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La resilienza familiare

Parte I - Uno sguardo generale

Premesse per un approccio centrato sulla resilienza familiare

Un approccio centrato sulla resilienza familiare si propone di identificare e rinforzare quei processi interattivi che consentono alle famiglie di resistere e reagire a situazioni di crisi potenzialmente disgreganti. Mettendo l'accento sulla resilienza si sposta il punto di vista dell'osservazione sulle famiglie da una visione centrata sul danno a una centrata sul disagio, in cui si riconosce un potenziale positivo di evoluzione. Questo approccio si basa sulla convinzione che la forza dei singoli e delle relazioni può essere aumentata fronteggiando le emergenze o le condizioni croniche di disagio. Cambiamento di prospettiva dall'analisi tradizionale incentrata sul deficit a un'analisi dei processi che favoriscono l'evoluzione e il recupero.

Che cos'è la resilienza?

La resilienza è la capacità di riprendersi e uscire più forti e con nuove risorse dalle avversità. È un processo attivo di resistenza, di autoriparazione e di crescita in risposta alle crisi e alle difficoltà della vita. È più della "capacità di sopravvivenza", è un atteggiamento di apertura verso le esperienze e di interdipendenza nel rapporto con gli altri; fa sì che si possano risanare le ferite, assumere il controllo dell'esistenza e riprendere a vivere.

Resilienza ≠ invulnerabilità. La prima definizione di resilienza si poteva sovrapporre a quella di invulnerabilità e con la convinzione che le difficoltà si superano grazie a forze intrinseche (vd. super-bambini). Questa errata equivalenza porta a equiparare la vulnerabilità alla debolezza e l'invulnerabilità alla forza. Le ricerche hanno disconfermato la credenza per cui i soggetti resilienti sono quelli che mantengono uno stato di funzionamento. Questa credenza è data da un ethos culturale per cui si tende a tagliar fuori le sofferenze e ad andare avanti piuttosto che soffermarsi su di esse. Tuttavia, la resilienza non è il superare velocemente le crisi, ma è una battaglia contro di esse, per alla fine arrivare a elaborare e a integrare l'esperienza, seppur dolorosa, nella nostra identità.

La resilienza si plasma attraverso e grazie alle avversità, e non malgrado queste, in quanto le crisi possono fare emergere tutte le potenzialità nascoste dell'individuo. La crisi, quindi, può essere vista come pericolo + opportunità. Individuo interazione. La cultura occidentale è individualista e per questo all'inizio l'interesse per la resilienza riguardava il singolo e la sua capacità ad affrontare le crisi; le ricerche volgevano dunque a individuare tratti della personalità, caratteristiche innate, stili di coping del singolo connesse alla resilienza. Attualmente, invece, si concepisce la resilienza come il prodotto di una costante interazione tra natura e cultura, garantita dall'esistenza di una rete di relazioni supportive, prima tra tutte la rete familiare.

Ricerche sulla resilienza individuale

Le ricerche sulla resilienza individuale degli ultimi 30 anni hanno messo in luce che i fattori di rischio familiari e ambientali non si traducono necessariamente in disturbi (vd. bambini abusati). Quindi si sono andati a ricercare quei fattori di protezione che accrescono le risorse dei bambini aumentando le loro capacità di resilienza. Si è quindi allargato il campo d'azione al contesto sociale più ampio, andando a indagare i fattori di rischio e la resilienza di adulti sani nati in famiglie e in un contesto sociale disfunzionali, concludendo che "non sempre gli eventi negativi danneggiano le persone". Una ricerca longitudinale di Werner ha seguito per 40 anni bambini cresciuti in situazioni di disagio e ha rilevato che un terzo di loro era riuscito a costruirsi una vita soddisfacente e felice.

Un concetto affine è quello di resistenza, nato dalle ricerche sul coping e sullo stress e che indica una caratteristica di quelle persone che, anche se sottoposte a forti stress, non si ammalano (Maddi).

