Attenzione e percezione
È attraverso questo processo di selezione che gli stimoli vengono elaborati e se ne attribuisce un significato. La percezione ci permette di attribuire significato agli stimoli esterni; è grazie alla percezione che riusciamo a individuare un volto tra rami degli alberi. L’attenzione ha un ruolo fondamentale nei processi di elaborazione percettiva. L’attivazione generale del sistema di elaborazione è volto a favorire l’intercettazione di cambiamenti nell’ambiente.
Attenzione e sue funzioni
Secondo alcune teorie, l’attenzione consente di orientare e focalizzare le risorse di elaborazione verso le informazioni oggetto del nostro interesse. Un terzo aspetto si occupa della gestione delle risorse attentive.
Attenzione selettiva
L’informazione a cui si presta attenzione è elaborata in modo più efficiente e può essere utilizzata per l’accesso ad altri processi cognitivi e per guidare la scelta delle risposte. Una metodologia utilizzata per lo studio dell’attenzione selettiva è l’analisi dei movimenti dell’occhio che prevedono repentini spostamenti degli occhi, ma anche fissazioni, cioè brevi periodi durante i quali gli occhi sono relativamente immobili. Hanno un ruolo rilevante per comprendere come vengono elaborate in ingresso le informazioni che sono centrali. I punti su cui si fissano gli occhi non sono casuali, ma piuttosto corrispondono alle aree della scena che veicolano il numero maggiore di informazioni e che permettono di distinguere la scena da qualsiasi altra possibile somiglianza.
Quando uno stimolo è particolarmente saliente, è in grado di catturare la nostra attenzione, portando a una maggiore codifica ed elaborazione, producendo una maggiore memorizzazione. Un altro fenomeno rilevante è il cocktail party effect, quando siamo in una situazione molto affollata e cerchiamo di udire e comprendere la voce della persona con cui stiamo parlando, ignorando allo stesso tempo le voci e i rumori intorno.
L’efficienza della selezione dipende da due meccanismi: uno di attivazione che opera prima della selezione e uno d’inibizione della risposta per l’informazione non rilevante.
Attenzione divisa
È la capacità autoregolativa che consente di suddividere le nostre risorse attentive su più compiti contemporaneamente.
Attenzione sostenuta
Rende conto della variabilità nel tempo delle nostre prestazioni e presuppone capacità di selezione e controllo. È influenzata da caratteristiche personali e caratteristiche dello stimolo. L’attenzione sostenuta può diminuire quando gli stimoli diventano prevedibili e immutati, generando velocemente abituazione. Un cambiamento anche molto piccolo di uno stimolo familiare può però modificare lo stato delle cose e produrre disabituazione.
L’attenzione nel sistema cognitivo: attenzione come filtro
Per comprendere le funzioni dell’attenzione, gli studiosi hanno proposto che l’attenzione funzioni come un filtro. I filtri permettono di visionare e selezionare le informazioni in entrata lungo varie dimensioni e di escludere le informazioni non necessarie.
Secondo la teoria del filtro precoce, l’informazione non rilevante non viene ulteriormente elaborata e scompare passivamente entro pochi secondi. Si basa sulla procedura dello shadowing, ovvero se una persona ascolta due messaggi con la richiesta di ripeterne uno, essa è in grado di rievocare il messaggio ripetuto ma non l’altro udito. La mancanza di attenzione non blocca interamente gli stimoli, ma piuttosto li attenua.
La teoria del filtro attenuato sostiene che il filtro, piuttosto che bloccare l’elaborazione di tutta l’informazione che non corrisponde ai criteri di selezione, ne attenua o riduce la forza, a vantaggio delle informazioni personalmente rilevanti che hanno maggiore attivazione e quindi raggiungono più facilmente la soglia della consapevolezza.
