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Programma dettagliato del corso

Modulo 1: Introduzione

Argomento 1: Introduzione corso

La psicologia dello sviluppo

Sviluppo tipico

Sviluppo atipico e deficitario

Valutazione e osservazione nelle diverse età

Modulo 2: Sviluppo motorio e prassico

Argomento 2: Sviluppo motorio

Sviluppo prassico

Abilità motorio-prassiche

Modulo 3: Sviluppo cognitivo

Teorie principali

  • Piaget
  • Vygotskij e Bruner
  • Approccio HIP
  • Osservazione e valutazione

Modulo 4: Sviluppo del linguaggio

Teorie principali

  • Tappe sviluppo linguaggio: fase prelinguistica e prime parole
  • Tappe sviluppo linguaggio: sviluppo morfosintattico
  • Linguaggio per comunicare

Modulo 5: Sviluppo sociale

Competenze interattive

Osservazione e valutazione

Modulo 6: Emozioni

  • Riconoscimento emozioni
  • Valutazione della capacità di riconoscimento emozioni
  • Osservazione e valutazione

Modulo 7: Sviluppo percettivo

  • Percezione e sensazione
  • Competenze percettive precoci: gustativa, olfattiva, uditiva
  • Competenze percettive precoci 2: visiva (attenzione e volto)
  • Integrazione ed evoluzione delle competenze percettive
  • Osservazione e valutazione

Modulo 8: Sviluppo deficitario

Cognitivo (RM)

Comunicativo (dist ling)

Motorio Prassico (DCD)

Modulo 9: Sviluppo atipico

Interattivo (ASD)

Comunicativo (ASD)

Cognitivo (ASD)

La psicologia dello sviluppo

Inquadramento storico

La psicologia dello sviluppo si occupa di studiare e comprendere i cambiamenti che si verificano nei comportamenti e nelle diverse competenze dalla nascita fino all’adolescenza. Si delineano due importanti cambiamenti tra la fine dell’‘800 e il ‘900:

  • Ricercatori che sottolineano l’importanza di esperimenti e osservazioni attendibili (Alfred Binet, Stanley Hall, Arnold Gesell)
  • Inizia a delinearsi e, progressivamente, ad affermarsi l’idea che l’infanzia è una fase dello sviluppo con caratteristiche proprie, esigenze e, soprattutto, che deve essere tutelata.

Eglantyne Jebb, dama della croce rossa, nel 1919 fondò l’Organizzazione Non Governativa Save the Children. Nel contesto italiano Maria Montessori sottolineava la centralità del bambino nel contesto educativo e Giovanni Bollea che ha posto le basi della neuropsichiatria infantile moderna.

Il protagonista della storia

Generalmente, vengono descritti 4 macroperiodi che si caratterizzano per una serie di acquisizioni specifiche nelle singole aree dello sviluppo.

  • Prima Infanzia (0-24 mesi): serie di impressionanti di acquisizioni nell’area motoria, percettiva, interattiva, comunicativa e simbolica.
  • Seconda Infanzia (18 mesi-5/6 anni): il bambino espande e arricchisce le proprie capacità nei diversi ambiti e diventa progressivamente più autonomo e autosufficiente.
  • Latenza (6-11 anni): hanno un ruolo centrale gli apprendimenti e continua una progressiva specializzazione ed espansioni di capacità.
  • Adolescenza (12-18/22 anni): è un periodo estremamente complesso perché comporta trasformazioni fisiche, psicologiche e di organizzazione cognitiva.

Conoscere lo sviluppo del bambino/adolescente

Non può prescindere dal conoscere l’ambiente e la società in cui vive. I livelli di analisi: fenomenologico (quando), teorico (perché), neurobiologico (quali meccanismi coinvolge). A oggi, abbiamo buone conoscenze relativamente al Quando, molte teorie valide rispetto al Perché e, infine, numerosi dati interessanti, sebbene non esaustivi, rispetto al livello neurobiologico. A questi si associa lo studio dei processi di sviluppo emotivi, delle caratteristiche ambientali dell’individuo e dell’interazione fra le diverse competenze e funzioni.

I principali approcci teorici

J. Santrock (2011) afferma: “sebbene le teorie siano in disaccordo su certi aspetti dello sviluppo, molti dei loro principi sono complementari. Insieme esse ci fanno vedere il paesaggio completo dello sviluppo infantile in tutta la sua ricchezza, integrando a vari livelli i tre processi fondamentali coinvolti: biologico, cognitivo e socio e motivo”.

