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DIRITTO PUBBLICO DEI FRANCESI

Artt. 1-12  I Francesi sono tutti uguali davanti alla legge. Contribuiscono indistintamente e in

proporzione ai loro beni ai carichi dello stato. Essi sono tutti ammissibili agli impieghi civili e

militari. Hanno la garanzia della loro libertà individuale, non potendo essere messi sotto accusa o

sotto arresto se non in conformità alla legge.

La proprietà privata è garantita: lo Stato può esigere una proprietà privata per sé solo dopo

indennizzo.

C’è libertà di culto, ma la religione di stato è cattolica, e solo i ministri cristiani ricevono lo

stipendio.

C’è libertà d’opinione e stampa, ma in conformità a leggi per limitarne l’abuso.

La coscrizione è abolita. Il modo di reclutamento dell’esercito di mare e di terra è stabilito da

un’apposita legge.

La ricerca di opinioni precedenti la restaurazione è vietata.

FORME DEL GOVERNO DEL RE

Artt. 13-22  la figura del re è inviolabile e sacra. I suoi ministri sono responsabili. Il potere

esecutivo appartiene solo al re.

Il re è il capo supremo dello stato, il comandante delle forze armate. A lui competono le

dichiarazioni di guerra e la stipulazione di atti internazionali. Egli provvede anche alla nomina di

tutti gli impieghi dell’amministrazione pubblica e fa regolamenti e leggi per l’esecuzione delle leggi

e per la sicurezza dello stato.

Il potere legislativo spetta al Re, alla camera dei Pari (Senato) e alla camera dei Deputati. La

proposta di leggi spetta unicamente al re.

DELLA CAMERA DEI PARI

Artt. 24-34  I membri della camera dei Pari sono nominati dal re in numero discrezionale. Tutte le

deliberazioni della camera dei pari sono segrete. Essa giudica i reati di alto tradimento e attentati

alla sicurezza dello Stato.

DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Artt. 35-52  I membri della camera dei Deputati sono eletti per cinque anni (con rinnovamento

ogni anno di 1/5).

Per essere eletti bisognerà avere raggiunto i quaranta anni di età e pagare un contributo di almeno

mille franchi.

Per eleggere i deputati bisognerà aver compiuto il trentesimo anno di età, e versare un contributo di

almeno trecento franchi.

Le sedute della camera sono pubbliche, ma basterà la richiesta di cinque membri perché si formi un

comitato segreto.

Per le imposte ci sarà l’obbligo di approvazione delle due camere e di sanzione del re. Quest’ultimo

può sciogliere, convocare o prorogare le sedute.

DEI MINISTRI

Artt. 54-56  I ministri possono essere membri delle due camere. Hanno accesso all’una o all’altra

camera e devono essere ascoltati quando lo domandano.

La camera dei Deputati ha il diritto di accusare i ministri, ma solo la Camera dei Pari ha il diritto di

giudicarli.

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DELL’ORDINE GIUDIZIARIO

Artt. 57-67  “La giustizia emana dal re”, che nomina e istituisce i giudici, inamovibili.

Nessuno potrà essere distolto dai suoi “giudici naturali”  Non potranno essere create commissioni e

tribunali straordinari.

Il re ha diritto di grazia e di commutazione delle pene.

DIRITTI PARTICOLARI GARANTITI DALLO STATO

Artt. 69-74  I militari in età di servizio, gli ufficiali e i soldati a riposo, le vedove, gli ufficiali e i

soldati pensionati, conserveranno i loro gradi, onori e pensioni.

La nobiltà antica riprende i suoi titoli. La nuova conserva i propri.

COSTITUZIONE POLACCA – 1815

TITOLO I – RELAZIONI POLITICHE DEL REGNO

Artt. 1-3  Il Regno di Polonia è riunito all’impero di Russia; la Corona segue le regole di

successione dinastica del trono imperiale di Russia.

TITOLO II – GUARENTIGIE GENERALI

Art. 11  La Religione di Stato è quella cattolica romana. E’ comunque garantita la libertà di culto e

uguale tutela, nonché uguaglianza nel godimento di diritti civili e politici , per altri culti.

Artt. 12-30  Sono tutelate la libertà di stampa, l’uguaglianza di tutti i cittadini e la tutela della

proprietà privata.

Art. 31  La nazione polacca avrà in perpetuo una rappresentanza nazionale: essa consisterà nella

Dieta, composta dal re e dalle due camere (senato + deputati dei comuni).

TITOLO III – DEL GOVERNO

Il Re è sacro e inviolabile. Egli è titolare del potere di governo (esecutivo) e di nomina/revoca delle

autorità esecutive e amministrative. Egli è inoltre capo delle forze armate, compete in via esclusiva

a dichiarare guerra, per gli atti internazionali e dispone dei beni statali secondo il bilancio da lui

formato e approvato.

TITOLO IV – DELLA RAPPRESENTANZA NAZIONALE

La Rappresentanza nazionale sarà composta come stabilito ex art. 31.

Il potere legislativo risiede nella persona del re e nelle due camere della dieta.

La Dieta verrà convocata regolarmente per trenta giorni ogni due anni, salvo convocazioni

straordinarie a discrezione del re. Essa delibera su tasse e imposte in seguito alle comunicazioni del

sovrano. Essa delibera anche su tutti i progetti delle leggi civili, penali e amministrative che le sono

indirizzate per ordine del re.

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LA SANTA ALLEANZA – 1815

Siglata tra le Loro Maestà l’imperatore d’Austria, il Re di Prussia, e l’imperatore di tutte le Russie.

Art. 1  I tre monarchi (Austria, Prussia e Russia) testeranno “uniti con legami di fratellanza” e si

presteranno assistenza, aiuto, e soccorso.

Art. 2  Il solo principio in vigore sia tra detti governi che tra i loro sudditi, sarà quello di rendersi

reciprocamente servizio, di considerarsi tutti come membri di una medesima nazione cristiana.

Art. 3  Altre potenze che vorranno legarsi tramite lo stesso legame saranno accolte.

LA SECONDA PACE DI PARIGI – 20 NOVEMBRE 1815

Art. 1  I Confini francesi saranno quelli del 1790.

Art. 4  l’Indennità di guerra che la Francia corrisponderà alle potenze alleate è fissata in 700

milioni di Franchi.

Art. 5  Per la sicurezza degli Stati vicini, saranno prese misure di sicurezza e garanzia temporanee,

per cui è stato giudicato indispensabile far occupare per un certo periodo di tempo da truppe alleate

alcune posizioni militari lungo i confini della Francia.

Il numero di tali truppe non oltrepasserà i centocinquantunmila uomini. Il comandante in capo di

questo esercito sarà nominato dalle potenze alleate.

La durata massima di questa occupazione militare è fissata a cinque anni. Essa può avere termine

prima che saranno passati tre anni se i sovrani alleati, dopo avere con Sua Maestà il Re di Francia,

esaminato la situazione e gli interessi reciproci e i progressi che il ristabilimento dell’ordine e della

tranquillità avranno compiuto in Francia, si accorderanno nel riconoscere che i motivi che li hanno

indotti a prendere questa misura hanno cessato di esistere.

Art. 11  Vengono confermati il Trattato di Pace di Parigi del 1814 e l’Atto Finale del congresso di

Vienna del 9 Giugno 1815, e mantenuti per tutte quelle disposizioni che non sono state mantenute

dal presente trattato.

LA QUADRUPLICE ALLEANZA – 20 NOVEMBRE 1815

Russia, Austria, Prussia e Gran Bretagna si impegnano a far rispettare clausole e impegni della

Seconda Pace di Parigi, inoltre:

Art. 3  In caso di necessità (attacco subito o guerra con la Francia) si impegnano a mettere a

disposizione ciascuna un contingente di sessantamila uomini, o la parte di esso che si vorrà mettere

in campo secondo le esigenze.

Art. 6  Le quattro potenze convengono di rinnovare riunioni consacrate ai grandi interessi comuni

ed all’esame delle misure che saranno giudicate più salutari per la tranquillità dei popoli e per il

mantenimento della pace in Europa.

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LA POLITICA DI INTERVENTO

PROTOCOLLO PRELIMINARE DELLA CONFERENZA DI TROPPAU –

1820

In seguito ai moti del ‘20, la Russia, l’Austria e la Prussia, si riunirono nella conferenza di Troppau

per il mantenimento della pace e per il rispetto dei trattati:

i plenipotenziari di tali Paesi hanno sottoscritto i seguenti punti:

• Gli Stati dell’alleanza che avranno subito un’alterazione del loro regime interno, con una

rivolta le cui conseguenze minacciano altri stati, cessano di far parte dell’alleanza e ne

saranno esclusi finché la situazione “non presenti garanzie d’ordine legittimo e stabilità”.

