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Percorsi della letteratura per l'infanzia: tra leggere e interpretare

Introduzione di Flavia Bacchetti

Nel giro degli ultimi 30 anni, la letteratura per l'infanzia sta vivendo una stagione prolifica di contributi tesi a riscoprire la disciplina in un’ottica più raffinata e profonda. Le analisi hanno messo in luce la complessità e la ricchezza della letteratura per l’infanzia.

Itinerari riflessivi

Letteratura per l'infanzia: per una letteratura complessa della sua testualità (e della critica) di Franco Cambi

Le opere letterarie per l’infanzia hanno sempre una doppia identità: narrano e formano. Già nella fiaba, e già nel corso della sua comunicazione orale, si tende tra questi due fronti: la narrazione e l’educazione. La narrazione ha in sé una o più morali. Nel passaggio alla scrittura tale valenza, che nell’oralità resta sottesa, si fa conclamata e sottolineata. Leggere i testi di letteratura per l’infanzia con questo duplice registro li rende per alcuni testi letterari “minori”, poiché pedagogici, per altri testi letterari “maggiori”, poiché carichi di risonanze formative e pertanto capaci di nutrire l’“io” del lettore. Comunque sia, rimangono sempre testi letterari e pedagogici. La lettura critica di questi testi ha bisogno di uno sguardo duale che ne potenzi il significato e che ne esalti la scrittura, senza niente far perdere alla letterarietà. In alcuni testi l’equilibrio felice tra i due registri si rompe e il testo si fa, spesso, prevalentemente pedagogico e squisitamente letterario.

La testualità implica scrittura, storia, interpretazione e senso delle opere. Bisogna applicare gli strumenti della critica letteraria e pedagogica e farli agire dialetticamente, per chiarire la struttura e il senso di un testo. Le competenze necessarie per affrontare tali tipologie di testi sono plurali e incrociate: ciò rende difficile e complicata la critica della letteratura per l’infanzia.

Sul terreno letterario sono attivi i canoni critici dello storicismo, dello strutturalismo, dell’analisi culturale e della tipologia della ricezione. Lo storicismo connette alla tradizione e salda il letterario al tempo storico, alle società, alle strategie discorsive che ogni società letteraria mette in gioco e che fanno da “griglia” alle opere stesse. Lo strutturalismo invece fissa le forme del narrativo e i congegni discorsivi delle tipologie dei testi. Così si fissa la “logica” dei testi che ce li fa leggere negli ingranaggi complessi sul piano narrativo. L’analisi culturale ci fa leggere i modelli, collegando i testi ai tessuti antropologico-culturali, fissando i messaggi che essi veicolano e perché: così il testo si fa esempio di cultura. Ma ogni testo reclama un lettore, come la letteratura per l’infanzia reclama il ragazzo in età evolutiva.

E’ dall’incrocio di questi modelli critici che può emergere una critica adeguata per la letteratura infantile. Tali tipologie vanno “esposte e esaminate” e affrontate con una riflessione critica sulla critica. E poi vanno applicate ai testi, agli autori e ai vari momenti della storia della letteratura infantile.

Per i 150 anni dell’Unità italiana si è cercato di fare il punto anche in relazione al ruolo svolto dalla letteratura per l’infanzia in questo secolo e mezzo. Molti autori hanno interpretato istanze diverse dell’immaginario infantile, sviluppando un’educazione dei sentimenti e dell’immaginario funzionale alla crescita dei ragazzi dell’Italia contemporanea. La letteratura infantile ha accompagnato il cammino dell’Italia Nuova e vi ha dato un contributo positivo. Due rivoluzioni del “genere letterario” vanno ben tenute presenti: quella di Collodi e quella di Rodari. La prima è collocata tra il 1870 e il 1910-1920 e dà il via ad un’immagine nuova del bambino nel suo essere oggetto proiettato sull’avventura e sulla ribellione: questi sono elementi che in Collodi e nel suo Pinocchio trovano larga esemplarità. Con Collodi ci si apre anche a un narrare più sciolto, dinamico, senza retorica né moralismi e pedagogismi. Al centro viene posto il mondo del ragazzo e la sua diversità rispetto agli adulti e al loro mondo, di cui il bambino si fa anche critico. La seconda svolta sta tra il 1950 e il 1960 ed ha al centro Rodari. E’ una rivoluzione un po’ in tutti i sottogeneri della letteratura infantile: essa si fa apertura sperimentale e un mezzo per teorizzare e realizzare l’emancipazione.

