IL
COLLOQUIO
NEL
SERVIZIO
SOCIALE
di E. Allegri, P.
Palmieri, F. Zucca
CAPITOLO 1 – IL COLLOQUIO COME STRUMENTO
1.1 Il colloquio e l’intervista: differenze strutturali e applicazioni
L’assistente sociale utilizza quale strumento principale del proprio lavoro il colloquio che Kadushin
definisce come una conversazione che ha uno scopo preciso, accettato reciprocamente dai
partecipanti. La caratteristica fondamentale che distingue un colloquio da una conversazione è che
l’interazione è volta a raggiungere uno scopo scelto coscientemente.
Durante un colloquio possono essere trattati pochi argomenti, scelti per raggiungere l’obiettivo che
si è posti. Il professionista ha la responsabilità di verificare costantemente l’attinenza degli
argomenti trattati con l’obiettivo da raggiungere ed è opportuno che mantenga la regia dello
scambio comunicativo controllandone anche i tempi e le modalità.
Nel colloquio non si incontrano solo fisicamente un operatore e uno o più utenti, ma si intrecciano
le loro storie, i loro mondi vitali e le appartenenze socioculturali.
Si può pensare al colloquio come una rappresentazione teatrale ad un solo atto, con un inizio, uno
svolgimento e una conclusione dove gli autori e attori hanno ruoli e compiti differenti. L’utente porta
molto o poco materiale, spesso non ben organizzato, problemi da risolvere, dubbi e quesiti che
aspettano rispetto. L’A.S. assume una funzione di catalizzatore cioè aiuta la persona a
organizzare le informazioni a disposizione e a reperirne altre, a vagliare le soluzioni già tentate e
quelle tentabili, a riconoscere e gestire le proprie emozioni.
In questa prospettiva il colloquio e l’intervista presentano alcuni aspetti comuni.
Trentini individua 3 prospettive di applicazione: di tipo psicologico, di tipo psicosociale e di tipo
sociale.
Il colloquio psicologico ha come obiettivo e argomento i dinamismi personali e interpersonali
della soggettività degli individui; nel colloquio psicosociale gli scopi e le modalità riguardano le
dinamiche intersoggettive e contestualizzate delle credenze e degli atteggiamenti; nel colloquio
sociale gli scopi e le modalità di approccio sono inerenti a eventi oggettivati o considerati come
tali: dati, certezze, cose, verità.
I termini intervista e colloquio sono spesso sovrapponibili e interscambiabili: sono entrambi centrati
sullo scambio verbale tra due persone, ma è possibile distinguerli in base al livello di
strutturazione. Nell’intervista l’operatore ha la necessità di raccogliere informazioni su un certo
argomento e pone domande volte a questo scopo. Il colloquio può essere pensato come centrato
sulle relazioni che si sta instaurando: verranno raccolte informazioni ed è considerata informativa
anche la relazione stessa tra operatore e utente.
Il questionario dell’intervista consiste in uno strumento che prevede una sua veste scritta,
preparata precedentemente e articolata in domande alle quali l’intervistato deve rispondere da solo
o coadiuvato dall’operatore.
1.1.1 Principi di servizio sociale
Il colloquio si basa su principi fondamentali del servizio sociale che sono connessi all’etica del
“prendersi cura”.
1.EMPATIA = capacità di “stare con e per”, di “essere e restare” emotivamente con l’utente
mantenendo la distanza, di percepire sentimenti ed emozioni dell’altro e di riconoscere la sua
unicità. L’empatia fonda la relazione d’aiuto, evitando sia l’eccessivo coinvolgimento, sia
l’isolamento affettivo e richiede all’operatore anche la capacità di esaminare le proprie reazioni
emotive.
2.INTERESSAMENTO = accettazione incondizionata dell’altro come persona. Nella stanza del
colloquio esso si esprime in misura maggiore attraverso la comunicazione non verbale.
3.AUTONOMIA e RECIPROCITA’ sono importanti poiché spesso la relazione di potere fra
organizzazione e utente favorisce la regressione, lo stato di dipendenza e lo stereotipo che questi
non riesca a partecipare attivamente al trattamento e alla guarigione e tale pregiudizio può
alimentare a sua volta atteggiamenti involutivi nell’utenza.
4.AUTENTICITA’ = qualità più importante, composta da sincerità, congruenza fra pensieri, parole e
azioni.
5.FIDUCIA = va costruita tramite autenticità, disponibilità all’ascolto e altre tecniche di
comunicazione efficaci.
6.RISPETTO = considerare ogni utente come unico e irripetibile e di rispettarlo come soggetto
impegnato nel miglioramento delle proprie condizioni di vita.
7.NON DIRETTIVITA’ = valorizzazione dello spazio ruolo e di relazione dell’utente attivando un
intervento centrato.
8.AVALUTATIVITA’ = evitamento di processi discriminativi che comportino l’attribuzione di giudizi
di valore verso l’utenza. È in gioco la capacità dell’A.S. di decentrare il proprio punto di vista.
