Le pedagogie del Novecento
L'avventura dell'attivismo
Nel XX secolo la scuola subisce profonde trasformazioni, si apre alle masse e si afferma sempre più come centrale nella società. Questa visione rinnovata fu massima nell'ambito della tradizione attivistica, quando la scuola si impose come istituzione chiave della società democratica e si alimentò di un forte ideale libertario, dando vita sia a sperimentazioni scolastiche e didattiche fondate sul primato del fare, sia a teorizzazioni pedagogiche rivolte a fondare o interpretare queste pratiche innovative partendo da filosofie o da approcci scientifici nuovi rispetto al passato.
L'attivismo è stato un movimento internazionale che ha avuto un grande influsso nelle pratiche quotidiane dell'educazione. Esso ha realizzato un rovesciamento dell'educazione, mettendo al centro:
- Il bambino, i suoi disegni e le sue capacità;
- Il fare che deve precedere il conoscere, il quale si evolve dal globale al distinto;
- L'apprendimento che pone al centro l'ambiente.
Si è trattato di una rivoluzione copernicana nell'educazione; bisogna quindi seguire i due itinerari dell'attivismo: scolastico e pedagogico.
Le scuole nuove e l'educazione attiva
Anche se le scuole nuove nacquero e si svilupparono come esperimenti isolati, legati a condizioni particolari e a personalità eccezionali di educatori, esse, proprio perché ebbero subito larga risonanza nel mondo educativo, avviarono richieste sul campo dell'istruzione, rivolte a trasformare la scuola, nel suo aspetto organizzativo e istituzionale, ma anche in quello connesso agli ideali formativi ed agli obiettivi culturali.
Il carattere di queste scuole nuove, che ebbero diffusione prevalentemente in Europa occidentale e negli Stati Uniti, va individuato nel richiamo all'attività del fanciullo. L'infanzia va vista come un'età pre-intellettuale e pre-morale, nella quale i processi cognitivi si intrecciano all'operare e al dinamismo motorio e psichico del fanciullo. Quest'ultimo è attivo e deve essere liberato dai vincoli dell'educazione familiare e scolastica, permettendogli una libera manifestazione delle sue inclinazioni primarie. Di conseguenza, la vita della scuola deve essere allontanata dall'ambiente artificiale e costrittivo della città. L'apprendimento deve avvenire in contatto con l'ambiente esterno, alla cui scoperta il fanciullo è interessato spontaneamente, e attraverso attività intellettuali, di manipolazione, rispettando così la natura globale del fanciullo che non tende mai a separare conoscenza ed azione, attività intellettuale e pratica.
Le scuole nuove sono una voce di protesta contro la società industriale e tecnologica. L'esperimento delle scuole nuove fu avviato in Inghilterra da Cecil Reddie che nel 1889 aprì ad Abbotsholme una scuola per ragazzi dagli 11 ai 18 anni che diresse fino al 1927. Secondo Reddie, l'insegnamento andava mutato per renderlo idoneo alle esigenze della società moderna. Il ragazzo deve diventare un uomo completo per essere in grado di assolvere tutti gli scopi della vita. A tal fine, la scuola deve divenire un piccolo mondo reale, pratico e collegare sistematicamente l'intelligenza e l'energia, la volontà, la forza fisica, l'abilità manuale e l'agilità.
All'esperimento di Reddie si richiamò Edmond Demolins nella sua “école des Roches”, che sorse in Normandia nel 1899. La scuola è posta in campagna, nella quale i fanciulli si muovono in libertà; l'obiettivo di questa scuola è di attuare una formazione globale del fanciullo, intellettuale, fisica, morale e sociale. Lo studio viene svolto secondo l'individuazione di centri di interesse, che hanno alla base il legame dei ragazzi con la terra, vista come elemento predominante nelle attività economiche e sociali.
Entrambe queste scuole hanno un carattere di “isola privilegiata” rivolta a pochi ragazzi fortunati di buona estrazione economica e sociale. Wyneken elaborò un modello educativo antiborghese e libertario che esercitò larga suggestione sulla gioventù tedesca fino alla prima guerra mondiale. Il suo ideale pedagogico, di carattere essenzialmente anarchico, poneva al bando l'autorità della famiglia, la tirannia degli adulti, i metodi scolastici mistificanti e conformistici e valorizzava la libera iniziativa dei giovani che dovevano organizzarsi in modo autonomo ed esigeva una formazione scolastica che desse più spazio alle lingue moderne e alle conoscenze scientifiche. Con la rivista “Il Principio”, fondata a Berlino nel 1913, Wyneken diffuse il suo messaggio rivolto alla gioventù tedesca e organizzò la protesta giovanile, alla quale aderirono i giovani borghesi.
