LA LETTERATURA PER L’INFANZIA OGGI
1° PARTE
UNA TRADIZIONE DI TRE SECOLI ALLE SPALLE TRA SETTE E OTTOCENTO
Letteratura per l’infanzia: la disciplina riflette un momento storico, le evoluzioni sociali (esempio è il libro
Cuore che fa vedere come la società è divisa per classi). Cuore ci propone un decalogo di insegnamenti molto
penetranti. I valori della patria, il lavoro, la famiglia, l’obbedienza sono messaggi per l’infanzia. Dal 1992 è
entrata nel mondo dell’università a Bologna questa disciplina. Faeti è stato il primo professore che ha fatto
scaturire la volontà di attuare l’insegnamento. Raccontare storie è importante perché ci rimanda all’origine
dell’uomo. L’uomo geneticamente è un fabulatore, racconta storie.
Per: scritta per i bambini ma scritta dagli adulti. È una forma di educazione dell’infanzia prodotta da un
modello degli adulti.
1° capitolo: UNA TRADIZIONE DI TRE SECOLI ALLE SPALLE
La letteratura per l’infanzia nasce nel 1697 in Francia (e si sviluppa tra Sette e Ottocento prima in Inghilterra
e successivamente nel resto d’Europa), l’anno in cui vengono pubblicati i Racconti di mamma Oca di Charles
Perrault. È un testo che Perrault scrive insieme al figlio, il quale raccoglie i racconti ascoltati dalle nutrici,
racconti che risalgono a quella tradizione fiabesca popolare orale, diffusa in Europa e che per la prima volta
passano dall’oralità alla scrittura. Sono fiabe popolari che parlano di un mondo lontano e che ora si
presentano in veste pedagogica come depositarie di insegnamenti e di consigli per i ragazzi e per i giovani, i
quali in tali racconti trovano esperienzechiave (paure, ansie ecc.) del loro crescere e formarsi. Poi da tale
testo prese corpo quella letteratura che produrrà, tra Sei e Settecento, una moda di racconti fantastici, di
tradizione fiabesca, in cui ricchezza e lusso si legano ad avventure collocate in ambienti nobilissimi. Perrault
ha avviato, col suo testo, anche un iter di crescita della letteratura infantile con il racconto fantastico (le fiabe)
e con il racconto morale (le morali delle sue fiabe). Quindi alla fine del Seicento c’è una raccolta di fiabe
rivolta intenzionalmente all’infanzia. Da un lato poi ci sono le fiabe del meraviglioso che dopo una moda di
circa vent’anni, passano a farsi letture per l’infanzia determinando un genere di grande successo, e dall’altro
lato sta il romanzo o il racconto di formazione dal quale nasce lo stesso racconto morale cosi centrale nella
cultura educativa del secondo Settecento.
La letteratura per l’infanzia, come osserva Cambi, si articola intorno a un triplice intento, a una triangolazione
che ne manifesta in pieno la varietà e la ricchezza come pure l’identità complessa. La letteratura per l’infanzia
è connessa
1. all’iniziazione, ma è anche
2. Lavoro di fantasia e insieme assunzione di una
3. Prospettiva pedagogica.
La letteratura per l’infanzia dunque, è oggi più che mai un complesso di opere connotate da una scrittura che
pur di qualità estremamente diversificata, possiede segni di autonomia, di libertà creativa e manifesta la
presenza della responsabilità autoriale.
Max Luti osserva che la fiaba è stata spesso solo narrata e accenna alle differenze tra fiaba e favola.
FIABA: racconto fantastico, una messa in scena di un avvenimento, si muovono personaggi non solo
umani, si anima il mondo vegetale, gli animali parlano. Si miscelano anche aspetti realistici. C’è un
messaggio morale, una finale educativa, la MORALITE’, si spiega il messaggio che si vuole veicolare
ai piccoli lettori. La fiaba ha in primo piano il messaggio morale. La fiaba nasce tra le classi sociali più
povere ed è uno dei generi più antichi nella storia. Fiaba e favola sono due generi diversi. È un
racconto fantastico in cui il mondo animale, vegetale, il mondo inanimato delle cose prende vita, c’è
l’animazione, tutto si anima. Ma la fiaba ha anche un contenuto educativo.
