Democrazia ed educazione
Educazione come necessità della vita
La distinzione più notevole tra esseri viventi e esseri inanimati è che i primi si mantengono rinnovandosi. Un essere vivente è quello che soggioga e controlla, a vantaggio della sua attività continuata, le energie che altrimenti consumerebbe; la vita è un processo di auto-rinnovamento attraverso l'azione sull'ambiente circostante. Questo processo non può essere continuato indefinitamente; la creatura non è adeguata al compito di un auto-rinnovamento indefinito. Ma la continuità del processo della vita non è dipendente dal prolungamento dell'esistenza di un solo individuo.
Adoperiamo la parola "vita" per denotare l'intero ambito dell'esperienza individuale e razziale. Essa comprende i costumi, le istituzioni, le credenze, le vittorie e le disfatte, le ricreazioni e le occupazioni. Adoperiamo con lo stesso senso la parola "esperienza": ad essa si applica il principio della continuità per mezzo del rinnovamento. Col rinnovamento dell'esistenza fisica si volge la ricreazione delle credenze degli ideali, delle speranze, delle felicità, della miseria e delle abitudini. L'educazione è il mezzo di questa continuità sociale della vita. Ognuno degli elementi che costituiscono un gruppo sociale nasce immaturo, inerme, privo di lingua, di credenze, idee, norme sociali.
I primi fatti ineluttabili della nascita e della morte di ognuno dei membri che costituiscono un gruppo sociale determinano la necessità dell'educazione. Da una parte c'è il contrasto tra l'immaturità dei neonati del gruppo che sono i soli rappresentati futuri, e la maturità dei membri adulti che possiedono le conoscenze e i costumi del gruppo; dall'altra parte c'è la necessità che questi membri immaturi siano preservati in numero sufficiente e che siano iniziati agli interessi, agli scopi, alle informazioni, altrimenti il gruppo cesserebbe la sua vita.
Col crescere delle civiltà aumenta la distanza tra le capacità originali degli immaturi e il livello e costumi dei più anziani. Gli esseri che nascono devono essere resi consci e attivamente interessati agli scopi, ai costumi; l'educazione e solo essa può colmare questa distanza. La società esiste grazie ad un processo di trasmissione; essa avviene per mezzo della comunicazione delle abitudini nell'agire, pensare e sentire da parte del più anziano al più giovane. Questa è una necessità, per far sì che il gruppo sopravviva. La differenza graduale dell'età, il fatto che alcuni nascono mentre altri muoiono, rende possibile la ritessitura costante della trama sociale attraverso la trasmissione delle idee e delle abitudini.
Questa insistenza su come la necessità di insegnare e imparare sia fondamentale, è dovuta al fatto di discostarsi da una nozione troppo scolastica di educazione. Le scuole sono certamente un metodo importante di trasmissione per la formazione dell'indole dell'immaturo ma sono solo uno dei mezzi e, in confronto con altri, un mezzo superficiale.
C'è un legame più che verbale tra le parole comune, comunità e comunicazione. Gli uomini vivono in una comunità per virtù delle cose che possiedono in comune. E la comunicazione è il modo con cui sono giunti a possedere delle cose in comune. Ciò che devono avere in comune per poter formare una comunità o società sono gli scopi, le credenze, le aspirazioni, la conoscenza e un comune modo di intendere. Queste non sono cose che si possono trasmettere fisicamente l'un l'altro.
Un certo numero di persone non diventano società perché vivono fisicamente vicine, degli individui non compongono un gruppo sociale perché lavorano tutti per un fine comune. Si deve riconoscere anche che all'interno di un gruppo sociale ci sono molte relazioni che non sono ancora sociali. Un gran numero di relazioni umane sono ancora sul piano superficiale. Gli individui usano l'uno dell'altro per conseguire i risultati desiderati, senza riferirsi alle disposizioni emotive e intellettuali o al consenso delle persone adoperate. Questi usi esprimono una superiorità fisica o di posizione, di abilità, capacità tecnica.