Kerschensteiner elaborò un modello di scuola nuova che chiamò “scuola del lavoro”. Nell'opera “Il concetto della scuola del lavoro”, proponeva di rinnovare il curriculo tradizionale degli studi, specialmente elementari, con l'introduzione del lavoro. Il lavoro è l'attività fondamentale dell'uomo e come tale deve essere posto al centro dell'educazione infantile. Per svolgere tale lavoro le scuole debbono essere dotate di attrezzati laboratori ed officine. Il lavoro risulta educativo quando è pienamente consapevole delle proprie finalità complessive. La formazione sociale è l'obiettivo fondamentale della scuola popolare, in quanto questa deve dare ai ragazzi, come ideale di vita, quello di porsi al servizio degli altri.
Le scuole nuove in Italia
In Italia le scuole nuove si svilupparono nell'ambito di quella che Giuseppe Lombardo Radice definì come “scuola serena”. Tale scuola si ispirava ad un ideale di continuità tra scuola e famiglia, ad una valorizzazione delle attività artistiche ed ad una visione del fanciullo come artista spontaneo. Maria Boschetti Alberti nei suoi volumi “Il diario di Muzzano” e “La scuola serena di Agno”, descrive la sua esperienza di insegnante elementare; la sua scuola serena si svolge in un ambiente non attrezzato secondo criteri didattici di avanguardia, ma essa dipende essenzialmente dal ruolo che viene ad assumere il maestro, dal suo impegno, dalla sua conoscenza pedagogica ed educativa.
Il lavoro scolastico della Boschetti Alberti, si articola in 3 gruppi di attività:
- Accademia, che comprende letture, recitazioni, poesie, programmate dai ragazzi con lo scopo di sviluppare nei fanciulli il senso del bello;
- Controllo, viene svolto dall'insegnante seguendo ogni giorno una diversa materia, che gli alunni hanno portato avanti attraverso il lavoro individuale;
- Lavoro libero, che si svolge a gruppi e riguarda le attività tramite le quali i ragazzi si sentono maggiormente attratti.
Rosa Agazzi elaborò un metodo che si fondava sul principio della continuità tra asilo infantile ed atmosfera familiare, l'educatrice doveva assumere un ruolo quasi materno ed il lavoro dei fanciulli doveva essere libero ed attivo, svolgersi in un ambiente ordinato, al cui mantenimento il bambino stesso doveva partecipare. Tra i fanciulli doveva essere sviluppato un senso di collaborazione. L'invenzione didattica delle Agazzi fu il materiale non preordinato, che veniva definito come un insieme di cianfrusaglie senza brevetto, costituito da tutto ciò che i fanciulli raccoglievano o portavano a scuola ed al quale si interessavano; questo materiale costituisce il “museo” e diventa spesso momento di conversazione. L'ordine qui nasce dai ragazzi, come anche i materiali di studio che sono spontaneamente raccolti e non predeterminati secondo criteri scientifici.
Giuseppina Pizzigoni con la “Rinnovata” cercava di operare nell'ambito della scuola tradizionale, rinnovandone il metodo. È necessario fare entrare nella scuola l'esperienza diretta dei fanciulli e collegare la vita scolastica a quella sociale, portando i ragazzi a visitare officine, monti, città, mari. Il suo metodo sperimentale pose al centro il lavoro ed un'attività sociale e fu rivolto ad introdurre la precedenza assoluta dell'esperienza dell'alunno rispetto alla parola del maestro.
Nel 1945 sorge a Firenze la “scuola-città Pestalozzi”, per iniziativa di Ernesto e Anna Maria Codignola. La scuola città ha come obiettivo primario la formazione sociale dei ragazzi, di renderli consapevoli dei loro doveri e diritti civici e quindi si basa su un'organizzazione interna che rispecchia quella della comunità adulta e che viene gestita direttamente dai ragazzi, allenandosi all'acquisizione di un comportamento democratico. L'insegnamento scolastico muove direttamente dall'esperienza personale del fanciullo e dai problemi della vita concreta della comunità, articolandosi secondo un ideale di interazione tra attività intellettuale ed attività manuale. Gli orari vengono rinnovati; la scuola viene corredata di biblioteca e laboratori, il metodo didattico è libero e non prefissato.
