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Si restaurano e riprendono infatti vigore le forze conservatrici al potere prima delle sommosse.

Tuttavia si tratta di una restaurazione per molti tratti differente da quella del 1815 con limiti e

inconvenienti che ne determinano l'assai più rapido superamento: il limite principale fu la scarsa

omogeneità della seconda restaurazione nella quale si scontravano ben quattro situazioni differenti:

quella di Francia, Inghilterra Regno di Sardegna e Prussia, le cui azioni saranno tutte fondamentali

nel determinare gli avvenimenti storici successivi.

L'eccezione più vistosa era rappresentata dalla Francia che si basava ora su una repubblica e non

più sulla monarchia borbonica legittimista del ‘15, dunque ci si aspettava che il sistema

repubblicano cedesse il posto di nuovo ad un secondo impero napoleonico che riprendesse le idee

egemoniche del primo.

La politica estera di Napoleone III non poteva evitare di essere destabilizzante e implicitamente

rivoluzionaria, se il nuovo imperatore voleva rimanere fedele alle concezioni e ai programmi

professati prima di aver acquisito il trono. Inoltre se il sistema costituito nel 1815 “costituiva

l’antitesi del sistema napoleonico, il nuovo imperatore dei francesi aveva il compito di rovesciare la

costruzione innalzata nel 1815 contro il suo predecessore” (Valsecchi).

Per ottenere questo capovolgimento Napoleone III avrebbe dovuto destabilizzare l'equilibrio

europeo tramite la “politica della nazionalità” ovvero sostenendo le nazioni europee non ancora

indipendenti nella creazione di stati sovrani.

La Francia rivendica dunque più o meno esplicitamente un ruolo egemonico in Europa.

L'Inghilterra del 1849 è una nazione molto diversa rispetto a quella che aveva sconfitto la Francia

30 anni prima . È una nazione che dopo aver chiuso un lunghissimo periodo di governo

conservatore (Tories, a cui subentrano i whigs, liberali aristocratici) e dopo aver modificato il suo

sistema elettorale ha visto uno sviluppo eccezionale delle sue forze economiche e si è allontanata

dalla politica delle grandi potenze centro orientali (Prussia, Austria, Russia).

Palmerston (ministro degli esteri dal 30-41, 46-51) incoraggia movimenti costituzionali sul

continente e arriva a riconoscere e accettare Carlo Alberto di Savoia re dell'Italia Settentrionale.

Tuttavia questo indirizzo viene mutato nei primi anni ‘50 quando il governo di Londra si trova ad

affrontare due problemi internazionali importanti: gli sviluppi della situazione in Francia prima e

dopo l’avvento del secondo impero, e il ripresentarsi della questione d'oriente.

Il Regno di Sardegna è il solo Stato d'Europa coinvolto nelle rivoluzioni del ‘48 a mantenere la sua

Costituzione, elemento che qualificherà il Piemonte come il solo attore in grado di unificare l'Italia.

Anche in Prussia, come in Francia e Inghilterra, sono avvenuti mutamenti importanti: il sovrano

dopo il ‘48 si è affrettato ad abolire la Costituzione e a rifiutare la corona di imperatore tedesco (che

avrebbe significato unità nazionale) in quanto offerta “dal basso”.

La Russia fa firmare una convenzione alla Prussia a Olmütz il 29 Novembre 1850. Tale

convenzione conferma lo Status quo della “confederazione tedesca”, formata da Prussia e Austria.

La Russia induce la Prussia a piegarsi alla confederazione tedesca sotto la direzione austriaca 

quest’episodio è conosciuto come “umiliazione di Olmütz”.

LA RUSSIA E LA RIPRESA DELLA QUESTIONE D’ORIENTE: LA GUERRA DI CRIMEA

La Russia era stata nel ‘48 la sola potenza europea a restare immune da movimenti interni.

Sebbene lo zar Nicola I abbia contribuito molto a riportare la situazione europea com'era prima del

‘48, a lui viene imputato la colpa di aver fatto crollare l'equilibrio della seconda restaurazione

tramite la riapertura della Questione d'Oriente.

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Infatti, il prestigio derivante da alcuni interventi diplomatici e militari lo indussero a pensare che

avrebbe potuto riprendere a esercitare pressione sull'Impero Ottomano senza doversi confrontare

con l'opposizione della altre potenze europee.

Nicola I pensava (e sperava) che:

a. L'Austria non si sarebbe opposta dato l'aiuto che la Russia le aveva dato nel sistemare la

situazione ungherese (nel 1849 la Russia ristabilì infatti il controllo asburgico in Ungheria);

b. La Prussia non si sarebbe mossa non interessata a una questione lontana dall'area tedesca

dove si rivolgevano i suoi principali interessi. Del resto, lo stesso progresso dell’influenza

prussiana in Germania poteva dipendere in maniera notevole dalla Russia (basti pensare

all’umiliazione di Olmütz).

c. Napoleone III avrebbe dato la precedenza alla legittimazione del suo potere rispetto alla

tutela degli interessi politici, strategici e religiosi della Francia in Oriente.

d. A questo punto l'Inghilterra, decennale avversaria della politica Russa nel Mediterraneo e

sugli stretti (quindi protettrice dell'impero ottomano), una volta rimasta sola, non avrebbe

potuto opporsi all'avanzata Russa in Turchia e, data la diffidenza degli inglesi verso il

regime napoleonico, non avrebbero chiesto aiuto alla Francia.

Sulla base di ciò la Russia inviò a Costantinopoli la “missione Menscikov” (1853) e, usando come

pretesto l'ennesima controversia tra monaci cattolici e ortodossi in Palestina, propose al Sultano un

protettorato (mascherato da alleanza) e diede alla proposta carattere di ultimatum. Tale

protettorato era analogo a quello stabilito nel 1833 con il Trattato di Unkiar Skelessi, e venuto meno

nel 1841 con la “Convenzione Internazionale degli Stretti”.

Nel frattempo la Russia cercò d’evitare l'opposizione inglese offrendole una spartizione parziale

dell'impero ottomano (proposta all'ambasciatore Seymour che rifiutò, anche se il rifiuto non venne

ben recepito dallo Zar).

Il governo turco respinse l'ultimatum e l'esercito russo procedette all'occupazione dei principati

danubiani.

A questo punto le squadre navali inglesi e francesi firmarono l'”Alleanza di Crimea”, un’intesa

contro la Russia. Le antipatie anglo-francesi vennero per un attimo accantonate (grazie anche

all'abilità di Palmerston) in virtù della minaccia espansionistica russa nel Mediterraneo.

I motivi di Napoleone III per intervenire in oriente erano:

a. Sul piano interno voleva ingraziarsi il partito clericale eliminando l'influenza dei monaci

ortodossi dai luoghi sacri a vantaggio dei monaci cattolici (in Crimea).

b. Sul piano internazionale doveva proteggere i secolari interessi francesi in oriente.

c. Sul principio d'applicazione della politica di nazionalità, doveva sottrarre i protettorati

danubiani sia al dominio turco sia a quello russo, avviando un processo che porterà alla

nascita dello stato nazionale Rumeno.

d. Guadagnarsi l'alleanza e l'amicizia inglese.

La guerra di Crimea (cosi chiamata perché gli alleati occidentali concentrarono il loro sforzo sul

successo militare in questa penisola e soprattutto a Sebastopoli) vede impegnarsi molto le potenze

occidentali nell'ambito diplomatico ovvero nella ricerca di alleati per indebolire la Russia. Perché?

Perché bisognava procurarsi alleati dal cui territorio procedere contro la Russia in un settore vitale,

nel quale colpirla per indurla a rinunciare alla sua politica in Oriente.

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Le pressioni anglo-francesi si concentrarono sull'Austria, al fine di sollecitarne gli interessi antirussi

nei Balcani e sfruttarne il potente esercito. A questo punto Francesco Giuseppe imperatore

d'Austria si trovò di fronte a due alternative:

1. Mantenersi fedele alla Russia dato il recente debito nei suoi confronti per la questione

dell'Ungheria e dato il vincolo che legava i due imperatori nella tradizione conservatrice

della santa alleanza, o 

2. Rompere con la Russia rispondendo all'esigenza di contenere l'espansione russa nell'area

balcanica, che avrebbe tolto all’impero asburgico la possibilità e lo spazio in cui esercitare il

ruolo di grande potenza.

Posto di fronte a questo dilemma il governo di Vienna tentò dapprima di rinviare la scelta

impegnandosi in una mediazione fra le grandi potenze contrapposte che fece di Vienna il centro

dell’attività diplomatica europea. Il tentativo di mediazione tuttavia fallì, e l'Austria accettò

un'alleanza con le potenze occidentali firmando un accordo basato sui “Quattro punti di Vienna”

di cui le tre potenze avrebbero richiesto l'accettazione alla Russia:

1. Ristabilimento dei rapporti Russia-Turchia in base agli accordi del ’41 (convenzione

internazionale degli stretti);

2. Rinuncia della Russia a esercitare un'influenza preminente nei principati danubiani;

3. Rinuncia della Russia ad esercitare il suo protettorato religioso sulle popolazioni cristiane

ortodosse dell'impero ottomano;

4. Regolazione internazionale della navigazione sul basso Danubio.

La Russia respinse questi quattro punti e dunque l'Austria entrò in una situazione di incertezza

dovuta anche al timore di dover impiegare parte dell'esercito in Italia, ma questo problema venne

superato dall'Inghilterra che chiese la partecipazione di un contingente del regno di Sardegna alla

guerra, togliendo momentaneamente all'Austria il problema della ripresa di movimenti nazionali in

Italia.

La tappa finale che portò l'Austria a decidere di allearsi in una formazione antirussa fu l'accordo

austro-francese del Dicembre 1854 nel quale Napoleone III “avrebbe usato tutta la sua influenza

nel prevenire i tentativi contro l'integrità territoriale degli stati italiani.”

Solo nel 1855, alla morte di Nicola I, l'Austria si decise a inviare alla Russia un ultimatum che

indusse il nuovo zar a porre fine alle ostilità e ad accettare di discutere la questione d'oriente sulla

base dei quattro punti di Vienna.

IL CONGRESSO DI PARIGI E LA SCOMPARSA DEL SISTEMA INTERNAZIONALE DEL

1815

Nel 1956 a Parigi si tenne una conferenza fra i delegati degli stati belligeranti e neutrali

(Prussia), per dare un assetto alla questione d'oriente.

È una conferenza molto importante che non si limita alla discussione della questione d'oriente ma

tratta anche altri punti salienti come per esempio il problema italiano e la collocazione e il peso

delle potenze maggiori.

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Per quanto riguarda la questione d'oriente a Parigi vengono accettati dalla Russia i 4 punti di

Vienna ed in particolare il riconoscimento dell'autonomia dei principati danubiani e viene introdotto

un trattato secondo il quale “il mar Nero è neutralizzato, aperto alle marine mercantili di tutte le

nazioni e chiuso alle navi da guerra di qualsiasi paese”.

Con questa clausola sul mar Nero la Russia rinuncia definitivamente alla pressione sugli stretti.

La sconfitta della Russia segnò l'arresto della sua pressione sull'impero ottomano e portò a delle

conseguenze sulla sua politica interna e internazionale. Emersero infatti le gravi debolezze

strutturali e funzionali della società russa e, tentando di porvi rimedio, il governo di Pietroburgo si

impegnò nei problemi interni cessando di svolgere momentaneamente un ruolo attivo a livello

internazionale. Sebbene la guerra di Crimea avesse permesso di mantenere un rapporto

interlocutorio tra la Russia, la Francia e l'Austria, i rapporti con quest'ultima si ruppero al momento

del suo passaggio coi nemici della Russia.

Questa rottura austro-russa pose fine al sistema creato nel 1815, che aveva visto da sempre la

supremazia dello Zar, nonostante le iniziative diplomatiche fossero toccate spesso al cancelliere

austriaco Metternich (cosa assurda).

Infine la guerra di Crimea aveva messo in evidenza l'incapacità della Russia di adeguarsi alle

trasformazioni tecnologiche ed economiche di quei tempo, determinando l'inizio del declino di una

potenza tradizionale.

I veri vincitori erano la Turchia e l'Inghilterra. L'impero ottomano si vide infatti riconfermato

nella sua integrità territoriale da parte delle grandi potenze. Palmerston aveva inoltre insistito

affinché nei negoziati in corso a Vienna, il delegato britannico Russell proponesse “l'inserimento

della Turchia nella grande famiglia europea”.

Un'altra grande conseguenza prodotta dalla guerra di Crimea è l'affermazione contro ogni

aspettativa del secondo impero francese grazie sia all'abilità di Napoleone III di giostrare le

alleanze, sia alle esigenze inglesi di crearsi un valido appoggio nell'imperatore francese. Il fatto che

il congresso si tenga a Parigi è poi un segnale della posizione di estrema importanza riconquistata

da Napoleone III.

La politica francese successiva sarà quella di avviare migliori relazioni con lo zar.

La Prussia, pur essendo stata neutrale nel conflitto, fu presente a Parigi nel 1856. A guerra in corso

stipulò con l'Austria un trattato di alleanza nel 1854. L'intento di Bismark era quello di portare in

primo piano la figura della Prussia nel sistema europeo in un momento in cui due grandi potenze

(Austria e Russia) erano in rotta di collisione.

Ciò che dunque fece crollare il sistema creato nel 1815 fu da una parte l'iniziativa russa nella

questione d'oriente, dall'altra l'atteggiamento ambiguo dell'Austria che infine optò per opporsi allo

zar.

IL PROBLEMA ITALIANO NELLA POLITICA EUROPEA, 1856-1859

Nel Congresso di Parigi (1856), come si è detto, non si discute solo della questione d'oriente, ma si

pongono le condizioni internazionali per la soluzione del problema italiano.

Il “problema italiano” era percepito dalle due potenze di Francia e Inghilterra non certo come il

bisogno di dare un assetto unitario alla penisola ma solo di risolvere dei problemi di malgoverno di

alcuni stati regionali e di porre fine all'occupazione austriaca nel lombardo-veneto.

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Questa percezione del problema in termini “non unitari” era condivisa anche dal Piemonte di

Vittorio Emanuele II e da Cavour (presidente del Consiglio dei ministri dal 1852 al ‘61).

Cavour accantona inizialmente l'idea di un’unità nazionale, che avrebbe dovuto essere

eventualmente realizzata dalle forze e dai moti interni che avevano operato nel ‘48, e si concentra

nella ricerca di una grande potenza alleata che aiutasse il Piemonte ad allontanare l'Austria dal

Regno.

La scelta di Cavour si pone sul secondo impero francese dato che, sebbene l'Inghilterra

appoggiasse il regno Sabaudo, non avrebbe mai schierato il suo esercito sul continente per una

questione cosi particolare. Inoltre Napoleone III si era detto impegnato a portare avanti in Europa

una politica delle nazionalità.

