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il gruppo bancario che intervengono nell’operazione vogliono assumere il ruolo di azionista

di maggioranza con tuttu i poteri che a ciò conseguono.

nel caso la prima intenda: avere maggiori e

- banca di credito cooperativo in banca popolare

migliori possibilità operative; ampliare la propria compagine sociale, la zona territoriale di

operatività; e rimunerare maggiormente i soci.

La vigilanza prudenziale: è costituita da tutte quelle regole imposte per derivazione

• dall’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria e dall’adozione di una particolare forma

giuridica e miranti ad assicurare una gestione bancaria a rischio controllato. Le principali norme

di vigilanza prudenziale riguardano i cd. minimi obbligatori.

coefficienti patrimoniali

Importante è il coefficiente di solvibilità per cui il patrimonio delle banche debba rappresentare

almeno l’8% del complesso delle attività ponderate in relazione ai rischi di perdita per

Il rischio è misurato secondo criteri

inadempimento dei debitori (rischio creditizio).

predeterminati: in particolare, i crediti vengono ripartiti in grandi classi in base al rischio teorico

che queste dovrebbero incorpoare. A ciascuna classe viene assegnato un peso: 0 per crediti che

si ritengono di fatto senza rischio come quelli concessi a Stati sovrani, 1 per normali crediti alle

imprese e 2 per i crediti oggetto di procedure contenziose per il cui ricupero si presume che si

possano sostenere anche delle perdite.

Critica al coeff. di solvibilità: vi sono notevoli limiti per la misurazione dell’esposizione al

rischio creditizio che si fonda sui seguenti fattori:

natura delle controparti debitrici

a. paese di residenza

b. garanzie ricevute

c.

Un nuovo approccio riconosce l’esigenza di tener conto, ai fini della misurazione del rischio di

credito, anche delle operazioni di copertura del rischio e propone di rivedere i coeff. di rischio

alla luce delle valutazioni effettuate dalle principali agenzie di rating internazionali.

In corso di formulazione da parte del Comitato di Basilea è il nuovo accordo per la vigilanza

bancaria: Esso abbandona la ponderazione riferita a classi di operazioni creditizie a

Basilea 2.

favore della ponderazione in base al presunto rischio delle singole operazioni, a prescindere

dalla classe cui sarebbero assegnate. Date le numerosissime operazioni da valutare si impone di

conseguenza la costruzione di una complessa macchina statistica, il cui funzionamento dipende

dalla disponibilità di dati analitici e standardizzati. Naturalmente le complessità organizzative

non riguardano solo le banche, ma anche le controparti che dovranno sostenere un

miglioramento dell’attrezzatura amministrativa e contabile e una maggiore trasparenza.

Basilea 2 prevede che il rischi di credito venga misurato alternativamente in due modi:

con una struttura simile al coeff. di solvibilità, ma con l’importante

- metodo standard:

differenza di prevedere il ricorso a ponderazioni basate, non più sui fattori suddetti e

a., b.

ma sul rating dei prenditori offerti da società specializzate.

c.,

- nuovo metodo basato sui rating interni delle banche (IRB): obiettivo è pervenire a un

sistema di misurazione del rischio in grado di incorporare non solo la probabilità di

insolvenza, ma anche l’entità della conseguente perdita, l’esposizione debitoria al momento

dell’insolvenza, la scadenza del finanziamento ed il grado di concentrazione del portafoglio.

Vi sono anche altri coeff. patrimoniali relativi al rischio di mercato nelle sue diverse

configurazioni: rischio di posizione, di regolamento, di controparte, di concentrazione, di

cambio. Per ognuno di tali rischi le autorità di vigilanza impongono una dotazione patrimoniale

minima che però si ritiene troppo onerosa il Comitato di Basilea è giunto già da tempo

all’accettazione di modelli interni per la misurazione dei rischi di mercato che consentano una

più corretta quantificazione dei rischi assunti nel portafoglio di negoziazione. Crescente

6

attenzione da parte delle autorità di vigilanza in tema di rischi operativi, ossia dei rischi di

perdite derivanti da inadeguatezza di processi e attrezzature aziendali o da eventi straordinari.

La vigilanza protettiva e la fair play regulation:

• la vigilanza protettiva concerne l’interesse degli organi di controllo di minimizzare le esternalità

negative che si potrebbero verificare in caso di insolvenza di una banca con particolare

attenzione alla tutela dei depositanti, oggi garantiti dal sistema di protezione dei depositanti.

Gli strumenti di fair play regulation servono a garantire un’adeguata efficienza del mercato dei

servizi finanziari e riguardano: attraverso il

- obblighi informativi nei confronti della clientela (trasparenza): prospetto

contenente tutte le info relative alla società e agli strumenti di investimenti

informativo

promossi da questa tema discusso nel Disegno di Legge sulla tutela del risparmio al

punto 3..

- norme di comportamento nei confronti della clientela (correttezza): particolare riferimento

alla disciplina dei conflitti di interessi.

Per una maggiore trasparenza vi è stato il progetto sviluppato da ABI (Associazione Bancaria

Italiana) e denominato Patti Chiari, per cui si è rivelato un basso livello di qualità delle relazioni

tra banche e clientela le banche si sono attivate nella definizione di un elenco delle

obbligazioni a basso rischio-rendimento, nella diffusione di info più chiare e nella maggiore

pubblicità delle condizioni che regolano il contenuto ed il costo dei servizi bancari.

L’attività ispettiva

La BI ha uno speciale corpo di ispettori che, su ordine del governatore, si recano presso le banche

del sistema sia in via ordinaria (circa ogni 10 anni) sia in via straordinaria (se si verificano fatti

particolarmente preoccupanti o comunque da approfondire).

Le ispezioni solitamente riguardano tutta l’attività della banca e impegnano numerosi ispettori

anche per diversi mesi. Le ispezioni sono frequenti ad es. quando entra in vigore una nuova

normativa, non solo per controllare l’applicazione di questa da parte delle banche, ma anche per

aiutarle a non commettere errori e a recepirla meglio.

Nel tempo perciò si è evoluta l’attività ispettiva: da attività di controllo quasi esclusivamente legale

sull’attività della banca ispezionata a attività anche con funzione consulenziale.

3 L’organizzazione dell’attività bancaria

Essa avviene in due momenti:

scelta della struttura organizzativa formale della banca: costituzione di una banca universale

1. o di una struttura più complessa come un gruppo bancario?

scelta dell’assetto organizzativo interno della banca.

2.

Scelta della gamma di attività da svolgere e della forma organizzativa da adottare

Dagli anni ’90, con l’emanazione del TU e in presenza di un mercato sempre più concorrenziale, le

banche hanno dovuto ampliare significativamente la gamma di attività che intendevano svolgere

secondo le opportunità offerte dal TU. La scelta era dettata naturalmente da: dimensioni, zona

d’azione, caratteristiche della clientela, posizionamento nel mercato, tipo di concorrenza, risorse

umane e finanziarie, etc.

Scelta la gamma di attività che si intendono svolgere, la banca deve decidere a formula

organizzativa da assumere TU offre due opportunità:

che svolge direttamente tutte le attività che ha deciso di svolgere

1. banca universale per cui vi è una società capogruppo che si avvale dell’operato di più

2. gruppo bancario

società controllate, specializzate in una o più attività.

Il gruppo bancario (o gruppo creditizio) 7

Il TU ha stabilito che esso è composto alternativamente da:

una banca capogruppo e dalle società bancarie, finanziarie e strumentali da questa

a. controllate capogruppo e dalle società bancarie finanziarie e strumentali da

una società finanziaria

b. questa controllate, quando nell’ambito del gruppo abbia rilevanza determinante la

cioè una società finanziaria può essere considerata capogruppo di

componente bancaria

un gruppo creditizio se la somma degli attivi delle società controllate dalla capogruppo

esercenti attività da quella bancaria, finanziaria e strumentale (comprendendo le

diversa

imprese di assicurazione) il 15% del totale degli attivi della capogruppo e delle

non ecceda

società controllate.

A sua volta un gruppo avente come capogruppo una società finanziaria può essere

considerato creditizio se la somma degli attivi delle banche e delle loro controllate bancarie,

finanziarie e strumentali è almeno pari al 50% dell’attivo globale del gruppo.

[le società strumentali all’interno di un gruppo bancario sono le società che esercitano, in via

esclusiva o prevalente, le attività con carattere ausiliario all’attività delle altre società del

gruppo]

Ex art. 2359 c.c., sono considerate società controllate:

le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili

1. nell’assemblea ordinaria

le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza

2. dominante nell’assemblea ordinaria

le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società, in virtù di particolari

3. vincoli contrattuali con essa.

L’influenza dominante ricorre ad es. quando un soggetto, in base ad accori con altri soci o per il

possesso di un’idonea partecipazione, ha il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei

membri del cda.

Il TU definisce che le società finanziarie sono quelle che esercitano, in via esclusiva o prevalente:

- attività di assunzione di partecipazioni (merchant banking)

- attività comprese fra i n° e di quelle cd. ammesse al mutuo riconoscimento.

2.–12. 15.

I gruppi bancari sono iscritti a un apposito albo tenuto dalla BI e su di essi si esercita una particolare

forma di vigilanza di tipo prudenziale “su base consolidata”. In generale la capogruppo assume nei

confronti delle controllate importanti responsabilità in caso di crisi di queste ultime.

La scelta della forma organizzativa adeguata

La formula della banca universale è quella più semplice, lineare ed economica in quanto non

implica una serie di quasi inevitabili duplicazioni di costi di struttura caratterizzanti un gruppo

bancario costituito da più società.

