milione di euro un errore tra l 1 e 2% e poi via

discorrendo. Oltre 100 milioni la tolleranza scende ulteriormente al di sotto dello 0,5 %

Al crescere della dimensione aziendale, del volume, scende il livello di errore che si può

tollerare.

All’aumentare della dimensione scende la percentuale

Ricavi di vendita:

<200000  2-5 %

Poi c’è un ulteriore metodo: il metodo della media.

Fa coniugare il primo e il secondo metodo. Questo metodo vuole fare un po’ la media. Non

si sa in quale soglia collocarti quindi collocati un po’ intorno al mezzo.

Prendendo i valori del bilancio, esempio il totale attivo e i ricavi di vendita, il valore minimo

x il totale attivo è 1% mentre il max è 2% e si applicano queste percnetuali al saldo

contabile. Io dovrei fissare una soglia che fa la media tra questi 2. Non la calcolo sulla

singola voce questa media, ma sul totale dei valori che io ho scelto. Per ciascuno di questi

2 valori contabili, ossia totale attivo e ricavi di vendita, applico due percentuali, la minima e

la massima. Viene fuori la soglia minima x entrambi i valori e la soglia massima x

entrambi. Faccio la media x entrambi e ottengo in questo modo il minimo della minima che

è 250000. La media tra 500 e 250 è 375000. Questa è la soglia finale della significatività.

Su tutte le altre voci che andrò a controllare nel bilancio, tutti gli errori che pososno

riguardare anche le altre voci, il totale di scarto deve essere uguale o minore a 375000.

Non può superarlo.

Quindi un conto è da dove parti x calcolare la significatività preliminare, u altro è che cosa

rappresenta questo valore. Io parto dal calcolarlo dai saldi più rilevanti, + significativi x un

azienda ma quel valore in se fa riferimento poi alla somma di tutti i possibili scarti che

posso trovare controllando anche altre voci. Io controllerò anche il magazzino, ecc.

Si fa la somma di tutte le differenze contabili. La somma finale non deve superare 375000.

La significatività preliminare è l’errore totale che posso tollerare su tutti gli scarti del

bilancio. Guardando al bilancio nella sua interezza.

Metodo della media si considerano più parametri (mine max di errore) e si assegna il

livello facendo una media degli stessi.

Un conto è partire, cioè da come calcoli la significatività e un altro conto è che così è la

significatività preliminare che è il valore contabile che posso tollerare su tutti gli scarti.

Con questo metodo della media faccio una media tra la possibile tolleranza minima e

possibile tolleranza massima. Mi colloco nel mezzo.

Poi c’è l’ultimo metodo che è il metodo matematico. È un metodo più strutturato ma non

vuol dire che sia più preciso.

Si parte da un parametro che è un valore di una voce ritenuta significativa/rilevante x

quell’azienda. Si parte di solito dal saldo contabile. Si fissano poi delle soglie di errore, di

max e minimo. Dopodiché si definisce un moltiplicatore, ossia un valore matematico che

dovrebbe sintetizzare il grado di rischio di quella specifica voce e poi si dovrebbe stimare

un valore da aggiungere. Quindi si applica un moltiplicatore che dovrebbe correggere la

stima e sintetizzare il valore di rischio.

Prendiamo un valore del bilancio esempio il totale attivo.

Per ciascuno di questi valori c’è il moltiplicatore collegato. Es: se compreso tra 0 e 30000

c’è +

0.054, tra 30000 e 100000 è +0.029.

Il moltiplicatore non fa altro che abbassare la tolleranza. Tanto + aumenta il valore tanto +

il moltiplicatore tende a zero. L’obbiettivo è abbassare il valore di partenza.

Tanto + il valore aumenta tanto + aumenta la probabilità che ti sbagli.

Quello che viene fuori è la significatività associata a quel bilancio.

Questo x la significatività di 1 livello.

Dopo aver stimato il valore, il valore va ripartito tra gruppi di voci che poi il revisore andrà a

controllare in maniera specifica.

Quali metodi ci sono x fare l allocazione della significatività preliminare ai singoli conti?

L’allocazione non avviene su tutti i conti ma solo su quelli che saranno controllati dal

revisore xkè il revisore non può controllare, costruire i saldi contabili di tutte le voci del

bilancio. Alcune voci le dà x buone.

Vado a fare l’allocazione della significatività sul voci di bilancio che ritengo + a rischio

come ad esempio immobilizzazioni materiali, crediti verso clienti, rimanenze debiti verso

fornitori.

La prima voce decidiamo di non controllarla, ossia i crediti verso soci di 5000.

La seconda , ossia le immobilizzazioni, il controllo avviene al 100%. Non vado ad allocare

la significatività in maniera sporadica ma ricostruisco da quel valore, la corretta entità delle

immobilizzazioni materiali.

I crediti verso clienti, rimanenze, debiti decido di fare un controllo campionario che impone

l’allocazione della significatività.

Non è possibile il controllo al 100% come nel caso delle immobilizzazioni materiali xkè qui

si deve avere a che fare con migliaia di fatture, di merce sfusa e allora non si può

controllare uno ad uno ma si deve agire con la tecnica campionaria. Su queste voci

controllo una sola parte e quindi vado ad allocare la significatività di 2 livello. Quindi farò

dei controlli campione su queste tre voci.

Quali metodi?

Ad esempio Il metodo oggettivo

Esistono varie tecniche di campionamento.

Il metodo oggettivo è impiegato se si ricorre al controllo di singoli conti mediante tecniche

di campionamento statistico .

Poi c’è il metodo soggettivo che è poco utilizzato e meno strutturato del primo. Fa leva

sull’esperienza del revusore.