Tutto ciò ha sollecitato una riflessione più ricca e sottile sulla letteratura infantile e ha messo gli intellettuali a contatto con un “genere alto”. Il destinatario di questo genere è un soggetto in età evolutiva di cui si sconoscono le varie strutture cognitive ed emotive, i bisogni fondamentali e la loro evoluzione e l’identikit mobile e complesso e lo si pone al centro dei testi per bambini, ragazzi e adolescenti dando vita ad una produzione articolata, sfumata e poliedrica. La letteratura per l’infanzia è il fronte più maturo e complesso su vari fronti: il romanzo, il racconto e la poesia. E proprio sulla poesia l’Italia ha maturato un suo contributo essenziale per quanto riguarda la produzione di qualità.

Complessità e varietà della letteratura per l'infanzia di Flavia Bacchetti

L’identità complessa e plurale della letteratura per l’infanzia è stata ed è il suo limite e la sua ricchezza. L’infanzia, tra Settecento, Ottocento e particolarmente nel Novecento, si è trasformata nell’immaginario sociale, allontanandosi da una visione adultistica e d’investimento sociale per affermare un’identità sempre più autonoma e con una propria specificità cognitiva ed emotiva. La letteratura per l’infanzia ha un duplice registro: è narrazione e, nel contempo, è educazione. Si tratta di due registri che si intrecciano dialetticamente: raccontando educa, ma anche controlla l’infanzia, conformandola ai principi della società borghese dell’epoca in cui nasce e si sviluppa: l’età moderna. La proposizione “per” posta tra le parole “letteratura” e “infanzia” rivela l’esito e l’espressione dell’offerta all’infanzia di un contenuto valoriale, dichiarato o disseminato nel testo, di cui l’unico e persuaso depositario è l’adulto. La letteratura per l’infanzia è considerata una letteratura minor, “la grande esclusa” o addirittura “la letteratura invisibile”. È stato necessario individuare la natura e le funzioni letterarie e formative della letteratura per l’infanzia: la fiaba è iniziatica e in parte anche fantastica ed educativa. La specificità del congegno della letteratura per l’infanzia si appalesa in una struttura ben più complessa e articolata della letteratura per adulti.

Prendendo a modello la fiaba, che è orale e popolare, si deduce un’altra importante connotazione della letteratura per l’infanzia: essa è spuria. Si evidenzia così il definirsi non sofisticata rispetto ai canoni della letteratura alta, poiché assimila elementi tematici e stilistici di generi minori, popolari e apparentemente di scarso rilievo. Oggi i numerosi contributi e le letture critico-interpretative della letteratura per l’infanzia evidenziano quanto questa “speciale” letteratura si propone come un campo ampio di riflessione.

Sul piano storico e strutturale, la letteratura per l’infanzia ha un punto di riferimento in un genere originario: la fiaba. La fiaba ha una struttura narrativa che agisce nel profondo, ha una valenza etica e psicoanalitica, richiama il mito, incorpora l’elemento magico e si propone come paradigma di tutta la letteratura per l’infanzia. La fiaba appare come l’elemento primo e fondamentale anche nella formazione dell’immaginario. L’immaginario si nutre di narrazioni di storie, di avvenimenti e della parola. Dalla fiaba e dalla storia discende l’elaborazione e la codificazione del senso di quelle narrazioni. Nei libri per l’infanzia e l’adolescenza, la complessità appare evidente non appena si approfondiscono gli elementi pedagogici. Molta della letteratura per l’infanzia tra Settecento e Ottocento appare pervasa da ideologie e tendenze più o meno marcate dalla conformazione educativa, mentre la produzione novecentesca e quella attuale guarda al soggetto in formazione, immerso in una società complessa e in continua trasformazione. La narrativa di oggi se, da un lato, si apre alle necessità, alle speranze, alle attese e ai sogni del soggetto, dall’altro, spazia in maniera realistica nell’universo dell’immaginario collettivo. La letteratura per l’infanzia è costituita da testi reader-oriented, cioè pensati nella prospettiva di un lettore-protagonista e quasi co-autore dei testi di cui si rifiuta di essere un fruitore passivo. La letteratura per l’infanzia assume oggi una funzione di formazione del soggetto attraverso lo sviluppo della sua immaginazione. Dalla fiaba in poi, la produzione letteraria per l’infanzia ha lasciato e lascia un’impronta duratura nell’immaginario dei bambini. Nell’epoca attuale, contrassegnata dalla globalizzazione, dall’iperconsumismo e dall’omologazione culturale, il giovane lettore è alimentato dai serial, dall’influenza pressante dei mass-media, da un mercato che soffoca sempre più le capacità critiche e creative dei bambini. Tuttavia il bambino definisce e afferma un proprio gusto e una capacità autonoma di consultazione e di saper operare liberamente tra gli scaffali di una libreria.