Le banche italiane riscontrano notevoli difficoltà nel trasformarsi in banche universali a causa di

con il quale si deve operare nelle due strutture

problemi derivanti dal diverso orizzonte temporale

(la banca italiana tradizionale è stata costretta per lungo tempo ad operare nel breve termine al

contrario della banca universale) e dalla superficialità del rapporto banca-impresa dovuto allo

sviluppo della prassi dei fidi multipli (le imprese ripartiscono le loro linee di credito

contemporaneamente tra diverse banche e di conseguenza non esiste un rapporto principale, stabile

e stretto tra cliente e la “sua” banca) tali difficoltà hanno suggerito in molti casi la formula

organizzativa del gruppo bancario nonostante subentrino altri problemi ad es. di coordinamento,

duplicazione dei costi (che è possibile limitare però). 8

Ciononostante la distinzione fra le due formule organizzative è molto sfumata, del resto la banca

universale pura trova è quasi unicamente teorica ogni banca, nei limiti di quanto concesso dalla

normativa vigente, adotta semplicemente la struttura organizzativa che ritiene più adatta alle proprie

esigenze.

Le scelta invece è praticamente obbligata per le banche di piccole dimensione che non possono

adottare nessuna delle due formule soprattutto per la scarsità dei volumi produttivi non sufficienti

per raggiungere l’equilibrio economico. Perciò queste, in genere, adottano una struttura

organizzativa che prevede lo svolgimento in proprio di un certo n° di attività (più tradizionali e più

semplici dal punto di vista tecnico).

Per le banche di relativamente piccola dimensione si pone il problema del make or buy, cioè si pone

la scelta sulla convenienza a produrre in proprio o a far produrre a terzi. Le banche sono forti

distributori senza alcun dubbio, ma il punto è la loro capacità produttiva quindi, per ragioni di

redditività, sono sempre più frequenti gli accordi secondo cui le banche più piccole distribuiscono i

prodotti-servizi delle banche più grandi le quali così riescono a realizzare + o – importanti

economie di scala senza bisogno di investimenti aggiuntivi nelle reti distributive.

Grazie alle nuove possibilità operative offerte dalla legislazione negli anni ’90, sono sorte numerose

nuove banche le quali non sono più, come è stato per molti decenni, + o – tutte uguali, ma hanno un

mix produttivo e distributivo estremamente variegato. Vi è comunque una tendenza verso la

specializzazione che ha diviso il sistema bancario italiano in due grandi comparti: uno che punta

principalmente sull’attività di intermediazione finanziaria basata sui mercati mobiliari, e l’altro

invece su quella tradizionale basata sulla raccolta di denaro fra il pubblico e sul relativo

investimento in prestiti specialmente alle imprese di piccola e media dimensione fra le due

categorie è sempre più utile e conveniente l’instaurazione di uno stretto collegamento che le

supporti vicendevolmente.

Scelta della struttura organizzativa interna

Essa dipende da: dimensioni della banca, complessità e diversificazione dell’attività svolta,

ampiezza della rete territoriale, misura di accentramento/decentramento decisionale e delle

responsabilità, etc.

Le banche oltre a svolgere una funzione di collegamento fra domanda e offerta di risorse

finanziarie, realizzano anche una trasformazione qualitativa dei fondi, rendendoli idonei a

soddisfare le divergenti esigenze della domanda e dell’offerta, ponendosi come debitrici nei

confronti dei depositanti e come creditrici nei riguardi dei mutuatari.

un intenso e continuo rapporto con il pubblico):

Attività tipiche della banca(sottintendono

- raccolta delle risorse finanziarie

- investimento come gestione degli affidamenti alle imprese, degli investimenti in titoli e del

portafoglio partecipazioni

- attività in valuta, implicante una serie di collegamenti con l’estero

- gestione della liquidità e della tesoreria

Attività di supporto della banca:

- pianificazione e controllo direzionale, diretti alla definizione degli obiettivi di breve e di

lungo periodo

- promozione e sviluppo delle attività secondo gli obiettivi strategici

- attività di controllo interno per la verifica della correttezza formale e contabile delle

operazioni svolte

- rilevazione sistematica delle info

- organizzazione, diretta a gestire le risorse umane e materiali 9

L’articolazione territoriale e la politica degli sportelli

La rete territoriale svolge un’indispensabile funzione di contatto con il pubblico per quanto attiene

sia la raccolta delle risorse finanziarie sia l’erogazione di servizi e di altre attività finanziarie.

Le unità territoriali di una banca sono gli “sportelli” e la loro distribuzione geografica configura la

cd. “articolazione territoriale” della banca. Quest’ultima è condizionata sia da aspetti organizzativi e

gestioni sia dalla regolamentazione imposta dalle autorità di vigilanza, le quali ultimamente

permettono notevoli gradi di libertà e intervengono perlopiù per evitare che le banche pongano in

essere politiche espansive non compatibili con le proprie situazioni aziendali L’apertura di nuovi

sportelli esige, naturalmente, un’attenta analisi sui costi e benefici connessi, in conformità agli

obiettivi strategici della banca, e inoltre:

la scelta delle aree dove insediarli

1. la definizione dei compiti da attribuirgli

2.

Le scelte di localizzazione(1.) devono considerare anche i costi di trasferimento che sostiene la

clientela per recarsi presso gli sportelli della banca. La sensibilità della clientela ai costi di

trasferimento diminuisce all’aumentare del volume delle operazioni tendenza a privilegiare le

località più sviluppate e movimentate.

Le funzioni da attribuire alle diverse unità operative(2.), invece, sottintendono la formazione di vere

e proprie gerarchie di importanza tra le unità operative periferiche di una banca, le quali possono

essere classificate principalmente sulla base di due elementi:

ampiezza della gamma dei servizi offerti

a. grado di autonomia decisionale e operativa dello sportello rispetto agli organismi della sede

b. centrale

In proposito perciò identifichiamo 4 categorie principali di sportelli. Quelli caratterizzati da:

elevati e localizzati in centri di rilevante importanza economica e demografica

1* a. b.:

elevato ma limitata circoscritta perlopiù ai fabbisogni espressi dallo specifico

2* b., a.

segmento di riferimento

elevata ma limitato

3* a., b.

limitati e come gli sportelli aziendali o gli sportelli automatici ATM

4* a. b.

Di recente vi è la tendenza ad aprire i cd. “sportelli con un’operatività molto limitata,

leggeri”,

cosicché l’investimento in strutture e costi fissi per il personale sono ridotti al minimo. La loro

apertura è giustificata, dal punto di vista delle strategie distributive, dal cd. effetto localizzazione,

tipico delle famiglie nella scelta della banca.

Inoltre, sempre di recente, alcune banche hanno attuato una politica distributiva per via telematica:

In tal caso il contatto banca-cliente avviene

remote banking.

- home banking: per via telefonica, su linea fissa o mobile

- virtual banking: via internet

Il remote banking implica sistemi con cui il cliente può sia raccogliere info che concludere le

operazioni desiderate: implica quindi sistemi sia informativi che esecutivi costi + bassi per ogni

servizio, + comodità e rapidità.

Sempre di recente sono nati i cd. (di cui è tipicamente titolare un promotore

negozi finanziari

finanziario) che rispetto ai tradizionali sportelli bancari hanno una maggiore focalizzazione verso la

clientela privata. Quando sono aperti da banche specializzate nel settore del risparmio sono chiamati

investment center. Circa la formula giuridica, sono punti vendita concessi in franchising a un

promotore franchisee, che in cambio di una fee si avvale del marchio di una banca e dei servizi che

questa può offrire. 10

4 La raccolta delle risorse finanziarie

Il management deve organizzare la politica della raccolta predisponendo obiettivi quantitativi e

qualitativi precisi per determinati orizzonti temporali.

L’obiettivo quantitativo è solitamente determinato in termini assoluti nelle prime fasi di vita della

banca, quando gli obiettivi di volume di raccolta devono assicurare tranquillità economica e

finanziaria, e credibilità nel circuito dei pagamenti; e, successivamente a questa fase, in termini

relativi, cioè di flussi calcolati rispetto ai volumi di un periodo precedente. Tali obiettivi sono

espressi in termini nominali, ma spesso anche in termini reali (al netto del tasso d’inflazione) in

quanto permettono una migliore valutazione dell’andamento dell’azienda.

Gli obiettivi quantitativi della politica di raccolta

Negli ultimi tempi, con l’aumento dell’efficienza del mercato finanziario e delle forme tecniche per

l’investimento, con la maggior diffusione dell’info ec. e finanz. e con la diminuzione del tasso di

risparmio degli italiani, la quota di risorse finanziarie investita in passività emesse dalle banche si è

ridotta Le banche di maggiori dimensioni dovrebbero sviluppare, per semplicità e minori costi, la

raccolta nei mercati finanziari domestici o internazionali; mentre le piccole banche, con le loro

snelle strutture organizzative e con il loro management elastico ed efficiente, dovrebbero puntare

allo sviluppo della raccolta da clientela effettuata sul territorio in cui sono inserite con la propria

rete di sportelli.

Ma naturalmente il numero degli sportelli e la loro localizzazione nel territorio condizionano la

qualità e la quantità della raccolta da clientela e perciò la raccolta delle banche maggiori è + stabile

delle banche + piccole.

Le caratteristiche socioeconomiche della zona d’azione della banca

Esse possono condizionare ad es. un’alta o bassa propensione al risparmio e alla liquidità degli

operatori economici. Inoltre queste possono variare nel tempo sia per motivi strutturali sia per

motivi congiunturali (ad es. la composizione della popolazione per classi di età).

Nella prassi bancaria si dividono sportelli che hanno il compito specifico di assicurare la raccolta

alla banca, sportelli che sono assai poco impegnati in questa attività e sportelli che + o – bilanciano

raccolta e impieghi. Inoltre in riferimento alle caratteristiche di efficienza e competitività del

mercato ci possono essere banche che operano in ambienti + o – competitivi di quelli in cui operano

altre banche in linea di massima, considerando solo la raccolta da clientela, le banche che

operano in mercati meno efficienti e competitivi possono darsi obiettivi di raccolta + ambiziosi di

altre banche che per raggiungere i medesimi obiettivi dovranno sostenere costi + elevati e impegni

+ gravosi per la struttura organizzativa aziendale.

Gli obiettivi qualitativi della politica di raccolta

Accanto alla raccolta diretta, con intensità sempre maggiore si è andata affiancando la cd. raccolta

indiretta, rappresentata cioè dalla raccolta che, in basa alla indicazioni della clientela, viene

predestinata a determinati investimenti intestati alla stessa clientela.