Nel 1908 nasce in Europa il movimento “boy-scouts” promosso da Robert Baden Powell, ex colonnello dell'esercito inglese. I ragazzi vengono divisi per classi di età e in una struttura che li organizza in pattuglie, guidate da un capo e riunite poi in gruppi di 4 o 5 sotto la guida di un istruttore. L'immissione nel gruppo avviene attraverso una cerimonia, nella quale va letta la promessa, un decalogo del giovane esploratore che sottolinea i principi di lealtà, di amicizia, di amore del prossimo, di pietà verso gli animali. I caratteri attivistici dello scoutismo vanno rilevati nel suo legame con l'ambiente naturale, nella valorizzazione della vita di gruppo e in un entusiasmo verso ciò che è selvaggio, nello sviluppo dello spirito di iniziativa e delle capacità manuali. L'importanza dello scoutismo va riconosciuta nell'impegno nel risolvere il problema del tempo libero giovanile.
I modelli più maturi: in USA e in Europa
Negli Stati Uniti l'esperimento attivistico più illustre fu quello promosso da Dewey a Chicago. Helen Prakhurst per il suo “Dalton Plan” si ispirò alle posizioni della Montessori e cercò di attuarlo in una università priva a New York. Le idee fondamentali del piano sono quelle della individualizzazione dell'insegnamento e della libera scelta del lavoro scolastico. Il programma viene organizzato in attività minime di studio; le aule sono assegnate ad un determinato insegnamento, diretto da un docente specializzato. Ogni allievo ha un compito mensile che deve svolgere liberamente ed il maestro interviene solo per consigliare e controllare il lavoro. Ogni giornata di lavoro scolastico si articola in attività di laboratorio, di organizzazione del lavoro e di conferenze. Il Dalton Plan appare caratterizzato da una sensibilità per i problemi dell'apprendimento individuale ed a un progetto di razionalizzazione.
Washburne fu l'organizzatore delle scuole di Winnetka, vicino a Chicago, nelle quali cercò di sviluppare un insegnamento individualizzato secondo il sistema di un libero raggruppamento degli alunni e secondo un programma libero. La scuola dovrà essere il luogo in cui i ragazzi vivono felici, in cui abbiano la libertà di creare e di esprimersi e dove siano preparati a partecipare alla vita che li attornia. Il programma di questa scuola si divide in una parte comune, che comprende conoscenze e tecniche di base, e in una parte creativa e libera. Le attività creative della scuola sono quelle musicali, artistiche, di gioco, laboratori e stampa. L'importanza del lavoro creativo va vista nella capacità che esso ha di stimolare il ragazzo a differenziarsi dai compagni, a sviluppare le proprie attitudini e a scoprire le proprie vocazioni. Le scuole di Winnetka si affermarono come laboratori di ricerca didattica e si caratterizzarono per i controlli rivolti ai risultati raggiunti e per l'interessamento verso le nuove soluzioni ai problemi dell'insegnamento.
Roger Cousinet nel volume “un metodo di lavoro libero per gruppi” espose il proprio metodo didattico rivolto a permettere ai ragazzi di agire, di istruirsi e di educarsi da se stessi, sotto l'occhio di un insegnante incaricato di sorvegliare i loro passi e di aiutarli in caso di bisogno. Il lavoro scolastico deve compiersi in un ambiente capace di stimolare e di soddisfare la curiosità infantile e di favorire i processi di socializzazione. L'apprendimento deve avvenire tramite attività di gruppo. Nella scuola si trovano i documenti con i quali i gruppi dovranno lavorare, organizzati in schedari per materie, in modo da permettere un uso libero da parte del bambino e stimolarne l'intelligenza.
Celestin Freinet ha sviluppato un metodo basato sulla cooperazione ed incentrato nell'uso della stamperia nella scuola. L'obiettivo della scuola è di orientare l'esperienza ed arricchirla attraverso un lavoro svolto in comune dai fanciulli, anche se il lavoro infantile dovrà avere il carattere di un lavoro-gioco. Freinet sviluppa la sua concezione della scuola come cantiere nella quale il lavoro risulta umanizzato e volto in un clima di impegno e collaborazione. Al centro del lavoro scolastico stanno il testo libero, scritto dal bambino quando ha il desiderio di scrivere, e la stamperia, che permette la creazione di un giornalino di classe e la comunicazione verso l'esterno. Intorno al giornale si svolge l'attività della classe e da esso si motiva l'apprendimento di tecniche aritmetiche.