Non solo la vita sociale è identica alla comunicazione, ma tutta la comunicazione è educativa. Ricevere una comunicazione significa avere un'esperienza allargata e cambiata. L'esperienza deve essere formulata per essere comunicata; per formularla è necessario portarsi all'esterno di essa, vederla come un altro la vedrebbe, considerare quali punti di contatto ha con la vita di un altro per poterla esporre in una forma che gli permetta di valutarne il significato. Ogni comunicazione è come l'arte; si può ragionevolmente dire che ogni ordinamento sociale, che rimane vitalmente sociale o condiviso, è educativo per quelli che vi partecipano. Per concludere possiamo dire che non solo la vita sociale esige insegnamento e studio, per la sua propria sussistenza, ma lo stesso processo di vivere insieme educa. La disuguaglianza tra quello che compie l'individuo maturo da ciò che compie quello immaturo rende necessario l'insegnamento ai giovani che è uno stimolo immenso a ridurre l'esperienza a quella stregue e forma che la renderà più facilmente comunicabile e adoperabile.
C'è una differenza tra l'educazione che ognuno riceve nel vivere con gli altri e l'educazione dei giovani; nel primo caso l'educazione è accidentale, è naturale e importante ma non è la ragione precisa dell'associazione. Si può invece dire che la misura del valore di qualsiasi istituzione sociale, economica, domestica, politica, giuridica, è la sua efficacia nell'allargare e migliorare l'esperienza. Le associazioni religiose per esempio cominciarono col desiderio di assicurarsi il favore delle potenze dominanti e di deviare le influenze maligne; la vita di famiglia cominciò col desiderio di soddisfare gli appetiti e di assicurarsi la perpetuità. Solo gradualmente fu notato il sottoprodotto dell'istituzione, la sua efficacia sulla qualità ed estensione dalla vita cosciente, e solo più gradualmente ancora questa efficacia fu considerata un fattore direttivo nella condotta dell'istituzione.
Nei rapporti coi giovani, il fatto dell'associazione stessa, come fatto umano immediato, guadagna importanza. Mentre nei nostri contatti con essi è facile ignorare l'azione dei nostri atti sui loro caratteri non è altrettanto facile nei rapporti con gli adulti. Poiché il nostro compito principale è di renderli atti a partecipare ad una vita comune, non possiamo fare a meno di considerare se stiamo o meno formando le facoltà che assicureranno questa capacità. Siamo così portati a distinguere un genere più formale di un'educazione: quello dell'istruzione o insegnamento diretti. Nei gruppi sociali poco sviluppati troviamo poca istruzione o insegnamento formali. I gruppi selvaggi contano sullo stesso genere di associazione che mantiene gli adulti attaccati al gruppo per istillare le disposizioni necessarie nei giovani; contano sul fatto che i bambini apprendono i costumi degli adulti ed acquistano il complesso delle loro emozioni e il loro assortimento di idee, partecipando a quello che fanno gli adulti. In parte questa partecipazione è diretta, prendendo essi parte alle occupazioni degli adulti e così facendo un periodo di tirocinio; in parte è indiretta attraverso le rappresentazioni nelle quali i bambini, riproducendo le azioni dei grandi, imparano a conoscere in che esse consistano.
Mentre la civiltà avanza, diventa sempre più difficile imparare attraverso la partecipazione diretta alle occupazioni degli adulti, eccetto nei casi delle occupazioni meno progredite. L'abilità di partecipare efficacemente alle attività degli adulti dipende perciò da un'istruzione precedente impartita a giusto fine. Si ricorre ad organismi intenzionali (le scuole) ed a materiale esplicito (gli studi). Senza questa educazione formale non è possibile trasmettere tutte le risposte e i risultati di una società complessa. Tuttavia, pericoli cospicui accompagnano la transizione dall'educazione indiretta a quella formale; partecipare alle effettive occupazioni è cosa personale e vitale. Queste qualità compensano in parte l'esiguità delle occasioni utili. L'istruzione formale, al contrario, può facilmente diventare remota e morta, astratta e libresca, per adoperare le parole con cui si vuole condannare. In una cultura progredita molto di ciò che deve essere imparato è accumulato in simboli; è ben lontano da essere tradotto in azioni e oggetti familiari. C'è costantemente il pericolo che il materiale dell'istruzione formale sia un argomento scolastico, isolato dal contenuto dell'esperienza della vita.