Russia e Prussia le escluse per motivi di allineamento ideologico conservatore.

Cavour sfruttò dunque i secolari dissidi tra Francia e Austria in Italia per farsi aiutare.

Il regno di Sardegna era catalogato tra le potenze “minori”, di “media potenza” in virtù del suo

sviluppo economico, dell'adozione di una politica di libero scambio e della modernizzazione delle

sue colture.

L'aver partecipato alla guerra di Crimea fece guadagnare al regno una posizione accanto alle grandi

potenze e la collocazione e la discussione del problema italiano sul piano internazionale. Tuttavia

dopo il congresso Cavour riferì al suo governo come “il risultato della seduta sia stato ben lontano

dall'essere soddisfacente”. Egli infatti non si accontentò della semplice discussione del problema del

mal governo italiano ma avrebbe voluto azioni immediate.

Cavour individuò subito quale avrebbe dovuto essere la sua linea nei confronti di Napoleone III.

Egli disse che nonostante il Piemonte non avesse ottenuto un granché dalla conferenza, l'ostinazione

dell'Austria aveva irritato molto l'imperatore francese e doveva averlo convinto che la questione

italiana comportasse anche una soluzione reale.  come disse Cavour stesso in un rapporto al suo

governo inviato dal Congresso di Parigi:

“Noi non abbiamo ottenuto nulla, ma l’ostinazione dell’Austria ha irritato profondamente

l’Imperatore, e deve averlo convinto che la questione italiana non comporta che un’unica soluzione

reale, il cannone”.

Infatti dopo il congresso si stabilì tra l'imperatore e Cavour un dialogo con l'intento di preparare

quella che sarebbe stata la seconda guerra d'indipendenza italiana.

Ci fu una fase di stallo fino al 1858 quando un ex mazziniano Felice Orsini attentò senza successo

alla vita dell'imperatore, andando verso una sicura condanna a morte.

In una lettera indirizzata a Napoleone lo stesso Orsini gli attribuiva la responsabilità dell'attuale

situazione italiana e lo ammoniva dicendogli che altri, come aveva tentato lui, avrebbero attentato

per questo motivo alla sua vita, magari con successo. Napoleone molto scosso dall'episodio decise

di impegnarsi a fianco del Piemonte nella causa italiana in una ipotetica guerra contro l'Austria.

Le condizioni dell'accordo furono stabilite a Plombières nel ‘58:

la vittoria franco piemontese avrebbe dovuto portare alla formazione di un Regno dell’Italia

Settentrionale sotto Vittorio Emanuele II comprendente oltre il Lombardo Veneto anche le

Legazioni Pontificie e la Romagna. Il nuovo stato sarebbe stato legato in una confederazione allo

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stato della Chiesa così ridotto; con un Regno delle Due Sicilie rimasto tal quale; e con un ipotizzato

Stato dell’Italia Centrale con capitale Firenze.

In cambio si sarebbero cedute alla Francia Nizza e la Savoia e la promessa di un matrimonio della

figlia di Vittorio Emanuele II (Clotilde) con Gerolamo Bonaparte, cugino dell'imperatore per

soddisfare il desiderio d’inserimento e legittimazione francese nelle grandi dinastie europee.

Vittorio Emanuele II non era d'accordo alla cessione e al matrimonio (del resto proposte da Cavour)

e di fatto poi queste clausole poi non verranno rispettate; nelle sue idee per il momento c'è infatti

un'Italia settentrionale unita sotto il suo potere e non una confederazione. C'è dunque una situazione

d’ipocrisia e il non rispetto delle clausole verrà giustificato con il dilagare del principio di

nazionalità.

Sorse ora il problema di dover far apparire l'Austria come “aggressore” e far astenere le altre

potenze dall'entrare nel conflitto. La diplomazia francese riuscì a ottenere la neutralità delle altre

potenze non senza fatica, dato il ritorno al governo inglese dei conservatori favorevoli ad una

conservazione dello status quo.

La Prussia manteneva un atteggiamento di cautela, anche se vedeva di buon occhio un

indebolimento dell’Austria di fronte alla Prussia in Germania.

Lo Zar, memore dell'atteggiamento austriaco durante la guerra di Crimea, vide di buon occhio

l'azione francese e firmò nel ‘59 un trattato in cui si impegnava a mantenere una posizione di

neutralità nei confronti della Francia.

Intanto Cavour stava predisponendo il tutto per avviare l’imperatore dei francesi alla guerra,

siglando un trattato di alleanza segreto con la Francia, che impegnava la Francia a intervenire

immediatamente in caso di “atto aggressivo dell’Austria”.  Art.1: la Francia in caso di un atto

aggressivo nei confronti del Piemonte doveva intervenire subito. Art. 2: “Lo scopo dell'alleanza è

di liberare l'Italia dall'occupazione austriaca, di soddisfare i voti delle popolazioni e di prevenire il

ritorno delle complicazioni che avranno provocato la guerra e che pongono incessantemente in

pericolo la tranquillità dell’Europa, in modo da costituire, se l’esito della guerra lo permetterà, un

Regno dell’Italia Settentrionale di circa undici milioni di abitanti”.

A far esplodere la tensione fu l’accumulo di truppe sarde e austriache al confine con il lombardo-

veneto. L'Austria lanciò in tale occasione un ultimatum al Piemonte di disarmare per primo (lo

fanno passare per un atto di aggressione austriaca), Cavour lo respinse.

Le truppe austriache passarono il Ticino e la Francia si schierò con il Piemonte.

Tuttavia dopo le vittorie di Solferino e san Martino l'imperatore francese fermò le operazioni

firmando il trattato di Villafranca in cui si cedeva alla Francia la sola Lombardia, e la Francia poi

l’avrebbe “passata” al Piemonte.

I motivi per cui Napoleone interruppe la sua politica italiana erano di natura sia militare (sarebbero

occorsi ancora molti sforzi per ottenere una piena vittoria sugli austriaci) sia politica (Cavour non

rispettò la volontà di Napoleone di non ricorrere a mezzi “rivoluzionari”, appoggiando movimenti

in corso sia in Italia centro settentrionale, sia prendendo contatti con i patrioti ungheresi), sia

politico-strategici internazionali (l’opinione pubblica tedesca si era schierata contro la Francia, ma

non il governo di Berlino, che aspettava solo una mossa falsa austriaca dentro la confederazione per

ricorrere all’intervento armato).

IL REGNO D’ITALIA

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L'interruzione del conflitto con la firma a Villafranca aveva sostituito la preminenza austriaca nel

nord Italia con quella francese ma Cavour vedeva sfumare il sogno di un Italia settentrionale sotto

Vittorio Emanuele II, dato che solo la Lombardia era stata annessa.

Visto che il Veneto rimaneva fuori dagli schemi, Cavour decise di poter porre la propria attenzione

su Parma, Firenze, Piacenza e Bologna. Serviva però l'aiuto di un altra potenza che appoggiasse il

progetto, dato che la Francia sembrava essersi tirata indietro.

Grazie alla formazione di un nuovo governo liberale (Whig – Palmerston-Russel-Gladstone),

l'Inghilterra sembrava essere in condizioni tali da poter dare un appoggio molto importante alla

causa italiana. Motivo principale dell'aiuto sarebbe stato che la formazione di uno stato italiano

unitario semi forte avrebbe ostacolato l'espansione del secondo impero in quella parte d'Europa.

Un altro motivo sarebbe stato quello per cui tale ministero credeva che l’Inghilterra dovesse

favorire la causa del governo rappresentativo e dell’indipendenza nazionale in quei paesi del

continente che dimostrassero di essere “maturi” per tali sviluppi.

A questo punto il Piemonte ottenne (25 novembre 1859) il permesso di annettere al regno di

Sardegna le regioni dell'Italia centrale che avevano cacciato i loro sovrani locali e avevano

manifestato la volontà di annettersi al Piemonte.

Questo permesso venne dato quindici giorni dopo la firma del trattato di pace tra Francia e

Austria. Il trattato aveva stabilito la restaurazione dei sovrani dell’Italia Centrale che erano stati

allontanati da movimenti insurrezionali.

Vista la posizione inglese, tuttavia, la Francia non si oppose all’annessione al Piemonte, anche visto

che quest’ultimo aveva appena ceduto Nizza e la Savoia, permettendo alla Francia di raggiungere i

suoi confini naturali. Adesso la Francia era divenuta più pericolosa dunque, raggiungendo i suoi

confini naturali. L’Inghilterra si affrettò dunque ad appoggiare ancora di più la causa italiana.

A questo punto si colloca l'iniziativa della sinistra risorgimentale di Mazzini, Crispi, Garibaldi,

che si rivolge al Regno delle due Sicilie. I “mille” di Garibaldi Partirono da Quarto (Genova) il 5

maggio 1860 e sbarcarono in Sicilia e si apprestarono a conquistarla. I tentativi francesi di

riproporre un assetto italiano formato da più stati furono respinti dall'Inghilterra che voleva invece

la soluzione unitaria. L'impresa garibaldina si svolse con successo. Altre potenze però contestavano

il non intervento di Cavour che si decise infine per la “spedizione nelle Marche e nell'Umbria”,

ricongiungendosi con Garibaldi a Teano, che consegnò i territori conquistati al re Vittorio Emanuele

II cui era devoto.

A dimostrare quanto la situazione fosse cambiata dal 1815 ci fu l'incontro di Varsavia, dove

Russia, Austria e Prussia discussero la situazione non escludendo la possibilità di arrivare ad un

intervento in Italia. Il tutto però si risolse in un nulla di fatto che dimostra come la spinta

conservatrice dello status quo del 1815 si fosse ormai esaurita.

Contribuì al “nulla di fatto” dell’incontro di Varsavia, il Dispaccio inviato da parte di lord Russell al

ministro d’Inghilterra a Torino Hudson in cui egli apprezza la “rivoluzione italiana”.

LA PRUSSIA OTTIENE IL PRIMATO IN GERMANIA (1862-1866)

La seconda guerra d’indipendenza italiana e il processo di unificazione della penisola, fungono da

catalizzatori per il problema tedesco. La Prussia fa proprio e strumentalizza il movimento liberale

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nazionale e si impone come protagonista dell'unificazione escludendo l'Austria, onorando quindi

l’ipotesi “Piccolo Tedesca”.

L'unificazione tedesca avviene in un periodo in cui il sistema europeo è più assente, manca cioè una

coordinazione e intesa fra le potenze. L'inizio di una nuova fase tedesca è scandito dalla morte di

Federico Guglielmo IV, a cui successe Guglielmo I.

Otto Von Bismarck venne richiamato a Berlino (era ambasciatore in Russia) e venne nominato

Primo Ministro e Ministro degli Esteri e starà al governo per 28 anni.

La sua politica sarà indirizzata a promuovere la posizione dello stato guida della Prussia screditando

l'Austria.

Sul piano economico riuscì ad escludere l'Austria dallo Zollverein (unione doganale promossa dalla

Prussia dagli anni ‘20) facendo un trattato commerciale con la Francia che riduceva le tariffe tra

le due nazioni. Bismarck pose agli Stati membri dello Zollverein, come condizione per continuare a

farvi parte, l’adesione al trattato franco-prussiano.

Sul piano diplomatico sottoscrisse un trattato con la Russia (Convenzione Alvensleben = dal nome

del generale prussiano che si recò a Pietroburgo per la sottoscrizione) a seguito della repressione di

quest'ultima di una rivolta polacca. In questo caso la Prussia si mise in mostra, dato che in Europa

tutti avevano condannato le azioni russe, meno che lei.

La Russia ruppe invece i rapporti con Napoleone III che richiedeva l'applicazione del principio di

nazionalità nei paesi contro occidentali. L’atteggiamento di Napoleone III fece risorgere la

diffidenza dell’Inghilterra, che si convinse del fatto che egli rappresentava un fattore di instabilità e

che, come lo stesso Palmerston scrisse, l’Europa aveva bisogno di una “Germania forte”.

L'Austria fu la prima grande potenza a soffrire per l'ascesa della Prussia e ciò fu soprattutto a causa

del fatto che essa non prese mai una posizione chiara proseguendo così nel suo isolamento e nella

sua crescente subordinazione alla Prussia.

A prescindere dalla Guerra di Crimea e dalla situazione italiana, se l’Austria, di fronte alla crisi

polacca, avesse assunto una posizione corrispondente a quella della Prussia, avrebbe potuto togliere

a quest’ultima la distinzione di essere la sola potenza ad essersi schierata con l’impero zarista,

uscendo così dall’isolamento.

Dalla situazione creatasi dal conflitto con la Danimarca (nato da un’incauta iniziativa del nuovo re

di Danimarca, che tolse l’autonomia a due suoi ducati, lo Schleswig e l’Holstein, a popolazione

mista danese e tedesca), la Prussia trasse occasione per un conflitto con l'Austria, che aveva seguito

la Prussia in guerra contro la Danimarca, e che aveva assunto l’amministrazione dell’Holstein.

Per sconfiggere le diffidenze del Generale Moltke (prussiano), che non era sicuro di un successo

contro l’Austria, Bismarck decise un’alleanza con l'Italia in modo da costringere l'Austria a dover

combattere su due fronti. Tale alleanza nacque l’8 Aprile 1866.

L'accordo prevedeva l'aiuto dell'Italia in caso la discussione austro-prussiana circa l'assetto federale

delle due potenze non andasse a buon fine e si arrivasse ad un conflitto. In cambio l'Italia avrebbe

ottenuto il Veneto.

Ovviamente si arrivò ad un conflitto e l'Italia combatté quella che fu per lei la Terza Guerra di

Indipendenza.

Prima di combattere tale guerra, l’imperatore Francesco Giuseppe, venuto a conoscenza

dell’alleanza italo-prussiana, si preoccupò delle possibili implicazioni strategiche. Per salvare la

situazione egli fece sapere a Napoleone III che egli avrebbe donato il Veneto all’Italia, se questa si

fosse ritirata dal conflitto.

Ma Napoleone III desiderava che il conflitto non avesse luogo? Egli sembrava quasi desiderare che

la guerra austro-prussiana si compisse, un po’ per confermare il primato di potenza del secondo

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impero di fronte al logorio di due grandi potenze, un po’ perché quasi quasi sperava che alla Francia

sarebbero spettati compensi territoriali verso il Reno.

In tutti i casi, egli fece sapere all’Italia la richiesta di Francesco Giuseppe. Il governo italiano

declinò la proposta, dichiarandosi impegnato a “dar corso al trattato di alleanza”.

Mentre la guerra italo-austriaca ebbe sviluppi negativi per l’Italia (sconfitta terrestre di Custoza,

sconfitta navale di Lissa), la Prussia ottenne invece una vittoria a Sadowa, alla quale Bismarck fece

seguire l’Armistizio di Nikolsburg.

La sua preoccupazione, mal compresa dai capi militari e dal re che a questo punto vorrebbero

marciare su Vienna, è di non umiliare l’Austria ora che la Prussia è riuscita a vincerla e quindi a

estrometterla dalla Germania. Di non provocare insomma nei rapporti austro-prussiani una rottura

troppo grave.

