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Nel 600, secolo denominato "Gran Siècle", il francese giunge allo stato compiuto e la Francia diviene una potenza

economica/militare/diplomatica europea.

La Francia è inoltre patria della lingua considerata più perfetta in Europa e che subentra a italiano e latino come

koinè (veniva anche utilizzata dall'aristocrazia russa): il francese è dunque la lingua standard della nobiltà in

Europa.

A testimoniare l'importanza della questione della lingua (e della letteratura) è l'esistenza della Sorveglianza

dell'Accademia Francese, che si impone con autorevolezza alla comunità degli studiosi quando interviene

dirimendo il dibattito (divenuto poi una vera guerra culturale) riguardo il Cid a seguito del successo della sua

rappresentazione.

Gli anni di grandi capolavori letterari e di massimo splendore della monarchia di Luigi 14 (Re Sole) sono 1660-

1680.

FEUDALESIMO: la forma più compiuta si realizzò in Francia, ma si diffuse anche in altre nazioni (persino in

Giappone). Il termine indica il rapporto tra un signore e i suoi soggetti con alcune forme intermedie (piramide

feudale). Il rapporto tra signore e sudditi è un rapporto giuridico per cui i secondi sono dipendenti dal primo, ed è

un rapporto di subalternità poiché il signore garantisce la protezione (nobiltà di spada, spada simbolo signore) e i

soggetti restituiscono in cambio prestazioni lavorative.

Non è un rapporto libero: il suddito non può scegliere di non lavorare per il signore per vincoli giuridici. Non vi è

la possibilità di fare cambiamenti poiché vi sono solo usanze fisse e non soggette a modifiche (anche ad esempio

riguardo la concezione di superiorità del signore, riconosciuta come realtà intoccabile poiché culturale).

La società feudale si formò a seguito delle invasioni barbariche, quando si crearono isolotti (feudi) difesi intorno e

strutturati come società chiuse dove il valore assoluto era la sopravvivenza di sé stessi, garantito dalle protezioni

esterne.

Nell'immaginario medievale:

1- non esiste la natura (nonostante sia una società agraria), come dimostra la mancanza di poesia ad essa dedicate,

perchè la natura è fuori dalle mura del castello quindi concepita come minaccia e luogo insicuro

2- l'esterno è sconosciuto quindi minaccioso perchè diverso: i rapporti tra gli individui erano bellici e conflittuali.

Fuori dal confine del feudo vi sono infatti gli espulsi dalla società (malati di peste, lebbrosari)

Il feudalesimo funziona finché i feudi non entrano in contatto con il diverso, contatto da cui la società inizia a

declinare e trasformarsi.

A fine 400 la monarchia nazionale decise di mettere ordine tra usi e costumi delle varie zone della Francia e si

scoprirà che sono oltre 200: spesso cose permesse in un feudo non lo erano in un altro e persino la giustizia

cambiava poiché il feudatario è nel suo feudo signore e magistrato: difende i suoi soggetti da aggressione e dirime

conflitti nella sua società.

Differenze tra i feudi:

1- moneta (solo in caso di scambi, altrimenti l'economia era solo di sussistenza)

2- tasse, servizi, privilegi simbolici (che riconoscono superiorità del signore e lo distinguono)

3- lingua: nel 1792 nell'atto per scrivere dell'uguaglianza della legge per tutti, decisero di verificare se lo fosse dal

punto di vista linguistico (ossia di coloro che sapevano parlare il francese). Il comitato di sanità pubblica

(rivoluzionari giacobini) mandarono un questionario in giro per la Francia scoprendo che 8 milioni su 24 non

conoscevano il francese a causa della chiusura dei feudi anche dal punto di vista linguistico per l'assenza di

comunicazione tra essi (quindi ogni feudo ne aveva una propria).

Il particolarismo della Francia nel periodo medioevale era quindi dovuto a fattori sociali (3 ordini: clero, nobiltà,

terzo stato), alla disseminazione dei centri di potere (organizzazione per feudi), ad usi e costumi diversi, a una

giustizia differente (poiché ogni singolo feudatario è prince e justicier) e alla varietà linguistica (francese parlato

solo in zona circostante Parigi).

Ad unire i francesi erano:

1-la religione: la Francia venne evangelizzata ed era perciò cristiana, anche se la religione era vissuta dalla maggior

parte del popolo come una superstizione (anche venerazioni inventate), anche perchè non venivano letti testi e i

sacerdoti non effettuavano il catechismo. Permanenza culti magici della natura preesistenti o innescati da cultura

delle invasioni barbariche

2-la caccia delle streghe contribuì a riordinare il paese (ed eliminò le superstizioni)

-Chiesa: elemento di unità su tutti i livelli, in primis quello giuridico: vescovi amministravano la giustizia con

procedure codificate e su testo di legge scritto (diritto canonico, derivato da quello romano). Autorità chiesa

procedure codificate e su testo di legge scritto (diritto canonico, derivato da quello romano). Autorità chiesa

gerarchicamente superiori anche ai signori (passava attraverso di essi il conferimento del potere ai signori )

La monarchia parigina inizia (con molte opposizioni) ad imporsi come autorità unificante.

Decaduto il Sacro Romano Impero in Francia, vi era solo la Chiesa (fino al 1500 la religione cristiana è ancora un

concetto vago perchè i testi sacri non erano tradotti e lo saranno solo dopo la riforma luterana).

L'organizzazione della chiesa è sovranazionale (ha un unico capo, il papa, che risiede maggiormente a Roma) ed

obbedisce ad una legge sovra mondana perchè si richiama ad un regno oltre questo mondo terreno. Nonostante sia

stata un ostacolo al processo di unificazione, fu un elemento positivo poiché organizzata secondo il modello dei

vescovi che governavano nelle diocesi: il vescovo è a livello di diocesi obbedito dai sottoposti ed organizza

l'amministrazione della giustizia su base di una procedura chiara e fissa, no arbitraria né mutevole, che si basa su

diritto scritto (canonico).

PROGRESSI

-nella società si prendono le parti di chi è stato offeso: concettualmente chi fa danno ad un altro fa danno a tutta la

comunità, non si tratta più solo di un livello privato ma di giustizia pubblica (per arrivare a ciò sviluppo lungo e

controverso)

-ricorso alla tortura: in un periodo dove non vi erano autorità di pubblica sicurezza, la tortura veniva percepita

come l'unico modo per far emergere la verità. Prima di essa il sistema era o il duello giudiziario o le ordalie (prove

divine): nel primo caso il giudice prendeva le due parti ed affidava la verità processuale a un intervento divino e chi

vinceva il duello era colui che aveva avuto il consenso di Dio, mentre nel secondo caso colui che era nel giusto

sarebbe stato salvato da Dio in prove fisiche.

Per estirpare il male la Chiesa introduce il rito inquisitorio e l'obbligatorietà dell'offesa pubblica.

-Tramite la Chiesa viene conservato il patrimonio culturale dell'antichità grazie a monaci e altre autorità religiose

che ricopiano e studiano testi latini e greci.

Le trasformazioni avvengono nella materia e dalla materia, a cui contribuisce lo spirito: nella materia avviene nel

giro di alcuni secoli la liberazione dei servi grazie a guerre, carestie (che costringono la sovrappopolazione dei

feudi a scappare), migliorie nella produzione (buoi al posto di cavalli per trascinare aratro) e parte delle eccedenze

del grano che vengono messe da parte e donate agli altri in cambio di qualcos'altro. Le migrazioni forzate e lo

sviluppo delle tecniche produttive crearono una mobilità geografica e sociale e tali contadini, non più servi, si

aggregano in zone già urbanizzate nei tempi dei romani (nate in luoghi favorevoli all'aggregazione degli uomini,

vicino fiumi ecc).

Cambia l'universo sociale e mentale del medioevo poiché chi è in città non è più servo e deve sopravvivere

autonomamente grazie alle sue conoscenze: non dovendo più produrre per il padrone, gli eccessi che produce

vengono venduti, perciò la società si trasforma in maniera totale.

Recandosi oltre il loro territorio, esportano le loro conoscenze acquisendo quelle degli altri.

Tale scambio reciproco corrisponde al fenomeno storico caratteristico di quest'epoca di transizione: gli scambi

economici/culturali ecc consentono di accorgersi che il sistema apparentemente perfetto della microstruttura

sociale non funziona più per il nuovo modo di vivere perchè costituisce un enorme ostacolo allo sviluppo delle

attività materiali, divenute centrali nell'esistenza delle persone (ad esempio non fa più comodo erigere muri per

difendersi per la nuova esigenza di vendere, comprare, scambiare ecc).

Sorge la necessità di creare strade e vie di comunicazione per unire i luoghi e la loro sicurezza è fondamentale: si

ottiene armandosi (ragione per cui subentra la spada e poi le prime armi da fuoco grazie al contatto coi cinesi) e

grazie alla sorveglianza dell'Autorità di Pubblica Sicurezza. Affinchè essa sia presente deve tuttavia esserci uno

stato che la organizzi, perciò l'urgenza di proteggersi nelle strade è un altro fattore che sollecita il fenomeno

aggregativo.

Un altro fenomeno è quello delle carestie, grazie cui ora si inizia a pensare alla pianificazione economica (l'anno in

cui si produce di più, qualcuno, che poi sarà lo stato, mette da parte gli eccessi che serviranno durante le carestie),

eliminando quelle guerre intestine tra feudi che si creavano precedentemente quando un feudo aveva bisogno di

altre risorse. Chiedono quindi un signore che sia anche difensore della pace da imporre ai soggetti poiché con la

pace ora si prospera e con la guerra si muore.

Un altro elemento necessario era l'eliminazione dei dazi, che normavano l'accesso nei luoghi, e l'unificazione

monetaria (le monete si consumavano quindi non avevano lo stesso peso), giuridica e giudiziaria.

Altro elemento: prima la cultura si riduceva a una forma approssimativa di cultura religiosa che bandiva ogni

forma di progresso (vendita considerata un peccato poiché qualsiasi guadagno superiore al 10% secondo San

Tommaso era un peccato). Tuttavia in funzione dei nuovi interessi anche la religione subisce una mutazione:

Calvino, teorico di una delle più importanti forme della riforma cristiana in Europa, comincia studiando i testi sacri

a negare che entro un certo limite l'usura sia peccato perchè funzionale all'espansione del mercato.

Il fatto di doversi costantemente trovare di fronte a mura ideologiche erette dalla religione a livello di coscienza

collettiva consentì di trovare all'interno della religione stessa alcuni punti incerti dove inserire l'innovazione

attraverso il ritorno alle fonti, riprendendo ad esempio i testi sacri (scoprirono ad esempio che il Purgatorio non

attraverso il ritorno alle fonti, riprendendo ad esempio i testi sacri (scoprirono ad esempio che il Purgatorio non

esisteva, che l'idea dell'inferno era vaga e che Dio era un dio di pace).

A tale ottimismo si ispirano ad esempio i "mercanti" di Boccaccio, il cui ottimismo derivava dalla loro ricchezza,

che non viene più vista come peccato ma come amicizia di Dio, così come l'uomo non è più concepito come la più

miserabile delle creature di Dio ma come quella che Dio fece per ultima e quindi con più cura e a sua immagine e

somiglianza, quindi l'uomo non ha motivo di soffrire.

Si apre così la strada al godimento della pienezza della vita nella sua bellezza naturale e la natura non è più nemica

dell'uomo. Lo studio della natura conduce allo sviluppo tecnologico.

Fin'ora lo studio per eccellenza era quello dei testi sacri, tanto che si leggevano solo i commenti ad essi, base del

sapere, perchè il resto del mondo fa paura. Con la conoscenza del resto del mondo, lo si studia e analizza per

impadronirsene, ossia umanizzarlo e conoscere ciò che prima spaventava, così che la propria esperienza nel mondo

viene resa più semplice.

Viene recuperato tutto il patrimonio culturale/scientifico dell'antichità conservato nei conventi o che gli arabi

avevano tradotto e esportato in Europa (Avicenna e Averroé).

In Francia il processo di unificazione secondo questi grandi assi derivati dallo sviluppo delle condizioni materiali e

dal mutamento dei rapporti sociali avviene sotto numerosi profili:

-a livello amministrativo: un'amministrazione unica che permetta l'avanzamento di economia e sviluppo si produce

attraverso l'unificazione del territorio (dove il modo più semplice è quello della guerra di conquista, per rendere il

diverso uguale a se stessi, o con la persuasione/minaccia/corruzione, come per la Bretagna conquistata con

un'astuta politica matrimoniale e la corruzione dei nobili bretoni pagati dagli emissari di Francesco I),

l'organizzazione di un patrimonio nazionale e un personale addetto a gestire l'amministrazione a tutti i livelli.

Tale personale deve avere piena conoscenza della lingua francese e latina e deve essere in grado di obbedire

cecamente alle disposizioni del sovrano (quindi deve avere conoscenza e morale): è perciò costituito dal 3 stato,

poiché quello più propenso a formarsi culturalmente e motivato per comprendere l'utilità di un'amministrazione

generale.

Con il riconoscimento del mutuo interesse col sovrano e attraverso lo studio si forma una categoria di funzionari

che sono il nervo stesso dello stato francese e lo saranno a lungo (quando ad esempio durante la 3 Repubblica per

risistemare la Francia devastata dalla sconfitta contro i Prussiani, uno degli interventi posti in essere dallo stato

centrale sarò inviare in tutti i cantoni di Francia i maestri di scuola per istruire il paese e sviluppare una cultura

nazionale).

Dal punto di vista economico un'azione che solo lo stato centrale poteva fare e che irradia i suoi benefici è la

costruzione delle vie di comunicazione, che contribuirono al progresso nei commerci e nella instaurazione dello

stato perchè le strade sono concepite per comunicare tra i luoghi e tra i luoghi e la capitale, da cui il potere sotto

forma di funzionari possa rapidamente giungere fino ai luoghi più estremi del paese.

Affinché queste strade vengano rese sicure e quindi usate, lo stato centrale vi insedia delle guarnigioni attribuendo

ad ogni tratto di esse il controllo di alcuni giudici, chiamati preposti dei marescialli (giudici volanti, si spostavano

lungo le strade con i marescialli armati), emissari dell'autorità centrale che proteggevano le vie e amministravano

brutalmente la giustizia. Ciò rendeva i traffici più sicuri e convenienti e soprattutto consentiva anche di portare la

propria legge ovunque col pretesto di salvaguardare i traffici.

Il sistema viario copre porzioni sempre più estese del paese e grazie all'intraprendenza dei mercanti i traffici e la

cultura si allontanano sempre di piu dal luogo di origine, ritornando perciò con un bagaglio esperienziale e

culturale da mettere a frutto del loro paese.

Funzionale all'estensione della rete viaria è l'istituzione di un sistema impositivo centrale affidato ad esattori che

non rispondono al signore feudale ma al re e i tributi acquisiti sono trasferiti al re, che ne costituisce un suo tesoro

restituendolo al paese attraverso nuovi servizi. Da ciò segue l'unificazione della moneta perche conviene pagare le

tasse con la moneta del re.

A livello giuridico si procede egualmente a tappe e si interviene su due fronti: fronte giuridico (leggi) e giudiziario

(organizzazione del processo).

Nella mentalità dell'epoca è difficile pensare al compito di produzione delle leggi perchè esse sono di derivazione

divina, perciò l'unica azione che il sovrano può fare è organizzare l'esistente e intervenirvici (in ogni regione della

Francia vigevano costumi diversi quindi vi era un diritto consuetudinario, mai stato scritto ma trasmesso oralmente

sempre con modifiche): il re interviene quindi raccogliendo le leggi e scegliendo la versione per lui migliore (tra

quelle trasmesse oralmente) e più vicine a usi e costumi di Parigi, divenute le sue.