La teoria del filtro tardivo prevede che il sistema analizzi completamente tutta l’informazione e ne valuti in seguito la salienza. Tutti gli stimoli sono elaborati completamente e identificati, ma solo alcuni raggiungerebbero il livello di risposta. Si basano sull’effetto Stroop, ovvero uno stimolo incongruente richiede maggior tempo di essere elaborato. (Esempio: al soggetto vengono mostrate delle parole scritte con colori diversi. Il compito consiste nel pronunciare a voce alta il nome del colore dell’inchiostro con cui è scritta la parola. Quindi, il colore è l’informazione rilevante per lo svolgimento del compito, mentre il significato della parola è l’informazione non rilevante. Gli stimoli presentati possono essere di tipo neutro, congruente e incongruente. Il tipo di risultato consiste nel produrre una risposta più lenta nel caso della condizione incongruente e più veloce nel caso della condizione congruente.
Processi controllati vs automatici
I processi controllati richiedono maggior tempo e possono essere eseguiti bene solo uno alla volta, in modo seriale, ma hanno il vantaggio di poter essere modificati nel breve periodo per cercare di adattarsi, se necessario, ad ambienti e situazioni nuove. Permettono alla mente di destinare tutte le proprie capacità attentive alle attività svolte contemporaneamente.
Molti apprendimenti di base dovrebbero assumere le caratteristiche dei processi automatici. Nella fase iniziale di apprendimento richiederanno molto sforzo e impegno, ma con l’esperienza e l’esercizio diventeranno automatici. I processi di controllo volontario, tuttavia, possono subire l’interferenza dei processi di controllo automatico, e questi vengono chiamati errori d’attenzione.
La percezione
La percezione ha la funzione di determinare a quale stimolo sensoriale prestare attenzione e, una volta che il sistema attentivo ha operato una selezione, focalizzare su un determinato stimolo ed elaborarlo. La percezione è quel processo attraverso il quale le informazioni raccolte dagli organi di senso sono organizzate in oggetti, eventi o situazioni e vengono elaborate in unità dotate di significato per il soggetto. La percezione è un processo costruttivo di strutturazione delle sensazioni e un’elaborazione guidata dalle informazioni sensoriali.
Il processo bottom-up si riferisce al fatto che ogni stimolo possiede informazioni sensoriali sufficientemente specifiche da renderne possibile il riconoscimento senza l’intervento dei processi cognitivi superiori (come la memoria). La percezione è bottom-up quando, per poter riconoscere gli oggetti, è centrale individuare quali elementi compongono la figura e quali rappresentano lo sfondo.
Non vediamo solo oggetti in uno sfondo, ma particolari raggruppamenti di oggetti che seguono delle regole di organizzazione percettiva. Sono centrali le costanze percettive, cioè il fatto che gli oggetti rimangano percettivamente invariati mantenendo la stessa grandezza, colore e forma anche quando cambiano le dimensioni delle immagini proiettate sulla retina o cambia il tipo di luce che la retina riceve. L’organizzazione percettiva degli elementi è in relazione al contesto nel quale lo stimolo è percepito. Ma non sono solo le proprietà delle figure o del contesto a richiamare una interpretazione piuttosto che un’altra. Possono infatti agire le caratteristiche dell’individuo o il suo stile cognitivo.
L’analisi del contesto è una modalità che il sistema percettivo utilizza per individuare e dare significato agli elementi. Di fronte a una scena, il sistema percettivo sfrutta un’iniziale elaborazione globale per arrivare a un’elaborazione locale. La percezione è top-down quando riduce i possibili elementi che si trovano in un certo contesto, rendendo più veloce il riconoscimento. Può portare a perdita di informazioni rilevanti e quindi a delle notevoli distorsioni percettive. Esempio: l’astrazione.
Il pensiero
Il pensiero è un insieme di processi che rendono disponibili le informazioni su cui lavorare e permettono di costruire rappresentazioni mentali di un problema o di una situazione, che possono assumere una forma proposizionale o basarsi su immagini.
Immagini mentali
Quando cerchiamo di ricordare qualcosa, quando stiamo pensando, quando qualcuno ci fa una domanda o quando vogliamo risolvere un problema, può capitare che delle immagini ci saltino in mente o che noi stessi compiamo uno sforzo per generarle.
- Permettono una maggiore memorizzazione delle informazioni.
- Aiutano il pensiero per esempio a rappresentare una situazione, pianificare una serie di azioni, prendere una decisione o risolvere un problema.
