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Politica economica

Crisi economica

Il prodotto interno lordo (PIL) è definito come la produzione di beni e servizi finali prodotti sul territorio di uno Stato durante un certo periodo, di regola l’anno o il trimestre. È una misura centrale dei risultati economici di un paese. Nel 2014, il PIL in Italia era di 1.616.048 miliardi. Il prodotto rappresenta la produzione totale di beni e servizi dell'economia, diminuita dei consumi intermedi ed aumentata delle imposte nette sui prodotti. "Interno" indica che comprende il valore dei beni e servizi prodotti all'interno di un paese, indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce. "Lordo" significa che è al lordo degli ammortamenti, ovvero il procedimento con il quale si distribuiscono su più esercizi i costi di beni a utilità pluriennale.

Metodi di calcolo del PIL

  • Come valore di mercato del bene finale prodotto (metodo della domanda finale)
  • Come somma dei valori aggiunti nei vari processi produttivi (metodo del valore aggiunto)
  • Il PIL può essere considerato, in modo equivalente, come la somma delle remunerazioni ai fattori produttivi impiegati nella produzione

Il PIL è legato alla domanda fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti: Y è il PIL, C sono i consumi finali, G è la spesa dello Stato, I gli investimenti privati, X le esportazioni, M le importazioni.

Il volume del PIL globale negli ultimi anni è diminuito (0,4%), in quanto sono diminuiti i consumi (C) e gli investimenti (I); provocando un aumento della disoccupazione e una riduzione dell’occupazione. Tutto questo può essere però compensato con un aumento delle esportazioni (X). Consideriamo "estero" tutto ciò che è fuori dall’Italia, l’UE è considerato intraeuropeo.

Notiamo dal grafico che il volume del PIL nel 2014 è diminuito al di sotto del 2000. Gli investimenti del 2014 sono diminuiti di circa il 3%. I settori maggiormente condizionati dalla diminuzione del PIL sono costruzioni, agricoltura e pesca. Il saldo primario nel 2014 è l’1,6% del PIL – (differenza tra entrate e uscite [interessi]) – per l’Italia è positivo.

Cicli economici

I cicli economici dal dopoguerra sono crisi brevi di circa 1-2 anni, con periodi di espansione e crescita più lunghi. La crescita del PIL si intreccia in modo inscindibile con periodiche fluttuazioni, ovvero con il ciclo economico: nel corso del tempo i sistemi economici si sviluppano attraverso una sequenza di fasi di espansione, punti di svolta superiore, recessione, punti di svolta inferiore e ulteriori fasi espansive. Un ciclo economico è quindi caratterizzato da un movimento delle principali variabili economiche, come la produzione e l’occupazione. Una variabile può muoversi nella stessa direzione del ciclo, come avviene per le ore di lavoro straordinario, e in questo caso si parla di una variabile pre-ciclica: se una variabile si muove invece in direzione opposta, come ad esempio la cassa integrazione, si parla di una variabile anticiclica.

Si distingue fra cicli classici, per i quali si osserva una diminuzione assoluta dell’attività economica, cioè una recessione, e cicli di crescita, nei quali invece si osserva una diminuzione del tasso di crescita dell’economia: nel grafico è rappresentato prima un ciclo classico, con una riduzione assoluta dell’attività economica, sia un ciclo di crescita, nel corso del quale invece l’attività economica cresce debolmente o rimane stabile, ma non diminuisce.

Indice dei prezzi al consumo

Tasso di crescita dell'indice dei prezzi al consumo: si riferisce ad un indice generale relativo a tutti i beni e servizi finali, di cui l'inflazione è il tasso di variazione dell'indice corrispondente. Il tasso di variazione (su base mensile) può essere:

  • Congiunturale al tempo \( P_t/P_{t-1} \), rispetto al mese precedente.
  • Tendenziale al tempo \( P_t/P_{t-12} \), rispetto all’anno precedente.

2010 2011 2012 2013 2014
100 101.2 102 103.9 103.8
+1.2% +0.7% +1.8% -0.1%

Inflazione e deflazione

La stabilità dei prezzi è circa 2%, di questo si occupa la BCE. Siamo vicini allo 0, vicini alla deflazione. Non sappiamo come reagire all’inflazione; il Giappone è in deflazione da 20 anni. La deflazione è una diminuzione del livello generale dei prezzi. Il fenomeno opposto si definisce inflazione. La deflazione non va confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.

