Estratto del documento

Parte prima: strumenti e strategie operative nella relazione di aiuto alle persone

Capitolo 1 – L’assistente sociale e il sistema politico e istituzionale

1.1 Il filo rosso del servizio sociale professionale

Il tentativo di dare le giuste risposte ai bisogni delle persone è stato il filo rosso che ha accompagnato l’elaborazione e la definizione di politiche sociali e l’affermarsi della cultura del servizio sociale. Dagli anni ’50 e ’60 il servizio sociale professionale diventa ambito di dibattito e l’elaborazione teorica si arricchisce di contributi significativi e originali che sono spunto e impulso per politiche riformatrici. L’evoluzione del servizio sociale professionale è legata ai profondi cambiamenti della politica e dell’organizzazione socioassistenziale e alle tappe che ne hanno caratterizzato il percorso.

Il perno su cui si è costruito il pensiero del servizio sociale professionale è stato l’uomo con la sua dignità e con il suo essere parte della storia. La professione ha agito nel tempo sulle cause della marginalità, per ridurre gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo di quella che viene oggi definita “cittadinanza sociale”.

1.2 Il servizio sociale professionale: definizione, obiettivi e funzioni nel nuovo scenario di politica sociale

Il servizio sociale professionale è il complesso delle attività fondato su principi, conoscenze, tecniche, metodi, abilità, comportamenti dell’assistente sociale, volto ad affrontare i bisogni/problemi delle persone, dei gruppi, delle comunità di un determinato sistema sociale per migliorarne le condizioni di vita e per promuovere l’adeguata realizzazione.

Esso si distingue dai servizi sociali che contemplano organizzazioni semplici e complesse, strutture tecnico-amministrative di pubblica utilità, rivolte alla generalità dei cittadini e preposte al loro sostegno e tutela. Quando si rivolgono alle persone, i servizi sociali assumono il titolo di servizi alla persona: servizi territoriali che includono le opportunità trasversali di risorse diverse. Fra le caratteristiche dei servizi alla persona ci sono la comunicazione e la relazione tra l’operatore/i e beneficiari.

Il titolo di assistente sociale si consegue dopo un corso di laurea triennale in scienze del servizio sociale e dopo il superamento dell’esame di stato per l’iscrizione alla sezione B dell’albo. Questa iscrizione è rappresentativa e titolo necessario per i professionisti iscritti per caratterizzare le competenze, le metodologie, le funzioni, il mandato di fronte ai destinatari degli interventi, ai cittadini, alle istituzioni e ad altri soggetti del profit/non profit che si avvalgono di questi operatori.

In Italia la prima definizione di assistente sociale è stata quella elaborata dalla Commissione nazionale di studio per la definizione dei profili e dei requisiti per formazione istituita nel 1982 dal ministero dell’Interno. Con essa si ottiene una descrizione che riguarda sia la natura fondata sui valori, principi e metodo, sia i compiti, i destinatari, gli ambiti di intervento, gli scopi.

La professione si è da sempre ispirata ai grandi principi che affermano la persona come titolare di diritti irrinunciabili, costruendo intorno a essi un ordine etico che ha guidato il servizio sociale professionale nella sua formulazione e nella pratica operativa.

L’attenzione degli assistenti sociali verso la persona, verso i suoi diritti fondamentali, trova testimonianza nella ricerca continua di modelli e metodologie idonee a salvaguardare l’integrità e denfatizzare la peculiarità e i valori per concretizzarli in interventi operativi. Questa particolarità della professione di tradurre i principi e i valori in azioni concrete ha rappresentato il suo punto di forza e allo stesso tempo il suo punto di debolezza. Il punto di forza sta nella capacità di concretizzare in interventi pratici principi apparentemente solo filosofici. Il punto di debolezza è quello stesso agire pratico che ha offuscato la forza di teorie fondate su un profondo apparato valoriale.

1.3 Crisi del welfare state e politiche sociali

Il tramonto delle società industriali ha generato una frattura tra Stato, famiglie e cittadini singoli. La rapida crescita del welfare state sia in Italia che in Europa non era stata accompagnata da una ri-progettazione che ha portato alla sua crisi. Lo Stato, quindi, erogava servizi, gli utenti ricevevano prestazioni e gli operatori si affannavano a definire interventi il più possibile adeguati alle persone.

