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determinato comportamento è in grado di ridurre la forza dell'istigazione; questo

comportamento è definito risposta-meta.

Tuttavia, la fine di una sequenza comportamentale può essere anche solo

provvisoria, in quanto c'è sempre la possibilità che si presenti una nuova

istigazione che possa dare origine alla stessa sequenza comportamentale.

Inoltre, non sempre accade che la sequenza messa in atto abbia esito positivo,

in alcuni casi può verificarsi un'interferenza che impedisce il raggiungimento della

risposta-meta. In questi

casi il soggetto sperimenta uno stato di frustrazione che porta ad una nuova

condizione di istigazione all'aggressività. Nel caso in cui una reazione è in grado

di ridurre l'intensità dell'istigazione, la cui risposta meta è stata impedita, viene

definita risposta sostitutiva.

Il gruppo di Yale individua 4 principi di base che regolano il rapporto frustrazione-

aggressività:

forza dell'istigazione all'aggressività, che varia direttamente alla quantità della

1. frustrazione

inibizione della condotta aggressiva che dipende dalla "quantità" di punizione

2. prevista come conseguenza dell'atto aggressivo

l'oggetto verso il quale viene indirizzata l'aggressione e i modi variano in

3. relazione agli effetti che l'agire aggressivo comporta nei confronti dell'agente

della frustrazione.

la riduzione dell'istigazione ad aggredire, varia direttamente in relazione alle

4. effettive condotte aggressive che vengono messe in atto

La teoria di Dollard sull'aggressività costituisce un modello semplice ma forse

eccessivamente statico, che rende troppo scarno il rapporto tra frustrazione e

aggressività, riducendolo ad un mero rapporto quantitativo.

4. L'orientamento cognitivista

L'orientamento cognitivista focalizza l'attenzione sui molteplici fattori ambientali e

soggettivi, che possono determinare l'agire aggressivo. Tra i cognitivisti Berkowiz

pur riconsocendo l'importanza dell'ipotesi di frustrazione-aggressività avanzata

dai ricercatori di Yale, sostiene che questa sia valida solo nel caso di elevata

impulsività ed eccitazione emotiva. L'autore definisce l'aggressività come

l'intenzione di arrecare danno a qualcuno o a qualcosa; mentre la frustrazione

come una situazione in cui ad un soggetto viene impedito di raggiungere un

proprio obiettivo e in cui, per diretta conseguenza, viene alterato il suo equilibrio

emotivo.

• definisce la differenza tra aggressività e aggressione: con il termine di

aggressività l'autore fa riferimento a quegli attacchi che scaturiscono da

un'eccitazione emotiva, associati a rabbia e dolore, mentre con il termine di

aggressione di riferisce a quei comportamenti in cui lo scopo di arrecare

danno è secondario.

Secondo Berkowiz la frustrazione aumenta la probabilità che un organismo metta

in atto un comportamento aggressivo ed è convinto che questa relazione valga

sia per molte specie animali che per l'uomo. Le

frustrazioni provocano uno stato emotivo di ira e rabbia che accresce la

probabilità del verificarsi della risposta aggressiva. Inoltre gli stimoli esterni che

agiscono in associazione con lo stimolo istigatore della rabbia, concorrono

anch'essi nel determinare la risposta aggressiva.

Secondo Berkowiz, il gruppo di Yale ha utilizzato il concetto di frustrazione in

modo non rigoroso: bisogno distinguere tra la semplice deprivazione e la

frustrazione vera e propria che avviene quando una sequenza comportamentale

finalizzata viene interrotta da un evento esterno ostile. Per Berkowiz assumono

una grande importanza le esperienze precedenti: è convinto che esistono delle

abitudini aggressive apprese e suscettibili di manifestarsi alla presenza di stimoli

adatti non necessariamente frustranti e ciò per Berkowiz è una conferma che la

frustrazione non è la sola causa del comportamento aggressivo. Egli determina

quei casi in cui la frustrazione non genera un comportamento aggressivo:

• si è in presenza di una forte inibizione che induce il soggetto ad evitare un

comportamento aggressivo manifesto

• l'individuo ha appreso ad attuare una reazione non aggressiva in quel tipo di

situazione

• l'obiettivo, il raggiungimento è stato frustrato, non assume per il soggetto

un'importanza tale da motivare il comportamento aggressivo

Per Berkowiz, nell'effettiva messa in atto del comportamento aggressivo, giocano

un ruolo di primaria importanza gli indicatori o segnali-stimolo presenti nella

realtà che circonda l'individuo. L'autore ritiene che l'uomo è geneticamente

programmato a reagire con manifestazioni aggressive all'esperienza del dolore e

della frustrazione, ma in realtà sottolinea l'importanza dell'esperienza e dei fattori

esterni che mediano, insieme allo stato emotivo, lo scatenamento effettivo della

condotta aggressiva = la rabbia può spingere l'aggressione alla superfice, ma al

di là della semplice rabbia, è necessaria la presenza di altri stimoli affinchè

l'aggressione avvenga.

La frustrazione può essere una delle cause che concorre a generare uno stato di

malessere che può essere a sua volta influenzato da tantissimi altri fattori.

Questo malessere genera delle primitive tendenze all'azione che possono essere

di attaco o di fuga, ma una di queste sarà dominante e si esprimerà in

rudimentali sentimenti di rabbia e di paura che si esprimeranno attraverso

reazioni espressivo-motorie.

• l'individuo può anche valutare se la rabbia che prova sia un'emozione

appropriata oppure no alla situazione, questo può aumentare o diminuire il

livello di rabbia, o generare altri tipi di esperienze emotive. Secondo l'autore

queste valutazioni cognitive non causano direttamente l'aggressività, ma si

limitano ad accompagnare il sentimento di rabbia.

• il cooling effect, dà la possibilità all'individuo di darsi delle giustificazioni,

grazie alle quali può mitigare la risposta, ma solo se riesce a giustificare la

situazione prima o nel momento stesso in cui sperimenta la frustrazione.

Bandura partendo dal postulato delle teorie dell'apprendimento afferma che

condotte anche complesse possono essere apprese semplicemnte attraverso

l'osservazione-imitazione del comportamento altrui. Egli precisa che

nell'apprendimento osservativo ci può essere apprendimento nonostante il

comportamento del modello non sia mai stato riprodotto e il modello rinforzato.

• il comportamento aggressivo, al pari degli altri comportamenti, rappresenta

una classe di risposte che l'individuo apprende nel corso della propria

esistenza, attraverso un processo di imitazione del comportamento di figure

di riferimento. Le risposte aggressive vengono acquisite, immagazzinate e

quindi trasformate in abitudini di comportamento nel momento in cui

ottengono una valutazione positiva dal gruppo socio-culturale di

appartenenza.

• l'aggressività può essere intesa come prodotto della frustrazione, che appare

come risposta dominante solo se nel corso dell'esperienza è stata appresa

come risposta tipica e dominante all'aumentare della tensione. In definitiva, il

comportamento che verrà messo in atto dipenderà da come gli individui, nel

corso della loro esperienza, hanno imparato a far fronte a situzioni stressanti.

La frustrazione rappresenta una condizione che facilita la messa in atto del

comportamento aggressivo.

• l'individuo è influenzato dalle esperienze che fa inoltre l'ambiente influenza le

azioni in maniera cognitiva nel momento in cui l'individuo è in grado di

rappresentarsi simbolicamente la relazione esistente tra la situazione, il suo

comportamento e il risultato.

Per Bandura tutte le teorie sull'aggressività si possono raggruppare in 3 filoni:

teorie istintiviste secondo le quali l'uomo è per natura aggressivo: si ipotizza

5. l'esistenza di un meccanismo biologico innato che produce un

comportamento aggressivo. Secondo l'autore queste interpretazioni non

trovano alcun riscontro positivo nei dati di ricerca.

si base sulla teoria di Dollard, sul nesso frustrazione-aggressività. Per

6. Bandura relativi riscontri sperimentali sono molto dubbi. La stessa nozione di

frustrazione, risulta inadeguata. Bandura non nega che la frustrazione possa

favorire la comparsa di risposte aggressive, tuttavia per comprendere

l'aggressività non è possibile limitarsi ad ipotizzare un meccanismo di causa-

effetto, ma si deve spiegare come si creano i modelli di comportamento

aggressivo

per Bandura l'unica prospettiva che permette di comprendere realisticamente

7. i comportamenti aggressivi è quella propria delle teorie di apprendimento

sociale. Gli uomini non nascono con un potenziale innato di violenza, ma

apprendono attraverso l'esperienza il comportamento aggressivo.