Le diverse teorie considerano il cambiamento

Secondo 2 punti di vista: qualitativo e quantitativo.

  • Approccio Organismico (o Cognitivista): quantitativo: il bambino è il qualitativo: il bambino è attivo
  • Approccio Comportamentista: risultato di una serie di costruttore delle proprie capacità. Lo sviluppo è quindi continuo; discontinuo; l’individuo agisce
  • Approccio Etologico: l’individuo è plasmato sull’ambiente
  • Approccio Ecologico: l’individuo è plasmato dall’ambiente
  • Approccio Psicoanalitico: dall’ambiente

A. Approccio organismico (o cognitivista)

Alla base dello sviluppo vi sia un cambiamento qualitativo. Il bambino è un attivo costruttore delle proprie capacità e lo sviluppo è dovuto a influenze interne piuttosto che ai soli fattori ambientali esterni. È possibile individuare, all’interno di questo approccio, tre filoni teorici principali:

  • Teoria di Piaget sullo sviluppo cognitivo
  • Teoria cognitiva socio-culturale di Vygotskij
  • Teoria dell’elaborazione dell’informazione (HIP)

I cambiamenti sono alla base dei diversi comportamenti e, allo stesso tempo, i comportamenti influiscono sull’ambiente con uno scambio continuo con l’ambiente ed è proprio questa interazione che porta allo sviluppo delle diverse competenze. Lo sviluppo viene ritenuto il risultato di un’interazione di fattori genetici e ambientali. Il fine dell’individuo è quello di realizzare le proprie potenzialità.

Metodi di studio: sperimentazione e osservazione con moderato controllo

B. Approccio comportamentista

Questo approccio considera lo sviluppo come processo quantitativo e ritiene che il comportamento è modellato dall’ambiente che ne determina la natura e il ritmo delle abilità che si sviluppano. Lo sviluppo è continuo e graduale.

  • Filoni principali: teorie di Pavlov (1927) e Watson (1920) e Skinner. Nasce il concetto di condizionamento classico che viene descritto nell’esperimento effettuato da Pavlov con il cane mentre Watson scopre che vale anche per l’essere umano. Più radicale è la teoria di Skinner (1938), secondo cui lo sviluppo è una lunga sequenza di esperienze di apprendimento, simile in bambini che vivono esperienze simili. Le acquisizioni sarebbero, quindi, il prodotto di fattori ambientali (condizionamento operante) e il bambino tende a riprodurre tutti quei comportamenti che hanno avuto conseguenze soddisfacenti (rinforzo positivo) ed eliminare quelli spiacevoli (rinforzo negativo).
  • Partono sempre dal comportamentismo tutte quelle teorie che, ispirate da quelle dell’apprendimento sociale di Bandura (1977), sostengono il ruolo centrale dell’osservazione, quindi il bambino ha un ruolo nell’organizzare e interpretare le informazioni provenienti dall’ambiente (i rinforzi posso anche essere intrinseci)

Metodi di studio: sperimentazione e osservazione controllate

Limiti: eccessivo rigore metodologico; non spiega perché le abilità nascono in tutti più o meno nello stesso modo malgrado influenze ambientali diverse.

C. Approccio etologico

Questo approccio prende origine dagli studi effettuati nel campo della zoologia, in particolare dal lavoro di Konrad Lorenz (1903-1989). Lorenz descrisse il fenomeno dell’imprinting nelle oche e affermò che questo rapido processo di apprendimento era innato. Inizialmente, queste teorie furono applicate con scarsi risultati all’essere umano ma, ebbero il merito di aver suggerito l’esistenza di una base biologica (quella che oggi chiamiamo programmazione genetica). In questo contesto si inserisce il lavoro di John Bowlby che descrive, attraverso la teoria dell’attaccamento, il rapporto tra stile di attaccamento precoce e sviluppo successivo emotivo e relazionale.

D. Approccio ecologico

Questa teoria pone l’accento sul ruolo delle variabili ambientali nello sviluppo dell’individuo. Un modello ecologico è quello proposto da Urie Bronfenbrenner (1917-2005) in cui vengono individuati cinque sistemi principali che hanno un peso significativo nello sviluppo dell’individuo. Nello specifico:

  • Il microsistema: è il contesto ambientale in cui cresce l’individuo e in cui avvengono il maggior numero di interazioni/scambi con altre persone (genitori, insegnanti, coetanei, etc.).
  • Il mesosistema: è rappresentato dalle interazioni tra i diversi componenti del microsistema (ad es., famiglia-scuola).
  • L’esosistema: è quell’insieme di situazioni esterne all’individuo che, tuttavia, hanno un’influenza (anche se indiretta) su di lui.
  • Il macrosistema: è rappresentato dalla cultura in cui il bambino vive.
  • Il cronosistema: è quell’insieme di cambiamenti causati da eventi ambientali.