Si ipotizza in base all esperienza passata, all errore individuato in passato da quest

azienda, si moltiplica il valore che può avere quel singolo credito x 1,5 o max di 2 . quello

potrebbe essere il valore di errore riscontrabile.

Poi c’è il metodo delle partite corrette che si può applicare dal secondo, terzo anno di

mandato.

Questo metodo lega la stima della significatività alle ricorrenze, a quello che è successo

nell’anno precedente.

Ultimo metodo è il metodo dell’ampiezza relativa dei valori.

Anche questo è un metodo di derivazione internazionale che può essere sempre ritoccato

il valore.

Il valore della significatività di primo livello moltiplicato x la radice quadrata di questo

rapporto. Rapporto dato dal valore del saldo contabile 40000 diviso il totale dei saldi che

vado a controllare in modo campionario e che qui mi richiedono l’attribuzione della

significatività. Quindi il totale delle covi su cui noi facciamo l’allocazione.

Poi c’è la stima finale degli errori probabili tollerabili

Prima di rilasciare il giudizio si fa una somma contabile degli errori significativi riscontati.

La somma di tutti gli errori riscontrati va confrontata con la somma di probabili errori che

abbiamo definito come significatività preliminare.

La significatività preliminare rappresenta la somma di tutti gli errori che avremmo potuto

tollerare sul bilancio.

1 livello= 200000

Poi abbiamo una serie di saldi contabili. Scegliamo i più rappresentativi:

questi 200000 li attribuiamo a questi elementi:

crediti = 100000

debiti=40000

rimanenze=60000

ci saranno altre voci come le immobilizzazioni che nel bilancio è 200000 e noi dobbiamo

ricostruire 200000.

Ci imponiamo di ricostruire il valore al 100%.

In sede finale si fa la somma di tutti gli errori contabili rilevanti riscontrati su questi, debiti,

crediti e rimanenze.

Supponiamo che alla fine di questo controllo abbiamo operato rettifiche sui crediti in

aumento e diminuzione

La natura della modifica. Può esserci un aumento dei crediti, una diminuzione dei debiti e

poi una rettifica delle rimanenze per +65000

+50000 x i crediti, -5000 x i debiti

Ho una modifica x 120000.

Mi interessa sapere di quanto è variato il saldo di bilancio a seguito di queste rettifiche

Devo controllare il valore di 120000 se è maggiore o minore della significatività di primo

livello. In questo caso il valore è inferiore dell’errore massimo che potevamo tollerare,

ossia a 200000.

A questo punto possiamo dire che il giudizio del bilancio è positivo complessivamente

Poi c’è un secondo confronto da fare. È con le soglie interne. Cioè vedere se le modifiche

operate sulle singole soglie di bilancio stanno al di sotto la soglia di tolleranza oppure no.

Quindi primo caso ok stapposto xkè stiamo al di sotto della soglia che ci siamo dati come

errore massimo riscontrabile.

Secondo caso stapposto, qui no. Abbiamo fatto una rettifica in più di 5000. Abbiamo

superato la soglia di errore x il singolo conto, la soglia di secondo livello. Se fosse stato

60000 andava bene. Anche solo di 1000 si supera la soglia.

Complessivamente il bilancio può essere associato ad un giudizio positivo ma c’è una

puntualizzazione da fare che chiameremo riserva.

La riserva riguarda il modo con cui sono state valutate queste rimanenze. La riserva va

motivata indicando il motivo di questo forte sbilancio. Ossia bisogna motivare la ragione di

questo errore eccessivo. Un errata valutazione, una errata rilevazione contabile.

Questa valutazione deve indirizzare il giudizio finale del revisore. Gli deve far

comprendere se tutte le correzioni fatte al bilancio non inficiano troppo l’attendibilità, il

valore del bilancio.

È importante fissare la soglia

Quello che fa la differenza è la tolleranza degli errori che il revisore si da.

Lo scopo di questi metodi è cercare di blindare la significatività di primo tipo. Quella che

decide le sorti del giudizio è la prima significatività.

Anche solo una voce di quelle controllate che supera di molto l entità della significatività

iniziale determina l’alterazione del bilancio.

La significatività informa la pianificazione. Quella di 1 livello struttura da la forma a tutto il

piano. Sulla base di quella, quando poi andiamo ad allocare la significatività di 2 livello ,

fermo restando che ci sono alcuni conti che non controlliamo in maniera campionaria, ma

ricostruiamo uno ad uno il valore.

Il processo di revisione: analisi e pianificazione

Isa 300 (pianificazione), Isa 315 e Isa 320 (rischi e risposta ai rischi che il revisore deve

fornire)

Le fasi tipiche di un processo di revisione:

Analisi pre dell’aziendaprimo momento che si ha quando si incontra un cliente. Il revisore

si deve fare un idea della convenienza di accettare o meno l’incarico. Step che troviamo

all’inizio del mandato. Lo definiamo come analisi preliminare dell’azienda. C’è l’esigenza di

chiudere questo accordo e quindi la cosa non può durare tropi mesi. C’è una valutazione

campionaria che il revisore tende di fare x cercarsi di farsi un idea di quello che può

essere il profilo di rischio di questo soggetto. Non è un analisi accurata ed approfondita.

Questa analisi Viene ripetuta nel momento in cui l’incarico viene accettato. Anche perché

al momento in cui si accetta l’incarico non si hanno tutti i documenti per poter davvero

chiarirsi le idee sui rischi. Quindi si agisce con poca informazione.

La stessa analisi si ripete ma in maniera molto più ampia, xkè si hanno i mezzi per poterlo

fare, un momento prima di pianificare il lavoro.