4. Il social skill deficit model

L'interesse per l'aspetto cognitivo del comportamento aggressivo è ben

evidenziato negli studi di Dodge. L'autore rivolge il proprio

interesse alle modalità attraverso la quale il bambino aggressivo elabora

l'informazione sociale. Dodge individua e descrive le diverse fasi in cui si articola

il processo di elaborazione delle informazioni attraverso il modello teorico del

social skill deficit model, secondo cui i bambini aggressivi presentano uno o più

deficit a livello delle abilità che presiedono all'elaborazione dell'informazione.

fase uno, la codifica. il bambino prende in considerazione ed assimila quello

8. che sta avvenendo nell'ambiente. I bambini aggressivi, rispetto a quelli non

aggressivi, cercano minori informazioni come fonte di aiuto nel determinare le

intenzioni degli altri con chiarezza.

fase due, l'interpretazione. il bambino sulla base del significato che ha

9. attribuito a ciò che ha visto, deve prendere una decisione. Il bambino

aggressivo ha maggiori probabilità di percepire come minaccioso e ostile

l'intenzione dell'altro

fase tre, la classificazione degli scopi. A partire dall'interpretazione della

10. situazione, i bambini selezionano uno scopo che desiderano raggiungere. Il

bambino individua uno scopo cui orientare l'azione sociale ed elabora delle

motivaizoni e delle ipotesi su quelle implicazioni che derivano dal

raggiungimento dell'obiettivo.

fase quattro, la ricerca di risposte. il bambino deve mettre in atto possibili

11. risposte in relazione a quanto avviene nella realtà sociale. Il soggetto deve

scegliere, tra le possibili risposte comportamentali quella che ritiene più

adatta alla situazione. I bambini aggressivi ritengono che la risposta

aggressiva sia l'unica.

fase cinque, la decisione sulla risposta. viene messo in atto un processo

12. attraverso cui individuare la risposta più adatta

fase sei, la messa in atto. si concretizza la risposta selezionata dal bambino. I

13. bambini aggressivi mancano delle abilità necessarie per portare a termine i

loro obiettivi in modo pacifico e prosociale.

Alcuni autori hanno aggiunto una 7° fase ovvero la valutazione che fa riferimento

alle considerazioni che il bambino fa sulle possibili conseguenze della risposta

comportamentale che ha deciso di attuare. Sembrerebbe che i bambini

aggressivi prestino meno attenzione alle conseguenze negative del loro

comportamento.

Il modello di Dodge offre la possibilità di isolare le diverse fasi dell'elaborazione

dell'informazione in modo da poter studiare più facilmente il modo in cui i bambini

aggressivi operano durante il processo.

Capitolo 3 - L'aggressività nell'uomo

1.3 Definizione

Con il termine aggressività umana si fa riferimento ad un qualsiasi

comportamento diretto verso un altro individuo, effettuato con l'intenzione di

causare un danno. E' importante definire correttamente il termine in quanto la

sua eterogeneità rischia di causare confusione. (un danno accidentale non è da

considerarsi un comportamento aggressivo). Del resto, la violenza è aggressiva

a livelli estremi, ma molti eventi aggressivi non sono da intendersi come violenti.

La maggior parte delle teorie contemporanee definisce l'aggressività come un

costrutto multidimensionale. Uno studio di Little e collaboratori esamina e

distingue 4 principali dimensioni del comportamento aggressivo:

aggressività aperta - diretta

14. aggressività relazionale - indiretta

15. aggressività proattiva - offensiva

16. aggressività reattiva - difensiva

17.

Queste 4 dimensioni fanno riferimento a due concetti base: il "what" (forme) che

comprende comportamenti come l'aggressività diretta, fisica, aperta, verbale vs

aggressività indiretta, relazionale, sociale e strumentale; e il "way" (funzioni) che

invece si riferisce all'aggressività proattiva, offensiva vs aggressività reattiva e

difensiva. Molte di queste dimensioni si sovrappongono notevolmente.

