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Fatto da Francesca Avietti: conoscere l’animazione

Introduzione

L’animazione viene spesso affiancata ai bambini ma in realtà è destinata a tutti i pubblici: è una vera e propria arte, tanto che è stata anche definita come “arte plastica in movimento”.

L’animazione può essere un linguaggio narrativo, che può essere visto come un valido strumento di formazione personale, se adeguatamente utilizzato. Dall’altra parte, c’è anche un’animazione i cui scopi sono espressivi e non è tenuta a curarsi della narrazione, ma ha la sua base fondante nella tecnica e nell’estetica.

Pedagogia e comunicazione: complessità, globalizzazione e multimedialità

Nel ripercorrere la storia dell’educazione contemporanea, è possibile rintracciare delle “costanti pedagogiche” che si sono riprodotte e rafforzate nel corso dei decenni, nonostante il variare dei modelli e dei metodi educativi. Tuttavia si è assistito ad un progressivo allontanamento tra le istituzioni e l’insegnamento ufficiale da una parte, e la realtà cognitiva all’interno della quale i bambini sono cresciuti, dall’altra; questo allontanamento è causato da tre fattori principali: le teorie della complessità, della globalizzazione e dell’avvento della multimedialità.

Per quanto riguarda la globalizzazione, essa comprende i concetti di multietnicità e di circolazione (è quindi evidente che la scuola debba tener conto di questo fattore interculturale) e questo transito in senso transculturale è dovuto anche alla grande quantità di serie televisive, che veicolano assetti valoriali e ideologici ai bambini.

Per quanto riguarda invece la multimedialità, a partire dalla fine del 19° secolo gli apparati produttivi si sono modificati e hanno trascinato nel loro processo di trasformazione anche le pratiche di percezione del sé da parte del pubblico, che adesso è divenuto centrale, grazie anche al transito dal predominio di forme mediatiche a base astrattiva, alla compresenza con TV e computer.

Nel mondo della scuola bisogna lavorare affinché concetti come l’interattività siano accettate come parte integrante dei curricoli, soprattutto da parte delle insegnanti che sono ancora legate a strumenti didattici più classici. L’animazione può così essere utilizzata come strumento per l’educazione!

Siamo così di fronte ad un cambio di paradigma cognitivo perché è sempre più chiaro come i modelli e le teorie, su cui si sono basati i secoli passati, non sono più adeguati a questa realtà. Il ruolo del destinatario per esempio, diventa attivo rispetto al messaggio, non solo per la trasformazione del messaggio stesso in una comunicazione ormai non più locale ma globale, bensì soprattutto per una trasformazione del sistema stesso della comunicazione di massa.

Tornando all’animazione, essa è un’entità ibrida, poiché se da un lato appartiene a forme di consumo mediatico “vecchia maniera”, dall’altro i prodotti dell’animazione commerciale sono inseriti in un contesto molto vasto che parte dall’opera filmica in senso stretto ma poi si estende nei domini del merchandising.

Ieri e oggi: vecchi e nuovi media

L’animazione, soprattutto quella per ragazzi, da decenni non vive da sola ma è a stretto contatto con un complesso apparato commerciale che la promuove; accanto a questo apparato se ne inserisce un altro, che è quello dei media di massa. Questo gli assetti culturali della civiltà occidentale si sono incontrati con quelli della cultura orientale. Per fare un esempio, prendiamo in considerazione i manga/anime che hanno influenzato almeno due generazioni di ragazzi italiani!

Tra il 1975 e il 1980 in Italia si sono utilizzate delle innovazioni tecnologiche e linguistiche nel campo delle comunicazioni di massa e le tecnologie dopo poco sono state affiancate da innovative attrezzature ludiche (nascita di videogame). Goldrake è stato uno dei segnali dell’ingresso in una nuova fase delle comunicazioni di massa ed ha dimostrato che è possibile pensare ad una televisione diversa e che si può godere di prodotti provenienti da lontano mantenendo la propria identità culturale nazionale.

Gli alleati mediali

Il caso di Harry Potter è molto interessante perché è nato da un supporto tecnologicamente più povero, la stampa, ma al contempo si è avvalso fin da subito di alleati mediali “forti”: infatti nei più recenti cosmi ludico-narrativi spesso la parte commerciale, quella cioè relativa alla seduttività oggettuale nei confronti del fruitore, è tanto più sviluppata.

