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Il gruppo el'interventosociale di V. Fabbri

Capitolo 1 – Il gruppo, un soggetto a sé

Il termine gruppo è un concetto generale, di difficile interpretazione semantica. Tradizionalmente esso rappresenta un insieme di individui tra i quali esistono interazioni sociali riconosciute come tali da essi e da altri.

Nel latino medioevale gruppus significava “nodo” e descrive la rotondità dell’ellisse o del cerchio; nel germanico occidentale kruppa significava massa arrotondata, intorno alla quale le persone possono sviluppare incontri faccia a faccia con uguale accesso alla vista e all’ascolto degli altri. Per la lingua italiana il gruppo è un insieme di persone o cose, riunite in modo da formare un tutto. Tutte queste accezioni richiamano un concetto intrinseco secondo un significato originale, senza le quali il gruppo non potrebbe esprimersi in un determinato modo. Quindi possiamo definire il gruppo un “insieme dinamico” costituito da individui interdipendenti per qualche aspetto, che si influenzano reciprocamente e che condividono scopi, interessi, caratteristiche e norme comportamentali.

1.1 Lo studio del gruppo nelle scienze sociali

Il gruppo è stato un punto di partenza per sviluppare teorie generali sui sistemi più ampi e sulla società. Secondo l’approccio sociologico il gruppo è un’unità sociale autonoma all’interno del sistema sociale che corrisponde ad una pluralità di individui, caratterizzata da:

  • Interdipendenza tra i membri
  • Conoscenza e reciproco riconoscimento
  • Scopo comune
  • Interazione continua nel tempo
  • Senso di appartenenza

La condivisione dello scopo non preclude atteggiamenti di antagonismo e conflitto; i membri si aspettano, l’uno dall’altro, forme di comportamento che non sono richieste ai non aderenti. Il gruppo si distingue da altre categorie:

  • Aggregati: insieme di individui che si trovano nello stesso luogo, nello stesso momento senza condividere un legame preciso (es. coloro che sono in fila in attesa dell’autobus)
  • Folla: coloro che si trovano nello stesso momento nello stesso spazio fisico
  • Categorie sociali: soggetti accomunati da una stessa caratteristica, condizione sociale o status
  • Comunità: luogo delle relazioni significative

Secondo Parson i gruppi rappresentano uno strumento fondamentale di integrazione e di controllo sociale (es. famiglia). Secondo l’approccio psicologico il gruppo è formato da persone che si trovano in reciproca interazione, psicologicamente consapevoli l’una dell’altra, che si percepiscono nell’insieme come un gruppo. Esso esiste nella misura in cui viene vissuto soggettivamente dagli individui che lo compongono, creando reazioni interpersonali e una situazione di vissuto collettivo.

Lo psichiatra Moreno studiò gruppi di adolescenti e giovani, anche in contesti di devianza e reclusione con finalità terapeutiche. Introdurre lo psicodramma e la sociometria come nuovo metodo di analisi sociologica e di diagnosi psicologica in ambito gruppale, attraverso il quale sperimentò modalità di misurazione della qualità delle relazioni all’interno dei gruppi, le reti di comunicazione e di conflitto, la posizione occupata e percepita da ognuno.

Uno dei contributi più importanti allo studio del gruppo è legato all’opera dello psicologo Lewin, secondo cui il gruppo è il fondamento essenziale dell’esistenza dell’individuo in quanto egli per percepirsi libero deve sentire di appartenere a gruppi. Egli fece ricorso alle teorie della fisica, secondo le quali si può affermare che ogni evento o comportamento umano non può essere osservato come risultante della situazione entro cui si verifica. Inoltre, dimostrò con la teoria del campo che ogni essere umano che partecipi ad un gruppo esiste nel campo psicologico degli altri membri come membro del gruppo e non come singolo; quindi il gruppo è a sua volta campo = TOTALITÀ. Il campo psicologico di un individuo è l’organizzazione e la configurazione dei significati che questi dà agli altri, alle cose, alle situazioni.

Nel 1946 Lewin e i suoi collaboratori organizzarono un corso per animatori al Massachussets Institute of Technology dove i formatori colsero il grande interesse che i partecipanti dimostravano alle discussioni sul comportamento del gruppo, fino a rimanervi coinvolti e attivare cambiamenti positivi. Da questa esperienza nacque il T-Group Basic Skills Training Group, un gruppo centrato sul gruppo, inteso come modalità relazionali e far acquisire ai partecipanti una maggiore consapevolezza psicologica.

