Psicologia del lavoro
Le variabili del comportamento lavorativo
Le variabili del comportamento lavorativo migliorano l’efficacia e l’efficienza organizzativa. Le variabili coincidono con l’insieme di abilità, attitudini, conoscenze, competenze e motivazioni che vengono usate nell’espletare un’attività lavorativa e si sviluppano attraverso l’esperienza.
Per abilità si intende la capacità dell’individuo di eseguire un dato compito. L’abilità è una caratteristica dimostrabile attraverso la valutazione dello stato di fatto e non attraverso lo sviluppo potenziale. Per mezzo dell’analisi fattoriale è possibile individuare le abilità primarie, che sono alla base del rendimento nei test di intelligenza.
Attitudine
L’attitudine è una disposizione individuale, una capacità particolare, legata alla presenza di varie caratteristiche psicofisiche che rende il soggetto adatto a svolgere determinati compiti con maggiore o minore efficacia.
Ci sono stati vari tentativi nel cercare di cogliere la definizione adatta di attitudine. Meschieri propone la sua definizione intorno al 1972: “L’attitudine è una disposizione individuale, somatica o psicosomatica, spontanea, congenita o ereditaria che, grazie a processi di maturazione o apprendimento, insieme alla personalità, si manifesta con un rendimento in un’attività pratica, semplice o complessa”.
L’analisi fattoriale è molto importante anche nell’attitudine, perché permette di isolare diversi fattori, quali:
- Fattore R (Ragionamento)
- Fattore S (Spaziale)
- Fattore V (Verbale)
- Fattore N (Numerico)
Competenza
Il termine competenza, dal latino competentia, rimanda non tanto al possesso di contenuti specifici ma alle dimensioni di “appropriatezza”, “armonia” e “corrispondenza” attraverso le quali l’individuo si mette in relazione con le richieste del contesto lavorativo.
In passato, la competenza veniva definita come un attributo insito alla dimensione lavorativa o come un attributo personale, una capacità personale di far fronte alle situazioni o come un possesso di specifiche nozioni o procedure.
Motivazione
La motivazione è definita come un’energia che incita, sostiene e dirige il nostro comportamento. Collegata alla motivazione troviamo la frustrazione, definita come un ostacolo che impedisce il raggiungimento dell’oggetto capace di soddisfare il bisogno che ha determinato il comportamento.
Capacità e aree di competenza
Se consideriamo qualunque profilo professionale e analizziamo le capacità, le attitudini e le competenze, presenti nei diversi livelli di attività, o gerarchici, possiamo notare che ne esistono molteplici che possiamo raggruppare in aree o gruppi:
- Capacità tecniche, legate alle conoscenze, competenze e alle abilità specifiche del proprio ruolo e connesse allo svolgimento del lavoro.
- Capacità strategiche o gestionali, come la pianificazione, l’organizzazione, la programmazione, la capacità di fare diagnosi e previsioni, capacità di controllo ecc.
- Capacità relazionali, come la comunicazione interpersonale, la motivazione lavorativa, la capacità di lavorare in gruppo, la leadership, l’iniziativa, il problem solving ecc.
Non sono capacità innate nell’individuo ma si acquisiscono e si sviluppano nel corso dell’esperienza lavorativa e grazie alla formazione, con una differenza sostanziale: quando si verifica un cambiamento a livello razionale nelle capacità gestionali, oppure nelle capacità tecniche, per modificare le capacità relazionali interviene un cambiamento anche di natura inconscia che agisce a livello degli atteggiamenti.
Le capacità gestionali e le capacità tecniche crescono in misura direttamente o inversamente proporzionale ai diversi livelli di attività, mentre le capacità relazionali restano costanti al crescere del livello gerarchico. Tra le capacità relazionali più rilevanti troviamo:
- Comunicazione interpersonale
- Lavoro di gruppo
- Motivazione lavorativa
- Leadership
Comunicazione secondo Garuti Ghirardini
Secondo Garuti Ghirardini, la comunicazione è partecipazione a un sistema di relazioni strutturate da regole agite consapevolmente o inconsapevolmente dagli attori presenti in questo sistema, che si scambiano informazioni usando canali e codici, che possono essere verbali o simbolici, disponibili in un determinato contesto culturale.