• Rifiuto del riconoscimento di mutamenti operati allo Stato per “vie illegali”.

• Qualora mutamenti illegittimi minacciassero altri Stati, per la loro prossimità, le potenze

alleate impiegheranno in primis pratiche amichevoli, poi anche coercitive, “per ricondurli in

seno all’alleanza”.

CONGRESSO DI VERONA – 1822

I movimenti rivoluzionari in Spagna, preoccuparono le potenze alleate. La Francia, sentendosi

minacciata in misura maggiore per la sua vicinanza geografica, prese provvedimenti militari al

confine con la Spagna, ribadendo il proprio legame e sostegno al trono di Spagna (costretto con la

forza a riapprovare la Costituzione Spagnola del 1812), come indicato da un “Dispaccio del Primo

Ministro francese al Ministro di Francia a Madrid”.

Tale dispaccio fu preceduto da una “circolare dei ministri degli esteri della Santa Alleanza alle

loro Missioni presso le Corti d’Europa”, in cui si esprimeva preoccupazione non solo per la

questione greca (scintilla d’insurrezione nell’Impero Ottomano), ma anche e soprattutto per la

situazione in Spagna.

L’INGHILTERRA: NON INTERVENTO E RICONOSCIMENTO

LO STATE PAPER DI CASTLEREAGH – 1820

Il Ministro degli esteri inglese esprime la sua convinzione che un intervento in Spagna esuli dai

compiti e dalle obbligazioni assunti (e ispiratori) della Quadruplice Alleanza. Questa era per il

Ministro Inglese, specificamente rivolta contro il tentativo rivoluzionario-egemonico della Francia

napoleonica.

Il principio in base al quale uno Stato interferisce tramite l’uso della forza negli affari interni di un

altro stato, al fine di imporre l’obbedienza nei confronti dell’autorità regnante, è da sempre una

questione della massima delicatezza morale e politica, e non è questa la sede appropriata per una

disamina in proposito.

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Non si può imporre tale compito come un obbligo, soprattutto per un’Inghilterra “culla” di

istituzioni democratiche e rappresentative.

IL NON INTERVENTO NELLE AMERICHE

Memorandum sul colloquio tra il ministro degli esteri britannico Canning e

l’ambasciatore francese a Londra Polignac (9-12 ottobre 1823)

Canning (neo ministro degli esteri inglese dopo Castlereagh), scrisse all’ambasciatore francese per

enunciare la posizione inglese rispetto al conflitto tra Spagna e le sue colonie nell’America Latina.

Egli espresse la convinzione che qualsiasi tentativo di porre le colonie sotto l’antico dominio

spagnolo sarebbe stato vano. Egli affermò anche che in caso di negoziazione “su base praticabile”,

la Spagna sarebbe stata incoraggiata dalla Gran Bretagna ma, in caso sfortunato di scontro,

l’Inghilterra sarebbe rimasta neutrale.

Ma, la convinzione che l’antico sistema non potesse essere ripristinato, portava la gran Bretagna a

non potersi obbligare a rifiutare o posticipare il riconoscimento di tali colonie.

Egli riconosceva in ogni caso che ogni tipo di riconoscimento dovesse arrivare prima dalla Spagna,

ma che non potesse essere atteso all’infinito.

Ogni interferenza da parte di altre potenze avrebbe inoltre portato la gran Bretagna a riconoscere

immediatamente le Colonie.

IL RICONOSCIMENTO NELLE AMERICHE

Dispaccio di George Canning (25 marzo 1825)

Canning spiegò che continuare a ritenere la Spagna responsabile di atti sui quali non esercitava più

controllo sarebbe stato sbagliato. Quindi, per poter applicare per tali eventi un principio base del

diritto internazionale, quale quello della “responsabilità della comunità politica per atti compiuti da

suoi cittadini o sudditi”, alla Gran Bretagna non restava che riconoscere l’esistenza delle colonie

spagnole come comunità politiche autonome, tenute a rispettare i diritti/doveri di ogni comunità

politica sul piano interno/internazionale.

L’INDIPENDENZA DELLA GRECIA

Proclama d’Indipendenza (Epidauro, 15 gennaio 1822)

La Nazione greca, dopo aver respinto l’Impero Ottomano solo col valore dei suoi figli, dichiara di

aver condotto una Guerra Nazionale e Sacra contro la “Potenza Spogliatrice” Ottomana, che ha

privato i greci dei propri “diritti di proprietà, di onore e di vita”.

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I Greci vogliono e reclamano di “essere riammessi nella società europea”, dove li chiamano i

costumi e la posizione, nonché di riunirsi alla famiglia cristiana, e di riprendere, fra le nazioni “il

posto rapito ingiustamente”.

Riconoscimento Internazionale del regno di Grecia (Londra, 3 febbraio 1830)

Art. 1  La Grecia è uno Stato Indipendente, che in quanto tale godrà di tutti i diritti politici,

amministrativi e commerciali che da tale indipendenza discendono;

Art. 3  La Grecia sarà una monarchia ereditaria; il suo principe sarà da scegliere tramite

disposizioni ulteriori, certo non tra quelli delle famiglie del Trattato di Londra (questo);

Art. 6  Ottomani e Greci accorderanno un anno di tempo per i cittadini che volessero vendere le

proprie proprietà e trasferirsi nel territorio dell’altro;

Art. 8  ciascuna delle corti firmatarie (Russia, Gran Bretagna e Francia), si impegnano a garantire

l’insieme degli accordi e le clausole ivi contenute; nonché a garantire che nessuna truppa dell’una o

l’altra potenza firmataria entri in territorio greco senza l’assenso delle altre due.

CAPITOLO II – LIBERALISMO E NAZIONALITA’ (1830-1850)

LA NASCITA DEL BELGIO

La Costituzione Belga del 1831

Art. 6  I Belgi sono tutti uguali davanti alla legge. Solo i Belgi possono accedere agli impieghi

civili e militari;

Art. 14  Libertà di culto e di opinione; repressione dei delitti commessi in occasione dell’uso di

queste libertà;

Art. 25  Tutti i poteri emanano dalla nazione e sono esercitati nel modo stabilito dalla costituzione;

Art. 26  Legislativo = re + due camere;

Art. 28  L’interpretazione delle leggi spetta solo al legislativo;

Art. 29  Esecutivo = re;

Art. 30  Giudiziario = Corti e Tribunali. Sentenze e giudizi eseguiti nel nome del re.

Art. 60  I poteri costituzionali del re sono ereditari;

Art. 63  Il re è inviolabile. I ministri sono responsabili.

Art. 64  Nessun atto del re ha effetto se non è controfirmato da un ministro, che così se ne rende

responsabile;

Art. 65  Il re nomina/revoca i suoi ministri;

Art. 68  Il re comanda le forze armate, dichiara guerra, stipula atti internazionali. I Trattati di

modifica territoriale hanno effetto solo se in forza di legge. I trattati che comportino oneri o leghino

individualmente i belgi devono essere approvati dalle camere.

Art. 69  Il re sanziona e promulga le leggi;

Art. 78  il re non ha altri poteri che quelli che gli attribuisce formalmente la costituzione (e le leggi

particolari emanate sulla base della costituzione stessa).

L’Inghilterra e l’intervento in Belgio. Dichiarazione del ministro degli esteri lord

Palmerston alla camera dei Comuni (7 dicembre 1831)

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Lord Palmerston fa presente che l’Inghilterra non ha contribuito a imporre in Belgio un Governo in

contrasto con i desideri della popolazione, ma anzi, il popolo ha scelto la propria forma di governo e

il proprio sovrano.

La Gran Bretagna è intervenuta per dirimere la questione della separazione tra Olanda e Belgio,

desiderata da entrambi, ma impossibile da risolvere se non tramite un conflitto che avrebbe

coinvolto l’Europa intera. L’intervento inglese ha evitato ciò.

LA RIVOLUZIONE IN POLONIA

Manifesto della Dieta di Polonia sulla sollevazione del 17 novembre 1830

(Varsavia, 20 dicembre 1830)

Denuncia della Dieta polacca della gestione del regno di Polonia da parte dell’imperatore di Russia.

La Costituzione concessa dallo Zar non era altro che una “vana chimera” di diritti e autonomie

promesse ma mai concesse.

Con l’incoronazione di Nicola I a zar le cose peggiorarono: si fece incoronare re di Polonia, pose

sotto inchiesta i membri della Dieta fino a sostituirli con persone che non soddisfacevano i requisiti

della Dieta, “unica garanzia dell’indipendenza dei loro voti”.