FAVOLA: mette in primo piano l’aspetto moraleggiante. La favola ha un obbiettivo: insegnare
comportamenti. La differenza tra fiaba e favola sta nell’essere più racconto fantastico, la favola ha
più l’intento di insegnare.
Nel mezzo, tra fiaba e racconto morale, sta la favola. Tra fiaba, favola e racconto morale il Settecento,
soprattutto in Francia, ha dato corpo a una tradizione di letteratura per l’infanzia moderna, specializzata e
formativa.
Il Settecento rappresenta sul piano pedagogico l’affermazione di un sistema istituzionale diffuso e una forma
di culturalizzazione per la classe aristocratica. Il 700 fa emergere una letteratura per l’infanzia improntata su
un decalogo di regole comportamentali con un’impronta radicata nella religione cattolica che non ammette
la discussione e l’interpretazione del testo sacro. La diffusione della lettura e la discussione del testo sacro è
avvenuta nei paesi del protestantesimo e questo ha allargato la fascia dei lettori e ha diffuso la lettura. Il
Settecento è il secolo in cui la nobiltà fa propria la tradizione popolare e ne fa argomento di lettura prima per
gli adulti poi per i bambini, naturalmente appartenenti alla classe aristocratica.
L’Ottocento sarà l’epoca di un ulteriore svolta e sviluppo della letteratura infantile, è il secolo della
letteratura per l’infanzia, soprattutto nella fiabistica a livello europeo. Gli anni 80 rappresentano la svolta
dell’editoria. Cambia la letteratura per l’infanzia:
Cambiamento sociologico: cambia la società, la struttura della famiglia è più fragile. Sul piano sociale c’è
un’evoluzione, si diffonde l’alfabetizzazione che diventa di massa.
Cambia il livello medio culturale, Boom editoriale. Piumini e Pitzorno
Intanto prende quota anche la fiaba d’autore, come innovazione del fiabesco contrassegnato dalla creatività
dell’autore e aperto a percorsi ideativi nuovi e personali. Si rilancia anche il racconto morale. Nasce anche
una poesia per l’infanzia. Cresce il romanzo di avventura, fantascientifico. Si sviluppa anche il romanzo di
formazione per i più giovani. Si sviluppa perfino una stampa periodica per l’infanzia. Cosi nel corso
dell’Ottocento il genere letteratura per l’infanzia sviluppa tutto un mercato culturale e di consumo.
L’Ottocento ha costruito l’universo della letteratura per l’infanzia di cui anche il Novecento è stato erede e
precursore. Lì è nata la letteratura infantile nei suoi sottogeneri, nella costruzione di un suo mercato.
La fiaba popolare: riemerge coi Grimm (che si occupano delle fiabe) e le loro Fiabe del focolare (1812)
che aprono una tradizione europea di raccolta del patrimonio fiabesco orale, nato nelle età arcaiche
e ora riesposto sì in chiave storica ma soprattutto educativa, come letture per i bambini da coltivare
in famiglia.
La fiaba d’autore: la fiaba che scaturisce dall’immaginazione dell’autore, è una fiaba atipica. si
ricordino Andersen, Collodi, Carroll. In tutti e tre la fiaba si sviluppa, si intride di altri generi, dà vita a
testi complessi, scritti per l’infanzia ma apertissimi a una lettura adulta. Ciò vale per Andersen e si
pensi alla Sirenetta, vale per Collodi e l’Alice di Carroll. Sono testi ricchi, densi, sofisticati, innovativi
della tradizione letteraria infantile.
Il racconto morale: subisce una sua crescita con variazioni. Con Cuore l’impianto si moltiplica, si fa
letteralmente sofisticato, intreccia più piani pedagogici e narrativi, per arrivare nel 1912 al giornalino
di Gian Burrasca di Vamba. Per il racconto morale si pensi alla produzione della Alcott con Piccole
donne (1968) e Piccoli uomini (1871).