Quando infatti ad esempio c'erano incertezze o conflitti tra zone limitrofe, prevaleva il sistema parigino, destinato a

divenire legge nazionale.

Accanto a queste raccolte di consuetudini che vengono rinnovate costantemente e integrate in funzione degli

interessi della corona, un primo parziale intervento legislativo è quello che avviene tramite le ordinanze.

Le Grandi Ordinanze scandiscono il 1500 e 1600 e il sovrano, posto nell’impossibilità di produrre un codice

Le Grandi Ordinanze scandiscono il 1500 e 1600 e il sovrano, posto nell’impossibilità di produrre un codice

completo sia in ambito di diritto pubblico che civile o penale, interviene con importanti modifiche in alcuni settori,

soprattutto nella Grande Riforma del processo che applica alla nazione francese il sistema inquisitorio,

sperimentato dalla chiesa fra 200 e 300 nella lotta alle eresie. Lo stato assume quindi su di sé la tutela anche a

livello giudiziario. Il Pubblico Ministero è il rappresentante dello stato nei processi.

Lo state riesce ad avocare a sé la maggior parte di tutti i procedimenti per mettere ai margini la giustizia feudale ed

ecclesiastica:

1- istituisce gradi di giudizio superiori: se non si vuole essere giudicati dal signore feudale ci si appella al giudizio

superiore

2- istituzione della grazia: il perdono privato da parte del sovrano, che quindi acquisisce il potere di annullare un

verdetto assumendo un potere so-prano (che sta sopra tutti gli altri)

3- si attribuisce come suoi specifici delle fattispecie di reato: alcuni reati vagamente riconducibili alla lesa maestà

spettano solo alla giurisdizione del sovrano. Persino l'eresia diventa un caso privilegiato del re perchè il re sta

assumendo tutti questi poteri e in un'ottica di superiorità nei confronti di tutti i suoi sudditi (anche religiosi) e

facendosi consacrare come re diventa un quasi "corporalis deus" (quasi un dio in carne ed ossa). Chi infatti attenta

contro la religione attenta contro il sovrano in quanto capo della religione in Francia.

Il sovrano facendosi nominare rappresentante di dio in terra estende i suoi poteri (modello di Enrico 8).

Il re riesce a governare anche sulla Chiesa facendosi sostenere da alcuni teorici, chiamati gallicani, che attestano

l'antichità della conversione dei francesi alla religione cattolica per cui la religione cattolica è un pezzo stesso

dell’identità francese e la Francia è la figlia primigenia del cattolicesimo romano, tanto che regno e re francese si

chiamano "cristianissimi".

Questa corrente di pensiero che attribuisce un ruolo di prima grandezza anche in ambito religioso sostiene la

PRAGMATICA SANZIONE: designazione dei vescovi da parte del re stesso se non contestata da Roma (la quale

non contesta poiché la Francia diventa sempre piu importante per la sua sopravvivenza). Il sovrano quindi oltre a

nominare i suoi ministri nomina anche i vescovi che, tranne per alcune eccezioni, vengono scelti dal sovrano

perchè fedeli alla sua politica.

La monarchia soverchia i poteri del papato.

Tra le correnti contro il potere assolutista, una deriverà dalla religione: i giansenisti di Nicole e Pascal, attivi nella

seconda metà del secolo e presenti anche attraverso la produzione letteraria. Uno dei più grandi drammaturghi del

secolo, Jean Racine, studiò alle scuole gianseniste e la sua Fedra è un esempio letterario della teoria giansenista del

Dio nascosto.

Aggiunge inoltre alle leggi fondamentali del regno la Legge Salica, per cui in Francia sono escluse le donne dalla

successione al trono.

Il particolarismo linguistico affliggeva la Francia in tutte le sue zone appena periferiche e nei confini. Questo

processo di unificazione linguistica terminerà molto piu tardi, tanto che vi si scontrerà anche la rivoluzione

francese e Napoleone, e sarà in gran parte risolto nella 3 repubblica quando Ferry manderà insegnanti di scuole

elementari in tutti i cantoni di Francia, gli Ussari Neri, per portare la lingua francese ovunque e scolarizzare tutto il

paese (persino Algeria).

Riguardo al francese, nella seconda delle Grandi Ordinanze del 1500 (scritta dal cancelliere Poyet) tra gli articoli

non relativi alla riforma del sistema giudiziario, accanto all'importante intervento che obbliga tutti i curati a

registrare battesimi e morti (prima anagrafe), agli articoli 101-102 del 1539 il francese diventa la lingua

obbligatoria di tutti gli atti pubblici. Più tardi, a metà del 1600, in un'ordinanza di Luigi 14 persino le corti

ecclesiastiche saranno obbligate a formulare le loro sentenza in francese. Il francese è la prima e unica lingua con il

quale il regno, stato e sovrano parlano ai sudditi.

A livello culturale si impone una storiografia e una letteratura prettamente francese: nella prima metà del 500 e

dopo l'incontro con la cultura italiana, che avviene a fine 400, il modello al quale tutti gli scrittori si inspirano è la

letteratura italiana (per la lirica ad esempio Petrarca e poi Marino), ma a metà dl 500 inizierà un fenomeno di anti

italianismo.

Tale fenomeno è anche alla base anche della riforma di Malherbe a inizio secolo, che consisterà nell'epurare larga

parte dei calchi dell'italiano entrati nella lingua francese e negare la superiorità della cultura italiana su quella

francese affermando invece delle peculiarità culturali esclusivamente nazionali.

Per affermare tale superiorità la Francia a inizio secolo attraverso la riforma Malherbe, interventi Accademia

Francese ecc eliminerà il suo passato medievale e i relativi autori considerandoli impuri: quando Perrault scriverà

"Le Siècle de Louis Le Grand" paragonandolo al secolo di Augusto per grandezza e perfezione, guarderà

unicamente a se stesso, differentemente rispetto ad esempio al romanticismo (quando per costituire il sentimento

nazionale ci si rivolgerà al proprio passato). I difensori della grandezza di Francia saranno infatti i moderni, quelli

che asseriscono di possedere la perfezione nel loro tempo.

Richelieu fonderà l'Accademia Francese per riformare il linguaggio perchè per avere dei sudditi fedeli, bisogna

Richelieu fonderà l'Accademia Francese per riformare il linguaggio perchè per avere dei sudditi fedeli, bisogna

avere sudditi che parlino bene: il primo strumento utile ad imporre una legislazione universale sulla Francia è il

linguaggio, in cima agli interessi della monarchia perchè il pensiero è fatto di linguaggio quindi per far ragionare

bene il popolo bisogna dotarlo di un linguaggio logico e preciso. Le origini dell'Accademia Francese sono

individuabili nel gruppo di letterati che si riuniva una volta alla settimana da Cornart assumendo già alcuni caratteri

della futura Accademia come l'estremo interesse per i fatti linguistici, rigore ed esclusivismo. Fin dalla sua

fondazione lo scopo era ben preciso: epurare la lingua, ridurla alla sua "netteté" e stabilir un uso certo delle parole.

Se tali processi fossero stati perfetti, non ci sarebbe stato il bisogno della Rivoluzione francese, ma vi furono

elementi che costituirono dei buchi:

1-a livello amministrativo le guerra di conquista, utili per unificare il regno sotto la corona, mentre garantiscono

l'estensione della corona e del patrimonio sono anche un fattore di disordine che si riverbera sopratutto sulle prime

vittime delle guerra ossia i contadini. Ancora fino alla Fronda, il grande movimento insurrezionale del 600, questo

secolo è caratterizzato da importanti disordini. Contadini descritti in letteratura come "animali".

Il processo di incorporazione degli strati migliori della borghesia nell'amministrazione dello stato costituisce un

danno per i commerci: i figli migliori dei mercanti diventano funzionari e i peggiori restano a fare i mercanti,

quindi la qualità umana e intellettuale del mercante come protagonista della trasformazione storica decade per

effetto di questa transizione dall'ambito commerciale a quello burocratico.

2- nonostante i progressi economici (unica moneta, sorveglianza Colbere), riducendo gli scambi con l'estero c'è un

blocco: i francesi senza concorrenza con gli stranieri, non vendono piu all'estero quindi l'economia francese

regredisce. La costituzione di tasse è un altro elemento che contribuisce ed è causato dall'aumento del debito,

divenuto ingovernabile ai tempi della Rivoluzione francese.

3- a livello giuridico, le raccolte di consuetudini sono incomplete, migliorano l'amministrazione dello stato ma

sono comunque la fotografia di uno stato differenziato all'interno da usi e costumi che il re ancora non può bandire.

Sebbene tale sistema si chiami assolutismo in realtà il re di Francia non sarà mai "legibus solutus", sciolto dalle

leggi. Le sue ordinanze interverranno in maniera massiccia ma non onnicomprensiva: i primi codici francesi si

avranno solo in epoca rivoluzionaria.

4- a livello di amministrazione della giustizia: anche se il re impone la giustizia anche ai gradi superiori, non ha il

potere di abolire le corti esistenti. Le corti feudali ed ecclesiastiche, anche se rilegate a un livello inferiore

permangono, e non è nei poteri del sovrano abolirle.

5- a livello religioso, il re non ruppe il passaggio con Roma (cosa che fece Enrico 8) e la Francia perciò rimane

regno cristianissimo e figlia prediletta di Roma e durante il Grand Siecle vescovi e cardinali avranno un ruolo

importante.

6- a livello linguistico, nonostante gli importanti interventi a livello legislativo con l'introduzione

dell'obbligatorietà del francese negli atti pubblici, l'ignoranza sostanziale della lingua, per difetto di scolarizzazione

e scarsa mobilità (si muovono i mercanti e i funzionari, ma la maggior parte della popolazione no) fanno si che il

francese rimane della stretta minoranza della popolazione. La mobilità forzata delle imprese napoleoniche

forzeranno a parlare francese quando al fronte, accanto ad altri francesi da tutti i cantoni di Francia, per

comprendersi devono imparare il francese.

7- a livello culturale, di primaria grandezza fu l'intervento della costituzione di un canone classico francese rimasto

come la perfezione della cultura per tutto il secolo successivo e che sarà contestato solo dai romantici: tale

letteratura si interessa solo al mondo della corte. La corte è il palcoscenico esclusivo di tutta la produzione

culturale della Francia. Quando Racine e Corneille rappresentarono l'antichità e l'esotismo, lo fecero sempre

strettamente in costumi francese del 600 e i personaggi parlano, pensano e agiscono secondo le regole di

funzionamento della corte perchè la Corte guarda, approva e assicura il successo di quanto si produce: se qualcuno

dispiace a corte, dispiace a tutto il regno ed è destinato al fallimento. Moliere morirà sofferente perchè il re smise

di vedere le sue opere.

Questa grande cultura è solo la cultura della corte ed ha reciso in maniera definitiva, in quel secolo e in parte del

successivo, i legami col resto della nazione. Solo con Hugo verranno recuperati gli stati meno abbienti, prima di

allora non ci sono bambini e poveri.

Persino Molière quando inserisce in alcune delle sue opere dei personaggi popolari, li fa parlare ed agire in maniera

ridicola perchè la corte considera in modo tale i popolani e tale è l'ignoranza da parte della corte di quel mondo che

esiste fuori di essa che Molière per rappresentare il dialetto dei popolani lo inventa storpiando il francese della

corte. Nella Princesse de Clèves, ambientato a corte e costituendone quasi una critica, quando la Principessa per

sfuggire ai pericoli e all'ambiente della corte si trasferisce in campagna, essa è rappresentata come un luogo

indefinito (non esiste come ci arriva, cosa vede lì, chi incontra).

I servitori nelle case dei signori sono considerati delle macchine e non come uomini: fino al 1700 le donne si

spogliavano tranquillamente davanti ad essi.

Solo Molière e in alcune sue opere introdurrà questi servitori portatori di una saggezza superiore che coincide con

la natura, ma in generale le classi subalterne che l'aristocrazia conosce esclusivamente nei limiti della sua servitù, è

sottratta dalla natura umana (sono oggetti).

La letteratura che si produce in questo secolo è perciò una letteratura che ha perso i contatti con la vita e come tale

il romanticismo francese, per effetto della rivoluzione ecc, per poter ritornare al popolo e far rientrare il popolo nei

suoi canoni dovrà negare questa letteratura come letteratura di una classe ristretta. Luigi 14 abbandona la reggia

storica dei re di Francia (Louvre) per Versailles, per rappresentare la separazione del re dalla capitale di Francia sia

storica dei re di Francia (Louvre) per Versailles, per rappresentare la separazione del re dalla capitale di Francia sia

per ragioni materiali (ha paura) che per ragioni ideologiche (separarsi dalla capitale).

Questi progressi verso l'ordine sono lenti e contraddittori ma scanditi da alcuni fatti di prima grandezza: il re

persiste alle rivolte delle guerre di religione e della Fronda, quindi fino a 1650, e anche quando i suoi ministri

contano piu di lui (Richelieu e Mazzarino contano piu dei legittimi sovrani). Il re sopravvive al governo dei suoi

ministri e alla morte di Mazzarino Luigi 14 decide per la prima volta di governare senza primi ministri e assumere

il governo completo e assoluto della nazione anche per la consapevolezza che il potere deve essere indiviso per

potere governare bene la Francia.

Non deve essere diviso né con i Parlamenti (di Parigi e regionali) né con la nobiltà, come avveniva

precedentemente.

Riduce sensibilmente, quasi fino ad annullarlo, il ruolo dei Parlamenti e decide senza consultarsi con essi.

Vi era inoltre il problema della nobiltà, che ha costituito nel processo di catalizzazione attorno al sovrano, che dura

tutto 400/500 e inizio 600, il piu grande ostacolo all'unità del regno: le guerre di religione vedono materialmente

una percentuale di aristocratici nel campo calvinista motivata dal fatto che esso è il movimento del disordine e

dell'insubordinazione al sovrano.

La religione servì strumentalmente all'aristocrazia, che sognava il ripristino dei tempi d'oro dove erano allo stesso

livello del sovrano.

Usarono ogni pretesto per insistere sulla necessità di una monarchia temperata e un accordo tra nobiltà e sovrano.

Già a fine guerra dei 100 anni, con Luigi 13, nascerà una Lega del Bene Pubblico, composta da aristocratici che

intendono ridurre le ambizioni del sovrano. Le grandi famiglie nobili di Francia saranno anche i protagonisti della

Fronda dove saranno sconfitti dal sovrano con un intervento militare con cui impone il suo ordine.

Il clima dell'insubordinazione della Fronda, clima generale perchè la Fronda fu anche dei Parlamenti e popolare, è

una fase di passaggio oltrepassata la quale il re deve imporre il suo ordine e lo fa brutalmente, sradicando la nobiltà

dai suoi feudi ed esautorandola dalle sue funzioni simboliche ed effettive di comando. La nobiltà che compare nei

teatri francesi del 600 non porta piu la spada ma il pugnale perché nella realtà la nobiltà ha cessato di combattere

ed è stata forzosamente trasferita dal sovrano a Versailles, lontana dalla capitale, dalla vita nazionale e dove tutto

riceve luce dal sovrano (es Corridoio degli specchi a Versailles: no finestre perchè ciò che succede fuori non

interessa ad essi e inoltre la grande letteratura del 600 sarà largamente di realismo psicologico, non si guarda più ai

movimenti del mondo ma a quelli delle passioni).