La popolazione polacca chiede, dando anche da garanzia che il mutamento in senso autonomistico e

liberale della situazione interna polacca non sia una minaccia, bensì una garanzia “d’equilibrio e

scudo” per l’Europa, l’aiuto delle potenze alla loro causa.

Il Ministro degli Esteri inglese sulla rivoluzione in Polonia

PALMERSTON A GRANVILLE, 29 MARZO 1830

L’Inghilterra deve attenersi ai trattati; da un lato può sollevare rimostranze sulla condotta della

Russia se si allontana dalle previsioni del trattato di Vienna, dall’altro, per lo stesso motivo, non

possono aiutare la Polonia a rendersi indipendente.

PALMERSTON A HOLLAND, 3 APRILE 1831

Palmerston era favorevole all’indipendenza della Polonia, ma l’aiuto inglese violerebbe appunto il

trattato di Vienna, il quale, per quanto discutibile in alcune sue disposizioni, rappresenta la grande

sicurezza dell’Europa contro lo spirito sempre “snervante” della Francia.

LA GIOVINE ITALIA E LA GIOVINE EUROPA

Programma della “Giovine Italia” (Marsiglia, luglio 1831)

Par. 1  La Giovine Italia è l’alleanza di italiani “credenti in una legge di progresso e dovere”, i

quali, convinti che l’Italia è chiamata ad essere nazione, e che può, con forze proprie farsi tale,

consacrano di restituire l’Italia in nazione di liberi ed eguali, una, indipendente, sovrana.

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Par. 4  I mezzi per ottenere ciò sono l’educazione e l’insurrezione. L’Italia può emanciparsi con le

proprie forze, perché per fondare una nazionalità serve la coscienza di questa nazionalità, e questa

coscienza non può aversi ogni qualvolta l’insurrezione si compia per mani straniere.

Qualunque insurrezione si poggi sull’estero, dipende dai casi dell’estero. La Giovine Italia è decisa

a giovarsi degli eventi stranieri, ma non a farne dipendere l’ora e il carattere dell’insurrezione.

L’“atto di fratellanza” della “Giovine Europa” (Berna, 15 aprile 1834)

Formata dalla Giovine Italia, dalla Giovine Germania e dalla Giovine Polonia, associazioni

repubblicane, sotto l’auspicio di una stessa fede di libertà, eguaglianza e progresso

Verrà sottoscritta una dichiarazione dei Principi che costituiscono la legge morale universale

applicata alle società umane; che definisca la credenza, il fine e la direzione generale delle tre

associazioni.

Nessuna potrà allontanarsene senza violazione colpevole dell’atto di fratellanza.

IL TERZO ACCORDO DI MÜNCHENGRÄTZ (15 ottobre 1833)

Art. 1  Austria, Russia e Prussia riconoscono che qualsiasi sovrano indipendente ha il diritto di

chiedere aiuto, per una minaccia interna/esterna, ad un altro sovrano indipendente, e questi ha il

diritto di accordare o rifiutare tale aiuto secondo i suoi interessi o la sua convenienza. Nel caso in

cui l’assistenza fosse accordata, nessun’altra potenza ha il diritto di intervenire sia per impedire

l’assistenza, sia per agire in senso contrario.

Art. 2  Nel caso in cui fosse richiesta l’assistenza materiale a una tra Austria, Prussia e Russia, e

una potenza volesse opporvisi con le armi, le tre potenze considereranno come diretto contro

ciascuna di esse qualsiasi atto di ostilità a questo scopo.

IL COSTITUZIONALISMO NELL’EUROPA OCCIDENTALE

La Quadruplice Alleanza tra Gran Bretagna, Francia, Spagna e Portogallo (22

aprile 1834)

La Regina reggente di Spagna e la reggente del Regno di Portogallo s’impegnano a “l’impiego

immediato e vigoroso di reciproci sforzi” per porre termine alle ostilità e obbligare l’infante Don

Carlos di Spagna e l’infante Don Miguel di Portogallo ad abbandonare i domini di quest’ultimo

regno.

Si rivolgono alle Case di Francia e Gran Bretagna, considerando “l’interesse che devono avere per

la sicurezza della monarchia spagnola e il desiderio di contribuire allo stabilimento della pace sia

peninsulare che europea”.

A tale scopo hanno nominato i loro plenipotenziari che hanno stabilito gli articoli seguenti:

10 1. La reggente di portogallo s’impegna a “usare tutti i mezzi in suo potere” per cacciare

l’infante Don Carlos dai domini portoghesi.

2. Sua Maestà di Spagna s’impegna a fornire truppe sufficienti per collaborare con quelle

portoghesi all’espulsione di Don Carlos.

3. La Gran Bretagna s’impegna a collaborare inviando una forza navale.

4. Nel caso in cui fosse necessaria la collaborazione della Francia, il re s’impegna a fare tutto

ciò che i suoi alleati decideranno di comune accordo.

LA MISSIONE DI LORD MINTO IN ITALIA – ’47,’48

Istruzioni del Ministro degli Esteri, Lord Palmerston, all’inviato straordinario

(Londra, settembre 1847)

Palmerston appoggia un sistema di miglioramenti progressivi, soprattutto nel campo dell’istruzione

e della diffusione delle conoscenze politiche, da portare avanti dai sovrani degli Stati italiani, che

vogliano migliorare il benessere dei propri sudditi, e sostiene che nessun governo possa

impedirglielo.

Lord Palmerston a Lord Minto (Londra, marzo 1848)

Il Ministro inglese loda Minto per la sua opera di mediazione tra popolazioni italiane e sovrani.

Inoltre si compiace dell’esito degli eventi, in particolare del ritiro di Metternich dalla Lombardia, e

ciò “non sarà una vera perdita per l’Austria” perché l’Italia Settentrionale, “scontenta com’era, si è

rivelata un elemento di debolezza” per l’Austria. Se fosse stata contenta di appartenere all’Austria,

allora sarebbe stata un elemento di forza.

Palmerston auspica che si formi in Italia una confederazione, commerciale e politica, resa più

auspicabile dalla nuova posizione di preminenza acquisita dal re “non più di Sardegna, ma

dell’Italia Settentrionale”.

IL “MANIFESTO ALL’EUROPA” DEL MINISTRO DEGLI ESTERI

FRANCESE ALPHONSE DE LAMARTINE (4 marzo 1848)

La Proclamazione della Repubblica Francese non è un atto di aggressione contro alcun forma di

governo; Monarchia e Repubblica “non sono principi assoluti che si combattono a morte”, ma delle

“condizioni di fatto diverse che possono vivere l’una affianco all’altra”.

Il 1848 è stato un passo avanti, verso la fraternità e la pace; l’interesse stesso per il consolidamento

della repubblica ispira pensieri di pace: la Repubblica Francese non farà guerra a nessuno.

Si dichiara che i trattati del 1815 non esistono più; tuttavia le definizioni territoriali di questi

trattati “sono un fatto” che essa ammette come base nei rapporti con le altre nazioni.

Nello stesso tempo, dichiara che se “l’ora della ricostruzione di qualche nazionalità oppressa” gli

sembrerà suonata, se si imponessero limiti od ostacoli con le armi alle loro trasformazioni interne,

la Repubblica Francese si crederebbe in diritto di armarsi per proteggere questi movimenti di

sviluppo e di nazionalità dei popoli.

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MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA (Londra, febbraio 1848)

“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del Comunismo”. “Il comunismo è già riconosciuto

come potenza di tutte le potenze europee”, poiché tutte le potenze europee già lo temono (basti

vedere tutte le accuse di comunismo ai partiti di opposizione ad esempio). Il Comunismo non vuole

abolire la patri. Il suo primo obiettivo è di costituirsi esso stesso come nazione, conquistarsi il

dominio politico e far sparire gli antagonismi tra i popoli, così come lo sfruttamento di una nazione

da parte di un’altra.  con l’antagonismo delle classi all’interno delle nazioni scompare la posizione

di reciproca ostilità tra le nazioni.