La successiva Pace di Praga sancisce il passaggio del veneto all’Italia e la dissoluzione della

Confederazione tedesca.

La Prussia annette al suo regno territori come Hannover e Francoforte, che erano stati alleati

settentrionali dell'Austria sconfitta.

LA GUERRA FRANCO-TEDESCA E L’UNIFICAZIONE DELLA GERMANIA 1866-1871

Per unificare il regno di Prussia mancava ancora una parte di Germania, la parte che si trovava a sud

del fiume Meno (Germania meridionale), i cui interessi economici erano strettamente collegati a

quelli prussiani. L'unificazione tedesca doveva avvenire con il consenso delle grandi potenze.

Perché? Perché Bismarck non poteva giocarsi la carta popolare nazionale dei patrioti tedeschi,

perché questo, se pur avrebbe tenuto fuori dai giochi le grandi potenze, avrebbe comunque messo a

rischio l’esistenza della Prussia stessa all’interno degli stati tedeschi, a cui egli era devoto. Serviva

quindi per l’Unione il fattore coagulante di una guerra pantedesca contro lo straniero.

Se la prima fase dell’unificazione della Germania si era svolta ai danni dell'Austria, ora toccava alla

Francia. Bismarck si oppose a qualsiasi politica francese di compensi e di frontiere naturali

(paradossalmente la Francia che voleva evitare l'unità tedesca ne diede invece una spinta attirando

su di se un conflitto contro la Prussia. In questo modo la guerra contro la Francia fa da fattore

coagulante per i tedeschi che desiderano sconfiggerla).

Nel 1870 la corte di Spagna offrì la corona ad un Hohenzollern, Leopoldo di Hohenzollern

Sigmaringen, appartenente al ramo cattolico della famiglia reale di Prussia. Inizialmente la

questione venne tenuta nascosta e fatta uscire solo al momento opportuno, cioè quando i rapporti

con la Francia si erano estremamente intesiti: quando la Francia seppe, a inizio Luglio, che

Leopoldo di Hohenzollern stava per accettare la corona, temette l'accerchiamento e minacciò la

Prussia di un’azione militare se Leopoldo non avesse ritirato la candidatura.

Inizialmente la Francia sembrò averla vinta, infatti il 12 Luglio venne annunciato a Berlino il ritiro

della candidatura, finché non mandò il suo ambasciatore a chiedere a Guglielmo I la garanzia che la

candidatura non sarà effettuata nemmeno in futuro. Il sovrano tuttavia liquidò in malo modo

l'ambasciatore (proclama di Ems dal nome della cittadine termale in cui si trovava Guglielmo)

dicendo che non si possono prendere questo tipo di impegni “à tout jamais”, parole del sovrano

come le ricorda Bismarck nelle sue memorie.

Poco dopo l’aiutante di campo del sovrano mandò un telegramma a Bismarck per renderlo partecipe

della situazione. Bismarck modificò il testo del “Telegramma di Ems” rendendolo più secco e

sbrigativo e pubblicandolo facendo infuriare la Francia che due giorni dopo prese l'iniziativa

militare. L’effetto fu quello, come ricorda Bismarck, “del panno rosso dinanzi al toro francese”. A

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questo punto la Prussia scese in campo e con essa la confederazione del nord e gli stati del sud,

sollecitati dal sentimento pantedesco.

Questo conflitto si risolse con la sconfitta francese a Sedan, il 2 Settembre 1870, l'abdicazione di

Napoleone III e la proclamazione della terza repubblica francese mentre le truppe tedesche

confluivano a Parigi. In più l’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania.

Grazie all'abilità di Bismarck che era riuscito a tenere il conflitto “isolato” dalle altre potenze, la

Prussia fu comunque sostenuta dall’Inghilterra e dalla Russia il cui possibile intervento bellico

aveva fatto desistere l'Austria Ungheria a scendere in campo. Questa vittoria segnò la superiorità

tedesca in campo bellico e in ambito europeo, dove ormai sembrava non avere più rivali.

CAPITOLO IX – SISTEMA BISMARCKIANO E AVVENTO

DELL’IMPERIALISMO, 1871-1890

A partire dall’unificazione tedesca del 1870 liberalismo e nazionalità avevano smesso di agire

congiuntamente, per ,o spirito e per i metodi usati per ottenere l’unificazione. In effetti fu usata in

tale occasione la carta della nazionalità (contro l’avversario straniero, la Francia), non unendola con

quella del liberalismo (la Germania è una monarchia tradizionale).

Rimaneva tuttavia un particolare equilibrio nel sistema europeo, grazie al sistema di alleanze

Bismarckiano fondato su egemonia ed equilibrio. Fu uno dei periodi in cui la diplomazia risultò

fondamentale.

Nel ventennio ‘71- ‘90 ci furono anche altri eventi più secondari che caratterizzarono il sistema,

come l’assenza dell’Inghilterra, dovuta alla sua preparazione insieme agli Usa del nuovo sistema

mondiale del XX secolo. Un altro evento da ricordare è e lo sforzo per la modernizzazione operato

dal Giappone.

LE GRANDI POTENZE DINANZI ALL’UNIFICAZIONE TEDESCA: SECONDO REICH E

TERZA REPUBBLICA

La Germania unificata assunse la struttura di uno stato federale con la permanenza di stati

regionali anche se con pochi poteri.

La struttura era solo apparentemente non centralizzata perché nonostante la presenza del

parlamento eletto a suffragio universale maschile da tutti i tedeschi che avessero compiuto 25 anni

(Reichstag), il vero potere determinante, se non esclusivo, spettava al ministero di Stato prussiano,

e soprattutto al Cancelliere, mentre i Capi militari e l’imperatore Guglielmo I, generale fra i

generali, controllavano le forze armate e i loro bilanci, staccati dal complesso dei bilanci statali e

stanziati e approvati per sette anni.

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La Germania, nella sua politica estera poteva giovarsi di un’estensione territoriale e di una

popolazione cospicua, di un’istruzione elevata, di un alto grado di ricerca scientifica e di una

produzione industriale decollata.

Bismarck era consapevole poi che la Germania aveva una situazione geopolitica che la esponeva a

possibili invasioni e perciò riteneva fondamentale allearsi con almeno due delle 5 grandi potenze 

da qui viene “l’incubo bismarckiano per le coalizioni”.

Riteneva inoltre, più o meno a torto:

• Che in Germania fossero presenti forze ostili pronte a collegarsi con forze esterne per

produrne il disfacimento. Tali forze potevano ad esempio essere i Vescovi cattolici della

Germania Occidentale e Meridionale, contro i quali Bismarck presto promosse il c.d.

“Kulturkampf” (s’intende tutta la legislazione anticuriale e anticlericale posta in essere dal

governo tedesco in questi anni);

• Che fosse necessario isolare dal sistema internazionale la Francia, desiderosa di prendersi la

“revanche”;

• Che finché la Francia avesse mantenuto il regime repubblicano sarebbe stata meno

pericolosa, in quanto Bismarck riteneva che le istituzioni repubblicane costituissero una

ragione di debolezza intrinseca per uno Stato.

La Francia aveva perso la posizione di preminenza col 1870 e sul piano interno doveva contrastare

la difficile situazione politica: da un lato la “Comune di Parigi”, ossia l’esperienza radical

socialista della capitale, nata dal dissenso al regime repubblicano moderato successo all’impero,

dall’altro la composizione politica di questo stesso regime repubblicano, composto da una

maggioranza monarchica all’Assemblea Nazionale (ma ligi a tre diverse dinastie: i Borbone, caduti

nel 1830, gli Orleans, caduti nel 1848 e i Bonaparte, caduti nel 1870).

Un altro problema era la presenza sul suolo francese dell’esercito nemico (prussiano).

Ma restava sempre un Paese avanzato e ricco, in espansione coloniale verso l’Africa e l’Asia (per la

gioia di Bismarck, che voleva distoglierla dall’Europa e spingerla sulla rotta di collisione con

l’Inghilterra).

I due elementi chiave dove la Francia sfogava la frustrazione erano la politica coloniale e

l’attenzione alla forza militare, cui il trattato di pace franco-tedesco del 1871 non aveva posto

restrizioni  l’esercito rimase il secondo al mondo (dopo quello prussiano).

Nonostante non riuscì a uscire dall’isolamento, non fu un fallimento, perché evitando alleanze riuscì

ad evitare guerre preventive da parte della Germania, che l’avrebbero ulteriormente indebolita.

Riuscì a conservare quindi buone capacità militari con l’espansione coloniale, distraendo così

l’opinione pubblica dalla revanche.

LE GRANDI POTENZE DINANZI ALL’UNIFICAZIONE TEDESCA: AUSTRIA, RUSSIA E

INGHILTERRA

Dopo la Francia fu l’Austria a pagare maggiormente il prezzo dell’unificazione tedesca. Essa non

seppe infatti fronteggiare le crisi di politica internazionale che la coinvolsero (Crimea, alleanza

italo-prussa del ’66, crisi polacca…).

L’unica svolta positiva si verificò sul fronte della politica interna, con la divisione e la

ristrutturazione dello Stato in duplice monarchia austro-ungarica del 1867, che rappresentava la

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presa di coscienza dell’uscita dalla Germania, e la consapevolezza confortante che l’Austria (di

lingua e cultura tedesca), non interessasse all’impero prussiano.

La duplice monarchia non fu però una soluzione al problema delle varie nazionalità presenti

all’interno dell’impero Asburgico, ma fu certamente una soluzione per il maggior problema

nazionale, quello magiaro (tale soluzione è infatti chiamata “pareggio” tra le nazionalità dominanti,

tedesca e ungherese).

Tramite tale divisione, accontentando cioè la popolazione magiara, l’impero poté giovarsi di un ceto

politico-nazionale dalle idee e dai programmi ben definiti (appunto quello ungherese, che non si

concentrava più sulla risolta questione della nazionalità).

Fu proprio questa nuova classe politica che riuscì a far superare all’impero il rancore verso la

Germania, e a entrarvi ben presto nel sistema di alleanze, sfruttandola come appoggio essenziale per

le mire espansionistiche verso i Balcani, l’unico spazio rimasto aperto allo Stato Asburgico dopo

che esso aveva perduto la sua preminenza in Italia e Germania.

La Russia si trovava ora ad essere fronteggiata dall’ Austria stessa proprio nella situazione

balcanica. Essa restava una grande potenza nonostante la sconfitta nella guerra di Crimea.

Nonostante l’arretratezza l’economia russa cominciò a fare dei passi in avanti anche grazie

all’espansione in Asia, che fece temere agli inglesi la loro pressione dall’Asia centrale

sull’Afghanistan, porta continentale verso l’India.

L’unificazione tedesca coincise inoltre con una vera e propria esplosione del movimento

panslavista in chiave russa, che puntava a assicurare l’indipendenza nazionale di tutti i popoli slavi

dell’Europa centro-orientale, e nello stesso tempo a creare una confederazione religiosa (di tutti i

cristiani di rito ortodosso), razziale (tutti gli slavi appunto) e politica (sulla base di una struttura

confederale con capitale a Costantinopoli, che doveva essere strappata all’Impero Ottomano). Tale

confederazione avrebbe dovuto comprendere un Regno di Bulgaria, il regno di Grecia, il Regno

d’Ungheria (solo la parte magiara, era esclusa quindi la Transilvania), il Regno di Romania, un

Regno cecoslovacco, un Regno di Serbia e appunto Costantinopoli come capitale.

Battagliò anche per rivedere le concessioni fatte dopo la guerra di Crimea, ottenendo l’abrogazione

della clausola che prevedeva la smilitarizzazione russa del mar nero (Gladstone stesso la riteneva un

affronto alla sovranità russa  la clausola fu eliminata alla conferenza internazionale di Londra

del 1871, proposta da Bismarck). Tale conferenza fu in effetti la “conferma di un fatto compiuto”

(lo zar si era già dichiarato prima della conferenza “non più legato” alla clausola del trattato di

Parigi che limitava la sovranità russa nel Mar nero).

L’Inghilterra si astiene dalla politica europea del periodo, perché impegnata in importanti riforme

interne con Gladstone (68-74). Al di là dell’intervento nella questione del Mar Nero (‘70) e in

quelle d’oriente (75-78), lo “splendido isolamento britannico” cominciò con il primo Governo

Gladstone, e durò fino al terzo ministero conservatore-unionista di Salisbury del 1902.

Tale isolamento non va visto in chiave negativa, in quanto l’Inghilterra coltivava interessi

extraeuropei (impero anglo-indiano, federazione imperiale tra le grandi colonie autogovernatesi, il

sogno della colonia “Dal Capo al Cairo”).

L’ITALIA, SESTA GRANDE POTENZA

L’Italia era la “Sesta grande potenza”, l’”ultima grande potenza” o la “prima delle piccole”. Doveva

ora farsi accettare dal sistema europeo e completare l’annessione territoriale del Veneto e di Roma.

48

Con l’alleanza italo-prussiana del ‘66 riuscì a conquistare il Veneto.

Cavour aveva intavolato accordi con Napoleone III per la questione romana, ma con la sua morte (6

Giugno 1861) si rimase ad un punto fermo, poiché l’imperatore non aveva voluto continuare le

trattative con i suoi successori.

Per la presa di Roma, Garibaldi tentò un’avanzata in 2 riprese:

1. Garibaldi aveva organizzato un corpo di volontari in Sicilia nell’intento di ripercorrere il

cammino della spedizione dei mille fino a Roma. Egli era stato tuttavia fermato dalle truppe

italiane sull’Aspromonte, in Calabria (26 Agosto 1862), in seguito ad un perentorio

avvertimento di Napoleone III al Governo Rattazzi.

2. Due anni dopo il Governo Minghetti era giunto con la Francia al compromesso della

“Convenzione di Settembre”, con la quale l’imperatore si era impegnato a ritirare entro due

anni le sue truppe da Roma contro la promessa del Governo Italiano di impedire qualsiasi

attacco al territorio pontificio e di trasferire la capitale da Torino a Firenze. Garibaldi

comunque non si era dato per vinto e aveva ritentato l’impresa giungendo con 3000

volontari alle porte di Roma, ma era stato fermato a Mentana dai francesi tempestivamente

inviati dal Governo di Parigi (3 Novembre 1867).

Nella guerra franco-prussiana il re avrebbe voluto intervenire in favore della Francia, ma il Governo

di Firenze e l’opinione pubblica non accettarono, ovviamente per motivi dettati dall’avversità della

Francia alla presa di Roma:

“I ministri Lanza e Sella dovettero porre un limite alla segreta politica personale, troppo francofila,

del re. L’opinione pubblica, avversissima, non avrebbe accettato un’alleanza con la Francia.

L’opposizione parlamentare già tempestava, minacciando di unirsi ai repubblicani se si indugiava ad

occupare Roma”.