Nonostante ciò è possibie evidenziare le due forme ultime del comportamento

aggressivo:

• aggressività aperta - definita da comportamenti fisici e verbali diretti verso

una persona con l'intento di danneggiarla; si tratta di un comportamento che

si esplica faccia a faccia

• aggressività relazionale - definita come un insieme di atti premeditati che

hanno lo scopo di danneggiare in maniera significativa le amicizie o i

sentimenti di inclusione nel gruppo dei pari; si tratta di una forma più nascosta

e indiretta

3.2 Le funzioni dell'aggressività

Pulkkinen distingue tra due funzioni (way) principali di aggressività: quella

offensiva e quella difensiva.

• aggressività offensiva - o proattiva, definita anche aggressività strumentale, è

concepita come un comportamento premeditato per ottenere degli scopi oltre

che per danneggiare il bersaglio.

• in un'analisi recente Bushman e Anderson distingono tra scopi prossimi e

ultimi, considerando l'intenzione di danneggiare come una caratteristica

necessaria di tutti i comportamenti aggressivi, ma intendendola

strettamente necessaria solo per comportamenti che sottendono obiettivi

prossimi e distinguendo tra diversi tipi di aggressione a livello di scopi

ultimi. Sia l'estorsione che l'attacco fisico hanno lo scopo di ottenere

qualcosa, ma l'attacco fisico ha anche lo scopo di procurare un danno.

• aggressività difensiva o reattiva - definita anche aggressività ostile, viene

concepita come un comportamento impulsivo, avventato, guidato dalla

rabbia, motivato dall'intenzione di danneggiare il bersaglio, può essere una

reazione ad una provocazione ricevuta.

Le misure esistenti per valutare questo tipo di comportamento includono la forma

come parte integrante nel momento in cui viene valutata la funzione. Ogni

modello d'approccio allo studio del comportamento aggressivo dovrebbe

provvedere a separare la forma dalla funzione, così da evitare la confusione

degli effetti che nella realtà devono poter chiaramente essere interpretabili.

Generalmente le vie dello sviluppo che coinvolgono l'aggressività proattiva e

reattiva, pur avendo un'origine comune, sono distinte. Dodge propone un

modello teorico in cui l'aggressività reattiva si svilupperebbe in reazione ad un

ambiente di crescita severo, minaccioso e freddo; mentre l'aggressività proattiva

deriverebbe da un ambiente che incoraggia l'uso dell'aggressività come mezzo

per ottenere i propri scopi e per risolvere i conflitti - Sembra che il

comportamento reattivo sia associato con una disposizione all'ansia, alla rabbia,

alla mancanza di regolazione emotiva. L'aggressività reattiva sembra essere

relazionata a problemi nelle funzioni cognitivo-sociali.

Ci sono studi che indicano che l'aggressività reattiva sia predittiva di quella

proattiva, viceversa l'aggressività proattiva non predice quella reattiva. Questi

risultati potrebbero suggerire che durante lo sviluppo, l'aggressività reattiva

potrebbe precedere quella proattiva e che ai due tipi di aggressività potrebbero

seguire distinte traiettorie di sviluppo. Tuttavia, con l'aumentare dell'età si

sviluppano anche le capacità di auto-regolazione, in più aumentano anche le

pressioni sociali a inibire la pubblica espressione della rabbia e questo potrebbe

portare ad un declino dell'aggressività reattiva.

• si potrebbe pensare che l'aggressività reattiva sia guidata dalla tendenza

all'uso di aggressività fisica fin dalla fine del periodo prescolare, mentre lo

sviluppo di aggressività proattiva può essere legato all'uso di strategie spesso

associate all'aggressività sociale.

Per chiarire ulteriormente il concetto, è necessario fare una distinzione tra

approcci categoriali e dimensionali.