LA PRIMA GUERRA PER L’INDIPENDENZA ITALIANA

Lo Statuto albertino (Torino, 4 marzo 1848)

Consta dei seguenti articoli:

1. La Religione di Stato è Cattolica Apostolica; altri culti sono tollerati;

2. Lo Stato è retto da governo monarchico rappresentativo, ereditario;

3. Il legislativo è esercitato da re + due camere;

4. Il re è sacro e inviolabile;

5. L’esecutivo è esercitato dal re, che è capo di stato, capo delle forze armate, stipula i trattati e

dichiara la guerra. I trattati che comportino oneri alle finanze e modifiche territoriali devono

essere approvati dalle camere;

6. Il re nomina tutte le cariche e fa i decreti e i regolamenti;

7. Il re sanziona le leggi e le promulga;

8. Il re può far grazia e commutare le pene,

9. Il re convoca ogni anno le camere; può promulgare, o sciogliere quella dei deputati (ma deve

riconvocarla entro quattro mesi);

10. Il re e le camere propongono le leggi;

22. Il re salendo al trono giura davanti alle camere.

Proclama di Carlo Alberto, Re di Sardegna (23 marzo 1848)

“Popoli della Lombardia e della Venezia! (…) seconderemo i vostri giusti desideri fidando

nell’aiuto di quel Dio che è visibilmente con noi, di quel Dio che ha dato all’Italia Pio IX, di quel

Dio che con sì maravigliosi impulsi pose l’Italia in grado di fare da sé. E per viemeglio dimostrare

con segni esteriori il sentimento dell’Unione Italiana, vogliamo che le nostre truppe, entrando sul

territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera

tricolore italiana”

Lord Palmerston al barone Hummelauer, inviato straordinario austriaco

(Londra, 3 giugno 1848)

Oggetto: richiesta di mediazione dall’Austria alla Gran Bretagna con le province italiane.

Palmerston si dimostrò disponibile, ma chiarì anche che bisognasse stabilire la base su cui tale

accomodamento potesse essere fatto, constatando gli interessi austriaci ma anche il reale stato delle

cose.

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Sarebbe nell’apparente interesse austriaco recuperare tutte le province, ma in tali regioni un

sentimento di diversità, di nazionalità separata, è così forte che per mantenervi il controllo

servirebbero sforzi militari ingenti che non sarebbero corrisposti da eventuali vantaggi.

Anche una soluzione in cui la Lombardia sia resa autonoma e il Veneto resti sotto l’Austria è resa

impossibile dal punto raggiunto dagli avvenimenti. La Gran Bretagna si rifiuta quindi di mediare in

un negoziato apparentemente senza prospettive di soluzione.

Papa Pio IX si ritira dalla guerra per l’indipendenza (29 aprile 1848)

“Venerabili fratelli! (…) principalmente dai Paesi germani dell’impero austriaco si pubblica come il

Sommo Pontefice abbia eccitati i Popoli d’Italia a promuovere nuove mutazioni nelle pubbliche

cose”  “questo fa allontanare i Germani da questa Santa Sede”.  “ma siccome ora alcuni

desidererebbero che Noi ancora cogli altri Popoli e principi d’Italia prendessimo guerra contro i

Germani, abbiamo deciso che ciò è opposto alle nostre intenzioni”.

La proclamazione della Repubblica Romana (9 febbraio 1849)

ASSEMBLEA COSTITUENTE ROMANA

DECRETO FONDAMENTALE

Art. 1  Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello stato romano;

Art. 2  Il pontefice romano potrà continuare ad esercitare la sua potestà spirituale;

Art. 3  La forma del governo dello stato romano sarà la democrazia pura;

Art. 4  La Repubblica romana avrà col resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune.

LA CRISI COSTITUZIONALE E NAZIONALE IN GERMANIA

La Costituzione dell’Impero tedesco (Francoforte, 28 marzo 1849)

TITOLO I – IL REICH

Art. 1  Il Reich tedesco è composto dal territorio dell’ex Stato federale tedesco.

TITOLO II – L’AUTORITA’ DEL REICH

Art. 1  L’autorità del Reich viene esercitata esclusivamente all’estero: instaura relazioni

diplomatiche, impiega ambasciatori, conclude alleanze e accordi (…) dispone anche di tutti i

provvedimenti inerenti al diritto internazionale. I singoli Stati sono autorizzati a concludere accordi

con altri stati tedeschi, o anche stranieri, solo per questioni di diritto privato, ordine pubblico o

vicinanza.

Art. 2  Al Reich spetta esclusivamente il diritto di guerra/pace.

Art. 3  L’autorità del reich ha a disposizione l’intera forza armata della Germania.

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TITOLO III – IL CAPO SUPREMO DEL REICH

Art. 1  Il grado di capo supremo del Reich viene assegnato ad uno dei principi regnanti tedeschi; è

ereditario.

TITOLO IV – IL REICHTAG

Art. 1  Il Reichstag comprende due camere (una statale e una popolare).

Art. 2  La Camera Statale è formata dai rappresentanti degli Stati.

Art. 3  La Camera Popolare è formata dai rappresentanti dei cittadini.

Il Re di Prussia Federico Guglielmo IV rifiuta la corona imperiale tedesca (15

maggio 1849)

Il Re rifiutò poiché la corona gli veniva offerta dall’Assemblea Nazionale Tedesca (assemblea

popolare). “Quel corpo non ha il diritto, senza il consenso degli stati tedeschi, di conferire la corona

(…) e, per di più, offerta a condizione che accettassi una Costituzione inconciliabile con i diritti e la

salvaguardia degli stati tedeschi”.

“Questi crimini hanno posto fine alla speranza che l’Assemblea di Francoforte possa conseguire

l’unità della Germania”, ma “il mio governo, assieme ad altri stati tedeschi, si è assunto il compito

di portare avanti il progetto relativo alla costituzione tedesca”.

CAPITOLO III – IL PROBLEMA ITALIANO NELLA POLITICA

EUROPEA (1855-1861)

Camillo Benso Conte di Cavour, dal Novembre 1852 Presidente del Consiglio dei Ministri del

regno di Sardegna, ebbe il merito di comprendere la lezione degli avvenimenti del 1848-49: la

questione italiana era un problema di Relazioni Internazionali e non di politica interna, l’Italia non

poteva farsi da sé, il movimento nazionale italiano poteva avere successo solo sfruttando i dissidi

fra le Grandi Potenze ed ottenendo l’appoggio di una o più di esse, in pratica di francia e Gran

Bretagna.

IL PIEMONTE NELLA GUERRA DI CRIMEA

Atto d’accessione del regno di Sardegna al trattato di alleanza anglo-francese

(Torino, 26 gennaio 1855)

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Il re di Sardegna s’impegna a concentrarsi con l’impero di Francia e la Regina d’Inghilterra per

procedere conformemente all’articolo 2 alla conclusione degli accordi particolari ch regolerebbero

l’impiego delle sue forze.

Convenzione militare con la Francia e l’Inghilterra

Art. 1  Il re fornisce quindicimila uomini per i bisogni della guerra;

Art. 6  Francia e Gran Bretagna s’impegnano a garantire l’integrità degli Stati del Regno di

Sardegna e s’impegnano a difenderli per la durata della seguente guerra.

CONVENZIONE FRA L’AUSTRIA E LA FRANCIA PER LA

CONSERVAZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI TERRITORIALI IN ITALIA

(Vienna, 22 dicembre 1854)

Art.1  Le corti d’Austria e di Francia s’impegnano reciprocamente ad impiegare tutti i loro mezzi

d’influenza per prevenire i tentativi che potrebbero essere diretti in Italia contro l’integrità

territoriale degli stati che la compongono;

Art. 2  Le corti prendono l’impegno eventuale a concentrarsi in quel momento affinché le loro

truppe di stanza in Italia concorrano, in perfetto accordo, allo scopo sopra indicato.

LA QUESTIONE ITALIANA AL CONGRESSO DI PARIGI – 1856

Presenti: i Plenipotenziari di Austria, Francia, Gran Bretagna, Prussia, Russia, Sardegna e Turchia.

Il Plenipotenziario di Francia: essendo stato lo Stato Pontificio in situazione anormale, egli auspica

che il governo romano si rafforzi, così da far evacuare le truppe francesi e austriache.

La Gran Bretagna (Lord Clarendon) ritiene che un’occupazione straniera in territori italiani possa

essere giustificata solo da estrema necessità, e debba cessare qualora cessi questa necessità. Il

problema sta nell’unire il ritiro delle truppe al mantenimento della tranquillità, e che per fare ciò sia

necessaria la fiducia, l’appoggio della popolazione, e che a tal scopo ritiene adeguata una

secolarizzazione del governo e una riorganizzazione amministrativa.

L’Austria (barone von Hübner), ritiene di doversi astenere, perché i plenipotenziari austriaci non

sono autorizzati né a dare assicurazioni, né a formulare raccomandazioni, pertanto egli continua

affermando che “La riduzione dell’esercito austriaco nelle Legazioni Pontificie è, a suo giudizio,

sufficiente a chiarire l’intenzione del gabinetto imperiale di richiamare le truppe, quando una simile

misura sarà giudicata opportuna).

Il delegato russo Orloff dichiara di non poter prendere parte ad una discussione non prevista dalle

sue istruzioni.

Il regno di Sardegna, con Cavour, rileva che l’occupazione degli stati romani da parte delle truppe

austriache assume, sempre più, carattere permanente, che dura da sette anni, che distrugge

l’equilibrio politico in Italia e costituisce, per la Sardegna, un vero pericolo.

