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Cenni storici e teorie

Contributi di Weber e Fechner

Weber è noto per aver compiuto insieme a Fechner studi sistematici di psicofisica, branca della psicologia che studia i rapporti fra aspetti fisici e psicologici dei fenomeni. Esempio: presentava ai soggetti due oggetti apparentemente uguali ma di peso diverso, chiedendo di identificare se uno dei due fosse più pesante.

Legge Weber Fechner: La relazione che lega l'intensità dello stimolo alla percezione che si ha di esso è di tipo logaritmico. Ossia la percezione è proporzionale (secondo un fattore k) al logaritmo dello stimolo. In altre parole, la minima differenza percettibile fra due stimoli (l'incremento di peso) è tanto meno accentuata, quanto più pesante era l'oggetto. Permise di dimostrare la misurabilità dei fenomeni psicologici al pari di quelli fisici, rendendoli quindi oggetto di ricerca scientifica.

Contributi di Hermholtz e Wundt

Hermholtz: compì numerosi studi sulla percezione visiva e uditiva, sulla velocità degli impulsi nervosi, formulò la teoria della percezione dei colori e pose le basi per la psicofisiologia.

Wundt: Fondò la psicologia come scienza autonoma; studiò percezione, aspetti coscienti della mente, psicologia animale, antropologia e psicologia sociale. I suoi esperimenti si basavano sul chiedere ai partecipati di riferire le sensazioni evocate dall’esposizione di differenti stimoli, scevri dall’interferenza di giudizi o ragionamenti, con l’obiettivo di cogliere l’esperienza diretta pura. Attualmente il metodo introspettivo di Wundt è inadeguato per lo studio psicologico.

Scuola strutturalista e altri contributi

Scuola strutturalista: Wundt e Titchener si prefissavano di analizzare la “struttura della mente” e dei suoi processi, definirne gli elementi costitutivi. Per Wundt erano sensazioni, immagini, sentimenti. Il metodo era quello introspettivo.

Carl Stumpf: studi sulla percezione dello spazio e della musica. Promosse lo studio della psicologia del bambino fondando l’Associazione berlinese per la psicologia infantile.

Ebbinghaus: primo studioso sistematico dell’apprendimento e della memoria attraverso il metodo sperimentale. Utilizzò se stesso come soggetto dei suoi studi, approfondì la relazione fra quantità di materiale e tempo di apprendimento, fra tempo e oblio.

Teoria della selezione naturale di Darwin

Charles Darwin: ha elaborato la teoria della selezione naturale. In sintesi, gli organismi aventi le caratteristiche richieste dal particolare ambiente in cui sono inseriti hanno maggiore probabilità di sopravvivere, procreare, trasferendo tali caratteristiche alla prole per trasmissione ereditaria (esempio della giraffa). L’importanza di tale teoria è l’aver sottolineato la continuità fra l’animale e l’uomo, l’aver spostato l’interesse ai rapporti fra l’individuo e l’ambiente e su come questo può influenzare il funzionamento e lo sviluppo della mente. Inoltre ha evidenziato come l’uomo sia il prodotto dello sviluppo filogenetico (della specie) e ontogenetico (dell’individuo).

Contributi di William James e Granville Stanley Hall

William James: criticò la scuola di Lipsia; sosteneva che la psicologia dovesse fondarsi sullo studio della persona in quanto organismo che si adatta all’ambiente. Sottolineò il metodo comparativo, basato sul confronto dei processi psichici dell’adulto con quelli dei bambini, degli animali, degli uomini primitivi e dei malati mentali.

Granville Stanley Hall: ampliò il campo d’indagine della psicologia interessandosi agli aspetti evolutivi della personalità. Fondò la psicologia dello sviluppo.

Teoria dell'apprendimento sociale di Bandura

Bandura: elaborò la teoria dell’apprendimento sociale, basata sull’assunto che l’ambiente e il comportamento siano in relazione attraverso il sistema cognitivo della persona. Bandura, pur comportamentista, è vicino al cognitivismo; accanto ai tipi di apprendimento delle teorie classiche, basati sul condizionamento, diede notevole importanza all’apprendimento imitativo ridimensionando inoltre il ruolo del comportamento per prove ed errori. Il soggetto che apprende è attivo, osserva i comportamenti e astrae una regola generale attraverso il “modellamento astratto”, rispondendo a rinforzi vicarianti, ovvero osservando altri rinforzati per taluni comportamenti ne ricava il loro essere socialmente desiderabili.