Questa analisi dovrebbe essere sufficiente per poter far capire al revisore in percentuale

quale potrebbe essere il rischio di questa azienda.

Questa analisi che investe l azienda si struttura in 2 parti: una prima parte prima di

accettare l’incarico ( un analisi un po’ più campionaria)dove si decide se accettare l

incarico e poi si parte con la pianificazione.

Il primo step della pianificazione è proprio questa analisi in maniera molto più accurata.

C’è prima un analisi preliminare, dove vi sono colloqui con il manager, con il revisore

interno, si prendono i bilanci e si cerca di fare una prima analisi di bilancio calcolando

alcuni indici di equilibrio. Si cerca di ricostruire la natura dei ricavi e dei costi

Si prendono i bilanci facendo prima un analisi di bilancio, si cerca di ricostruire la natura

dei ricavi e dei costi.

È una prima fase in cui cercando ti attingere quanto il + possibile da fonti pubbliche o da

un colloquio con la direzione aziendale, con l’internal auditor , sindaci o altri soggetti che

fanno il controllo all’interno dell’azienda, si cerca di fare un prima stima della possibile

rischiosità e una prima stima della significatività. Mi devo fare un idea degli errori che

potrei riscontrare sul bilancio di questa azienda e dei rischi che potrei trovare i questo

bilancio. Da questa valutazione deriva una sola scelta, accettare o meno l’incarico.

Se merge un profilo altamente rischioso, che sconfina nella frode è chiaro che non si

dovrebbe accettare l’incarico, xkè poi si ha a che fare con materiale difficile ed un lavoro

spinoso.

Se il revisore ritiene che il rischio si può tollerare, può accettare e si porta avanti l ‘incarico

e si sottoscrive il contratto, ossia la lettera d’incarico.

Si individuano i membri che faranno il lavoro di revisione

Nel contratto si stima il tempo di cui la società si occuperà.

Quindi la lettera d’incarico è proprio il contratto tra le due parti.

Da quel momento in poi i revisori iniziano la revisione.

Questi punti sono caratteristici per il primo anno di mandato

Dal secondo anno successivo in poi il lavoro del revisore inizia dalla pianificazione del

lavoro. Ogni anno il revisore deve ripianificare il proprio lavoro.

Pianificare il lavoro vuol dire in primo luogo analizzare il sistema dei rischi presenti. l

obbiettivo è dato dalla legge, ossia controllare l adeguatezza correttezza del bilancio ( ciò

è dato dalla legge).

Quello che non è dato è capire per quell’anno, x quell’azienda, quali sono i rischi che

inciderebbero sul bilancio.

Si devono capire i rischi. Ai rischi poi si lega la stima della significatività. Dal rischio

discende il livello di significatività preliminare.

Chiarita la portata del rischio derivano tutte altre variabili ossia se poi complessivamente

emerge un profilo di alto rischio e i tempi da dedicare al controllo saranno + elevati xkè

bisognerà controllare meglio in modo + approfondito i fenomeni che possono causare

questo rischio.

Devo anche iniziare a dire con che strategia intendo fare i controlli, ossia con quali

tecniche andrò ad operare il controllo del bilancio, la strategia di lavoro, infine poi una

struttura minima del piano che tende a dimostrare chi si occuperà del controllo di aree + a

rischio. Poi ci sarà una struttura minima del piano dove si indicherà chi si occuperà delle

aree + a rischio. Individuo per quell’anno quali sono i soggetti del team che si

occuperanno del controllo ad esempio dell’area dei crediti, x quante ore questi soggetti

dovranno controllare i crediti.

Il piano deve coordinare il lavoro del resto del team e comunica alla direzione come si è

organizzato il lavoro di revisione.

Poi ci sono gli aspetti strettamente operativi dove si vanno a fare le verifiche. Si assegna

la significatività operativa e poi si inizia ad operare concretamente sul campo, sui controlli

veri e propri

Tutto questo processo deve condurre alla fine ad un giudizio professionale. Un giudizio

che interessa il bilancio

Oggi vedremo gli aspetti di questa analisi che deve condurre ad identificare i rischi.

Sia l’analisi che si fa prima di accettare l’incarico (analisi preliminare prima della

pianificazione).

Se c’è il sospetto che il revisore non abbia lavorato bene, ci può essere una fase

intermediaria poco prima di esprimere un giudizio, e si può chiedere di nuovo un controllo

da parte di un supervisore. La funzione di questo controllo ha la funzione di rafforzare il

giudizio finale.

1. Analisi preliminare: analisi che si fa prima di accettare l’incarico. Lo scopo è

chiarirsi le idee sulla rischiosità generale dell’azienda. Rischiosità chiamata rischio

di revisione. L’analisi deve condurre stimare la significatività preliminare e il rischio

di revisione. Sia l’analisi che si fa prima di accettare l’incarico (analisi preliminare

prima della pianificazione).

In questa fase l’analisi deve condurre ad individuare 2 elementi: 1- la natura e

l’entità del rischio di revisione e il 2- livello di significatività preliminare.

In base al rischio si capisce quanto tempo si deve dedicare al controllo.

Cosa si intende x rischio di revisione? Tutto il processo di revisione viene ritenuto

come un processo a cui si risponde a dei rischi. Gestisci ma non li elimini, xkè il

revisore non può eliminare. Deve dare una risposta. Deve trovare i rischi il

revisore.

Isa 315 il rischio di revisione è in sostanza di evitare di arrivare a dare un giudizio

sbagliato. Il giudizio pesa molto quando noi andiamo a giudicare un bilancio positivo

ma che in realtà è altamente alterato.

