Il ruolo del revisore
Esistono tanti revisori. Il revisore non fa solo il controllo del bilancio, ma può occuparsi anche di controlli che spaziano su altri ambiti come il controllo fiscale e la consulenza. Quindi, il controllo che fa il revisore sul sistema informativo contabile può avere sbocchi diversi. Noi ci occupiamo solo della revisione legale aziendale, ossia la vecchia revisione dei conti, verificando se tutto il bilancio e tutto il sistema di conti che porta al bilancio è corretto ed è attendibile.
Principi di revisione
Chi fa il controllo del bilancio deve seguire dei principi di revisione. Il revisore deve dimostrare che ha guardato ogni volta quel principio. A seconda di una specifica attività di una controllata si richiamano i principi a riguardo. Guarderemo il principio dell' indipendenza che fa capire quando selezionare il revisore senza incorrere in un'azione di responsabilità e realmente obiettivo e indipendente, quindi staccato dall'azienda che sta controllando.
Un altro principio rilevante è quello della significatività che informa il revisore su due cose: come stabilire la soglia di tolleranza quando si trova davanti degli errori, ossia fino a che punto devo essere tollerante, fino a che punto devo essere severo. Qui la legge lascia molta discrezionalità. Il revisore esprime un suo parere su quel bilancio, ossia un giudizio: è attendibile, non è attendibile, c’è qualcosa che non va. Il principio della significatività informa anche su come gestire i rischi e che tipo di approccio bisogna tenere.
Il processo di revisione
Prima c’era una tecnica improntata al controllo delle singole voci, mentre ora il revisore non controlla tutte le singole voci, ma controlla le situazioni più a rischio. Deve farsi un'idea delle aree più a rischio e queste assorbono la maggior parte del suo tempo. Il processo di revisione si struttura in una prima fase di analisi per poi pianificare il lavoro e poi entrare nel vivo dell’attività. C’è una connessione tra la revisione interna e la revisione esterna che fa un sindaco o una società di revisione. Analizzare se l'azienda è capace di prevenire gli errori, rischi di alterazione, è uno dei primi step operativi più importanti, perché inizia ad esserci la convergenza tra la revisione interna ed esterna. Poi si entra nell’analisi comparativa dei dati di bilancio fino a poi utilizzare il metodo, perché ogni società di revisione ha un proprio metodo.
Origini della revisione aziendale
Questo istituto è molto antico. È cambiato nel corso del tempo. È un'attività di controllo che nasce da una prassi dei primi del 1300 o addirittura tracce già nell'antica Roma. Una prassi secondo cui coloro che erano esperti dei conti si affidavano a professionisti esperti per ascoltare gli andamenti dei valori. Questi soggetti tornavano dai signorotti e raccontavano loro come era andata quella situazione (di quell'azienda, di quel mercante ti puoi fidare). L'auditores era colui che andava, ascoltava, rivedeva a modo suo dei valori, e poi dare conto di questo suo giudizio professionale ad altri soggetti che dovevano affidare i loro risparmi, o le proprie merci o le tasse a questi soggetti. Nasce come un'attività di supporto a chi meno esperto. Poi esprimere una valutazione sull'affidamento di merci, tasse, ecc.
Io devo rivedere qualcosa che ha fatto un altro, valutarlo e vedere se è vero. Questa attività è diffusa molto di più nel pubblico ma anche nel privato. Oggi il revisore aziendale è colui che deve accertare lo stato di salute di un'azienda, ma proprio per capire se quell’azienda è soggetta a rischio di alterare i propri dati contabili, maschera i propri conti, nasconde la propria sofferenza perché le banche le posso chiedere indietro il finanziamento, i fornitori non gli affidano le proprie merci. Quindi accertare la salute dell’azienda, per verificare la correttezza e veridicità dei conti, ma nello specifico del bilancio. La legge chiede solo di dire se il bilancio è vero oppure no. Verificare la provenienza e veridicità dei conti e dei processi. Il revisore controlla anche se l’azienda ha organizzato bene un proprio processo, perché anche da questo può nascere l’errore. Il revisore deve esprimere un giudizio fatto bene. Comunque si deve studiare i processi il revisore. Il revisore non è responsabile dell’inefficienza del processo.