Psicologia della Gestalt

Psicologia della Gestalt: Gestalt sta per “struttura organizzata”. L’atto fondativo è riconducibile alla pubblicazione dell’articolo di Wertheimer sul movimento stroboscopico (apparente). I gestaltisti hanno condotto ricerche relativamente a percezione, intelligenza (Duncker, Kohler, Wertheimer), memoria, psicologia dinamica e sociale (Lewin). Secondo i gestaltisti, la scuola wundiana persegue l’obiettivo irraggiungibile di scoprire gli elementi costitutivi dell’esperienza psicologica, laddove quest’ultima si presenta all’individuo come totalità organizzata, non scomponibile nelle sue parti. L’approccio gestaltistico è fenomenologico, basato sull’assunto che la psicologia debba studiare i fenomeni così come il soggetto li percepisce e vive. La mente umana struttura attivamente la realtà, determina un'esperienza in cui “il tutto è più della somma delle parti”.

Teoria di Kohler e Lewin

Kohler: studi sull’intelligenza di scimmie antropoidi, hanno permesso di fare chiarezza sullo sviluppo dell’intelligenza nei primi 18 mesi di vita del bambino.

Lewin: teorizzò processi di differenziazione e rigidificazione, nel corso dello sviluppo:

  • La differenziazione ci spiega perché man mano che il bambino cresce manifesta emozioni, sentimenti, comportamenti sempre più complessi e differenziati;
  • La rigidificazione si riferisce alle varie regioni della personalità che, col passare del tempo, solidificano le proprie frontiere.

La psicoanalisi

Non sorge nell’ambito della psicologia ma in un contesto medico-psichiatrico. Si distingue dalle correnti psicologiche accademiche per oggetto di studio (comportamento anormale), metodo (osservazione clinica) e il fine (la guarigione dei malati mentali). La psichiatria tendeva a cercare le cause delle malattie mentali in lesioni organiche o disfunzioni somatiche, Freud si distaccò da tale impostazione ricercando le cause nei processi psichici inconsci.

Freud visse a Vienna, studiò medicina e si specializzò nello studio delle malattie nervose. Il primo caso da lui studiato fu quello di Anna O., curata da Breuer attraverso l’ipnosi. Freud acquisì tale tecnica a Parigi da Charcot applicandola nel trattamento dei suoi primi pazienti, per poi abbandonarla e sostituirla con la tecnica delle libere associazioni, dove il paziente, da sveglio, è tenuto a dire tutto ciò che pensa. Inoltre introdusse l’interpretazione dei sogni, considerando quest’ultimi come la via per l’esplorazione dell’inconscio.

Nel 1900 la sua teoria si consolidò grazie alla pubblicazione delle prime opere, Psicopatologia della vita quotidiana e Tre saggi sulla teoria sessuale. La teoria psicoanalitica si fonda su due ipotesi, determinismo psichico ed eccezionalità dello stato di coscienza; in altre parole, nulla avviene per caso e il nostro comportamento è determinato da forze psichiche perlopiù inconsce. Ne deriva che comportamenti apparentemente inspiegabili (lapsus, sogni, comportamenti nevrotici, ...) diventano comprensibili se si scoprono i meccanismi inconsci che li hanno prodotti.

La vita psichica è per Freud regolata da due principi: principio del piacere e di realtà; il primo, domina all’inizio della vita, induce l’organismo a ricercare la soddisfazione dei bisogni; viceversa, il secondo porta l’individuo a differire la gratificazione o a rinunciarvi.

Freud distingue i dati psichici in consci, preconsci e inconsci e postula l’esistenza di un meccanismo detto rimozione che può trasformare i dati psichici consci in inconsci. Egli inoltre distingue tre diverse componenti, o istanze, dell’apparato psichico: Io, Es e Super-Io. L’Io è una struttura organizzata che “media” fra l’Es e il Super-Io; l’Es è la componente più primitiva, irrazionale e istintiva dell’apparato psichico e “preme” sull’Io perché vengano soddisfatte le sue richieste, quest’ultimo tende a soddisfarle solo parzialmente in quanto deve tener conto delle richieste della realtà, di proibizioni e norme, strutturate nell’individuo nel Super-Io. A tale scopo mette in atto meccanismi di difesa.

