Che materia stai cercando?

Riassunto esame di teorie e metodi educativi, libro consigliato Le pedagogie del 900, Cambi Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di teorie e metodi educativie della prof. Cerrocchi, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dalla docente Le pedagogie del 900, Cambi, dell'università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore. Scarica il file in PDF!

Esame di Teorie e metodi educativi docente Prof. L. Cerrocchi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

formativa solo quella letterario-storico-filosofica, che permetteva accessi all'università solo dai

licei, che introduceva l'insegnamento religioso nella scuola elementare e che veniva controllato

nella sua efficienza attraverso l'esame di stato che concludeva tutti i cicli secondari.

Dal 1925 con l'avvio del fascismo-regime, fu investita dal processo di fascistizzazione, che riguardò

il varo del libro di testo unico per le elementari (1929), il giuramento dei professori universitari

(1931), l'estensione dell'insegnamento religioso alle scuole secondarie, col concordato (1929) per

arrivare alla Carta della Scuola del Ministro Bottai (1939). La riforma Bottai fu la vera riforma

scolastica del fascismo, sensibile al ruolo da assegnare al lavoro, già nella scuola elementare. Gli

aspetti nuovi furono la scuola media unica e il biennio di scuola del lavoro nelle elementari (4°-5°).

è sul piano dell'extra-scuola che il fascismo operò in modo consistente, creando associazioni per

ragazzi ( Opera Nazionale Balilla 1928) e per i giovani ( Gioventù del Littorio 1937) in modo da

attuare una conformazione agli ideali del regime attraverso feste, riunioni, gare. In queste

associazioni si venne formando un'educazione di massa che facendo leva sul tempo libero e sui

bisogni sociali dei ragazzi e dei giovani, lo organizzava e tramite associazioni lo conformava ai

valori e allo stile di vita del regime fascista.

In Germania ci fu l'educazione elaborata dal Nazionalsocialismo. Già Hitler nel suo volume-

manifesto (mein kampf) aveva sottolineato l'intento militare dell'educazione del nuovo Reich: “

tutta l'educazione impartita da uno Stato nazionale deve mirare a non riempire la testa di sapienza,

ma a formare un corpo fisicamente sano fino al midollo”. Quanto alla cultura scolastica, il problema

delle razze doveva essere dominante. Nella scuola sotto il nazismo si ebbe un indebolimento della

cultura e un ruolo primario fu assegnato all'educazione fisica. Si imposero libri di testo e programmi

ispirati ai valori del regime, si ideò una pedagogia nazista, si aggiornarono gli insegnanti intorno ai

valori del nazismo, si impose loro l'iscrizione alla Lega Nazionalsocialista e il giuramento al Fuhrer.

Accanto alla scuola operavano associazioni educative militari, come la Gioventù Hitleriana, che

scandiva la vita di ogni ragazzo tedesco dai 6 ai 18 anni, organizzando gare ginniche, campeggi,

sedute di propaganda e preparando alla guerra. Ad ogni iscritto veniva dato un libretto personale in

cui venivano registrati i progressi.

La creazione più significativa della pedagogia sovietica fu il principio della scuola politecnica del

lavoro, impegnata a saldare istruzione e lavoro di fabbrica, ma anche ad ampliare l'orizzonte

culturale degli allievi.

Nel '36 fu condannata la pedagogia, cioè l'attivismo pedagogico. Si diffusero metodi didattici

ufficiali e allineati all'ideologia di Stato. Ne '37 fu abolito il lavoro nelle scuole. Fino al 1955 si

ebbe una forte espansione della scolarità e il miglioramento dell'efficienza e delle strutture della

scuola sovietica.

I totalitarismi manifestano alcuni caratteri comuni, in particolare quello che si lega a una

riarticolazione dell'educazione nella società di massa; l'educazione esce dalle agenzie tradizionali

(famiglia, e scuola) per chiamare in causa lo Stato e la sua capacità di gestire il tempo libero delle

giovani generazioni, per controllarle e socializzarle. L'educazione delle masse non si elabora a

partire dall'individuo, coltivandone la specificità e la singolarità, ma accorpando gli individui in stili

di vita e in concezioni del mondo comuni che proprio le agenzie educative extrascolastiche possono

meglio e profondamente veicolare nei soggetti.

7.LA CRESCITA SCIENTIFICA DELLA PEDAGOGIA

NEL 9000 si sviluppa la pedagogia sperimentale, crescono discipline nuove come la psico-

pedagogia o la sociologia dell'educazione, ridisegnando l'orizzonte del sapere educativo,

innervandolo di conoscenze scientifiche e di pratiche cognitive di tipo scientifico-sperimentale,

avviando quel passaggio dalla pedagogia alle scienze dell'educazione che sarà assunto come un

punto di non ritorno della pedagogia nel corso della seconda metà del secolo. La ricerca scientifica

si configura come il nuovo asse intorno al quale ruota la stessa pedagogia.

La pedagogia sperimentale si espande in Europa e in USA.