Il servizio sociale non era indifferente a un ripensamento organico della politica, e nel tempo, ha offerto un contributo prezioso dando voce al malessere sociale per toglierlo progressivamente dalla residualità. In Italia le istanze per superare un welfare state burocratizzato per puntare verso un welfare society hanno i loro presupposti nelle riforme degli ultimi 70 anni del secolo scorso.

Lo scenario politico istituzionale si preparava ad un succedersi di avvenimenti e trasformazioni che avrebbero ribaltato le antiche organizzazioni, restituendo dignità e centralità alla persona quale espressione di necessità ma anche di risorse.

In Italia l’influenza di paradigmi liberisti e una riflessione sulle promesse mancate del welfare state, ha indotto un ripensamento delle politiche sociali verso sistemi più rispondenti anche a istanze di ordine economico. Si profilano formule organizzative aperte a nuovi attori, quali il mercato e il privato sociale, formule che prevedono un concorso di forze che agiscono nei territori dove nasce la domanda.

Lo sforzo della politica è stato verso movimenti e interventi di inclusione e di valorizzazione della società civile che hanno determinato veri e propri patti di cittadinanza e di solidarietà fra ceti, generazioni e soggetti sociali ed economici.

1.4 La professione nel nuovo welfare system comunitario

Questo processo di cambiamento e le trasformazioni sociali e demografiche ha dato impulso a welfare system in ambito locale che includono una molteplicità di soggetti, pone oggi nuove sfide alle professioni sociali dell’aiuto e in particolare agli assistenti sociali che si trovano ad affrontare la complessità con strumenti che richiedono rinforzo e rinnovamento.

Secondo Ducci, le interrelazioni tra servizi, comunità e ambiente incidono sulla professione, recuperandone la funzione nei servizi sociosanitari. Le sue considerazioni si possono sintetizzare in tre punti:

  • Si ha la presa in carico di problemi e bisogni di singoli come gruppi a rischio
  • Gli operatori si correlano e si confrontano costantemente con il momento politico della comunità locale
  • È svolta un’azione di promozione di forze sociali disposte ad assumersi responsabilità nel miglioramento dei livelli di benessere

Dopo periodi di incertezza interpretativa e metodologica gli assistenti sociali sono diventati consapevoli di dover assumere un ruolo nuovo per intraprendere percorsi trasversali e articolati in grado di de-strutturare e ri-strutturare continuamente per allentare le contraddizioni e le disfunzioni e per costruire competenze, per disattivare condizioni ostili al ben essere e generare opportunità per migliorarle.

La sussidiarietà e la solidarietà sono mezzi che aprono la strada al rinnovamento culturale. L’ottica plurale invoca modelli di un nuovo co-construzionismo sociale, nuove collaborazioni per co-definire processi di cambiamento e progetti di aiuto sociale.

1.5 Professioni sociali e mandato: la funzione strategica dell’assistente sociale nei percorsi di aiuto e di cura

Nel corso degli anni la questione del mandato si è estesa al mandato sociale per enfatizzare il ruolo dei cittadini come destinatari degli interventi e allo stesso tempo portatori di interessi. Questo mandato deve conciliarsi con i principi e i valori che hanno come riferimento l’uomo e i suoi diritti e la possibilità/capacità di affermarli con le risorse appropriate e disponibili e con interventi coerenti ed eticamente fondati su principi inviolabili.

I valori e i principi che sono alla base dell’intervento sociale trovano nella Costituzione italiana indicazioni precise: la centralità dell’uomo sia come singolo che nelle formazioni ove svolge la sua personalità rivendica un ruolo da protagonista nei rapporti con le istituzioni e con il mondo del lavoro.

MANDATO = conferimento di un’autorità da parte di un mandante/committente a un mandatario/esecutore per svolgere funzioni, compiti, in un rapporto di reciproca responsabilità.

Le tre forme di mandato richiamano alla tridimensionalità distintiva dell’assistente sociale che opera in un’ottica trifocale.