È uno dei motivi principali del progressivo declino di molti personaggi classici: il personaggio sopravvive se sottostà alle dure regole del rinnovamento dei linguaggi e dei supporti mediali che devono sostenerlo; e se invece i prodotti d’intrattenimento si rifiutano di stare al passo con i tempi, sono destinati a soccombere, perché, non rinnovando i loro linguaggi, scompariranno una volta esaurito il loro pubblico originario.

Televisioni e televedenti

Nel nostro paese le trasmissioni televisive iniziarono nel 1954; la televisione ebbe un’importanza crescente in Italia fino alla metà degli anni ’70, quando il suo predominio nel sistema dei media di massa si consolidò definitivamente ed esplose, con effetti determinanti, sulle abitudini dei cittadini. Tra il 1975 e il 1976 fu varata la riforma del sistema radiotelevisivo: le conseguenze furono di tipo politico, economico, ma anche di tipo culturale: infatti cambiò il rapporto tra il cittadino e la televisione.

Le trasmissioni, anche se rimangono agli occhi del pubblico servizi di svago, informazione e intrattenimento, in realtà divengono elementi d’attrazione che favoriscono l’aggancio dello spettatore alla visione degli spot pubblicitari. Si ha così questo rapporto incestuoso tra pubblico, merce e spettacolo: il pubblico, nella convinzione di assistere genuinamente ad uno show, nel nutrirsi di pubblicità paga l’apparato merce-spettacolo con il proprio tempo.

Figli della TV a confronto

I figli della TV è il titolo di un libro che parla di alcuni aspetti del rapporto tra la generazione dei bambini degli anni ’70 e lo strumento televisivo con i suoi programmi; è comprensibile che le prime due o tre generazioni nate con la TV già esistente nel sistema di vita della famiglia italiana, siano state definite “figlie della TV”.

  • Da una parte vediamo i primissimi figli della TV, che della TV sono piuttosto fratelli e sono i nati a partire dagli anni ’50 e che hanno vissuto da testimoni elettivi la nascita della televisione e l’evolversi del sistema televisivo. Sono anche coloro che hanno assorbito la televisione vecchio stampo, con soli due canali e con uno spazio dedicato ai più piccoli molto limitato. Qui la TV non era ancora invasiva e non produsse una variazione in senso cognitivo.
  • Dall’altra parte, troviamo invece i figli della TV, cioè coloro i quali aprirono per la prima volta gli occhi tra il 1970-’72 in concomitanza con la trasformazione della TV in sistema pluralista: questa generazione ha avuto il privilegio di vivere il passaggio da analogico a digitale.

Poi negli anni ’80 si è avuta la caduta verticale della qualità televisiva su tutti i fronti, dai contenuti al lessico. Ed infine negli anni ’90 non si parla più di figli della TV, bensì di figli del web.

L’animazione

Brevi cenni storici

L’animazione nacque tra il 1888 e il 1892 grazie al francese Emile Reynaud, inventore di una macchina chiamata teatro ottico, il primo strumento in grado di mostrare al suo pubblico oggetti, forme e personaggi in movimento. L’invenzione di Reynaud è alla base della stessa tecnologia che permise sempre in quegli anni ai fratelli Lumière di costruire a Parigi il loro cinematografo, mostrato per la prima volta nel 1895.

È vero che l’animazione non può essere semplicemente inclusa nella definizione di cinema ma la sua forma linguistica con cui si esprime è quella cinematografica, attraverso varie tecniche che possono essere ridotte a tre: computer animation, disegno animato e l’animazione “a passo uno”.

Le due forme di animazione e l’animazione d’autore

Esistono due tipi di animazione, sostanziati da differenti scopi: da un lato un’animazione volta alla sperimentazione plastica, formale e dall’altro un’animazione che assume più le caratteristiche del mezzo espressivo che non del fine artistico. I due tipi di animazione hanno quasi sempre seguito percorsi paralleli, ed è stato raro che si siano incrociati: ciò è avvenuto nei primi decenni del XXI secolo e ancora avviene!

Per quanto riguarda l’animazione d’autore, vanno menzionati alcuni personaggi: l’argentino Quirino Cristiani, l’americano McLaren, il giapponese Osamu Tezuka, il polacco Jen Lenica e l’italiano Bruno Bozzetto, considerato oggi il miglior animatore italiano vivente.