Partite correnti

Le partite correnti di beni, servizi e trasferimenti rappresentano la differenza tra i flussi di esportazioni e i flussi di importazioni. Nei movimenti di capitale, registriamo le variazioni degli stock: se avessimo un disavanzo delle partite correnti significa che il settore estero ci sta facendo credito. Le partite correnti sono il saldo di questi tre documenti:

  • La bilancia commerciale
  • La bilancia dei servizi
  • La bilancia dei trasferimenti

Il tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione si rivela su base mensile come il tasso di variazione, è destagionalizzato ed è il numero di disoccupati diviso le forze lavoro. Nel 2007 il rapporto Debito/PIL era 99,7, poi è arrivata la crisi e questo rapporto è aumentato, causando una doppia recessione. Nel 2014 (oggi) il rapporto Debito/PIL è 132,1, e le previsioni per il 2015 sono una continua crescita. Se togliamo le spese per interesse passiamo da un deficit a un avanzo primario positivo.

Unione europea

Ci colleghiamo al problema della Grecia: attualmente vi è in corso una contrattazione riguardante il parametro rapporto Debito/PIL, dove quello della Grecia è elevato. D/Y = 150 (Grecia) = 13,5 (Italia), dove D è il debito, misurato come stock (somma di tutti i disavanzi passati), e Y è il PIL, misurato come flusso. Il rapporto Debito/PIL può essere diminuito (il livello stipulato è il 60%) sia con una riduzione del numeratore che con un aumento del denominatore. Il rapporto diminuisce se il tasso di crescita reale dell’economia è superiore al tasso di interesse reale e se esiste un avanzo primario.

Il rapporto Debito/PIL è importante perché, se ad esempio è pari a 150 e il tasso d’interesse richiesto sui titoli di stato è il 6%, è necessario avere un avanzo primario del 9% sul PIL solo per poter pagare gli interessi, a residenti nazionali o internazionali.

Saldo primario

Il saldo primario, nella contabilità nazionale, è la differenza tra le entrate e le spese delle amministrazioni pubbliche. Se tale differenza è negativa, ovvero se le spese (escluse quelle per interessi) superano le entrate, si parla di disavanzo primario, altrimenti di avanzo primario. Formalmente, quindi: SP = T-G dove SP è il saldo primario, T le entrate (prevalentemente imposte e contributi sociali), G le spese al netto degli interessi.

Il saldo primario per l’Italia è comunque positivo. Un dato importante per capire la situazione in Italia è dato dagli elementi fiscali. Quando si parla di due punti di PIL vuol dire 32 miliardi a prezzi correnti. Cinque punti di prodotto interno lordo sono 16 miliardi per 5, cioè 80 miliardi. La Grecia è paragonabile al Missouri (stessa situazione di crisi). La differenza sta nel fatto che se la Grecia fallisce la condizione Europea diventa a rischio, mentre se il Missouri fallisce gli Stati Uniti non risentono di questo fallimento.

Confronto tra:

  • BCE → ha un solo mandato, la stabilità dei prezzi con tasso di inflazione vicino al 2% dell’indice armonizzato
  • FED → ha due mandati, la stabilità dei prezzi con target del 2% e la piena occupazione

In Europa non vi è l’obiettivo della piena occupazione se non in modo indiretto.

Concetto di sovranità nazionale

Un concetto chiave è la sovranità nazionale, che viene conservata in virtù del principio di sussidiarietà, in base al quale se un soggetto realizza meglio un obiettivo, allora è meglio se lo fa lui. Questo concetto è cambiato per una serie di aspetti che hanno a che fare con la libertà di movimento. Con la politica monetaria, nel 1999 entra l'euro e nasce una politica monetaria europea. La politica fiscale ha l'obiettivo del rapporto debito PIL. Queste due politiche sono più centralizzate negli aggregati totali (soprattutto nel 2008).

In Europa le principali istituzioni sono:

  • Parlamento europeo: eletto su base europea. È importante ma non ha lo stesso potere del parlamento italiano
  • Consiglio europeo: è l'assemblea di tutti i capi del governo
  • Commissione europea: è un organismo più importante del parlamento
  • Corte di giustizia: organismo molto importante, ci si può appellare da parte dei cittadini
  • Banca centrale europea (BCE): ha un’operatività più diretta rispetto al parlamento
  • Banca europea degli investimenti (BEI): organismo molto importante perché ha come obiettivo quello di promuovere gli investimenti nell’UE

Questi organismi sono molto importanti perché consentono all’UE di funzionare.