Il romanzo nel 600 nascerà come romanzo pastorale perchè gli aristocratici, la cui sopravvivenza era legata alla

rendita feudale dei contadini, ormai non sono più in contatto con essi perciò è una letteratura all'insegna della

nostalgia verso la campagna, dove non risiedono piu: si riscopre la bellezza della campagna.

Un altro evento che sancirà la fine della monarchia partecipata sarà l'abolizione degli stati feudali: nel 1789, di

fronte alla crisi insanabile del debito pubblico e ai fallimenti di grandi ministri delle finanze francesi, si chiederà e

otterrà con la forza da Luigi 16 la convocazione degli Stati Generali cioè la riunione dei rappresentanti dei tre

ordini (clero, nobiltà e terzo stato) ed essa sarà la prima Riunione degli stati generali in Francia dal 1614 (fino ad

allora non aveva più incontrato i rappresentanti dei suoi sudditi, quindi il sovrano aveva smesso anche di capirli

poiché non li conosceva).

Oltre al sovrano e alla massa indistinta di popolo vi è molto poco ad unire se non qualcosa che sotterraneamente

persiste e rinascerà nel 700 portando il nome di Illuminismo e poi di ideali della rivoluzione francese, qualcosa che

rimane ai margini perchè tra gli atti che sancirono l'istituzione della monarchia assoluta ci fu anche nell’ultima fase

della fronda la repressione delle rivolte popolari con decine di migliaia di vittime. Tale fenomeno per vastità ed

entità della repressione tenne i movimenti popolari in silenzio fino al 700.

Il pensiero di opposizione si manifesta sotto forma di filosofia: le tre grandi correnti di pensiero che attraversano il

secolo (razionalismo cartesiano, libertinismo, giansenismo) sono tre correnti di parziale opposizione al potere del

sovrano. Apparentemente soprattutto il pensiero cartesiano è all'interno stesso della corte e dei circuiti a cui essa

appartiene, ma Bossuet, grande predicatore anglicano fedele al sovrano, a fine secolo dirà di riconoscere nel

cartesianesimo una minaccia contro il potere di Dio e del sovrano.

Il 600 non è considerabile come un secolo tutto all'insegna dell'assolutismo e della sua forma espressiva tipica, (il

classicismo), perchè solo gli anni 1660-1680 costituiscono il vero e proprio Grand Siècle. Sono anni di pieno

governo assolutista (con Luigi 14, che decide di regnare da solo senza primi ministri) che vengono a seguito di un

periodo di intensi disordini, dal 1610 a 1653 (fine Fronda), in cui Luigi 16 comincia il suo regno con le migliori

aspettative ma lo termina con uno stato di crisi generale.

Nel ventennio del Grand Siècle vengono pubblicate le opere più significative del secolo che diverranno il canone

stesso del classicismo (1659, inizio Molière con rappresentazione Les Précieuses ridicules, 1678 pubblicazione

Princèsse de Clèves, Ecole des femmes 1662, Tartufe 1664, Don Juan 1665, Le Misanthrope 1666 e poi opere

Racine).

L'ultimo scorcio del regno di Luigi 14 fu tuttavia segnato dall'esplosione delle contraddizioni dell’assolutismo e da

L'ultimo scorcio del regno di Luigi 14 fu tuttavia segnato dall'esplosione delle contraddizioni dell’assolutismo e da

sconfitte militari e fu inoltre caratterizzato dal pentimento, dall'amarezza e dalla separazione del Re dalle lettere,

quindi il connubio del potere che sosteneva la Grande letteratura (il re aveva anche difeso l'autore del Tartufo,

opera contro i Gesuiti) finisce con questo ventennio.

La corrente dominante è quella del classicismo con la sua aspirazione a portare ordine all'interno delle lettere

francesi. Il termine venne coniato successivamente poiché prima il termine "classici" indicava Greci e Latini. A

fine secolo, quando Boileau, principale teorico della corrente, vorrà descrivere lo standard di purezza della

letteratura, porrà come inizio di questa corrente purista Malherbe.

Malherbe riteneva che la letteratura del 500 fosse stata eccessivamente confusa (era una letteratura molto ricca).

Quando a fine 400 gli aristocratici che andavano a conquistare l'Italia a seguito di Carlo VIII scoprirono una cultura

superiore alla loro e che si era già cimentata con i principali generi letterari e in grado di rivaleggiare con quella

greca e latina, a differenza di quella francese. La letteratura italiana permise loro di scoprire anche concetti non

presenti nella loro letteratura, come ad esempio la concezione dell'amore come oblazione nei confronti della donna

amata (poesia stilnovista e poi petrarchesca), le raffinatezze della vita di corte e i costumi italiani.

Essi realizzarono anche di avere una lingua molto povera, soprattutto riguardo alcuni concetti e oggetti e in

particolare i poeti della Pléiade (che si ispirano alla tradizione petrarchesca) immettono, adattandoli, termini nuovi,

"italianismi", in numero talmente elevato (spesso molti erano anche inutili) che quando iniziano a prendere

distanza con l'Italia anche la letteratura, lo stile e la lingua risultino fastidiosi e da emendare (Du Bellay, " La

Défense de la langue francaise"). Giungono persino a deridere il linguaggio di corte, pieno di riferimenti

all'italiano, e lo censurano (diventa modo di parlare spurio e antinazionale).

Fu significativa, affinchè si definisse la cultura francese, la scelta determinante di Malherbe di cancellare il passato

culturale della Francia perchè viziato dalle pericolose influenze italiane, divenendo censore delle lettere. Interviene

anche sulla formulazione dei concetti nelle opere letterarie poiché la letteratura del 500 era una letteratura

all'insegna della libertà, procedeva per inclusione e non per cernita, letteratura disordinata.

Quando Montaigne inventa il genere degli "essayè" (il cui termine significava assaggio/prova) prova a ragionare su

sé stesso e riorganizzare i contenuti sotto ai titoli parlando della cultura del Perù e mostrando la ricchezza e la

superiorità morale e culturale degli indigeni rispetto a quella europea.

Con l'ordine politico ristabilito in Francia, vi era la necessità di un ordine della letteratura e del linguaggio e nel

600 ci si interroga sul linguaggio e sulle espressioni letterarie (ad esempio viene stabilita la struttura standard

francese di SoggettoVerboComplemento).

Il classicismo si impone come una battaglia contro ciò che c'era. Malèrbe opera contro molti e il contesto in cui

realizza la sua riforma non è ancora un contesto classico, ma barocco (termine che deriva da baroque, perle

irregolari, e che a fine 700 viene usato per caratterizzare qualcosa di irregolare e nell'800 è legato a una corrente

letteraria e artistica che cominciò in Italia nell'ultima coda del manierismo e poi si sviluppò in Europa fino a

raggiungere anche il Sud America, Messico in particolare).

Alcuni critici hanno immaginato che Barocco e Classicismo non siano due definizioni legate a un preciso periodo

storico ma delle fasi di sviluppo: ogni epoca ha una fase di nascita, accrescimento, pienezza (classicismo) e

declinazione (barocco) dove quest'ultima è la fase in cui ciò che prima appariva perfetto ora non lo è più. Ciò che

prima prevaleva era la funzionalità, mentre col barocco l'esteriorità.

Le immagini con cui si esprime il Barocco sono "Circe e il Pavone" (titolo opera Rousset): Circe indica la

trasformazione e le metamorfosi intese come movimento disordinato, che si contrappone quindi alla linea dritta e

logica, mentre il pavone viene scelto in quando la sua coda nasconde il corpo come nel Barocco l'apparenza è più

importante e la facciata è più curata dell'interno.

Ancora nel 600 permangono importanti espressioni del barocco e anche il Cid di Corneille lo è per alcuni versi

perchè l'autore scrivendo commedie, si esercitò sui modi dell'arte barocca.

Grandi autori, come Théophile de Viau, sono stati a lungo considerati dei minori perchè oggetto della critica da

parte dei censori classici: nel suo caso, fu per secoli dimenticato perchè Balois nel 1674 ha ridicoleggiato un suo

verso. Anche per il suo contemporaneo Saint-Amant, nel suo poema eroico su Mosè, "Moyse sauvé", quando

descrive l'episodio dell'attraversamento del Mar Rosso, rappresenta i pesci che guardano gli ebrei passare:

immagine che Boileau per rendere ridicola modifica sostenendo che Amant abbia messo i pesci in finestra che

guardano gli ebrei. Bastarono queste poche frasi di Boileau per distruggere questa grande poesia della prima metà

del secolo e dei margini.

Questa scelta di distruggere una parte importante della cultura di Francia è stata funzionale alla costituzione del

canone classico: se Malherbe e altri censori non avessero ripulito la scena tragica da tutti gli eccessi non saremmo

mai arrivati alla perfezione e alla cultura francese come cultura della ragione e dell'interrogatorio a se stessi,

dell'urgenza di controllare passioni ed emozioni come elementi negativi, la capacità di rimanere chiusi in una

stanza (Pascal nelle "Pensèè" dirà che gli uomini temono più di ogni altra cosa di rimanere chiusi in una stanza,

stanza (Pascal nelle "Pensèè" dirà che gli uomini temono più di ogni altra cosa di rimanere chiusi in una stanza,

perchè significa rimanere con sé stessi).

Tutta la dottrina di Malherbe si limita a molte osservazioni marginali che annotò su un esemplare delle poesia di

Ronsard, andato perduto, e sulle opere di Desportes.

La riforma di Malherbe comincia come epurazione della lingua che deve diventare uno strumento perfetto e logico

per sottoporre alla logica il pensiero affinchè si eviti l'equivoco, causa di difficoltà di comunicazione, di

fraintendimento e di incomprensione.

Nel 1674 Boileau scrive "l'Art Poétique" (terzo più importante intervento di censura e codificazione), vengono

dedicati versi a Malherbe e ne onora l'opera: fa un elenco approssimativo di autori del 500 che detesta e ne elenca i

vizi, e scrive che Malherbe:

-"per primo in Francia fece sentire nei versi la giusta cadenza" (impone la sua forma classica all'alessandrino: verso

di 12 piedi con cesura centrale e due pause). I romantici, alla fine di questo percorso del classicismo, cominceranno

a variare la struttura dell'Alessandrino: Victor Hugo ad esempio vi preferisce all'Alessandrino 6+6 quello 4+4+4, e

nel 700 diviene un ritmo troppo vecchio.

-ridusse la Musa (ispirazione, considerata dai greci come un ingresso della divinità nel corpo dello scrittore) alle

regole del dovere, rompendo con una tradizione millenaria: la Musa non è più libera inspiratrice del poeta ma

schiava delle regole.

-"la lingua riparata da questo saggio scrittore": lo definisce "saggio", e dice che ha imposto il gusto

-le stanze "cadono una sull'altra" : la stanza è unità metrica ma anche di concetto

Malherbe non accetta l'uso dell'enjambement poiché esso crea la rottura dello schema e poiché la stanza è un’unità

metrica e deve corrispondere ad un concetto, deve essere racchiusa e il ragionamento non deve passare al verso

successivo.

Secondo i Romantici Malherbe uccise la poesia: Verlaine scriverà "l'Art Poétique", insiste sull'uso del verso impari

per evitare la chiusura simmetrica della versificazione di Malherbe, che rimase uno standard di poesia fino al

Romanticismo.

Malherbe interviene prendendo il contemporaneo più famoso, Desportes, standard estetico a quel tempo, prende le

sue raccolte principali di versi e verso per verso le commenta e corregge, ad esempio a livello lessicale espressioni

che giudica scorrette: i termini composti, gli italianismi, parole troppo brevi. Interviene per condannare la sintassi e

la grammatica quando non perfettamente corrette: la poesia deve differenziarsi dalla prosa solo perchè in versi, ma

non deve essere oscura.

Critica anche le formulazioni illogiche: esagerazioni che normalmente si usano in testi poetici.

La poesia deve essere inequivoca, così come il linguaggio: Malherbe dice che imparare il francese lui si reca a

Place Maubert, una delle piazze popolari di Parigi, e che i suoi maestri di francese sono i “crocheteurs du Port-au-

Foin”, i facchini del porto della Senna. Questa è una provocazione con cui intende dire che il linguaggio letterario

ha un solo maestro, ossia l'uso (maestro linguaggio: usage). Intende riportare questa poesia al puro linguaggio

nazionale: invita tutti, anche il sovrano stesso, a parlare con il linguaggio comune (alla richiesta del sovrano se

bisognasse dire un cuiller o une cuillère, risponde che non avrebbe potuto abolire né promuovere una parola se

l’uso non glielo avesse autorizzato).

La poesia che Malherbe riporta sulle basi logica e grammatica e a livello di linguaggio sul modello dell'uso

corrente: poesia cessa di essere poesia lirica e diventa poesia oratoria, funzionale a sorreggere il discorso. Senza

volerlo, e con l'obiettivo di epurare la poesia, la espelle dal suo luogo abituale di applicazione (epica e lirica) e la

trasforma in oratoria (discorso, dibattito) e al prepara per le sue piu alte realizzazioni del classicismo, ossia il

teatro, tanto che il piu grande lirico del secolo è Raisin, piu grande autore di tragedia e colui che segue più alle

lettere i dettami del classicismo.

La riforma di Malherbe è ispirata ad un criterio di logica che tende a semplificare la scrittura poetica così come

ereditata dalla grande tradizione dl 500.Fino ad allora si era proceduto per incrementazione del preesistente

inglobando all'interno della tradizione poetica e francese una serie di influssi sia dalla letteratura italiana che dal

recupero del classico.

Per i Razionalisti del 600 vi è prima del linguaggio la logica: la grammatica che scriveranno i giansenisti è

INNATISTA: l'uomo nasce con un pensiero precostituito in testa. Alla base della riforma del 600 vi è quindi la

fiducia nell'esistenza del pensiero razionale.

Il processo di Malherbe è un processo per semplificazione e sarà per tutto il secolo e a posteriori riconosciuto come

una riforma compiuta che ha portato i suoi frutti nell'arte classica.

La strada verso l'ordine non è un processo immediato: a lungo, per tutta la 1 metà del secolo, coesistono tradizioni

differenziate che si richiamano a modelli poetici/di vita che si supereranno con l'instaurazione del potere assoluto

dopo la Fronda. Si arriva al Grand-Siècle attraverso un lungo lavoro di perfezionamento.

Chi scrive nella sua piena maturità nell'inizio del 600 è molto influenzato dalla letteratura del secolo precedente:

sono una generazione che opera una transizione, portando con sé anche contraddizioni.

Vi erano inoltre poeti, ricondotti alla categoria storica e del pensiero del barocco, che pur vivendo sotto l'egida di

Vi erano inoltre poeti, ricondotti alla categoria storica e del pensiero del barocco, che pur vivendo sotto l'egida di

Malherbe, per loro scelta di vita/gusti letterari/versi/generi in cui si esercitano non sono integralmente Malherbiani

e non possono essere ricondotti ai canoni del Grand-Siècle.

Essi ad esempio parlano spesso della campagna con nostalgia e ne parlano come esistente (in quanto appartenenti

alla prima generazione, successiva al termine della guerra di religione, deportata dalla campagna verso la corte).

La vita in campagna è sinonimo di natura spontaneità e libertà dalle costrizioni di corte.