Ritornando alla raccolta diretta, essa si articola in tante forme tecniche che si differenziano

soprattutto per la natura dei contratti su cui si basano, spesso connessa agli obiettivi e alle

caratteristiche socioeconomiche del cliente, alla scadenza degli impegni che le parti si assumono,

alla valuta, alla dimensione finanziaria di tali impegni contrattuali la banca cerca di disporre di

una gamma di forme tecniche di raccolta sempre + ampia e diversificata al fine di soddisfare i

bisogni della clientela. Tutto ciò incide di conseguenza sulla liquidità della banca, sulla stabilità

della massa raccolta e sulla sua elasticità. 11

Il grado di stabilità e di elasticità della raccolta

Una raccolta stabile è gestibile + facilmente, e quindi anche il suo investimento maggiori ricavi,

ma anche minori costi di stabilizzazione della clientela.

L’elasticità è una componente necessaria della raccolta affinché essa sia stabile infatti quando

cambiano le condizioni interne ed esterne, senza elasticità, non si può mantenere la stabilità.

Stabilità ed elasticità della raccolta possono essere perseguite con un approccio che utilizza il

principio assicurativo dei grandi numeri e della massima diversificazione. Infatti il massimo

e la (nelle scadenze, nelle

frazionamento dei rapporti di clientela massima diversificazione

modalità di rimunerazione, etc.) potrebbero assicurare compensazioni fra le diverse esigenze dei

singoli clienti, rendendo la raccolta globale + svincolata dalle decisioni di ciascuno di essi.

Tale principio è assolutamente vero in un ambiente stabile, ma in uno meno stabile la suddetta

diversificazione deve portare a dei mix che siano anch’essi soggetti al cambiamento (ad es. in un

periodo inflazionistico è + opportuno un mix che includa operazioni di raccolta a breve e a tassi

variabili piuttosto che lunghe e a tasso fisso). di

Per aumentare l’elasticità la gestione della banca deve essere in grado di manovrare gli strumenti

cui dispone per dirottare da una forma tecnica all’altra le risorse dei clienti per far fronte a eventi

esterni che rendano la seconda forma tecnica + attraente della prima. Con particolare riferimento

all’influsso della che nel nostro paese cambia in continuazione.

normativa fiscale

Gli strumenti suddetti riguardano la gamma dei prodotti, gli aspetti quali-quantitativi della politica

dei prezzi (rendimento per i clienti), i canali distributivi, i rapporti che si riescono ad instaurare con

la clientela, la selezione e segmentazione di questa in relazione alle diverse esigenze appena

indicate.

Per quanto concerne la politica dei prezzi, si potrebbe pensare ad una correlazione diretta tra il

livello di tali prezzi e la quantità di raccolta che ne può scaturire, ma le cose sono + complesse

soprattutto per l’elemento insito in ogni attività di raccolta, ma che molti clienti ignoranti o

rischio

superficiali non considerano. Questi sono portati a preferire le banche che assicurino la più alta

rimunerazione ignorando che le banche che praticano le condizioni migliori per la clientela sono

quelle in difficoltà e che perciò accelerano la crisi in misura insostenibile.

La relazione fra livello dei rendimenti e volume delle passività bancarie deve inoltre considerare la

suddivisione di queste ultime in quelle che svolgono:

- funzioni di investimento + o – durevole del risparmio

- funzioni di servizio (e in particolare funzioni monetarie)

- entrambe le funzioni suddette

Le passività bancarie con funzioni di investimento

La clientela, nell’ambito di un determinato orizzonte temporale dallo stesso prefissato, cerca un

rendimento adeguato al rischio dell’investimento in questione.

Il rendimento è composto dal rendimento in conto interessi e guadagno in conto capitale. Anche il

rischio ha diverse componenti come il rischio di insolvenza della banca, il rischio monetario

connesso all’inflazione, il rischio connesso all’andamento valutario e l’andamento dei rendimenti

delle attività finanziarie con cui l’investimento può essere confrontato.

Comunque a parità di altre condizioni esiste una correlazione diretta fra livello dei rendimenti delle

passività bancarie e volumi di raccolta delle medesime. Da considerare sono anche le decisioni della

concorrenza che possono vanificare le politiche della prima.

Le modificazioni dei rendimenti delle passività bancarie possono riguardare contemporaneamente

sia quelle rimunerate a tasso fisso che variabile. Inoltre se tali modificazioni si riferiscano a

passività di breve periodo sono + semplici, con risultati + immediati e qualora risultassero inefficaci

possono essere corrette abbastanza facilmente. Situazione opposta per quelle con scadenza + lunga.

12

In alcuni casi, ad es. per le azioni, il cui rendimento dipende da molteplici fattori, le modificazioni

dei rendimenti sono possibili solo in determinate circostanze.

Prima di mirare ad acquisire nuova clientela è necessario operare in modo da non perdere quella

vecchia. La correlazione fra livello dei rendimenti e forza di attrazione delle singole passività è

ancora + stretta quando le esigenze dei risparmiatori sono risolte a monte (ad es. innovazioni e

formule di immunizzazione di alcuni rischi connessi alle passività bancarie, come le operazioni di

copertura di varia natura).

Le passività bancarie con funzioni di servizio

In esse il rendimento non è di interesse per il cliente della banca in quanto nullo o quasi il cliente

ricerca quindi l’efficienza del servizio e la sua economicità è rappresentata dalle spese di tenuta

conto, da quelle relative alle singole operazioni che su di esso possono essere effettuate e da quelle

concernenti i costi degli assegni bancari.

La rete distributiva della banca

Si compone essenzialmente degli sportelli bancari, cui si affiancano reti di promotori finanziari

(nelle situazioni migliori si riesce a trasformare i promotori in canali distributivi al servizi degli

sportelli evitando così concorrenza interna).

La rete distributiva della banca si compone anche di sportelli automatici e terminali di varia natura

dislocati presso particolari tipi di operatori (es. supermercati o centri commerciali), la cui attività è

di semplice gestione dei rapporti di clientela già acquisiti.

Per intensificare i rapporti di clientela già instaurati o per acquisirne di nuovi sportelli bancari e

promotori. In linea di massima, aumentandone il numero (crescita aumenterà anche la

interna)

raccolta: il problema è soltanto di e di Infatti

carattere economico tempi di attuazione.

economicamente è difficile prevedere i costi relativi all’apertura di uno sportello ex novo, per non

parlare dei tempi di autorizzazioni e realizzazioni.

I tempi suddetti si possono abbreviare, e i costi meglio quantificare, quando una banca, invece di

aprire un nuovo sportello, decide di acquistarne uno da un’altra banca, che potrebbe essere

interessata a venderlo (insieme a personale e rapporti di clientela in essere) per motivi di

razionalizzazione della sua rete distributiva o in esecuzione di una politica di uscita da un

determinato mercato. Considerazioni simili per l’attivazione di nuovi promotori finanziari.

si realizza attraverso processi di acquisto di altre banche o di incorporazione di

Crescita esterna:

altre banche da parte della banca oggetto dell’analisi.

Circa il posizionamento della banca nel relativo mercato, essa può aumentare la propria quota di

mercato adottando un atteggiamento + aggressivo e + mirato nei confronti di questo con

un’adeguata politica di marketing.

Le banche italiane, oggi, danno molta maggiore attenzione ai bisogni e ai problemi della clientela

attuale e potenziale. 5 Le forme tecniche di raccolta delle risorse finanziarie

La classificazione degli strumenti di raccolta

Si hanno forme tecniche personalizzate, non dal punto di vista tecnico, ma commerciale e di

relazione di clientela; e forme tecniche che prescindono totalmente dalla personalizzazione del

rapporto banca-cliente e che si rivolgono a un generico “mercato” in cui gli operatori sono per def.

indifferenziati.

- Raccolta diretta: dà luogo a un rapporto di credito/debito fra banca e cliente. 13

- Raccolta indiretta: dà luogo a un rapporto di servizio fra banca e cliente, e di conseguenza,

per la banca, a compensi misurati dalle commissioni relative al servizio reso, e per il cliente

a costi per le stesse commissioni e a ricavi per il frutto dell’investimento del risparmio

affidato alla banca. :

RACCOLTA DIRETTA per soddisfare esigenze di investimento del risparmio e della liquidità dei clienti

I libretti di deposito a risparmio

Essi comprovano i depositi a risparmio, su cui tradizionalmente si impernia la raccolta diretta. La

banca può, in mancanza della presentazione del libretto , rifiutare i rimborsi richiesti. Abbiamo:

- i libretti nominativi

- i libretti al portatore

è intestato a un nome. In caso di dissonanza tra la scrittura del libretto e quella

Il libretto nominativo

della banca, entrambe le parti possono dimostrare l’errore delle scritture e chiederne la correzione.

Esso non è trasmissibile e solo il credito relativo può essere trasferito a titolo oneroso o gratuito.

Esso si può alimentare attraverso versamenti sia di contante sia di assegni bancari o circolari

(accreditati però con la clausola salvo buon fine)

Il libretto al portatore. In caso di dissonanza di scritture, il credito del depositante è quello risultante

dal libretto. L’art. 1836 c.c. precisa che la banca, salvo dolo o colpa grave, è liberata quando

adempie la prestazione nei confronti del possessore del libretto anche se non è il depositante. Circa

il trasferimento del deposito, è sufficiente la semplice trasmissione del titolo. Esso si può alimentare

solo attraverso versamenti di contante.

sono quelli nominativi pagabili al portatore e quelli al portatore

Altre tipologie di libretti

contrassegnati da un nome.

Per prevenzione del riciclaggio alla banca viene imposto di procedere all’identificazione del

depositante all’atto di versamenti, prelevamenti ed estinzione di un libretto nominativo per importi

superiori a € 10.329; all’atto di apertura ed estinzione di uno al portatore. Vi è inoltre il divieto alla

banche di emettere libretti al portatore con un saldo > € 10.329.

Queste tipologie di libretti possono essere utilizzati unicamente presso lo sportello che li ha emessi,

salvo i cd. libretti circolari di risparmio utilizzabili presso tutti gli sportelli della banca emittente.