Inoltre va data attenzione agli ATTEGGIAMENTI PROFESSIONALI che ci consentono di
osservare uno stile professionale al lavoro, una modalità di costruire fiducia e di accompagnare
processi di cambiamento realistici.
1.1.2 Le capacità relazioni del professionista
La tecnicità, la capacità e gli atteggiamenti non possono essere acquisiti dal professionista solo in
seguito a corsi di specializzazione ma anche in relazione al raggiungimento di uno stato adulto
della mente che comprende una buona consapevolezza di sé, del proprio mondo interno, dei
propri limiti. È necessario saper tollerare l’incertezza, la frustrazione di non capire e di non saper
spiegare sempre tutti; è opportuno che l’assistente sociale sviluppi una certa consapevolezza del
limite visto non tanto come impossibilità ma come capacità negativa.
L’agire professionale deve articolarsi contemporaneamente nella capacità di osservare, di
ascoltare e di comunicare. L’operatore deve saper osservare la propria e altrui comunicazione non
verbale. Saper ascoltare significa poter cogliere contemporaneamente i vari livelli presenti nel
messaggio, gli aspetti emotivi e relazioni, i tentativi di manipolazione.
La capacità di formulare i propri pensieri e i propri sentimenti in un linguaggio chiaro e
comprensibile da clienti appartenenti ad estrazione culturali e sociali differenti.
L’operatore dovrebbe avvicinarsi all’altro con la stessa curiosità di bambino dove per curiosità si
intende lo stupore che permette di incontrare per tutta la carriera lavorativa, disponibili all’incontro
in quanto unico e irripetibile, disposti a conoscere una persona nuova, a percorrere insieme un
pezzo di strada.
1.2 Le coordinate del colloquio
Il colloquio è uno strumento metodologico coerente ai modelli teorici di riferimento ma non tutte le
conversazioni di un assistente sociale con una persona che ha chiesto aiuto possono considerarsi
colloqui.
1.2.1 Lo spazio
La variabile spaziale influenza fortemente l’intervento dell’assistente sociale, in quanto assume un
valore di messaggio.
Gli elementi che consentono all’operatore e all’utente di sentirsi “dentro” lo spazio del colloquio
sono:
- Porta: la chiusura della porta indica l’inizio delle prime battute del colloquio; è un indicatore
significativo, così come le aperture improvvise o la scarsa protezione sonora della stanza
costituiscono degli importanti segnali di fragilità della barriera
- Scrivania e posizione frontale dei 2 interlocutori sono le posizioni che vengono progettare per
avviare quel particolare tipo di interazione che chiamiamo colloquio. In contesti nei quali una
maggiore empatia può facilitare i processi comunicativi, è più utile un assetto circolare o
semicircolare, privo di scrivania; nei colloqui con le famiglie questa disposizione può favorire la
partecipazione di tutti e maggiori scambi verbali e non verbali
- Telefono e telefonino: pur considerando che sia particolarmente opportuno spegnere il
telefonino e non farsi passare telefonate nel corso del colloquio, è necessario considerare che in
alcune situazioni questo non è organizzativamente possibile. Nel corso del colloquio rispondere a
telefono produce un’interruzione importante del flusso della conversazione e si pone un ostacolo
all’essere nell’hinc e nunc che la cura del colloquio richiede. Quando non è possibile agire
diversamente è opportuno attivare alcune strategie per contenere il disturbo dell’attenzione (es.:
selezionare in modo forte le chiamate a cui rispondere oppure se ciò non è possibile, si risponde
con un tono della voce basso che viene aggiungendo che si richiamerà appena possibile). Nella
relazione con l’utente viene esplicitata prima di iniziare il colloquio, l’impossibilità momentanea di
tenere spento il telefono e sarà ripreso il filo del discorso appena conclusa la telefonata. In alcune
situazioni la sospensione legata alla telefonata consente all’utente di recuperare una distanza dalla
narrazione in corso che permette di chiarire una posizione o di recuperare un elemento, altre volte
lo spazio della sospensione viene inquinato dal prosequio dell’interazione solo tra i familiari oppure
con un altro operatore o tirocinante presente
1.2.2 Il tempo
Nella relazione con l’utente è importante che l’A.S. possa esplicitare nel colloquio il tempo che ha a
disposizione, ciò consente ad entrambi gli interlocutori di controllare il tempo della relazione e di
pensare a come possono fare un buon uso di tale risorsa.
Un tempo medio di un colloquio oscilla tra i 45 e i 60 minuti, così da utilizzare la metà del tempo
per lavorare su un focus scelto e il restante tempo per le funzioni di accoglienza e di aiuto della
separazione e di chiarificazione del senso.
L’uso della risorsa tempo da parte del cliente ci porta a considerare come alcuni elementi
significativi vengono esplicitati nelle ultime battute del colloquio; in questo caso viene messa a
dura prova la capacità dell’A.S. di tenere il suo ruolo, di essere consapevole che questa è una
delle tante dinamiche possibili anche quando il colloquio sia stato proficuamente condotto. Sarà
opportuno rimandare la trattazione di quel tema al colloquio successivo.