Concetto di libertà

L’obiettivo della pace fra le nazioni è il criterio fondante dell’Unione Europea. La pace è un “bene pubblico”, è un bene “non escludibile”, è un bene “non rivale”. In quanto bene pubblico, la conservazione della pace richiede un impegno economico, in alcuni casi un sacrificio che possiamo chiamare il “prezzo” della pace.

Le due libertà fondamentali di Rawls:

  • Libertà di coscienza: libertà di concepire il bene richiede che sia consentito di ingannarci e commettere errori
  • Libertà politiche: ogni individuo deve avere equa opportunità di coprire cariche pubbliche e decidere

Le quattro libertà fondamentali UE:

  • Libertà di circolazione delle merci: vietati dazi doganali, restrizioni quantitative all’import, barriere tecniche
  • Libertà circolazione delle persone fisiche: cittadini UE possono scegliere dove stabilire residenza e lavorare
  • Libertà circolazione delle imprese (persone giuridiche): hanno il diritto di stabilirsi in qualsiasi stato
  • Libertà di circolazione dei servizi: libertà delle prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione
  • Libertà di circolazione dei capitali: acquistare e vendere attività reali e finanziarie in qualsiasi stato

Le quattro libertà fondamentali di Roosevelt:

  • Libertà di parola e di espressione: ovunque nel mondo
  • Libertà di religione: pregare Dio secondo proprio modo
  • Libertà dal bisogno: accordo che assicura a tutte le nazioni vita in pace per i suoi abitanti
  • Libertà dalla paura: riduzione mondiale e generalizzata dagli armamenti

Le libertà negative proposte da Roosevelt si trovano in modo più esteso nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Berlin definisce la libertà negativa, o libertà “da”, in termini di frontiera fra sfera della vita privata e il potere di influenza dello stato. La libertà positiva è invece definita in termini di capacità di autonomia e autodeterminazione. Nell’interpretazione di Berlin, la definizione di libertà positiva, o libertà “di”, si fonda sul desiderio degli individui di essere i padroni di noi stessi, mentre la libertà negativa si fonda sul desiderio di poter decidere senza impedimenti da parte dello Stato o di altri individui.

Nonostante la loro sovrapposizione concettuale, il dibattito sulle due concezioni di libertà negativa e positiva è spesso polarizzato, in particolare per le implicazioni di politica economica e sociale che ne derivano in una società moderna. Chi privilegia la nozione di libertà negativa, e chi a volte nega la validità della libertà positiva come concetto di libertà, pone come centrale il problema dell’assenza di vincoli da parte dello Stato: è un’impostazione che, in particolare, sul piano economico viene ricondotta alla posizione del liberalismo. La nozione di libertà positiva invece è legata alla visione di uno Stato che interviene per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla libertà degli individui: in questo senso, la libertà positiva può essere interpretata come un fondamento dello Stato sociale. Secondo i sostenitori della libertà positiva, l’obiettivo dell’uguaglianza è tipico di una democrazia.

Il passaggio dalla riflessione teorica all’individuazione concreta delle specifiche libertà da tutelare non è semplice, perché ogni epoca e società riconosce una gerarchia di libertà. Il problema non è garantire in astratto la libertà, ma è invece quello di tutelare un preciso sistema di libertà in un contesto storico dato.

Unione europea

Con il trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1 gennaio 1993, è stata istituita l’Unione europea, con la partecipazione di 15 stati: si è così aperta una fase politica nuova nel rapporto fra gli Stati europei poiché rappresenta un’evoluzione in direzione di un assetto federale dell’Europa. I punti trattati sono:

  • Stabilità dei prezzi
  • Situazione della finanza pubblica

La Commissione esamina se la disciplina di bilancio sia stata rispettata in base ai due seguenti parametri:

  • Il disavanzo pubblico annuale: il rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il PIL non deve superare il 3%
  • Il debito pubblico: il rapporto tra il debito pubblico lordo e il PIL non deve superare il 60% alla fine dell'ultimo esercizio di bilancio concluso