Il gruppo è stato studiato anche nella teoria generale dei sistemi di von Bertalanffy. Questa teoria fu ripresa dalla psicologia della Gestalt che la applicò allo studio sulla comunicazione, nell’approccio sistemico-relazionale. Secondo questo approccio, un sistema è un insieme di oggetti e di relazioni tra gli oggetti e i loro attributi, in cui gli oggetti sono componenti o parti del sistema (individui). Gli attributi sono le proprietà degli oggetti (comportamenti), le relazioni tengono insieme il sistema, di conseguenza anche il gruppo è un sistema.

È difficile definire quando un oggetto appartiene al sistema e quando all’ambiente perché i sistemi sono aperti cioè scambiano materiali, energie o informazioni con il loro ambiente. Per Watzlawick, questi ultimi hanno proprietà valide anche per il sistema gruppo:

  • Totalità: un sistema non è un semplice composto di elementi indipendenti ma ogni sua parte è in rapporto tale con le altre parti che ogni cambiamento in una parte causa anche un cambiamento in tutte le parti e in tutto il sistema
  • Non sommatitività: un sistema non può essere fatto coincidere la somma delle sue parti
  • Non unilateralità: il concetto di totalità esclude l’esistenza di rapporti unilaterali, infatti i rapporti sono sempre interazioni
  • Retroazione: ciò che tiene unito un sistema è la retroazione, la correlazione circolare complessa
  • Equifinalità: in un sistema circolare e autoregolantesi i risultati sono determinati dalla natura del processo. Secondo il principio di equifinalità gli stessi risultati possono avere origini diverse perché sono determinanti la natura dell’organizzazione, il processo e la modalità di comunicazione.

Questo approccio riconosce l’individuo come un sistema aperto e introduce il concetto di causalità circolare:

  • Amplifica l’interesse verso le interrelazioni e i processi comunicativi
  • Sottolinea l’importanza del contesto di appartenenza nello sviluppo della condizione di disagio
  • Legge i comportamenti disfunzionali come espressione di una situazione interpersonale
  • Pone interesse verso il presente
  • Prevede e propone punteggiature diverse della problematica sociale

Anche Bion ha sostenuto una concezione del gruppo come totalità dinamica e ha dimostrato come un gruppo funzioni come un’entità unica che da luogo ad una mentalità di gruppo costituita dal risultato dello scambio di opinioni, desideri, aspettative dei membri. La mentalità del gruppo può entrare in contrasto con i desideri e le idee dei singoli, generando tensione, insoddisfazione e paura. Bion ipotizzò 2 livelli di funzionamento mentale della vita del gruppo:

  1. Gruppo di lavoro: individuabile nella capacità di un gruppo di dedicarsi in modo realistico alla produzione del compito attraverso un’attività cognitiva, co-operativa, uso dei dati di realtà, tolleranza alle frustrazioni e controllo delle emozioni
  2. Assunti di base: si esprimono attraverso le componenti emotive, socioaffettive, collettivamente condivise e che determinano l’esistenza di una realtà psichica ed emotiva che influenza il gruppo stesso

1.2 Caratteristiche strutturali

La struttura del gruppo è l’insieme delle relazioni stabili che si organizzano tra i suoi elementi, determinati come prodotto dall’interazione reciproca tra i membri e da altri fattori oggettivi. Si individuano 3 diverse tipologie di strutture di gruppo:

  • Morfologica
  • Organizzativo-gerarchica
  • Normativa

1.2.1 La struttura morfologica

Essa è costituita dai fattori che caratterizzano un gruppo da un punto di vista oggettivo quali la dimensione (numerosità dei componenti), la prossimità temporale (frequenza degli incontri), le caratteristiche sociodemografiche dei membri. Questi elementi incidono sul volume e sulla qualità degli scambi interattivi, influenzando la natura dei rapporti interpersonali. L’aumento del numero dei membri determina una limitazione delle possibilità di comunicazione di ognuno e una disuguaglianza di partecipazione. In queste condizioni si attua la tendenza a formare sottogruppi più ristretti per soddisfare esigenze di maggiore familiarità e intimità.