Quindi, secondo Garuti, comunicare vuol dire partecipare e, quindi, essere parte di un sistema di relazioni che è strutturato da regole che possono essere agite in modo consapevole o inconsapevole dalle persone che fanno parte del sistema di relazioni, dove si scambiano le informazioni attraverso l’utilizzo di canali e codici che possono essere verbali o simbolici, e che sono disponibili in un determinato contesto culturale.
Schematicamente, la comunicazione potrebbe essere definita come un processo di scambio di informazioni, dati, idee, concetti e valori e di influenza reciproca tra persone e gruppi all’interno di un contesto, dove l’attenzione va posta su contesto e influenza reciproca.
Per quanto riguarda l’influenza reciproca, si fa riferimento all’etimologia cum-munus, cum-moenia che indica che si può parlare di comunicazione solo quando si ha un’interazione di reciproco scambio attraverso codici noti e condivisi come ricorda Fornari (1978).
Per quanto riguarda il contesto, si fa riferimento sia all’ambiente in cui si svolge la comunicazione, che ai ruoli e alle norme che regolano la comunicazione tra gli interlocutori.
Teoria cibernetica della comunicazione
La teoria cibernetica ha facilitato l’approfondimento dello studio del processo della comunicazione. Shannon, in collaborazione con Weawer, ha individuato 5 funzioni necessarie perché la comunicazione avvenga:
- (E) Emittente, che è il soggetto che intende comunicare
- (R) Ricevente, ovvero colui al quale perviene il messaggio
- (CD) Codifica, ovvero la forma che permette la trasmissione dell’informazione o dell’idea che l’emittente vuole comunicare
- (C) Codice, ovvero il tipo di linguaggio che si usa per rendere comprensibile il concetto che si vuole esprimere
- (DC) Decodifica, che è il processo tramite il quale avviene la comprensione del messaggio in modo che il ricevente ricava dal messaggio l’informazione che l’emittente vi aveva posto
Nella relazione riusciamo a conoscere le altre persone solo attraverso gli output che forniscono a fronte di certi input. Per fare in modo che il processo comunicativo possa realmente svolgersi, senza distorsioni rispetto alle intenzioni dell’emittente, è necessaria la presenza di un codice linguistico comune tra emittente e ricevente e della presenza di un codice culturale sufficientemente omogeneo.
La decodifica del messaggio è un’incognita nella comunicazione perché, anche se le persone usano lo stesso codice linguistico, la cultura di una persona non è unica e quindi non può coincidere completamente con la cultura di un’altra persona, ci sarà sempre la possibilità di “leggere” un messaggio su vari piani di approfondimento e comprensione.
Quindi, la codifica è un’incognita, anche se viene usato lo stesso codice linguistico nella comunicazione, molto importante è anche la cultura che porta il soggetto a comprendere l’informazione, il messaggio in un modo diverso dal messaggio che voleva dare l’emittente. La cultura influenza la comprensione e l’approfondimento del messaggio, l’efficacia del processo comunicativo si misura solo sulla base dei messaggi ricevuti e non solo su quelli emessi.
Può capitare che, a causa di un’errata o parziale decodifica da parte del ricevente, il messaggio comunicato venga distorto dal ricevente (quindi compreso in modo sbagliato). La comunicazione non può essere concepita come un processo unidirezionale, il processo comunicativo è inserito in un circuito circolare; ad ogni messaggio può corrispondere un’informazione di ritorno, o feedback, che rende la comunicazione bidirezionale, la comunicazione è quindi bidirezionale.
La persona è concettualizzata come un sistema aperto in interazione con l’ambiente esterno, dove ad ogni atto verso l’esterno segue un feedback che le permette di adattare il comportamento nei confronti dell’ambiente. La persona è quindi come un sistema aperto che interagisce con l’ambiente; il comportamento della persona, verso l’ambiente, viene adattato attraverso il feedback, che fornisce alle persone l’opportunità di adattare il proprio comportamento rispetto all’interlocutore.
Esperimento di Leavitt sulla comunicazione unilaterale
Leavitt ha condotto un esperimento molto interessante che ha per oggetto la distorsione del messaggio provocata dall’utilizzo della comunicazione unilaterale. L’esperimento era articolato in 4 fasi in cui il soggetto A doveva comunicare ad altri soggetti la posizione di una serie di figure geometriche con modalità comunicative diverse. I soggetti dovevano essere in grado di riprodurre le figure descritte dal soggetto A, man mano che si passava dalla fase 1 alla 4, aumentava la precisione del risultato ma aumentava anche il tempo di esecuzione del lavoro.