L’800 è stato anche l’esplosione dello sviluppo dell’editoria rivolta ai bambini e adolescenti. Si pensi al
“Giornale per bambini” fondato da Martini nel 1881, su cui uscì a puntate, Le avventure di Pinocchio dal 1881.
Sono testate presenti in tutto l’Ottocento e che manifestano:
La nuova immagine sociale del bambino
La articolazione dell’azione pedagogica
La disponibilità di autori e di forme testuali già definite
L’esistenza di un mercato per tale letteratura e di un mercato che si rinnova, per aderire ai mutamenti
culturali e sociali, i quali rinnovano anche l’idea di infanzia e dei suoi stessi bisogni.
Ci sono dei centri editoriali a Firenze e a Milano molto attenti all’infanzia.
La letteratura per cambia profondamente, filma realisticamente la società nel nostro tempo e uno status
dell’infanzia più complesso. E il confronto tra il passato e il presente appare evidente scorrendo pagine di un
romanzodiario di Bianca Pitzorno, Ascolta il mio cuore (1991) in cui l’autrice mette sotto accusa la società
degli anni Cinquanta e in particolare la scuola e i suoi modelli formativi e ne evidenzia anche le ingiustizie e
l’assenza di un impegno formativo teso a superare le differenze sociali. La letteratura per nell’ottica di Bianca
Pitzorno è costituita da un corpus di opere in cui si ritrova costantemente “il suo discorso”, quello che
interessa il bambino. La Pitzorno polemizza con alcuni educatori, i quali vorrebbero dagli scrittori una
pedagogia, ossia un “condurre il bambino” dove vogliamo noi grandi, senza stare troppo ad ascoltarlo. Il suo
fine è quello di imbrogliarlo, stordendolo e abbagliandolo col luccichio della bella storia per “fargli capire”
quello che noi vogliamo che capisca.
LA FIABA: il mito si pone i grandi interrogativi dell’umanità (da dove veniamo, chi siamo) che vanno alla
ricerca delle origini dell’uomo. Alle origini l’uomo aveva questi interrogativi. C’era chi raccontava la fiaba e
partecipavano adulti, bambini, ma in prevalenza adulti.
Cosa succede alle fiabe quando vengono raccontate: la fiaba si immerge nella cultura autoctona, viene
deformata da chi la racconta, la deforma adattandola al contesto geografico, sociale.
La fiaba vive un periodo di splendore quando diventa per le classi aristocratiche, viene sottratta al popolo
per le classi aristocratiche, siamo nel secolo di Luigi 16° e quelle corti vengono descritte da Perrault. Ci mostra
la fame e le tavole imbandite delle corti, c’è questo forte contrasto. Quelle fiabe allietano le dame, ma poi
cominciano a diventare oziose, noiose a queste classi viziate. Le fiabe diventano patrimonio dei bambini.
In Italia nel 1966 viene conosciuta un’opera fondamentale per capire scientificamente la struttura della fiaba.
Vladimir Prop scrive la morfologia della fiaba. La morfologia della fiaba è un’opera rigorosissima, viene
esaminata da questo studioso il quale ne ricava un concetto: che tutte le fiabe hanno un’unica struttura. Prop
ha detto che ci sono dei momenti precisi che lui definisce funzioni. La fiaba inizia sempre con un
allontanamento e non ha molti personaggi, ma un protagonista, un eroe. Per es. Pollicino, c’è
l’allontanamento e inizia la storia. La prima funzione quindi è l’allontanamento e possono seguire fino a 32
funzioni. Le fiabe inoltre contengono oggetti comuni, ma che hanno poteri. Poi c’è la conclusione, il lieto fine.
La fiaba necessita di un lieto fine. La ragione per cui “necessita” è di tipo psicologico. Bettler ha scritto
un’opera che applica alle fiabe il criterio della psicoanalisi younghiana. Bettler dice che il bambino si identifica
con l’eroe, il bambino ha un forte egocentrismo.
Che co’sé il lieto fine sotto il profilo psicologico: a Bettler la fiaba è stata utilissima per curare i bambini
autistici.
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