1.2.2 La struttura organizzativo-gerarchica

Essa descrive il sistema di posizioni e di ruoli che i componenti assumono all’interno del gruppo, i rapporti di dominanza/sottomissione, la distribuzione del potere. Quando la struttura organizzativo-gerarchica preesiste all’interazione dei membri si parla di formalizzazione della struttura, che sarà tanto più forte quanto più rigide sono le prescrizioni di ruolo cui i membri devono attenersi. Tuttavia, si riesce a personalizzare il proprio comportamento di ruolo anche nei gruppi più rigidamente strutturati perché le norme di comportamento del gruppo non sempre riescono a influenzare l’individuo al punto tale da riuscire a indirizzare tutti i suoi comportamenti.

Spesso accanto alla struttura formale tende a formarsi anche una struttura non formale che può risultare in antagonismo con quella formale. Questa struttura nasce in modo spontaneo, legata al naturale stabilirsi tra gli individui di rapporti di simpatia e antipatia, di attrazione e repulsione.

Per questi motivi in ogni gruppo si individuano almeno 3 strutture gerarchico-organizzative:

  1. Come la struttura dovrebbe essere in base alle norme formalizzate
  2. Come effettivamente è in base al comportamento dei membri
  3. Come i membri vorrebbero che fosse in base ai loro desideri

Minguzzi descrive 2 strutture all’interno del gruppo: una verticale la cui dimensione è il potere, il rapporto di dominanza/sottomissione e una orizzontale caratterizzata dalla dimensione socioaffettiva. Quando la struttura è stabilizzata in maniera definitiva si parla di gruppi istituzionalizzati.

1.2.3 La struttura normativa

Essa emerge attraverso l’interazione prolungata dei suoi membri ed è uno strumento per stabilizzare e regolamentare le aspettative reciproche e comuni. L’ideologia orienta la condotta sia dei membri all’interno del gruppo sia del gruppo nell’ambiente.

Secondo Catwright e Zander le funzioni delle norme sono:

  • Avanzamento del gruppo verso la finalità
  • Mantenimento dell’unità/benessere del collettivo
  • Costruzione di una realtà sociale condivisa
  • Definizione delle relazioni con l’ambiente esterno

L’esperienza del gruppo è in continuo divenire e per analizzare i cambiamenti è necessario osservarlo nel qui e ora e approfondire i cambiamenti avvenuti nello spazio e nel tempo. Quaglino, Casagrande e Castellano hanno strutturato un modello a 4 dimensioni che potesse analizzarne la complessità.

La componente individuale o dimensione interna è il sistema di significati inconsci di ogni membro che si incontrano ed emergono nel gruppo. La dimensione sociale è caratterizzata dalla pluriappartenenza di ogni membro a più gruppi; in questo modo confluiscono valori, culture, mondi diversi attraverso il sociale differenziato. La dimensione rappresentata è costituita da un insieme di immagini, sia legate ad un’elaborazione cognitiva sia tratte dall’esperienza affettiva, prodotte dal gruppo attraverso le sue attività. La dimensione reale riguarda la struttura che si può osservare concretamente analizzando diverse variabili: numero e caratteristiche dei membri, luogo, tempo e attività svolte. Tutti questi elementi caratterizzano la morfologia del gruppo e la storia degli avvenimenti del gruppo.

1.3 Elementi della dinamica di gruppo

La dinamica comprende i processi che riguardano la vita del gruppo e l’insieme dei fenomeni che collegano:

  • L’individualità costituita dai desideri, dalle aspettative, dalle esperienze, personalità con l’identità gruppale basata sulla dimensione del noi
  • I fattori socioaffettivi ed emotivi con quelli relazionali e di compito
  • Le tappe dello sviluppo con il mondo esterno, costituito da una molteplicità di rappresentazioni sociali alle quali i singoli membri aderiscono o di cui fanno parte, più o meno consapevolmente

Gli elementi principali che caratterizzano la dinamica di gruppo sono:

  • Coesione
  • Conformismo
  • Interazione tra i membri
  • Distribuzione dei ruoli
  • Status
  • Leadership
  • Componente socioaffettiva

1.3.1 La coesione

La coesione è il fenomeno che facilita la costruzione di legami tra le persone e tra queste e il gruppo. Consente la condivisione di fattori di ordine socioaffettivo, sia fattori di ordine operativo/funzionale che riguardano l’organizzazione stessa del gruppo, la distribuzione e l’articolazione dei ruoli.