Il rischio di revisione è il rischio di sbagliarsi.

Il rischio di revisione dipende da altre 2 categorie di rischi:

1.il primo gruppo lo si chiama” rischio di errori significativi”.

Cosa deve fare il revisore? Il revisore attraverso l’analisi dell’azienda deve essere in

grado di individuare quegli eventi, operazioni che possono determinare nel bilancio

errori significativi, cioè errori che superano la soglia di significatività.

Il revisore attraverso l’analisi deve individuare operazioni, attività, eventi, anche

esterni all’agire dell’impresa, che possono determinare errori significativi, cioè

rilevanti sul bilancio e l’errore è appunto significativo quando supera la soglia di

significatività, supera la tolleranza che si è dato il revisore.

Questi eventi possono determinare errori che impattano sul bilancio in maniera

complessiva.

Altro caso è quando gli errori impattano su alcune parti del bilancio. Quando gli

errori interessano solo gruppi del bilancio.

Se si guarda l’errore singolo di x sé può avere un impatto non estremamente

rilevante. Se facciamo la somma di tutti gli errori, si deve guardare il complesso

delle situazioni e non il singolo evento.

Anche se colpisce una sola parte del bilancio, ma la tolleranza è superata, l’intero

bilancio è alterato.

Da che cosa dipendono gli errori che incidono sul bilancio? Possono dipendere da

2 fenomeni che vanno stimati a sé.

Un primo fenomeno riguarda proprio la caratteristica dell’attività economica di

questa azienda.

Ci sono errori intresicamente dipendenti legati all’attività che si fa. Questi li

collochiamo tra i rischi intrinsechi. Rischio intrinseco vuol dire inerente. Cioè ci sono

eventi che non si possono del tutto impedire. Ci sono errori che non dipendono

dalla volontà dell’azienda, ma accadano x quella che è la natura dell’azienda o del

suo settore di appartenenza. Sono connaturati col il rischio d’impresa. È un rischio

legato a quella attività economica. Non c’è una chiara intenzionalità a sbagliare.

Può accadere di sbagliare.

Es: un azienda che ha un attività produttiva stagionale, concentra i suoi scambi in

un arco temporale breve. La stagionalità è un fenomeno che può determinare un

alto rischio di tipo intrinseco.

Il rischio intrinseco nn dipende dalla volontà dell azienda. Nn lo si può controllare

ma lo si deve gestire x ridurlo nel tempo.

L’altro evento invece che può determinare errori sono di diretta responsabilità

dell’azienda cliente xkè discendono dall’incapacità di questa azienda di prevenire

l’errore, di evitarlo a monte, di controllarlo.

Quindi il rischio intrinseco esiste, è connaturato e non discende di per sé dalla

volontà dell’azienda, non lo si può controllare, lo si deve gestire nel tempo.

Invece questo qui va gestito dall’azienda cliente. L’azienda deve attivare al suo

interno soggetti, procedure, norme che gli permettano di evitare l’esistenza di errori

di natura contabile o che impattano sull’informativa contabile.

Il responsabile di questo è il sistema di controllo interno. Un insieme di soggetti che

partono dagli amministratori, fino ai revisori legali, ai revisori interni, comitato di

controllo rischi, comitato esecutivo), quindi un insieme di soggetti che devono

intervenire affinché questi errori siano evitati.

Il revisore si deve fare un idea sull’entità e sulla natura di eventi che potrebbero

comportare uno scarso controllo da parte dell’azienda.

Con questa analisi vado ad indagare le responsabilità interne all’aziendali controllo

interno mi studio l assetto di governance, mi studio come si distribuiscono le

responsabilità ,guardo come si fanno determinate procedure.

Il rischio di controllo interno è il rischi che emerge dalla incapacità dall’azienda

cliente di attivare al suo interno norme, processi, soggetti che possano evitare

questi errori e faccio una stima di ciò al momento in cui entro nel vivo dell’attività

aziendale e analizzando questo sistema di controllo interno.

Invece l'altro è un rischio che non dipende dai comportamenti aziendali, ma è una

conseguenza dell’attività che l’azienda svolge, del settore in cui opera

Il rischio di errore significativo a sua volta si lega al rischio di individuazione.

Che è il rischio del revisore di sbagliare a fare il suo processo di controllo.

Il rischio di individuazione è il rischio di strutturare male il processo di revisione

contabile e quindi non individuare l’errore laddove c’è. Quindi il rischio di fare

davvero male il controllo e di conseguenza di non accorgermi che ci sono degli

errori.

Questa è la diretta responsabilità del revisore.

Nel primo tipo il revisore invece ne deve prendere conoscenza, invece qui è

direttamente responsabile e deve cercare di ridurli. Nel tempo se mi accorgo che

sto sbagliando devo cercare di rivedere il modo di fare le verifiche e cercare di

stanare l’errore il più possibile.

Il lavoro deve essere pianificato bene, cioè analizzare bene i rischi di primo

tipo(rischi di errore significativo), fare bene l’analisi preliminare dell’azienda,

lavorare con un team competente. Posso attenuare questo rischio chiedendo

l’intervento di un supervisore che riesami il mio lavoro. Poi posso trovare prove

oggettive riscontrabili da chiunque piuttosto che basarmi sempre sulle mie

valutazioni personali.

Un attività che spesso può determinare un errore è quando il revisore sbaglia a fare

il campionamento dei documenti da controllare. L errato campionamento può

determinare un alto rischio di individuazione. Io devo essere consapevole dei

fenomeni che possono determinare questo rischio.