Il feedback riduce le distorsioni del messaggio ma rallenta anche il circuito di informazione quindi, ha un costo. Il feedback è un atto comunicativo e, ogni atto comunicativo, può essere interpretato come feedback di un atto comunicativo precedente. Fruttare l’informazione di ritorno, ovvero il feedback, è essenziale per l’efficacia dell’atto comunicativo.
Il concetto di feedback, tradotto dall'inglese, assume il significato di retroazione, ovvero azione di risposta. Il feedback è quindi un segnale di ritorno che permette all’emittente di verificare la ricezione e l’effetto che il suo messaggio ha prodotto sul ricevente, inoltre, permette di verificare l’efficacia e l’efficienza dell’atto comunicativo.
Questo controllo può essere esercitato dall’emittente attraverso il feedback di controllo, che rappresenta un’azione di rilettura e di verifica del messaggio, è un'analisi diretta del messaggio fatta dall’emittente per valutare la validità, l’efficacia, il rispetto degli obiettivi e si manifesta quando l’emittente si ascolta, rilegge quello che ha scritto o ricapitola quello che vuole trasmettere.
Il feedback di risposta è il processo che avviene quando il destinatario risponde al messaggio, diventando a sua volta emittente, è un momento informativo sugli effetti del messaggio ricevuto, consente di verificare il grado di:
- Comprensione/incomprensione dei messaggi
- Chiarezza/confusione
- Assenso/dissenso rispetto a quanto ascoltato dall’interlocutore
- Accettazione/rifiuto rispetto a quanto viene proposto
Il feedback si usa su tutti i canali di comunicazione disponibili, quindi, si può reagire al messaggio con la comunicazione verbale o con la comunicazione non-verbale.
Comunicazione verbale e non verbale
La comunicazione può essere verbale o non verbale. Verbale, dal latino verbum, ovvero parole, si esprime con le parole. In questa modalità ci sono due tipi di comunicazione:
- Scritto (scrivere, leggere)
- Orale (parlare, ascoltare)
Nella modalità comunicativa verbale orale si usa il feedback per rendere efficace la comunicazione ed è una comunicazione diretta, ovvero il rapporto col destinatario è diretto e immediato. Nella comunicazione verbale sono presenti delle regole, quali grammatica e sintassi, che, solitamente, sono apprese inconsapevolmente durante lo sviluppo e regolano la comunicazione verbale.
La comunicazione non verbale avviene attraverso il linguaggio del corpo ed è costituita da messaggi inconsci che vengono trasmessi attraverso il linguaggio del corpo. Attraverso il canale verbale passano i contenuti di una comunicazione, attraverso il canale non verbale si esprime la relazione tra gli interlocutori. Il canale verbale trasmette i dati della comunicazione e il canale non verbale trasmette il modo con cui si deve assumere tale comunicazione.
L’aspetto relazionale si sviluppa a livello inconsapevole, può succedere che le stesse parole possono essere usate come affermazioni opposte, secondo la relazione che c’è tra gli interlocutori. Per ottenere efficacia comunicativa deve essere presente congruenza tra il canale verbale e il canale non verbale.
Il canale verbale viene definito digitale, o numerico, perché questa comunicazione è regolata da una sintassi logica, complessa ed efficace, facendo riferimento alle regole grammaticali, ma a questo, non corrisponde una semantica definita. Non c’è una semantica definita per due motivi:
- Le parole sono ambigue quindi, una stessa frase, per quanto costruita correttamente a livello grammaticale, in contesti diversi può avere significati altrettanto diversi.
- Le parole non sono in grado di esprimere le relazioni che intercorrono tra gli interlocutori.
Le caratteristiche della comunicazione verbale la rendono efficiente nel trasferire contenuti di tipo logico-razionale, la comunicazione verbale è soggetta a controllo cosciente.
Il canale non verbale è definito analogico perché non è governato da regole altrettanto rigide, non c’è una grammatica nella comunicazione non verbale. La comprensione della sua semantica è immediata, la comunicazione non verbale ci permette di capire se chi parla è rilassato, arrabbiato ecc...