Un ambito particolare di ricerca specifica in pedagogia è il settore dedicato alla psicopedagogia,

cioè a una pedagogia basata sulla conoscenza del bambino o dell'adulto, sulla conoscenza

individuale e sugli studi dell'ambiente nel quale egli si evolve. Essa studia le componenti

psicologiche dell'azione educativa, cercando di fissare qualche legge psicologica che possa

illuminare e guidare il lavoro educativo\scolastico. Importanti sono i risultati sulle psicosociologie

dei piccoli gruppi, che possono essere applicati alla classe e suggerire innovazioni nelle tecniche

didattiche.

La sociologia dell'educazione si è sviluppata intorno alla scuola e al ruolo sociale, affrontando i

temi dell'integrazione sociale che essa promuove, la trasmissione dei pregiudizi che essa favorisce,

la riproduzione ideologica che viene ad esercitare o lo studio dei sistemi scolastici e delle loro

peculiarità politico-sociali. La sociologia dell'educazione si pone, ad un tempo, come tecnologia al

servizio dell'attività educativa e addestramento per operatori scolastici e come ambito di conoscenza

dell'educazione, risolta in chiave scientifica, poiché correlata ad una riflessione sui metodi che usa e

sui modelli che viene elaborando.

Un essenziale contributo scientifico alla pedagogia è venuto dalla psicoanalisi e dalla psicologia

dell'età evolutiva. A Freud la pedagogia deve: 1. una ridefinizione dell'infanzia; 2. una descrizione

nuova dei rapporti interfamiliari; 3. il ruolo centrale affidato all'emotività\affettività. L'infanzia è

una pulsione libidica, affermazione incontrollata dell'eros e del narcisismo sottoposta a controllo

sociale. Nell'infanzia esiste una sessualità diversa da quella adulta ma centrale per lo sviluppo della

personalità infantile e che può subire repressioni e\ o sublimazioni attraverso l'opera

dell'educazione. Tale opera è affidata ai genitori, i quali hanno con il bambino un rapporto

complesso e questo ha con essi un rapporto conflittuale. Tale rapporto viene descritto da Freud

come edipico, connotato da amore verso la madre e da conflittualità verso il padre, il quale

rappresenta il super-ego, cioè la dimensione sociale della coscienza e ad operare una repressione

della libido del bambino producendo una sua nevrotizzazione. In questo processo tra sessualità e

rapporto edipico, il ruolo essenziale nella formazione è affidato all'emotività; è intorno agli eventi

affettivi che si elabora la personalità e ciò avviene nei primi mesi di vita, attraverso il rapporto con

le figure parentali.

Intorno all'apprendimento lavorano sia i comportamentisti sia i rappresentanti della Gestalt. Per i

comportamentisti l'apprendimento è condizionamento che si verifica attraverso un feed-back

(retroazione o rinforzo), facendolo divenire, da passivo, operativo. Per i gestaltisti è la globalità che

presiede all'apprendimento, globalità che deve essere applicata ad ogni processo scolastico, andando

dalle strutture ai loro particolari.

8. EDUCAZIONE E PEDAGOGIA NEI PAESI EXTRAEUROPEI

Sul piano dell'antropologia cultura basta pensare all'importanza dei richiami fatti da Lèvi-Strauss

all'educazione familiare presso i popoli primitivi. Egli già in “ Tristi tropici”, aveva presentato le

pratiche familiari degli indiani Nambikwara delle zone del Mato Grosso come educativamente assai

significative: è il rapporto genitori-figli che si delinea come caratterizzato da una forte componente

affettiva, che si manifesta in gesti e comportamenti contrassegnati dalla tenerezza; è il rapporto

corporeo che lega i componenti delle famiglie e che si manifesta in abbracci e carezze; tutto ciò

tende a produrre soggetti felici, giocoso, sebbene costretti a vivere in un ambiente povero ed

inospitale.

Mead fece una ricerca “sull'adolescenza in una società primitiva”, svolta a Samoa, dove

l'antropologa americana rilevava l'inesistenza di una crisi adolescenziale, dei conflitti e dei traumi

che tale fase della crescita promuove nei giovani occidentali,. A Samoa la sessualità è più libera, la

comunità giovanile è più rispettata, il passaggio alla condizione adulta è meno problematico, sia per

i maschi sia per le femmine. L'educazione permissiva in atto a Samoa realizza soggetti meno

squilibrati e più armonici, meglio socializzati.

Matilde Callari Galli, affermava che è l'antropologia a porsi come studio dell'eredità sociale, per cui

i prodotti storici si trasferiscono da una generazione all'altra.

Significative sono anche le ricerche sulla cultura dei ceti subalterni. Ceti che mantengono legami

stretti con culture pre-moderne, magico-religiose e connesse al controllo della natura e degli eventi

tramite pratiche non razionali. De Martino in “il mondo magico” o in “ sud e magia” ha posto in

luce il legame tra culture popolari e mentalità arcaica, rilevando anche come tale mentalità educhi

ancora oggi l'uomo del sud o delle aree agro-pastorali attraverso canali sociali non istituzionalizzati

ma potentissimi, investendo il rapporto con la natura, con la società, col potere. All'interno di questa

cultura si producono anche forme di libertà.