Molte immagini mentali hanno la caratteristica di essere colorate, tridimensionali, olistiche e analogiche rispetto alla proprietà del mondo fisico. Questo permette di considerarle come oggetti che possono essere messi in relazione seriale o di altro tipo per risolvere i problemi.
- Hanno caratteristiche specifiche.
- Possono essere ruotate, ingrandite, rimpicciolite.
- Possono essere usate per risolvere i problemi: aiutano nel rappresentare la situazione e nel pianificare le azioni.
- Abilità soggetta a notevoli differenze individuali.
Sia la percezione reale che l’attivazione dell’immagine attivano aree cerebrali simili, con la differenza che nel caso dell’immagine mentale non è l’input esterno che attiva l’area visiva, ma direttamente l’input interno in cui è conservato il concetto. Alcune ricerche hanno evidenziato che buone capacità di immaginazione portano a punteggi più elevati nei test che misurano la creatività o pensiero divergente. Per rilevare l’abilità immaginativa di una persona si possono usare dei questionari come il Vividness of Visual Imagery Questionnaire (VVIQ), in cui è richiesto di immaginare delle scene o situazioni riportando su una scala da 1 a 5 quanto vividamente si riesce a immaginarle.
Scala di valutazione
L’immagine prodotta da un item potrebbe essere:
- Nessuna immagine, “sapete” solo di pensare all’oggetto..........................1
- Vaga ed offuscata...............................................................2
- Mediamente chiara e vivida...................................................3
- Chiara ed abbastanza vivida.................................................4
- Perfettamente chiara e vivida come una normale visione...............5
Le abilità immaginative possono essere migliorate con istruzioni e specifici interventi finalizzati a sviluppare abitudini, processi e strategie.
Concetti
Un concetto è un insieme di caratteristiche che accomunano potenzialmente una serie di esemplari. Il concetto ha la funzione di unificare varie caratteristiche di singoli oggetti organizzando in memoria le informazioni in modo economico. Quando un concetto raccoglie una serie di concetti più specifici, si parla di categoria. Concetti e categorie si formano per il processo di categorizzazione, che è quel processo di classificazione delle informazioni in categorie dotate di significato.
Per classificare si imparano delle regole o ci si avvale di inferenze che possono essere di due tipi:
- Induttivo: quando si attivano informazioni del concetto che si attribuiscono all’esemplare.
- Deduttivo: quando un attributo di un esemplare viene generalizzato.
L’insieme delle caratteristiche dei migliori esemplari del concetto, o modelli ideali, per identificare i concetti è definito prototipo poiché ha in sé un “nucleo” che comprende le caratteristiche essenziali per far parte di un concetto. Giudichiamo l’appartenenza di un oggetto ad una categoria in base alla corrispondenza delle sue caratteristiche con quelle del prototipo.
- Corrispondenza elevata: condivide il maggior numero di caratteristiche con il prototipo.
- Corrispondenza bassa: condivide poche caratteristiche con il prototipo.
Alcune caratteristiche dei concetti restano comunque scarsamente definite e si dice che rimangono fuzzy.
Il ragionamento
Le immagini mentali e i concetti sono modi con cui si esprime il pensiero e il loro uso permette di comprendere altre forme di pensiero come il ragionamento e la risoluzione dei problemi.
Deduttivo
La conclusione è necessariamente vera, qualora le premesse siano vere o viceversa. La tipologia principale è il sillogismo, che si basa su due premesse dalle quali si arriva a una conclusione; la verità di tale conclusione dipende da conoscenze già intrinsecamente presenti nelle premesse. Per risolvere un sillogismo è possibile avvalersi di modelli mentali in cui si elaborano delle rappresentazioni generali delle premesse per produrre una conclusione. La teoria (Johnson-Laird e Bryne) dice che il ragionamento deduttivo si articola in quattro fasi:
- Comprensione delle premesse: in cui si creano dei modelli mentali del significato di ogni premessa.
- Integrazione delle premesse: costruisce un modello mentale dell’intero problema.
- Estrazione delle conclusioni: partendo dal modello mentale si individuano delle relazioni tra le premesse per la possibile soluzione del problema.
- Ricerca di contro-esempi: si valuta un modello alternativo del problema per produrre una soluzione alternativa.