  • Mandato istituzionale: complesso delle funzioni che un professionista deve svolgere sulla base della normativa generale e specifica che informa l’organizzazione alla quale appartiene ed alla quale deve rispondere nel suo operato: indica le competenze, i contenuti, le modalità attraverso cui può e deve operare a favore dei fruitori del servizio che eroga.
  • Mandato professionale: contenuti della professione storicamente definiti nella comunità professionale di riferimento nelle sue diverse espressioni.
  • Mandato sociale: indicazioni che provengono da ciò di cui la comunità necessità e ciò che la comunità richiede attraverso la domanda esplicita o implicita, recepita nel sistema normativo fondato sui principi costituzionali, che può essere rappresentata dalle istituzioni preposte e che si rivolge direttamente ad esse oppure alle istituzioni politiche, oppure alla comunità scientifica e alle comunità professionali.

I tre mandati devono trovare una sintesi che recuperi il giusto squilibrio tra il sé professionale, l’autonomia operativa degli assistenti sociali e le aspettative di utenti sempre più stretti dall’incalzare di bisogni ed esigenze nuove nel confronto con la limitatezza di risorse e un ordine costituzionale che deve disciplinare l’aiuto.

1.6 Professioni di aiuto e servizio sociale professionale

Le professioni di aiuto sono tantissime nei servizi alla persona in ambito sociale, sanitario e sociosanitario e comprendono professioni mediche, infermieristiche, educative, psicologiche e sociali e sono rivolte sia ai singoli, sia ai gruppi, sia alla comunità. Il servizio sociale professionale trova la sua affermazione nella legge 328/2000 che lo definisce livello essenziale.

Alcuni elementi caratterizzanti la professione sono:

  • Dimensione collettiva
  • Adesione a principi e valori rintracciabili nel codice deontologico
  • Capacità di agire entro margini di autonomia e discrezionalità
  • Rispetto responsabile del mandato nella sua triplice committenza
  • Identità professionale fondata sulla consapevolezza di avere un’operatività comprendente e di essere capace di modellarsi e ridefinirsi sulla base di cambiamenti, trasformazioni sociali e rinnovamento per l’accesso di nuovi professionisti e soggetti titolari di competenze
  • Cultura professionale quale esito di elaborazioni teoriche, conoscenze specifiche e patrimonio di esperienze maturate e verificate

L’evolversi dei sistemi di welfare riporta gli assistenti sociali in un ruolo di promotore di istanze, di attivatore di risorse, di potenziamento di sinergie per rendere l’ambiente più inclusivo e nutritivo anche per coloro che sono in condizioni di svantaggio. Il servizio sociale professionale è esempio di buone pratiche che hanno accompagnato cambiamenti e trasformazioni sociali dando impulso alla promozione di buone pratiche in un concorso responsabile e solidale teso a salvaguardare i diritti di ciascuno per attenuare la disuguaglianza sociale.

1.7 Etica del lavoro con le persone

Deontologia = insieme delle norme relative a doveri inerenti l’attività professionale. I doveri inerenti le professioni sociali di aiuto non sono solo quelle sancite dai codici, dalle leggi nazionali e/o regionali ma anche quelli morali, ispirati ad un’etica su cui si fonda il lavoro sociale.

Il professionista deve affrontare principi morali e filosofici che regolano la crescita della persona e principi professionali come il rispetto dell’autodeterminazione, la responsabilità morale nei confronti della libertà della persona e la comprensione dell’organizzazione in cui opera.

Gli atteggiamenti e i comportamenti professionali propri dell’assistente sociale sono:

  • Rispetto: ogni individuo ha diritto ad un’uguale offerta di uguali opportunità
  • Accettazione: sentire professionale che favorisce nella persona una crescita di fiducia in se stessa, liberandola dai timori di non essere compresa e/o di essere danneggiata
  • Autodeterminazione: rispetto della facoltà della persona di decidere e scegliere i propri parametri culturali e sociali, per questo motivo ogni intervento è soggetto al suo consenso
  • Individualizzazione: riconoscimento dell’unicità di ogni individuo

Queste premesse fanno sì che:

  • Il segreto professionale, oltre che un obbligo giuridico e deontologico, sia anche la giusta corrispondenza verso la fiducia della persona/utente
  • L’assistente sociale intraprenda una ricerca verso un’approfondita conoscenza di sé → formazione e aggiornamento continuo
  • Vi sia disponibilità a collaborare con gli altri professionisti

