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Il tempo e la complessità: teorie e metodi dell'antropologia culturale

Diversità culturale: prospettive e spunti metodologici

Costruzione di un sapere antropologico

Un sapere della differenza: L'antropologia culturale è un sapere della differenza. "Sapere" perché si è originata e sviluppata intorno a un oggetto, una metodologia e obiettivi nell'ambito di un progetto conoscitivo. Oggi è un settore riconosciuto della conoscenza che si propone di raggiungere una comprensione di "fatti" che appaiono strani ai nostri occhi perché diversi da quelli familiari.

Un progetto conoscitivo aperto: Perché è lo studio della differenza. L'antropologia si confronta con fenomeni e oggetti che richiedono l'estensione del senso dei termini/concetti/nozioni. Condizione necessaria: comprensione dell'Altro e delle differenze e confronto; carattere aperto chiamato a ripensare i concetti (riflessività: attività critica).

Il confronto con l'Altro: Prima fase: confronto con l'alterità. I primi studi si basavano su una modalità indiretta (da tavolino), usando dati di viaggiatori che non avevano intenzioni antropologiche. Nei primi del '900, Malinowski e Boas mostrarono la necessità di recarsi sul campo (fieldwork): soggiorni, osservazioni, conversazioni, trascrizioni e traduzioni; confronto diretto. Prima fase: incontro, interazione e scrittura. Solo con il confronto possono emergere le differenze.

Reificare le differenze: (Vespucci vs nativi americani) Di fronte al diverso ci sono due tipi di reazioni:

  • Emettere giudizi: chiusura e rinuncia nel capire ciò che è inferiore; assoggettamento e imposizione dei nostri usi e costumi = etnocentrismo.
  • Relativismo culturale: ciascun usanza va compresa nell'ambito del suo contesto; (estrema) vanifica tentativi di creare un ponte col diverso; incomunicabilità perché ciascuna cultura è un universo chiuso e non c'è scambio.

Studio delle differenze: espansioni di senso: Sospendere il giudizio per comprendere le diversità culturali; espansione dei concetti di etica, estetica, sessualità, matrimonio, religione, etc. Antropologia classica: Evoluzionismo, Diffusionismo, Funzionalismo, Strutturalismo. Antropologia recente: Interpretativa, Dialogica. L'idea base per riconoscere le differenze è il concetto di cultura per poter parlare di usi, credenze e comportamenti distanti dal nostro e per superare l'atteggiamento etnocentrico e riconoscere la relatività culturale.

Etnocentrismo e relativismo culturale

Bloccano il confronto con l'altro. Il primo giudica i "modi" degli Altri secondo i propri valori; superiorità sugli altri. L'etnocentrismo è spesso usato per dare senso d'appartenenza e identità; discriminazione (come nazisti). Ma è necessaria una certa dose del secondo per interpretare i modi altrui, tenendo conto del contesto storico, ambientale e sociale in cui sono stati elaborati. Ma il secondo porta a due implicazioni filosofiche:

  • Se si ammette che le diverse culture sono manifestazioni di un principio comune è necessario trovarlo e postulare una natura umana unica.
  • Se si ammette l'eterogeneità delle culture si rischia l'incomunicabilità fra esse.

Quindi i modi degli Altri devono essere compresi e spiegati in base alle norme e al sistema di valori da essi riconosciuto.

Collocazione studioso: De Martino rifiuta l'assoluta superiorità della civiltà occidentale e il porre tutti sullo stesso piano, ma propone un universalismo gerarchico che riconosce il primato della civiltà occidentale e per questo ha il dovere di aprirsi al confronto con le altre: etnocentrismo critico.

Il concetto di cultura

Questo termine ha subito molti passaggi semantici. Il primo è dal significato soggettivo (formazione della personalità umana) al significato oggettivo (patrimonio comune a un gruppo sociale). Tylor (inglese) riconosceva che cultura è anche la produzione sociale manuale e intellettuale dei primitivi; estensione del senso di un concetto, tradizionalmente occidentale, per spiegare l'Altro. Il secondo passaggio: dal significato collettivo di cultura comune a tutto il genere umano, al significato specifico; dal discorso sulla cultura dell'umanità al discorso sulle singole culture.