GLI ACCORDI DI PLOMBIÈRES

15

Cavour al re Vittorio Emanuele II, Baden, 24 luglio 1858

“Non appena fui introdotto nel suo studio l’imperatore Napoleone III affrontò la questione, ragione

del mio viaggio. Iniziò dicendo di essere deciso ad appoggiare la Sardegna con tutte le sue forze in

una guerra contro l’Austria, purché la guerra fosse intrapresa per una causa non rivoluzionaria, che

potesse essere giustificata agli occhi della diplomazia ed ancor più dell’opinione pubblica in Francia

e in Europa”.

Due problemi: il Papa e il Re di Napoli.

Bisognava salvaguardare ambedue le figure. Il Papa per non sollevare le ire dei francesi. Re

Ferdinando per non infastidire la Russia che lo proteggeva.

Cavour sostiene che il Papa sarà garantito a Roma dalla guarnigione francese ivi stabilita. Quanto

alle legazioni, il suo malcontento non sarebbe giustificato, dato che il papa non ha seguito i consigli

dell’imperatore e ha mantenuto a Roma un governo “riprovevole”. Non può quindi meravigliarsi se

gli abitanti delle Romagne insorgono.

Quanto al re di Napoli, non è una questione impellente, salvo lasciar fare ai suoi sudditi qualora

volessero cogliere l’occasione per sbarazzarsi del suo dominio.

Napoleone poi pone la questione del futuro assetto politico/territoriale italiano. I due convengono su

una suddivisione in quattro stati:

1. Regno dell’Alta Italia sotto la casa Savoia;

2. Regno del Centro Italia, sotto la Duchessa di Parma;

3. Regno delle due Sicilie (uguale);

4. Stato Pontificio sotto la direzione del papa.

Questi quattro avrebbero formato una confederazione, la cui presidenza sarebbe andata al Papa,

sullo stile di quella germanica.

In cambio Napoleone chiedeva la Savoia e la Contea di Nizza. La Savoia alla Francia sarebbe stata

coerente con il principio di nazionalità, mentre Nizza no. Ma per Napoleone tali questioni erano

secondarie.

Per la condotta delle operazioni militari, è necessario isolare l’Austria: a tal scopo Napoleone conta

sull’assicurazione di non interferire più volte datagli dallo zar, sull’antipatia verso l’Austria del re di

Prussia, e sulla neutralità dell’Inghilterra, sulla cui opinione pubblica e governo sarà Cavour a dover

fare le giuste pressioni.

TRATTATO DI ALLEANZA TRA FRANCIA E REGNO DI SARDEGNA

Convenzione Segreta e destinata a restare sempre segreta fra le LL.MM. il Re di

Sardegna e l’Imperatore dei Francesi

Art. 1  Qualora, in seguito ad un atto aggressivo dell’Austria, dovesse scoppiare una guerra tra

questa e il Regno di Sardegna, un’alleanza difensiva e offensiva sarà stipulata tra il Regno di

Sardegna e la Francia.

16

Art. 2  Lo scopo sarà di liberare l’Italia dall’occupazione austriaca, di soddisfare i voti delle

popolazioni e di prevenire il ritorno delle complicazioni che ne avranno dato origine, costituendo, se

possibile, un Regno dell’Alta Italia.

Convenzione militare

Art. 1  Le forze degli alleati in Italia saranno portate a circa 300000 uomini, ossia 200000 francesi

e 100000 sardi. Una flotta nell’Adriatico asseconderà le operazioni dell’esercito.

Art. 3  I comando in capo verrà esercitato dall’imperatore di Francia.

Convenzione finanziaria

Art. 1  Tutte le spese sostenute dalla Francia in Italia saranno rimborsate in annualità equivalenti a

un decimo delle entrate di ogni natura riscosse nel nuovo Reno dell’Alta Italia.

TRATTATO SEGRETO TRA FRANCIA E RUSSIA (Parigi, 3 marzo 1859)

Art. 1  Dichiarata la guerra tra Francia-Italia e Austria, la Russia adotterà l’atteggiamento più

adatto a una benevola neutralità verso la Francia;

Art. 2  Le parti si accorderanno in comune sulle modifiche ai trattati da far prevalere al momento

del regolamento della pace;

Art. 3  Lo zar non si opporrà a un ingrandimento della Casa Savoia in Italia; purché si rispettino i

diritti dei sovrani non parte della guerra.

ULTIMATUM AUSTRIACO AL PIEMONTE

Il Conte Buol al Conte di Cavour (Vienna, 19 aprile 1859)

Il conte Buol (ambasciatore austriaco in Piemonte), fece sapere al conte di Cavour l’impossibilità di

avviare con possibilità di successo delibere pacifiche col fragore delle armi e di preparativi di

guerra in un Paese limitrofo.

“Esauriti i mezzi concilianti per assicurare il mantenimento della pace, abbiamo domandato l

smobilitazione dell’esercito”. “Se non si riceverà risposta, o questa sarà insoddisfacente, entro il

termine, l’Impero d’Austria dovrà ricorrere alla forza delle armi, e la responsabilità ricadrebbe sul

regno di Sardegna”.

ARMISTIZIO TRA L’AUSTRIA E LA FRANCIA (Villafranca, 11 luglio 1859)

I sovrani di Austria e Francia favoriranno la nascita di una Confederazione italiana, presieduta dal

papa.

L’impero d’Austria cede all’impero francese i suoi diritti sulla Lombardia (tranne Mantova e

Peschiera), il quale la cederà al re di Sardegna.

Venezia farà parte della confederazione italiana, pur restando sotto la Corona austriaca.

Il Granduca di Toscana e il Duca di Modena rientreranno nei loro Stati.

Al Papa verrà chiesto di fare nei suoi Stati di fare riforme indispensabili.

17

TRATTATO DI PACE TRA L’AUSTRIA E LA FRANCIA (Zurigo, 10 novembre

1859)

Art. 4  (ribadisce le stesse cose dell’armistizio di Villafranca);

Art. 5  Sua Maestà l’Imperatore dei francesi dichiara la sua intenzione di rimettere a Sua Maestà il

re di Sardegna i territori ceduti in base all’articolo precedente;

Art. 18  (ripete i punti del trattato di Villafranca sulla creazione di una confederazione e sul

Veneto). Il Papa sarebbe titolare della presidenza onoraria, il cui scopo sarebbe di mantenere

l’indipendenza e l’inviolabilità degli stati confederati, di assicurare lo sviluppo dei loro interessi

morali e materiali e di garantire la sicurezza interna ed esterna dell’Italia mediante l’esistenza di un

esercito federale.

TRATTATO TRA FRANCIA E REGNO DI SARDEGNA SULLA CESSIONE

DI NIZZA E DELLA SAVOIA (24 marzo 1860)

Art. 1  Il Re di Sardegna consente alla riunione della Savoia e del circondario di Nizza alla

Francia. Tale riunione si effettuerà senza alcuna costrizione della volontà delle popolazioni.

GARIBALDI E LA CONQUISTA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Il Re Vittorio Emanuele II a Garibaldi (Torino, 22 Luglio 1860)

LETTERA PUBBLICA

Consiglio di rinunciare all’idea di passare sul continente napoletano, purché il Re di Napoli

s’impegni a sgombrare l’isola e lasciare liberi i siciliani di deliberare e disporre delle loro sorti. In

caso di rifiuto, mi riserverei la libertà d’azione riguardo alla Sicilia.

LETTERA SEGRETA

Consiglio il Generale Garibaldi, che so essermi devoto, di rispondere dei suoi doveri verso l’Italia,

che non gli permettono di impegnarsi a non soccorrere i napoletani per liberarli da un governo nel

quale gli uomini leali e i buoni italiani non possono avere fiducia.

L’INGHILTERRA APPROVA LA RIVOLUZIONE ITALIANA

Lord John Russel, ministro degli esteri, a Sir James Hudson, ministro a Torino

(Londra, 27 ottobre 1860)

Le questioni sono:

• Avevano il diritto le popolazioni italiane di chiedere l’aiuto del re di Sardegna per essere

liberate da governi dei quali erano scontente?

• Aveva il re di Sardegna ragioni per fornirgli assistenza?

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Le popolazioni sono esse stesse i migliori giudici dei loro affari, e il soccorso recatogli non è altro

che “un atto di giustizia e generosità, nella difesa della loro libertà”.

Inoltre la rivoluzione italiana è stata condotta con singolare calma e tolleranza. Alla sovversione del

potere costituito non è seguita un’esplosione di vendetta popolare, ma “le forme venerate della

monarchia costituzionale sono state associate al nome di un principe che rappresenta un’autentica e

gloriosa dinastia”.