Il revisore fa una prima analisi e individua pochi rischi di errori significativi. Si trova

avanti un azienda con un profilo di rischio molto basso. La tentazione è che

siccome si deve sbrigare a fare questo lavoro, tende a controllare poco.

A volte l’errore che si commette è che non si individua l’errore + critico.

ERRORI SIGNIFICATIVI

Guardiamo ai rischi che non interessano il modo in cui il revisore lavora.

Eventi che impattano dall’esterno sull’agire dell’impresa. Sono o omissioni o alterazioni.

Ci possono essere due cause: fenomeni intenzionali, si omette una cosa, lo si mette in

modo sbagliato e qui siamo nello spazio delle frodi.

L’altro caso è quello in cui l omissione o errore non sono intenzionali, ma sono capitati x

una svista che si è subito a causa di un evento esterno o xkè non è stato controllato bene.

Bisogna valutare quando quel mancato controllo interno è sintomo di frode o davvero è

sintomo di inesperienza, di incapacità dei soggetti a organizzare l’attività.

Il revisore di solito usa delle classificazioni.

Il revisore deve classificare le operazioni ch hanno un valore oggettivo in categorie :

Si distingue tra operazioni che hanno valori oggettivi che si dividono in :

- routine transaction ( è l’operazione tipica dell’azienda che si ripete durante l’anno).

Sono operazioni che accorpano in se numerosi documenti, dove però è facile trovare il

valore certo. Quanto + sono concentrate in un arco temporale, più è alto il rischio di

errore.

- non routine transaction (scambi con l esterno che hanno un valore certo, oggettivo,

che accadono uno due volte l’anno. Sono episodiche. Può essere un investimento

per l’acquisizione di un terreno, acquisto di titolo di stato. Eventi meno rutinali )

- Saldi di bilancio

- Stima e congetture

- Informativa di bilancio

Il revisore deve individuare gli eventi che potrebbero impattare sull’informativa di bilancio.

Infine il revisore va ad indicare i saldi di bilancio che potrebbero essere + a rischio di

errore/alterazione di altri.

L’errore può interessare anche i processi preparatori. Quindi Il revisore deve individuare

da dove parte l’errore quindi la causa, e cercare che questo errore non si ripeta nel tempo.

È importante capire la natura dell’errore e anche il momento, cioè il processo interno al

quale questo errore parte. La chiarezza delle situazioni che potrebbero determinare

l’errore emerge dal secondo mandato in poi

FRODI

Rischio significativo di errori significativi. Cioè una cosa talmente grossa, rilevante che

determina un errore troppo sproporzionato.

La distinzione non è facile.

Come capire se la svista era intenzionale o legata all’inesperienza, alla buona fede?

Si distingue l’intenzionalità dalla non intenzionalità.

Le frodi possono essere tantissime. Non si manifesta solo in un ambito

Il revisore deve guardare gli errori di natura contabile che da luogo al falso in bilancio(falsa

informativa finanziaria) e appropriazione indebita di beni aziendali.

La falsa informativa finanziaria, rientra in ciò anche una errata valutazione

Se tu trascuri dei controlli, il revisore è responsabile. Se invece in quell’area a rischio fai di

tutto per trovare la froda, ma non hai elementi , prove che permettono di dimostrarlo, non

si è responsabile xkè cmq ci hai provato.

X capire l esistenza di una frode io devo ricostruire i comportamenti xkè dipende sempre

da un comportamento di un qualcuno.

Ci si deve basare su quello che si trova xkè le frodi vanno documentate. È il revisore che

ha l onere di dimostrare che questo soggetto ha rubato, ha sbagliato altrimenti ti devi stare

zitto.

Il principio isa 240 riguarda la responsabilità del revisore.  il revisore può essere

chiamato in causa se non ha detto chiaramente che lì c’era una frode. È responsabile

della ricerca di prove che possano dimostrare che c’è una frode. Se invece in quall area a

rischio faccio di tutto x trovare la frode, non sono responsabile xkè comunque ci ho

provato.

Il revisore si deve basare su quello che si trova. Se qualcuno mi impedisce io nn sono

responsabile. Non devo continuare a dire che va tutto bene ma devo lanciare un segnale.

Mettere la pulce sull’esistenza di qualcosa.

Il rischio che deve essere descritto in diverse componenti: alle tipologie di rischi cosiddetti

significativi che si distinguono in rischio di controllo interno derivante da scarsi controlli

interni e rischio intrinseco associato alla natura, alla tipicità dell’attività economica

dell’azienda.

Questi si distinguono dal rischio di individuazione che è il rischio che discende da un

errata pianificazione del lavoro, un errato campionamento, un controllo un po’ parziale,

insufficiente da parte del revisore stesso.

Il rischio di individuazione deve essere un po’ attenuato e attenuare in presenza di un alta

incidenza di rischi del primo tipo, cioè dove esiste un alta probabilità che ci siano errori

imputabili all attività economica dell impresa o imputabili allo scarso controllo interno, il

controllo del revisore deve esser ampio e accurato e quindi dovrebbe essere minimo il

rischio di individuazione, il ischio di sbagliarsi, quindi tendenza del revisore di essere un

po’ + accorto e approfondito nelle verifiche.

Viceversa questo rischio tende ad essere un po’ alto dove si pensa di avere a che fare on

un azienda tranquilla invece si tende a trascurare alcuni spazi del controllo, a dedicargli

meno tempo e c’è una maggiore probabilità di potersi sbagliare.

Il rischio di individuazione può essere anche alto laddove c’è una natura di un attività

economica, dove è molto alto il rischio intrinseco, cioè rischio che non puoi prevedere nel

controllare talvolta, e questo può portare il revisore a non trovare l’errore ,a non

accorgersene in tempo.