I teorici dell'attivismo: Decroly, Claparede, Ferriere, Montessori
I grandi temi della pedagogia dell'attivismo possono essere indicati:
- Nel puerocentrismo, cioè sul riconoscimento del ruolo essenziale del fanciullo in ogni processo educativo;
- Nella valorizzazione del fare nell'ambito dell'apprendimento infantile, che tendeva a porre al centro del lavoro scolastico le attività manuali, il gioco e il lavoro;
- Nella motivazione, secondo la quale ogni apprendimento reale ed organico deve essere collegato ad un interesse del fanciullo e quindi mosso da una sollecitazione dei suoi bisogni emotivi, pratici e cognitivi;
- Nello studio di ambiente, è dalla realtà che lo circonda che il fanciullo riceve stimoli all'apprendimento;
- Nella socializzazione, bisogno primario del fanciullo che va soddisfatto e incrementato;
- Nell'antiautoritarismo, rinnovamento profondo della tradizione educativa e scolastica, che muoveva sempre dalla supremazia dell'adulto;
- Nell'antintellettualismo, che conduceva alla svalutazione di programmi formativi culturali.
Ovide Decroly, medico belga, aprì a Bruxelles l'école dell'ermitage, una scuola nuova pilota, per la quale venne elaborato un ricco e complesso materiale didattico e che fu uno dei centri più famosi di sperimentazione educativa. Decroly studiò la psiche infantile, muovendo dagli anormali, che egli riteneva interessanti per l'educazione, in vista di un loro recupero attraverso un insegnamento accurato e prolungato e anche per conoscere meglio il fanciullo in generale. In questo modo sarà possibile attivare il processo di individualizzazione capace di rispettare sia i tempi di maturazione dei fanciulli, sia gli atteggiamenti affettivo-cognitivi tipici della mente infantile. Il carattere dominante della psiche del fanciullo è quello della globalizzazione: la conoscenza e la stessa sensazione si rivolgono verso un tutto, un insieme di dati che si aggregano sotto l'impulso di un interesse vitale. Ogni attività educativa deve muovere dal concreto all'astratto, dal semplice al complesso, dal noto all'ignoto, e quindi ogni processo di simbolizzazione deve essere appreso attraverso un contatto con la realtà e con i suoi dati empirici. Per Decroly l'attenzione che il fanciullo rivolge ai fenomeni del reale naturale e sociale è spinta da un interesse che si caratterizza per il legame che stabilisce con i bisogni fondamentali dell'uomo (nutrirsi, lottare contro le intemperie, difendersi dai pericoli). Questi ultimi devono trovare posto in ogni processo di apprendimento-insegnamento, in modo che l'attività di studio si organizzi secondo centri di interesse legati strettamente a questi bisogni fondamentali.
I processi di apprendimento si sviluppano in 3 momenti fondamentali:
- Osservazione: punto di partenza di ogni conoscenza, attraverso un materiale vario che deve essere manipolato ed osservato direttamente dal fanciullo;
- Associazione: che organizza l'ambiente che il fanciullo ha osservato;
- Espressione concreta o astratta: la prima riguarda i lavori manuali, la seconda il linguaggio ovvero lettura e scrittura.
Un'applicazione di Decroly si ha proprio nell'insegnamento della lettura, nel quale si seguono 2 principi: associare le denominazioni scritte delle cose alle immagini delle cose e quindi alle cose medesime; facilitare la decomposizione delle parole per aiutare il riconoscimento delle immagini del linguaggio scritto. Secondo il metodo globale il fanciullo prima conosce le cose, poi comprende le frasi ed infine isola le parole. L'insegnamento della lettura deve avvenire tramite giochi educativi che servono a rendere attivo lo sforzo per impossessarsi dei simboli alfabetici e del linguaggio scritto.
Con Cloparede si venne creando a Ginevra, la scuola di Ginevra. L'opera pedagogica di Cloparede si svolse in relazione alle nozioni di educazione funzionale e di scuola su misura. La scuola deve organizzarsi su misura del bambino, deve rispettarne la natura e soddisfarne i bisogni, organizzando processi di apprendimento capaci di essere individualizzati, attraverso l'offerta di attività tra le quali il fanciullo può scegliere.
Ferriere si pose in un atteggiamento di difesa dei diritti del fanciullo e dei suoi bisogni, che sono connessi ad un esercizio della libera attività.
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