  • Le prime ricerche sulla resilienza hanno cercato di individuare i tratti individuali che favorivano questa caratteristica:
    • Temperamento mite;
    • Intelligenza superiore alla media;
    • Autostima elevata + senso di efficacia personale + senso di fiducia e controllo sugli eventi = stili di coping migliori;
    • Senso di controllo sugli eventi + sentirsi coinvolti nelle attività della vita + cambiamento come sfida = senso di coerenza;
    • Presenza di solide basi morali e quindi fiducia nella vita;
    • Locus of control interno;
    • Ottimismo:
      • Distorsioni ottimistiche (Murphy): mostra come i bambini resilienti sono quelli che si attaccano a ogni pretesto per continuare a sperare, mobilitando pensieri e risorse per un buon esito;
      • Illusioni positive (Taylor): distorsioni selettivamente positive in merito a situazioni gravi che aiutano ad affrontare l'avversità;
      • Ottimismo appreso (Seligman): l'ottimismo si apprende attraverso ripetute esperienze di efficacia personale e controllo.

Insieme alle caratteristiche individuali vi devono anche essere fattori protettivi nel contesto familiare e sociale.

  • Contesto relazionale: la resilienza dei bambini è migliore quando hanno accesso ad almeno un genitore accudente o a un altro adulto supportivo; le relazioni supportive promuovono l'autostima e il sentimento di efficacia (Werner).
  • Famiglia: è importante avere un sostegno espansivo, affettivo ed emotivo, una struttura coerente e confini ben definiti nell'ambito familiare; i sistemi di credenze tramandati dalla famiglia influenzano la capacità di resilienza.
  • Amici e rete sociale: i bambini resilienti che vivono in contesti disfunzionali sono quelli che ricercano attivamente e formano legami con adulti importanti presenti nel loro contesto, hanno imparato a selezionare le relazioni e tendono a scegliere in futuro un partner con una famiglia sana.

Una prospettiva sistemica sulla resilienza

Per una comprensione più ampia della resilienza è necessario riferirsi a un modello interazionale più complesso: la teoria dei sistemi allarga i confini dall'adattamento individuale a un insieme più ampio di interazioni nel contesto familiare e sociale. La resilienza è inserita in una fitta rete di relazioni ed esperienze, che non si limitano a quelle della diade. Per comprendere la resilienza in un contesto sociale si deve assumere una duplice prospettiva di analisi:

  • Prospettiva ecologica: prende in considerazione molteplici sfere di influenza, come il contesto lavorativo, scolastico e gli altri sistemi sociali (Bronfenbrenner), ma anche il clima politico, economico, sociale ed etnico (Rutter).
  • Prospettiva evolutiva: i processi di coping e adattamento implicano una pluralità di processi che variano nel tempo. Non si può individuare una modalità di coping corretta in assoluto, ma si deve poter disporre di una varietà di strategie per affrontare situazioni sempre diverse. La capacità di scegliere il coping più appropriato è un aspetto determinante della resilienza. Per comprendere la resilienza, quindi, si deve adottare una prospettiva centrata sul ciclo di vita del singolo e della famiglia, in quanto ogni organismo è in evoluzione e disegna traiettorie flessibili complesse. Quindi bisogna sempre valutare l'adattamento del singolo e della famiglia in base alla fase del ciclo evolutivo in cui si trova.

Secondo Werner e Smith le prime ricerche erano troppo ristrette perché avevano escluso l'importanza dei fratelli e di altre figure presenti nella rete della famiglia allargata. Infatti, i bambini possono crescere bene anche in un ambiente disfunzionale qualora abbiano la possibilità di sperimentare un accudimento alternativo o possano attivare la rete di sostegno esterna alla famiglia. Vi sono differenze di genere: le femmine sono più resilienti dei maschi, forse a causa dell'educazione più orientata alla relazione e alla richiesta di aiuto. La resilienza, inoltre, può emergere in qualsiasi momento della vita: eventi inattesi o nuove relazioni, infatti, possono interrompere una catena di eventi negativi e fare così da catalizzatori per una nuova evoluzione.

  • Le persone con una storia difficile alle spalle hanno la possibilità di cambiare il corso della loro vita;
  • Una crisi può rivelarsi un punto di svolta positivo.

La resilienza familiare

La resilienza familiare si può definire come un insieme di strategie di coping e di processi di adattamento che intervengono nella famiglia, intesa come unità funzionale. L'adozione di un'ottica sistemica consente di comprendere come le dinamiche familiari modulino lo stress permettendo il superamento delle crisi.

Vincolo risorsa. Le prime ricerche sulla famiglia hanno visto questa soprattutto come un ostacolo e si sono concentrate sulle dinamiche disfunzionali. Solo più recentemente si è iniziato a considerare la famiglia come una potenziale risorsa.