In relazione allo sviluppo delle società del Terzo mondo, invece, due processi si sono intrecciati nel

corso del secolo: quello coloniale e quello della colonizzazione. I paesi europei hanno svolto un

ruolo educativo in molte aree dell'Asia e dell'Africa e in America latina: hanno imposto la loro

cultura e la loro lingua alle popolazioni locali, hanno alimentato la formazione di borghesie

attraverso le scuole di tipo europeo, hanno promosso campagna di alfabetizzazione.

Con l'avvio della decolonizzazione si è attuato un processo di alfabetizzazione delle masse nei paesi

ex-coloniali; si sono fatte campagne che hanno portato gli strumenti elementari del sapere anche ai

ceti più discreditati o nelle zone meno accessibili, diffondendo energie e ottenendo risultati modesti.

Con il pluralismo dei modelli educativi prende corpo l'educazione comparata, che confronta i

diversi sistemi educativi e scolastici, i diversi modelli pedagogici e i vari ideali formativi tramite

un'analisi sistematica.

Nel XX secolo la pedagogia e l'educazione si arricchiscono di nuovi modelli; larghe masse di

individui esclusi dalla cultura, sono entrati in contatto con l'alfabeto, con la conoscenza, con le

procedure di analisi e di argomentazione razionale. Sopratutto nei paesi extra-europei si è

sviluppato questo complesso innovatore movimento di idee e di prassi educative.

9. DALLA PEDAGOGIA ALLE SCIENZE DELL'EDUCAZIONE

Nel corso della metà del 900 dalla pedagogia si è passati alle scienze dell'educazione; dal primato

della filosofia si è passati a quello delle scienze. Per realizzare la formazione degli uomini è

necessario un nuovo sapere contrassegnato dal passaggio dalla pedagogia alle scienze

dell'educazione. Questo passaggio si definisce: 1. come declino della pedagogia quale sapere

unitario dell'educazione. 2. come l'affermazione di molte discipline ausiliarie\costitutive del sapere

pedagogico-educativo: dalla psicologia alla sociologia. 3. come l'esercizio di un controllo riflessivo

su questa molteplicità di saperi, affidato ad una filosofia che svolge un ruolo politico-culturale-

antropologico.

La pedagogia è entrata in crisi come sapere unitario allorchè si è fatta sempre più tributaria di saperi

specializzati assunti come scienze ausiliarie ma che in realtà ne hanno ridescritto l'identità interna,

frazionandola e disseminandola in diversi settori.

Quanto alle scienze che vengono a comporre il ventaglio delle scienze dell'educazione, rientrano in

esse quei saperi specializzati e autonomamente costituiti di cui bisogna tener conto per affrontare la

complessità dei fenomeni educativi, che riguardano soggetti agenti in una società, immersi in una

tradizione, che crescono e si sviluppano, che devono apprendere tecniche, che si collocano in

istituzioni formative, le quali hanno una storia; fenomeni che devono essere letti attraverso

molteplici discipline che vanno dal settore psicologico a quello sociologico a quello metodologico-

didattico, a quello dei contenuti, ogni settore è animato da una molteplicità di saperi specializzati. Il

sapere pedagogico si è pluralizzato, si è articolato al proprio interno dando vita ad una serie di

competenze settoriali che hanno dissolto la figura del pedagogista.

Ciò che muta è l'immagine del sapere pedagogico: questo viene configurandosi quale un sapere

ipercomplesso, costituito di molti elementi,da sottoporre a un coordinamento riflessivo e capace di

sviluppare anche una radicale autoriflessione, che ne controlli statuti e finalità.

Il passaggio dalla pedagogia alle scienze dell'educazione è stato l'evento epocale della pedagogia

contemporanea, che ne ha mutato l'identità e la portata, che ne ha caratterizzato la crescita e

l'autocomprensione come sapere e come prassi. La pedagogia si è ridescritta in termini empirici, si è

articolata su varie scienze, si è posta il tema della sua unità di sapere come problema, ma sopratutto

ha predisposto un sapere tecnicamente più efficacie, pensato sull'esperienza e per l'esperienza, per

guidarla, per modificarla e per pianificarla.

10. GUERRA FREDDA E PEDAGOGIA

La guerra fredda ha condizionato tutti; ha plasmato le convinzioni e le abitudini, ha spaccato in dee

nazioni e città, distrutto e fatto nascere nazioni, fatto portare le armi a milioni di uomini, ne ha

uccisi altre migliaia, colmato le prigioni, suscitato entusiasmi, sofferenze e paure. La pedagogia, la

scienza e la filosofia in quegli anni si sono schierate, si sono fatte interprete delle due concezioni del

mondo che si contrapponevano radicalmente. Ad Ovest la pedagogia è stata coinvolta nella difesa

dei principi della democrazia liberale e dell'organizzazione capitalista, dell'autonomia dell'individuo

e della libertà dei popoli e si è posta, negli USA come in Europa, in Germania o in Italia, al servizio

dei principi di educazione liberal-democratica. All'Est si è elaborata una pedagogia di Stato, fissata

a partire dai classici del marxismo.

L'Italia è stata la fucina più netta delle pedagogie della guerra fredda ed ha continuato a lungo ad

alimentare un dibattito pedagogico caratterizzato da sensibili contrasti ideologici, e non ne è ancora

del tutto immune.