• approccio categoriale - si focalizza sulla classificazione dei comportamenti

come aggressivi o non aggressivi e nel tentativo di caratterizzare gli atti

aggressivi come aperti o indiretti nella forma, e proattivi o reattivi nella

funzione

• approccio dimensionale - si concentrerà sulle differenze individuali in

riferimento sia alla forma sia alla funzione dell'aggressività

3.3 Il GAM: un modello generale per l'aggressività

Attualmente esistono diverse teorie e micro-teorie che tentano di spiegare le

diverse cause e lo sviluppo dell'aggressività nell'uomo. Tuttavia, esiste un

approccio teoretico che riassume tutte le teorie elaborate fino ad ora, ovvero il

Modello Generale dell'Aggressività, basato sulla definizione di scopi ultimi di

Bushman e Anderson.

I punti salienti del modello sottendono che le strutture della conoscenza si

sviluppano dall'esperienza, influenzano la percezione a diversi livelli, possono

automatizzarsi con l'uso, sono legate a stati affettivi, sono usate per guidare

l'interpretazione della genete e le risposte comportamentali in base all'ambiente

fisico e sociale. In particolare, esistono 3 subtipi di strutture di conoscenza:

schemi di percezione - vengono usati per identificare fenomeni come semplici

18. o complessi eventi sociali

schemi personali - relativi alle credenze sulle persone

19. schemi comportamentali - che invece fanno riferimento alle informazioni circa

20. come le persone si comportano in determiante circostanze

Le strutture di conoscenza possiedono dei legami con le esperienze affettive e le

sensazioni emotive. es: se la struttura di conoscenza contiene il sentimento della

rabbia, quando questa viene attivata il soggetto può provare rabbia. In particolare

il modello GAM si focalizza sulla "persona in situazione", chiamata episodio, che

consiste in un ciclo di interazioni sociali in cui si tengono in considerazione le

persone coinvolte, la situazione, gli itinerari cognitivi, l'attivazione attraverso la

quale gli input hanno il loro impatto e le conseguenze che sottostano ai processi

di valutazione e decisione.

3.3.1 Fattori che influenzano l'aggressvità

Numerose ricerche hanno confermato che fattori biologici, ambientali, psicologici

e sociali hanno influenza sul comportamento aggressivo. Tra questi fattori, il

modello GAM cerca di specificare come i fattori personali e quelli relativi alla

situazione possono influenzare l'aggressività.

I personal factor, includono tutte quelle caratteristiche della persona come tratti

della personalità, attitudini, predisposizione genetica. La personalità non è altro

che il risultato delle strutture di conoscenza delle persone. Di conseguenza

comprendono anche la predisposizione degli individui ad agire ricorrendo

all'aggressività.

• E' necessario sottolineare che certi tratti, più di altri, predispongono le

persone ad agire con alti livelli d'aggressività = le persone che

frequentemente aggrediscono gli altri si comportano in questo modo perchè

commettono errori di aspettative o percepiscono le azioni degli altri come

ostili. In genere, gli individui con un alta valutazione di

sè sono inclini alla rabbia e altamente aggressivi quando la loro immagine

viene minacciata; gli individui che ritengono di poter realizzare con successo

specifiche azioni aggressive e che queste azioni produrranno conseguenze

positive con molta più probabilità saranno portati a selezionare

comportamenti aggressivi.

• le attitudini - valutazioni generali che le persone hanno di se stesse, delle

altre persone e degli oggetti, possono influenzare l'aggressività. Attitudini

positive riguardo alla violenza in generale predispongono gli individui

all'aggressività.

I fattori situazionali includono importanti caratteristiche della situazione, come la

presenza di una provocazione o segnali aperti di aggressività. Allo stesso modo

dei fattori di personalità anche quelli relativi alla situazione possono influenzare

l'aggressività attraverso la cognizione, i sentimenti e l'attivazione.

• possono esistere dei segnali aggressivi, intesi come oggetti che innescano

concetti legati a presenti oggetti nella memoria = immagini di armi-violenza-

aggressività

• tra i fattori scatenanti grande importanza è la provocazione interpersonale,

questo comportamento include numerose forme di aggressione verbale come

gli insulti l'affronto, l'aggressvità fisica o l'interferenza con il tentativo di

ottenere obiettivi.