L’etica che sorregge il servizio sociale professionale può definirsi:

  • Razionale: la morale è il regno del dialogo razionale tra individualità diverse che esprimono pensieri, argomenti e valori differenti
  • Categorica: intendendola non vaga o impossibile
  • Universale e immutabile: si rivolge a tutti e non si modifica secondo tempi e luoghi nonostante siano le persone a darne interpretazioni diverse
  • Oggettiva: poiché definisce un insieme di doveri cui tutti devono rispondere

Il professionista assistente sociale è legato da vincoli etici nei confronti di:

a) PERSONA:

  • Disponibilità ad accogliere le richieste di aiuto prendendosi cura della persona attraverso un progetto condiviso
  • Offerta di un ventaglio di risposte appropriate e ricercate nel suo mondo vitale
  • Tutela alla riservatezza e utilizzo esclusivo delle informazioni necessarie alla soluzione del problema

b) ORGANIZZAZIONE:

  • Utilizzo di strumenti e tecnologie finalizzato all’attività professionale
  • Rispetto delle norme e delle politiche organizzative anche nei rapporti esterni e del proprio rapporto di dipendenza dall’organizzazione
  • Rispetto del segreto d’ufficio

c) COMUNITA’/SOCIETA’:

  • Ricerca di un buon uso delle risorse economiche disponibili attraverso interventi efficienti ed efficaci
  • Attuazione di forme di empowering sociali, ricercando e attivando reti in grado di restituire forme di autonomia nel prendersi cura

d) PROFESSIONE:

  • Capacità di rinnovare il proprio approccio verso le trasformazioni e i cambiamenti sociali, contrastando l’autoreferenzialità
  • Disponibilità di cooperare con altri soggetti e reti di aiuto, a valorizzare la metodologia e l’interdisciplinarietà
  • Conoscenza del proprio sé professionale per gestire e controllare il proprio saper essere e saper fare

Le qualità distintive dell’etica professionale dell’assistente sociale sono:

  • Competenza: formazione e aggiornamento devono accompagnare tutto il percorso dell’assistente sociale in uno scambio continuo di conoscenze con altri
  • Coscienza dei valori: i valori della professione sono quelli che afferiscono alla persona e alla sua dignità e integrità
  • Coerenza del comportamento: i valori e i principi che ispirano la professione si realizzano nella pratica operativa

Capitolo 2 – L’assistente sociale e la metodologia

2.1 Premessa

L’epistemologia nel servizio sociale è basata sul rapporto tra teoria e prassi: paradigma della prassi si è andato costruendo attraverso una riflessione sul lavoro quotidiano, scaturito da un uso corretto delle capacità/abilità e delle competenze professionali.

2.2 Il metodo e la metodologia: l’evoluzione verso un approccio unitario

Il servizio sociale si fonda su un insieme di conoscenze teoriche e su di una metodologia. Metodologia = riflessione, ragionamento sul metodo di una determinata scienza e può essere definito come il processo logico che orienta le procedure e/o le azioni finalizzate alla conoscenza scientifica o alla realizzazione di un’azione. Quindi, la metodologia è il contenitore e precede il metodo.

Metodo = insieme organico di regole e di principi in base al quale si svolge un’attività teorica o pratica, riguarda quindi il modo di operare per ottenere uno scopo. Operare secondo un metodo significa procedere con un ordine logico, sequenziale e razionale che non lascia spazio all’intuito e all’improvvisazione.

Nel corso dei primi anni del ‘900 il servizio sociale come professione si basava su premesse debolmente scientifiche sostenute dalle motivazioni presenti negli operatori. Nel tentativo di elaborare una modalità operativa con una valida razionalità scientifica, il servizio sociale approfondì le diverse teorie delle scienze sociali e i diversi schemi metodologici che si andavano affermando in quegli anni ed elaborò un metodo per la dimensione individuale dell’operatività → CASEWORK. Il contributo teorico più importante proveniva dalle teorie psicologiche che in quegli anni si andavano affermando e che offrirono al servizio sociale schemi interpretativi della realtà sociale utili per la pratica professionale.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Naliab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche e strumenti del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Rovai Beatrice.
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