Il fronte marxista manifesta, dal secondo dopoguerra in poi, alcune sensibili innovazioni che ne

contrassegnano sia l'espansione che il ripensamento, fino al crollo del 1989 di una storia del

marxismo. Dopo la seconda guerra mondiale la pedagogia marxista si trasforma. Con la riforma del

1958 si crea una scuola obbligatoria di 8 anni e si reintroduce il lavoro manuale accanto a quello

culturale.

Dopo il 1945 le posizioni educative del partito comunista italiano si sono fatte più mature ed

organiche, attraverso l'assimilazione della lezione gramsciniana. Gramsci porta vanti due obiettivi:

la crittica della tradizione scolastica italiana e la proposta di un nuovo principio educativo.

Contemporaneamente aveva avanzato la proposta di una scuola media unica senza latino,

obbligatoria per tutti fino a 14 anni, e organizzata secondo un metodo didattico che non facesse

centro sullo spontaneismo del fanciullo, ma sull'impegno e lo sforzo. L'educazione per Gramsci si

delinea come un processo non di crescita naturale ma di conformazione alle regole sociali, come un

processo di socializzazione. L'obiettivo è di fare di ogni uomo un intellettuale organico alla classe

operaia. Il PCI si mosse, negli anni 50, 60 e 70, ad elaborare un'organica riforma della scuola,

rivolta a realizzare una maggiore diffusione della cultura e ad una gestione più democratica della

scuola stessa; come a fissare l'autonomia e specificità dell'orientamento pedagogico marxista,

attraverso una polemica con i rappresentanti dell'attivismo prima ed una ricostruzione della

tradizione pedagogica da Marx a Gramsci poi.

11. LA PEDAGOGIA COGNITIVISTICA: DA PIAGET A GARDNER

Bruner afferma che è nella metà degli anni Cinquanta che si è affermata la pedagogia cognitivistica,

attuando una rivoluzione a cui danno un contributo le opere psicologiche di Bruner e le ricerche

linguistiche di Chomsky. Prese così corpo una nuova concezione della pedagogia, scarsamente

attenta ai problemi sociali dell'educazione e molto a quelli dell'apprendimento e dell'istruzione,

sopratutto scientifica. Questa concezione si è articolata in ricerche psico-pedagogiche

sull'apprendimento e la costruzione del linguaggio; in ricerche di teoria dell'istruzione; in ricerche

didattiche, dando così vita a un processo complesso che ha mutato la concezione della pedagogia

negli ultimi decenni, specializzandola in senso tecnico e scientifico.

I grandi interpreti di questa svolta psico-pedagogiche sono stati Piaget, Vygotskij e Bruner; sul

terreno della didattica sono stati la Conferenza di Woods Hole del 1959 e i teorici del curriculo da

Kerr ai Nicholls.

Piaget è stato il teorico dell'epistemologia genetica (un settore della psicologia che studia le

strutture logiche della mente e i processi cognitivi attraverso cui esse maturano, intrecciando

epistemologia e psicologia evolutiva) e uno psicologi dell'età evolutiva, della quale ha studiato le

tappe di evoluzione e le strutture che corrispondono ad ognuna di esse. Secondo Piaget la mente

infantile è caratterizzata da un'intelligenza che muove da atteggiamenti animistici e soggettivistici,

ma scopre e si adegua all'oggettività e ad un uso formale astratto dei concetti logici, regolando il

proprio processo di sviluppo attraverso i principi biologici dell'assimilazione e dell'accomodamento,

che collegano la mente infantile all'ambiente. Tale evoluzione è regolata dal linguaggio. Il pensiero

infantile si scandisce in 4 passaggi:

1. fase senso-motorio (0-3 anni): pensiero egocentrico e indistinzione tra il soggetto e le cose,

assenza della causalità e ignoranza del futuro, in cui però attraverso l'azione del bambino

comincia a cogliere i primi elementari rapporti tra le cose, ad esempio smontando e

rimontando oggetti.

2. Fase intuitiva (3-7 anni): il bambino distingue sé dal mondo; dà del mondo spiegazioni

animistiche come pure pensa in modo egocentrico, senza riconoscere gli altri;

3. fase operatorio-concreta (7-11 anni): il pensiero interagisce con le cose, supera

l'egocentrismo e il linguaggio si dispone al riconoscimento di regole e di rapporti formali tra

le cose;

4. fase ipotetico- deduttiva (11-14 anni): il pensiero si fa adulto, fissa il valore del simbolo e

diviene astratto, definendo i rapporti formali che regolano l'attività del pensiero stesso e lo

rendono capace di elaborare ipotesi e di procedere per via deduttiva.

La pedagogia deve costruirsi intorno a questi principi psicologici, ma deve anche integrarli per

operare su di essi e produrre una loro ottimizzazione, cioè l'uso ampio e completo possibile in ogni

soggetto. La pedagogia ha una sua autonomia rispetto alla psicologia, in quanto è una disciplina

operativa, che deve produrre effetti pratici nell'educazione di determinati soggetti. Tale pedagogia,

si concretizza nella pratica di una scuola attiva che deve fare apprendere ai bambini un metodo che

servirà loro per tutta la vita. Piaget afferma che il suo attivismo assegna una funzione fondamentale

all'insegnamento intellettuale, poiché è ad esso che viene riconosciuto il ruolo trainante nella

formazione della mente che p poi l'aspetto più specifico dell'animale-uomo e che è in lui il prodotto

più alto dell'evoluzione biologica. Piaget ha sottolineato l'importanza anche dell'insegnamento delle

scienze, esemplare è il caso della matematica.