Poi c’è un'altra categoria a di rischi, che i principi li chiamano rischi significativi di errori

significativi. Questi errori possono nascere da comportamenti intenzionali o non

intenzionali. Quando il comportamento dell’errore, dell’omissione è voluto, è cercato ,

pianificato, entriamo nello spazio delle frodi. Le frodi contabili impattano sulla consistenza

del patrimonio e del reddito e sulla informativa contabile.

Questi rischi discendono da un analsi prima generale che discende prima di accettare

l’incarico e poi un analisi più specifica che si fa ogni anno prima di redigere il piano.

Entriamo all interno dell’analisi, ossia i caratteri che il revisore deve guardare x

comprendere se potenziali errori potrebbero derivare da frodi o da altri meccanismi.

Quindi la società di revisione deve tirare fuori un profilo d rischio dell’azienda. Da dove si

parte x individuare questo profilo di rischio? Si mettono dentro diversi elementi. Un primo

elemento ci deve descrivere il sistema delle norme a cui è soggetta quell’azienda in quel

paese o nei paesi in cui ha le proprie sedi operative. Si entra anche dentro norme di

carattere tecnico. È un analisi abbastanza lunga e articolata che non interesse solo

l’aspetto documentale e economico, cioè vedere se si è in regola con la normativa. Su tali

aspetti si va a guardare anche quali altri norme deve rispettare questa società.

Poi c’è un altro step che va ad analizzare i caratteri del settore. Ossi all’informazione

principale è capire se è un settore in fase di crisi o un settore stabile, un settore in crescita.

Chi fa queste analisi mette qui delle proprie conoscenze, consulenze xkè bisogna avere la

capacità di interpretare che quel settore ha una potenziale situazione di crisi . Viceversa

una situazione di stabilità economica, o di crescita del settore, ai fini della revisione si

interpreta come una situazione di basso rischio, di errori significativi.

Le approssimazioni che si fanno sono queste xkè tendenzialmente un settore che cresce e

dove la domanda trascina i ricavi di vendita, di ha meno l’attitudine a dover mascherare

eventuali ammanchi di cassa, di merci. Cioè si da meno adito a comportamenti non corretti

sul piano contabile. Però il revisore interpreta sul profilo del rischio.

Poi va individuato l’andamento del settore xkè serve ad indagare se la performance

dell’azienda è in linea o meno con l’andamento del settore. Questo profilo dell’azienda

parte dallo studio del suo organigramma, del suo assetto societario: come sono divise le

quote, chi è il proprietario e gli azionisti. Quindi si prende la torta del capitale azionario e si

va a vedere chi ha in mano il potere decisionale. Si va a vedere se ha solo sedi operative

dislocate, si guarda anche le linee di business. Si guarda anche nel dettaglio come è

articolato il sistema di controllo interno. Quindi nella specifica azienda cliente si guarda il

modello di governance, se è tradizionale, monistico o dualistico; si guarda la composizione

di questi organi.

C’è una verifica di massima x capire l’assetto di governance. Già questo d auna prima

informativa sul più o meno rischio di controllo interno, xkè se quello è un assetto articolato

ci sono tante figure poste al controllo, pochi esecutori e controllori, quindi già stimo un

basso rischio di controllo interno. Nel dettaglio poi si procede alla analisi del bilancio. Si

prende il bilancio e si fa un analisi comparativa. L’analisi comparativa è un analisi di

bilancio che va a comparare gli indici o nel tempo riferiti alla stessa azienda. Quindi

applico gli indici di bilancio e vedo nel tempo il trend di alcuni indicatori. X individuare le

anomalie nel tempo, se ci sono picchi o andamenti costanti.

La stessa analisi la faccio, quindi calcolo gli indici ma li confronto. Confronto gli indici con

aziende analoghe del settore. Si guarda x prima cosa il fatturato, l’andamento delle

giacenze, il livello di indebitamento. Devo guardare l anomalie con aziende + o meno simili

e non guardare l anomali a nel tempo. Questo xkè devo vedere se l azienda ha

comportamenti nella media o distorti. Ecco xkè mi serve ricostruire il settore.

X avere i primi sintomi di atteggiamenti non coerenti si parte da queste analisi comparative

che devono far emergere la distorsione dai dati medi.

Devo ricostruire chi governa, l’assetto di governance degli organi che definiscono il

sistema di controllo interno, i principali indicatori di bilancio.

Si cerca anche di ricostruire alcune procedure di massima che potranno poi indirizzare i

controlli successivi: ciò riguarda il modo di come si strutturano gli acquisti e le vendite. Le

due attività caratteristiche vanno analizzate e vedere come l azienda ha organizzato il

processo degli acquisti.

Si guarda anche a quello che l’azienda comunica all’esterno. C’è una incoerenza atra ciò

che si comunica e i dati di bilancio e ciò dimostra che chi dall interno era preposto x legge

a controllore questa comunicazione esterna, non ha fatto bene il suo dovere e quini l’intero

sistema di controllo interno non funziona. Questo soggetto, ossi ail dirigente preposto, è

stato voluto dalla consob proprio x impedire che le società quotate lanciassero proclami

pubblicitari, promozionali di se, senza un reale fondamento, solo per modificare il corso

azionario dei titoli. Se questa persona firma comunicazioni non coerenti dove l’azienda

passa all’esterno come florida ma il bilancio dice altro questo soggetto è responsabile

della comunicazione distorta. Quindi ricostruendo questi aspetti io devo farmi un idea sulla

esistenza di situazioni di rischio. In particolare devo essere in grado di fare l’ABC dei

cosiddetti fattori di rischio, quindi quali sono le condizioni che determinano un rischio di

errore di controllo interno o rischio di errore di natura significativa.