Per Boas e Malinowski ogni cultura è unica e dev'essere studiata nelle sue peculiari caratteristiche. Geertz (americano) definisce la cultura in termini di "reti di significato". Le culture sono fatte di significati; la forza, la capacità di una cultura di orientare e rendere uniforme la visione del mondo, il modo di percepire le cose di un gruppo di persone, al di là delle differenze individuali, va ricondotta alla sua dimensione simbolica; la forza della cultura è la forza delle idee. La vita degli uomini è in gran parte radicata nel simbolico, nell'illusione, nella metafora che si concretizza nell'azione.

Terzo passaggio: quello per cui il termine ha perso gran parte del suo significato referenziale (riferimento a realtà oggettive), caratterizzandosi come una "finzione", non nel senso di qualcosa di falso ma nel senso di qualcosa di "costruito"; ciò è legato al problema relativo alla scrittura del testo etnografico e a quello che concerne una concezione della ricerca antropologica più vicina alla dimensione dell'incontro fra due soggetti (antropologo e nativo) che interagiscono che non a quella scientifica (l'antropologo che osserva il nativo oggetto di osservazione).

Positivismi antropologici

La concezione "uno a uno" del linguaggio: È possibile caratterizzare i principali indirizzi teorici e metodologici della ricerca in diversi periodi e in diversi contesti culturali. Una concezione comune agli indirizzi definiti positivismi antropologici riguarda il linguaggio. Ciò che accomuna l'antropologia positivista è l'idea che sia possibile costruire un sapere oggettivo e ciò deriva da una concezione denotativa e referenziale del linguaggio: le categorie linguistiche sono contenitori astratti e gli oggetti sono associati ad esse in modo definito. Le conseguenze di questa concezione del rapporto fra le lingue naturali e la realtà come una relazione di riferimento "uno a uno" sono l'idea che sia possibile parlare di una "razionalità" come categoria astratta e estraibile dalle lingue particolari e il tentativo di elaborare modelli che possano rendere conto di questa razionalità ma anche di quelle forme di comportamento e di pensiero che se ne discostano, essendo quindi irrazionali. Una concezione più recente afferma che una lingua non è un mero riflesso del mondo: non esistono categorie conoscibili e comprensibili indipendentemente da un soggetto culturale che conosce. Quindi la lingua non è una descrizione della realtà, ma uno degli strumenti con cui gli attori costruiscono la realtà sociale e ciò equivale a riportare entro l'esperienza culturale degli esseri umani il significato di azioni e parole.

L'antropologia evoluzionista: Questi antropologi organizzarono il materiale che giungeva in Europa sotto forma di resoconto di viaggio o di rapporti di missioni e divenne una base documentaria per le prime ipotesi teoriche. Questo processo si configura come un movimento teorico che, a partire da un confronto con l'Altro indiretto, arriva a uno studio delle differenze sulla base della nozione di evoluzione culturale. Dal XV secolo c'è un ampliamento dell'incontro europeo con l'Altro, che assume i connotati di uno scontro, in cui le esigenze della conquista politica sono prevalenti rispetto agli interessi scientifici. Ma si sviluppa una vasta produzione scritta volta a descrivere modi di vita delle popolazioni incontrate. Alcuni studiosi accantonano i pregiudizi e propongono una visione rigorosa dell'alterità in termini di differenza. Il concetto di cultura è uno degli strumenti messi a fuoco nell'evoluzionismo e la nozione di evoluzione consente di poter parlare dell'alterità in termini di differenza: i fatti strani descritti nei racconti di viaggio diventano fatti culturali (differenza tra istituzioni nelle diverse società) e la dimensione della differenza culturale poteva essere concepita in una prospettiva diacronica (sviluppo storico) e nomotetica (riconducibile a una legge naturale dell'evoluzione universalmente valida).