A Piaget la pedagogia contemporanea deve una nuova concezione della mente infantile e

l'individuazione delle sue strutture cognitive, elementi necessari per impostare un'educazione del

pensiero che tenga conto, nel lavoro didattico, delle capacità, linguistiche e logiche, del bambino.

Vygotskij ha studiato sia i problemi degli handicappati sia quelli dell'apprendimento scolastico,

sottolineando la centralità della creatività e del superamento delle condizioni date dallo sviluppo

mentale nel bambino. Il gioco stimola l'immaginazione e l'invenzione, oltre che allenare al rispetto

delle regole. E ciò ha un significato nel lavoro scolastico, che deve farsi creativo, dare spazio al

gioco e all'immaginazione e stimolare uno sviluppo potenziale. Vigotskij nella sua opera “ pensiero

e linguaggio” 1934, sostiene che il pensiero verbale non è innato ma è determinato da un processo

storico-naturale e appartiene all'area della psicologia sociale. Nelle strutture del pensiero individua

uno stadio sincretico (intuizione), uno stadio evidente-situazionale (percezione oggettiva) e uno

stadio logico-concettuale (pensiero formale). Lo sviluppo verso l'acquisizione del pensiero formale

non è spontaneo, è culturale e diretto da quella disciplina formale di cui l'insegnamento è

l'interprete. Vygotskij riconosce un ruolo attivo all'insegnamento nello sviluppo della mente e

reclama un insegnamento consapevole di questa sua finalità produttiva di nuove capacità.

L'apprendimento assume un ruolo centrale nella riflessione di Vigotskij e la scuola occupa una

funzione cruciale nello sviluppo cognitivo del bambino.

Con Bruner, psico-pedagogista statunitense, si venne elaborando una pedagogia di tipo

strutturalistico; egli fissa i caratteri dello sviluppo intellettuale infantile, ricordando che esso implica

un apparato simbolico, un'interazione tra educatore ed educando, un ruolo primario affidato al

linguaggio e una crescente coscienza di strategia alternative. Il ruolo centrale è affidato alla

rappresentazione che si compie tramite l'azione, attraverso l'organizzazione visiva, attraverso il

linguaggio, ambiti che non si escludono ma si sviluppano nella crescita in modo da arrivare a

dominarli tutti e 3. Azione, immaginazione e linguaggio simbolico devono essere le 3 traiettorie

dell'insegnamento nei diversi stadi dello sviluppo infantile. E la scuola deve organizzarsi secondo

una teoria dell'istruzione che tenga conto della progressione dell'apprendimento, che si strutturi

intorno al principio del rinforzo, che stimoli la volontà di apprendere, attraverso la curiosità e la

valorizzazione delle competenze, nonché attraverso gli scambi reciproci tra i membri attivi nella

comunità di apprendimento. Attraverso questa teoria dell'istruzione che fissa i criteri per la

trasmissione della cultura viene riconosciuto un ruolo specifico alla scuola, quello di istruire, che la

rende un'istituzione autonoma e centrale, poiché essa solleva il fanciullo dal circolo chiuso

dell'attività quotidiana e lo immette in modo consapevole nelle abilità, nello stile e nei valori di una

cultura-civiltà.

Bruner avviava un riesame delle discipline di studio, auspicando un rinnovamento dei curricula in

senso scientifico e una didattica delle varie scienze di tipo strutturalistico. Bruner si interessa anche

di forme di conoscenza non scientifiche come il mito o l'arte, nelle quali è centrale il simbolo, quale

immagine condensata e anticipazione di conoscenze analitiche. Queste attività hanno un ruolo

fondamentale nella cultura, ma anche nel processo cognitivo e nel suo sviluppo. Secondo Bruner

l'educazione deve affrontare anche i problemi economici e sociali che vengono a condizionarla.

Lo strutturalismo psico-pedagogico di Bruner ha prodotto approfondimenti nell'ambito della

pedagogia cognitivistica, sottolineando: 1. le implicazioni scolastico-istruttive di queste scoperte

cognitive; 2. il ruolo fondamentale del simbolo; 3. la necessità di attuare una trasformazione della

didattica riformulandola in termini strutturale; 4. possibilità di tradurre le idee in modo corretto ed

utile nelle forme di pensiero del fanciullo di ogni età.

Gardener ha ipotizzato l'esistenza di intelligenze multiple nell'uomo, ne ha studiato i modelli e li ha

legati a una pedagogia modulare ispirata al principio della comprensione. Le intelligenze sono

quelle: logico-matematica, corporeo-cinestetica, spaziale, linguistica, musicale, intrapersonale e

interpersonale, che attivano diversi stili di pensiero e varie forme mentis le quali nell'educazione

devono integrarsi coordinandosi all'obiettivo comprensione e personalizzandosi. Sta alla scuola

passare dalle conoscenze proprie del bambino, acquisite nel suo processo di crescita, alla loro

formalizzazione, e alla formalizzazione integrata.