Altre ricerche hanno dimostrato che anche condizioni eversive non sociali (rumori

fastidiosi, temperature alte, odori eccessivamente spiacevoli) aumentano i livelli

di aggressività; anche condizioni eversive acute, come il dolore provocano lo

stesso effetto. Questi effetti sono mediati dalla comparsa di sentimenti negativi.

Inoltre, è necessario ricordare che anche l'uso di sostanze come l'alcool, la

caffeina possono aumentare i livelli di aggressività, questo effetto, anzichè

essere diretto appare come indiretto: secondo Bushman l'aggressività facilitata

da alcuni fattori come la provocazione, la frustrazione o da segnali aggressivi, ha

un effetto più forte sulle persone che si trovano sotto l'influenza di sostanze

rispetto a chi non lo è.

Capitolo 4 - L'aggressività relazionale

4.1 Definizione

Generalmente l'aggressività è definita come un atto che ha l'intenzione deliberata

di danneggiare gli altri, sia attraverso mezzi fisici, sia attraverso la manipolazione

delle relazioni sociali. Crick e

Grotpeter propongono il termine di relational aggression per indicare quei

comportamenti che prevedono un danno intenzionale causato da altri con lo

scopo di danneggiare le relazioni sociali o i sentimenti di accettazione sociale dei

propri pari. Gli autori si riferiscono ad un insieme di atti, che hanno lo scopo di

danneggiare gli altri attraverso una manipolazione intenzionale delle relazioni tra

pari.

L'aggressione sociale definita come la manipolazione dei sentimenti di

accettazione sociale da parte del gruppo attraverso l'alienazione, l'ostracismo e

la diffamazione, include al suo interno comportamenti definiti si nell'aggressività

relazionale sia in quella indiretta e inoltre è l'unico concetto che include

specificamente anche comportamenti non-verbali.

• Olweus descrive questo fenomeno come un insieme di azioni negative che

possono essere eseguite attraverso il contatto fisico, il linguaggio verbale,

oppure attraverso il linguaggio non verbale (smorfie, gesti dispettosi) e

l'intenzinale esclusione dal gruppo

4.2 Sesso ed aggressività relazionale

Una delle controversie, riguardo all'aggressività relazionale nei bambini e negli

adolescenti, si riferisce alle differenze di genere. Molti sono gli interrogativi circa

la connessione tra genere e aggressività relazionale, per es ci si chiede se le

femmine siano più aggressive a livello relazionale dei maschi, se ci siano delle

differenze in come percepiscono il comportamento in esame e ancora se le

femmine sperimentino più dei maschi questo tipo di aggressività.

Alcune ricerche hanno trovato che le femmine esibiscono più aggressività

relazionale rispetto ai maschi; altre hanno riscontrato l'opposto; e altre ancora

non hanno rilevato differenze.

studi che indicano maggiore aggressività relazionale nelle femmine - secondo

21. questi autori, le femmine sono più aggressive relazionalmente, mentre i

maschi lo sono di più fisicamente. Questa forma di aggressione viene legata

a diversi obiettivi all'interno del gruppo dei pari e la dominanza fisica potrebbe

essere più importante per i maschi, mentre il mantenimento delle relazioni e

l'intimità potrebbero essere più importanti per le femmine.

studi che indicano una maggiore aggressività relazionale nei maschi - alcuni

22. studi hanno riportato che i maschi esisbiscono maggiore aggressività

relazionale rispetto alle femmine, cioè però, può dipendere dal fatto che i

maschi sono generalmente considerati più aggressivi rispetto alle femmine

studi che indicano similarità tra generi - alcune ricerche hanno

23. sostanzialmente indicato che la valutazione dell'aggressione relazionale

potrebbe essere simile tra maschi e femmine.