Esistono vari tipi di sillogismo fra cui quelli categorici, che includono:
- Premessa maggiore
- Premessa minore
- Conclusione
Lineare, detta anche problema seriale a tre termini, esprime relazioni tra vari ordini, ad esempio, di altezza o specifiche qualità. La conclusione può essere raggiunta collegando la prima e la seconda premessa con il termine medio che ricorre in entrambe. Condizionale, nel quale c’è una premessa detta “ipotetica” con una forma di enunciato condizionale. È classicamente rappresentato da un compito sperimentale, detto compito di selezione, individuato da Wason (1966) che richiede di verificare la validità di un’ipotesi espressa dalla regola condizionale “se p allora q”.
Nel ragionamento deduttivo possiamo affermare che incorriamo frequentemente in errori perché tendiamo ad associare le premesse alla plausibilità delle conclusioni e a confermare le ipotesi. Tuttavia, la pratica sembra migliorare la prestazione in compiti di ragionamento che richiedono di arrivare a delle conclusioni valide.
Induttivo
È un’attività di pensiero in cui una regola viene inferita da una serie di esempi specifici o osservazioni. Lo utilizziamo per dare un senso all’enorme variabilità degli eventi che accadono nel nostro ambiente e per poterli prevedere e arrivare a una conclusione plausibile, probabile. La probabilità, intesa come grado di certezza da attribuirsi a un evento, è alla base del ragionamento induttivo. È noto infatti che le persone non valutano in maniera corretta la probabilità degli eventi e dunque compiono errori.
Alla base di questi errori c’è l’uso delle euristiche, cioè “scorciatoie” di pensiero per raggiungere una soluzione.
- Euristica della rappresentatività: si verifica quando si tende a dare maggior peso all’ipotesi che appare maggiormente rappresentativa della sua categoria.
- Euristica della disponibilità: porta a stimare la probabilità di un determinato evento sulla base della facilità con cui vengono alla mente esempi di quell’evento. La maggiore disponibilità in memoria delle informazioni fa sì che queste siano giudicate frequenti.
- Euristica dell’ancoraggio-aggiustamento (accomodamento): il giudizio è influenzato dalle informazioni fornite inizialmente che tendono a essere confermate anche successivamente rispetto a ciò che le contraddice o le mette in discussione.
Il problem solving
Un problema sorge quando una creatura vivente ha un obbiettivo, ma non sa come conseguirlo.
- Rilevazione del problema: è necessario rendersi conto che una certa situazione implica un problema.
- Rappresentazione del problema: definire e rappresentare il problema in modo adeguato. La rilevazione del problema induce a cercare spiegazioni basandosi sul recupero di conoscenze precedenti, tra le conoscenze casuali. Si costruisce così una rappresentazione del problema.
- Ricerca della soluzione: in cui si controlla ciascuna delle ipotesi precedentemente formulate e sono pianificati i processi di soluzione. Una strategia basilare di soluzione implica una:
- Analisi: scomposizione del problema complesso in più parti.
- Sintesi: in cui si ricompongono in modo utile i diversi elementi.
Nella maggior parte dei casi si deve affrontare il problema della disponibilità delle risorse. È importante monitorare l’attività con verifiche frequenti. Se non sono più disponibili risorse cognitive, temporali, motivazionali, si abbandona la risoluzione del problema. Procedure semplificate includono:
- Analisi mezzi-fini: identificare le differenze tra lo stato di cose attuali e l’obiettivo desiderato.
- Generazione e verifica: generare una strategia, metterla in atto, valutare i risultati. Se questi non coincidono con l’obbiettivo, generare un’altra strategia. Procedere così fino alla soluzione del problema.
- Ricerca per astrazione: rappresentare il problema con grafici, diagrammi o analogie.
- Ricerca in salita: selezionare lo stato successivo solo se si migliora la condizione attuale.
Esistono vari tipi di problemi:
- Ben strutturati: richiedono una serie preordinata di mosse.
- Poco strutturati: non si risolvono seguendo una serie di passaggi, si sa che c’è un problema ma non si sa ancora bene che cosa si vuole ottenere perché il punto di arrivo non è chiaro.
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