Esempio di analisi evoluzionista

Con l'evoluzionismo prendono corpo i grandi campi di analisi e i principali temi, come parentela, esogamia e endogamia, proibizione dell'incesto, totemismo, magia e religione. Lewis Henry Morgan studiò le terminologie di parentela in uso presso alcune tribù Irochesi e altri popoli dell'Asia e Oceania e ne dedusse due tipi: descrittivo (consanguinei in linea diretta e in linea collaterale) e classificatorio (collaterali assimilati alla linea diretta). I due sistemi sono caratteristici ognuno di un tipo specifico di società: i primi sono di società in cui la solidarietà tra consanguinei tende ad essere soppiantata da altre modalità di mediazione dei conflitti, come un'organizzazione in unità politiche; i secondi di società in cui i rapporti tra gli individui si basano sull'appartenenza a un gruppo familiare. Quindi i primi sono apparsi più tardi.

Critiche all'evoluzionismo

Tra fine '800 e inizio '900 le tesi evoluzioniste sono messe in discussione. Le tesi del diffusionismo costituiscono un'alternativa debole, anche perché ne condividono l'impostazione di fondo: la prospettiva diacronica, secondo cui la spiegazione dei fatti va elaborata guardando alla successione nel tempo, ricostruendo la loro vicenda temporale. La differenza sta nel fatto che mentre gli evoluzionisti sostenevano la poligenesi dei fatti culturali (gli stessi fatti sarebbero nati in momenti diversi e presso società diverse autonomamente gli uni dagli altri), i diffusionisti sostenevano la monogenesi (da un unico punto di origine i fatti culturali si sarebbero poi diffusi presso altre culture, entro determinabili aree culturali, attraverso ricostruibili itinerari di diffusione).

Maggiori critiche da Boas (statunitense) e Malinowski (britannico), entrambi funzionalisti respingevano la prospettiva diacronica e il fatto che si potesse ricostruire, attraverso comparazioni, la Cultura dell'umanità. Proposero la considerazione sincronica dei fenomeni socioculturali e sostituirono all'idea dello sviluppo comune a tutti i popoli il riconoscimento delle molteplicità delle culture.

I britannici andarono verso il funzionalismo e gli statunitensi verso il relativismo culturale. Si mise in discussione la legittimità del metodo comparativo, così come lo avevano praticato gli evoluzionisti e cadde il presupposto di uno schema di sviluppo comune a tutti i popoli in favore della molteplicità delle culture.

Ripensare il mutamento culturale

Di fronte alla necessità di ripensare il rapporto tra antropologia e ricerca storica si delinearono, nel primo '900, due soluzioni: quella statunitense e quella britannica.

La prima è quella indicata da Franz Boas, che sostiene che l'antropologia ha come oggetto le culture, da studiare nelle loro specificità etnografiche e, per questo, è una disciplina storica. Riportò la distinzione tra "scienze della natura" e "scienze dello spirito" e la distinzione tra discipline "idiografiche" e "nomotetiche".

Da queste distinzioni si sono consolidati il funzionalismo britannico e il relativismo statunitense. Nel funzionalismo (Radcliffe Brown) si crea separazione tra etnografia ed etnologia da un lato e antropologia dall'altro, sulla base della distinzione tra ricerche idiografiche, volte alla comprensione della specificità e dell'individualità e scienze nomotetiche, volte all'identificazione di leggi generali.

Nel relativismo (Boas) è più cauta la possibilità di generalizzazioni antropologiche, evidenziando che le qualità dei loro studi (singole culture) sono decisamente meglio preservate da un'antropologia individualizzante. Ciò si riprodurrà poi anche nell'antropologia britannica di Evans-Pritchard.

Secondo Durkheim la scienza dev'essere una perché il mondo è uno e ciò è accolto anche da Brown e Strauss e da queste basi derivò il naturalismo sociologico, secondo cui la società fa parte del regno della natura, ma costituisce una realtà specifica e autonoma, indagabile però con strumenti simili a quelli usati dalle scienze della natura.

Secondo Durkheim, il fondamento della spiegazione dei fatti sociali non sta nel concatenamento degli eventi secondo l'ordine di successione, ma nel rapporto tra i diversi elementi che caratterizzano lo stato attuale della società e contrappose la causalità sociologica a quella storica, nel senso che quest'ultima è subordinata alla prima, a cui deve fornire i materiali per le operazioni di comparazione. Questo è il quadro ripreso dall'antropologia funzionalista.