  • Concetti di normalità e salute sono costrutti sociali. Vi sono due rappresentazioni mitiche della famiglia normale:
    • Famiglia sana = assenza di problemi: comporta l'assunto che un problema è sempre il sintomo o la conseguenza di un contesto familiare disfunzionale; questa convinzione porta alla patologizzazione di tutte le famiglie in difficoltà. Ciò che caratterizza la famiglia sana non è l'assenza di difficoltà ma la capacità di affrontarle.
    • Famiglia sana = famiglia tradizionale: per anni si è pensato che avere una famiglia "tradizionale" fosse necessario per uno sviluppo sano dei figli; le famiglie che non si conformavano allo standard erano stigmatizzate e patologizzate. In realtà, le famiglie possono rappresentare contesti positivi di crescita indipendentemente dalla configurazione.

Negli ultimi decenni, la teoria e la pratica dei terapeuti familiari a orientamento sistemico hanno progressivamente abbandonato il paradigma basato sul deficit per assumerne uno orientato alle risorse. Questo corregge l'assunto erroneo secondo cui la salute della famiglia può essere ricercata solo in un modello ideale; al contempo cerca di comprendere in che modo famiglie diverse possano sopravvivere e rigenerarsi anche in condizioni di disagio. Esso conferma il potenziale evolutivo e autoriparativo delle famiglie, nonostante le difficoltà. La resilienza familiare può emergere anche in casi estremi (es. scompenso psichico di un membro). I terapeuti possono favorire la mobilitazione di nuove risorse della famiglia, in qualsiasi fase del ciclo vitale.

Data la crescente diversità e complessità delle famiglie moderne non si può avere un modello normativo standard, per non rischiare di patologizzare erroneamente le famiglie che se ne discostano, ad esempio per la cultura di appartenenza (vd. invischiamento). Infatti, i processi che garantiscono un funzionamento adeguato possono variare in base al contesto socioculturale e al periodo storico. Il modello ecologico multidimensionale di Falicov afferma che le famiglie cambiano e sovrappongono caratteristiche di molti contesti culturali in base a diverse variabili che le influenzano (etnia, classe sociale, religione..); per questo, bisogna valutare il funzionamento della famiglia tenendo conto di ogni situazione a sé. L'approccio basato sulla resilienza considera ogni famiglia nella sua "nicchia ecologica": ciascuno condivide con altre famiglie spazi e confini, nel rispetto delle differenze.

Una comprensione della resilienza deve essere inserita in una prospettiva evolutiva:

  • Modelli della vulnerabilità e dei meccanismi protettivi (Garmezy e Rutter, ricerca longitudinale su gruppi ad alto rischio): in ogni fase evolutiva si assiste a uno spostamento dell'equilibrio esistente tra eventi stressanti, che accentuano la vulnerabilità e i meccanismi protettivi. Si è ipotizzata l'azione di tre meccanismi attraverso cui i processi protettivi mediano la relazione tra stress e competenza:
    • Modello dell'immunità: i fattori protettivi agiscono come riserve di investimenti a fronte del declino funzionale connesso a situazioni di stress. Con "inoculazione" si indicano quegli interventi psicosociali preventivi volti ad aumentare la resilienza.
    • Modello compensatorio: le caratteristiche individuali e le risorse ambientali contrastano l'azione negativa degli eventi stressanti.
    • Modello della crisi: eventi stressanti sono potenziali valorizzatori delle competenze e delle capacità di resilienza.

Le dinamiche familiari possono favorire l'emergere di una refrattarietà allo stress e possono essere mobilitate come risorse per compensare gli effetti dello stress e per scegliere strategie di coping condivise (es. malattia di un membro). Quando tutti i componenti sono uniti nell'affrontare la crisi, i legami si rinforzano e ognuno può sviluppare nuove competenze.

Stress familiare, coping e adattamento - Modello della crisi familiare di McCubbin e Patterson: sottolinea l'importanza dell'adattamento e dell'equilibrio per l'evoluzione positiva della famiglia e dei singoli. Le famiglie devono riuscire a realizzare un adattamento funzionale tra vincoli e risorse e tra i diversi ambiti della vita familiare.