E. Approccio psicoanalitico

L’individuo viene visto come “organismo simbolico” in grado di attribuire significati ai comportamenti propri e altrui. I cambiamenti, soprattutto qualitativi, sono il risultato di conflitti interni che portano, secondo diversi stadi, alla maturazione ed evoluzione della persona. Lo sviluppo è, secondo questo approccio, prevalentemente inconscio e i diversi comportamenti sono “caratteristiche di superficie”, influenzati in modo significativo dalle prime esperienze con i genitori.

  • Sigmund Freud (1856-1939) che affermò l’esistenza di cinque fasi dello sviluppo, comuni a tutti quanti, ovvero:
  • Orale: dalla nascita ai 18 mesi.
  • Anale: dai 18 mesi ai 3 anni.
  • Fallica: dai 3 anni ai 6 anni.
  • Latenza: dai 6 anni alla pubertà.
  • Genitale: dalla pubertà in poi.

Limiti: ridotta attenzione alle caratteristiche evolutive neurobiologiche e neuro cognitive.

Metodi di studio: sperimentazione e osservazione con ridotto controllo.

Sviluppo tipico, sviluppo atipico e deficitario

Lo sviluppo tipico è il risultato dell’interazione tra competenze e ambiente ed è rappresentato da una curva di variabilità.

Conoscere lo sviluppo tipico vuol dire:

  • Essere consapevoli che esistono:
    • Delle differenze interindividuali e intraindividuali,
    • Strategie adeguate per la risoluzione dei problemi e strategie poco funzionali,
    • Fasi evolutive e “crisi evolutive” e, infine, che quest’ultime possono essere fisiologiche.
  • Saper distinguere la lieve difficoltà dai problemi, quali i ritardi e/o le atipie nell’emergenza di una o più competenze.
  • Avere gli strumenti (sia in termini di conoscenze sia in termini di capacità osservative) per riconoscere i disturbi dello sviluppo.

Disturbi dello sviluppo

I disturbi dello sviluppo vengono definiti in base alla presenza di due requisiti fondamentali: si manifestano durante lo “sviluppo” della persona (generalmente nei primi anni di vita) e ne influenzano lo “sviluppo” futuro (nelle diverse aree evolutive quali quella comunicativo-linguistica, cognitivo-motoria, socio-emozionale). Possono coinvolgere in modo settoriale una competenza o manifestarsi in modo globale o pervasivo compromettendo lo sviluppo di tutte le funzioni mentali essenziali.

  • DSL → Disturbo specifico del linguaggio
  • DCD → Disturbo della coordinazione motoria
  • DSA → Disturbi specifici dell’apprendimento
  • RM → Ritardo mentale

Sono disturbi la cui eziopatogenesi (=studio delle cause e meccanismi d’azione) è multifattoriale. Il ritardo nel riconoscimento di molti quadri clinici è legato ad alcune caratteristiche peculiari dello sviluppo e, in parte, dei disturbi stessi, quali:

  • Lo stretto legame tra competenze emergenti e fase evolutiva.
  • La non sempre facile distinzione tra quadri di sviluppo “tardivo” (ad es., i late talker) e quadri di “ritardo” sfumato.
  • L’aspecificità di molti sintomi e la variabilità di presentazione di diversi quadri clinici.
  • La trasformabilità dei nuclei sintomatici non sempre prevedibile.

Quasi tutti i disturbi hanno un’origine neurobiologica ma non è ancora chiaro il meccanismo che porta alla manifestazione di alcuni sintomi piuttosto che di altri. Morton & Frith (1995) propongono un modello causale che prevede il coinvolgimento di diversi livelli e funzioni. Lo schema proposto prevede che una o più cause biologiche (genetiche) siano alla base di alterazioni del SNC e, quindi, dello sviluppo delle funzioni cognitive e queste alterazioni, come diretta conseguenza, provochino i sintomi e il disturbo conseguente.

Per definire quale fase dello sviluppo stiamo osservando, è necessario rispondere alle seguenti domande:

  • Quali competenze sono presenti?
  • Esiste una differenza fra età cronologica ed età di sviluppo?
  • I sintomi si trasformano?
  • Quale peso hanno i sintomi all’interno dello sviluppo?