La ricerca sul campo di Malinowski è astorica perché a lui non interessa lo sviluppo della cultura presa in esame, ma determinare sincronicamente la funzione delle istituzioni che la costituiscono e le loro correlazioni, generalizzabili anche ad altre culture. Anche per Brown la dimensione storica è irrilevante e l'antropologia dev'essere una scienza naturale della società, ovvero scoprire le leggi generali che sottostanno ai fenomeni sociali. Centrali nel funzionalismo sono le nozioni di status sociale (posizione di un individuo in una rete di relazioni sociali) e ruolo sociale (comportamento che ci si aspetta in rapporto allo status), processo sociale (insieme delle azioni degli uomini, prevedibili in base alle caratteristiche del sistema sociale), struttura sociale (trama di rapporti sociali tra gli uomini), funzione sociale (rapporto tra struttura e processo sociale). Nel Funzionalismo tutti gli elementi di una società sono collegati, in modo che la modifica di uno implica la modifica degli altri. Il riconoscimento della pluralità centrale si deve a Boas, che rifiutando il metodo comparativo degli evoluzionisti, elaborò il metodo "particolarismo storico".

La ricerca sul campo

Con Malinowski ha inizio l'antropologia moderna e l'antropologo parte per studiare terre lontane, diventando un osservatore partecipante, in stretto rapporto con i nativi per capirne il punto di vista. Nel 1922 pubblica una monografia etnografica sugli abitanti delle isole Trobriand. Recarsi sul posto è una rivoluzione. Prima si trovavano lì per motivi diversi e si dedicavano sporadicamente alle ricerche e ciò portava a ricerche superficiali. L'antropologo doveva farsi il più possibile indigeno.

La ricerca sul campo si definisce attraverso elementi di carattere teorico (passaggio dal genere panoramico a ricerca intensiva su una singola popolazione; studio di società di piccole dimensioni, poi proiettabile su quelle più estese; osservazione dettagliata di azioni sociali entro contesti ben determinati; individuazione di unità di comportamento attraverso lo status, il ruolo, la norma e il rapporto sociale) e di carattere tecnico (lunga durata della ricerca; osservazione partecipante; apprendimento lingua nativi; nascita di un modello testuale a cui far riferimento per l'esposizione, cioè la monografia etnografica).

Comprensione e spiegazione dei fatti sociali

L'antropologo sociale è teso a cogliere la natura sistematica di azioni e idee locali, quindi portato ad accettare la loro ragionevolezza e coerenza; due fasi: comprensione e spiegazione. La prima è connessa alla ricerca sul campo e corrisponde al confronto con l'Altro, cogliendo il punto di vista del nativo e attribuire senso alle sue azioni; sintonizzazione con la vita e cultura locale e sospensione dei criteri di giudizio. Nella fase 2 il problema è quello di riuscire a trasmettere in un linguaggio diverso la cultura locale, in cui c'è lo studio delle differenze e l'antropologo assume distanza dalla società studiata e opera un confronto tra quella, la sua e altri sistemi sociali simili e colloca il materiale entro teorie generali.

La stregoneria Azande

Evans Pritchard (antropologo sociale) affrontò il problema della razionalità e della coerenza logica dei sistemi di credenze di alcune popolazioni africane e ne dedusse che: i membri di alcune culture credono in ciò che credono perché sono stati indotti a crederlo (come noi); pensano allo stesso nostro modo anche se traggono le loro conclusioni sull'esistenza a partire da premesse diverse dalle nostre; esiste ed è evidente il contrasto tra l'empirico (senso comune e sapere scientifico) e il mistico (saperi relativi a entità non osservabili). Ma molte cose non reggono la verifica empirica: gli Azande non sono in uno stato costante di misticismo, ma solo in situazioni in cui il senso comune appare inadeguato. Perciò gli Azande non escono da queste credenze non per infantilismo ma per mancanza di alternative.

Struttura, interpretazione, dialogo

Lo strutturalismo: È un movimento che ha coinvolto la linguistica e l'antropologia. La caratteristica principale è la sua trasversalità, scaturita dall'esigenza di spiegare fenomeni prima linguistici e poi culturali riscontrati in zone diverse dalla civiltà occidentale. Per lo strutturalismo, spiegare un sistema (linguistico o culturale) equivale...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crazy-5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Giancristofaro Lia.
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