Funzione dell'attività di accertamento
Qual è la funzione dell’attività di accertamento, di verifica di controllo? Io devo garantire a chi conosce poco il bilancio, che si può fidare. Gli devo dare la garanzia che si può fidare di quella società. Garantire gli stakeholder di varia natura. Chiaro che i primi interessati sono gli azionisti. Sono stakeholder anche le banche, fornitori o partner strategici, o chi vorrebbe collaborare con questa azienda. Questo controllo non solo deve tutelare i risparmiatori, azionisti, ma deve indirizzare alcune decisioni, come i partner strategici o azionisti. Il revisore non è responsabile della frode, ma è responsabile di aver fatto bene il controllo. Devo dimostrare di aver fatto tutti i passaggi previsti dalla legge. Come esterno il revisore non poteva vedere più di quello che ha visto.
Evoluzione della revisione aziendale in Italia
In Italia l'approccio precedentemente era controllare le singole voci. I revisori entravano nel merito delle specifiche attività che interessavano il mandante di questa funzione. I revisori si limitavano a controllare non tutti i documenti, le relazioni finali, ma singoli conti. Ricostruivano il valore effettivo delle entrate monetarie della banca. L'attività diventa più complessa man mano che evolve la vita delle aziende. Le aziende diventano ad essere più articolate. Iniziano ad esserci i primi gruppi di professionisti che tentano di fare ordine. Si inizia a disciplinare questa attività. Chi fa il revisore deve avere certi requisiti. Si deve iscrivere in albo. Le aziende possono selezionare chi fa il controllo dei propri conti. Inizia a diventare un'attività istituzionalizzata. Questa cosa parte nel mondo anglosassone, siamo nella fine dell'800 e poi si arriva man mano anche da noi.
L’esperienza più forte che impatta su questa attività, si osserva a seguito di una profonda fase di depressione, più o meno la crisi del '29 in America. Si parte dalla cattiva gestione dei risparmi degli investitori e delle aziende. In quel periodo nasce la SEC che crea due commissioni: la prima che la prima volta emana principi americani di revisione e un'altra che emana principi contabili. Emanare regole che devono dire come redigere un bilancio e come controllarlo. Poi ciò si espande anche negli altri stati dove le società americane hanno a che fare. Siamo nel 1929; nascono le SEC e la CAP che dicono come redigere un bilancio e come controllarlo, ciò avviene in USA, ma poi si va ad estendere anche negli altri paesi. Man mano questo spinge anche gli altri stati ad adeguarsi a queste norme. Si parte dalle società quotate perché rispetto ad una società privata, mette nei guai anche soggetti ad ampio raggio che non conosce direttamente, non mette nei guai solo i soci. Nel secondo dopo guerra si ha uno sviluppo di questa attività nel Nord Europa, fino ad arrivare in Italia. In Italia, siamo a metà tra il primo e secondo dopo guerra. Ci sono i primi accenni normativi a questo tipo di attività. Si inizia nel 1939 quindi ad istituzionalizzare il lavoro del revisore, ancora una volta l’attività resta più volontaria che imposta dalle norme. Le società possono far controllare i propri bilanci. Nasce come controllo volontario, ma poi diventa una prassi che si trasforma in un'attività obbligatoria.
Evoluzione dal 2002 in poi
Fino al 2002 vigevano dei principi di revisione che erano validi per le società quotate, mentre per le società non quotate la revisione era volontaria, quindi non era obbligatoria e concretamente si faceva che si prendeva il bilancio, per ogni voce del bilancio si doveva dimostrare se quella voce era attendibile o meno (come ad esempio crediti verso soci, così per tutte le voci del bilancio). Nel 2002 si inizia a recepire una spinta di armonizzare anche questo modo di fare revisione delle società quotate perché ormai si confrontano in un panorama internazionale. Prima si armonizzava il bilancio. Ora si guardano anche i principi di revisione, quindi cambiano anche i principi di revisione. Cambia ancor di più i soggetti tenuti alla revisione legale, soprattutto cambia chi può fare la revisione nelle società.