Caduto il secondo impero francese, il 20 settembre 1870, le truppe italiane occuparono Roma e

dichiararono nulla la prima citata convenzione di Settembre.

Dopo questa svolta internazionale restava il problema delle nuove politiche estere da adottare.

L’Italia era isolata, non sufficientemente tutelata sul continente dall’”amicizia” con l’Inghilterra.

Aveva ora contro la Francia (che giudicava lo stato italiano come un errore del precedente impero),

L’Austria (avversaria storica del movimento unitario italiano) ed ora anche i cattolici (per

l’occupazione di Roma).

Geopoliticamente la penisola italiana era fondamentale sia per gli sbocchi sul continente europeo,

sia per il Mediterraneo.

Questo “monopolio geografico”, ossia questa posizione chiave sia nel Mediterraneo che

nell’Europa continentale, poteva rivelarsi incomodo e pericoloso.

Essa doveva avviare una politica che mantenesse la libertà conquistata, che le desse il giusto peso

per la forza dell’unificazione e la posizione. In ogni caso la debolezza economica e finanziaria del

nuovo Stato si traduceva in debolezza militare, conferendo scarso peso alla politica estera del

nuovo stato, ma soprattutto esponendolo, nel su isolamento, a un reale pericolo.

LA PRIMA FASE DEL SISTEMA BISMARCKIANO E LA CRISI D’ORIENTE DEL 1875-78

Il fondamento della politica estera bismarckiana degli anni ‘70 era basato sul “Patto dei tre

Imperatori” tra Germania, Austria e Russia.

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A partire dal ‘71 ci furono contatti e visite d’amicizia tra Germania e Austria finché nell’ultimo

incontro tra i due imperatori (tedesco e austriaco) partecipò anche lo Zar e Bismarck propose

un’intesa generica basata sulla solidarietà monarchica.

Nel ’73 si ottenne l’“Intesa dei tre imperatori”, che si articolava in tre documenti:

1. Una Convenzione russo tedesca (24 Aprile - Pietroburgo), la quale stabiliva che se una

delle due potenze fosse stata attaccata, l’altra le sarebbe venuta in aiuto con un esercito di

200000 uomini;

2. Una Convenzione russo austriaca (6 Giugno - Schönbrunn) più ambigua  se una delle due

potenze fosse stata attaccata, le due potenze avrebbero stabilito un accordo preliminare che

avrebbe potuto portare a una convenzione militare;

3. Un Atto di Accettazione da parte della Germania (22 Ottobre) della convenzione russo

austriaca del giugno.

Era un impegno a favore della monarchia contro le forze rivoluzionarie.

Il problema dei rapporti franco-tedeschi, tuttavia, non solo dominò la politica europea, ma intaccò le

basi dell’Intesa dei tre imperatori.

Il Kulturkampf che Bismarck conduceva per timore di un’influenza francese sui cattolici entro il

Secondo Reich (bavaresi, alsaziani, lorenesi, renani, polacchi), rappresentò una situazione di

malessere e sospetto, che portò l’opinione pubblica internazionale a concepire l’idea di un attacco

tedesco (una guerra preventiva) contro la Terza repubblica che ponesse nuovamente la Francia in

ginocchio.

La Francia cercò di trovare un clima di solidarietà dalle altre grandi potenze. La stessa Russia con la

Gran Bretagna nel 1875, chiesero alla Germania di dare rassicurazioni di pace  ciò rappresentava

già un primo intacco all’intesa. Questo fatto rappresentava inoltre anche uno scacco per il

cancelliere Bismarck, il quale s’infuriò quando, sempre in occasione delle rassicurazioni di pace, il

cancelliere Gorchakov russo inviò da Berlino una circolare diplomatica affermante “Ora la pace è

assicurata”.

Nello stesso 1875, si verificò il riproporsi della “Questione d’Oriente”. Questa si verificò con

l’insurrezione di Bosnia, Bulgaria, Serbia e Montenegro contro l’Impero Ottomano, e diventò ben

presto una questione internazionale.

Russia ed Austria, furono inclini a politiche di compromesso, che favorissero le rispettive posizioni

nelle regioni insorte, per avvantaggiarsi a spese della Turchia, mentre la Gran Bretagna, si dichiarò

ancora una volta favorevole allo status quo, e quindi all’impero Ottomano.

Successivamente, anche per cercare di venire incontro al conflitto, il Memorandum austro-russo-

tedesco del 1876 proponeva la sospensione delle ostilità tra turchi e cristiani, assegnando ai turchi

zone di occupazione.

Le atrocità commesse dalle forze irregolari turche in quelle che passarono alla storia come le

“atrocità di Bulgaria”, fecero aprire tuttavia una campagna antiturca anche al liberale inglese

Gladstone  nella conferenza internazionale di Costantinopoli chiusa nel ’77, le potenze optarono

per una serie di misure a favore delle popolazioni balcaniche, che il governo turco, a causa delle

pressioni di forze nazionali e religiose, non volle adottare.

Seguì una guerra russo turca che portò la prima ad avanzare nei Balcani fino ad occupare

Adrianopoli, imponendo alla Turchia il Trattato di Santo Stefano, che stabiliva la divisione in tre

tronconi della Turchia d’Europa:

1. Il territorio intorno a Costantinopoli e Adrianopoli;

50 2. Il litorale dell’Egeo fino a Salonicco e l’Albania;

3. La creazione di un Grande Stato di Bulgaria, che si estendeva dal mar Nero al Mediterraneo

 questo suscitava preoccupazioni fra le potenze europee più interessate, cioè l’Austria

Ungheria e l’Inghilterra.

I primi due punti assicuravano aumenti territoriali alla Serbia e a Montenegro e facevano concedere

alla Bosnia Erzegovina un regime autonomo.

Fu Bismarck a rivolgere alle potenze l’invito a partecipare al Congresso di Berlino per discutere

liberamente del Trattato di Santo Stefano tra il Giugno e il Luglio del 1878.

IL CONGRESSO DI BERLINO

Il congresso di Berlino modificò il trattato di Santo Stefano in modo sfavorevole alla Russia,

bloccandone la sua possibile espansione verso oriente con gli “stati satellite”, ma favorevole

all’Austria nella sua spinta verso oriente. Mentre l’Impero Ottomano dovette subire una nuova

riduzione del suo controllo nei Balcani, oltre che la cessione alla Russia, lungo il confine asiatico,

delle città e province di Kars e Batum.

Le condizioni essenziali furono:

• Ridimensionamento della Bulgaria che perse la Macedonia;

• La Bosnia Erzegovina rimaneva sotto la sovranità turca ma l’amministrazione fu affidata

all’Austria Ungheria;

• La Serbia vide ridotti i vantaggi territoriali ottenuti, a favore della Grecia, lo Stato

Balcanico che più risentiva dell’Influenza della Gran Bretagna.

In Gran Bretagna si era ormai convinti che andasse si mantenuto l’impero turco, ma esso non era

più in grado di sostenersi da solo, era necessaria un’influenza inglese, come del resto sostenne il

nuovo detentore del Foreign Office dopo il trattato di Santo Stefano, il conservatore Lord

Salisbury  fu così che l’Inghilterra acquistò l’isola di Cipro dalla Turchia.

La Germania era la meno interessata, voleva solo tener buoni i due alleati non scontentandoli.

Francia e Italia furono invitate ma estranee al sistema: l’Italia non aveva ancora consapevolezza

del nuovo ruolo da svolgere di là dell’Adriatico, ed era inoltre in una condizione d’isolamento

internazionale.

Fu tuttavia proposto ad entrambe lo stesso compenso, per un’iniziativa di Bismarck “tanto

pertinente quanto perfida”, di occupare la Tunisia.

Quando la Francia lo fece tre anni dopo, questo peggiorò ancora i rapporti tra le due nazioni.

LA RICOSTRUZIONE DEL SISTEMA BISMARCKIANO: DALL’ALLEANZA AUSTRO-

TEDESCA ALL’ALLEANZA DEI TRE IMPERATORI, 1879-1881

Bismarck nel congresso di Berlino si era preso il compito di evitare una guerra tra Austria e Russia

ma soprattutto tra Inghilterra e Russia, che avrebbe sconvolto il desiderio di equilibrio di potenza

del cancelliere  lo scoppio di una guerra tra Inghilterra e Russia nel 1877-1878 non avrebbe inoltre

consentito alla Germania di rimanere neutrale a lungo.

51

Bismarck doveva inoltre evitare una guerra contro l’Austria, in quanto il suo indebolimento avrebbe

causato delle difficoltà alla posizione di equilibrio-controllo della Germania nel continente.

Gli sviluppi diplomatici del congresso di Berlino riguardarono per la prima volta ambiti

extraeuropei. La politica bismarckiana era riuscita ad influenzare la politica internazionale

transcontinentale. Era un grande passo in avanti.

Bismarck rimaneva come sempre ossessionato dall’“incubo delle coalizioni”. Dopo il congresso,

la massima preoccupazione di Bismarck fu la conclusione dell’alleanza con l’Austria Ungheria

del ‘79, perché riteneva possibile e preoccupante un’eventuale alleanza franco-russa. Si trattò di un

trattato segreto firmato il 7 ottobre del ‘79. Impegnava i due imperi a un supporto totale nel caso

di un attacco russo.  “Poteva non essere la soluzione ideale, ma era l’unica possibile, e stabiliva

ancora una volta un blocco nell’Europa centrale, un blocco pronto a organizzare la sua difesa su

linee interne, come ai tempi della Confederazione” (Langer).

Fu un grande e duraturo successo ma ritenuto incompleto da Bismarck per fargli superare il suo

incubo delle coalizioni, tanto che si arrivò a ricostruire nel 1881 l’alleanza dei tre imperatori con

basi più precise:

1. Nel caso di guerra di una delle tre con un'altra potenza, le altre due avrebbero mantenuto una

neutralità benevola ( le possibili guerre non venivano citate nel trattato, ma potevano

potenzialmente essere due: guerra franco-tedesca, guerra austro-italiana);

2. Tutte e tre le potenze riconoscevano necessaria la chiusura dello stretto dei Dardanelli e del

Bosforo, non per diffidenza verso la Russia, ma per volontà della Russia stessa per

protezione da possibili offensive inglesi, dalle quali la Russia difficilmente avrebbe potuto

difendersi per impreparazione militare.

UN COMPLETAMENTO AL SISTEMA. LA TRIPLICE ALLEANZA

L’iniziativa della triplice alleanza con l’Italia non fu un’idea tedesca. L’Italia era alla ricerca della

protezione di una grande potenza, dato l’accerchiamento di nemici ed era spinta ad appoggiarsi al

Secondo Reich. In realtà Bismarck s’impegnò per dare l’esito e la forma che riteneva potessero

dimostrarsi utili per il suo sistema a una richiesta italiana vecchia di anni. In pratica egli sfruttò

questa richiesta italiana per eliminare uno dei possibili conflitti non previsti dall’alleanza dei tre

imperatori: quello austro-italiano.

Sullo stesso Bismarck sembra influisse, inducendolo a sollecitare gli austriaci a concludere, la

convinzione, provocata in lui dalla ripresa del movimento pan-slavista, che i buoni rapporti fra

Austria-Ungheria e Russia non sarebbero durati a lungo.

Solo dopo la caduta della destra storica (cioè finché fu ministro degli esteri Emilio Visconti

Venosta), con Crispi (Presidente della camera, Sx storica) che fece un viaggio a Berlino nel ‘77 ci

furono aperture, a patto che l’intesa coinvolgesse la duplice monarchia austro-ungarica, ma

ovviamente governo e opinione pubblica la accettarono con riserva e solo dopo l’occupazione

francese della Tunisia. Questa in effetti provocò sull’opinione pubblica una forte reazione emotiva,

sia di frustrazione per la perdita della regione africana per mano della Francia, sia di ripresa del

movimento irredentistico che rivendicava Trento e Trieste dall’Austria. E riconfermò a livello

governativo il problema dell’isolamento internazionale del Paese, giacchè tutte le grandi potenze

(l’Inghilterra di Gladstone mostrò qualche segno di voler sollevare la questione ma non portò avanti

52

la cosa)presero atto del Trattato di Bardo (12 Maggio 1881) che faceva della Tunisia un

protettorato francese.

Anche l’Austria fu convinta da Bismarck dei vantaggi di un’alleanza più che di una guerra con

l’Italia. L’Austria si convinse tuttavia più per l’opportunità di un’alleanza di spirito e intenti

conservatori, che rafforzasse l’ordine sociale e la sicurezza dei tre stati.

Il Trattato della Triplice Alleanza fu firmato il 20 Maggio 1882.

L’alleanza prevedeva l’obbligo di non entrare in un’alleanza diretta contro uno di essi, la protezione

all’Italia (senza provocazione da parte sua) nel caso di aggressione francese e la protezione alla

Germania nel caso di attacco francese; si escludeva per volontà italiana una coalizione contro la

Gran Bretagna.

Se un’altra grande potenza non firmataria del trattato (ci si riferiva ovviamente alla Russia o

all’Inghilterra), avesse attaccato uno dei firmatari gli altri si sarebbero limitati ad una benevola

neutralità. Era segreto e di validità quinquennale, poi rinnovato.

L’Italia grazie all’uscita dall’isolamento entrò nel novero delle grandi potenze, si liberò del

fantasma austriaco e si premunì da attacchi francesi.

PREMESSE E SVILUPPI DELLA DIPLOMAZIA DELL’IMPERIALISMO

Mentre il cancelliere tedesco costruiva e ricostruiva un sistema essenzialmente europeo, l’ “età

dell’Imperialismo” era già cominciata. Le relazioni internazionali dal ’70 al ‘90 si dilatarono

dall’Europa ad altri continenti.

Per alcune potenze le crisi nacquero proprio fuori Europa.

Perché proprio dal 1870? Perché è proprio da quest’anno che l’Europa viene a trovarsi nelle

condizioni di sviluppo politico, sociale, economico e culturale per dare alla sua espansione un

impegno, un’estensione territoriale, una partecipazione quasi generale e una giustificazione, o

meglio una serie di giustificazioni che non trovano alcun precedente nella sua storia passata.

Fin dagli anni ‘70 Gran Bretagna e Francia diedero agli impegni extraeuropei importanza

alternativa agli impegni d’Europa.

La crisi d’oriente del ‘75/’78 (conclusasi col Congresso di Berlino del ’78), rappresentò per

l’Inghilterra un impegno per contenere l’espansione russa.

L’impegno tra Russia e Inghilterra in Asia era cominciato prima del ventennio bismarckiano, con

l’intervento inglese in Afghanistan durante gli anni ’70, per tutelare la sicurezza dell’India, mentre

la Russia compiva conquiste nell’Asia Centrale vicino al confine Afghano, provocando ansia a

Londra.