4.3 Strumenti di valutazione

Molti metodi di ricerca si sono focalizzati sulla misurazione dell'esibizione fisica

dell'aggressività e per molto tempo sono state riportate differenze sessuali più

marcate nei maschi, rispetto alle femmine, nell'esibizione di comportamenti

violenti. In letteratura esistono diversi metodi di valutazione dell'aggressività

come le scale di valutazione del comportamento, le interviste, strumenti di self-

report, tecniche espressivo-proiettivo e tecniche sociometriche.

tecniche sociometriche - tale valutazione include un insieme di tecniche che

24. rivelano lo status sociale, il tipo di relazione, la popolarità, ecc direttamente

dai membri del gruppo sociale. Questi metodi includono: la nomina dei pari e

la picture nomination. Alcuni autori concludono che questo tipo di strumenti

potrebbero essere limitati a causa delle influenze degli stereotipi legati ai ruoli

sessuali e alla difficoltà a recuperare informazioni complete dai bambini

piccoli. Tuttavia, le tecniche in questione sono considerate altamente efficaci

nella valutazione sia dell'aggressività relazionale sia di quella aperta.

la valutazione delle insegnanti - la capacità di osservazione delle insegnanti

25. potrebbe essere una buona prospettiva d'indagine in quanto lavorano in

stretto contatto con i soggetti in esame. Tuttavia, i risultati potrebbero essere

soggetti ad errori riguardanti la reputazione del bambino, i ruoli sessuali ed è

probabile che eventi recenti siano tenuti maggiormente in considerazione

rispetto ad eventi passati. Non bisongna dimenticare che i bambini sono

sensibili alla presenza dell'adulto e che potrebbero impegnarsi in

comportamenti aggressivi quando sono lontani dagli occhi degli insegnanti.

Nonostante questi limiti, questo strumento è generalmente considerato come

uno dei metodi migliori per la valutazione del comportamento sociale.

questionari di auto-valutazione - si tratta di questionari che sono

26. particolarmente appropriati per valutare depressione, ansia o altri tipi di

problemi. Tipicamente si chiede al soggetto in esame di valutare se stesso

sulla base di particolari dichiarazioni.

interviste - si tratta di tecniche strutturate, semi-strutturate e non-strutturate.

27. Attraverso l'intervista si tiene conto della valutazione diretta del soggetto,

inoltre danno l'opportunità di esplorae i vari comportamenti in esame. Le

interviste potrebbero essere soggette agli stessi liimti dei questioni di auto-

valutazione in riferimetno alle valutazioni che il soggetto fa di se stesso, ma

sicuramente potrebbe mostrarsi una tecnica inestimabile per rivelare la

prospettiva della vittima

le osservazioni - forniscono dati oggettivi circa specifiche caratteristiche

28. comportamentali,col vantaggio di non essere soggetti a bias. Proprio per

questo motivo si tratta di uno dei metodi migliori per valutare empiricamente

comportamenti di questo tipo. Tuttavia non è un metodo inattaccabile, si tratta

di un lavoro intenso e stancante per l'osservatore, inoltre le osservazioni

potrebbero richiedere una raccolta di dati inerenti le dinamiche del gruppo

4.4 La valutazione multi-metodo

In molti studi sull'aggressività relazionale un approccio multi-metodo ha dato

risultati attendibili ed è stato usato per riunire informazioni provenienti da diverse

fonti. E' una metodologia che ha il vantaggio di ridurre sostanzialmente i limiti

relativi ad ogni singola tecnica e a restituire un quadro complessivo del

comportamento sociale del bambino.

I comportamenti e le relative valutazioni dovrebbero essere considerate

all'interno del contesto e della situazione, inoltre il processo di valutazione

dovrebbe catturare l'essenza del target del comportamento in esame, così che il

problema possa essere legato a interventi efficaci e positivi. Ogni approccio di

valutazione ha la sua forza e la sua debolezza, ma la ricerca ha suggerito il

valore di questo tipo di metodologia come pratica migliore per valutare il

comportamento sociale tra i vari settings.

Numerosi studi distinguono tra atti aggressivi che sottostanno a atti di dominanza

fisica e quelli che sovvertono i rapporti di accettazione sociale. Alcuni ricercatori

ritengono che questa distinzione di fondo differenzia il comportamento aggessivo

di maschi e femmine.

• si osserva come l'aggressività fisica e quella relazionale siano legate al

sesso, in relazione ad alcuni risultati raccolti dalle valutazioni delle

insegnanti e dei pari, nei bambini di età prescolare, nei bambini di età

scolare e negli adolescenti.