Con le nuove tecnologie educative si è venuta delineando una centralità maggiore assegnata alle

macchine nei processi di insegnamento ed apprendimento: calcolatrice, televisione, computer. In

questo modo si è modificato il modo di apprendere-insegnare: lo si è reso più controllabile, più

capace di autocorrezione.

La pedagogia cognitivistica ha prodotto un radicale rinnovamento della pedagogia scolastica, che

l'ha resa più razionalizzata ed efficacie ed ha anche spostato l'asse della pedagogia sui processi di

apprendimento, qualificandola in senso istruttivo e assegnandole un ruolo cruciale nell'ambito delle

società industriali.

12. IL '68: CRITICA IDEOLOGICA DELL'EDUCAZIONE E PEDAGIE RADICALI

I movimenti del '68, studenteschi, politici, culturali, hanno attivato un processo che è stato una

rivoluzione culturale e una rivolta giovanile, le quali hanno investito la società, hanno attraversato

le ideologie, hanno sconvolto le istituzioni, ma anche i saperi e sopratutto i luoghi in cui essi si

elaborano e si apprendono. Tali movimenti hanno dato luogo a una fiammata ideologico-culturale

ispirata al pensiero delle 3 M ((Marx,Mao e Marcuse), orientata secondo i principi del marxismo

rivoluzionario, ma anche secondo ispirazioni anarchiche.

L'esempio più alto di questa rivoluzione culturale giovanile fu il Maggio francese, cioè le lotte

studentesche che furono avviate a Parigi e altrove per ottenere trasformazioni nella scuola\università

come pure nella politica. La lotta fu frontale tra giovani e governo, ma si alimentò di un pensiero

creativo e audace che guardava ad una riqualificazione totale della vita sociale.

In Italia il movimento degli studenti si innestò in una rivolta sindacale e operaia, investì con una

critica frontale il PCI e dette vita a gruppi, estremisti ed orientati secondo le diverse teorie del

marxismo.

In tutta Europa si venne delineando un nuovo modo di affrontare i problemi dell'educazione, di

interpretare l'istituzione-scuola, di elaborare riflessioni pedagogiche e di fissarne il ruolo sociale e

politico.

La critica dell'ideologia scolastica e quella dell'ideologia pedagogica furono i temi più significativi

del dibattito del '68 intorno all'educazione. E intorno a tali temi si svilupparono ricerche teoriche e

storiche, tese ad individuare sia la modalità di azione dell'ideologia dentro l'istituzione scolastica,

attraverso programmi, libri, cultura e mentalità degli insegnanti, pratiche didattiche, sia le forme

storiche assunte dall'ideologia nei vari momenti di sviluppo della scuola contemporanea. Si è quindi

venuta elaborando una lettura critica della scuola che ha colto il suo ruolo sociale e il suo

funzionamento interno, la sua stessa identità ambigua: ora rivolta a formare coscienze più libere, più

colte, più capaci di emanciparsi dai condizionamenti sociali, ora, a conformare soggetti a precise

regole sociali, ad idee e ideali collettivi, a concezioni del mondo definite e da assumere come

traguardo della formazione individuale.

La pedagogia è un sapere che deve scegliere di schierarsi per l'emancipazione, per la liberazione

dell'uomo, come soggetto-individuo e come genere.

In questo clima di revisione radicale, dei processi educativi e del sapere pedagogico, vennero

affermandosi alcuni modelli alternativi che si orientavano verso altri valori rispetto a quelli borghesi

e capitalistici. Furono significative le pedagogie dell'autogestione n Francia, con George Lapassade

o quelle della descolarizzazione, in America latina e poi in Europa, con Ivan Illich e Paulo Freire;

come in Italia l'esperienza di contro-scuola di Don Milani con la sua scuola di Barbiana. Questi

sono modelli che intendevano rompere con pratiche scolastiche-educative tradizionali,

formalistiche, conformistiche e favorire processi di formazione aperti e capaci di dare vita a soggetti

creativi, indipendenti ed orientati al dissenso. Dietro queste esperienze si delineava un modo di fare

pedagogia di tipo critico-radicale, liberato dalla visione borghese delle scienze e dei processi

formativi, ispirato al principio\valore della differenza.

Con Illich, Freire , Goodman, siamo davanti ai teorici della descolarizzazione: bisogna de-

scolarizzare la società per sottrarre l'apprendimento e la formazione delle giovani generazioni

all'ideologia del potere e riportare tali processi dentro tutta la società, dando vita ad una pedagogia e

una inculturazione alternativa a quelle attuate dalla scuola, capace di favorire l'indipendenza dei

giovani e un migliore allenamento al senso della scoperta. Il vero scopo dell'apprendimento non è la

professionalizzazione dell'individuo bensì la formazione umana e sociale di ogni uomo, che lo

prepari a vivere in modo conviviale con gli altri uomini. Secondo Freire una pedagogia alternativa

ha una precisa coscienza politica: è “La pedagogia degli oppressi” 1968, che si pone dalla parte dei

poveri, degli ultimi ed attiva processi di apprendimento che vanno al di là della semplice

alfabetizzazione, per realizzare una coscientizzazione; questa si sviluppa come riconquista del

linguaggio, capacità di prendere la parola, analisi dei significati e loro ricollocazione storica e

sociale, in modo da produrre l'emancipazione delle coscienze dei ceti più diseredati e da innalzarli

ad una partecipazione alla vita civile, anzi ad una riappropriazione di essa.