Dopo il Congresso di Berlino, davanti alla ripresa dell’avanzata russa in Afghanistan la Gran

Bretagna non si fece intimorire, e occupò Kabul, mentre la Russia restò a guardare, finché una

commissione mista anglo-russa non stabilì i confini tra l’Afghanistan (come stato protetto e

rappresentato sul piano internazionale dall’Inghilterra) e l’Asia centrale russa.  la situazione

migliorò con l’accordo anglo-russo del 1907.

L’Afghanistan era così importante per la Gran Bretagna, perché costituiva la porta d’accesso

all’India Britannica, nonché una delle “gambe di sostegno” della politica inglese nel suo impero

asiatico (la “seconda gamba” era rappresentata dalla Persia).

Un altro settore di scontri fu per l’assalto all’Africa (“Scramble for Africa”).

53

L’insolvenza dei debiti egiziani (1882) verso i suoi creditori privati sia inglesi che francesi, aveva

portato all’intervento militare inglese con l’intento di riportare ordine nelle finanze del Paese

nordafricano. Questo diventò un problema di grande rilievo sul piano internazionale, soprattutto nei

rapporti tra Francia e Inghilterra. Rimarrà un problema fino all’“intesa cordiale” franco inglese del

1904.

Anche l’Italia pose nel rinnovo della Triplice Alleanza nel 1887, e nel successivo trattato

separato con la Germania, l’ipoteca per conquiste nella Tripolitania-Cirenaica.

La stessa Germania pose il problema all’Europa dell’Africa Centrale. Bismarck era infatti stato

spinto dagli ambienti economici e commerciali interni a procurare alla Germania delle colonie. Egli

invitò tutti gli Stati interessati alla questione alla Conferenza di Berlino che si svolse tra il 1884 e

il 1885. Si stabilì la libertà di commercio di tutte le nazioni e in tutte le regioni costituenti il bacino

del Congo e i suoi affluenti. Le potenze europee si impegnavano inoltre ad avviare alla

civilizzazione le popolazioni locali e ad impedire la tratta degli schiavi. Tutto ciò avveniva in

contemporanea all’acquisizione da parte della Germania delle Colonie del Togo e del Camerun.

L’ULTIMA FASE DEL SISTEMA BISMARCKIANO. TRATTATO DI

CONTROASSICURAZIONE E “SECONDA TRIPLICE”.

Nella seconda metà degli anni ‘80 in Francia, con il movimento boulangista (nato dall’umore

nazionalistico dei francesi, alimentato dalla lega dei Patrioti e dall’Associazione nazionale

dell’Alsazia Lorena (perse dalla Francia nel ’70)) guidato dal Generale Boulanger, si formò lo

spettro del ritorno alla monarchia, e si rifece sentire il desiderio di revanche. Questo perché c’era

una convinzione diffusa, secondo la quale la repubblica non avesse la struttura istituzionale e la

decisione necessaria per guidare la Revanche.

Il cancelliere tedesco prese atto di ciò e cercò di tutelarsi adeguando il suo sistema internazionale ai

nuovi pericoli che si profilavano da ovest e da est, dato che la situazione balcanica rischiava di

sfuggirgli di mano.

Tenendo presente l’impossibilità di far proseguire un accordo tra Russia e Austria, a causa dei

sempre più difficili rapporti nei Balcani, dove l’Austria stava ottenendo una serie di successi

diplomatici, come l’alleanza austro-rumena, alla quale aderirono anche Italia e Germania, e

l’influenza austriaca sulla Bulgaria, egli volle evitare che la Russia potesse scontrarsi totalmente

con la duplice monarchia asburgica o, peggio, allearsi con la Francia boulangista (nonostante la

lontananza politica, la Russia riceveva dalla Francia un gran numero d’investimenti di capitale per

finanziare il decollo industriale russo).

Bismarck cercò di premunirsi seguendo due strade: da una parte riuscì a pervenire ad un Trattato di

contro assicurazione (segreto) russo-tedesco del 18 Giugno 1887 che riprendeva i temi

dell’alleanza dei 3 imperatori (ovviamente senza l’Austria), dall’altro lato cercò di rendere più

sicura la Triplice Alleanza, legando maggiormente a sé e all’impero asburgico l’Italia.

Ma il ministro degli esteri italiano, Robilant, trovandosi questa volta in una posizione di

vantaggio, fu intransigente nel far capire che l’Italia non era più interessata a rinnovare la triplice

alleanza con le stesse condizioni.

I primi frutti il ministro degli esteri italiano li trasse comunque non dal rinnovamento della triplice,

ma dagli “Accordi Mediterranei” del 12 Febbraio 1887 con l’Inghilterra. L’Italia strinse gli

accordi mediterranei nel 1887 con la Gran Bretagna, uno scambio di lettere fra l’ambasciatore a

Londra, Corti e Lord Salisbury, nuovamente ministro degli Esteri, che impegnavano le due potenze

alla conservazione dello status quo nel Mediterraneo.

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In tali accordi, la nota italiana recitava: “ la Gran Bretagna è disposta ad appoggiare, nel caso

d’invasione da parte di una terza potenza, l’azione dell’Italia su qualsiasi altro punto (a parte

l’Egitto) della costa settentrionale dell’Africa e specificamente in Tripolitania e in Cirenaica”. La

nota inglese recitava invece: “Ambedue le potenze desiderano che le rive dl Mar Nero, dell’Egeo e

dell’Adriatico, e le coste settentrionali dell’Africa rimangano nelle mani in cui si trovano”.

Nove giorni prima dello scambio di note, nell’incontro di Bismarck con l’ambasciatore britannico,

fu fatto presente che l’Austria nelle condizioni attuali era troppo debole per tutelare gli interessi

verso i Balcani in un possibile confronto con la Russia: l’amicizia italiana avrebbe diminuito tale

squilibrio, e lo avrebbe ridotto ancora di più se la flotta inglese fosse stata a fianco di quella italiana.

Questo fa capire come dietro agli accordi anglo italiani ci sia in realtà Bismarck  Gli accordi anglo-

italiani precedettero il rinnovo della triplice alleanza (20 febbraio) e l’adesione dell’Austria-

Ungheria agli accordi stessi (24 Marzo).

Il 4 Maggio ci fu poi lo scambio di note italo-spagnole sullo Status quo nel Mediterraneo. Il

primo atto accentuava la portata anti russa degli accordi mediterranei, il secondo la portata anti

francese  la Spagna prendeva espresso impegno di non concludere con la Francia un accordo

diretto contro Italia, Austria e Germania anche riguardo all’Africa settentrionale.

Se pertanto il “sistema Robilant” è uno dei più intelligenti e perfetti dell’età dell’Imperialismo,

bisogna chiedersi fino a qual punto non vada considerato un sottosistema nell’ambito di un sistema

bismarckiano giunto alla sua ultima edizione.

Robilant, quando Bismarck aveva posto, nel 1886, il problema del rinnovamento della Triplice

Alleanza, aveva fatto sapere che l’Italia non teneva a rinnovare il trattato quale era, ma aveva

indicato le condizioni alle quali avrebbe accettato un rinnovamento: una garanzia dello status quo in

Tripolitania-Cirenaica e un articolo che salvaguardasse gli interessi italiani nei Balcani. Egli non

aveva inoltre mancato di sottolineare la crescita dell’unità e della forza militare italiana, la cui

carenza aveva reso difficili i negoziati del 1882 per la prima Triplice.

Il trattato del 1882 venne integralmente rinnovato. Veniva ribadita la conservazione dello status quo

internazionale e la stabilità istituzionale e sociale dei tre stati, e vennero aggiunti un trattato italo-

austriaco che prevedeva che l’Austria Ungheria si accordasse preventivamente con l’Italia in caso

di mutamenti nei Balcani e che le corrispondesse compensi, nel caso di vantaggi territoriali a suo

favore in questa regione (e anche nelle isole ottomane nel mar Adriatico e nel mar Egeo), e un

trattato italo tedesco, che non riguardava però i mutamenti nelle regioni interne dei Balcani, ma

prevedeva accordi per Mediterraneo centrale e Africa Settentrionale. Queste “clausole dei

compensi” legittimavano un’espansione italiana sia nei Balcani, che in Africa settentrionale.

Inoltre se la Francia avesse provato a scontrarsi con gli interessi italiani in Africa, Germania e

Austria sarebbero dovute intervenire come in caso di aggressione, questo per molti storici fa credere

ad un mutamento dell’alleanza, da difensiva a portata offensiva.

55

CAPITOLO X – POTENZE “MONDIALI”, ALLEANZE E

BLOCCHI CONTRAPPOSTI, 1890-1914

Nel periodo compreso tra la fine di Bismarck (1890) e lo scoppio della prima guerra mondiale, la

situazione internazionale risulta molto confusa e con molti cambi di direzione.

L'attenzione torna a concentrarsi sul suolo europeo, anche se due grandi potenze devono ora essere

tenute in considerazione sul piano internazionale: Usa e Giappone.

L’EUROPA DOPO IL CONGEDO DI BISMARCK: L’ALLEANZA FRANCO RUSSA

Gli ultimi tre anni della carriera da cancelliere di Bismarck prima del suo congedo, furono

caratterizzati da un problema di fondo in politica interna. Tale problema era costituito dallo scontro

tra il Cancelliere e Guglielmo II. Secondo Bismarck, infatti il Secondo Reich ricalcava un sistema

neo assolutistico, di fronte al quale il cancelliere stesso costituiva un ostacolo in quanto egli era

rappresentante e garante dell'ordine costituzionale esistente.

Dopo il 1890 la Germania si avviò ad un periodo in cui i cancellieri non furono altro che “uomini

dell'imperatore” il quale acquisiva così il potere di influire sulla politica estera tedesca con

atteggiamenti alle volte forzati e provocatori. Si pensi al piano Schlieffen di procedere contro la

Francia invadendo il Belgio neutrale elaborato negli anni ’90 e applicato nel 1914, e alla decisione

di riprendere la guerra sottomarina indiscriminata nel 1917.

Questa politica aggressiva di Guglielmo II è un altro motivo del ritiro di Bismarck, il quale nella sua

richiesta di congedo scrive di non essere d'accordo con le nuove decisioni prese dal sovrano nei

confronti della Russia. Se nei decenni prima infatti si era optato per delle buone relazioni, ora in

virtù del Nuovo Corso voluto da Guglielmo II, queste relazioni vennero abbandonate. Guglielmo II

e i suoi collaboratori del nuovo corso ritennero infatti che non fosse necessario rinnovare il trattato

di contro assicurazione russo tedesco., il cui rinnovamento era stato richiesto dall’ambasciatore

russo a Berlino nei giorni in cui Bismarck consegnava le sue dimissioni.

Ciò causò un avvicinamento tra Francia e Russia mettendo fine all'isolazionismo francese. Le due

potenze superarono le reciproche ostilità e arrivarono a un rapporto sempre più stretto, tanto che lo

zar Alessandro III (superando la sua riluttanza verso le istituzioni repubblicane francesi) sarebbe

andato contro al trattato di contro assicurazione, firmato con la Germania, pur di mantenere i suoi

patti con la Francia.

Da parte sua la Francia vedeva investiti in Russia una grossa parte dei suoi capitali e aveva aperto il

mercato finanziario di Parigi ai titoli russi. Francia e Russia, a scanso di equivoci e ripensamenti, si

affrettarono a progettare degli accordi (scambio di lettere tra il ministro francese Ribot e

l'ambasciatore russo di Parigi).

I due punti di rilievo degli accordi riguardavano:

1. Fine dell'isolazionismo francese, durato venti anni  “L’intesa con la Russia coronava gli

sforzi di tutta una generazione di francesi”. Firmando infatti l'atto con la Russia del 1891,

Ribot (ministro francese) ridava alla Francia il suo rango di grande potenza.

2. Struttura estremamente “militarizzata” degli accordi, ossia il governo francese premise che:

“lo studio pratico delle misure destinate a far fronte all'eventualità del conflitto armato sarà

affidato a “delegati speciali” (i militari)”  si arrivava dunque ad un’alleanza di fatto, in

cui se una delle due parti fosse stata attaccata, l’intervento sarebbe stato deciso attraverso

una convenzione militare fra stati maggiori che non avrebbero dovuto sottostare a una

56 ratifica dell'assemblea (mentre un trattato stipulato da organi di governo avrebbe dovuto

essere ratificato).

La Francia ritenne essere giunto il momento di “concludere” qualcosa di positivo con la Russia e

per questo le fece pressioni (apparve su “Le Figaro”) un articolo provocatorio intitolato “Alleanza o

Flirt?”).

Il 18 agosto 1892 si firmò la duplice alleanza tra Francia e Russia (tramite la stesure della sopra

citata convenzione militare), colonna portante dell'opposizione a Germania e Austria nel

successivo conflitto. Essa prevedeva l'aiuto russo alla Francia in caso di un attacco da parte di

Germania o Italia e l'aiuto francese alla Russia in caso di un attacco da parte di Germania o Austria

Ungheria. La convenzione era segreta, sarebbe durata quanto la Triplice Alleanza, e prevedeva un

milione e trecentomila soldati da parte francese, e dai sette agli ottocentomila da parte russa. Essa fu

ideata dal Generale francese Boisdeffre e dal Generale russo Obrucev.

L’ITALIA E IL SECONDO RINNOVAMENTO DELLA TRIPLICE ALLEANZA

L’altro sviluppo europeo della politica internazionale che segue al ritiro di Bismarck, è il secondo

rinnovamento della Triplice Alleanza.

Tre circostanze di rilievo in cui si svolge questo rinnovo sono:

1. Si compie un anno prima della scadenza su iniziativa italiana di Crispi presidente dall'87 al

’91, e viene portata avanti da Rudinì.

2. Influisce sull'andamento dei rapporti franco-russi in quanto stabilisce l'immagine della

triplice come alleanza-blocco e conferma la presenza attiva dell'Italia.

3. Nonostante con Rudinì si ristabilirono in parte buoni rapporti con la Francia, la tendenza

pregressa era quella di contrasto con la Terza Repubblica (tendenza generale della politica

estera italiana del decennio crispino. (Es. guerra doganale tra i due paesi).

Il rinnovamento della triplice del 91 ritorna ad avere la forma del trattato unico che aveva nell'82,

ma conserva il contenuto dei trattati dell'87 con articoli specifici riguardanti talora l'Italia con la

Germania, talora l’Italia con l'Austria.

Importante, per la situazione internazionale del momento, risultava essere l’art.2, che confermava il

“casus foederis” tra Germania e Italia in una guerra contro la Francia. Importante anche l’art.3, che,

riguardando il caso di una guerra tra due o tre potenze esterne che coinvolgerebbe tutti e tre gli

alleati, assume maggiore importanza ora che la fine della relazione speciale russo tedesca apre la

strada all’alleanza franco-russa e pertanto alla contrapposizione tra blocchi di potenze.