Questi poeti per reazione fanno entrare nelle loro composizioni poetiche anche il culto del brutto (o lo strano o

l'irregolare), come ribellione nei confronti del bello imposto dall'alto

Maynard, allievo di Malherbe, dette in poesia vari saggi di queste tendenza ribelli. Frequentava anche i cabaret

(bettole), e scriverà ambientando anche in bettole parigine, uno dei luoghi che sparirà completamente nel panorama

del classicismo perche luogo della corruzione morale e del contatto fisico con gli elementi considerati ignobili della

società. Maynard tuttavia non dimentica di affrontare i modi della poesia encomiastica, avvicinandosi al suo

maestro, e vero la fine della sua vita non disdegno di esercitarsi nelle forme di una poesia intima e raccolta

iniziando ad essere ossessionato dal senso della morte, del silenzio, delle tenebre esprimendo lo sgomento del

peccatore che vede nella confessione l'ultima ratio per la propria salvezza.

Nemmeno Malherbe aveva disdegnato di scrivere testi satirici: e un registro che solo alcuni grandi potranno

permettersi a fine secolo.

Altro elemento è la descrizione di una bellezza non più perfetta e per stereotipi (come anche nella Princesse de

Cleves, bionde, occhi azzurri, imperfezione non valorizzata, modello della bellezza achea): Maynard in vecchiaia

canta ironicamente la sua bella anziana anche se la satira è addolcita dal sentimento di familiarità tra amante e

amata che denota una società dove i rapporti tra le persone non sono ancora strettamente vincolati da codici di

condotta e ci si può ancora permettere di rivolgersi alla persona amata con un tono colloquiale. Rapporto di

familiarità nelle condotte umane che attraversa anche la poesia.

Da 2 metà del 500 si sviluppa la professionalizzazione dello scrittore. Prima che is affermi il mondo dell'editoria e

il concetto di proprietà letteraria, lo scrittore può contare perciò sulla protezione che qualche mecenate gli

garantisce. A fronte di questa forza attrattiva che la corte esercita sui produttori di opere letterarie, Recan si rivolge

ad una interlocutrice esaltando la campagna e invitandola ad abbandonare il mondo falso della corte per rivolgersi

alla campagna. (fa la rima tra moltitudine e servitù, intendendo per moltitudine la società, quindi il sociale

nell'epoca in cui si concepisce il mondo della corte è concepito come una servitù).

A fine Grand Siecle, nel 1678, quando la Princesse de Cleves decider di abbandonare il mondo corrotto della corte,

nell'ultimo discorso nel quale si rivolge a Monsieur de Nemours, uomo che ama e che ricambia il suo amore e con

cui potrebbe sposarsi, rifiuta il matrimonio e per le ragioni del riposo, con cui si intende la fuga dalla corte e la

necessità per l'individuo di sottrarsi dalla costrizione della vita in comune.

A inizio secolo in Recan si trova accennato la nostalgia per la campagna. Scrisse anche opere religiose: la religione

nonostante effetto disgregante sortito dalle guerre di religione, continua ad essere una presenza costante nella vita

pubblica e personale degli individui del 600 perchè è il modo piu spontaneo di pensare il mondo perche ci cresce lo

fa all'insegna dei dettami della religione. Persino la politica non si separa dalla religione: quando Luigi 14 vorrà

imporre il suo dominio sulla Francia abolirò l'editto di Nantes, tolleranza nei confronti di ugonotti/calvinisti, e

allenterà i rapporti con il papato perche la religione è un elemento costantemente presente, soprattutto nelle fasi

terminali di questi autori: molti autori libertini, negli ultimi anni di vita si convertono alla religione in quanto

considerata un rifugio.

Ci sono accanto a questi scrittori che anche dopo trascorsi dissipati ritornano in seno alla religione, scrittori ribelli

verso la religione opprimente.

Uno di essi è Monsieur de Sigogne, poeta originale sotto molteplici aspetti: la sua poesia è attraversata dalla

passione per il magico, per la stregoneria, visioni streghe, mostri ecc, segno di un mondo ancora in piena

disgregazione e che attende di essere riportato all'ordine e dove il magico è ancora una presenza costante.

Alla fine dell'arco di questa parabola, quando il regno di Luigi 14 si avvierà nella sua fase declinante, queste

Charles Perrault

streghe ritorneranno nell'opera letteraria, ad esempio di , poeta del modernismo autore a fine

secolo di alcune fiabe famose.

In Signore abbiamo la presenza intensa e forte del fenomeno della demonomania che interessa prima metà del

secolo.

Sempre in ottica di una opposizione verso certi registri cortesi che si stavano imponendo, la rappresentazione della

bellezza femminile è del tutto disforica: da Maynard che rappresentava bellezze sciupate a misoginia come in

Sigogne come attacco nei confronti verso quella civiltà dove la donna era posta al centro ossia quella di corte, dove

l'antica arte del combattimento è alienata nell'esercizio del combattimento. Per Sigogne dietro la bellezza della

donna di corte vi è una profonda corruzione morale.

Temi anche presenti in Baudelaire: bellezza che attira l'uomo verso l'inferno.

Un ideale di astratta bellezza nel quale secondo lo schema greco del "bello e del buono", verrà nuovamente

riportato al centro di una cultura durante la piena imposizione del regime di corte, qui è ancora passibile di

riportato al centro di una cultura durante la piena imposizione del regime di corte, qui è ancora passibile di

contestazioni.

Presenza del macabro: il macabro ritorna ossessivamente nell'immaginario della controriforma e già in questa parte

finale del 500 e inizio 600.

Presenza culturale delle immagini di morte e attrazione per il macabro non è una novità nella cultura francese: ad

esempio anche nei post romantici.

Quello che porta questa cultura del macabro non è solo un immagine di disfacimento ma anche un annuncio di

nuovo ordine: le culture che si poggiano insistentemente sulla rappresentazione della morte, portano in se stesse

anche un richiamo alla vita. Insistere con la rappresentazione della morte è un invito a vivere e non dissipare

inutilmente gli anni di vita che rimangono.

Questo immaginario macabro è presente anche negli scrittori libertini perchè l'insistenza su queste immagini

materiali della morte indica la morte come fine della materia. oltre cui non c'è nulla.

Questo immaginario di morte può essere inteso anche ad un intero corpo sociale: immagine del brutto come uno

specchio per risvegliare le coscienze e come aspirazione verso il bello, la morte come una viva esortazione a

godere della propria esistenza. In altri scrittori può essere applicato alla realtà sociale, che prima ancora

dell'insediamento del Re Luigi 14 è una realtà sociale ancora in via di evoluzione e che ha come immagine

principale la fine della parabola dell'umanesimo.

In questa società si scrive per vivere e la Francia, suscita delle guerre di religioni, e che si avvia ad entrare nel

regime classico, è descritta come che non ha piu niente della su bellezza antica dove chi ha più soldi si aggiudica

gli incarichi. Immagini ossessive sulla corruzione morale di questa società: alla fine delle guerre di religione e

come premessa alla costituzione dello stato apparato macchina, gli elementi migliori della borghesia saranno messi

come funzionari. Con tasse passate costantemente, la nobiltà passava in eredità. Nonostante quindi la macchina

funzionale del classicismo e dello stato macchina dell'assolutismo, essa si è fondata sul mercimonio delle cariche

pubbliche. Il grand siecle parti quindi dalla vendita degli incarichi.

Renier è stato dichiaratamente l'unico oppositore della riforma di Malherbe, ed era nipote di Desportes. Per ragione

private e perche si fa interprete di una concezione poetica che si richiama apertamente a ricchezza e libertà

dell'Umanesimo e che rifiuta il nuovo regime di depauperazione della scrittura poetica imposta da Malherbe, si farà

l'anti teorico della riforma Malherbiana sottolineando attraverso componimenti poetici ciò che al riforma ha tolto

alla bellezza e ricchezza della poesia francese. A fine secolo, con Balois, che esalterà il lavoro che serve a togliere

l'eccesso riconoscendo la ricchezza di Malherbe nell'uso della lima per ripulire i versi, per Régnier che è legato a

stagione poetica che Malherbe intende cancellare, è ancora una tradizione vitale. Renier aveva ragione perchè la

riforma di Malherbe ha distrutto l'espressione lirica del 600 tanto che la poesia si è dovuta rifugiare in oratoria

sacra e teatro.

Renier sostiene che il loro sapere si limiti a cancellare termini dubbi per l'intendimento, che non ci siano vocali

finali senza dittongo successivo, fare attenzione alla rima ecc, lasciando a secco la nobiltà dell'opera. Li ritiene

freddi ad immaginare e che rendono la poesia prosa e costringono la prosa a diventare così poesia (teatro). Attacco

contro i risultati prodotti dalla Riforma.

Utilizza anche il termine "stimolo divino": intende che la riforma Malherbiana ha ucciso la Musa ispiratrice.

Inventa anche il personaggi di Macette, prototipo al femminile del personaggio del Tartufe (satira della religione

usata come strumento di dominio sulle coscienze degli ignoranti), il religioso che si introduce nelle famiglie col

pretesto della religione per corromperle e assoggettarle al suo dominio.

In un momento in cui la Ragione cominciava ad imporre le sue ferree leggi, Régnier riaffermava il suo atto di fede

nella natura

Anche Balois quando ispirandosi allo Pseudo Longino scrive un "Sublime" affermerà l'importanza per la poesia di

farsi ispirare dal divino.

Nel 600, secolo di apparenza, la religione che nel 500 aveva condotto le persone sul campo di battaglio, nelle

camere di torture ecc diventò in questo secolo di apparenza semplicemente uno strumento di conquista sociale.

De Viau e Saint-Amant: De Viau ebbe principale esegeta in Guido Samba, professore italiano. Furono entrambi

poeti di grande qualità e la loro esistenza di irregolari e ribelli, De Viau in particolare, va di pari passo con la loro

produzione poetica. DE Viau verrà arrestato per immoralità che gli vengono attribuite delle poesie empie. Ricorda

la bellezza della natura, del tempo che cambia, della luce e di tutti gli elementi che ormai gli sono negati per la sua

condizione di recluso e che costituiscono nella prigione un orizzonte verso cui tende in modo spasmodico. é

talmente ribelle verso quella società che non si pente nemmeno in prigione, dove continua a reclamare la natura. L

vita di corte come antinatura e tutto ciò che è fuori la corte, la libertà , è valorizzato come positivo Il carcere invece

che essere il luogo del pentimento e della riunione con dio è il luogo dove De Viau apprezza e canta in versi le

bellezze della natura.

La sua poetica non sembra molto distante da quella di Régnier ma differentemente da lui fa il suo atto di omaggio a

La sua poetica non sembra molto distante da quella di Régnier ma differentemente da lui fa il suo atto di omaggio a

Malherbe. Tuttavia persegue una poesia spontanea, naturale e rigetta il principio dell'imitazione, uno dei capisaldi

della Pléiade.

De Viau riconoscendo la lezione di Malherbe rifiuta i suoi imitatori: non è la riforma ad essere contestata ma, in un

regime non ancor assolutista, si chiede che possano convivere la scrittura malherbiana con altre.

Il verso e la produzione poetica devono essere per lui all'insegna della spontaneità e del divertimento: vuole

scrivere versi liberi e non vincolati alle regole perche pone per se stesso e per quella poesia che riconosce a se

stesso congeniale, una solo guida cioè la natura (nella poesia natura è contro la società). Temi ripresi anche da

Rousseau.

De Viau riprende Montaigne e altri precedenti facendoli sopravvivere in una società.

Su di lui gravò con molta autorità il giudizio di Boileau, che commentò l'espressione "poignard rougissant" della

sua tragedia Pyrame et Thisbé.

Questa corrente libertina che esalta la natura ritornerà anche in Moliere, che a tutto la follia del mondo opporrà la

natura, secondo Montaigne maestra universale della saggezza dell'uomo perche riconduce l'individuo contro le

storpiature della civiltà verso l'origine di senso primordiale che consiste nell'appartenere al creato primordiale.

Saint-Amant cantò la notte, la solitudine ecc costituendo un immaginario recuperato attraverso il melodramma dai

romantici (castelli con spettri, bellezza notte, ricchezza di stare da soli, opposizione con la società). Accanto al

Saint-Amant barocco, come nell'antica favola di Dafne, è anche maestro della poesia descrittiva: si assiste al

formarsi di una poesia ricca di oggetti, animali, pinte ecc tanto che lo stesso poeta inviando la sua Solitude al

président de Bernières parla di "pittura vivente".

fu anche inoltre poeta satirico, nella "Roma Ridicule" in particolare, dove racconta con un odio inestinguibile la

sua esperienza del tutto disforica a Roma nel 1633 a seguito del duca di Créqui. La città dei papi e ormai in pieno

declino, delle rovine (in Montaigne e poi Stendhal saranno stimolo sulla riflessione sul tempo, imperi ecc

conservando una nobiltà, mentre in Saint-Amant le rovine sono specchio della declinazione della società degli

imperi e del cattolicesimo che ha corrotto il modno, e sul modello di tale società dell'impero e del cattolicesimo

verrà costituita la corte del Re Sole, che quasi come corporalis deus, è un nuovo augusto in terra. Il Colosseo per

Saint-Amant andrebbe raso al suolo perchè luogo della crudeltà esercitata contro esseri umani, quindi la storia e la

bellezza non redimono, perche contrari a ideale di pacifica esistenza che la natura insegna all'uomo, queste crudeltà

del passato). Non potendo procedere a reali devastazioni s'impegna a distruggere Roma nella fantasia di coloro che

l'avevano sognata: Roma come tema letterario e la rovina come tema poetico - morale.

Mandare in carcere uno scrittore di notoria fama come De Viau e il rogo di due poeti famosi come Durand e Le

Petit (bruciato nella Place de Grève per alcune poesie empie) era un segnale per tutta la generazione, in particolare

per scrittori e intellettuali dell'epoca ricondotti alla categoria di libertini.

La nozione del libertinismo venne introdotta nella 2 metà del 700 per indicare gli appartenenti alla corrente che

sosteneva il libero pensiero e la libertà di formulare ed esprimere idee senza dover soggiacere alle autorità vigenti,

ossia la Chiesa e lo Stato Macchina. Si richiamano ad una lunga tradizione del 500, quella dei PADOVANI (allievi

di Aristotele che teorizzavano la non esistenza di Dio), o Montaigne (il quale sosteneva la relatività della legge e la

di Aristotele che teorizzavano la non esistenza di Dio), o Montaigne (il quale sosteneva la relatività della legge e la

loro non sacralità), ed è una corrente che attraversa anche i circoli poetici.

Alla fine delle guerre di religione, con l'organizzazione dello stato macchina e il segnale che dà lo stato, la corrente

entra in dissidenza clandestina e per la pressione dello stato e della chiesa l'apparenza pubblica è sostanziale

approvazione dei valori dominanti ma segretamente (come faceva anche Cartesio, che sosteneva "agisco sotto")

continuano a seguire le loro teoria, che rasenta inoltre la teorizzazione dell'ateismo.

Non sfociò tuttavia in atti pratici perché tale pensiero divenne debole in quanto veniva tollerato dal regno, e

continuò perciò la sua esistenza in salotti aristocratici divenendo un passatempo e una fuga compensatoria dal reale

(soprattutto a seguito della Fronda). Non è quindi una corrente di aperta opposizione al regno: l'unica sarà il

giansenismo.

Correnti come il libertinismo e il giansenismo (che è il suo apparente contrario) hanno in comune i luoghi di

espressione, che sono per lo più i salotti aristocratici.

I libertini inoltre ruppero i rapporti con le classi popolari (diversamente quindi dall'Umanesimo), e di conseguenza

non era più una teoria sociale e perciò non si diffuse.