Circa gli interessi, sul libretto viene registrato l’interesse globale che viene capitalizzato

annualmente al 31/12 o all’estinzione del deposito.

In relazione alle operazioni di versamento e di prelevamento la fissata è:

valuta

- data dell’operazione: nel caso di prelevamento di contanti o versamento di contanti, assegni

circolari emessi dalla banca depositaria e assegni bancari tratti sulla stessa filiale depositaria

- 2° giorno lavorativo successivo alla data dell’operazione: nel caso di versamento di assegni

bancari su piazza e assegni circolari emessi da altre banche

- 6° giorno lavorativo successivo alla data dell’operazione: nel caso di versamento di assegni

bancari fuori piazza.

I depositi a risparmio liberi e vincolati

I primi sono i + diffusi e racchiudono le caratteristiche finora trattate. Bisogna aggiungere solo che

la banca in determinate circostanze (clientela conosciuta e affidabile) può concedere al cliente la

possibilità di prelevare somme superiori al saldo disponibile sul conto per il periodo di scoperto

la banca applicherà il tasso debitore pro-tempore in vigore per gli scoperti di conto.

I depositi a risparmio vincolati invece sono depositi per i quali il cliente si impegna a non eseguire

operazioni di prelevamento prima di un termine convenuto (es. 3, 6, 12 e 18 mesi), anche se le

banche cmq, per agevolare il depositante e mantenerne la fiducia in merito alla propria solvibilità,

non rifiutano mai il rimborso anticipato delle somme richieste. Inoltre essi godono di una

14

rimunerazione superiore rispetto a quella assicurata sui depositi a risparmio ordinario la

discriminazione dei tassi però non segue rigidi criteri di proporzionalità la politica dei tassi è

diversa nelle varie fasi congiunturali.

I certificati di deposito (CD)

I CD si sono sostituiti ai depositi a risparmio vincolati. I CD sono titoli trasferibili rappresentativi di

depositi a scadenza vincolata. La maggiore differenza rispetto alle altre forme di raccolta è che i CD

sono soggetti al rischio di mancato totale rimborso del capitale in caso di liquidazione anticipata da

parte del depositante. In tal caso la somma liquidata non coinciderà con il valore nominale del CD,

ma varierà in funzione dei tassi d’interesse pro-tempore in vigore per investimenti con vita residua

analoga al CD liquidato anticipatamente.

I CD devono indicare:

- denominazione, oggetto e sede della banca (con l’indicazione dell’ufficio di registro delle

impreso presso il quale è iscritta)

- capitale sociale della banca versato ed esistente al momento dell’emissione

- valore nominale, elementi per la determinazione della rimunerazione del prestito, modalità

di rimborso, eventuali garanzie.

I CD hanno durata non < 3 mesi e non > 5 anni. Per le emissioni a tasso variabile è consentito

esclusivamente l’utilizzo di parametri finanziari calcolati e rilevati con particolari criteri.

CD non cartolarizzati: l’emissione dei CD avviene senza la materiale consegna dei titoli e perciò

viene rilasciata una ricevuta non cedibile a terzi e viene garantita la possibilità di ottenere il titolo

senza oneri aggiuntivi.

I CD possono essere emessi anche in valuta diversa dall’€: il rendimento dei CD in valuta è legato

alla dinamica dei mercati d’origine delle singole valute di denominazione.

Il rendimento effettivo (guadagno/perdita in conto capitale), alla scadenza del CD, dipende dal tasso

nominale, al netto della ritenuta fiscale pro-tempore in vigore, e dalle variazioni dei tassi di cambio

intervenute durante la vita del titolo.

A causa di modificazioni della normativa fiscale, che prima privilegiava i CD a medio termine e ora

è uguale per tutte le scadenze, le banche, per cercare di mantenere il grado di stabilità della raccolta

che i CD avevano permesso prima di tali modifiche, hanno di fatto sostituito ampiamente le

emissioni di tali CD con le emissioni di obbligazioni.

I pronti contro termine (o vendite con patto di riacquisto)

Sono le operazioni con le quali le banche vendono a pronti una determinata quantità di titoli

impegnandosi a riacquistarli a termine a un prezzo stabilito le banche così realizzano il proprio

obiettivo di raccolta di fondi e i clienti realizzano un guadagno dalla differenza positiva tra i due

valori. La durata del contratto è generalmente di 1-2 mesi e non è ammessa l’estinzione anticipata.

L’operazione prevede l’utilizzo di titoli obbligazionari (con preferenza per i titoli di Stato).

Il prezzo a pronti è fissato sulla base del valore di mercato dei titoli, mentre quello a termine è

determinato capitalizzando il prezzo a pronti con un saggio di interesse convenuto fra le parti. :

RACCOLTA INDIRETTA per soddisfare esigenze di investim. del risparmio e della liquidità dei clienti

Servizi di amministrazione e custodia di titoli e gestioni patrimoniali

Le operazioni di raccolta indiretta non si assimilano ai depositi perché non danno luogo a rapporti in

cui la banca è debitrice nei confronti del depositante mediante l’emissione di proprie passività, ma

rientrano nell’ambito delle attività di intermediazione e di consulenza mobiliare svolta dalle banche.

Fra le forme tecniche di raccolta indiretta abbiamo le operazioni di investimento in titoli (titoli di

Stato a reddito fisso, obbligazioni o azioni italiane o estere) effettuate dalla clientela accompagnate

15

da un servizio di custodia e amministrazione degli stessi si può usufruire a volte anche di

strutture specializzate, i cd. “borsini”, localizzate all’interno degli sportelli.

Altre forme tecniche sono le attività che si concretano nella stipula di contratti di gestione di

patrimoni della propria clientela dietro provvigione commisurata all’ammontare del patrimonio

gestito.

Raccolta diretta attraverso i conti correnti di corrispondenza per esigenze di servizi di pagamento

Il conto corrente di corrispondenza è un contratto con cui una banca si impegna a svolgere tutti gli

incarichi e le operazioni che, nei limiti contrattuali, le saranno affidati dal cliente, accreditando o

addebitando in conto al cliente le somme riscosse o pagate in esecuzione degli incarichi stessi.

I c/c di corrispondenza creditori rappresentano un debito per la banca e perciò sono detti c/c passivi,

tuttavia non lo sono sempre in quanto spesso la banca esegue pagamenti allo scoperto per conto del

cliente per tale ragione, e anche perché l’apertura di un conto la si può concedere solo al cliente

che si dimostri potenzialmente affidabile, essi sono assegnati alla categoria delle forme tecniche

personalizzate.

Conti correnti e gestione bancaria

L’assegno bancario è un titolo di credito che prevede l’ordine di pagamento di una somma

determinata, rivolto dal correntista alla banca presso la quale detiene il c/c a favore di un terzo

beneficiario.

La diffusione dei c/c e dell’uso dell’assegno bancario hanno l’effetto di rendere + stabile la massa

dei c/c (e dei depositi), in quanto aumenta la probabilità di compensazioni tra prelevamenti e

versamenti, e di conseguenza le banche possono mantenere riserve di liquidità + ridotte ed

espandere il volume degli impieghi.

Il c/c di corrispondenza creditore consta di due elementi: è un deposito bancario di denaro e la

banca si obbliga ad eseguire gli incarichi conferiti dal cliente. I rapporti banca-correntista sono

regolati dalle condizioni generali redatte dall’ABI e da clausole concordate per speciali operazioni.

Le operazioni di accredito e addebito

Addebitamenti attraverso i quali il correntista utilizza le somme disponibili sul conto:

- il correntista trae sulla banca un assegno al proprio ordine e ne incassa il relativo importo

(semplice operazione di cassa), cioè preleva direttamente moneta legale presso la banca

- bonifici: il correntista emette assegni bancari all’ordine di terzi (ordine alla banca di

pagamento o versamento di una somma) o dando incarico alla banca di accreditare la somma

su un c/c di un terzo (giroconto)

Accreditamenti:

- il correntista effettua depositi di moneta legale

- accreditamenti effettuati per conto di terzi

- accreditamenti di somme ricavate da operazioni eseguite per incarico del correntista

- accredit. per operazioni di credito concluse dal correntista con la banca con cui ha il conto

Circa queste operazioni la fissata è:

valuta

- data dell’operazione: nel caso di prelevamento con assegno bancario o versamento di

contanti, assegni circolari emessi dalla banca depositaria e assegni bancari tratti sulla stessa

filiale depositaria

- data di emissione dell’assegno: nel caso di pagamento di assegni

- 2° giorno lavorativo successivo alla data dell’operazione: nel caso di versamento di assegni

bancari su piazza e assegni circolari emessi da altre banche

- 6° giorno lavorativo successivo alla data dell’operazione: nel caso di versamento di assegni

bancari fuori piazza. 16

Gli effetti dei c/c sull’organizzazione dell’attività bancaria

Un sistema denominato BI-COMP si occupa dell’estinzione del complesso di assegni di cui ogni

banca è portatrici nei confronti delle altre banche. Esso è gestito dalla BI ed è articolato in una

ed una sezione dedicata ai

sezione che si occupa delle transazioni fondate su documenti cartacei

trasferimenti elettronici. La prima sezione si occupa delle compensazioni di assegni bancari di

importo > 2.582 € e di assegni circolari > 10.329 €; tutte le altre transazioni (assegni < di quelli

citati, operazioni su ATM e POS, pagamenti di dividendi e di cedole) sono gestite invece mediante

una procedura automatizzata.

I cd. sono quelli che una banca istituisce con altre banche, al fine di

rapporti di corrispondenza

dare un regolamento prestabilito alla gestione ed esecuzione di determinate operazioni le banche

così costituiscono il sistema bancario, il quale da un lato permette una grande efficienza per lo

svolgimento di un’ampia gamma di operazioni, ma dall’altro il pericolo di trasmissione delle crisi

bancarie a tutto il sistema secondo il cd. effetto domino.

I conti correnti di corrispondenza liberi possono essere chiusi in qualsiasi momento (salvo non si sia

stabilito un periodo di disdetta) su iniziativa della banca o del correntista, e il relativo immediato

rimborso del saldo (salvo speciali limitazioni prestabilite).