Il federalismo rappresenta una forma di organizzazione dello Stato e del potere politico; le forme del federalismo sono molteplici e rispecchiano specifiche evoluzioni storiche: la federazione si compone di Stati che decidono di cedere volontariamente parte della loro sovranità per attribuirla a uno Stato federale che gode a sua volta di sovranità, mentre la confederazione rappresenta un accordo fra Stati in vista di un obiettivo comune, senza alcuna cessione di sovranità. L’Unione europea rappresenta una forma intermedia di organizzazione federale: i due più importanti elementi di federalismo sono collegati a:

  • Moneta unica: modello confederale e funzionale dell’Europa ha nella moneta il massimo limite di espansione; la capacità di funzionamento della BCE dipende dall’emergere di un quadro istituzionale che rappresenti la politica fiscale e di bilancio europea.
  • La sussidiarietà: principio che colloca le decisioni politiche al livello più basso e vicino ai cittadini, per ogni dato livello di efficienza.

I passi ulteriori verso una forma di federalismo europeo riguardano la creazione di una cittadinanza europea, un Parlamento dotato di effettivi poteri legislativi, la politica estera e la politica di difesa. Il federalismo, l’autonomismo e il regionalismo degli Stati europei e dell’Europa richiede perciò un disegno relativo a:

  • Federalismo fiscale, come raccordo istituzionale fra sfera economica e sfera politica.

Debito pubblico

Politica fiscale

Gli stabilizzatori automatici rappresentano un aspetto importante della politica fiscale. Il ritardo temporale, dovuto ai necessari dibattiti politici sulla politica fiscale, comporta il rischio che al momento dell'attuazione di una riforma sia così lungo da renderla inefficace o contro-produttiva. L'efficacia della politica fiscale dipende dalla flessibilità del bilancio pubblico e dalla distribuzione della spesa pubblica tra spesa obbligatoria (es. pensioni sociali) e spesa discrezionale (es. investimenti pubblici). Pertanto, l’efficacia di una politica fiscale anticiclica dipende dall’esistenza di una quota significativa di spesa discrezionale e dalla rapidità con cui può essere iniziata e interrotta; una politica fiscale anticiclica può basarsi su stabilizzatori automatici, cioè su una regola fiscale che aumenta automaticamente le spese o riduce la tassazione nella fase recessiva, e simmetricamente diminuisce nella fase espansiva, come nel caso delle indennità di disoccupazione.

La rigidità della spesa pubblica corrente, dovuta al fatto che per la gran parte è rappresentata da salari e stipendi ai dipendenti pubblici la cui occupazione è stabile e non ha carattere ciclico, fornisce una fonte stabile di domanda all’economia nel corso del ciclo economico; la rigidità della spesa pubblica e l’eventuale esistenza di stabilizzatori automatici sono all’origine di un aumento del disavanzo pubblico di natura ciclica.

Prodotto potenziale, output gap e la produzione effettiva

Il prodotto potenziale è una stima della capacità produttiva di un paese se utilizza a pieno le sue risorse di lavoro e capitale. L’ipotesi di base per il calcolo del livello potenziale è che il prodotto interno lordo sia rappresentabile con una funzione di produzione a rendimenti di scala costanti del capitale e del lavoro, quale la Cobb-Douglas. In termini analitici, la funzione di produzione viene così rappresentata: \( Y_t = L_t^{\alpha} K_t^{1-\alpha} TFP_t \) dove Y è il prodotto interno lordo in livelli espresso in termini reali, L il lavoro, K il capitale, e α è l’elasticità del prodotto al fattore lavoro; il fattore TFP rappresenta il contributo del progresso tecnologico (o Produttività Totale dei Fattori, Total Factor Productivity) alla crescita economica.

L'output gap è la differenza tra il prodotto commerciale e il prodotto potenziale; rappresenta la base per il calcolo del disavanzo corretto per il ciclo (CAB): la BCE definisce il tasso di crescita del PIL potenziale come quel tasso di crescita del prodotto che è coerente con la stabilità dei prezzi nel medio periodo. Dal livello del prodotto potenziale dell’economia italiana è facile ottenere una misura dell’output gap che rappresenta lo scostamento tra il PIL effettivo e quello potenziale:

\( OG = \frac{Y - Yp}{Yp} = \frac{dY}{Yp} \)

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stikazzi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Campiglio Luigi.
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