IL RICONOSCIMENTO FRANCESE DEL REGNO D’ITALIA

Il ministro degli esteri francese, Thouvenel, all’incaricato d’affari francese a

Torino, Rayneval (Parigi, 15 giugno 1861)

L’Imperatore di Francia accoglie la richiesta del re d’Italia di essere riconosciuto come tale; ma, in

nome del principio di non intervento (negli affari interni di un altro Stato), questo riconoscimento

non va considerato un atto di solidarietà verso progetti per i quali solo il governo italiano dovrebbe

assumere i rischi e subire le conseguenze.

A tal proposito, dovendo tenere anche conto delle proposte della corte di Roma per l’invasione di

alcuni suoi territori, le truppe francesi devono continuare a occupare Roma finché garanzie

sufficienti non tuteleranno gli interessi che li ci hanno condotto.

CAPITOLO IV – L’EPOCA DELL’UNIFICAZIONE TEDESCA

CONVENZIONE TRA ITALIA E FRANCIA SULLO STATO PONTIFICIO

(Parigi, 15 settembre 1864)  è la c.d. “Convenzione di Settembre”

Art. 1  L’Italia si impegna a no attaccare l’attuale territorio del Santo Padre e a impedire, anche

con la forza, ogni attacco proveniente contro tale territorio.

Art. 2  La Francia ritirerà le truppe gradualmente, entro il termine di due anni.

Protocollo  Tale convenzione è subordinata alla traslazione della capitale del regno in una località

successivamente da determinare. Tale traslazione dovrà essere effettuata entro il termine di sei mesi.

IL “SILLABO” DI PIO IX (Roma, 8 dicembre 1864)

Sillabo comprendente i principali errori dell’età contemporanea.

19

Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione, che, col lume della ragione, reputi

vera.

Si deve separare la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.

Devesi proclamare ed osservare il principio denominato del “non intervento” (negli altrui affari

interni).

E’ lecito negare obbedienza ai legittimi principi, anzi ribellarsi a loro.

Ai tempi nostri non giova più tenere la religione cattolica per unica religione dello Stato, escluso

qualunque sia altro culto.

Il Romano pontefice può e deve col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà venire a

patti e conciliazione.

TRATTATO DI ALLEANZA FRA L’ITALIA E LA PRUSSIA (Berlino, 8 aprile

1866)

Art. 1  “Vi sarà amicizia ed alleanza fra S.M. il Re d’Italia e S.M. il Re di Prussia”.

Art. 2  Se i negoziati, in via d’apertura, tra Prussia e altri governi tedeschi, per una riforma della

costituzione tedesca conforme ai bisogni della Nazione, non riuscissero, e il Re di Prussia fosse

costretto a prendere le armi per far prevalere le sue proposte, il Re d’Italia dichiarerà guerra

all’Austria.

Art. 3  Da allora, la guerra sarà portata avanti con tutte le forze: né l’Italia, né la Prussia potranno

concludere pace o armistizio senza mutuo consenso.

Art. 4  Il consenso non potrà essere rifiutato qualora l’Austria cedesse all’Italia il Veneto e alla

Prussia territori austriaci con popolazione tedesca.

TRATTATO DI PACE FRA L’AUSTRIA E LA PRUSSIA (Praga, 23 agosto

1866)

Art. 2  Il Veneto rimane acquisito dall’Italia; l’Impero d’Austria aderisce a questa dichiarazione e

dà il suo assenso all’unione del Lombardo Veneto al Regno d’Italia.

Art. 4  L’Impero d’Austria trasferisce al re di Prussia i ducati di Schleswig e di Holstein, lasciando

che le popolazioni a nord decidano se annettersi alla Prussia o alla Danimarca.

LA COSTITUZIONE DELA CONFEDERAZIONE GERMANICA DEL NORD

(26 giugno 1867)

Art. 2  La confederazione esercita il potere legislativo nei limiti della costituzione. Le leggi

federali prevalgono su quelle particolari degli Stati membri.

Art. 3  La cittadinanza della confederazione è attribuita a ogni cittadino di uno stato membro, che

verrà trattato come cittadino nel territorio di qualsiasi altro stato membro; i cittadini hanno egual

diritto alla protezione federale (all’estero).

Art. 5  La legislazione è esercitata dal consiglio federale e dal Reichstag; l’accordo delle due è

necessario e sufficiente per una legge.

Art. 6  Il consiglio federale è composto da rappresentanti degli stati membri; il diritto di voto si

ripartisce nella proporzione: 17/43 Prussia (17 su 43 voti totali), 4/43 la Sassonia, per gli altri 1/43.

Art. 11  La presidenza è affidata alla corona di Prussia. La presidenza compete per: rappresentanza

internazionale, guerra/pace, alleanze-trattati…

Art. 15  La presidenza del consiglio federale spetta al cancelliere, nominato dalla presidenza.

Art. 20  Il Reichstag emana da elezioni universali e dirette.

20

Art. 33  La confederazione forma un territorio doganale unico, delimitato da una Frontiera

Doganale comune.

Art. 53  La Marina è unica, sotto il comando della Prussia.

Art. 63  La forza di terra è unica, sotto il comando della Prussia.

LA NASCITA DELLA DUPLICE MONARCHIA AUSTRO-UNGARICA (21

dicembre 1867)

Art. 1  Comuni ai Regni austriaco e ungherese sono: gli affari esteri, la guerra, le finanze rispetto

alle spese in comune.

Art. 2  “I seguenti affari inoltre non saranno amministrati in comune, ma bensì trattati secondo

massime eguali, da stabilirsi di tempo in tempo di comune accordo: gli affari commerciali

(legislazione doganale), legislazione sulle imposte dirette, la fissazione del sistema monetario, i

provvedimenti su strade ferrate comuni, il sistema militare.

Art. 3  Le spese per oggetti comuni saranno sostenute da ambedue in maniera proporzionale.

Art. 5  L’amministrazione di affari comuni sarà disimpegnata da un ministero comune, al quale

però non sarà lecito di dirigere, oltre agli affari comuni, anche gli affari speciali di governo di una

delle due parti dell’impero.

Art. 6  il diritto di legislazione spetta ai corpi rappresentativi di ambedue le metà (consiglio

dell’impero/dieta ungherese) tramite delegazioni specifiche.

Art. 7  La delegazione del consiglio dell’impero si compone di 60 membri: un terzo scelto dalla

camera dei signori e due terzi d quella dei deputati.

L’EPISODIO DEL TELEGRAMMA DI EMS (13 luglio 1870) – memorie di

Bismark

Telegramma inviato dalla località termale di Ems, in cui era il Re Guglielmo I, a Bismark a Berlino.

Ad Ems il re era stato raggiunto dall’ambasciatore francese a Berlino, Benedetti. Egli aveva insistito

perché il Re cedesse alle richieste dell’imperatore francese e assicurasse che, nonostante il già

avvenuto ritiro della candidatura del Principe Hohenzollern per il trono di Spagna, ulteriori

assicurazioni che tale possibilità non potesse ripresentarsi in futuro.

Bismark, ricevuto tal telegramma che gli comunicava i fatti, dopo essersi consultato col capo di

Stato Maggiore sullo stato delle operazioni militari in caso di guerra, modificò tale documento di

modo che le parole del Re di Prussia sembrassero provocatorie e umilianti nei confronti dei

francesi, e lo pubblicò.

L’opinione pubblica francese “ci cascò” e, presa da un impeto patriota e nazionalistico, costrinse

Napoleone a dichiarare guerra alla Prussia.

VITTORIO EMANUELE II A PIO IX (Firenze, 8 settembre 1870)

“Io veggo la indeclinabile necessità, per la sicurezza dell’Italia e della Santa Sede, che le mie

truppe, già poste a guardia dei confini, si inoltrino ad occupare quelle posizioni che saranno

indispensabili per la sicurezza della vostra Santità e pel mantenimento dell’ordine”.

Non è un atto ostile, ma un’azione conservatrice a tutela dei diritti facilmente conciliabili delle

popolazioni romane con l’inviolabilità del sommo pontefice e dell’indipendenza della Santa Sede.

21

PIO IX A VITTORIO EMANUELE II (Dal Vaticano, 11 settembre 1870)

“Non posso ammettere le domande espresse dalla lettera, né aderire ai principii che contiene”.