Al giorno d’oggi, il destino dell’animazione d’autore non corre rischi di sopravvivenza ma affronta rischi sul versante della visibilità; ad ogni modo, per quanto riguarda l’animazione, il clima sta lentamente migliorando e forse è vero che certi cambiamenti possono avvenire solo nel lungo termine.

L’animazione commerciale

Parallelamente ai percorsi dell’animazione sperimentale, si è sviluppata nel corso dei decenni quella che il pubblico generico conosce di più, ovvero l’“animazione commerciale”, che oggi viaggia anche sui nuovi supporti come il videogioco o il CD-ROM e che si è configurata come forma d’intrattenimento negli Stati Uniti, grazie a Winsor McCay, autore di alcuni dei primissimi disegni animati statunitensi, diretti e disegnati da lui stesso, come Little Nemo, The Story of a Mosquito, e Gertie the Dinosaur.

In questo periodo molti studi si affidarono alla popolarità di personaggi del fumetto, per riscuotere successo con i loro cartoon e dal 1937 nacque anche il lungometraggio, che andò ad affiancare il cortometraggio. In questo periodo, accanto alla Disney e alla Warner emerse anche la MGM, con Hanna e Barbera che crearono Tom & Jerry.

Terminata la guerra, ci fu un grande rinnovamento nell’intera cultura nord-americana: per quanto riguarda il cinema, il grande calo di presenze nelle sale cinematografiche e il contemporaneo avvento della televisione produssero una profonda trasformazione nell’ambiente dell’animazione e così sempre più difficilmente il corto d’animazione trovava una sua collocazione all’interno dei programmi di sala!

Così molte case produttrici di cartoon chiusero per mancanza di lavoro, altre eliminarono molti dei loro uffici dedicati ai cortometraggi e alcuni animatori crearono la UPA e con essa un nuovo personaggio chiamato Mister Magoo che diede vita a un nuovo tipo di comicità.

Poi dagli anni ’60 l’animazione cinematografica fu scalzata dalla crescente attenzione per il lungometraggio, e tra quelli più famosi troviamo infatti: La Carica dei 101 e Il Libro della Giungla.

La rinascita

Comunque, dopo questo periodo oscuro, fra la prima metà degli anni ’70 e la seconda metà degli ’80, la Disney è riemersa dal torpore grazie ad un rinnovato contatto con i gusti del pubblico, mediante film come “La Sirenetta” del 1989, anno della vera e propria rinascita qualitativa.

Ed inoltre si fece strada ben presto la “TV d’animazione”, cioè i cartoon espressamente creati per il nuovo mezzo: qui hanno un grande ruolo Hanna e Barbera, che con la loro nuova casa di produzione, crearono diversi cartoon. Parallelamente, in Giappone esplode la produzione nipponica negli anni ’60 grazie a due percorsi paralleli: da un lato attraverso film cinematografici sempre più curati, e dall’altro, con una grande quantità di serie televisive, che arrivarono in Italia, mettendo da parte la produzione italiana.

L’animazione oggi e le nuove tecnologie

Con l’avvento delle nuove tecnologie, l’animazione ha visto aggiungersi una tecnica nuova a quelle della sua tradizione, la cosiddetta animazione digitale, che sintetizza oggetti e forme con l’ausilio dell’elaboratore elettronico.

Tuttavia è dall’invenzione del micro-processore, negli anni ’70, che è stato possibile costruire sequenze animate di una certa consistenza. Anche l’animazione giapponese utilizza il computer, anche se tradizionalmente ha sempre privilegiato il disegno animato classico, utilizzando la computer animation solo come occasionale ausilio in alcune scene, per raggiungere determinati effetti visivi.

L’animazione nelle TV italiane

In passato l’animazione della TV italiana era molto selvaggia, con serie americane e giapponesi di basse qualità, mentre dalla seconda metà degli anni ’90 si è posta più attenzione ai target e alla varietà delle aree di provenienza dei cartoon, con una netta crescita della produzione europea. Esistono ancora dei canali come MTV e Italia 1 che trasmettono soprattutto serie nippocentriche, per età prescolare, scolare e adolescenziale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FranciFirenze92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Tognolotti Chiara.
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