I libertini sono quindi pervasi dalla coscienza della propria sconfitta storica (con l'instaurazione di Luigi 14 senza

ministri).

Accanto a tale teoria libertinista si sviluppa una corrente destinata a durare per quasi tutto il secolo, il preziosismo,

che giungerà al termine degenerando a una moda imitata anche dai provinciali, come nel primo successo teatrale di

Molière del 1659 "La preciuse ridicule".

Tale corrente ispira la poesia ed il teatro e tra gli esponenti Racine venne accusato di essere eccessivamente

insistente sulle questioni amorose.

I nobili disarmati dopo la Fronda e non più liberi soldati ma soggetti del Re vengono portati a corte, dove devono

trovare qualcosa che giustifichi la loro supremazia sociale, ossia di nuovo il "Vivre Noblement", ma non più

portando la spada ma dedicandosi al CORTEGGIAMENTO AMOROSO (prendendo esempio dalle corti

principesche italiane).

La condizione imposta dall'alto dell'abbandono dei feudi e delle armi consentì di sviluppare tale corrente cortese

che ha la manifestazione più estrema nel preziosismo.

Ancora sul modello italiano, tutto è diventato esibizione della propria nobiltà e anche a livello di modelli poetici

non c'è più Petrarca ma Marino. Il barocco entra quindi in Francia come poesia di mostrazione e di apparato.

I poeti del movimento non ricercano ideali come la serietà morale e la profondità, ma piuttosto si rinchiudono nei

limiti sempre più stretti della "préciosité", atteggiamento spirituale che trova ora la sua più ricca e piena

espressione. E' una letteratura legata soprattutto alle "bienséances" e alle convenienze.

La morte della poesia lirica coincide in Francia con la piena "éclosion" della sua grande letteratura e l'affermarsi di

altri generi letterari come teatro, romanzo, memorie, opere morali e saggio.

Questi poeti "preziosi" si riunivano per lo più presso l'Hôtel de Rambouillet (di Madame de Rambouillet, che si

faceva chiamare la divina Artemisia) e si attribuivano i nomi della mitologia greca (mentre prima portavano solo i

nomi dei loro feudi, quindi altro segno di rottura della classe con la sua origine: l'aristocrazia continua a prosperare

in una finzione di se stessa e per i rivoluzionari sarà facile vincerla).

Tale poesia non è profonda, affronta temi marginali e diviene un esercizio sulla possibilità di occupare il tempo in

un contesto dove ogni attività materiale è stata negata.

In un mondo che si avvia a divenire perfettamente codificato (sia a livello linguistico/culturale che burocratico con

l'instaurazione dello stato macchina), T. l'Hermite, il più notevole tra i poeti minori della prima metà del 600, scrive

una poesia sugli effetti cangianti del viso nell'acqua (elemento mobile per eccellenza). Nella suo opera "Promenoir

des deux amants" emerge il senso di una natura intatta e mitologica, non percorsa dall'uomo, ed espresso con

immagini delicatissime concentrandosi sugli effetti cangianti del viso nell'acqua, elemento creatore di miraggi

visivi che distorce i contorni netti (simbolo classicismo). Il sogno (che si riflette con contorni non nitidi, come

un'immagine nell'acqua) è il contrario della realtà, mentre vi è un collegamento tra "TREMO" e "NAUFRAGIO"

come immagini legate al movimento. E' un contesto in cui alla fissità del canone classico si oppone il movimento,

il suo immaginario e l'acqua chiusa (immaginario che NON SPAVENTA, NO MINACCIA REALE MA GIOCO DI

SOCIETA'). L'Hermite fu un indiscusso ammiratore di Marino, imitandone anche titoli delle opere (ad esempio i

"Sospiri di Ergasto", "La Lira"), barocchismi, raffinatezze preziose e soluzioni concettistiche di immagini in bianco

e nero, come in "la Bella Vedova" e "Bella Schiava Mora", quindi si parla ancora di bellezze anticanoniche.

Montaigne, quando i selvaggi del Perù/Brasile erano condotti in occidente per la loro bizzarria e si temevano i

mori, in "Essays" aveva parlato di una società alternativa e migliore facendo dell'esotismo un'utile critica alla

società occidentale. Nel preziosismo persino l'esotismo viene ridimensionalizzato.

Tra gli altri poeti emerge Voiture, che veniva chiamato l'anima stessa dell'Hotel de Rambouillet, che passava le

giornate scrivendo MADRIGALI e VERSI AMOROSI con cui si sfidavano i poeti: il duello non è più come nel

secolo precedente.

Spesso inoltre scrivevano al contrario le poesie così che potessero essere lette con lo specchio (stanza specchi a

Versailles: simbolo chiusura con l'esterno).

Gli altri poeti insistono sul loro "style figuré" ricco di perifrasi, metafore, divertimenti di parole e antitesi,

Gli altri poeti insistono sul loro "style figuré" ricco di perifrasi, metafore, divertimenti di parole e antitesi,

complicate costruzioni e astrazioni e continuando i loro enigmi, sonetti a "bouts-rimés", madrigali, ritratti: tutto,

anche la morte, poteva divenire pretesto per il loro giochi tecnico-formali.

Con questi poeti è stato dichiarato il passaggio tra l'età gloriosa dell'umanesimo (dove la scrittura serviva per

incitare l'azione) ad una società dove nella sfarzosa corte la politica è abolita, la cultura diventa ornamento e la

poesia serve a cantare il vuoto dove si vive (poche eccezioni guarderanno alle realtà materiali come Sarasin che

descrive Parigi d'inverno descrivendo un inverno non raffinato e una borghesia ridotta a farsa).

Si utilizza ormai esclusivamente una forma comica e denigratoria per la descrizione delle classi popolari: lo stesso

Molière, che conosceva povertà e fame, rappresenta i personaggi poveri in maniera derisoria, mentre più tardi in

Rasine e Corneille nel Romanzo Prezioso non saranno nemmeno più nominati.

Per arrivare fino a tale punto, vi è prima uno sviluppo che estende anche alla prosa tale poetica: il romanzo era

ancora considerato un genere inferiore tanto che le donne quando pubblicavano i romanzi lo facevano

anonimamente, alcune rifiutando anche qualsiasi attribuzione (Madame de la Fayette ad esempio).

Per essere considerato inferiore non vi si focalizzava l'attenzione della critica ed ha perciò maggiore libertà, infatti

vi si eserciteranno gli ultimi esponenti della corrente dei libertini perché non ha la seriosità del teatro né la

raffinatezza della poesia, ma permette di dare spazio alla libera immaginazione.

Si scrivono "romanzi" e "antiromanzi": ve ne sono alcuni considerati anche in città, altri considerati indegni ed

illeggibili.

Forte è l'influenza del modello spagnolo, in particolare del genere picaresco (De Torres, Cervantes) soprattutto per

la derisione in forma non feroce ma bonaria del feudalesimo e la derisione della società cavalleresca sostituendo

alla vita di santi e cavalieri giovanotti di bassa levatura che riescono a cavarsela.

Tra gli autori di anti romanzi troviamo De Viau con "Fragments d'une histoire comique" dove il poeta sostiene di

lasciarsi andare alla sua fantasia, e l'Hermite con la sua opera autobiografica "Le page disgracié" scritta in una

prosa sciolta e colorita.

All'inizio di questa corrente romanzesca, il modello era l'Astrée di Honoré d'Urfé, che acquisisce una dignità tale

da poter orientare ed essere citato da grandi scrittori (Boileau, La Fontaine e altri). L'opera venne pubblicata nei

primi dodici libri nel 1607 e continuata nelle altre parti fino al 1628 (il romanzo fu finito da Baro) e si svolge in

un'arcadia che assomiglia alla regione dove risiede l'autore, il Forez (quindi quasi romanzo storico), ma allontanato

al V secolo d.C.

Si disinteressa tuttavia al passato storico: i personaggi agiscono e pensano come dei gentiluomini della corte

francese: si svolge tutto nel tempo contemporaneo, ancora una volta si ha la riproduzione del meccanismo

ossessivo dello specchio (guardano solo a sé stessi).

L'opera è parzialmente ispirata all'Aminta di Tasso ed è un romanzo pastorale: era un genere falso perché di

trasposizione dei costumi urbani in un contesto agricolo dove invece di svolgere le loro funzioni i personaggi si

dedicano nelle pause alle ARTI PAN e al corteggiamento amoroso.

L'autore scrisse l'opera durante le pause dall'attività militare e racconta l'amore travagliato tra il pastore Céladon ed

Astrée che si basa sul doppio binario di amore e non-amore (concezione secondo cui col matrimonio finiva

l'amore), a cui si affiancano numerose piccole avventure e altri amori.

E' sia un romanzo di avventura (genere introdotto per la prima volta in storia di San'Alessio) che di analisi poiché i

personaggi ragionano su sé stessi e sull'altro, che diventa specchio di sé stessi.

Si abituano all'esercizio centrale nella cultura del 600 (cultura asfittica e chiusa) e dopo alla base del grande teatro

di Racine, ossia l'attività dell'analisi, con cui si scopre la sostanza dietro l'apparenza.

E' una società che a causa del non fare, è costretta a ragionare.

Un filone romanzesco, prioritario nella cultura francese, che ha nella Princesse de Clèves e nella Recherce di

Proust i capolavori: è una società cartesiana, del ragionamento, perciò ripugna l'azione per sostituirla con la

meditazione. Le cose non si cambiano con gli atti ma con i pensieri: vince non chi maneggia meglio la spada ma

chi anticipa le mosse dell'amico pensando.

A seguito i due generi dell'Astrée prenderanno strade diverse con la nascita del romanzo di avventura e quello di

analisi.

Vi furono diverse derisioni di questo romanzo: Sorel scrive "Le berger extravagant", riguardo un nobile che si

immedesima nel pastore dell'Astrée e comincia a girare vestito come un pastore, ed è l'immagine della follia della

letteratura.

Furtier, Sorel, Scarron, furono i principali esponenti dell'anti romanzo realista in Francia: il primo inserendo

personaggi borghesi, il secondo narra la riuscita sociale di un picaro francese attraverso una società in via di

trasformazione e caratterizzata da falsità e corruzione, mentre Scarront descrive in "Roman Comique" la journèe di

una troupe senza soldi in giro per la Francia facendo emergere la concezione degli attori e delle attrici a livelli

infimi della società, costituendo quindi una preziosa fonde d'informazione per la conoscenza dell'ambiente teatrale

dell'epoca.

In tutti e 3 vi è la libertà di raccontare, racconto su esponenti classi inferiori ed esclusi, e non sono inoltre

In tutti e 3 vi è la libertà di raccontare, racconto su esponenti classi inferiori ed esclusi, e non sono inoltre

prettamente realistici perché non raccontano con distacco delle tranche de vie, ma vi è invece un atteggiamento

ironico e denigratorio nei confronti delle classi inferiori. Il narratore si pone ad osservatore di queste vicende, che

sono considerate fuori dalla realtà che conta.

I romanzi preziosi sono romanzi pseudo storici ambientati in contesti esotici e storicamente lontani (Turchia, Roma

Grecia) ma nei costumi del 600.

Raccontano il percorso del protagonista sottratto alla sua dimensione eroica tradizionale per conquistare l'oggetto

della sua passione secondo le convinzioni vigenti nel 600. Caso più emblematico: eroina romana

Tutta la società legge questi romanzi, che hanno dato il tono di un'epoca.

Risorgiva forte di medievalismo con immagini cavalieri, soldati ecc servono a recuperare in maniera compensatoria

tutto l'immaginario aristocratico: tra 48 e 52 i personaggi della Fronda nobiliare si erano formati su questi libri

perciò perderanno per aver letto le battaglie finte narrate in essi.

C'è anche un lato femminile: molte autrici e lettrici sono donne. Vivono, leggono e tentano di vivere questa

concezione dell'amore come rifiuto, negazione dell'amore come la società occidentale ha conosciuto, negazione

ruolo donna come sposa e genitrice poiché la società assolutistica impone un registro del sentimento amoroso ed è

una società strettamente patriarcale, che incatena la donna al vincolo della famiglia genitoriale e della famiglia

matrimoniale. Madame de Clèves, esempio di questa reazione di rifiuto della consumazione matrimoniale, quando

potrebbe sposarsi rifiuta in nome della sua libertà.

Con la rivendicazione di una potenziale libertà nel negare se stessi, si raggiunge un'ulteriore alienazione e servitù:

la donna per non soggiacere al desiderio del maschio sottrae se stessa volontariamente.

Madame de la Fayette, all'atto di scegliere un destino per la sua eroina quando come forma estrema di liberta dice

no all'uomo che ama, la fa morire.

Il percorso delle preziose, ripreso in forma critica, insegna che questa ribellione all'alienazione del matrimonio, in

questo contesto sociale, si conclude in un alienazione ancora più profonda, quella della donna come soggetto

desiderante.

Il potere costituente interviene per codificare anche gli ambiti culturali in particolare cercando di organizzare il

controllo della controcultura costituita da queste correnti eterodosse.

Il primo esempio è la nascita dell'Accadémie Francaise, che ancora oggi conserva la sua struttura originaria di 40

seggi perenni (Les himmortales, e il motto dell'Académie era "à l'himmortalité"). Interviene per codificare la lingua

francese come strumento di espressione e come lingua che possa sostituire italiano e latino come lingua universale

dell'Europa (Luigi 14 voleva diventasse la lingua dell'élite europee).

Nel 1635 con il cardinale Richelieu (considerabile il primo mecenate francese), iniziò l'abitudine di sovvenzionare

la cultura garantendo pensioni agli scrittori (anche se il mercato librario era ancora indifferente). La cultura

letteraria inizia a divenire interesse nazionale.

L'Accademie nasce come una riunione tra privati, semiclandestini e di suoli uomini (conti) per trattare di elementi

di retorica, stile ecc come passatempo e piacere (come in Italia durante l'Umanesimo). Si trattava di un gruppo di

letterati che si riuniva una volta alla settimana da Conrart verso 1629 formatosi spontaneamente. Già dagli inizi vi

si possono distinguere alcuni caratteri della futura Académie come l'estremo interesse per i fatti linguistici, rigore,

ed esclusivismo.

Richelieu ne venne a conoscenza (grazie in particolare a Bois-Rubert), li avvicina e ne costituisce l'Accademie

(attraverso uno stipendio), una delle principali istituzioni della Francia che diverrà talmente importante che il

Parlamento fino al 1637 attenderà a dargli una costituzione per la paura che possa rivaleggiare con lui.

Gli incarichi conferitigli erano la codificazione (stabilire "un usage certain des mots") e l'epurazione del linguaggio

(ridurre la lingua alla sua "netteté"), con l'obiettivo di redigere un dizionario, una grammatica, una retorica ed una

poetica. Il principio era quello di proseguire l'opera iniziata da Malherbe, ossia ripulire il francese da termini spuri

entrati nel 500 per il contatto con l'italiano, spagnolo ecc e ridare una purezza identitaria alla lingua francese (in

tutti gli ambiti d'uso della lingua). Il programma consisteva anche nella ripartizione di tutte le parole ed espressioni

nei 3 generi di scrittura di sublime, mediocre e comico, ma tutti gli sforzi tendono al sublime e la lingua della corte

sarà la base e il fine ultimo di questa radicale opera di depurazione. Tutti riconoscono in Malherbe un maestro ma

vogliono andare oltre e compiere un lavoro più sistematico.

Tuttavia per qualche anno il bilancio della sua attività rasenta la liquidazione fallimentare tanto che nel 1634

Chapelain in una lettera a Cornart deplora questa "académie de fainéants" e nel 1638 ne prevede una fine prossima

ed ingloriosa.