Resilienza familiare come insieme di processi attivi nel tempo: la resilienza implica l'azione di più processi interattivi nel corso del tempo (gestione della crisi e strategie di coping usate). Le credenze condivise modellano e rinforzano i pattern interattivi, determinando il modo in cui una famiglia reagisce alle difficoltà. L'azione congiunta di più eventi stressanti complica l'adattamento. Le crisi psicosociali provocate da avvenimenti stressanti variano in relazione alle circostanze particolari che si verificano, al momento in cui si verificano e al significato che hanno (es. eventi catastrofici e la loro imprevedibilità). L'offerta terapeutica deve tener conto di questi bisogni mutevoli e diversificati e individuare le risorse della famiglia per soddisfarli.

Un approccio al concetto di resilienza familiare: guardare al futuro

Un approccio basato sulla resilienza sostiene una comprensione delle difficoltà connesse al ruolo genitoriali, promuove la riconciliazione e va alla ricerca delle risorse presenti nella rete familiare. I sintomi vanno valutati in base agli eventi critici passati, attuali e potenziali, ai significati che assumono e alle risposte di coping della famiglia. La collaborazione tra membri viene incoraggiata, il che consente loro di costruire una competenza nuova, un sostegno e una fiducia reciproca, promuovendo l'insorgere di un buon clima familiare. La condivisione di esperienze positive accresce il senso di soddisfazione ed efficacia, il che porta all'assunzione di strategie di coping più funzionali e a un miglior adattamento futuro. Questo approccio offre un'azione di rinforzo alla famiglia grazie alla possibilità di risolvere problematiche cotangenti; va oltre alla risoluzione dei problemi, ma mira anche alla prevenzione.

Riassumendo:

  • La resilienza individuale è meglio compresa se vista nell'ottica della famiglia e del contesto sociale, come prodotto delle interazioni tra individuo, famiglia e ambiente.
  • Gli eventi critici e le condizioni di disagio interessano l'intera famiglia e ogni membro, in quanto sono un rischio per il funzionamento individuale ma possono anche portare a situazioni di conflitto relazionale e disfunzioni familiari.
  • Le dinamiche familiari modulano l'impatto dello stress su tutti i membri e sulle relazioni e influenzano il corso degli eventi critici.
  • I fattori protettivi promuovono la resilienza riducendo lo stress e promuovendo l'adattamento.
  • Le risposte disadattive aumentano la vulnerabilità e i rischi a livello individuale e familiare;
  • Singoli e famiglie hanno un potenziale per sviluppare la resilienza, che si può massimizzare con la terapia.

Diversità e complessità crescenti delle famiglie in un mondo che cambia

A causa dei cambiamenti sociali, economici e politici degli ultimi decenni, le famiglie e la società stanno cambiando molto velocemente. Vi sono quattro tendenze essenziali:

  • Cambiamento delle configurazioni familiari;
  • Cambiamento dei ruoli di genere;
  • Complessità culturale e disparità socioeconomica crescenti;
  • Cambiamenti nel ciclo di vita familiare.

Eterogeneità delle configurazioni familiari

Le configurazioni familiari sono andate diversificandosi sempre di più negli ultimi decenni. Ciò che definisce una famiglia "normale" o "sana" è frutto delle rappresentazioni sociali e dei valori dominanti. Negli Stati Uniti si possono identificare due epoche di svolta per quanto riguarda la concezione della famiglia:

  • Epoca preindustriale e rurale: prima degli anni '50 le famiglie erano molto diversificate e complesse a causa della precarietà dell'esistenza (morti precoci, gravidanze inattese, seconde nozze..); non corrispondevano all'immagine idealizzata che abbiamo oggi di una famiglia unita e multigenerazionale. Avevano una struttura flessibile, confini fluidi che comprendevano la famiglia allargata e la comunità.
  • Anni '50 (industrializzazione): nasce la famiglia nucleare, una struttura familiare di tipo biparentale, con a capo il marito, che provvede al sostentamento economico, e la moglie che si occupa della casa e dei figli. Molti considerano erroneamente questo modello un'istituzione naturale e primaria, ma che invece è data da quella particolare epoca e dalle sue esigenze. Mentre prima la famiglia realizzava un gran numero di funzioni, grazie anche all'aiuto della comunità intera, la moderna famiglia nucleare cerca di affermare la sua autonomia. I difetti connessi a questo modello consistono nel sistema troppo rigido e chiuso, diviso dalla famiglia allargata e dalla rete sociale, nella perdita della flessibilità e diversità; nelle aspettative irrealistiche che gravano sulla relazione coniugale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vers.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Normalità e patologia nelle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Carli Lucia.
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