Capitolo 5 - Fattori di rischio

5.1 Abilità di natura affettiva e socio-cognitiva

A questo punto è utile riconsocere quali possono essere i diversi percorsi

dell'aggressività e quali fattori possono assumere in queste trasformazioni un

ruolo di cruciale importanza. Appare chiaro che il comportamento aggressivo, in

determinate situazioni, si configura come un antagonista delle capacità di

relazionarsi con gli altri in termini prosociali. E' necessario rivolgere un'analisi a

quei processi cognitivi che fungono da mediatori e regolatori del comportamento

in questione. Si fa riferimento a quelle abilità di natura affettiva e socio-cognitiva

che rendono il bambino competente nell'interazione con gli altri e all'influenza dei

processi di socializzazione primaria e secondaria.

empatia - fa riferimento a quella capacità di condividere le emozioni degli altri,

29. di mettersi nei "panni degli altri" in modo da provare un'emozione simile o

uguale a quella dell'altro. L'empatia è indispensabile per la costruzione di

relazioni interpersonali positive in quanto favorisce la comunicazione, falicila

la cooperazione, regola il flusso delle emozioni negative e del comportamento

aggressivo. Quando l'individuo ha scarse capacità

di adottare la prospettiva di un'altro è più probabile che si manifestino

comportamenti aggressivi.

impulsività - è la tendenza ad agire prima di aver riflettuto in maniera

30. adeguata. Di fronte a situazioni frustranti i soggetti impulsivi mostrano una

tendenza marcata a reagire alle situazioni, ricorrendo a comportamenti

aggressivi. Risposte impulsivi agli stimoli vengono considerate indicative di

una certa difficoltà a controllare i propri impulsi, l'aggressività che deriva

dall'impulsività comporta, per chi la mette in atto, sia un difficoltà a

partecipare adeguatamente alle interazioni con i pari, sia difficoltà a prestare

attenzione in classe, a concentrarsi, a memorizzare

incapacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni - l'incapacità di

31. provare empatia e senso di colpa è un elemento che si configura come un

fattore di rischio per il futuro sviluppo di comportamenti aggressivi di tipo

proattivo, ossia quei comportamenti motivati dal piano di far del male.

capacità di role-taking - capacità di mettersi nei panni degli altri,

32. assumendone la prospettiva e il ruolo, anche quando questo è diverso dal

proprio punto di vista. Questa capacità è fondamentale nelle relazioni

interpersonali. Infatti, permette la comprensione della posizione altrui,

rendendo meno probabile la comparsa di condotte aggressive.

capacità di risolvere conflitti - è emerso che l'uso di strategie di tipo

33. prosociale, fondate sulla negoziazione, risulta positivamente correlato con alti

livelli di accettazione da parte dei pari; diversamente l'utilizzo di strategie di

tipo ostile risulta significativamente associato al rifiuto da parte del gruppo

influenze familiari - la famiglia rappresenta il primo contesto sociale in cui il

34. bambino è inserito, all'interno del quale, i genitori rappresentano il ruolo di

agenti di trasmissione delle norme culturali. Quindi il primo processo di

socializzazione si svolge prevalentemente nelle famiglie, il bambino viene

così indirizzato ad acquisire quei comportamenti che permetteranno al

bambino stesso di adattarsi all'interno della società. Una prospettiva di

questo tipo considera la famiglia come un insieme integrato, formato da 2

componenti: i singoli membri e le relazioni che si stabiliscono tra loro. Ogni

individuo appartiene alla famiglia come insieme, ma appartiene anche a molti

altri sottoinsiemi, inoltre ogni sottoinsieme ha delle caratteristiche particolari e

può essere a sua volta influenzato da eventi che accadono in altri

sottoinsiemi.

L''indagine sul ruolo esercitato dalla famiglia si è distinta in due filoni di ricerca

principali: uno focalizzato sull'analisi della relazione affettiva tra genitori e figli,

l'altro indirizzato all'esame degli stili educativi genitoriali. Gli studi

appartenenti al primo filone si sono concentrati maggiormente sull'analisi

della qualità del legame affettivo madre-figlio. In relazione al secondo filone di

ricerce, numerosi studi hanno riscontrato che specifici comportamenti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e dei processi formativi
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilapan.nocchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Carbone Roberta.

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