La liquidazione degli interessi: estratto conto e staffa

Normalmente, la liquidazione dei c/c di corrispondenza liberi avviene annualmente al 31/12, ma la

capitalizzazione degli interessi può essere anche infrannuale. All’atto di ogni liquidazione, oltre agli

interessi, vengono addebitati al correntista le spese varie, di bollo e postali, sostenute dalla banca

per le operazioni ordinatele e per la corrispondenza con il correntista stesso. Tra le diverse

che

commissioni che la banca può addebitare è rilevante la commissione di massimo scoperto,

ricorre in caso la banca conceda al correntista un credito per elasticità di cassa e viene applicata sul

massimo scoperto che il conto ha presentato nel corso del trimestre.

La banca invia periodicamente il cd. “estratto conto” (per la verifica da parte del cliente delle

singole operazioni ordinate cronologicamente) e un altro documento detto “staffa” o “conto scalare”

(compilato per la determinazione di interessi maturati a credito o debito del correntista per un certo

lasso di tempo ordinati secondo le rispettive valute) cui il cliente dovrebbe dare il benestare è

convenuto che l’estratto si intende esatto e approvato se il cliente non oppone reclamo entro 60 gg.

La banca può modificare le condizioni contrattuali previa comunicazione scritta al cliente che ha 15

gg. per recedere dal contratto senza penalità.

Ciò che differenzia le forme tecniche di raccolta suddette nelle diverse banche è l’enfasi

commerciale applicata su ciascuna di esse dalle singole banche, la qualità del servizio da queste

offerta e naturalmente i costi/ricavi derivanti dalle singole operazioni.

I conti abbinati a fondi comuni di investimento

Sono conti misti che permettono di destinare il deposito del cliente il parte al c/c per essere

utilizzato come strumento di gestione della liquidità e in parte all’impiego in attività finanziarie.

L’aspetto più rilevante è la possibilità di minimizzare le giacenze infruttifere, infatti ogni volta che

la giacenza liquida supera un certo livello prefissato, viene effettuato un investimento automatico in

attività finanziarie, e viceversa, mantenendo il saldo del c/c al livello desiderato. 17

6 Le emissioni di obbligazioni e di azioni

La despecializzazione temporale

Il TU fissa i principi di specializzazione e di libera concorrenza nel mercato del credito per garantire

a tutte le banche pari opportunità operative, contemporaneamente alla possibilità permessa dalle

autorità di concedere finanziamenti a medio-lungo termine, utili a sostenere gli investimenti in

capitale fisso dell’economia.

La raccolta in titoli

E’ una forma di raccolta stabile. Riguarda strumenti di mercato mobiliare, quali le obbligazioni, i

prestiti subordinati, i prestiti subordinati e i titoli rappresentativi del capitale proprio delle banche,

come le azioni.

Circa le obbligazioni (titoli di credito disciplinati dal C.C.), l’art. 12 del TU prevede che le banche,

in qualunque forma costituite, possano emettere obbligazioni ordinarie o convertibili.

Le obbligazioni ordinarie

Esse si differenziano in relazione a:

- in genere le obbligazioni danno diritto al

tipo di rimunerazione offerta ai sottoscrittori:

pagamento di un interesse annuo detto cedola in misura fissa o variabile, corrisposta con

periodicità semestrale, trimestrale o annuale. Sono diffuse anche le obbligazioni prive di

che sono titoli che hanno un forte differenziale tra prezzo di

cedole, i cd. zero coupon bond,

emissione e prezzo di rimborso, ma per converso hanno notevoli rischi in relazione

all’andamento dei tassi d’interesse.

- di norma le obbligazioni danno

modalità di rimborso del debito da esse rappresentato:

diritto al rimborso del valore nominale. L’importo da rimborsare può essere corrisposto

gradualmente o in un’unica soluzione alla scadenza.

- la maggior parte delle obbligazioni assume

tipo di garanzia offerta dall’obbligazionista:

la veste di credito chirografario, che offre quindi al sottoscrittore soltanto la generica

garanzia di solvibilità della società emittente.

Le obbligazioni convertibili e con warrant

Le obbligazioni convertibili sono titoli che offrono al sottoscrittore la possibilità di mantenere lo

status di creditore secondo le modalità previste dall’obbligazione o di mutare, in un determinato

periodo della vita del titolo e secondo un rapporto di cambio prefissato, il proprio status in quello di

azionista della società che ha emesso obbligazioni (conversione diretta) o di altra società

(conversione indiretta). invece sono obbligazioni ordinarie con uno speciale diritto accessorio

Le obbligazioni con warrant

detto warrant (o buono d’acquisto) che conferisce al possessore la facoltà, da esercitarsi entro un

periodo di tempo prestabilito, di acquistare o di sottoscrivere 1 o + azioni, o più raramente altri

strumenti finanziari, a un prezzo prefissato o cmq determinato attraverso modalità di calcolo

indicate in contratto.

Il warrant, al contrario della facoltà di conversione delle obbligazioni convertibili, può essere

negoziato separatamente dall’obbligazione cui è allegato.

L’emissione di obbligazioni

Il TU prevede per le banche che le emissioni di obbligazioni ordinarie o convertibili indirette

(considerato un normale canale di raccolta) siano deliberata dal CdA, mentre le emissioni di

obbligazioni convertibili dirette siano approvate dall’assemblea straordinaria per il diverso impatto

sulla struttura patrimoniale della banca emittente.

Il TU ha delegato alla BI la disciplina dell’emissione di obbligazioni da parte delle banche.

Attualmente tale disciplina è piuttosto liberale infatti prevede: 18

taglio minimo delle obbligazioni > 10.000 €. Tagli ridotti (cmq >1.000 €) sono ammessi se

• l’importo complessivo dell’emissione > 150 milioni € oppure se la banca emittente presenta

contemporaneamente i seguenti tre requisiti:

- patrimonio di vigilanza > 25 milioni €

- bilanci degli ultimi tre esercizi in utile

- ultimo bilancio certificato

durata minima delle obbligazioni pari a 36 mesi purché la durata media (=media ponderata

• delle scadenze delle quote capitale con peso pari alle quote capitale medesime) non scenda

al di sotto dei 24 mesi.

facoltà di rimborso anticipato da parte della banca purché prevista nel regolamento del

• prestito stesso e venga esercita dopo 18 mesi dalla data di emissione.

E’ possibile negoziare le obbligazioni emesse dalle banche sui mercati di Borsa solo in presenza di

talune caratteristiche che riguardano la banca emittente e il prestito obbligazionario in oggetto.

La negoziabilità delle obbligazioni bancarie

Per le banche è molto importante il mercato secondario in quanto permette la possibilità di proporre

agli investitori emissioni a costi + bassi rispetto all’ipotesi di titoli poco “liquidi”.

Le banche + piccole non incontrano problemi con le emissioni, ma quando il sottoscrittore decide di

vendere le obbligazioni in suo possesso (ci si riferisce naturalmente alle obbligazioni non quotate,

dato che per quelle quotate il mercato è regolamentato da norme precise) è necessario infatti un

certo sforzo finanziario e una certa organizzazione commerciale, perciò spesso queste si appoggiano

a banche + grandi o ad altri intermediari.

La preoccupazione di disporre di un mercato secondario efficiente è forte sia presso le autorità

creditizie sia presso le singole banche al fine di allargare il mercato degli investitori potenziali, non

più solo operatori individuali, ma anche investitori istituzionali.

La funzione economica delle obbligazioni

Le obbligazioni ordinarie rappresentano per la banca emittente una forma di raccolta di mezzi

finanziari a medio-lungo termine (a garanzia di una certa stabilità) e per il sottoscrittore una forma

tecnica di impiego durevole, ma con la possibilità di liquidarla all’occorrenza.

Le obbligazioni convertibili di tipo diretto invece rappresentano per la banca un mezzo di raccolta

di risorse finanziarie che possono trasformarsi in capitale azionario. Esse sono spesso utilizzate

dalla banca al posto dell’emissione azionaria potenzialmente rischiosa, in quanto i sottoscrittori, in

presenza di qualche esitazione a sottoscrivere un’eventuale emissione azionaria, potrebbero

sottoscrivere volentieri obbligazioni convertibili. Infatti se l’investimento del sottoscrittore è in

grado di apprezzarsi, egli troverà conveniente effettuare la conversione.

E’ + conveniente anche per la banca che in presenza di tale prestito obbligazionario dovrà

rimunerare i sottoscrittori e tale costo è interamente deducibile dal reddito imponibile, al contrario

della rimunerazione di azioni.

Le obbligazioni convertibili di tipo indiretto rappresentano per la banca al contempo un’operazione

di raccolta fondi e una di investimento, lucrando un margine pari alla differenza fra i rispettivi costi

e ricavi. Infatti a monte di tali operazioni stanno fabbisogni finanziari di un’altra società (diversa

dalla banca in questione) che la banca soddisfa direttamente mediante la concessione di prestiti

pluriennali, finanziati mediante l’emissione delle stesse obbligazioni. Il suo rischio è quello

dell’impresa affidata. 19

I titoli strutturati

I titoli strutturati sono obbligazioni il cui rendimento dipende dall’andamento di una o + variabili

finanziarie, come prezzi di commodities, tassi di interesse, tassi di cambio e andamenti di indici

e una parte

azionari. Il rendimento di tali titoli presenta due distinte componenti: una parte garantita

indicizzata alla dinamica della variabile finanziaria di riferimento.

Il tasso di rendimento garantito è spesso pari a zero, ossia viene assicurato all’investitore solo il

rimborso del prezzo di sottoscrizione. La parte incerta del rendimento invece può essere definita

nelle forme + svariate. vedi pagg. 88-89

I prestiti subordinati

Premessa: il patrimonio in senso stretto comprende il capitale sociale e le varie riserve di bilancio.

Ai fini della vigilanza abbiamo un concetto + ampio di patrimonio che così comprende anche i

fondi per i rischi bancari generali, le riserve occulte (non permesse in Italia), gli strumenti cd. ibridi

del capitale di debito e i prestiti subordinati a scadenza determinata.