PROCLAMA DI GUGLIELMO I DI ACCETTAZIONE DELLA CORONA DI

IMPERATORE TEDESCO (Versailles, 18 gennaio 1871)

Principi tedeschi e città libere hanno chiamato all’unanimità a ristabilire e assumere la carica

imperiale tedesca, e poiché opportuni adeguamenti sono stati fatti alla costituzione, noi

consideriamo un dovere verso la patria rispondere agli appelli e accettare il titolo imperiale

germanico, consapevoli del dovere di proteggere “con lealtà tedesca” i diritti dell’impero e dei suoi

membri, di mantenere la pace, e di proteggere i sovrani indipendenti di Germania.

TRATTATO DI PACE TRA L’IMPERO TEDESCO E LA REPUBBLICA

FRANCESE (Francoforte sul Meno, 10 maggio 1871)

Preliminari di pace

Art. 1  la Francia rinuncia, a favore dell’impero tedesco, a tutti i suoi diritti situati a est della

frontiera (a cominciare dai cantoni di Cattenom e Thionville).

Art. 2  La Francia pagherà all’Impero tedesco cinque miliardi di franchi.

Art. 3  L’evacuazione dei territori francesi occupati dalle truppe tedesche comincerà dopo la

ratifica di questo trattato da parte dell’Assemblea Nazionale di Bordeaux.

Art. 4  Le truppe tedesche si asterranno da perquisizioni contro la popolazione, ma la loro

alimentazione avverrà a spese della Francia.

Trattato di pace

Art. 2  I sudditi francesi dei territori ceduti godranno fino al primo Ottobre 1872 della facoltà di

trasferirsi in Francia e stabilirvisi. Saranno comunque liberi di conservare propri immobili in

territorio tedesco. Nessuno di loro potrà essere perseguito per azioni politiche o militari durante la

guerra.

Art. 5  Le due Nazioni godranno di uguale trattamento per quanto riguarda la navigazione sulle vie

fluviali contigue ad entrambi (Mosella, canale dalla Marna al Reno…).

Art. 7  Pagamento di cinquecento milioni subito dopo il ristabilimento del Governo francese di

Parigi. Pagamento di quattro miliardi nell’anno in corso. Mezzo miliardo entro Maggio 1872 e tre

miliardi entro Marzo 1874, al tasso annuo del 5% (interessi). Dopo il pagamento dei primi

cinquecento milioni verranno evacuati parte dei territori occupati. Il resto dopo che il Governo

tedesco avrà verificato il ristabilimento dell’ordine.

COSTITUZIONE DELL’IMPERO TEDESCO (16 aprile 1871)

E’ differente rispetto alla costituzione della confederazione germanica del 1867.

Art. 1  Viene aggiornata l’estensione territoriale per via delle nuove acquisizioni.

Art. 6  Il Consiglio federale è composto dai rappresentanti dello Stato federale. I voti sono ripartiti

in maniera tale che la Prussia giunga a un totale di 17 voti su 58.

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Art. 12  All’imperatore spetta convocare, aprire i lavori, aggiornare e congedare il consiglio e il

Reichstag.

Art. 68  All’imperatore viene concesso, in caso di minaccia alla pubblica sicurezza interna del

territorio federale, di dichiarare lo stato di guerra.

CAPITOLO V – L’ETA’ BISMARCKIANA (1871-1890)

L’ANNESSIONE DI ROMA ALL’ITALIA

Nota del ministro degli esteri italiano ai governi stranieri (Firenze, 18 settembre

1870)

Le popolazioni delle province romane, avendo acquisito la libertà di esprimere la loro volontà, si

sono dichiarate all’unanimità per l’annessione di Roma e del suo territorio al Regno d’Italia.

Il mondo cattolico non sarà minacciato: il carattere di sovrano del Santo Padre, la sua preminenza

sugli altri principi cristiani e le immunità che gli appartengono gli saranno garantite. I suoi palazzi e

le sue residenze avranno il privilegio dell’extraterritorialità (Condizione giuridica di ciò che, pur

trovandosi nel territorio di uno stato, non è soggetto alla sua sovranità).

Legge delle Guarentigie (13 Maggio 1871)

Art. 1  Il Sommo Pontefice è sacro e inviolabile.

Art. 2  La discussione sulle materie religiose è pienamente libera.

Art. 3  Il Governo italiano rene al sommo pontefice, sul territorio del regno, gli onori sovrani, e gli

mantiene le preminenze d’onore riconosciutegli dai Sovrani cattolici.

Art. 4  Viene conservata a favore della Santa Sede la dotazione dell’annua rendita di L. 3225000.

Art. 5  Il Sommo Pontefice continua a godere dei Palazzi apostolici (Vaticano e Lateranense) con

tutti gli annessi e la Villa di Castel Gandolfo.

Art. 9  Il Sommo Pontefice è pienamente libero di compiere tutte le funzioni del suo ministero

spirituale.

Art. 11  Gli inviati dei Governi esteri presso sua Santità godono sul territorio del Regno, di tutte le

prerogative e immunità che spettano ad agenti diplomatici secondo il diritto internazionale. Agli

inviati di Sua Santità presso i governi esteri sono assicurate, nel territorio del Regno, le prerogative

e immunità d’uso nel recarsi e ritornare dal luogo di missione.

Art. 12  Il Sommo Pontefice corrisponde liberamente con l’episcopato e tutto il mondo cattolico

senza ingerenza del governo.

L’INTESA DEI TRE IMPERATORI - 1873

Convenzione militare tra gli imperatori di Germania e di Russia

Art. 1  Se uno dei due imperi venisse attaccato da una potenza europea, sarà soccorso nel più breve

tempo possibile da un esercito di duecentomila uomini.

Art. 2  La convenzione è animata da uno spirito che non ha nulla di ostile verso alcuna nazione o

governo.

23

Art. 3  Se l’una o l’altra parte volesse denunciare la convenzione, questa rimarrà valida per altri

due anni, per dare all’altra il tempo di prendere le disposizioni necessarie.

Convenzione dei tre imperatori (22 ottobre 1873)

Prima c’è la convenzione tra Austria e Russia.

Art. 1  Le LL.MM. si promettono che anche in caso di divergenze nei loro rispettivi interessi,

queste si impegnino a concentrarsi affinché tali divergenze non le separino sul piano dei principi

che esse ritengono i soli capaci di mantenere, e se necessario, di imporre il mantenimento della pace

in Europa.

Art. 2  Se un’aggressione proveniente da una terza potenza minacciasse la pace europea, le Loro

Maestà s’impegnano a intendersi prima tra di loro per convenire su una linea di condotta da seguire

in comune.

Art. 3  Se, in seguito, un’azione militare dovesse rendersi necessaria, essa sarà regolata da una

convenzione speciale.

Art. 4  Se una delle parti volesse riprendere la sua libertà d’azione, denunciando questo atto, essa

rimarrà valido per due anni, per dare all’altra il tempo di rpendere le disposizioni necessarie.

Poi si aggiunge la Germania…

“La Germania accede in tutto alle stipulazioni che vi si trovano significate”.

“Le LL.MM. l’Imperatore e re Guglielmo e l’Imperatore e Re Francesco Giuseppe, approvando e

firmando questo Atto di accessione, lo recheranno a conoscenza di S.M. l’Imperatore Alessandro”.

L’ALLEANZA AUSTRO-TEDESCA (Vienna, 7 ottobre 1879)

E’ un trattato segreto.

Art. 1  Se uno dei due imperi fosse attaccato dalla Russia, le due parti s’impegnano a portarsi

assistenza con tutte le forze militari dei due imperi e a non concludere la pace se non di comune

accordo.

Art. 2  Se una delle due parti fosse attaccata da un’altra potenza, l’altra s’impegna a non

collaborare con l’aggressore e a mantenere un atteggiamento di neutralità benevola.

Se, però, l’aggressore fosse assistito dalla Russia, (sia attivamente, sia mediante misure di

minaccia), allora le parti s’impegnano a darsi assistenza con tutte le forze e la condotta della guerra

avverrà in comune, fino alla conclusione della pace (in comune).

L’“ALLEANZA” DEI TRE IMPERATORI (Berlino, 18 giugno 1881)

RUSSIA, AUSTRIA, GERMANIA

Art. 1  nel caso in cui una delle parti contraenti si trovasse in guerra con una quarta potenza, le

altre s’impegnano a mantenere una neutralità benevola e aiuteranno a localizzare il conflitto

(circoscrivere, isolare il conflitto).

Art. 2  La Russia, d’accordo con la Germania, è consapevole degli interessi che derivano dalla

nuova posizione dell’Austria in seguito al Congresso di Berlino.

Le parti s’impegnano a tener conto dei rispettivi interessi nei Balcani; inoltre si promettono che

modifiche allo status quo della Turchia in Europa potranno avvenire solo di comune accordo tra di

loro.