Prima c’erano i sindaci interni all’azienda, il revisore esterno individuale, la società di revisione. Oggi il revisore esterno ci deve essere sempre. Quello esterno ci deve essere sempre. Quindi il sindaco non può fare il controllo di un bilancio in una società quotata, ma lo deve fare per forza un soggetto esterno. Inoltre anche in una società non quotata con un certo assetto di governance non va bene che la faccia il sindaco, e deve essere il soggetto esterno e in alcuni casi per legge deve essere la società di revisione. Quindi dal 2003 inizia a disciplinarsi nuove regole su come fare la revisione, ma si fa ordine nel campo di chi deve fare la revisione alle società e a quali tipi di società. Si spartisce un po’ la torta tra i professionisti.
Il passaggio più forte si ha nel 2010. Proprio nel momento in cui iniziano ad entrare in vigore i principi internazionali, iniziano a venire fuori una serie di fallimenti di società come la Parmalat. Inizia il decennio d’oro, dove vengono fuori scandali. Ci si accorge di dover rifare di nuovo il sistema. Parte una tale complicazione di doveri, documenti, controlli, tali che da un lato hanno lo scopo di rendere il controllo più forte nelle società. L’effetto ottenuto è stato solo quello di appesantire l’informazione nelle società quotate e non creare valore. C’è stata una gara dal 2005 in poi, nelle società quotate a mettere il miglior revisore. Nel 2010 si è cercato di fare un po’ ordine con la nuova legge che ha cercato di sgrossare tutto quello che era eccessivo, e dire in un unico testo come si deve fare la revisione legale e quali principi, metodi deve eseguire il revisore quando controlla il bilancio.
Prima si prendeva il bilancio voce per voce e si ricostruivano i valori, adesso invece si procede per campioni di attività, per campioni di operazioni e di conti. Quindi il revisore non controllerà mai tutte le voci del bilancio, tutte le operazioni. Si vanno a guardare solo le attività più a rischio. Come revisore devo individuare le aree a rischio e quali voci contabili possono essere collegate a queste aree a rischio. Osservo gruppi di documenti ma non tutti i documenti. Analizzo 1000 fatture di acquisto ma non tutte le fatture di acquisto, analizzerò acquisti e vendite, non riuscirò a controllare tutti i processi che fa l’azienda, quindi devo trascurare ciò che è meno rilevante.
Prima vi era una singola revisione del conto, oggi una revisione di più ambiti dell’attività aziendale. Prima controllo delle singole voci, oggi individuare le aree a rischio e controllare le voci di queste aree. Es: analizzo solo acquisti e vendite e trascuro il magazzino che è meno rilevante.
Revisione interna vs revisione esterna
La revisione possiamo distinguerla in base ai contenuti. Il revisore non fa solo il controllo dei bilanci, che è l’attività più diffusa, che si riconduce dentro il controllo contabile. Il controllo contabile a sua volta si divide in due categorie: c’è il controllo del bilancio ed è l’attività richiesta dalla legge per le società di capitali, e poi c’è il controllo di conti di altra natura che si fa su base volontaria che può riguardare solo un gruppo di conti di magazzino oppure può anche riguardare tutta la contabilità generale di un periodo ma per finalità diverse da quelle della revisione legale, ad esempio per attestare la correttezza del reddito a fini fiscali.
- Controllo legale imposto dalla legge che appunto è la revisione del bilancio e della contabilità nella sua interezza.
- Controllo contabile parziale che guarda solo ad alcune categorie di conti o documenti contabili, o anche l’intera contabilità generale ma per finalità diverse, per esigenze di ordine fiscale, o solo per verificare la correttezza interna dei conti.
Revisione esterna: il controllo è fatto da un soggetto esterno all’azienda, e non partecipa alla gestione e alle decisioni. Ad oggi ha acquistato grande importanza nelle aziende il ruolo del revisore interno (internal auditor) che è colui che prepara l’azienda al controllo, avendo lo scopo di prevenire gli errori che si troverà davanti il revisore esterno. Queste due anime (revisore esterno ed interno) comunicano. Il sindaco è il revisore interno per eccellenza.