La letteratura è, in sé, una forma di comunicazione. La comunicazione letteraria attiva un rapporto in cui il mittente invia un messaggio al destinatario. Per essere operante, il messaggio richiede il riferimento a un contesto e che sia verbale. In secondo luogo il messaggio esige un codice comune al mittente e al destinatario. L’editoria e la didattica della letteratura assumono come principi queste istanze, ma rispetto all’editoria per adulti, nella letteratura per l’infanzia la relazione tra autore e lettore si fa più complessa: se l’autore costruisce il testo, il giovane lettore riutilizza i significati già presenti nella sua cultura. Gli autori di narrativa per l’infanzia immaginano un “ecosistema cognitivo” dei bambini e un’immagine mentale di infanzia, spesso ricorrendo ai propri ricordi d’infanzia e condividendo un’immagine d’infanzia con gli adulti. Tutti gli scrittori condividono una poetica che riecheggia quella pascolano e che Pitzorno ha definito “dalla parte dei bambini”.

Sempre secondo Pitzorno, gli autori contemporanei, i “Tusitala”, ovvero i narratori puri, sono gli scrittori che nettamente si distinguono da una tradizione precettistica in cui emergeva la pessima abitudine di usare una storia per fare una morale. I “Tusitala” raccontano con l’unica preoccupazione dell’incanto della storia e della parola e cercano di imitare il vero dell’esperienza, delle passioni e dei desideri dei bambini. Tuttavia l’editoria presenta un problema di fondo: la caratteristica ambivalente rispetto al concetto d’infanzia tra l’immagine che gli adulti hanno dell’infanzia e ciò che gli adulti si aspettano da parte dei bambini divenuti adulti. Inoltre gli scrittori propongono libri per l’infanzia in cui i bambini seguono le narrazioni identificandosi da un lato con i protagonisti, rappresentati da bimbi o adolescenti come loro, e dall’altro con il punto di vista dell’autore, che è un adulto che narra in terza persona. Nella didattica della lettura emerge il lector in fabula come protagonista nel processo della costruzione di senso e di significato del testo. Un lector in fabula è il bambino che diventa il protagonista nell’atto della lettura. La lettura è un percorso educativo per la graduale costruzione da parte del bambino della propria identità. La lettura dialogica e anche le sollecitazioni al dialogo stesso si configurano come una fondamentale esperienza formativa che coinvolge tutte le istituzioni educative. Il libro per l’infanzia fa emergere una duplicità di funzioni: quella ludica, propria del bambino, e quella pedagogica, propria dell’adulto. Attraverso la narrazione e la lettura dialogata, l’adulto fa scoprire al bambino il libro nella sua valenza intertestuale per una formazione all’approccio al libro e alla lettura. La difficile strada della letteratura per l’infanzia di oggi sta nell’individuare testi letterari che riempiano significativamente un immaginario scaffale in cui si decantano le storie.