Tali caratteri sono presenti nell'esperienza di contro-scuola attuata Barbiana da Don Milani. La

“lettera ad una professoressa”, è una condanna alla scuola borghese, classista, discriminatoria,

incapace di superare il divorzio tra cultura e lavoro. A Barbiana si fa scuola lavorando tutto il

giorno, intorno ad una cultura non formalistica, discutendo e scrivendo, riappropriandosi della

parola, dell'autonomia del pensiero e di uno strumento di emancipazione e crescita sociale.

In Italia 2 modelli pedagogici si sono caratterizzati nella direzione della pedagogia della differenza.

Bertin, reclama un'educazione che valorizzi la formazione di una personalità inquieta, originale,

aperta al cambiamento e al dissenso. Con Pasolini siamo davanti a una coscienza educativa

sensibile, capace di rivivere le esigenze formative dei giovani e di illuminarle attraverso un dialogo

intimo e partecipato di maestro.

13. LA SCUOLA DAL SECONDO DOPOGUERRA AD OGGI

Nei paesi industrializzati e socialmente avanzati, dal 1945 ad oggi, la scuola si è caratterizzata: 1.

per la sua crescita in senso sociale, 2. per il suo ruolo nello sviluppo economico; 3. per la funzione

svolta nell'assetto democratico; 4. per le forti tensioni riformatrici come quelle espresse nel '68.

la crescita sociale della scuola si è manifestata attraverso l'alfabetizzazione di massa, l'innalzamento

dell'obbligo scolastico ( a 14 e a 16 anni) e l'assunzione di un ruolo di mobilità sociale. Il popolo si

è innalzato a condizioni di cittadinanza, si è fatto a pieno titolo protagonista politico e sociale: la

scolarizzazione attiva un'ascesa sociale, in una società che si è fatta sempre più mobile e in un

mercato del lavoro divenuto articolato ed in espansione\trasformazione.

Questo permette di sottolineare il ruolo della scuola nello sviluppo socio-economico, centrale nelle

società industrializzate dove anche la manodopera operaia deve essere inculturata, in modo da

potersi applicare a macchine più sofisticate e da poter utilizzare il proprio lavoro in modo mobile e

aperto.

La scuola venne sottoposta a doppia istanza: di diffondere la cultura disinteressata, che forma e

nutre l'intelligenza e la persona, da un lato; di creare profili professionali, dall'altro. Bisogna

aggiungere che oltre a formare cittadini a pieno titolo, più consapevoli e più capaci di partecipare

alla cosa pubblica, la scuola allena all'esercizio della democrazia, diffondendo pratiche di

discussione, di dialogo, di confronto collettivo, e ciò è avvenuto anche nel '68, perfino nelle

assemblee del movimento studentesco poiché hanno preparato intere generazioni allo scambio, allo

scontro anche, di idee e posizioni e ad operare scelte collettive, se pure spesso in modo troppo

uniforme e convergente, senza dar voce a minoranze e differenze.

La scuola oggi è ancora attraversata da problemi di struttura: l'opposizione tra scuola di massa e

scuola di èlite, tra scuola di tutti e scuola selettiva; l'opposizione tra scuola di cultura e scuola

professionalizzata, disinteressata o finalizzata; l'opposizione di scuola libera e scuola conformatrice.

Sono problemi aperti che vanno affrontati con la consapevolezza che la scuola è in continua

trasformazione.

Un riflesso di questi problemi si ha nella scuola italiana del 1945 ad oggi; il primo dato della scuola

in Italia è la sua crescita democratica: con la Carta Costituzionale del 1948 viene riconosciuto il

diritto all'istruzione per tutti i cittadini, in scuole di Stato, capace di formarli culturalmente e

politicamente come soggetti autonomi e responsabili, poi la riforma della scuola media del 1962

innalza la formazione di base di tutti i cittadini e nel contempo cresce il tasso scolarizzazione in

tutto il paese, in ogni ordine di scuola, dalla materna all'università. Quest'ultima è stata liberalizzata

negli accessi nel 1969, poi niente di significativo è avvenuto, se non nel 1980 un riassetto della

docenza per i vari corsi di laurea o con la legge per l'autonomia universitaria.

14. MASS MEDIA ED EDUCAZIONE

I mass media sono stati dei veri educatori, divenuti potenti tramite il mezzo televisivo che

rivoluziona la percezione e la concettualizzazione e che agisce in profondità già dall'infanzia,

lasciando il segno nella mentalità collettiva.

La prima formazione dell'immaginario è dominata dalla televisione; essa penetra in tutta la

personalità infantile, adolescenziale e giovanile determinando differenti condizionamenti.