Arriviamo così all'idea ordinaria dell'educazione: idea che ignora la necessità sociale di essa e la sua identità con tutte le associazioni umane che agiscono sulla vita cosciente e che identifica l'educazione con l'impartimento di informazioni su soggetti remoti e con la comunicazione di conoscenze attraverso segni verbali: acquisizione del leggere e scrivere. Uno dei problemi più gravi con i quali deve contendere la filosofia dell'educazione è il metodo di mantenere un giusto equilibrio tra i procedimenti formali e i non formali, tra gli incidentali e gli intenzionali dell'educazione. Quando l'acquisto di informazioni e di abilità tecnica intellettuale non influenza la formazione di una disposizione sociale, la ordinaria esperienza vitale viene meno al suo compito di guadagnare in significato, mentre l'insegnamento crea solo degli esperti nell'imparare, cioè degli specialisti egoistici.
L'evitare di una scissione tra ciò che gli uomini sanno coscientemente perché sono consapevoli di averlo imparato per mezzo di una applicazione specifica e quel che sanno inconsciamente, perché lo hanno assorbito nella formazione del loro carattere nel commercio con altri, diventa un compito sempre più delicato man mano che si specializza l'istruzione scolastica.
L'educazione come funzione sociale
L'educazione è un processo di nutrizione, di allevamento, di coltivazione; parole che significano un'attenzione alle condizioni della crescita. Parliamo di allevare, far crescere, tirare su. Etimologicamente la parola "educazione" significa semplicemente un processo di guidare, o tirare su. Qui parleremo dei lineamenti generali del modo in cui un gruppo sociale alleva i suoi membri immaturi fino a condurli alla propria forma sociale.
Il nostro problema è scoprire il metodo col quale i giovani assimilano il punto di vista degli anziani, o gli anziani portano i giovani a rassomigliarsi mentalmente a loro stessi. La risposta è: per mezzo dell'azione dell'ambiente nel suscitare certe repliche. Le credenze che si desiderano non possono essere inculcate con la forza: le attitudini volute non possono essere trasmesse materialmente; ma l'ambiente nel quale vive un individuo lo porta a vedere e sentire una cosa piuttosto che un'altra, gli rafforza alcune credenze e gliene indebolisce altre, come condizione per guadagnarsi l'approvazione degli altri. Così gradualmente esso produce in lui un certo sistema di condotta, una certa disposizione a certi modi di agire.
La parola "ambiente" denota, non solo, ciò che circonda l'individuo ma la continuità specifica delle cose circostanti con le sue stesse tendenze attive. Le cose che contribuiscono a mutare l'uomo costituiscono il suo ambiente genuino. L'ambiente consiste nelle condizioni che promuovono o impediscono, stimolano o inibiscono, le attività caratteristiche di un essere umano.
L'ambiente sociale
Un essere, le cui attività sono associate con altri, ha un ambiente sociale. Un essere collegato con altri esseri non può esercitare le sue proprie attività, senza tener conto delle attività degli altri che sono le condizioni indispensabili per la realizzazione delle sue tendenze. Quello su cui bisogna insistere è come l'ambiente sociale alimenti i suoi membri immaturi. Con l'agire costantemente per richiamare certe azioni vengono formate delle abitudini che funzionano con la stessa uniformità degli stimoli originari (un bambino che si è bruciato ha paura del fuoco; se i genitori adattassero le condizioni in modo che ogni volta che il bambino toccasse un dato balocco si bruciasse, egli imparerebbe ad evitare quel balocco). Questo però comprende ciò che si può chiamare addestramento, da distinguere dall'insegnamento che educa.
In molti casi l'attività dell'essere umano immaturo è semplicemente sfruttata per ottenere delle abitudini utili; egli viene addestrato come un animale, non educato come un essere umano. I suoi istinti rimangono legati ai loro oggetti originari di dolore o piacere. Ma per ottenere la felicità o per evitare il dolore dell'insuccesso, deve agire in modo che aggrada agli altri. In altri casi invece, egli partecipa e condivide la comune attività; in questo caso il suo impulso originario è modificato: non solo egli agisce in modo da andare d'accordo con le azioni altrui, ma agendo così, le stesse idee ed emozioni che animano gli altri vengono svegliate in lui (una tribù è bellicosa; i successi per i quali lotta, i risultati che le stanno a cuore sono collegati al combattimento e alla vittoria. La presenza di questo ambiente incoraggia il ragazzo ad atti guerreschi, combattendo si guadagna l'approvazione e l'avanzamento, se si astiene si attira il ridicolo e l'antipatia e viene escluso da un riconoscimento favorevole).