La letteratura per l'infanzia come "fonte" per la storia dei processi culturali e formativi di Anna Ascenzi

Ultimamente, la storia della letteratura per l’infanzia ha conosciuto un intenso e decisivo sviluppo nel nostro paese, anche in virtù del crescente spazio che a disciplina ha acquisito in ambito accademico e della sua contaminazione con la storia dell’educazione e dei processi culturali e formativi. Il punto di vista, le analisi, le ricostruzioni e i risultati che gli storici della letteratura per l’infanzia hanno fornito alla ricerca storico-educativa e culturale sono di gran lunga più ricchi e stimolanti di quelli che, fino a quel momento, erano proposi da una riflessione in chiave storica delle teorie pedagogiche o da una storiografia scolastica imperniata sulla dimensione legislativa o istituzionale.

Nel 1995, Boero e De Luca davano alle stampe il noto e fortunato volume La letteratura per l’infanzia, con il quale proponevano agli specialisti e ai cultori della disciplina i risultati di un lavoro di ricerca volto a presentare autori, opere, temi e problemi della letteratura per l’infanzia e la gioventù. Gli autori, volendo illustrare le peculiarità e le coordinate fondamentali della loro ricerca, sottolineavano il ruolo esercitato dalla variegata pubblicistica. La novità strutturale offerta dal testo La letteratura per l’infanzia risiedeva nell’utilizzo di un’ottica pluridisciplinare attraverso la quale si puntava a ricostruire le vicende e gli sviluppi della letteratura per l’infanzia e la gioventù nel quadro più ampio della storia socio-culturale e della storia dell’educazione. L’attenzione rivolta agli autori e ai destinatari delle opere rivelava l’intento di ricostruire l’evoluzione della letteratura dell’infanzia e della gioventù come un fenomeno storico-educativo, strettamente connesso con i più generali processi di alfabetizzazione e di acculturazione di massa e con le dinamiche, caratteristiche dell’Ottocento e del Novecento italiano ed europeo, di edificazione di un immaginario collettivo. Il lavoro di Boero e De Luca ha finito per rappresentare uno spartiacque rispetto alla fase precedente e l’espressione di un nuovo modo di guardare alla letteratura per l’infanzia e alla sua storia.

La letteratura per l’infanzia è la manifestazione di un processo dalle caratteristiche e dalla portata più generali prodottosi a partire dagli anni Ottanta, momento in cui cominciarono a tramontare i presupposti fondamentali attorno a cui ruotava la tradizionale ricerca nel settore. Il primo stabiliva che la letteratura per l’infanzia e la gioventù poteva essere letta e interpretata solo con gli stessi strumenti e metodologie d’indagine applicate a qualsiasi altro genere letterario e il secondo classificava la storia della letteratura per l’infanzia e la gioventù come un indispensabile e prezioso segmento della formazione di chi si preparava a svolgere funzioni di carattere educativo o di animazione dell’infanzia e della gioventù. Un merito di questa ricerca è stato quello di operare non solo per un recupero culturale della letteratura per l’infanzia in sé, ma anche per un’effettiva valorizzazione della sua storia, considerata come un capitolo fondamentale della più generale storia della cultura e del costume sociale e civile degli italiani. Ulteriori stimoli ad una riconsiderazione della storia della letteratura per l’infanzia come “fonte” per la storia dei processi culturali e formativi sono venuti da quegli storici della cultura e dell’educazione che hanno scoperto l’importanza e il valore di fonti letterarie riferite al mondo dell’infanzia e della gioventù.

Le ricerche e gli studi condotti sul versante della manualistica scolastica e dei libri di testo hanno fatto emergere lo stretto collegamento tra una pubblicistica specificamente destinata alle aule scolastiche e la letteratura per l’infanzia o letteratura giovanile. La moderna pubblicistica rivolta all’infanzia e alla gioventù e destinata ad assumere caratteristiche e dimensioni di largo consumo si sviluppa contestualmente e parallelamente alla produzione e circolazione dei manuali scolastici e dei libri di testo. Entrambi i generi letterari beneficiano di una serie di fenomeni legati ai processi di sviluppo economico e sociale caratteristici dell'Italia e dell'Europa della prima metà dell’Ottocento, come il graduale innalzamento dei livelli di alfabetizzazione e di scolarizzazione infantile, la costruzione dei moderni ordinamenti scolastici pubblici e di un’organica rete di istituzioni scolastiche destinata ad estendersi al di fuori dei grandi centri urbani e ad interessare gradualmente anche le aree rurali e periferiche dei diversi paesi europei.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bacchetti Flavia.
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