Anna Freud ne identifica 10:

  • Rimozione: sbarra la via della coscienza all’impulso indesiderato proveniente dall’Es e ai suoi derivati, ricordi, emozioni, desideri o fantasie;
  • Formazione reattiva: meccanismo che provoca, in una coppia di atteggiamenti ambivalenti, la rimozione di uno e la sopravvalutazione dell’altro;
  • Isolamento: dell’affetto o del pensiero, al fine di rompere la catena associativa che lo riporterebbe alla coscienza;
  • Annullamento: atto simbolico finalizzato alla compensazione o annullamento del danno che l’individuo immagina provocato dai propri desideri;
  • Negazione: meccanismo primitivo, consiste nel negare un aspetto spiacevole della realtà esterna;
  • Proiezione: attribuzione di un proprio desiderio a un’altra persona;
  • Rivolgimento contro di sé;
  • Identificazione: attribuzione a se stessi di caratteristiche di altri;
  • Regressione: spostamento dell’energia libidica da oggetti tipici di una fase a quelli di fasi precedenti dello sviluppo. In psicoanalisi, il termine “oggetto” sta a significare ciò che permette la soddisfazione della pulsione; può consistere di oggetti veri e propri, persone o rappresentazioni di essi;
  • Sublimazione: spostamento di energia psichica da un obiettivo disapprovato dalla realtà esterna a uno socialmente accettabile.

Le “forze” che spingono l’individuo ad agire sono due, pulsione sessuale o libidica e pulsione aggressiva. Le pulsioni cambiano il loro oggetto o meta nel corso dello sviluppo, determinando l’attraversamento di differenti fasi evolutive:

  • Fase orale (12-18 mesi): le gratificazioni sessuali sono ottenute attraverso la bocca, le labbra, la lingua;
  • Fase anale (24-30 mesi): le sensazioni di piacere-dispiacere sono collegate con la ritenzione ed espulsione delle feci;
  • Fase fallica (3 anni): l’interesse sessuale è centrato sui genitali, in particolare quello maschile; questo periodo è caratterizzato dai conflitti del “complesso edipico” secondo cui il bambino/a sviluppa desideri e fantasie incestuose col genitore del sesso opposto assieme a sentimenti di intensa gelosia nei confronti del genitore dello stesso sesso;
  • Fase di latenza (fino a 7 anni): età della fanciullezza durante la quale le energie si spostano verso l’acquisizione di nuovi apprendimenti, la socializzazione ed il rafforzamento del controllo sulla pulsione sessuale;
  • Fase genitale (adolescenza): vi è l’imporsi delle pulsioni sessuali di tipo genitale, inizialmente con il riattivarsi delle problematiche edipiche.

L’affermazione che il bambino molto piccolo abbia una vera e propria attività sessuale scandalizzò gran parte degli intellettuali del tempo, ancor più resistenza trovò la teoria del complesso edipico. La storia della psicoanalisi fu contraddistinta da scissioni, le più famose attuate da Jung e Adler.

Contributi di Jung e Adler

Secondo Adler, il comportamento umano è influenzato dai condizionamenti sociali ed afferma inoltre che la forza primaria che spinge l’individuo all’azione non è la libido, ma il superamento dei propri sentimenti di inferiorità, frutto dello stato di dipendenza che caratterizza l’uomo nei primi anni di sviluppo. Adler sottolinea inoltre che il comportamento umano è determinato non solo dal passato ma dalle aspettative per il futuro; egli privilegia gli aspetti consci, attivi, creativi della personalità e considera l’uomo capace di determinare il proprio avvenire.

Jung ha formulato una teoria basandosi sullo studio dei popoli non civilizzati, la mitologia, le culture orientali e l’alchimia; si differenzia da Freud a partire dalla nozione di libido, concettualizzata e ampliata come “energia vitale” indifferenziata, di cui la libido sessuale ne rappresenta solo una delle possibili specificazioni.

La psicoanalisi attuale si basa sul contributo di molti altri studiosi, fra cui R. Spitz, M.S. Mahler, E. Erickson.

Teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget

Jean Piaget nato in Svizzera, conseguì il dottorato il biologia, si dedicò successivamente allo studio della psicologia. Con la pubblicazione del libro La nascita dell’intelligenza nel bambino lo sviluppo intellettivo divenne il suo principale campo d’indagine, analizzando come il bambino passa dall’uso di riflessi ad adattamento intelligente all’ambiente. L’interesse di Piaget è rivolto all’epistemologia genetica, ovvero alla fondazione di una teoria dello sviluppo della conoscenza; l’oggetto di studio principale fu lo sviluppo qualitativo delle strutture dell’intelligenza. Influenzato da Kant, egli crede che la mente umana sia obbligata a interpretare la realtà, a conoscerla, attraverso schemi della mente non derivati dall’esperienza quali le leggi formali della logica, le nozioni di spazio e tempo, le idee di causa, di quantità di classificazione, ecc.