Successivamente acquisteranno importanza, in particolare per la politica italiana, gli articoli che

regolano la “clausola dei compensi nei Balcani” e la “questione delle regioni nordafricane del

Mediterraneo” (Art.7 e Artt. 9,10,11), per le quali, in virtù di questi articoli, l’Italia potrebbe

contare sull’appoggio tedesco.

L'articolo sui Balcani, nella sua stesura finale, recitava che l’Italia e l’Austria Ungheria si sarebbero

impegnate a prevenire: “Qualsiasi modifica territoriale che recasse danno all’una o all’altra delle

potenze firmatarie del presente trattato, si comunicheranno, a tale scopo, tutte le informazioni che

potessero illuminarle reciprocamente sulle loro disposizioni nonché su quelle di altre potenze”. 

tale articolo fornì nel 1914 la motivazione all’Italia per proclamare la sua neutralità. L’articolo

continuava affermando che anche un’eventuale occupazione temporanea o permanente da parte

loro, sarebbe dovuta avvenire in seguito ad accordo preventivo tra le due potenze.

57

Gli articoli 9,10,11 sull’Africa settentrionale costituivano in pratica una traslazione degli articoli del

trattato italo tedesco del 1887. L’art.3 di quel trattato diventava ad esempio ora l’art.10. Furono

questi articoli in pratica, a fornire all’Italia, nella sua politica di sistematica acquisizione dei

consensi delle singole grandi potenze alla sua occupazione della Tripolitania Cirenaica che avverrà

20 anni più tardi, il primo di tali consensi, quello appunto della Germania.

Il secondo rinnovamento della triplice modificava quindi ancora gli impegni e la portata

dell’alleanza. A parte gli aspetti dell’alleanza blocco e del primo impegno politico di una grande

potenza, la Germania, a sostenere l’espansione italiana in Africa settentrionale, la ristrutturazione

dell’alleanza in un solo trattato “comportava la solidarietà a tre degli impegni presi prima

separatamente dalla Germania e dall’Austria, ma soprattutto comportava l’implicita estensione dello

status quo ai Balcani e all’impegno di informarsi in proposito, della garanzia della Germania” 

(adesso c’era anche la Germania per la causa dei Balcani, e c’era anche l’Austria per l’Africa

Settentrionale).

CRISI EXTRAEUROPEE E TENSIONI EUROPEE ALL’APOGEO DELL’IMPERIALISMO. LA

CRISI ARMENA.

Gli sviluppi della situazione internazionale si verificarono in un primo momento nell'ambito

europeo, ma non si può ignorare la sempre maggiore importanza del fenomeno imperialistico che

spostò l'attenzione sui possedimenti coloniali delle potenze europee creando un nesso tra crisi che

qui si verificano e andamento delle relazioni delle grandi potenze.

Le grandi potenze vogliono sempre più apparire come “potenze mondiali”, desiderose di avere voce

in capitolo appunto a livello mondiale.

Punti di riferimento per dare coerenza a questo quadro ampliato:

1. Assunzione della Weltpolitik da parte della Germania, ossia politica mondiale, nuovo

aspetto del “nuovo corso” guglielmino, che sarà determinante nelle sue conseguenze a

livello internazionale. Ora il Secondo Reich poteva aver cominciato a considerare il mondo

extraeuropeo e a volervi rappresentare una parte corrispondente alla sua centralità nella

politica europea già in età bismarckiana.

2. L'estensione dell'impero britannico nelle sue varie forme. Le azioni delle rivali

dell'Inghilterra saranno volte in questo ultimo periodo del suo “splendido isolamento” a

contrastare il suo dominio precostituito in Africa e Asia.

3. La confusione dettata dall'apparizione sulla scena internazionale di nuovi attori

particolarmente dinamici, (Usa Giappone), che destabilizzano l'equilibrio, anche se operano

in Estremo Oriente e in America Latina (USA).

4. Tensione e confusione dovuta alla politica coloniale di Crispi. Le sconfitte dell'Italia danno

inizio a una serie di scacchi subiti da potenze europee da parte di popoli extraeuropei 

L’Italia cerca di servirsi della Triplice Alleanza per la sua penetrazione in Etiopia,

considerando il rapporto con la Germania e l’Austria Ungheria, come obietta la diplomazia

tedesca alla vigilia della battaglia di Adua (1896), una “società di profitti”. L’Italia, come

già detto darà inizio, con la sconfitta riportata in questa battaglia contro il Negus d’Etiopia, a

una serie di scacchi subiti dalle Potenze europee (UK per la vittoriosa ma insoddisfacente

guerra contro i Boeri, e Russia sconfitta dal Giappone).

5. Nel decennio fra il 1880 e il 1890, l’Europa fu tenuta sulle spine dal problema bulgaro. Tra

il 1890-1900 fu un’altra la questione che minacciava di provocare una conflagrazione

generale: la questione armena  Questione dell'identità e dello sviluppo di un popolo

stanziato in parte entro l'impero russo, in parte in quello ottomano che diventa ora oggetto di

repressioni sanguinose dallo stato turco.

58 La questione attira l'attenzione dell'Europa quando il movimento per l'autonomia è spinto su

posizioni radicali dal giornale rivoluzionario Hentciak, e viene soppresso dai turchi. In

particolare le più interessate sono Russia e Inghilterra, ma si forma lo stesso la c.d. “Triplice

del vicino Oriente” (Inghilterra, Russia e Francia). E’ significativo come le “questioni

spinose” non si verifichino più ai margini europei, ma in regioni molto più distanti  la

politica europea era diventata mondiale.

Lord Salisbury (capo del governo per la terza volta), nel 1895 formula un progetto di

spartizione dell'impero ottomano: l’Inghilterra si sarebbe accaparrata Egitto e Mesopotamia,

mentre alla Russia sarebbero andati Costantinopoli e gli stretti. L’Austria Ungheria avrebbe

avuto il via libera nei Balcani Occidentali, la Francia avrebbe ottenuto Marocco e Siria, e

l'Italia la Tripolitania cirenaica o territori, ancora, in Marocco.

Il piano fallì, perché le potenze lo lasciarono decadere sia per gli ingenti investimenti

francesi nell'Impero Ottomano sia per la paura austriaca di un conflitto nei Balcani con la

Russia o con l’Italia.

La Russia rifiutava di impegnarsi su quel versante, dati i suoi impegni in Asia orientale 

tradizionalmente la Russia rifuggiva dal perseguire contemporaneamente due direttive di

politica internazionale in settori geografici diversi. Ma più in generale, come affermò

Langer, la Russia non accettò il piano britannico per la situazione di incertezza presente in

quegli anni:

“Se la Russia si fosse convinta veramente che tutte le potenze erano pronte ad unirsi,

sarebbe stato possibile indurla ad accettare questa soluzione. Per il momento le potenze non

erano disposte ad agire di concerto e anche quelle due o tre che avrebbero potuto

raggrupparsi per un’azione non osarono affrontare l’opposizione delle altre”.

QUESTIONI EXTRAEUROPEE E TENSIONI EUROPEE ALL’APOGEO

DELL’IMPERIALISMO. LE QUESTIONI EGIZIANO-SUDANESE, SUDAFRICANA E

DELL’ASIA ORIENTALE.

La questione egiziano sudanese è originata dalla compenetrazione inglese e francese in Egitto alla

fine del ‘700.

I francesi nel 1869 portano a termine il Canale di Suez. Una parte di azioni della compagnia del

canale vengono cedute dall'Egitto al governo britannico, ma rimane comunque indebitato con

Londra e Parigi. Queste due impongono un’amministrazione controllata all'Egitto per controllare

che riuscisse a pagare gli interessi dei suoi prestiti esteri. Tuttavia il rigore amministrativo pesò

molto sulle effettive condizioni di vita della popolazione provocando disordini e la creazione di un

movimento nazionalista maturo e consapevole.

Nel 1882 L'Inghilterra decise di intervenire, ma non venne spalleggiata né da Francia né da Italia.

Essa inviò un corpo di spedizione per ripristinare l'ordine ma che in realtà protrasse il controllo

inglese di anno in anno dandogli l'aspetto di un protettorato. Nel frattempo scoppiavano rivolte

anche in Sudan, regione dipendente dall'Egitto. In Sudan il Mahdi, capo islamico, portò e aizzò ad

una guerra santa contro gli stranieri (e uccise il generale inglese Gordon, 1886). Il controllo

inglese sul Sudan ritornò solo negli anni ’90, con il Generale Kitchener, che procedette verso sud

con la costruzione di una ferrovia che avrebbe dovuto condurre secondo i piani inglesi, dal Cairo a

città del Capo.

Ma gli inglesi si scontrarono con le mire francesi che sotto il Generale Marchand pensavano di

creare una fascia orizzontale di territori francesi che andassero dal Senegal alla Somalia e dal

Congo al Madagascar.

59

Il 25 Settembre 1898 a Fascioda, sull'Alto Nilo, Marchand e Kitchener si scontrarono. Si sfiorò una

guerra tra le due potenze, ma Theophile Delcassé, ministro degli esteri francese che avrà un ruolo

importante nella successiva intesa franco-inglese e nell'accerchiamento della Germania, decise di

ritirare le truppe di Marchand, vista anche l'inferiorità navale francese. Delcassé sarà negli anni a

venire il maggiore artefice dell’intesa anglo-francese e della politica di “accerchiamento” della

Germania.

Per quanto riguarda il Sud Africa, invece a contrapporsi furono Germania e Inghilterra: la

penetrazione inglese aveva urtato sia contro le popolazioni aborigene bellicose come gli zulù o i

matabele, ma anche contro le Repubbliche Boere (costituite a nord della colonia del Capo dai

discendenti degli antichi coloni olandesi; erano il Transvaal e lo Stato Libero d’Orange). Nella

guerra tra zulù e Transvaal, gli inglesi assunsero il controllo e annessero il Transvaal (territorio

boero). Dopo di che i boeri vollero liberarsi dal controllo inglese e riottennero effettivamente

l’indipendenza, limitata però per quanto riguardava le relazioni internazionali.

La situazione si fece ancora più tesa quando vennero scoperti giacimenti d'oro e diamanti in tutto il

Sudafrica e quando iniziarono ad arrivare nuovi immigranti, prevalentemente inglesi (uitlanders)

che fondarono nuove colonie (Rhodesia per es.) in territori anche boeri.

Nel 1895 il dottor Jameson, uomo di fiducia della personalità più importante dell’espansione

inglese nel Sudafrica, Cecil Rhodes (fu sua l’idea della colonia dal capo al Cairo), tentò un colpo di

mano sul governo del Transvaal; ma questo reagì prontamente, sventando il tentativo. Era al

corrente il governo britannico del raid di Jameson? Sembra ne fosse al corrente per lo meno il

ministro delle colonie, Joseph Chamberlain.

Per questo motivo, nel 1896, il capo boero Kruger ricevette un telegramma di congratulazioni da

parte di Guglielmo II per essere riuscito a sventare un grande pericolo senza chiedere aiuto ad altre

potenze. Questo telegramma è considerato un grave errore diplomatico ma calcolato dalla

Germania: emerge qui, infatti, la volontà di mettersi in concorrenza con l'Inghilterra nella regione.

La Germania puntava a far un fronte compatto anti inglese ma allo stesso tempo ricercava

un'alleanza con l’Inghilterra, ma solo dopo averla messa in difficoltà (ottenendo cosi un appoggio

alla Weltpolitik).

Salisbury e Chamberlain non reagirono, anche se l’opinione pubblica considerò il gesto un

oltraggio. Era infatti il periodo in Inghilterra del massimo apice dello “sciovinismo” (nazionalismo

esasperato) inglese, che vedeva la netta contrapposizione in Sud Africa tra inglesi con la loro idea

imperiale democratica e progressista e i Boeri Repubblicani reazionari e aristocratici). In tale

periodo, pertanto, il telegramma tedesco lasciò il segno, e contribuì a far crescere diffidenze nei

confronti dei tedeschi.

La guerra anglo-boera scoppiò nel 1899, e durò fino al 1902. Nella fase finale della guerra,

l'Inghilterra andò incontro a crisi di coscienza (dovute allo sviluppo in Madre Patria, durante la

guerra di un forte movimento antimperialistico) e difficoltà inattese, dovute anche all'efficace

guerriglia irregolare boera.

Inoltre l'impero britannico apparve come l'aggressore di piccole comunità che con tenacia

resistevano oltre il previsto. L'Inghilterra si servì anche di campi di concentramento in cui tenne le

popolazioni boere.  per questo motivo la guerra anglo boera rappresenta l’apice dello “splendido

isolamento” britannico. (l’UK si trovò isolata ancora di più).

Per quanto riguarda la Cina, ciascuna delle maggiori potenze europee seguì una propria via per

esercitare una pressione e trarne vantaggio (la Russia partendo dalla sua base navale di

Vladivostok, in Siberia Orientale, aveva imposto il suo controllo sulla regione dell’Ussuri e aveva

60

cominciato la sua penetrazione economico strategica in Manciuria; la Francia premeva a sud, con

l'Indocina).

L'intervento di nuovi attori complicò le cose: La Germania, che non aveva basi commerciali in Asia

e voleva affermare la sua presenza in questa parte del globo. Il Giappone attaccò la Cina, dando

inizio alla guerra del 1894-’95, presentandosi inaspettatamente come nemico. Esso impose una pace

alla Cina e prese l’isola di Formosa (Taiwan) e la Korea. Questo fatto provocò la formazione della

Triplice d'estremo d'oriente (tra Germania, Francia e Russia  non è la triplice del vicino oriente

per la questione armena). Le tre potenze costrinsero il Giappone a rinunciare ai frutti della sua

vittoria. Costrinsero il Giappone a rinunciarci, ma per portare avanti le loro esigenze…

Nell’autunno del 1897 la Germania agì con la Russia, per imporre al governo cinese la cessione

della zona d’influenza dello Shantung e del porto di Kiao-Ciao, sui quali la Germania aveva

messo gli occhi con una ricognizione navale. A questo punto, la Francia, che nel decennio

precedente aveva già ottenuto con una guerra contro la Cina condizioni privilegiate nelle province

meridionali dell’impero, le accrebbe e si fece assegnare il porto di Kuang-ceu-Uan. L’Inghilterra

si adeguò a questo punto alla nuova situazione, e ottenne dal governo di Pechino di intensificare in

forma esclusiva la sua penetrazione economica nella valle dello Yang-Tse, con la concessione di

nuove linee ferroviarie. Tale processo appena descritto è chiamato “spartizione della Cina”.

Importante è sottolineare la partecipazione di molti stati alla questione della Cina e, soprattutto, il

coinvolgimento degli USA e Giappone.