La normativa vigente distingue in patrimonio di base, dove confluiscono gli elementi di qualità

primaria (capitale versato, riserve, fondo per rischi bancari generali e gli strumenti innovativi di

che comprende principalmente gli strumenti ibridi di

capitale), e patrimonio supplementare,

patrimonializzazione e le passività subordinate. Al fine di evitare uno spostamento del patrimonio di

vigilanza verso le poste rappresentative di capitale di debito, le banche devono rispettare tali limiti:

- gli strumenti innovativi di capitale possono essere computati al patrimonio di base entro un

limite max del 15% del patrimonio di base stesso

- il patrimonio supplementare è ammesso entro un ammontare pari al patrimonio di base

- le passività subordinate sono computate nel patrimonio supplementare entro un limite max

del 50% del patrimonio di base.

sono prestiti accesi dalla banca per una durata ≥ 5 anni, in base ad accordi

I prestiti subordinati

vincolanti per cui, in caso di liquidazione della stessa banca, il capitale è rimborsato solo dopo il

rimborso di tutti gli altri debiti in essere. Essi possono essere emessi dalle banche sotto forma di

obbligazioni ordinarie o convertibili o come semplici mutui.

Vantaggi: la banca si rafforza patrimonialmente in modo elastico, costo interamente deducibile

fiscalmente. Vantaggi anche per il finanziatore grazie ad un adeguato rendimento a basso rischio.

Svantaggi: i prestiti subordinati, al contrario del capitale sociale, devono essere rimborsati

problemi periodici di tesoreria e di ricapitalizzazione e costi di rimunerazione

La forma tecnica + diffusa è quella del mutuo, in quanto permette una negoziazione fra emittente e

sottoscrittore, in particolare in connessione con l’intervento di una banca a favore di un’altra in

previsione di un successivo intervento di tipo partecipativo.

I prestiti subordinati rappresentati da titoli obbligazionari invece hanno avuto scarso successo a

causa di un mercato ancora largamente tradizionale e dimensionalmente limitato come quello

italiano.

Emissioni azionarie e processo di capitalizzazione

Le emissioni azionarie, insieme con l’accantonamento degli utili (autofinanziamento),

rappresentano la principale fonte di mezzi di natura patrimoniale, variabile cui sono legate le

possibilità di espansione e di assunzione dei rischi. Un volume adeguato di patrimonio è cmq

necessario alle banche per ragioni di tutela dei terzi creditori, di economicità aziendale e un

proficuo collegamento con il territorio e la clientela.

Le azioni bancarie. Il prezzo/valore delle azioni e le attese degli azionisti

Esse assegnano il diritto al dividendo, il diritto al rimborso del capitale in caso di scioglimento della

società, il diritto di opzione in caso di aumento di capitale e infine il diritto al voto. Nelle banche

spa il voto spetta in relazione alle azioni possedute, nelle banche popolari al socio spetta un solo

voto (cd. voto capitario) indipendentemente dalle azioni possedute. 20

L’azione ordinaria ha un valore che dovrebbe essere pari al valore globale dell’impresa emittente

rapportato al n° delle azioni in circolazione. Ma tale valore spesso non coincide con il prezzo al

quale l’azione è negoziata sul mercato infatti i mercati sono imperfetti, il valore dipende spesso

da molteplici variabili soggettive e inoltre il diverso tipo di mercato sul quale si formano i prezzi

delle azioni condiziona la significatività dei prezzi e la liquidabilità dei titoli.

Per molto tempo le banche italiane hanno adottato una politica di forti accantonamenti di utili e di

contenimento della distribuzione dei dividendi: valore/prezzo crescente per diversi anni e continuo

aumento del valore delle banche emittenti e delle loro azioni. Recentemente l’attenzione è sul breve

periodo con un mercato dal carattere + speculativo e proprio nel momento in cui il fabbisogno di

patrimonio si faceva + intenso a causa della crescente severità delle norme di vigilanza.

L’emissione di nuove azioni può essere fatta attraverso aumenti di capitale, che possono essere di

tre tipi: gratuiti, a pagamento, misti.

Gli aumenti di capitale gratuiti possono essere considerati come mere operazioni contabili.

Diverso è il caso delle emissioni a pagamento: dato che l’esercizio del diritto di opzione implica un

esborso monetario da parte dell’azionista esistente che potrebbe non volerlo, egli può vendere i

diritti d’opzione che gli spettano, di conseguenza la sua percentuale di partecipazione al capitale

della banca si riduce, così come il suo potere all’interno della compagine sociale.

7 L’offerta dei servizi di investimento

Talvolta denominati “attività di intermediazione mobiliare”. I servizi per gli investitori riguardano

le attività di negoziazione e le attività di gestione individuale di patrimoni.

La negoziazione di strumenti finanziari

Consiste nella trasmissione sul mercato degli ordini di acquisto e vendita di strumenti finanziari, a

loro volta trasmessi alla banca dalla clientela servizio detto negoziazione per conto terzi.

La rimunerazione per il servizio prestato (configurabile come servizio di mediazione e di ricerca

della controparte) o in valore assoluto o in termini percentuali in relazione al controvalore della

transazione. Il servizio in esame ha un valore aggiunto molto basso per cui le banche per

incrementarlo e renderlo + appetibile per la clientela offrono servizi aggiuntivi:

- degli stessi strumenti finanziari comprendente l’incasso

custodia-amministrazione

periodico di cedole e dividendi, informazioni relative alle scadenze e ai rinnovi dei titoli,

eventuale esercizio dei diritti di opzione. Tale servizio è offerto generalmente a fronte di una

commissione, calcolata in percentuale sul valore medio dei titoli amministrati-custoditi nel

corso dell’anno.

- assistenza e consigli in materia di scelte di portafoglio che lascia

consulenza finanziaria:

cmq alla clientela la responsabilità per le decisioni finali di acquisto e vendita. Tale servizio

può essere offerto dalla banca come componente accessorio in un rapporto di clientela

caratterizzato da un significativo volume di operazioni in titoli oppure da un incarico

l’assistenza è attività

conferito in via continuativa a scopo reddituale. Solo nel primo caso

occasionale di semplice informazione e solo nel primo caso trova remunerazione indiretta

nelle commissioni di negoziazione per conto terzi e custodia-amministrazione.

- con cui la banca soddisfa le richieste di acquisto-vendita

negoziazione per proprio conto

della clientela, movimentando il proprio portafogli titoli, se le condizioni di tempi e/o prezzo

sono giudicate migliori sia dalla banca che dal cliente investitore nessuna commissione.

La gestione individuale di patrimoni

La banca, su delega del cliente, gestisce un portafoglio di strumenti finanziari con l’obiettivo di

ottimizzarne la redditività rispetto ai vincoli di rischio e liquidità del cliente. Quindi a differenza dei

21

servizi suddetti, questo ha natura decisionale per la banca. La remunerazione per il servizio deriva

dall’applicazione di commissioni, tra le quali in ordine di diffusione decrescente:

- la banca negozia preventivamente con il cliente un obiettivo

commissione di performance:

di rendimento, detto benchmark, che non viene garantito, ma nel caso la banca ci riesca può

trattenere una parte del sovrarendimento rispetto al benchmark stesso.

- commissione periodica sul valore di stock del singolo patrimonio

commissione di gestione:

gestito.

- commissione percentuale al patrimonio affidatole in gestione alla

commissione di ingresso:

stipula del contratto, essa è molto rara.

I servizi agli emittenti: i servizi di collocamento

Si rivolgono alle imprese che intendono raccogliere risorse sul mercato a titolo di capitale di debito

o di capitale azionario operazioni di mercato primario. Tali servizi offerti sono:

di o di suggerendo all’impresa emittente

attività consulenziale (detta advisory origination):

• tempi, condizioni e modalità + opportune di mette a disposizione

servizio di collocamento di carattere distributivo (detto selling):

• dell’impresa emittente la capillarità della propria rete distributiva e la sistematicità dei propri

contatti con il pubblico degli investitori.

la banca, dietro commissione piuttosto elevata, si assume parte

collocamento con garanzia:

• dei rischi dell’emissione:

- la banca si impegna a sottoscrivere una parte dell’emissione progettata qualora questa

non sia accolta bene dal mercato.

- la banca sottoscrive direttamente una parte dell’emissione e successivamente procede al

suo collocamento sul mercato con tempi e modalità preconcordati con l’emittente.

Eccetto i servizi di collocamento, gli altri si rivolgono principalmente ad un mercato retail (piccole

imprese, ma soprattutto individui) o piuttosto di tipo institutional. La scelta, da parte della banca,

retail-institutional comporta conseguenze sui meccanismi di pricing da applicare e sui sistemi

distributivi + opportuni. Un mercato retail, anche se a fronte di commissioni applicate + elevate,

richiede costi operativi e costi distributivi + elevati. In genere la banca utilizza la sua rete di

sportelli accompagnandola ad una rete di vendita esterna attraverso promotori finanziari che

operano per una sola banca (detto “monomandato”). La direttiva 2004/39, recepita nel 2006,

dovrebbe riportare l’attività di consulenza finanziaria nel novero delle attività regolamentate e

perciò esercitabile in via esclusiva dagli intermediari finanziari e dagli altri soggetti autorizzati.

Cenni sulla disciplina dei servizi di investimento

Una serie di normative finalizzate ad una attenzione + mirata ai mercati si sono susseguite in Italia:

- L. n. 1/1991 avente per oggetto “Disciplina dell’attività di intermediazione mobiliare e

disposizioni sull’organizzazione dei mercati mobiliari”

- D.lgs. n. 416/1996

- Testo Unico della Finanza (d. lgs. 58/1998)

Il TU tratta di numerosi aspetti, ma qui trattiamo in particolare: l’identificazione dei servizi di

investimento soggetti a (in quanto prevede barriere all’entrata di carattere

riserva di attività

normativo) e il contenuto delle norme di vigilanza che regolano l’offerta degli stessi servizi.