Alcuni dei concetti fondamentali della sua teoria quelli di assimilazione e accomodamento: il primo è l’elaborazione degli stimoli provenienti dall’esterno da parte dell’organismo, senza che quest’ultimo modifichi se stesso; il secondo indica l’avvenuta modificazione nell’organismo, in particolare della sua struttura mentale. Entrambi questi processi sono rinvenibili in ogni forma di adattamento mentale, di cui l’intelligenza ne rappresenta il più alto grado.

Teoria di Vygotskij

Vygotskij, facente parte di un gruppo di studiosi, fra cui anche Alexander Lurija, appartenenti alla psicologia russa. Il nucleo della sua teoria è che i processi psichici superiori hanno una natura sociale, sono attività complesse frutto non solo di processi naturali di ordine biologico, ma anche dai rapporti culturali dell’individuo. Le funzioni psichiche, inizialmente naturali e spontanee, si sviluppano in funzioni superiori grazie a strumenti materiali ma soprattutto culturali, come il linguaggio o i concetti matematici. I processi psichici superiori sono culturalmente e storicamente mediati e la loro genesi è da ricercarsi non all’interno dell’individuo, ma in attività esterne, nel suo contesto interattivo.

I processi psichici umani di percezione, memoria, attenzione, ecc. non sono più il frutto di stimoli esterni bensì di mediazione e di sviluppo, non più naturale, ma storico-culturale. Notevole importanza è attribuita al linguaggio e alla sua funzione di regolazione del pensiero e del comportamento. L’interazione fra pensiero e linguaggio segue alcune tappe:

  • Dapprima il comportamento del bambino è regolato dall’esterno, dal linguaggio dell’adulto;
  • Il bambino utilizza il linguaggio per autoregolarsi, parlando a sé a voce alta;
  • Interiorizza il linguaggio e sviluppa il linguaggio mentale per auto-regolarsi;
  • Il linguaggio interiorizzato struttura la sua mente, non limitandosi più alla regolazione del comportamento ma anche del pensiero.

Un altro concetto di Vygotskij è quello di “zona di sviluppo prossimale”, riferendosi all’insieme di apprendimenti possibili a breve termine che possono permettere ulteriori sviluppi del soggetto, evidenziando come lo sviluppo sia un processo dinamico frutto delle caratteristiche del soggetto e delle proposte che emergono nel contesto sociale.

Etologia

Padre di tale disciplina è Konrad Lorenz. La teoria etologica pone enfasi sul contributo biologico, innato e non dovuto ad apprendimento del comportamento. I comportamenti innati sono anche detti specie-specifici poiché presenti in tutti i membri di una specie o di un suo sottogruppo. Le specie si differenziano nella diversa disponibilità ad apprendere certi comportamenti; inoltre vi sono dei periodi critici durante i quali un certo apprendimento è facilitato; un esempio classico è l’imprinting delle oche subito dopo la nascita che, in assenza della madre, può avvenire verso un oggetto, un rumore o una persona, come dimostrato da Lorenz il quale divenne egli stesso oggetto di imprinting da parte di cuccioli di oca. Particolare importanza è attribuita all’osservazione naturalistica, osservazione guidata da ipotesi, degli individui nel proprio ambiente.

Psicologia cognitiva

La psicologia cognitiva non ha fondatore, non è una teoria o una scuola psicologica; è più opportuno parlare di “approcci cognitivisti”, cioè di modalità di studio dei fenomeni psicologici che condividono alcune posizioni teoriche e metodologiche. Il volume di Ulric Neisser (1967) rappresenta un punto di riferimento per molti ricercatori. L’interesse dei cognitivisti fu l’elaborazione di modelli che spiegassero le funzioni cognitive.

HIP: (“human information processing”) modello esplicativo si basato sull’assunto che il sistema umano fosse un elaboratore d’informazioni provenienti dall’ambiente, paragonandolo metaforicamente al computer. L’obiettivo della psicologia cognitiva è la descrizione del funzionamento della mente umana (meccanismi, strutture, processi mentali); l’organismo è considerato un elaboratore di informazioni. Le metodologie di studio sono il più possibile empiriche e basate su rigorosi paradigmi sperimentali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chianicole di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof De Caroli Maria Elvira.
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