Gli USA erano i grandi assenti dal sistema internazionale dell’800, ma non dalla politica dell’Asia

Orientale. I loro interventi andarono dall’intervento della rivolta dei Boxers (14 Agosto 1900 =

assedio delle legazioni occidentali di Pechino da parte dei “Boxers”, i membri della potente

associazione xenofoba sorta in Cina a fine ‘800), all’intervento diplomatico del Segretario di Stato

John Hay con le note sulla “porta aperta” in Cina (gli Stati Uniti sentirono minacciati i propri

interessi commerciali in Cina. Il Segretario di Stato statunitense John Hay inviò delle note alle

maggiori potenze (Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone, Russia), chiedendo loro di

dichiarare formalmente che avrebbero preservato l'integrità territoriale e amministrativa cinese e

non avrebbero interferito con il libero uso dei porti all'interno delle sfere di influenza in Cina), del

1899 e del 1900.

Il Giappone, nel 1902, stipulò con la Gran Bretagna un trattato d’alleanza. Tale trattato sanziona

un precedente, breve periodo di intesa informale (la Triplice d’estremo oriente era forse diretta più

contro l’UK che contro il Giappone).

L’EVOLUZIONE DELLA SITUAZIONE EUROPEA. L’ITALIA “FRA ALLEANZE E

AMICIZIE”.

I primi anni del trionfo dell'imperialismo avevano visto il secondo rinnovamento della Triplice

Alleanza e l'Alleanza franco-russa nell'ambito della politica continentale europea.

Nel 1896 l'Italia cominciò a staccarsi dai suoi alleati e entrò nella via che a poco a poco la condusse

nel campo dei suoi avversari. L'inizio del processo va senza dubbio individuato nella crisi della

politica di Crispi in seguito alla sconfitta di Adua, politica che era stata sì triplicista ma soprattutto

colonialista e antifrancese. Dopo Adua per il nuovo governo Rudinì il problema più urgente era

quello di porre termine alla guerra con l'Etiopia. I negoziati di pace portarono il 23 Ottobre 1896

alla firma di un trattato per cui l'Italia stabiliva con l'Etiopia un confine provvisorio con la colonia

Eritrea. L'Italia rimaneva in possesso dell'Eritrea sul mar Rosso e della Somalia sull'Oceano

61

indiano. Con ciò l’equivoco circa l’esistenza di un protettorato italiano sull’Etiopia, provocato dai

testi, in amarico e in italiano, dal trattato italo-etiopico di Uccialli del 1889, veniva dissipato.

L'Italia avviò una politica di normalizzazione dei rapporti con la Francia. Il primo passo fu la firma

di tre convenzioni tra l'Italia e la Tunisia, come si sa protettorato francese, che tutelavano la

posizione giuridica, economica e culturale della comunità italiana nel paese nordafricano e ne

regolavano i rapporti commerciali con l'Italia.

Il superamento della “guerra doganale” con la Francia, ci fu tramite la firma di un accordo

commerciale tra Francia e Italia, il 21 Novembre 1898. (Guerra doganale = nel marzo 1888, la

Francia, indispettita per l'accordo militare stipulato tra l'Italia e Germania, ,applicò una tariffa

doganale discriminatoria nei confronti dei prodotti italiani, Crispi replicò aumentando del 50 per

cento le tariffe sulle merci francesi. Cominciò così la "guerra doganale" tra Italia e Francia).

Il governo di Roma intendeva anche ottenere l’avallo dalla Francia per la realizzazione della

penetrazione italiana in Tripolitania Cirenaica.

Ci fu l'accordo Visconti Venosta-Barrère del 1900, che consisteva in uno scambio di note fra il

ministro degli esteri italiano (Visconti Venosta) e l’ambasciatore francese a Roma (Barrère) dove

l'Italia si impegnava a non intromettersi nella questione franco-marocchina in cambio del via libera

francese alla penetrazione in Tripolitania-Cirenaica. L'accordo svuotava la Triplice Alleanza di una

parte del suo contenuto, eliminando quel contrasto tra Italia e Francia nel Mediterraneo che fin dal

primo rinnovamento del trattato nel 1887 aveva alterato secondo alcuni il suo carattere difensivo.

A oriente ci fu una svolta sconcertante: un’intesa austro-russa dell’8 maggio 1897 che sembrava

porre termine ad una rivalità fra le due grandi potenze orientali nei Balcani che risaliva all'età

bismarckiana. Questa intesa impegnava la Russia, in caso di impossibilità nel mantenere lo status

quo, ad accettare l'annessione della Bosnia-Erzegovina e Novi Pazar (municipalità serba), da parte

dell'Austria-Ungheria, mentre l'una e l'altra potenza si impegnavano a promuovere la creazione di

un Principato di Albania escluso da qualsiasi dominazione straniera.

L'intesa violava la Triplice Alleanza e in ogni caso sbarrava la strada a ogni iniziativa italiana. Un

varco alla diplomazia italiana nelle questioni balcaniche si aprì con uno scambio di note tra

Austria-Ungheria e Italia tra 1900 e 1901, dove si stabiliva che le due potenze dovevano agire

affinché le modifiche (eventuali allo status quo, che, al solito, si dichiarava di voler conservare)

potessero realizzarsi nel senso dell'autonomia e ad intendersi preventivamente per trovare una

soluzione che tenesse conto, in misura eguale, dei loro interessi rispettivi e dei loro impegni

reciproci.

L’ultimo sviluppo di questa fase della politica italiana si ebbe dopo che Giulio Prinetti successe a

Emilio Visconti Venosta al ministero degli esteri nel governo Zanardelli Anti triplicista come il

presidente del consiglio e come, a quanto molti pensavano, il nuovo re Vittorio Emanuele III, il

successore di Visconti Venosta si trovava nella situazione politica adatta per un ulteriore

avvicinamento alla Francia, sotto la sollecitazione del sempre attivo ambasciatore Barrère.

Quest’ultimo cercava di creare con l'Italia rapporti di cordialità tali da indurre il governo italiano a

eliminare le eventuali clausole antifrancesi della Triplice.

Però l'Italia rinnovò la Triplice, in seguito al “brusco avvertimento” tedesco, con in più l'aggiunta

della dichiarazione dell'ambasciatore austroungarico a Roma, il quale disse che l'Austria-

Ungheria non avrebbe ostacolato un'azione italiana in Tripolitania-Cirenaica.

La dichiarazione austroungarica veniva comunque poco dopo lo scambio di note italo britannico

dell’11-12 Marzo 1902, in cui l’Inghilterra dava il suo cauto assenso a un’iniziativa italiana nella

regione nordafricana, condizionandolo a un impegno italiano non ostile nei suoi confronti del

Mediterraneo  Gaetano Salvemini definirà tale accordo l’“intesa mediterranea”.

62

Il 10-11 Luglio 1902 un nuovo scambio di note impegnava Italia e Francia non soltanto a

riconoscersi mano libera in Tripolitania Cirenaica e in Marocco, non soltanto a rimanere neutrali nel

caso in cui una di esse fosse stata attaccata, ma anche nel caso in cui una di esse, per difendere il

proprio onore, fosse stata costretta ad intraprendere un’azione di guerra.

Giulio Prinetti aveva portato nel 1902 la politica estera italiana a risultati significativi:

• Per l’espansione nell'Africa mediterranea, aveva ottenuto l'assenso, sia pure cauto e

interlocutorio, degli alleati della Triplice, dell'Inghilterra e soprattutto della Francia;

• Per quanto riguardava il suo indirizzo di fondo e le conseguenze che questo avrebbe avuto

sulla situazione generale europea, la politica italiana era pervenuta a creare quello che è

stato chiamato il sistema del 1902. Un sistema difensivo, conservatore e pacifico che

contribuì a rendere più mosso all'origine e meno rigido in seguito e alla fine il periodo dei

blocchi di potenze contrapposte con cui si concluse l'ultimo secolo del sistema europeo.

L’EVOLUZIONE NELLA POLITICA EUROPEA. L’“INTESA CORDIALE” ANGLO-

FRANCESE E IL COMPLETAMENTO DEI BLOCCHI.

Le crisi extraeuropee dell’ultimo decennio dell’800 e la Germania guglielmina, ondeggiante fra

volontà di espansione mondiale, iniziative per promuovere un blocco continentale e la ricerca di

un’intesa con l'Inghilterra, costituiscono i due fattori determinanti dell'abbandono da parte del

governo di Londra della politica di "splendido isolamento".

La situazione internazionale dell'Inghilterra non era rosea:

• Non si riuscì a stabilire un'intesa fra Inghilterra e Germania, in quanto la Germania rifiutò

l’alleanza anglo-tedesca proposta da Lord Landsdowne in chiave antifrancese, che facesse

perno sulla questione marocchina. La Germania esitava perché voleva portare l’Inghilterra a

maggiori cedimenti.

• Nel 1901 morì la regina Vittoria, che aveva ottimi rapporti con la dinastia imperiale tedesca.

Con lei scompariva un’epoca di frequentazione personale e di affinità spirituale fra la

famiglia reale inglese e la famiglia imperiale tedesca.

• Il governo di Londra si disponeva a stabilire in Asia orientale un'alleanza con il Giappone.

L'impegno britannico in Estremo Oriente aveva un significato antirusso e l'alleata della

Russia era la Francia.

• Negli anni che precedettero l'intesa con la Francia, la politica inglese cercava di porre

termine ad un isolamento internazionale che secondo la maggior parte dei suoi governanti

poteva rivelarsi dannoso, fino ad accettare una riconciliazione con la Francia nelle questioni

extraeuropee; solo nelle questioni extraeuropee perché non arrivava seriamente ad anticipare

un pericolo tedesco in Europa, non cercava la spada continentale per fronteggiarlo, perché

non era ancora seriamente motivata dal desiderio di sbarrare la strada alle ambizioni

tedesche fuori dal continente: nella potenza navale, nel commercio marittimo mondiale,

nell'acquisizione di basi e di colonie.

La Francia invece aspirava alla Revanche contro la Germania. Questa aspirazione è uno stato

d'animo che nasce con la sconfitta del 1870 e accompagna due generazioni di francesi fino al 1914.

Il modo per uscire dalle politiche d’isolamento internazionale in cui Bismarck aveva relegato la

Francia, era quello di creare una coalizione antitedesca; l'accordo anglo-francese del 21 marzo

1899 escluse i francesi dal Nilo ma riservò loro tutta la regione sudanese dal Darfur a oriente al lago

Ciad a occidente.  questo non può essere considerato un cedimento francese, poiché la Francia, al

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contrario della Germania, consapevole della sua relativa debolezza, seppe mostrarsi moderata e

paziente, accontentandosi di un limitato accordo coloniale, non cercando di ottenere dalla gran

Bretagna impegni politici in Europa.

Il nuovo Re d'Inghilterra Edoardo VII, tanto francofilo quanto la regina Vittoria, sua madre, era

stata tedescofila, quando fece visita a Parigi nel 1903, riuscì ad influire sul corso della politica

internazionale; i parigini non lo accolsero molto bene inizialmente, ma la visita fu un successo.

Quando il presidente della repubblica francese Loubet si recò a sua volta a Londra, i due governi

poterono avviare conversazioni sui punti più nevralgici del contenzioso coloniale franco-inglese,

che portarono l’8 aprile 1904 alla firma dell'Intesa Cordiale da parte dei governi francese e

inglese.

L’Intesa cordiale prevedeva che la Francia non avrebbe ostacolato l'azione inglese in Egitto

chiedendo che fosse fissato un termine all'occupazione britannica o in qualsiasi altro modo.

L'Inghilterra riconosceva il compito francese di vigilare sulla tranquillità del Marocco e di

prestargli assistenza per tutte le riforme amministrative, economiche, finanziarie di cui aveva

bisogno: ossia stabilire un protettorato.

Poi ci furono diversi articoli segreti che riguardavano la posizione e le prospettive entro l'Impero

marocchino della Spagna che riuscì a riservarsi un certo spazio nell'intesa che, con l'inclusione di

questa terza potenza occidentale e mediterranea assumeva un importante significato strategico.

Ci fu anche una successiva convenzione franco-spagnola (3 Ottobre 1904), evento storico di

grande importanza, la quale la Spagna si impegnava a non cedere i suoi territori marocchini indicati

dalla Francia. (Anche la Spagna aveva dei territori in Marocco).

Tale evento non era l'ultimo sviluppo, ma senza dubbio era lo sviluppo decisivo nel processo,

provocato o spontaneo, di rovesciamento del sistema diplomatico creato e mantenuto contro la

Francia da Bismarck per vent'anni. Collocava pertanto la Francia al centro del sistema di Delcassé

(ministro degli esteri francese), per il quale la Terza Repubblica poteva ora fronteggiare il Secondo

Reich avendo un'alleanza con la Russia e un'intesa con l'Inghilterra.

L’intesa cordiale era una novità nella politica estera europea, poiché prevedeva la limitazione degli

intenti delle due potenze, per cui impegnava le parti contraenti soltanto a riconoscere i rispettivi

protettorati su due paesi extraeuropei, e per la diversità da tutti gli altri accordi coloniali conclusi

precedentemente fra Francia e Inghilterra, in quanto il suo valoreconsisté nella volontà dei governi

di porre fine ai loro contrasti coloniali per poter andar d’accordo in Europa.

Fin dal principio l'intesa anglo-francese si trovò di fronte a crisi internazionali pericolose per la

sua tenuta: la prima fu quella provocata dalla guerra russo-giapponese del 1904-05. Il Giappone

era alleato con l'Inghilterra mentre la Russia con la Francia. La tensione anglo-russa crebbe quando

una squadra navale russa in rotta per l'Estremo Oriente aprì fuoco per errore nel Mare del Nord

contro mercantili inglesi.

La seconda prova per l'intesa anglo-francese fu la crisi marocchina del 1905-06, che fu in sostanza

provocata da una dimenticanza di Delcassé, il quale si era preoccupato di ottenere il riconoscimento

della preminenza francese in Marocco dell'Italia (1902), dell'Inghilterra (1904) e della Spagna

(1904), ma non della Germania. Guglielmo II fu inviato a Tangeri nel 1905 a far visita al sultano

del Marocco, al quale aveva preannunciato di essere deciso a fare quanto poteva per salvaguardare

gli interessi tedeschi nel suo paese, di cui affermò vigorosamente l'indipendenza.

La crisi marocchina portò alle dimissioni di Delcassé, in quanto egli fu accusato di voler portare il

paese alla guerra e sembrò portare ad un successo tedesco che aveva come scopo quello di mettere

in crisi l'intesa cordiale. La Germania propose una convocazione di una conferenza delle grandi

potenze nel 1906 ad Algesiras (in Spagna), col fine di isolare la Francia e l'Inghilterra

diplomaticamente contrapponendovi una coalizione di potenze guidate dalla Germania, ma l'ipotesi

tedesca non si rivelò vincente. L'atto generale della conferenza riservò pertanto alla Francia con la

partecipazione della Spagna, una posizione di preminenza nello Stato nordafricano che riguardava

64

le finanze e soprattutto la polizia. La Germania aveva fissato il principio che la questione

marocchina era di pertinenza di tutte le potenze; ciò c le permise di tenerla viva negli anni

successivi e di determinare la Seconda crisi marocchina del 1911.