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Art. 3  Le corti riconoscono l’obbligatorietà del principio della chiusura degli stretti del Bosforo e

dei Dardanelli. S’impegnano a vigilare che la Turchia non faccia eccezioni e, in caso di infrazioni, o

per prevenirla, la considererebbero in guerra con la parte lesa, privandola delle garanzie datele dal

Trattato di Berlino.

LA TRIPLICE ALLEANZA (Vienna, 20 maggio 1882)

Art. 1  Le parti s’impegnano a non entrare in alcuna alleanza o trattato diretto contro una di esse.

Art. 2  Nel caso in cui l’Italia, senza sua diretta provocazione, fosse attaccata dalla Francia, le altre

due s’impegnano a dare assistenza con tutte le loro forze. Lo stesso obbligo incombe sull’Italia nel

caso in cui la Germania fosse attaccata, senza sua provocazione, dalla Francia.

Art. 3  Se una o due delle parti venissero a trovarsi attaccate e in una guerra con due o più grandi

potenze,, il “casus foederis” si presenterebbe immediatamente per tutte le parti contraenti.

Art. 4  Se una grande potenza non firmataria minacciasse gli Stati di una delle parti, e questa fosse

costretta a muoverle guerra, le altre parti manterrebbero una neutralità benevola (riservandosi, se

opportuno, di prendere parte alla guerra).

Art. 5  Se la pace di una delle parti contraenti venisse a trovarsi minacciata nelle circostanze

previste, le parti si concerteranno in tempo utile sulle misure militari da prendere.

Le parti d’impegnano già da ora a non concludere né armistizio, né pace, né trattato se non di

comune accordo tra loro.

Dichiarazione ministeriale (Roma, 22 maggio)

La Triplice non è considerabile come diretta contro l’Inghilterra.

IL RINNOVAMENTO DELLA TRIPLICE ALLEANZA (Berlino, 20 febbraio

1887)

Trattato fra l’Austria-Ungheria e l’Italia

Art. 1  Le parti, mirando al mantenimento dello status quo in Oriente, s’impegnano a usare la loro

influenza per prevenire ogni modificazione territoriale che recasse danno all’una o all’altra.

Se questo divenisse impossibile e l’Austria o l’Italia si vedessero nella necessità di mutare

l’equilibrio nei Balcani, nell’Egeo o nelle isole Ottomane nell’Adriatico, tramite un’occupazione

militare temporanea o permanente, questa avrà luogo solo previo accordo tra le parti fondato sul

principio del compenso reciproco per ogni vantaggio che una ottenesse rispetto allo status quo

attuale.

Trattato fra la Germania e l’Italia

Art. 1  Le parti, mirando al mantenimento dello Status quo in Oriente, s’impegnano a usare la loro

influenza per prevenire ogni modificazione territoriale che recasse danno all’una o all’altra.

Art. 2  Questo articolo 1 non si applica alla questione egiziana, sulla quale le parti conservano la

propria libertà d’azione.

Art. 3  Se la Francia dovesse fare atto di estendere la sua occupazione sui territori del Nord Africa

e l’Italia dovesse intraprendere essa medesima un’azione sui detti territori, o sul continente europeo,

ciò costituirebbe ipso facto il casus foederis che rimanda agli articoli 1-2 del trattato dell’82 (Prima

Triplice).

25

Art. 4  Se le sorti di una guerra in comune contro la Francia inducessero l’Italia a cercare garanzie

territoriali nei riguardi della Francia per ragioni di sicurezza del Regno e della sua posizione

marittima, la Germania s’impegna a non ostacolare l’Italia, ma anzi, nei limiti del possibile, a

facilitarne l’operato.

LE NOTE ITALO-BRITANNICA E AUSTRO-BRITANNICA SULLA

SITUAZIONE DEL MEDITERRANEO

Le note italiana e britannica – 1887

NOTA ITALIANA

“Il Governo di S.M. il re, animato dal desiderio di stabilire con quello di S.M. la Regina un’intesa

su diverse questioni concernenti i loro interessi, è d’avviso che questo scopo potrebbe essere

raggiunto con l’adozione delle basi seguenti”:

• Impegno a mantenere lo Status Quo nel Mediterraneo, nell’Adriatico, nell’Egeo e nel Mar

Nero. Impegno a sorvegliare e impedire qualsiasi mutamento (annessione, occupazione,

protettorato…).

• Se il mantenimento dello status quo diviene impossibile, si farà in modo che non si produca

una modificazione qualsiasi se non in seguito ad un accordo preventivo tra le due potenze.

• L’Italia appoggia l’opera della Gran Bretagna in Egitto, e la Gran Bretagna appoggia

l’operato italiano nel litorale africano (Tripolitania e Cirenaica).

• L’Italia e la Gran Bretagna si promettono mutuo appoggio nel Mediterraneo per ogni contesa

che sorgesse tra una di loro e una potenza terza.

NOTA BRITANNICA

L’Inghilterra accetta, per comune interesse nel mantenimento dello Status Quo e per evitare

estensione di dominio di qualsiasi altra potenza.

Le note austro-ungarica e britannica – 1887

NOTA AUSTRO-UNGARICA

“Con viva soddisfazione il gabinetto di Vienna ha preso conoscenza dell’intesa intervenuta tra il

gabinetto britannico e quello italiano sulle basi di una politica comune da seguire nelle questioni del

Mediterraneo e dei mari adiacenti”. L’Austria s dichiara in linea con quanto ivi espresso, nonostante

“le questioni del Mediterraneo non tocchino in prima linea gli interessi dell’Austria Ungheria. I

principi e gli intenti politici che vengono stabiliti da questa intesa sono conformi a quelli che

guidano la politica estera dell’Austria-Ungheria (conservatrice).

NOTA BRITANNICA

E’ motivo di più viva soddisfazione pe il governo di S.M. che lo scambio di vedute che ha avuto

luogo fra l’Inghilterra e l’Italia e che è stato comunicato al gabinetto di Vienna, abbia incontrato

l’approvazione di questo e sia stato riconosciuto da esso come tendente alla conservazione della

pace europea.

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Tuttavia gli interessi austro-ungarici sono rivolti più al Mar Egeo e al Mar Nero, che al

Mediterraneo Occidentale, ma anche rispetto a tali territori (Egeo e Mar Nero), la politica inglese e

la politica austro ungarica hanno gli stessi scopi.

LE NOTE ITALIANA E SPAGNOLA SULLA SITUAZIONE NEL

MEDITERRANEO (Madrid, 4 maggio 1887)

NOTA SPAGNOLA

• La Spagna non si presterà verso la Francia, per ciò che concerne tra gli altri i territori nord-

africani ad alcun trattato che fosse rivolto contro Italia, Germania, Austria o contro una di

esse.

• La Spagna si astiene da ogni attacco non provocato, come pure da ogni provocazione.

• In vista degli interessi impegnati nel Mediterraneo e allo scopo di mantenervi lo status quo

attuale, Spagna e Italia si manterranno in comunicazione.

NOTA ITALIANA

L’Italia accetta le disposizioni enunciate nella nota spagnola.

Essa si riserva di esaminare con Austria e Germania se ed in quale misura occorrerà concertarsi

ulteriormente con il gabinetto di Madrid.

IL TRATTATO DI CONTROASSICURAZIONE TRA GERMANIA E RUSSIA

– (Berlino, 18 giugno 1887)

Tale trattato è segreto.

Germania e Russia, per consolidare la pace generale tramite un’intesa destinata ad assicurare la

posizione difensiva dei loro rispettivi stati, hanno deciso di consacrare l’accordo, in vista dello

spirare (nell’87) del Patto dei tre Imperatori.

Art. 1  In caso di guerra di una delle parti con una terza grande potenza, l’altra manterrà una

neutralità benevola e s’impegnerà alla localizzazione del conflitto.

Artt. 2  Le Germania riconosce i diritti storicamente acquisiti alla Russia nella penisola balcanica e

particolarmente la legittimità della sua influenza preponderante e decisiva in Bulgaria e in Rumelia

orientale (Tracia settentrionale).

Le due corti s’impegnano a non ammettere alcuna modificazione dello status quo territoriale della

detta penisola senza un accordo preventivo fra esse, e ad opporsi eventualmente a ogni tentativo di

recar pregiudizio a tale status quo.

Art. 3  Le due corti riconoscono il carattere europeo e mutualmente obbligatorio del principio della

chiusura degli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli.

Art. 4  Tale trattato è in vigore per quattro anni.

PROTOCOLLO ADDIZIONALE E SEGRETISSIMO

• La Germania s’impegna a prestare il suo concorso alla Russia al fine di ristabilire in

Bulgaria un governo legale e regolare; non darà in alcun caso il suo consenso alla

restaurazione del principe di Battenberg (Principe di origine austriaca, che era stato messo

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

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