In questo esempio ci accorgiamo che l'ambiente sociale non instilla direttamente certi desideri o idee, né stabilisce certe abitudini. Il primo passo è di stabilire le condizioni che stimolano certi modi visibili e tangibili di agire; il passo finale è di fare dell'individuo il socio o il partecipe dell'attività associata, in modo che egli senta il successo e l'insuccesso di essa come il suo proprio. Appena sarà pervaso dall'attitudine emotiva del gruppo, sarà pronto a riconoscere le mire speciali alle quali tende e i modi impiegati per assicurare il successo: le sue credenze e parole prenderanno una forma simile a quelle degli altri.
L'importanza della lingua nell'acquistare il sapere è la causa principale della comune idea che il sapere può essere trasmesso direttamente da uno all'altro. Un bambino per esempio acquista l'idea del cappello adoperandolo come lo adoperano gli altri; ma come si applica questo principio dell'attività condivisa all'acquisto per mezzo della parola dell'idea di un elmo greco che non implica alcun uso diretto? Poiché la lingua diventa lo strumento principale per imparare molte cose dobbiamo valutarne la funzione. Il bambino comincia naturalmente con dei soli suoni e rumori, che non hanno alcun significato, che non esprimono alcuna idea. Il suono "cappello" rimarrebbe privo di significato se non fosse emesso in collegamento ad un'azione condivisa da un certo numero di persone. Il semplice fatto che la lingua consiste di suoni che sono reciprocamente intelligibili basta a mostrare che il suo significato dipende dal suo rapporto con un'esperienza condivisa.
Capirsi l'un l'altro vuol dire che gli oggetti, compresi i suoi, hanno lo stesso valore per entrambi, per quel che riguarda il perseguimento di uno scopo comune. Dopo che i suoni hanno acquistato significato attraverso il rapporto con altre cose impiegate in una comune impresa, possono essere adoperati in rapporto ad altri suoni simili per sviluppare nuovi significati. Così le parole con le quali un bambino impara, ad esempio sugli elmi greci (che originariamente avevano un significato per via dell'uso in un'azione che aveva un interesse e scopo comune) adesso esse svegliano un nuovo significato con l'incitare chi le sente a ripetere con l'immaginazione le attività per le quali è usato l'elmo. Il soggetto si impegna con l'immaginazione in un'attività condivisa.
L'uso della lingua per trasmettere e acquistare le idee è un'estensione e un raffinamento del principio che dice che le cose acquistano significato con l'essere adoperate in un'esperienza condivisa o in un'azione comune. Quando le parole non rientrano come fattori in una situazione condivisa, agiscono come stimoli puramente fisici.
L'ambiente sociale come educazione
L'ambiente sociale forma la disposizione mentale ed emotiva della condotta negli individui. Una certa partecipazione alla vita di coloro con i quali l'individuo è collegato è inevitabile; rispetto a loro l'ambiente sociale esercita un'influenza educativa o formativa inconsciamente e indipendentemente da ogni scopo prefisso. Nelle comunità selvagge e barbare, questa partecipazione diretta (che costituisce l'educazione indiretta o accidentale) costituisce la sola influenza per allevare i piccoli nelle pratiche e nelle credenze del gruppo.
La trama principale del carattere è formata da queste influenze. Ciò che l'insegnamento cosciente può fare è liberare le capacità così formate per un più vasto esercizio, purgarle della loro rozzezza e fornire degli oggetti che rendano la loro attività più produttiva di significato. Questa influenza inconscia dell'ambiente agisce su ogni fibra del carattere umano, modellando l'individuo in modo da seguire, senza sforzo cosciente, le norme e i valori del gruppo sociale di appartenenza.
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