In una società quotata il controllo deve essere fatto per forza da una società di revisione. La prima persona a cui chiedere informazioni è il sindaco che è il revisore interno per eccellenza. Ma quando ci troviamo davanti ad una normale SRL che vuole fare un controllo dei suoi conti, in questo caso non c’è obbligo perché non è quotata, e in questo caso il sindaco fa il controllo dei conti e le informazioni sull’andamento dell’azienda lo potrebbe chiedere al direttore generale.
L’attività di revisione interna è un’attività preparatoria che deve avere lo scopo di prevenire l’errore che ha un riflesso sul bilancio, in modo da poter poi preparare il terreno al revisore esterno per la revisione esterna. La legge impone separazione tra coloro che fanno revisione e chi fa consulenza. Non si può fare entrambi perché sono due ruoli diversi. Sono state diverse le norme che dal 2005 in poi si sono succedute. C’è stata un’abbondanza dei codici di autodisciplina che avevano lo scopo di creare una condotta buona della gestione aziendale, come ad esempio attribuire responsabilità, deleghe.
Altra serie importante di riforme per le società quotate si è avuto con la modifica del testo unico della finanza. Tra le varie cose previste in questo testo unico salta agli occhi l’inserimento di una figura nuova in queste società, una figura che dovrebbe essere un po’ più indipendente, che ha una specifica funzione di controllo, è un controllore interno che dovrebbe ancora prima dell’arrivo del revisore esterno verificare l’adeguatezza di tutta l’informazione finanziaria che viaggia all’esterno e che è definita price sensitive, cioè può avere un effetto sul valore delle azioni.
L.262/2005 (riforma del TUF): ogni documento finanziario che viene poi pubblicato sul sito aziendale deve essere vagliato da questo soggetto e deve attestarne la veridicità. Questa comunicazione è vera, è reale e non va a modificare le reazioni del mercato. Questo si chiama dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili che produce un suo documento, esprime un suo parere che non ha valore ai fini della revisione legale.
D.LS 32/2007: altra importante riforma, nel 2007 c’è stato con l'inserimento dell’obbligo di relazione accompagnatoria al bilancio delle società di capitali non quotate. L’obbligo che c’era per le quotate. Le non quotate avevano la facoltà. Invece poi si chiarisce che una società di capitali spa non quotata deve fare controllare il bilancio e deve accompagnare al proprio bilancio il giudizio di un revisore.
Siccome non era chiaro chi fosse autorizzato a controllare questi bilanci si è creato per un po’ di tempo una doppia anima, ossia una convivenza tra revisori interni ed esterni e sindaci e non era chiara la linea di demarcazione tra questi tre controllori. Nel 2010 con il decreto n. 39/2010 c’è stato un riordino della disciplina della revisione legale dei conti. C’erano tante norme che intervenivano sul controllo, e per cercare di fare ordine nel 2010 questo decreto si è riassestata tutta la serie di normative che avevano ad oggetto la revisione dei conti e si è detto quali società sono obbligate a farla, in che forma ossia se tramite un revisore interno o esterno e quali tempi devono essere assegnati nell’incarico di questo mandato.
Quindi non solo si è intervenuti a delimitare i soggetti che devono controllare i bilanci, ma anche a definire quale soggetto, se esterno o interno deve fare il controllo. Invece altre società lo possono affidare anche a un sindaco, poi previsti quali obblighi e per quanti anni. Si è inserito anche un termine nuovo che ha raccolto diverse categorie di aziende che nel mercato dei capitali sono più critiche, cioè che se sbagliano il bilancio fanno più danni nel mercato. Queste aziende le hanno denominate Enti di Interesse Pubblico (EIP). Non sono società pubbliche, ma sono aziende private la cui gestione interessa ad un pubblico molto ampio di soggetti, perché maneggiano soldi di terzi ad ampio raggio. Quindi questi soggetti più critici rispetto alle normali società di capitali sono raccolti in questo elenco e sono chiamati enti di interesse pubblico e per loro la revisione legale ha delle regole un po’ più stringenti rispetto al resto delle società.
Dal 2015 in poi per i bilanci che partono dal 1 gennaio la revisione si fa seguendo i principi di revisione internazionali. Questo ce lo dice il decreto. Si è arrivati a chiarire quali regole dovesse seguire il revisore perché si era a metà tra il nuovo approccio e vecchio approccio.
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