Il controllo e l'organizzazione dei mass media è diventato un'industria: una produzione determinata

da leggi e trasformazioni del mercato. Ciò che si vuole ottenere è la standardizzazione dei

comportamenti diffusi. I mass media svolgono un ruolo di emancipazione delle masse, non solo

sottraendole alla cultura popolare e introducendole in ambiti diversi di cultura, ma anche

avvicinandole al linguaggio, al lessico, alla sintassi dei ceti più colti. Come è avvenuto in Italia

dove solo l'avvento della televisione ha reso realmente esistente l'italiano come lingua nazionale.

Con i mass media siamo davanti ad un problema educativo ancora aperto, che ha prodotto effetti di

diseducazione, pur affermandosi sempre di più come messo pedagogico centrale. Va però

sottolineato che con l'avvento dei mass media e dell'industria culturale , tutto l'universo educativo è

stato trasformato, poiché le agenzie educative tradizionali dell'educazione sono state spiazzate nella

loro centralità sociale e all'interno dell'esperienza individuale di formazione, poiché è stato

assegnato un ruolo sempre più centrale alla formazione dell'immaginario; si è assegnato un posto

centrale all'immagine e al suono rispetto al linguaggio verbale. L'educazione contemporanea a causa

dei mass media, è profondamente diversa da quella del passato. I mass media appaiono come i primi

educatori del bambino e quindi sollevano problemi che devono essere affrontati dagli educatori ma

anche alla società.

15. EPISTEMOLOGIA PEDAGOGICA ATTUALE

E' stata la crisi di identità che ha investito la pedagogia negli anni Sessanta che ha determinato una

riflessione intorno allo statuto logico della pedagogia, dando luogo a ricerche epistemologiche che

si articolano secondo molteplici modelli. Possiamo riferirci a 4 modelli:

1. il modello analitico ha interpretato il discorso della pedagogia come organizzato intorno al

principio della logica scientifica, al criterio della spiegazione e della verifica, come è stato

sostenuto dal neoempirismo logico. Accanto ad esso si è collocato il filone dell'analisi

linguistica che studia il linguaggio della pedagogia nei suoi aspetti informali, fissandone la

specificità e il legame con il discorso comune.

2. Il modello strutturalistico-critico: porre in luce gli aspetti scientifici della pedagogia e dei

suoi discorsi.

3. Il modello della dialettica che riconduce la pedagogia al terreno dell'ideologia, in quanto

sapere operativo e condizionato da valori che sono espressioni di visioni-del-mondo e quindi

di gruppi sociali.

4. Modello ermeneutico: interpreta il sapere della pedagogia come radicato nel tempo storico,

nelle sue tradizioni, nelle sue abitudini e quindi da decostruire da un lato e da interpretare

dall'altro, nei principi ideali che lo amano e lo sostengono, in modo da comprenderne

l'idetità e il ruolo storico, quindi la funzione che tale sapere esercita e deve criticamente

esercitare.

A questi 4 modelli va aggiunto il modello metafisico, che fissa strutture e valori della pedagogia in

modo universale, ricollegando la formazione umana a un modello unico di uomo.

Alla ricerca epistemologica della pedagogia, viene delegato il restauro dell'identità del sapere

pedagogico e il controllo della sua crescita e della sua stessa produttività sociale.

Attraverso queste ricerche si è delineata una nuova immagine di pedagogia: sapere complesso, che

può essere interpretato attraverso differenti paradigmi teorici. Il lavoro epistemologico non è mai

compiuto una volta per tutte, ma va costantemente ripreso.

16. NUOVE EMERGENZE EDUCATIVE

La pedagogia dagli anni 80 fino ad oggi è stata attraversata da nuove emergenze. La prima è stata

quella del femminismo, la seconda è quella legata all'emergenza del problema ecologico, prodotto

dall'industrializzazione incontrollata, la terzo è connessa alla crescita di etnie presenti nei paesi

sviluppati e ai problemi multiculturali che tale presenza solleva. Andrebbe anche aggiunta

l'emergenza connessa alla terza età. Queste emergenze hanno trasformato i connotati sociali della

pedagogia, ricollocandola in modo nuovo nella società.

I movimenti femminili hanno posto al centro della coscienza educativa e della riflessione

pedagogica il problema del genere e hanno messo in dubbio il tradizionale modello di formazione,

individuato come sessista e come negatore del secondo sesso. Se in un primo momento il

femminismo ha richiesto pari opportunità e l'emancipazione sociale delle donne, in un secondo

momento si è rivendicata la specificità del femminile, della cultura al femminile, affermando la

priorità educativa del genere e il suo carattere di differenza. Si è così impostata una pedagogia della

differenza che si è proposta di affermare in pedagogia i valori, gli ideali e i principi dell'universo

femminile. Si è però impostata una prassi educativa che tende a separare maschi e femmine.


PAGINE

22

PESO

62.48 KB

AUTORE

sara92p

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara92p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi educativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Cerrocchi Laura.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Teorie e metodi educativi

Riassunto esame di teorie e metodi educativi, prof Cerrocchi, libro consigliato Relazioni cooperative a scuola, Dozza
Appunto
Riassunto per l'esame di filosofia morale
Appunto
Riassunto esame filosofia morale, prof. Chitussi, libro consigliato Malattia mentale e psicologia, Foucault
Appunto
Riassunto esame progettazione e valutazione nei processi formativi, prof Cecconi, libro consigliato Progettazione e valutazione nei processi formativi, Lipari
Appunto