Fino al 600 non esisteva una grande letteratura ufficiale francese e nel 16 secolo furono sommersi da molti

neologismi, perciò non esisteva un'ortografia corrente. Bisognava codificare anche in quest'ambito e l'Accademia lo

farà secondo le tendenze dominanti dell'epoca ispirandosi alle grandi lingue classiche: dove l'ortografia non è

chiara, si risale alla radice del termine (corps deriva da corpus anche se "ps" non si pronuncia).

Alla corte si parla bene quindi non c'è più bisogno di guardare la lingua del popolo, perciò questa corte è sempre

più esclusiva, distante e chiusa nei confronti di esso.

Oltre che con il popolo si chiude anche con le professioni: nel 500, secolo dell'umanesimo, dell'oratoria e della

politica, la lingua alta è quella dei giuristi e il modello di scrittura per gli autori umanisti è Cicerone.

politica, la lingua alta è quella dei giuristi e il modello di scrittura per gli autori umanisti è Cicerone.

Tuttavia quando l'attività politica declina per l'assolutismo e gli intellettuali partecipano sempre meno all'attività

politica per la separazione degli ambiti (attività politica a Richelieu, monarca, ecc) e non vi è più un sentimento di

cittadinanza degli intellettuali, allora la lingua degli oratori era declinata storpiandosi in quella degli avvocati,

standard linguistico da evitare e da cancellare e segnalato come inadatto e presto anche ridicolo (Racine scriverà

una sola commedia, Gli Avvocati, dove ne ridicolizza il linguaggio). Nel linguaggio colto che l'Accademie deve

regolarizzare, sarà bandita anche lingua di avvocati e pedanti.

Il riferimento rimarrà soltanto la corte. L'Accademie Française lavora per formulare una lingua corretta per l'uso a

corte basandosi sulla lingua della corte stessa (scegliendo gli usi più idonei).

Il problema dell'Accademie era di definire con urgenza gli standard linguistici ma tarda a scrivere un dizionario (il

primo sarà solo nel 1694), mentre per grammatica e poetica i tempi saranno ancora più estesi per la

contraddittorietà dell'incarico che ha assunto.

Si scrivono anche commedie che ridicolizzano l'Accademie Française.

LA QUERELLE DU CID: polemica di 3 anni che coinvolse numerosi autori

Il Cid venne rappresentato per la prima volta nel gennaio del 1635 e ottenne un grande successo, tanto che nacque

l'espressione "beau comme le Cid" nel parlato comune.

Per gli usi e costumi dell'epoca gli scrittori non avevano una funzione ben definita, ma vivevano nel mecenatismo e

gli incassi nel fine settimana venivano spartiti tra autori e 1,5/2 all'autore. Corneille, di famiglia borghese, chiese

l'aumento dei compensi e gli attori fedeli alle usanze del tempo rifiutarono. Corneille decise allora di pubblicare

l'opera chiedendo il privilegio di stampa, e ciò significava che tutte le compagnie teatrali avrebbero potuto

rappresentarla, causandosi quindi dei nemici.

Con la sua stampa, il Cid iniziava ad essere letto fuori dal teatro, evidenziandone alcuni difetti che vennero poi

esagerati dagli scrittori rivali. Le principali critiche furono:

1- plagio: di un opera spagnola di De Castro, anche se Corneille in realtà ne fece una sintesi aggiungendo un suo

stile, e inoltre il plagio non era reato a quel tempo

2- offesa delle "bienseances" (termine coniato dalle preziose), tradotte in teatro col termine aristotelico

"verosimiglianza", da cui derivò in seguito l'ossessione in Corneille per le condotte corrette e la morale da

rispettare a teatro.

L'offesa consisteva nel fatto che Chimène la sera dell'omicidio del padre accusa Roderigo e alla fine dell'opera

acconsente di convolare a nozze con l'omicida del padre. Le accuse sono anche di inverosimiglianza ma Corneille

in risposta pubblicherà la Storia di Spagna di "de Mariana" dimostrando che la vicenda era veramente successa,

anche se in realtà nessuno ne fu convinto poichè in quella società verosimiglianza e costumi erano più importanti,

soprattutto nel teatro poichè doveva comunque avere una funzione morale.

3- No rispetto unità classiche del teatro (tempo, luogo e azione). Per quanto riguardo il luogo infatti, quasi tutto si

svolge nella città ma le stanze cambiano in continuazione (corte, esterno ecc), NO LUOGO UNICO (palcoscenico

riempito di piccole stanze che dovrebbero rappresentare luoghi diversi). Anche questa accusa era infondata perchè

ancora a quei tempi non si rispettavano le unità aristoteliche, anche se a partire da questa rappresentazione e dalla

polemica seguente iniziarono poi a rispettare in alcuni decenni uno standard

Alcuni difendevano l'opera anche se la disputa degenerò poi in una rissa (anche Scarront, autore di Roman

comique). Richelieu (che per alcuni era un grande avversario di Corneille, anche per Balois), venne incaricato di

giudicare il Cid per mettere fine alla disputa. (che era degenerata anche in minacce di passare a vie di fatto, come

racconta Scarron). Gli accademici di Francia si riuniscono, lo analizzano, assistono alle rappresentazioni e

formulano 3 giudizi: il primo sembra a Richelieu troppo duro (Richelieu voleva uscire dalla contesa, e per uscirne

non bisognava prendere le parti di nessuno e inoltre non vuole uscirne con un vincitore e un vinto ma con delle

regole, con un insegnamento che possa poi essere applicato anche in futuro), nel 1638 l'Accademie redige "Les

sentiments de l'Académie française sur Le Cid", un giudizio che inizia a influenzare anche il pubblico. Scrive che

sebbene l'argomento sia troppo esteso, la conclusione non lodevole, che sia sovraccaricata di episodi inutili, che la

bienseances non siano ovunque rispettata e nemmeno la disposizione del teatro, che ci siano molti versi e modi di

parlare scorretti, tuttavia la genuinità e la veemenza delle passioni e la delicatezza di molti pensieri gli conferiscono

un notevole vantaggio sulla maggior parte dei poemi della scena francese fino ad allora.

Tale giudizio riconosce la qualità di Corneille ma segnala punti dove gli altri artisti avrebbero dovuto intervenire:

1) prendere un argomento semplice e senza peripezie

2) conclusione non lodevole ma morale

3) usare modi di scrivere corretti e senza scorrettezze

L'intervento dell'Accademie rappresento una catastrofe per Corneille, che non scriverà più per tre anni e poi sarò

ossessionato dalle regole divenendo un autore classico di tragedie.

Da questo intervento il teatro francese si avvia verso l'adozione esclusiva dello standard classico.

L'Accademie diventa un'istituzione culturale di prestigio grazie ad aver messo fine al dibattito e da ora in poi si

occuperà di giudicare e il suo giudizio sarà quello principale. A seguito si deciderà di dare il giudizio in mano a

Vaugelas, considerato come lo standard di perfezione. Era un provinciale, borghese, una persona garbata e

Vaugelas, considerato come lo standard di perfezione. Era un provinciale, borghese, una persona garbata e

moderata di formazione cattolica che frequentò la corte e i preziosi e che sapeva quindi come si parlava a corte, da

cui viene visto come un'autorità in quest'ambito. Non scrisse tuttavia il dizionario, farà solo traduzioni di Curzio in

francese e le Remarques (OSSERVAZIONI che anche Malherbe aveva scritto ai margini dei versi di Desportes) e

nonostante si stia entrando nel razionalismo, non si riesce ancora a fare trattati per la mancanza di solidi principi

filosofici. Le osservazioni sono note sparse sui modi di dire corretti e scorretti. Vaugelas richiama apertamente in

causa anche gli scrittori suggerendo di consultare esperti e dotti e inoltre seguì solo in parte Malherbe: ammette che

l'uso è a volte secondo ragione, altre volte senza e altre volte infine contro ragione, ma non si sottrae tuttavia alla

ragione ma piuttosto subordina la "raison" al "bon usage" non ignorandone le "règles" che presto domineranno.

Uno degli aspetti delle Remaques è questo dissidio tra raison e bon Usage, che fa assumere a volte all'autore

posizione ambigue e il tono bonario e remissivo del compromesso.

Per Malherbe la guida assoluta per scrivere bene era l'uso, mentre Vaugelas scrive riguardo il Bon Usage (maniera

di parlare della parte più sana della corte e degli autori che si leggono a corte e il cui uso serviva anche a

distinguere la corte e chi vive a corte dal popolo, da avvocati ecc), e Bien Seances.

Seppur difettoso (poichè sono sole norme che hanno a che fare con lessico e grammatica e meno con la sintassi, e

lascia spazi aperti al dubbio), il "parler Vaugelas " sarà lo standard del modo di parlare corretto a corte. La corte si

riconoscerà in Vaugelas che aveva iniziato a scrivere prendendo come esempio la corte stessa.

L'Usage è per sua natura arbitrario (non è una spiegazione logica) e sembra in questo secolo che la logica sia stata

accantonata, ma da lì a poco e senza rinnegare l'intervento di Vaugelas, Arnauld e Lancelot, i due esponenti dei

giansenisti, scriveranno un testo apparentemente lontano dalle Remarques di Vaugelas: scriveranno infatti una

grammatica generale e ragionata (due termini antifrastici rispetto all'usage, che è particolare e arbitrario).

Vogliono ricostruire i principi elementari della logica sulla base dei quali le lingue sono costruite: bisogna risalire

alle origini per comprendere le regole di funzionamento del cervello umano che organizzano il linguaggio (cercare

le ragioni di molteplici elementi che sono comuni a tutte le lingue o particolari: esercizio di astrazione per trovare

norme generali sintattiche) Questa corrente di pensiero cartesiana è solo apparentemente contraria a Vaugelas: è

teorica).

Le Remarques furono facilmente attaccate, ad esempio Le Vayer insorse in nome della libertà dello scrittore e

mostrò di poter combattere Vaugelas con le sue stesse armi contrapponendo al suo preteso "bon Usage" un uso

altrettanto buono e diffuso, mentre il grammatico Dupleix ribattè quasi punto per unto i principi e le osservazioni di

Vaugelas, a cui rimproverava anche la scarsa erudizione e l'ignoranza del greco.

Alcuni esempi che Vaugelas segnala sembrano tuttavia rispondere alle regole logiche dei grammatici.

A fine secolo, il dizionario dell'Accademie, che intenderà bloccare per sempre la lingua francese nella sua

perfezione, come premessa si ispira ad un discorso di un altro linguista di fine secolo, Burre, che sostiene che il

francese sia la lingua perfetta che deve essere bloccata nella sua perfezione affinché non possa essere rovinata ma

estesa a tutta il mondo. Unendo l'esperimento di Vaugelas sul Bon Usage e i presupposti matematici e razionali dei

grammatici di Port Royal, sostiene e cerca di dimostrare che il Bon Usage francese corrisponde alla lingua della

logica.

Alla fine del secolo dopo la rivoluzione francese cercherà di scolarizzare il popolo sulla base di questo francese

perfetto che ha forgiato la corte: il francese della ragione tornerà al popolo come lingua della libertà e della

democrazia.

Il teatro del 600 inizia con Corneille, mentre nel 500 vi erano solo Garnier per la tragedia e per la commedia gli

ultimi esiti dei misteri di tradizione medioevale.

Prima di Corneille la tragedia attraversa un percorso a spirale partendo da tragedia (retorica fissa) arrivando alla

tragicommedia grazie all'influsso barocco, che riprende la tradizione del teatro spagnolo (non si ispirano a

Shakespeare, che fino al 700 rimane sconosciuto).

Il teatro spagnolo segue il duplice filone di ricerca e rappresentazione imperniandosi attorno a SOGNO e FOLLIA,

che hanno in comune il non essere la realtà reale e razionale, ma l'essere due evasioni dalla realtà. Anche a livello

scenico si procede con un processo di sintesi e pulizia della scena teatrale.

Il teatro viene identificato come luogo d'azione: nel teatro, diversamente da come a partire da metà del secolo,

manca il raccoglimento per l'analisi psicologia (i personaggi si muovono solo freneticamente sulla scena), e sarà

perciò necessario sintetizzare luoghi ed eliminare oggetti (che distraggono lo spettatore).

Eliminare gli oggetti significava rendere il teatro meno ambiguo e per spingere l'uomo al ragionamento era

necessario il vuoto. Processo di sintesi ed epurazione per cui tutto ciò che è inessenziale va eliminato.

Non tutto il teatro si riduce all'analisi, poiché nel teatro del 600 vi sono due modelli principali: quello di Racine,

dove tutta l'opera è in una sola stanza, e le opere "a machine", con macchine costruite da architetti italiani che

consentono di cambiare gli scenari in continuazione.

Nella commedia si riverserà quel gusto del divertimento che la preparazione e l'avvento della tragedia avranno poi

messo in crisi.

La tragicommedia è il genere opposto a quello classico che si impone a metà secolo e richiede l'abbondanza:

differisce dalla tragedia poiché è una scena di vita complessa che approda ad un lieto fine attraverso una

trasformazione in una fase critica. Il teatro di Racine si apre con la crisi già in atto: non si tratta di segnalare una

trasformazione in una fase critica. Il teatro di Racine si apre con la crisi già in atto: non si tratta di segnalare una

possibilità di redenzione ma di torturare il soggetto tragico condannato già dall'inizio prima della sua definitiva

sconfitta il tempo necessario affinché possa si cogliere un insegnamento.

Non c'è uno sviluppo: è la tragedia dell'individuo contro il destino che non può essere redenta né da azioni né da

pensieri. La speranza, che nella prima metà del secolo è ancora in Corneille rappresentata dall'eroe tragico che

riesce ad avere ragione davanti al destino, nel teatro del classicismo non ci sarà più. L'eroe è finito nel teatro

classico perché nella seconda metà del 600 la società ha un solo eroe: il re, e sopra di lui Dio, di cui il re è

rappresentante in terra. Agli uomini non è data una possibilità di riscatto e ciò si spiega con la fine della Fronda,

quando l'ideale eroico, nella tragicommedia e nel romanzo prezioso, è legato alla sopravvivenza dell'ideologia

aristocratica grazie anche alla mediazione della letteratura che fa riemergere l'eroismo feudale, cioè la possibilità

per anime e individui eletti di prevalere su un destino (stato macchina all'insegna dell'assolutismo).

Quando la Fronda viene sconfitta inizia a declinare questo tipo di teatro: l'eroe feudale è sostituito da quello

classico, che è in realtà un antieroe anche se mantiene la lucidità di osservare in se stessi una parabola destinata a

concludersi con la morte.

Per ora vi sono ancora possibilità di azione: vittoria sentimenti individuali, pace con elementi esterni. Il

palcoscenico è mutevole e c'è la possibilità di muoversi da un luogo all'altro, nel teatro classico vi è solo la

sconfitta dell'individuo raziocinante di fortune all'esterno che lo domina, infatti si accompagna con le orazioni di

Bossue sulla morte.

Dietro questo teatro vi è l'ambizione a resuscitare la gloria perduta dell'età medievale e la voglia di distrarsi.

Importante è l'elemento del plaisir (Balzac sul Cid: "era bello e ciò bastava"), non basterà più al teatro della 2 metà

del 600 perché il re è l'unico che ha diritto di divertirsi.

Per Jean Rotru, il cui modello è l'Ope de Vega (bestia nera del teatro classico perché in un contesto cartesiano come

quello della seconda metà del 600 sogno e follia verranno banditi), il sogno e la follia non hanno la profondità

visionaria che hanno nel teatro spagnolo, ma sono considerati in termini comici.