Circa il primo punto l’art. 1 TU definisce i “servizi di investimento”:

- negoziazione per conto terzi e per conto proprio

- collocamento con o senza preventiva sottoscrizione

- gestione individuale di portafogli di investimento per conto terzi

- ricezione e trasmissione di ordini 22

(Consulenze e strategie di finanziamento non sono comprese tra i servizi di investimento, ma sono

attività accessorie ex TU)

L’esercizio di tali servizi di investimento nei confronti del pubblico, ex art. 18 TU, è riservato alle

banche, alle imprese di investimento (in Italia dette società di intermediazione mobiliare o SIM),

alle SGR (limitatamente a gestione individuale di patrimoni). Le banche però non hanno alcun

obbligo in termini di specializzazione-diversificazione.

I possibili rapporti tra banche e SIM

esempi dei possibili rapporti tra banche e SIM:

Facciamo alcuni

La banca decide di svolgere direttamente i servizi di investimento coerenti con l’attività

creditizia e gli altri servi svolti le SIM che svolgono i medesimi servizi sono concorrenti.

La banca opera nel segmento dell’intermediazione mobiliare deputando alcuni servizi di

investimento ad una SIM costituita ad hoc e partecipata da averne il controllo la SIM “di

gruppo” ha come concorrenti le altre SIM che svolgono i medesimi servizi.

La banca opera principalmente nel segmento dell’intermediazione creditizia, ma, per non

• trascurare l’attività di intermediazione mobiliare, canalizza la clientela che richiedesse tali

servizi verso una SIM di cui ha una partecipazione non controllante cosicché la banca

ottiene una parte del ricavo da commissione (si parla in tal caso di e

retrocessione)

partecipa agli utili della SIM forma di collaborazione tra banca e SIM.

La banca opera nel segmento dell’intermediazione creditizia, ma, per non trascurare

• l’attività di intermediazione mobiliare, stipula un accordo commerciale con una SIM per

ottenere la retrocessione di parte dei ricavi da commissione collaboraz. tra banca e SIM.

Alcune disposizioni, in materia di servizi di investimento,

i servizi di investimento possono essere offerti previa autorizzazione degli

di vigilanza strutturale:

organi di controllo. Nel caso delle SIM, dato che sono specializzate in tali servizi, l’autorizzazione è

concessa in parallelo alla concessione dello status di impresa di investimento, subordinato alla

presenza di determinati requisiti analoghi a quelli necessari per ottenere lo status di banca: la SIM

deve assumere la forma giuridica di spa, avere un capitale minimo, aprire la propria sede in Italia,

soddisfare requisiti di onorabilità e professionalità di soci e amministratori.

Anche per le imprese di investimento vale il principio del mutuo riconoscimento tra i paesi dell’UE

per cui esse possono operare in qualsiasi stato membro senza dover ottenere autorizzazioni dallo

stato ospitante, ma con l’unico onere di comunicargli l’avvio della prestazione dei servizi tempi

e costi molto ridotti. l’offerta dei servizi di investimento è regolata, analogamente all’attività

di vigilanza prudenziale:

creditizia, sulla base di un sistema di coefficienti patrimoniali. Nel caso dei servizi di investimento

misurati in funzione:

sono previsti requisiti minimi di capitalizzazione

- dei costi operativi sostenuti, a fronte del cd. “rischio operativo”

- delle perdite potenziali sulle posizioni in essere, a fronte del cd. “rischio di mercato”

(previsto solo se l’intermediario offre servizi che implicano l’assunzione di posizioni in

proprio, quali negoziazione di strumenti fin. in conto proprio o collocamento con garanzia).

norme volte a regolare il comportamento dell’intermediario nei confronti

di vigilanza fair play:

della propria clientela secondo alcuni principi generali: maggiore correttezza e trasparenza,

adeguata informazione, minimo rischio di conflitti di interesse, gestione indipendente sana e

prudente. La normativa secondaria inoltre prevede il rispetto di due principi: know your customer

(conoscere esperienze fin. e profilo di rischio dell’investitore) e suitability (astenersi da operazioni

non adeguate per tipologia, frequenza o dimensione, senza esplicita autorizzazione del cliente).

Inoltre, anche se non per obbligo di legge, le imprese che vogliano garantire una forte tutela del

cliente adottano i cd. chinese walls: distinzione, a livello organizzativo e contabile, delle diverse

attività di intermediazione che possano originare conflitto di interessi, ad es. separando fisicamente

determinate unità operative. 23

Il possibile futuro ruolo delle banche nel settore dei servizi di investimento

Per collocare opportunamente l’offerta di servizi di investimento all’interno della complessiva

operatività bancaria, le banche devono definire una serie di opzioni strategiche, le quali possono

essere ricondotte a cinque elementi: in materia di servizi di investimento

scelte precise sulla linea specializzazione-diversificazione

1. da adottare nello svolgimento dei servizi di

scelte precise circa il modello organizzativo

2. investimento che si è deciso di offrire alla clientela: produzione diretta o indiretta, se indiretta

all’interno o meno del proprio gruppo, eventuali accordi commerciali

dei propri servizi di investimento: utilizzo della propria

scelte precise circa la fase distributiva

3. rete territoriali (sportelli) o di reti di vendita esterne, proprie o altrui, basate sull’attività dei

promotori finanziari

scelte precise sul tipo di servizio di investimento da offrire: prodotti “di massa” o “di nicchia”

4. e relativi problemi operativi come mercato di riferimento e politiche di pricing.

scelte organizzative interne: soprattutto relative al personale e alle specifiche competenze.

5.

Il rappresenta un segmento specifico del virtual banking e consiste nella possibilità

trading on line

offerta all’investitore di trasmettere gli ordini alla banca negoziatrice direttamente dal proprio pc

con vantaggi evidenti: velocità, conoscenza immediata delle opportunità del mercato, costi molto

bassi. Il modello di trading on line è molto adatto al servizio di negoziazione per conto terzi, stante

l’elevata standardizzazione di questo in termini di contenuti e quindi è molto appetibile per gli

investitori di tipo retail. 8 I prestiti bancari

La banca come elemento di sostegno delle economie moderne

Il ruolo della banca nello sviluppo dell’economia e della società è sempre stato un ruolo attivo.

Sviluppo del sistema bancario sviluppo dell’economia reale.

Inoltre i prestiti bancari sono stati determinanti per le s/fortune delle banche. Infatti i rendimenti dei

prestiti alla clientela sono sempre stati superiori a quelli delle altre forme di impiego della raccolta

bancaria per motivi collegati sia al relativo rischio sia alla forza contrattuale nei riguardi dei singoli

clienti. Essi sono fondamentali per lo sviluppo della banca anche perché attivano il cd.

“moltiplicatore dei depositi” infatti i depositi servono per concedere prestiti e i prestiti

contribuiscono allo sviluppo dei depositi.

Oltre i prestiti per cassa, vi sono i prestiti di firma che tipicamente vengono concessi in 3 forme

tecniche: avallo (garanzia da un terzo), accettazione (crediti cambiari) e fideiussione (crediti non

cambiari).

In Italia, da un lato il mercato mobiliare è molto ristretto, salvo per la componente rappresentata

dalle negoziazioni dei titoli di stato e perciò non è in grado di soddisfare tutti i tipi di fabbisogni

finanziari del mondo produttivo e cmq esso è di fatto controllato strettamente dal sistema bancario;

dall’altro i finanziamenti degli intermediari finanziari non bancari sono considerati un complemento

e non un’alternativa ai prestiti bancari sia dal punto di vista tecnico che concorrenziale.

Negli ultimi anni però, seppur nell’ambito della diffusa formula della banca universale, il mix dei

servizi offerti dalle banche è mutato: l’attività dei prestiti bancari ha perso interesse e peso presso le

banche di grandi dimensioni e ne ha acquistato presso le banche che hanno un più forte radicamento

al territorio. Nel complesso però l’impatto negativo delle banche maggiori è stato maggiore

dell’impatto positivo di quelle + legate al territorio e conseguentemente il rapporto fra prestiti alla

clientela e totale dell’attivo di bilancio da qualche anno sta decrescendo. Si era pensato che la

decrescita di tale rapporto fosse dovuta alla stagnazione dell’attività produttiva e alla conseguente

24

contrazione della domanda di credito da parte delle imprese, ma più realisticamente si è visto che la

funzione creditizia presenta ormai costi, esigenze organizzative e rischi non + accettabili.

L’entrata in vigore delle nuove norme di vigilanza prudenziale potrebbe avere inoltre un ulteriore

impatto negativo per motivi legati alle strategie di medio/lungo periodo di una parte del sistema

bancario italiano che ha deciso di puntare via via più sulla finanza mobiliare che sull’attività dei

prestiti “l’arte del banchiere” subirà le sorti dell’obsolescenza.

La classificazione dei prestiti bancari

Le perdite sui crediti insieme ad altri fattori, come la cattiva gestione, sono le maggiori responsabili

dei fallimenti bancari. I prestiti bancari si possono classificare:

- si può distinguere tra residenti e non

secondo la categoria di aziende beneficiarie

residenti, a cui corrispondono rispettivamente gli impieghi in prestiti sull’interno e gli

impieghi in prestiti sull’esterno. Tra i residenti abbiamo la cd. “clientela ordinaria”:

amministrazione pubblica, imprese finanziarie e non, famiglie, istituzioni sociali e private,

imprese di assicurazione.

- gli impieghi sull’interno alla clientela ordinaria assumono

secondo la forma tecnica

prevalentemente la forma tecnica di sconti di effetti commerciali, sovvenzioni cambiarie,

anticipazioni attive, aperture di credito, riporti, sconti di annualità, cessioni di credito,

prestiti su pegno, prestiti contro cessioni di stipendio, mutui con garanzie ipotecarie.

- si può distinguere tra impieghi a breve (< 18 mesi e quelli a scadenza

secondo la scadenza

indeterminata salvo revoca), a medio (da 18 a 60 mesi) e lungo (oltre 60 mesi) termine.

- si distingue in prestiti in euro e prestiti in

secondo la denominazione dell’unità di conto

valuta estera.