Un buon livello di coesione consente ad ognuno di individuare il gruppo come un’entità speciale che genera sentimenti di appartenenza, di inclusione e di accoglienza. La coesione è facilitata da un numero limitato di membri del gruppo, dalla qualità delle relazioni, dall’adeguata definizione delle mete avvertite come possibili, dalla comprensione e condivisione della suddivisione dei ruoli.

I comportamenti che esprimono coesione sono il senso di responsabilità e impegno, la partecipazione attiva, la soddisfazione espressa dai membri, l’orgoglio di appartenenza al gruppo. L’eccessiva coesione può determinare pressione verso l’uniformità, può distorcere i processi decisionali e può creare una falsa mentalità di gruppo.

1.3.2 Il conformismo

Il conformismo è l’atteggiamento che orienta i membri a porre e condividere le regole per la creazione di un clima collaborativo e per la definizione di elementi essenziali per il funzionamento interno. Nei gruppi esistono pressioni che spingono i membri verso una certa uniformità di comportamenti, atteggiamenti e regole che possono essere indicate con il termine di norme sociali. Alcune di queste norme sono codificate, altre sono inconsapevoli ma ugualmente influenzanti.

I membri del gruppo accettano le norme e le interiorizzano quando esse sono coerenti con il proprio sistema di valori e attese e quando l’inosservanza rischia di essere sanzionata. La violazione comporta ammende che vanno dal semplice richiamo alla messa in ridicolo, alla squalifica, al disprezzo e all’allontanamento dal gruppo.

Al conformismo si contrappone la devianza. Il deviante è colui che riceverà un alto numero di scambi comunicativi da parte degli altri, nel tentativo di ricondurlo entro le norme di gruppo. Questa attenzione nei suoi confronti diminuisce sia nel caso in cui si avvicini all’opinione della maggioranza sia nell’eventualità che dimostri resistenza alle pressioni, con la conseguenza di venire abbandonato a se stesso. La ricerca evidenzia come le norme del gruppo, una volta strutturate, siano resistenti al cambiamento.

1.3.3 L’interazione tra i membri

L’interazione tra i membri si realizza attraverso i processi comunicativi e si basa sulla reciprocità del rapporto tra individuo e gruppo. Bavelas individua, tra gli indicatori atti a descrivere le tipologie di reti comunicative interne al gruppo, l’indice di distanza (numero minimo di passaggi che un individuo deve attraversare per comunicare con un altro membro) e l’indice di generalità (grado di centralizzazione o la distribuzione delle comunicazioni in una rete).

I gruppi centralizzati (a catena) eseguono più rapidamente i compiti semplici in cui si rivelano più efficaci, invece le reti decentralizzate (circolari) forniscono prove più efficienti di fronte a compiti complessi. La natura del compito è una variabile fondamentale per determinare l’efficacia del gruppo poiché è legata alla distribuzione e al passaggio delle informazioni. L’interazione all’interno del gruppo è facilitata da un clima accogliente nel quale sono rispettate le libere espressioni di tutti ed è riconosciuta la necessità dello scambio tra differenze.

1.3.4 La distribuzione dei ruoli

Il ruolo rappresenta la parte assegnata a ciascun membro del gruppo in funzione del riconoscimento delle sue competenze, capacità e incarichi. Si possono distinguere alcuni ruoli significativi:

  • Conduttore: da lui ci si aspetta che sia in grado di guidare e tenere il gruppo, che abbia competenze tecniche e metodologiche, che abbia un comportamento professionale
  • Nuovo arrivato: ci si aspetta che sia ansioso, dipendente, conformista, passivo, disposto ad ascoltare e apprendere le regole del gruppo. Queste caratteristiche determinano una maggiore probabilità di essere accolto e accettato dal gruppo, ma potrebbe anche non essere così (es. bambino adottato, al momento del suo ingresso nella nuova famiglia possono essere comportamenti ansiosi o atteggiamenti di provocazione, di agitazione in relazione alle aspettative dell’adulto)
  • Capo espiatorio: colui che esprime e simbolizza il conflitto che esiste in un gruppo. Esso diventa l’oggetto catalizzatore delle ansie e delle tensioni dei membri del gruppo che protestano contro il suo comportamento e allo stesso tempo lo rinforzano, poiché questo permette di proiettare su di lui le proprie immagini negative
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Naliab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche e strumenti del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Rovai Beatrice.
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