Ci sono poi alcuni particolari fattori che possono determinare frodi e vanno distinti dagli

altri.

È un fattori di rischio di controllo interno l’assenza di procedure formalizzate x quanto

riguarda gli acquisti e le vendite. Che entità ha? I controlli devono essere fatti da più

soggetti in maniera + estensiva. Un fattore di rischio di tipo intrinseco vuole dire che c’è in

atto un forte processo di sostituzione nell’innovazione.

Altro fattore di rischio intrinseco è la stagionalità che impatta sul fatto di aggiornare sempre

le fatture di acquisto, i pagamenti, debiti e crediti.

Per mascherare la difficoltà che hai fatto, nel caso della frode ci si è inventati le vendite. Tu

i clienti non ce li hai.

Altra situazione, e questa è la più critica, che può dare l’idea di una frode, quando

fondamentalmente i soggetti che comandano non solo hanno forti interessi personali. Le

aziende familiari quando sono piccole non creano problemi, mentre la famiglia il suo

patrimonio se lo vuole conservare a tutti i costi xrò vuole crescere con i soldi degli altri e

allora qui la situazione diventa critica. L’occhio del revisore deve essere attento. Ci

possono essere oltre a questi interessi strettamente personali, ci sono altre situazioni dove

tutto sembra funzionare in maniera corretta invece poi c’è un problema, come situazioni

che possono motivare alla truffa alla frode pur di ottenere un determinato risultato.

Tutte queste situazioni in cui noi dobbiamo ottenere qualcosa da terzi possono indurre,

non sono frodi, ma sono sintomi di potenziale frode. Io come revisore devo aver chiara

quale condizione può incentivare alla frode, ma queste che ho elencato, cioè il fatto che ci

sia un a possibile quotazione, non è automaticamente frode, non è automaticamente ho

trovato la frode, ma è uno di quegli eventi che potrebbe spingere il management a frodare

e nelle mie carte lo devo indicare come potenziale fattore di rischio, alto medio o basso.

Altra situazione da cui può derivare una frode è quando c’è un piano di riduzione del

personale improvviso. Quindi c’è un taglio sulle risorse umane. Anche qui è sentito che dai

bilanci dell’azienda venga fuori una bancarotta. Allora già si preparava a tagliare e ridurre

le risorse umane. [1]

Il falso in bilancio o frode contabile in diritto societario è la compilazione di false comunicazioni

sociali ovvero un rendiconto non veritiero e corretta dei fatti accaduti e degli indicatori di rilievo che

dovrebbero essere espressi nel bilancio d'esercizio di un'azienda.

Atteso che il bilancio di un'azienda è un documento che appositamente si redige perché i soci e i terzi

possano reperirvi quelle informazioni sulla base delle quali assumere delle decisioni (in genere

[2]

commerciali, comunque d'ordine economico) riguardanti l'azienda medesima , e considerato che il

[3]

bilancio non si rivolge solo al capitale investitore, ma anche alle classi lavoratrici e alla collettività , la

retta compilazione è considerata obbligatoria e inderogabile presso la quasi totalità degli ordinamenti

del mondo in quanto garanzia di tutela della fede pubblica che al bilancio deve concedersi.

La scorretta compilazione, necessariamente implicante la falsità di rappresentazione della situazione

aziendale, è pertanto in genere considerata una frode e diffusamente gestita come reato in quasi tutti

gli ordinamenti. Non di rado si tratta di un reato specificamente riferito a quel tipo di documento, talora è

[4]

invece riguardato come forma del falso ideologico o alla falsità in atti genericamente intesa a seconda

[5]

della qualificazione di "atto" che possa attribuirsi alla scritturazione contabile . In genere è contemplato

almeno indirettamente

Altri rischi che poi possono determinare situazioni di frode riguardano il modo con cui sono

organizzati i processi e le attività aziendali. I revisori in un gruppo guardano all’esistenza di

numerosi scambi con parti correlate. Le parti correlate sono familiari degli amministratori,

del presidente, del CDA, o del proprietario cioè di chi ha il controllo della maggioranza

della società.

Scandalo fifa: il presidente della fifa, aveva un figlio presidente del cda della + grande

azienda che ha il monopolio su imprese e stadi di tutte le partite di calcio. C’è una società

che è l unica a tenere le sue telecamere e a riprendere il diritto sportivo e poi cede il diritto

alla visione ad altre società emittenti. Il proprietari di questa società era il figlio di blatter e

chiaramente quella è la parte correlata- quello non è un cliente qualunque, è un cliente

che si considera come parte correlata. Questo è lo scambio significativo con la parte

correlata. In altri casi le parti correlate sono le controllate del gruppo che pure affidati a

soggetti esterni hanno un continuo di scambi strani con l’azienda.

Quindi le parti correlate sono quelli in cui gli scambi hanno ad oggetto denaro estraneo

all’attività economica di queste parti, con una certa ricorrenza e ripetitività. La parte

correlata che sta in Francia e che viene finanziata con i soldi di quella che sta in Italia.

La sioduality è il cumulo della carica del presidente del CDA e amministratore delegato. È

il massimo potere decisionale. Il presidente del CDA è anche amministratore delegato. Un

unico soggetto che accorpa in se il massimo potere decisionale ed esecutivo. Quindi è

critica l’esistenza di questo cumulo. In un azienda di piccole dimensioni è necessario xkè

una persona ha la visione del tutto ma in un grande gruppo, multinazionale, una quotata, il

cumulo di queste cariche è anonimo, ed è alto rischio di controllo interno ed è un fattore

molto elevato di potenziale frode xkè questo soggetto che decide, esegue, firma il bilancio,

può cambiare le carte.