Nelle relazioni usiamo l’ottanta percento della comunicazione non verbale perché il corpo non sa mentire. La comunicazione non verbale ha diverse funzioni, come esprimere emozioni, comunicare gli atteggiamenti interpersonali, partecipare alla presentazione di sé, completare, sostenere, modificare, sostituire il discorso.
Questo tipo di comunicazione esprime contenuti di tipo emotivo-relazionale, non è sempre sotto il controllo della volontà e del comportamento razionale, risulta molto difficile controllare e modificare intenzionalmente la comunicazione non verbale. La comunicazione non verbale può essere usata da sola o insieme a quella verbale, infatti tendono ad operare in modo compatibile e a rafforzarsi a vicenda.
La comunicazione non verbale ha due effetti:
- Classifica i significati e definisce la relazione, durante l’interazione il senso da attribuire ai messaggi dipende dalla comunicazione non verbale.
- Aumenta l’efficacia della comunicazione verbale, perché può rinforzare il messaggio, ad esempio, i gesti con le mani o le espressioni sono come un commento costante verso la verbalizzazione e svolgono la funzione di sottolineatura ed enfatizzazione.
Ci può essere concorrenza tra la comunicazione verbale e non verbale perché quella non verbale può contraddire il significato di quella verbale. La discrepanza tra il significato del comportamento verbale e quello non verbale si risolve facendo prevalere il contenuto della comunicazione non verbale perché sono più importanti le azioni di una persona di quello che dice.
Nella comunicazione non verbale sono presenti due gruppi di segnali:
- Segnali statici
- Segnali dinamici
I segnali statici non mutano durante l’interazione e sono gli elementi che costituiscono l’aspetto esteriore della persona che ha un forte impatto nella comunicazione soprattutto quando le persone coinvolte nella comunicazione non hanno avuto modo di conoscersi meglio.
Nel gruppo degli aspetti dinamici rientrano gli elementi che si riferiscono alla cinesica, alla prossemica, all’aptica e al comportamento para-verbale, o paralinguistica. La cinesica comprende la postura ovvero la posizione fisica adottata durante la comunicazione e può variare con lo stato emotivo, lungo la dimensione rilassamento-tensione, comprende i gesti, i movimenti del corpo, le espressioni del viso e lo sguardo.
La prossemica fa riferimento all’uso dello spazio e dei rapporti spaziali che le persone mantengono nelle loro interazioni, si va dal contatto alla distanza che indica rapporti formali, su questa espressione della comunicazione non verbale influiscono i fattori culturali.
Molto importanti sono gli studi di Hall sulla prossemica dove illustra quattro zone di distanza che caratterizzano gli esseri umani nelle situazioni sociali:
- Distanza intima, dove la presenza dell’altro è evidente e, a volte, può essere eccessivamente coinvolgente; nella fase della vicinanza c’è la distanza dalla lotta, del confronto e della protezione; nella fase di lontananza della distanza intima “il capo, le cosce, le parti pelviche non si toccano facilmente, ma le mani possono raggiungere e afferrare estremità”.
- Distanza personale, termine usato da H. Hediger per designare la distanza che separa convenientemente i membri di una specie che segue il principio del non-contatto.
- Distanza sociale: (1,20m, 2,10m), a questa distanza si trattano gli affari impersonali.
- Distanza pubblica.
Ogni zona prevede una fase di vicinanza e una di distanza.
Gli aspetti para-verbali o paralinguistica si riferiscono alle espressioni che hanno origine nell’apparato vocale, ma che non si riferiscono alle parole, alcuni di questi aspetti sono: qualità della voce (tono, ritmo, volume) e vocalizzazioni (schiarirsi la voce, emettere suoni e interiezioni).
La comunicazione non verbale può avere diverse funzioni, può esprimere emozioni (funzione principale), può comunicare gli atteggiamenti, può partecipare alla presentazione di sé, può completare, modificare, sostenere o sostituire il discorso.
In merito alle origini delle emozioni, Darwin sosteneva che le emozioni sono innate e gradualmente subiscono un’evoluzione come conseguenza dell
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Psicologia dello sport, riassunto
-
riassunto esame psicologia del lavoro, prof. Difabio, libro consigliato Psicologia del lavoro e delle organizzazion…
-
Riassunto esame Psicologia del lavoro, Prof. Cortese Claudio, libro consigliato Psicologia del Lavoro, Argentero e …
-
Riassunto esame psicologia del lavoro, prof. Avallone, testo consigliato Psicologia del lavoro, Avallone