La prima crisi marocchina, diede una prova evidente dell'inquieto dinamismo internazionale della

Germania guglielmina, spianò la strada alla competizione di un contrasto extraeuropeo, antico e più

esteso di quello anglo-francese, fra Inghilterra e Russia. Durante la conferenza, infatti, il ministro

degli esteri inglese aveva suggerito in un memorandum (documento che contiene i termini di

un’intesa) un'intesa fra Inghilterra, Francia e Russia, nell'eventualità di una guerra con la Germania.

I negoziati tra Inghilterra e Russia iniziarono nel 1907 alla firma di una convenzione in cui le due

potenze s’impegnarono a rispettare l'integrità territoriale di tre paesi asiatici: la Persia (Iran),

l'Afghanistan e il Tibet. In Persia le due potenze indicavano due zone d’influenza, una più vasta a

Nord riservata alla Russia e quella a Sud all'Inghilterra. In Afghanistan l'Inghilterra s’impegnava a

non mutarne lo stato politico e nel Tibet, Inghilterra e Russia riconoscevano la sovranità cinese,

impegnandosi a non prendere iniziative diplomatiche o economiche. La convenzione anglo-russa

del 1907 voleva risolvere i rispettivi contrasti coloniali senza voler implicarvi alcun allineamento

nella politica europea.

LA POLITICA DEI BLOCCHI: L’ANNESSIONE DELLA BOSNIA ERZEGOVINA E

L’ACCORDO ITALO-RUSSO DEL 1909.

I trattati di alleanza precedenti (alleanza austro-tedesca 1879, Triplice Alleanza, alleanza franco

russa) danno una visione dell'Europa divisa in due campi opposti e rivali.

Questo è il momento in cui la Germania comincia a concepire il mito dell'Einkreisung

(accerchiamento), ovvero un mito che veniva considerato nel senso di un obiettivo consapevole da

parte delle potenze della Triplice Intesa.

Le potenze dell'Intesa con la parziale eccezione della Francia non avevano ancora la visione e la

volontà di formare una coalizione, che emergerà soltanto poco prima del conflitto.

In questa situazione la Germania occupava una posizione centrale, presentandosi come il fattore

determinante della politica europea. Essa si trovava però in una situazione di sicurezza ben più

incerta di quella che era riuscita a mantenere nell'età bismarckiana. Per diversi motivi:

• Istabilità, inaffidabilità e nello stesso tempo volontà di imporsi;

• Tendenza a voler compattare il blocco europeo degli Imperi centrali con l'Austria-Ungheria,

dopo l’esito della conferenza di Algeciras sulla questione marocchina;

• Possibilità di recupero e rovesciamento delle posizioni aperte alla Francia, che essa accoglie

e persegue con metodo in settori e verso paesi diversi.

Occorre precisare che i blocchi non corrispondono comunque alla Triplice Intesa e alla Triplice

Alleanza con un’Italia che nel 1914 si stacca improvvisamente da Germania e Austria-Ungheria.

C'era invece un'intesa anglo-franco-russa e un blocco degli imperi centrali rispetto ai quali l'alleanza

dell'Italia era condizionata in vista di determinate situazioni tassativamente indicate dal trattato

della Triplice.

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Il legame fra la Germania e l'Austria si rivelava invece come un patto di solidarietà incondizionata,

che si estendeva anche fuori delle barriere definite nel trattato della Triplice Alleanza. Da parte

italiana emersero nel primo decennio del nuovo secolo motivi di dissenso e di differenza sia

dall'uno che dall'altro alleato o da tutti e due insieme in quanto blocco degli imperi centrali. Per cui

il sistema italiano del 1902 acquistò nel tempo una sua fisionomia e continuità, essendo

caratterizzato al fondo, per quanto riguarda la Triplice, da una presa di distanza che rimase fino alla

denuncia del trattato del 1914.

Fra la Germania e l'Italia c'era soprattutto la questione dei rapporti italo francesi, la cui cordialità

era andata crescendo fino alla crisi dei rapporti italo-tedeschi in seguito alla conferenza di Algesiras,

il cui esito aveva spinto Guglielmo II, molto irritato dal comportamento italiano, a spedire al

ministro degli esteri austro ungarico, un telegramma in cui l’imperatore lodava il comportamento

austriaco alla conferenza “degno di un fedele alleato”.

Dal lato austro ungarico c'era invece la chiara intenzione del governo di Vienna di agire nella

questione balcanica come se l'art VII della Triplice Alleanza (quello appunto riguardante le

questioni nei Balcani) non esistesse.

L'Austria-Ungheria stabilì un secondo accordo con la Russia, a Mürzsteg nell'Ottobre 1903, e

un terzo nell'Ottobre 1904. Si prevedeva la neutralità di una delle due parti firmatarie nella regione

balcanica nel caso in cui l'altra "si fosse trovata sola e senza provocazione da parte sua in stato di

guerra con una terza potenza”. Ora la terza potenza prevista dall'Austria-Ungheria è di fatto l'Italia,

cui l'accordo non viene comunicato da Vienna, in violazione della Triplice.

In questa situazione dominata senza dubbio da ambiguità, riserve, diffidenze e contestazioni fra le

tre potenze non tali comunque da impedire il rinnovamento automatico della Triplice Alleanza

nel 1907, si compì la più emblematica prova di forza degli imperi centrali  L’annessione

austroungarica della Bosnia Erzegovina.

La politica austro-ungarica aveva compiuto un arretramento rispetto alle direttive di sviluppo

perseguite nell'età bismarckiana. Intese trarne le conseguenze sperando d'altra parte di dare alla

Duplice Monarchia una struttura amministrativa più omogenea e quindi più solida, annettendo la

Bosnia Erzegovina (già sotto la sua amministrazione dal congresso di Berlino del ‘78) e lasciando il

controllo militare sul sangiaccato di Novi Bazar, che si stava rivelando inutile (un tempo le poteva

servire come trampolino per conquiste militari nei Balcani).

Tale decisione portò a una diminuzione formale (perché la diminuzione informale già esisteva, dal

momento che la Bosnia era già amministrata dall’Austria) del territorio sotto sovranità turca in

Europa e soprattutto all'inserimento nell'Austria-Ungheria di una regione prevalentemente abitata da

serbi, che avrebbe di li in poi alimentato il conflitto austro serbo, che avrebbe influito in maniera

determinante sulla politica balcanica fino alla guerra del 1914.

La confusione fu senza dubbio l'aspetto dominante della prima fase della questione della Bosnia

Erzegovina, prima dell'annessione.

Nell'incontro fra Italia (Tittoni) e Russia (Isvolski = ministro esteri) a Desio, il ministro italiano

Tittoni ritenne di aver capito che il ministro russo avesse sostanzialmente acconsentito

all'annessione della regione balcanica, per cui cercò di correre ai ripari proponendo per lettera a

Aehrenthal (ministro esteri austriaco), un'intesa a tre da cui Italia e Russia potessero pure ottenere

vantaggi o compensi.

Due giorni dopo, il 6 ottobre 1908, l'Austria-Ungheria colse tutti di sorpresa annunciando

l'annessione della Bosnia Erzegovina.

La protesta più forte venne dalla Serbia, mentre il presidente del consiglio russo dichiarò che la

Russia non poteva acconsentire all'annessione di territori slavi da parte di uno Stato tedesco. Lo

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stesso Guglielmo II si irritò per essere stato informato all’ultimo momento, e perché era

preoccupato che l'influenza tedesca in Turchia, stabilita da non molto, risultasse compromessa.

Il comportamento della Germania nella crisi a questo punto fu determinante, perché se avesse

lasciata da sola l'Austria-Ungheria, quest'ultima sarebbe rimasta isolata. Qui si vide la solidità dei

due alleati tedeschi e austriaci. La Russia sotto pressione della Germania riconobbe l'annessione

austriaca della Bosnia Erzegovina. Quali furono queste pressioni? La Germania pretese una risposta

precisa dal governo di Pietroburgo; se la Russia non avesse riconosciuto l’avvenuta annessione, la

Germania avrebbe lasciato fare all’Austria Ungheria il suo corso, che l’avrebbe portata

probabilmente a una guerra con il piccolo stato di Serbia. Per questa guerra la Russia avrebbe

dovuto scendere in campo, ma era militarmente impreparata. Dovette quindi sottostare

all’annessione.

Conseguenza di questa scossa della triplice fu nel 1909 l’accordo italo-russo: le due potenze si

impegnavano, nel caso in cui il mutamento dello status quo nei Balcani apparisse inevitabile ad

appoggiare l’applicazione del principio di nazionalità nella formazione e nello sviluppo di stati

indipendenti a esclusione di ogni dominio straniero; a svolgere nella regione un’azione comune di

cui veniva precisato il carattere diplomatico e a non stipulare accordi con una parte terza senza

coinvolgere l’altra parte contraente. Infine Italia e Russia si impegnavano a “considerare con

benevolenza l’una gli interessi italiani in Tripolitania e Cirenaica, l’altra gli interessi russi nella

questione degli stretti”.

LA POLITICA DEI BLOCCHI: LA SECONDA CRISI MAROCCHINA, LA GUERRA DI LIBIA

E LE GUERRE BALCANICHE.

La seconda crisi marocchina del 1911 è preceduta da un accordo franco-tedesco del 1909 nel

quale la Germania riconosce la preminenza politica francese nello Stato nordafricano e la Francia

promette di non ostacolare gli interessi economici tedeschi nella regione.

Questa situazione venne messa in discussione quando contingenti francesi occupano Fez, su invito

del Sultano, minacciato da tribù ribelli. La Germania di fronte a questa ulteriore penetrazione

francese nel Marocco chiese compensi e, per forzare la situazione, inviò ad Agadir l'incrociatore

Panther.

A questo punto si mise in moto la logica della politica dei blocchi: la Russia disinteressata

premette sull'alleata Francia perché arrivasse a un compromesso, mentre in Inghilterra il governo

era diviso. Il ministro degli esteri Grey premette sulla Francia affinché cedesse una parte del

Congo francese alla Germania per calmare la situazione.

Il Governo di Berlino affermò che, se non fosse riuscito a pervenire a un accordo, basato su un

compenso con la Francia, avrebbe ottenuto, anche con la forza, che fosse rispettato l’atto di

Algesiras del 1906, che indicava i limiti della preminenza francese in Marocco.

Il momento di tensione fu tuttavia superato quando la Francia offrì il compenso di una parte

considerevole del Congo (in cambio di una parte tedesca del Camerun) e le trattative portarono

all'accordo dell'11 novembre 1911.

La conquista italiana della Tripolitania Cirenaica (Libia) coincise con la fase conclusiva della

seconda crisi marocchina. Il Governo Giolitti decise di dar corso all'impresa mentre la questione

marocchina era ancora aperta per approfittare di una situazione internazionale in movimento, prima

ovvero che la politica europea ritornasse a una condizione di stabilità che non avrebbe giovato

all'Italia.

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Gli aspetti internazionali della conquista italiana della Libia sono diversi. Anzitutto va ricordata la

lunga preparazione diplomatica dell'impresa da parte di successivi governi italiani, che avevano

ottenuto i consensi delle grandi potenze fra il 1891 e il 1909.

La decisione italiana di procedere militarmente era maturata nel corso dell'anno 1911, sotto

pressione del movimento nazionalista che, ansioso che si desse corso all'impresa, premette su

Giolitti.

Il Governo di Roma, dopo aver protestato per il modo in cui gli interessi economici e i cittadini

italiani erano trattati in Libia dall’amministrazione turca, aveva presentato il 26 Settembre un

ultimatum a Costantinopoli, chiedendo al sultano di acconsentire entro ventiquattr’ore

all’occupazione italiana e il 29 aveva iniziato le operazioni militari.

Le tappe principali dell'impresa furono:

La rapida conquista della zona costiera della Libia ma non dell'interno;

o Il decreto di annessione del governo Giolitti (5 Novembre 1911);

o Le operazioni navali nel Mediterraneo orientale, nel Mar Rosso e nell'Egeo, efficaci sul

o piano strategico per indurre la Turchia a cedere;

Infine durante l'estate del 1912, le trattative di pace che si conclusero con il trattato di

o Ouchy (Losanna) del 15 ottobre.

Questo diede all'Italia la Libia e il diritto di mantenere l’occupazione di Rodi e del Dodecaneso

finché funzionari, soldati e agenti turchi non avessero abbandonato definitivamente la regione nord-

africana.

Altro risvolto internazionale furono le ripercussioni della guerra sulla Triplice Alleanza:

sostanzialmente positive per quanto riguardava la Germania, negative invece per l'Austria-

Ungheria. Quest’ultima pensava addirittura di intervenire contro l’Italia per pareggiare antichi conti

in sospeso, mentre quest’ultima era impegnata a sud.

Sull'atteggiamento dell'Austria-Ungheria prevalse la politica tedesca ispirata a non fare uscire

l'Italia dalla Triplice Alleanza gettandola irrimediabilmente nelle braccia della Triplice Intesa. Nel

1912 la Germania prestò appoggio attivo all'Italia: nel senso di aiutarla a chiudere la partita con la

Turchia permettendole di portare la guerra navale nell'Egeo, di fronte a Costantinopoli (La guerra

navale era partita nelle acque libiche, si era spostata verso il Mar Rosso e il canale di Suez e poi in

acque siriane). Questa politica tedesca valse in buona parte a rilanciare durante e dopo la guerra, la

Triplice Alleanza.

Contribuì peraltro a questo risultato (il rinnovamento della Triplice Alleanza) anche l'atteggiamento

della Francia; l'impresa in Libia vide le potenze dell'Intesa su posizioni differenti: la Russia molto

favorevole, un'Inghilterra sempre attenta alla situazione nel Mediterraneo ma sostanzialmente

favorevole, e una Francia nella quale l'opinione pubblica e la stampa avevano una radicata

diffidenza verso le aspirazioni italiane nel Mediterraneo. Il nuovo presidente Poincaré, credeva che

una guerra con la Germania fosse oramai inevitabile, e ogni sforzo per portare via l’Italia dalla

triplice alleanza fosse superfluo. A Poincaré, del resto, sfuggiva la comprensione del sottile gioco

diplomatico fatto di compromessi, di paziente preparazione e di lento, progressivo procedere che

era l’unico possibile per ottenere nuovi maggiori impegni dall’Italia. Di qui il suo contrasto

verificatosi fin dal primo momento con Barrère (accordo Visconti Venosta- Barrère).

Fino a che punto si può dire che la guerra italo-turca provocò una crisi della politica europea?

Anche se a livello di opinione pubblica la questione suscitò contrarietà e diffidenza non si può

concludere che essa provocò una vera crisi, una crisi insomma confrontabile con quelle che si son

viste negli anni precedenti. Comunque non c'è dubbio che la conquista italiana di un territorio turco

in Africa attirò l'attenzione su una nuova sconfitta dell'Impero Ottomano mettendone nuovamente in

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

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