La società si divertiva inventando il genere della commedia, che prima di Molière segue due filoni di cui uno

minoritario, razionale, del teatro di strada di Taberaine, Mongo, Bruscanville, con uomini che incarnano questi

personaggi teatrali, che riprendono l'antica tradizione del teatro di strada medievale, che tra 300/400 aveva dato

luogo al capolavoro medievale di comico applicato alla realtà sociale (imperniata attorno a processo sforzesco). Il

teatro di strada del 600 in ambito francese riprende e rielabora questi schemi medievali. Diversamente da quanto

avverrà in seconda metà 600 ha ancora un pubblico colto. Ancora per poco gli strati meno elevati possono entrare

in contatto. La comicità gioca su temi tradizionali (prete lussurioso, mercante avido), simili a quelli della novella e

temi di una società di caratteri per deridere le classi poste ai margini.

Altro elemento centrale per lo sviluppo del teatro comico francese è l'influsso degli italiani, che arrivano ad ondate

per tutto il secolo con le loro compagnie (perlopiù nord Italia) imparentate con le regine di Francia.

L'italiano perfetto della cultura umanistica è una lingua vagamente nota a tutti anche per la fitta attività dei mercati

lombardi.

Queste compagnie teatrali portano questo peculiare italiano sviluppatosi nelle corti principesche del nord Italia nel

500: è il teatro delle maschere.

-Era un teatro fisico, dove le parole contavano poco e tutto era affidato alla gestualità. Gli irrigiditi e retorici attori

francesi non sapevano muoversi sulla scena.

-Non seguiva un testo scritto ma si fondava sull'improvvisazione: su una base standard di copioni, ogni sera

variavano. Diversamente dal teatro classico francese dove il pubblico è quasi assente, questo teatro di

improvvisazione è fatto costantemente dal dialogo tra attori e pubblico, che partecipa.

-Era un teatro in maschera e queste maschere erano intercambiabili

Lentamente queste compagnie arricchiscono il repertorio dei copioni, integrano termini francesi e la cultura

francese attraverso Molière può riassorbirla.

In tutto il disordine del teatro francese di 1 metà secolo, Corneille si inserisce adottando gli stili e rendendoli

moderni. Corneille è lo spirito stesso della prima metà del secolo e diversamente da Racine è lo scrittore anti-

freudiano per eccellenza: non c'è mistero, no passioni che dominano l'uomo, no destino cieco, ma vi è solo la

volontà dell'eroe.

Aveva origini borghesi e non parigine (Rouen), iniziò la sua carriera all'interno della giustizia, diventò in gioventù

autore di commedie e tragicommedie sul modello spagnolo.

Riscuote all'interno del pubblico un gran successo e decide di cimentarsi in una genere più alto: la commedia delle

grandi passioni (amore eroismo, virtù). In questo tipo di commedia apparentemente banale Corneille inserisce un

suo personale sguardo. Era allievo dei gesuiti, al centro della cui teologia vi è il LIBERO ARBITRIO: all'uomo, a

immagine e somiglianza di dio, è stata offerta la possibilità di scegliere e non è vincolato dal destino, quasi

eliminando Dio (no volontà cieca ed esterna). L'insegnamento dei gesuiti è all'insegna della libertà. L'uomo perciò

si orienta verso il bene o il male e può scegliervi e in tale scelta vi è la grandezza dell'uomo Corneillano, il sublime.

Al contrario della psicologia, per Corneille l'istinto può esistere e la fatalità esiste come sofferenza ma l'uomo deve

vivere secondo un'ideale di sublime: è il dover essere dell'essere a doversi comportare in un modo per essere degni

di se stessi.

Rodrigue è figlio di un eroe e per diventare tale deve fare qualcosa per essere degno di se stesso, ossia inventare

Rodrigue è figlio di un eroe e per diventare tale deve fare qualcosa per essere degno di se stesso, ossia inventare

quello che è: è figlio di un aristocratico e quindi deve diventare tale. Si porta appresso una tradizione familiare,

ereditarietà come un obiettivo. Lotta continua con se stessi per diventare se stessi.

Il teatro Corneillano si basa quindi sulla volontà deliberante: la tradizione pesa come un futuro.

Ciò significa che c'è anche la possibilità di salvare l'uomo: nel teatro Corneillano l'uomo nonostante tutta le

avversità del mondo, sa che con la sua volontà e con il controllo costante di se stesso è in grado di salvarsi. Il teatro

di Corneille è quindi un teatro che aspira al bene perche offre la possibilità della salvezza: no elementi esterni,

sfide, divinità sono in grado di fermare la volontà dell'individuo. Il Cid in una notte sbaraglia quasi da solo

l'esercito dei Mori e vi riesce per il fatto di esserci andato poiché chi vuole nel teatro Corneillano può sempre,

quindi chi vuole non è posto nella condizione di dover obbedire ad elementi esterni (persino la monarchia è nel

teatro Corneillano è un elemento secondario rispetto alla volontà).

In un'atmosfera di tormentosa indecisione si esprime la situazione di questi eroi che non conoscono la

dissimulazione (al contrario di quelli di Racine) e dicono tutto quello che provano e si vedono e si squadrano senza

pietà come in uno specchio. La via che apre la soluzione al dilemma della scelta di Rodrigue è la gloria poichè

l'eroismo militare è più forte dell'amore stesso riuscendo a redimere l'eroe dal suo peccato (teatro educativo).

Il sentimento amoroso non parte dalla passione ma da una scelta, la volontà deliberante agisce anche nell'amore. Si

ama la persona più degna di se stessi e con cui si rivaleggia in dignità. I due personaggi più eroici del Cid,

Rodrigue e Chimène, sono destinati ad amarsi perche si sfidano a chi è più degno in tutta l'opera. Alcune regine di

Corneille dichiareranno apertamente di poter amare solo monarchi in quanto gli unici degni del loro amore. E' un

sentimento sottratto al destino ed affidato alla libera scelta.

La scelta di Corneille in direzione di anti destino e per gli esempi di virtù guarda al teatro romano: le sue prime

tragedie sono tutte tre di storia romana ("Horace", antitesi storia Romeo e Giulietta poiché amore come minaccia al

patriottismo e alla fedeltà della famiglia, "Cinna", che cospira contro Augusto perché innamorato della figliastra

ma li salva per esaltare se stesso tanto da aver superato gli istinti privati e le leggi che impongono la condanna dei

rei per lesa maestà, "Polieut", uno dei martiri della chiesa romana che diventa santo perché distrugge gli idoli

romani e quando affronta da eroe le fiamme del martirio Poline inizia ad amarlo e diventa cristiana).

Anche quando negli anni 50/60/70 Corneille cesserà di essere un autore alla moda, si ha ancora il vecchio sogno

della cavalleria per cui le donne si conquistano con grandi imprese: il sentimento amoroso si realizza quando il suo

portatore è in grado di sconfiggerlo (quando Rodrigue uccide il padre di Chimene lo fa perchè sa che se non lo

uccide lei non lo sposerà più perche arresosi avanti all'ostacolo del loro amore).

Tensione costante a sorpassarsi e a vincere tutte le sfide per affermare esattamente ciò che si era all'inizio.

L'idea di teatro di Corneille rispecchiava l'idea di una società dove la grande spinta ottimistica dell'Umanesimo non

era del tutto declinata: emerge in Corneille un mondo in bianco e nero dove c'è una possibilità di riscatto

esercitando la propria volontà e le passioni sono lo strumento della volontà dell'individuo (in Racine le passioni

invece dominano sugli individui). L'uomo più scegliere come governare la sua esistenza. In Corneille le passioni

sono gestite in maniera deliberata per innalzare l'eroe (Rodrigue diventa eroe per amore di Chimene, amore e onore

contribuiscono all'elevazione dell'eroe). Le tragedia di Corneille sono inoltre ricche di declamazioni: è un teatro

oratorio dove si ha l'ostentazione dell'eroismo che ne fa un atto innaturale.

Nel Cid vi sono anche stanze dove gli eroi declamano le loro scelte: già in Corneille l'incertezza sui destini della

classe feudale e di realizzare gli ideali dell'Umanesimo sono percepiti: nostalgia tempi passati, percezione che quel

tempo sta esaurendo perciò devono ricordare in continuazione. Vocazione verso speranza e nostalgia per la

sconfitta che arriva.

Nel corso degli anni anche i critici più accaniti non toccarono i capisaldi della letteratura di Corneille: onore (Cid),

patriottismo (Horace), generosità (Cinna) e santità (Polyeucte).

Cartesio è spesso accostato a Corneille perché anche in lui vi sono premesse e conclusioni simili: "Il buon senso è

la cosa meglio distribuita nel mondo" (frase che dà inizio al suo "Discours de la méthode") significa che

l'intelligenza può illuminare gli uomini, i quali nascono con la ragione in se stessi, e vi è nel trattato "Passions de

l'ame" la stessa affermazione della libertà del volere, la vittoria sulle passioni anche nelle anime più deboli. . Anche

Cartesio studiò dai gesuiti (teologia fondata da GRAZIA SUFFICIENTE, ossia tutti hanno la grazia di Dio quindi

c'è il libero arbitrio). Alla base del pensiero di Cartesio vi è il ragionamento secondo cui non vi è nulla di certo nel

mondo e questa è la promessa di cui necessitava per la sua filosofia perche nella sua immaginazione dopo aver

sgomberato la certezza del mondo sensibile, rimane il COGITO: anche ammettendo che tutta la realtà non esiste, io

che penso esisto, e ciò implica la separazione tra pensiero e mondo (res cogitans e res extensa), quindi pensiero e

cose sono separate (contrario all'idea di unità dell'Umanesimo secondo cui pensiero e materia sono la stessa cosa e

l'uomo può cambiare il mondo con il suo pensiero). Ciò che conta è perciò il pensiero e la volontà, e si svaluta la

res extensa poichè il mondo conta sempre meno, ma siamo liberi nel pensiero. La realtà esterna come la vivono in

quel peculiare momento storico non gli piace perche non corrisponde al pensiero, ossia la grande idea di

liberazione del mondo tramite l'intelligenza.

Altro elemento del dualismo Cartesiano è la separazione tra stato e società civile, termine con cui si intende la

ricchezza, il capitale e la borghesia emergente.

Lo stato è in mano al re e alla corte e funziona con una forma rifeudalizzata (re attorniato da artisti) e borghesi

accumulano ricchezza (con cui compreranno la loro libertà) perché accettano l'esistenza dello stato e la pace del re.

accumulano ricchezza (con cui compreranno la loro libertà) perché accettano l'esistenza dello stato e la pace del re.

In Cartesio tuttavia c'è la convinzione secondo cui oggi la res extensa e il mondo sembrano sconosciuti al pensiero

e sembrano privati di intelligenza, il cogito (prima del mondo) si riapproprierà del mondo (l'illuminismo prenderà

le mosse da questo pensiero): religione e stato inizieranno ad attaccare il suo pensiero e Bossuè dirà sul finire della

sua vita che è assillato da una minaccia incombente contro la religione (il metodo cartesiano). I rappresentanti più

intelligenti del partito opposto hanno quindi capito che mettere dio all'inizio era una pura funzione strumentale e

che il mondo come lo immaginava Cartesio dominato quasi esclusivamente dall'intelligenza era un mondo in cui si

poteva fare a meno di Dio e dello stato assolutista perché le cose vanno bene da sole senza bisogno di controllo

perché c'è già l'intelligenza e non c'è bisogno dai governarla perché si governa da sé.

La posizione di Cartesio verrà oscurata nella 2 metà del secolo e riapparirà nell'Illuminismo.

Contemporaneo al pensiero di Cartesio vi sono gli scettici, cioè i libertini, che esprimono la nostalgia per il mondo

unitario dell'Umanesimo in termini di SCONFITTA COMPLETA: non credono a Dio, allo stato, sono contrari al

dominio del pensiero aristocratico sulle scienze e ritengono che non vi sia libertà di espressione . Si tratta di un

pensiero nostalgico e rassegnato (molti finiranno per patteggiare con lo stato e altri diverranno religiosi per

convenienza).

"Gli stati e imperi della luna", di de Bergerac è un trattato utopistico del mondo che vorrebbe ed è costretto a

recuperare un'utopia fuori dalla realtà (altrimenti rischio censura ecc)

Altra possibilità era il giansenismo, caratterizzato dalla coscienza tragica della sconfitta.

Il maggiore esponente è Pascal, figlio di famiglia borghese e dotato di un'intelligenza prodigiosa, che si convertì al

giansenismo, ebbe poi una parentesi mondana e poi si chiuse a Port royal (abbazia fuori Parigi dove questi

giansenisti formarono un corpo quasi unitario fuori dallo stato). Per i giansenisti c'è la GRAZIA NECESSARIA:

alcuni individui la possiedono e altri no e i primi sono gli eletti da Dio e si salveranno, mentre i secondi periranno.

L'individuo è quindi costretto a viver con il peso costante di essere maledetto e l'uomo conserva la tragicità di

essere al mondo e lo schifo verso il mondo ma non può sottrarvisi, deve solo continuare a vivere nella speranza di

averla.

L'uomo riconosce con la sua intelligenza di essere abbandonato da Dio nel mondo, sapersi miserabili è essere

miserabile, chi sa ha una speranza (possibilità di riscattarsi, si può cambiare il proprio destino), chi non vede vive

invece nella cecità.

Il pensiero fa la grandezza di un uomo.

La dignità è nel pensiero, si lavora per pensare bene e si pensa bene parlando, non restando in silenzio quando il

mondo lo vorrebbe.

Pascal accusa quella società, dove già stanno cominciando ad entrare i Tartufi che Moliere deriderà.

Il gesto di sfida di Pascal darà luogo all'opera incompiuta per la quale rimase celebre, "le Pensée", pubblicata sotto

forma di frammenti, che costituisce ciò che resta di un'apologia di una religione cristiana e fa parte di un progetto

unitario di difesa della religione.

C'è la premessa che dio è nascosto e che ha abbandonato l'uomo, il quale non sa quale sarà il suo destino e perciò

può solo scommettere di essere eletto da Dio perché se ha scommesso e vive in maniera virtuosa e dio lo ha eletto

avrà il riposo nella sua dimora eterna, se invece non l'avesse eletto avrebbe risparmiato a se stesso il peggio della

vita (inutili distrazioni, corte, già inutile che corte e società sono divenute).

Dirà che la peggiore condanna dell'uomo è l'incapacità di rimanere solo in una stanza perché in questa circostanza

l'uomo si ritrova solo con la proprio misera, che può essere riscattata solo dalla scommessa su Dio.

Centralità scommessa, incertezza ecc sono un altro aspetto importante degli elementi che compariranno nel

pensiero ribelle di illuminismo e rivoluzione francese, di cui uno degli esponenti più radicali ossia De Gregoire, è

un giansenista perche alla base di tale pensiero vi è una dichiarazione di radicale impossibilità di realizzare una vita

nel mondo perche questo mondo non permette agli uomini di realizzarsi.

La società civile non ha speranze di realizzarsi. Il misticismo sarebbe una via di fuga ma tale scappatoia che

riprende il pensiero magico in termini religiosi è escluso dall'intelligenza.

Non si può essere felici nel mondo, Dio non si può raggiungere, quindi siamo al mondo come infelici: coscienza

tragica. Ciò significa che un domani la coscienza infelice che ora è nel mondo senza tuttavia adeguarvisi, dovrà

adeguare il mondo a se stessa e alla propria felicità: è un momento negativo, il rifiuto completo del mondo in cui si

vive, che dischiude in futuro la necessità di cambiare il mondo.