Valutazione e osservazione in psicologia dello sviluppo

Esiste una netta distinzione tra la valutazione e l’osservazione che viene effettuata a fini di ricerca e clinica.

Ricerca: sarà necessario un rigore e una metodologia riproducibile e documentabile per poter descrivere, e riprodurre, i risultati secondo quanto previsto dalla ricerca scientifica.

Clinica: la valutazione e l’osservazione si rivolgono a singoli bambini/adolescenti, o piccoli gruppi, per poter rispondere a domande sull’andamento dello sviluppo e, in situazioni specifiche, sapere se si è di fronte a un problema (deficit o atipia) dello sviluppo di una o più competenze.

In entrambi i casi è necessario avere chiari gli obiettivi.

Problemi e soluzioni dell’osservazione/valutazione

L’osservazione non è di per sé “obiettiva”, anzi è costantemente esposta al rischio di soggettività, della parzialità, e agli errori o distorsioni che ne derivano. L’osservazione diventa obiettiva soltanto nella misura in cui viene condotta secondo procedure controllate, sistematiche, ripetibili e comunicabili.

Esistono, in ogni caso, una serie di misure che possono essere attivate per ridurre al minimo la soggettività di una osservazione/valutazione quali, ad esempio:

  • L’osservatore deve cercare di interagire il meno possibile con il bambino o solo dopo che questo lo cerca.
  • In presenza del genitore rimanere in disparte e lasciare che l’interazione principale avvenga tra genitore e bambino.
  • Utilizzare (questo in una situazione sperimentale, di ricerca) stanze con specchio unidirezionale.
  • Servirsi di osservatori diversi che si confrontano cercando di raggiungere un accordo su quanto osservato.

Un altro aspetto che deve essere considerato

È legato al rischio del preconcetto dell’osservatore.

Tappe di una valutazione/osservazione in ricerca o in clinica

La valutazione e osservazione nella ricerca

La ricerca può essere di due tipi:

  • Longitudinale: studia il cambiamento nel corso del tempo e consiste nell’avere soggetti che vengono seguiti e studiati nel tempo per approfondire degli aspetti particolari. Svantaggio: perdere i soggetti nel corso del tempo.
  • Trasversale: fotografa un determinato comportamento e si effettua su persone e bambini di differenti età per constatare la differenza nello stesso momento, senza valutare i cambiamenti individuali. Si giunge a dei valori in media. Svantaggio: non tiene conto dei cambiamenti individuali.

Metodi: esperimento, osservazione.

Esperimento: è necessario stabilire le variabili che si vogliono indagare, il ruolo del ricercatore nel modificare l’ambiente per ottenere un risultato e come registrare o misurare il risultato. Il risultato è una relazione causa-effetto e si fa un’analisi della relazione tra le variabili in risposta alla manipolazione (gruppo di controllo e campione casuale).

Osservazione: permette di osservare un comportamento spontaneo. In questo caso, quello che si modifica è sia l’ambiente (naturale o laboratoristico) sia il tipo di materiali e di interventi del ricercatore (anche se il ricercatore interverrà poco). Un limite di questa metodologia è il rischio che alcune risposte siano dipendenti da condizioni del soggetto o dalla soggettività del ricercatore.

Metodologia: colloqui o questionari

Nel caso di soggetti adulti o di adolescenti o di bambini più grandi si preferisce utilizzare interviste e questionari.

La valutazione e osservazione nella clinica

Domanda chiave: il bambino che ho di fronte ha una difficoltà in una o più aree dello sviluppo? E in caso di difficoltà: tale problema è un disturbo che richiede un intervento? A queste risposte si associa la definizione del livello di funzionamento, le strategie utilizzate e le possibilità di miglioramento a breve e medio termine.

Nella clinica si procede con: osservazioni libere, osservazioni strutturate, valutazioni con materiale standardizzato e validato su popolazioni con caratteristiche cliniche simili (ad esempio, i test per l’apprendimento sono validati su popolazioni di bambini parificati per classe frequentata ma ci sono anche i risultati medi nei bambini con diagnosi di disturbo dell’apprendimento). Con l’adolescente, invece, si prediligerà il colloquio.

In ambito clinico sarà necessario prevedere una fase con i genitori (soprattutto per i bambini più piccoli) in cui lo specialista effettue...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher terry1967 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof D'Ardia Caterina.
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