I prestiti a breve e a medio/lungo termine

Le banche italiane per molto tempo sono state suddivise in due grandi categorie:

specializzate nell’esercizio del credito nel breve, salvo

1. aziende di credito ordinario:

eccezioni autorizzate nell’ambito di appositi parametri patrimoniali dalle autorità creditizie,

e nella raccolta del risparmio. La capacità delle imprese di assicurare il rimborso alla

scadenza convenuta dipendeva:

- formazione di CF positivi prodotti dalla gestione caratteristica

- dismissione di attività fin. o reali indipendenti dall’andamento della gestione

caratteristica

- Possibilità di ottenere da altre banche o intermediari fin. i prestiti sostitutivi di quelli

giunti a scadenza.

La scadenza a breve termine consentiva sia di soddisfare le esigenze di liquidità connesse al

grado di esigibilità dei depositi, sia di attuare un’adeguata ripartizione dei rischi.

specializzate nell’esercizio del credito a medio/lunga scadenza e

2. istituti di credito speciale:

nella raccolta del risparmio (essenzialmente nelle forme di obbligazioni e certificati di

deposito con scadenze analoghe a quelle degli impieghi). Per questi, come per le prime, il

rapporto fiduciario con le imprese clienti era essenziale, ma con + trasparenza e, di contro,

con l’aggravio per il cliente di dover offrire garanzie collaterali (es. ipoteche) in quanto:

scadenza del prestito rischio incertezza sulla capacità di rimborso del cliente

↑ ↑ ↑

Anche per tale motivo i prestiti a medio/lungo termine avevano importi più elevati di quelli

a breve. In certi casi i finanziamenti bancari a medio/lungo termine sono stati addirittura

preferiti dagli imprenditori rispetto a mezzi propri, sia per motivi fiscali sia perché

strumento finanziario spesso connesso all’ottenimento di agevolazioni da parte dei pubblici

poteri che le concedevano per realizzare le diverse politiche di sviluppo dell’economia

italiana nelle zone più depresse (es. Mezzogiorno). 25

Le cose sono cambiate con l’avvento di un unico tipo di banca sancito dal TU entrato in

vigore nel 1994. Da allora quanto detto in precedenza è venuto teoricamente meno. La

principale conseguenza è che la composizione del portafoglio prestiti delle banche, in

relazione alla scadenza, è ormai libera e dipende essenzialmente da dimensioni e

organizzazione della banca e dalle caratteristiche della domanda di mercato.

Ancora sul rischio dell’attività di prestito

Vi è il che riguarda la redditività aziendale ed è strettamente legato al

rischio economico,

rischio di credito (capitale non rimborsato e/o interessi non corrisposti), e rischio

che riguarda invece la liquidità aziendale.

finanziario,

La congiunzione di tali rischi concorre a determinare la qualità dei prestiti classificandoli in:

- buona capacità di solvenza degli impegni assunti.

prestiti vivi:

- esposizioni nei confronti di imprese che versano in temporanee

partite incagliate:

situazioni di obiettive difficoltà finanziarie ritenute tuttavia superabili nel tempo.

- esposizioni nei confronti di imprese che versano in stato di insolvenza definitivo

sofferenze:

o in situazioni equiparabili, anche se non accertato giudizialmente, indipendentemente dalle

previsioni di perdita o dall’esistenza di eventuali garanzie. La definizione di sofferenze

comprende solo i crediti per cassa (e non quelli per firma).

- esposizioni il cui recupero appare alquanto incerto, con la conseguente

dubbi esiti:

manifestazione di perdite definitive parziali o totali.

Le perdite sui crediti non emergono solo dalle sofferenze, ma possono essere implicite anche nei

c.d. crediti incagliati e anche nei c.d. crediti vivi, cioè quelli che al momento dell’analisi non

lasciano intravedere particolari problemi, ma che potrebbero degenerare nel corso del tempo.

Allorché si manifesta la crisi del debitore, la banca deve decidere in merito al suo rapporto con

questi. Tali decisioni sono solitamente effettuate dalla struttura interna delle banche con l’ausilio di

consulenti esterni soprattutto di tipo legale. Sempre più frequente è anche l’affidamento completo

del contenzioso a società specializzate esterne alle banche nella forma di mandato o pro soluto. La

decisione su chi si dovrà occupare del contenzioso (società specializzata o la stessa banca?) dipende

anche dal costo delle perdite su crediti: l’attuale normativa infatti non permette di dedurre

dall’imposizione fiscale le perdite presunte, si verifica quindi il paradosso di pagare un’imposta

sulle perdite. 9 La valutazione dei fidi

Il concetto di fido

Il fido, o affidamento, è definito come l’impegno assunto dalla banca di mettere una somma a

disposizione del cliente, di assumere o di garantire per suo conto un’obbligazione (es. credito di

firma). Il cliente invece si assume l’obbligo di pagare gli interessi sulle somme utilizzate al tasso

stabilito o di corrispondere alla banca il compenso convenuto nel caso di credito di firma. Non

sussiste per l’accreditato l’obbligo di utilizzare il fido.

Il fido consiste quindi in un accordo preliminare rispetto ai contratti bancari di prestito. Lo stesso

fido può dar vita ad uno o più prestiti. L’importo del fido è sempre predeterminato.

L’estinzione del fido può avvenire per scadenza del termine finale, ma la banca può cmq recedere

prima per giusta causa (cmq è sempre presente in contratto la clausola “salvo revoca” che permette

alla banca pieno e incondizionato potere di recesso), oppure se a tempo indeterminato, ciascuna

delle parti può recedere mediante preavviso previsto dal contratto, o in mancanza con preavviso di

15 gg. (art. 1845 c.c.).

La valutazione della capacità di rimborso delle imprese richiedenti credito può essere intesa come

apprezzamento del grado di rischio connesso all’operazione di prestito, con riferimento sia al

26

rischio economico derivante dall’insolvenza, sia al rischio finanziario collegato al mancato

rimborso dei prestiti alla scadenza convenuta, ma per i quali esista una ragionevole certezza di

rientro in tempi successivi.

I criteri di analisi, che dipendono essenzialmente dall’avversione al rischio della banca e dalla

natura delle informazioni prese come supporto alla valutazione, si dividono in 2 categorie:

mirano a stabilire una correlazione diretta tra la capacità

1. criteri di analisi statico-patrimoniali:

di rimborso ed il profilo patrimoniale del richiedente credito, utilizzando a tal fine, come

supporto informativo, i valori storici o attuali della stato patrimoniale. La determinazione

dell’ammontare del prestito e del rischio viene fissata in rapporto al valore delle garanzie reali o

alla consistenza di certe poste patrimoniali. Ove prevalga l’obiettivo della tutela del rischio di

perdita, i tipici indicatori sono attività reali costituibili in garanzia, certe poste dell’attivo

(es. crediti e scorte) e ove prevalga l’obiettivo di tutela della puntualità del

patrimonio netto;

rimborso, sono e la cd. (rapporto fra attività correnti

ccn, quozienti di liquidità “prova acida”

depurate delle scorte e passività correnti).

considerano l’attitudine dell’impresa affidata a produrre

2. criteri di analisi dinamico-reddituali:

redditi adeguati rispetto alle situazioni di rischio caratteristiche dei settori di attività di

appartenenza. La capacità di rimborso viene quindi collegata alla redditività futura dell’impresa.

Ove prevalga l’obiettivo della tutela del rischio di perdita, il tipico indicatore è il cash-flow,

reddito netto o altre configurazioni del reddito (gli strumenti sono i bilanci prospettici); ove

prevalga l’obiettivo di tutela della puntualità del rimborso, è il (gli

flusso netto di cassa

strumenti sono i bilanci preventivi di cassa).

La valutazione della consistenza dei dati economici, finanziari e patrimoniali assunti per la

formulazione dei bilanci prospettici o del bilancio preventivo di cassa, e quindi per esprimere

giudizi sulla capacità di rimborso, assume un grado di attendibilità e di affidabilità maggiore se

inserita in una compiuta analisi dei fattori ambientali e di impresa.

L’istruttoria delle domande di fido

L’istruttoria per la domanda di fido è l’espletamento di indagini e analisi atte a fornire elementi di

valutazione sulla capacità di rimborso dell’impresa richiedente fido e sui rischi dell’operazione.

Essa varia di banca in banca,ma generalmente si articola in 4 fasi:

accertare la validità e l’esattezza dei dati costitutivi e delle dichiarazioni rilasciate dal cliente

1. all’atto della presentazione della richiesta di fido e raccolta di altre informazioni

analisi prevalentemente qualitative riguardanti la struttura e l’andamento del settore in cui

2. opera l’impresa, le caratteristiche generali e le politiche di gestione dell’impresa stessa e la

fondatezza dei suoi programmi futuri

utilizzo di tecniche di analisi quantitative di tipo:

3. sono le analisi di bilancio e si utilizzano le tecniche dei quozienti di bilancio

- consuntivo:

(indicazioni sintetiche su liquidità, redditività e indebitamento dell’impresa) e dei flussi

finanziari (informazioni su gestione finanziaria dell’impresa e fabbisogni di fondi)

- previsionale: mirano a quantificare la capacità di rimborso dell’impresa e si utilizzano le

tecniche dei bilanci preventivi (per previsioni di non breve periodo) e del bilancio

preventivo di cassa (per previsioni di breve periodo).

sintesi delle precedenti, e si traduce in una relazione di fido nella quale vengono indicati

4. aspetti positivi e negativi dell’accoglimento della richiesta di credito.

Le decisioni di eventuale affidamento effettuate al termine delle istruttorie devono essere coerenti

con le decisioni assunte a monte in merito al volume desiderato di impieghi in prestiti e di

composizione qualitativa di questi ultimi. 27


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Tecnica bancaria , basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Economia e gestione della Banca di Roberto Ruozi. con analisi specifica dei seguenti argomenti: l'attività bancaria e la banca, legge bancaria del 1936, la banca centrale, i mezzi finanziari, tutela del depositante, stabilità e gestione delle banche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia delle banche, delle assicurazioni e degli intermediari finanziari
SSD:
Docente: Nerici Ida
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica bancaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Nerici Ida.

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