Ulteriore situazione critica che rimanda al sistema di controllo interno è quando ci

impediscono di controllare o di accedere a qualcosa. Se ci vogliono nascondere l’accesso

ad un informazione.

Altro evento è quando ci sono alcuni sistemi, soprattutto nelle banche, dove le procedure

devono essere bloccate e protette da password. È possibile che quando venga concessa

la facoltà di accedere a questi sistemi riservati ci si accorge che c sono state violazioni e

ha cambiato continuamente le password. Se c’è scritto che nei documenti contabili che la

password va cambiata x forza è un conto ma se non c’è scritto a nessuna parte ma ci si

accorge che qualcuno aggiorna le password, questo è un altro tentativo di impedire

l’accesso ai dati. È fatto x nascondere o mascherare una serie di cose.

La mappa del rischio dice al revisore dove andare a controllare e per quanto tempo.

Maggiori sono i fattori di rischio individuati e più bisogna essere severi, quindi meno

tolleranti. Meno tolleranti significa bassa soglia della significatività. Applico le percentuali

più basse xkè devo ridurre lo spazio dell’errore

Maggiori sono i fattori di rischio e maggiore deve essere il controllo da fare.

Quindi ampio rischio, ampio controllo, tanto tempo per il controllo e tolleranza minima,

quindi bassa significatività xkè si ha quasi la certezza che qui gli errori ci sono e sono

diffusi e non possiamo essere tolleranti, dobbiamo ridimensionare l’entità di questi errori

da tollerare

Quando abbiamo formalizzato che ci troviamo di fronte ad un azienda per bene, o basso

rischio accettiamo l’incarico. Accettiamo l incarico sapendo che questo è quello che può

emergere da un analisi un po’ + leggere inziale. Si formalizza l’accordo tra cliente e

revisore e nella letta di incarico si definisce proprio il contratto, dove è indicato chi sono i

soggetti revisori che faranno il controllo, il tempo max annuale dedicato al controllo e

quindi il compenso s base annuale, poi ci saranno altre diciture che si prendono dalla

legge.

Lo specifico è dettagliato in un altro documento che resta al revisore e non viene

consegnato alla zienda. L azienda firma solo il contratto.

La responsabilità delle parti è formale. L azienda responsabile di gestire bene le sue cose

e il revisore è responsabile del giudizio che dà. Non è che si dice: tu sei responsabile

sennò fai così.

In questa lettera si può formalizzare anche che si è preso l incarico x qualcosa di diverso

dalla revisione. Il servizio che di solito si associa sempre è il servizio di assurance per fini

fiscali, e cioè io costruisco il reddito imponibile xkè serve all’azienda ai fini della

dichiarazioni dei redditi. È un attività coerente circoscritta. Quindi è in questa sede che

devo dire che tipo di servizi non audit ho assunto da questa azienda e quali sono stati

autorizzati dall’organo di controllo interno.

Tecniche a approcci di controllo

Siamo ancora nella pianificazione.

Il primo step del processo di revisione prima ancora di pianificare il lavoro c’è un attenta

fase di analisi preliminare che deve orientare a comprendere i rischi e la convenienza ad

accettare l’incarico presso l’azienda. Poi c’è l accettazione dell’incarico.

Il primo step è predisporre la pianificazione del lavoro

LA PIANIFICAZIONE DEL LAVOOR ISA 300

Quindi un piano dettagliato. X poter arrivare a redigere questo piano ci sono degli step che

deve svolgere il revisore.

Quali sono?

1.La prima valutazione è sull’adeguatezza del sistema di controllo interno che non è dato

solo dai soggetti, dal management, dagli organi preposti al controllo contabile, ma

l’insieme dei soggetti che hanno un minimo di potere decisionale e direzionale. Adottano

delle procedure che devono prevenire l insorgenza di determinati errori.

Quindi prima analisi: c’è la valutazione di questo sistema d controllo interno.

Questo segue a sua volta una sorta di frame work, una sorta di documento chiamato “coso

report”. Questo frame work dice a quali elementi prestare attenzione.

Il revisore dopo che si è fatto un idea complessiva e di come funzionano i controlli interni

all’azienda e dopo aver valutato il sistema di controllo interno valuta se c’è un alto basso o

medio rischio di controllo interno.

C’è un alto rischio di controllo interno quando questo sistema scricchiola, non funziona.

Nell affidare gli incarichi bisogna suddividere il più possibile il ruolo dell’autorizzazione a

fare una cosa con la materiale esecuzione dell’attività. Questo si chiama segregazione die

ruoli. Questo si chiama segregazione dei ruoli. In pratica Bisogna evitare che ci sia in un

unico soggetto la coincidenza tra un potere decisionale, autorizzatorio a fare qualcosa e

dall’altro canto lo stesso soggetto se poi autorizzato ad eseguire una stessa mansione.

Quindi separatezza tra chi esegue una certa attività. Questo soggetto deve essere

separato da chi ha il controllo su questi beni. Un esempio tipico in correlazione alla vendita

è tra chi deve rilevare gli incassi del cliente e chi materialmente ha l’accesso al conto

corrente x prelevamenti ecc del cliente, xkè questo se lo fa la stessa persona, questo può

nascondere l’incasso.

Quanto + io devo attribuire una funzione legata ad autorizzare qualcosa, deve essere un

soggetto diverso da chi poi materialmente fa partire gli ordini.


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lupo927

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia e management
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lupo927 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Revisione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Di Berardino Daniela.

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