Soprattutto nei primi colloqui, alcuni elementi fortemente problematici e connotati da ambivalenza
emergono spesso alla fine del colloquio, se però questa modalità emerge anche nei successivi
colloqui deve diventare argomento di riflessione con il cliente.
1.2.3 Il colloquio a domicilio
Il colloquio può essere svolto anche a domicilio = VISITA DOMICILIARE. Essa è connotata dai
seguenti elementi:
- Controllo: l’A.S. può essere accolto nella parte della casa riservata alla relazione con gli ospiti
oppure avere la sensazione che la casa sia stata tirata a lucido per l’arrivo dell’A.S. e che sia poco
vissuta ed eccessivamente ordinata
- Fiducia: la visita domiciliare è vissuta come un’importante tappa di iniziazione rispetto alla
relazione di aiuto, come rito cruciale per celebrare l’alleanza di lavoro. Anche in questo caso ci si
può trovare in un contesto curato per ricevere l’ospite ma il clima sarà maggiormente connotato
dall’accoglienza
- Testimonianza: la visita domiciliare è vissuta come un segno di disponibilità a conoscere e a
entrare in contatto con la sofferenza. L’A.S. viene vissuto come un operatore capace di sviluppare
la propria professionalità al di fuori delle mura della sua istituzione. Occorre considerare che ci
sono cultura familiari dove la casa rappresenta il centro di gravitazione delle relazioni esterne
come se fosse fondamentale costruire il processo di aiuto e di controllo a partire da una sorta di
imprinting domiciliare; mentre esistono culture familiari maggiormente tese a marcare e proteggere
il confine tra il dentro e il fuori e quindi più ostili a giocare in casa le relazioni con il sistema formale
di cura
- Spazio: sarà l’utente a indicare lo spazio e il posto che l’A.S. può occupare per avviare la
relazione: questo rappresenta un aspetto importante dal punto di vista osservativo e fornisce
importanti indicazioni sui vincoli e sulle possibilità di interazione
- Tempo: potendo controllare pochissimo la variabile spaziale sarà opportuno poter controllare la
variabile temporale, in particolare curando il passaggio dai tempi dell’accoglienza al tempo
dell’approfondimento, al tempo della separazione
- Scopo: è importante che l’A.S. abbia ben chiaro e chiarire a sua volta all’utente lo scopo della
visita domiciliare in modo da mantenere un certo controllo sull’utilizzo di uno strumento facilmente
equivocabile
1.2.4 La documentazione
Si possono riassumere le caratteristiche cruciali della cartella sociale, evidenziandone le possibilità
di utilizzo che dipendono dal contesto di lavoro monoprofessionale o multiprofessionale.
Scrivere è considerato dall’A.S. come un lavoro importante ma dispendioso e poco praticabile. La
messa in forma di quanto è stato vissuto non è mai una pratica immediata, infatti richiede attesa,
distanza, sospensione, l’attivazione della capacità di mettere in ordine un evento attraverso
categorie logiche e/o cronologiche.
Nella registrazione del colloquio sono considerate operazioni essenziali:
a) La scelta dei tempi e degli spazi
b) La ricerca dell’accuratezza linguistica in funzione del legame che intreccia le parole alle
persone, le azioni ai pensieri
Occorre tenere conto che nel passaggio dall’oralità alla scrittura sono in atto complesse operazioni
di occultamento di contenuti e di calibratura dell’espressione.
Da un lato scrivendo l’A.S. si impegna professionalmente, dall’altro rischia maggiormente di
incorrere in errori e malintesi.
CAPITOLO 2 – IN UN COLLOQUIO SI È SEMPRE IN TRE
2.1 Focus del conduttore: costruire e tollerare una relazione asimmetrica
CONDUTTORE = l’A.S. assume il compito primario di presidiare il contenitore del colloquio.
Il contesto del colloquio è asimmetrico in quanto il professionista deve riconoscersi il potere di
ruolo che è alla base della struttura del colloquio. Questo ci pone di fronte a 2 difficoltà di natura:
• Logica: il termine colloquio rimanda ad un incontro centrato sulla conversazione ma essa è
asimmetrica basata sulla differenziazione dei ruoli
• Emozionale: l’A.S. dovrà affrontare l
-
Riassunto per l'esame di tecniche e strumenti del servizio sociale, prof. Rovai, libro consigliato Il gruppo e l'in…
-
Riassunto per l'esame di tecniche e strumenti del servizio sociale, prof. Rovai, libro consigliato Le sfide teorich…
-
Riassunto per l'esame di tecniche e strumenti del servizio sociale della prof Rovai, Manuale consigliato Assistenti…
-
Riassunto esame Metodi e Tecniche del servizio sociale, libro consigliato Assistenti sociali professionisti, Zilian…