Saint Juste, uno dei dottrinari della rivoluzioni francese, dirà che la rivoluzione è l'idea nuova che la Francia porta

al mondo, ossia la felicità, e per raggiungerla e crearla bisogna necessariamente riconoscere l'infelicità e lo

sconforto.

Le tre correnti cartesiana, libertina e giansenista affrontano la realtà sociale innegabile della separatezza del mondo

e della disgiunzione e del conflitto tra stato e società civile per arrivare al genere letterario di metà del secolo, la

letteratura dei memorialisti.

Nel 52 la Fronda viene sconfitta, Mazzarino ha sconfitto la nobiltà di Francia, che finisce in prigione o in esilio e

ritornerà in Francia in seguito.

Questi protagonisti della Fronda scrivono delle memorie che sono una specie di antiracconto.

Il più rappresentativo è il Cardinale de Retz, Paul de Gondi, discendente di una famiglia di banchieri italiani che

divennero ben presto grandi feudali e ricevettero l'arcivescovato di Parigi, principale figura religiosa nella

gerarchia. Nel 600 come nel 500 vige il sistema del nepotismo, termine che indicava una regola non scritta: le

gerarchia. Nel 600 come nel 500 vige il sistema del nepotismo, termine che indicava una regola non scritta: le

cariche ecclesiastiche passavano il loro titolo al nipote.

De Gondi diviene vescovo e arcivescovo di Parigi nonostante non volesse e ciò gli permise di avere un ruolo di

prima grandezza negli intrighi della Fronda ed ebbe un'esistenza movimentata. Il verdetto crudo di La

Rochefoucauld nei confronti di Retz è il quadro del suo personaggio in quanto ultimo leader umanista in Francia

di un umanesimo che ormai ha trasformato l'attività politica in orgoglio personale, anche perchè egli non aveva

fatto altro che mettere in evidenza, con chiaro compiacimento, le sue "souplesses" ossia la mobilità, la flessuosità

di cui l'uomo deve servirsi per strisciare tra gli avvenimenti ed arrivare allo scopo.

Retz ci racconta, come fosse la sua storia, gli episodi della Fronda, tutte le galanterie, colpi di mano, intrighi,

avvelenamenti ecc a cui prese parte dal suo esclusivo punto di vista e all'atto di raccontarlo lo fa come uno dei

vecchi eroi di Corneille che hanno perso su tutta la linea ma si intestardiscono sulle ragioni delle loro azioni. I

Mèmoires corrono su questa strada disseminata di riflessioni, considerazioni, sentenza e quasi ad ogni pagina si

agita spinto da un amore per l'intrigo e da uno spirito romanzesco atttento a non farsi sfuggire occasioni per

mettersi in mostra, divenire popolare e vendicarsi di Mazzarino con la segreta speranza di rovesciarlo. Il narratore

cede così il posto al moralista e il romanziere al politico

Questo monumento pieno di falsità, imprecisioni, cattiverie ecc è importante sia per la scrittura non classica degli

standard del secolo ed è soprattutto un antinarrazione della verità del Grand Siecle. Per Retz nel 52 la Francia è

definitivamente finita, la Francia viva dell'umanesimo del movimento e della trasformazione con l'avvento del Re

Sole e sconfitta la Fronda ha definitivamente cessato di esistere.

Un altro autore di memorie è La Rochefoucauld, anche lui con una vita avventurosa e cugino del re, che

parteciperà a tutti gli intrighi senza l'orgoglio, l'ardore e la decisione di riuscire che Retz aveva invece avuto

(parlando di La Rochefoucauld dirà che tutta la sua vita è imperniata sul "non so cosa"). Le sue memorie sono

specchio dell'indecisione che lo caratterizza. Sainte-Beuve ha dato di questo "je ne sais quoi" una interpretazione

famosa secondo cui la sicura vocazione di La Rochefoculd consisteva nell'essere osservatore e scrittore e con le sue

varie qualità di guerriero, politico, cortigiano, in nessuna egli si rivela interamente poiché vi era sempre in lui un

angolo essenziale che si nascondeva e la sua natura, senza che se ne accorgesse, aveva la sua "arrière-pensee" in

tutte le azioni poiché rifletteva sempre dopo averle compiute.

Fallimentare nelle sue memorie, ci ha lasciato anche le sue "maximes", frasi generali e semplici che si applicano ad

alcuni aspetti dell'esistenza: finita la fronda, invece di insistere sul passato che non torna più parla del mondo in cui

vive da sconfitto e sfigurato. Scrive queste massime che sono all'insegna del pessimismo più completo nei confronti

dell'esistenza. I salotti diverranno salotti di moralisti e le bellezze di un tempo compiangono il proprio stato nel

mondo.

Parlano di quel mondo come fosse la condizione perenne dell'uomo ma in realtà si rivolgono esattamente alla

società di corte. Nonostante tematiche non nuove, nuovo era il modo con cui l'autore tentava caso per caso, con

un'acutezza illuminata dall'esperienza, la sua opera di dissoluzione dei grandi e dei buoni sentimenti e tutto il

mondo che egli visse nell'epoca tormentata della Fronda veniva investito e disseccato dalla sua osservazione.

Le prime edizione del suo libretto di Maximes contenevano un frontespizio disegnato da Picart in cui un fanciullo

strappava la maschera alla statua di Seneca, che rivelava il suo viso dl tutto ripugnante dichiarando cosi

chiaramente la sua posizione di antistoico per amore della verità.

Stile perfetto come negli alessandrini di Racine, che non sono declamatori di una speranza come in Corneille, ma

sono assertivi di una condanna (si ama perché c'è un interesse personale, si è virtuosi perche l'amor proprio ci

conduce ad essere virtuosi ecc).

Sono anche lo specchio della fine dell'eroe e della sua amarezza: sono una sorta di giansenismo negativo, infatti nei

salotti aristocratici degli ex partecipanti della Fronda il giansenismo attecchirà nel lato negativo poiché in questi

anziani che rimpiangono il tempo felice e ormai sono ridotti a manichini governati dal re, il pensiero giansenista

arriverà con tutta la sua negatività e gli mancherà l'elemento di ribellione, di grido e protesta che c'è invece in

Pascal.

Delle due forme di letteratura che coesistono nel 600, una letteratura d'interrogazione e una assertiva e dichiarativa,

Pascal incarna la prima mentre La Rochefocauld la seconda.

La ragione che in Cartesio illuminava il mondo ormai è sopraffatta dalle passioni. La coscienza della natura

erronea della passione amorosa sarà un'ulteriore condanna verso sé stessa. Qui tutto il negativo sta nel sapere di

essere condannati a vivere male e non avere speranze di redenzione.

Sulla base di questa coscienza del tramonto dell'eroe che Corneille aveva incarnato con le sue creature nella prima

metà del secolo, si forma un mondo la cui ideologia è quella dei salotti che gravitano attorno alla corte.

Dopo la fronda riaprono i vecchi salotti delle preziose e delle libertine ma la fronda ha per molto tempo escluso la

società civile, che gli aristocratici si illudono di rappresentare, dalla gestione degli affari pubblici: sono anziani e

sconfitti, non hanno la possibilità di ordire delle imprese per tornare al potere e nemmeno la filosofia razionale

cartesiane li sostiene.

cartesiane li sostiene.

Si fonda in questi salotti l'ideale dell'honnete homme e delle bianseances, già negli scritti dei nemici di Corneille.

L'Honnete home è l'uomo per bene (e non virtuoso come lo intendeva Pascal), con tutta l'accezione negativa di

conformismo sociale, ed è colui che si comporta come vogliono gli altri.

Lo standard di cultura è quello del Grand Siècle ed essere onesti significa conformarsi a questo standard. Le

bienseances, le buone maniere, significano la codificazione di questo standard di condotta e sono solo una norma di

buona educazione: ciò vuol dire che la cultura si è separata dalla natura (Chimene ama Rodrigue e quindi vuole

amarlo, Dio è nel mondo perciò non c'è nulla di male nel godere del mondo) e dalla ragione (nel dualismo

cartesiano ragione e buon senso servivano a condannare la vita di corte).

Della cultura è rimasto solo il Bon Usage di cui parlava Vaugelas, ossia il modo di dire, fare, pensare della corte

stessa e degli autori che si leggono a corte.

L'ideale dell'honnete homme assecondava un'evoluzione del gusto verso quello che diverrà il canone classico: è

un’evoluzione in senso razionalista e conformista che esaltava ordine, disciplina, consenso sociale ed

autocontrollo.

La ragione cartesiana dopo la sconfitta della Fronda diventa un metodo di sorveglianza sociale: le bienseances non

sono più un fatto di natura ma sono un fatto di cultura per assecondare il canone del classicismo, entrato nella

cultura ufficiale. Il classicismo, visto a posteriore dei romantici, segue un duplice binario: l'epurazione linguistica e

il controllo e la sorveglianza dei costumi.

BOILEAU

Perché il classicismo abbia una definizione completa e fissa è necessario che qualcuno nella 2 metà del secolo porti

a termine in maniera sistematica redigendo un'opera consultiva sui principi del classicismo: sarà Boileau, che

rappresenterà a posteriori un censore che ha preteso di sistematizzare gli esiti della forma classica e scrivere a sé

stesso i meriti di questi risultati, che in realtà già c'erano, riconoscendosi anche il merito di aver creato autori che

nella realtà si fecero da soli (lo stesso Racine deve più alla formazione giansenista e a un conformismo sociale che

a Boileau).

Si tratta del primo vero critico letterario della storia francese con un'idea di classicismo (che è rimasta nella storia

letteraria) e con un punto di vista da legislatore.

Non era un aristocratico ma proveniva da una famiglia medio borghese affermata nella pubblica amministrazione

ed ebbe una formazione giuridica: il suo obiettivo sarà infatti di applicare la legge anche all'ambito della letteratura,

quindi fare alla letteratura il processo che i moralisti avevano fatto ai costumi restringendo però il suo campo

d'indagine alla poesia e alla letteratura contemporanea.

Boileau s'impose all'attenzione dei letterati e del pubblico con la pubblicazione delle prime Satires (genere di

critica e di solito utilizzato da persone di una determinata fama ed età) scegliendo quindi, come Orazio, un modo

rumoroso per iniziare la sua carriera, attaccando anche uno dei personaggi più in vista della scena letteraria coeva,

nonostante fosse molto giovane. Nel frontespizio della raccolta di Satire del 1666 rivelava chiaramente le sue

intenzioni ossia di smascherare l'Ipocrisia umana, che siede in trono, scoprendo il suo aspetto mostruoso. Già un

anno prima La Rochefocauld sul frontespizio delle sue Maximes aveva fatto disegnare qualcosa di simile.

Nel 1674 redige "l'Art Poetique", dove scrive cosa sia il canone classico e cosa sia possibile fare e non fare e vi si

ritrovano idee che Racine aveva espresso nelle Préfaces delle sue tragedie. Quest'opera fu ispirata dal bisogno di

rendere positiva e costruttiva l'aspra polemica delle Satire, ma non rinuncia tuttavia ai suoi attacchi. Le idee erano

in massima parte le stesse che durante più di un secolo poeti o retori avevano elaborato e rielaborato dal grande

modello aristotelico e si affermava soprattutto la fiducia nelle regole, che dovevano essere suggerite dalla ragione,

nell'utilità e nella moralità dell'opera d'arte e si ritornava a proclamare il principio dell'imitazione della natura e dei

modelli classici considerando le bienseances inseparabili dall'opera d'arte. Era sentita sempre più vivamente

l'esistenza di un tipo, di un ideale e di un universale di regolarità nel teatro, rispetto delle tre unità, saggezza,

misura, amore per l'"agréable", chiarezza nel pensiero, purezza nella lingua, facilità nella difficoltà.

All'atto di formulare i canoni del classicismo, respinge la cultura italiana (che aveva prodotto, a suo dire, le più

gravi malattie nello spirito francese come il preziosismo, il barocchismo attraverso Marino che Chapelain aveva

esaltato, e l'amore per il fantastico), quella spagnola, quella inglese non viene nemmeno presa in considerazione, e

riconosce nei grandi autori delle tragedie classiche dei modelli da seguire (Racine guarda Euripide).

Boileau aggiunge inoltre l'imitazione della natura, nonostante tutta la cultura francese del classicismo sembra

essere totalmente anti-naturale, dove si riferisce ad un'idea di natura sociale che ha forgiato il classicismo ossia la

VEROSIMIGLIANZA, rispondere quindi al gusto del proprio tempo, percepito come un canone fisso.

Le riforme del linguaggio tendevano verso l'immobilità del francese, quindi il francese classico tendeva

all'immobilità perché era considerata la lingua perfetta così come la cultura: questa società classica, con Boileau in

particolare, aveva ricondotto il movimento all'immobilità e la fase presente alla perfezione assoluta.

Esaurita la missione di codificatore letterario, Boileau e Racine vengono incaricati di divenire storiografi del re

scrivendo la storia di Luigi 14.

Boileau in vecchiaia ingaggia due altre importanti battaglie: la "Querelle des Anciens et des Modernes", dove

Boileau in vecchiaia ingaggia due altre importanti battaglie: la "Querelle des Anciens et des Modernes", dove

prende un partito che sembra opposto a quello che fino ad allora aveva seguito diventando sempre più un

conservatore e spingendosi nel "Discours sur l'Ode" del 1693 a difendere Pindaro esaltando il fondamento

irrazionale della poesia. I modernes, rappresentati da Perrault, affermano di non avere bisogno degli antichi e di

fare meglio poiché gli antichi Omero, Pindaro, italiani medioevo ecc non hanno mai conseguito a livello letterario,

linguistico, politico la perfezione del francese, mentre in Francia il linguaggio della ragione (che ha messo

l'ordine), cioè della scienza, ha per sempre messo a tacere la musa disordinata degli antichi.

Quando Perrault scrive "Le Siecle de Louis Le Grand" lo fa per sostituire al canone classico greco quello

neoclassico della Francia: Boileau, che fino ad allora sembrava avesse seguito questa corrente, si ribella scrivendo

la traduzione del trattato sul sublime dello Pseudo Longino.

La letteratura per il troppo seguire le regole che lui stesso aveva preteso di codificare, si stava avviando verso una

nuova strada, quindi con la sua formazione classica ritorna ad Omero sostenendo la sua grandezza, e venne seguito

da Racine. Boileau diviene quindi critico di sé stesso e degli esiti negativi della totale spersonalizzazione dell'opera

letteraria a cui il classicismo aveva condotto. Solo col romanticismo rinascerà la poesia in Francia.

La seconda battaglia è contro il dominio del conformismo gesuita nella religione ufficiale in Francia: Boileau, che è

vicino ai giansenisti e segue a conformare la sua esistenza ad un'ideale ed una pratica di estremo rigore, non accetta

il gesuitismo nella religione. I gesuiti alla loro scuola avevano educato i combattenti della monarchia (anche

Ravaillac, che aveva accoltellato Enrico 4, è un gesuita) e all'epoca erano accusati di essere i peggiori sobillatori

sociali.

Nella seconda metà del secolo diventarono i confessori di tutti i potenti e inventarono una dottrina religiosa

perversa, la casuistica: "è vero che una determinata cosa non si può fare, ma ci sono tante eccezioni per casi,

circostanze ecc per cui quella cosa diviene possibile". Ciò significò nella seconda metà del secolo ridurre la

religione a corte ad una barzelletta, dando in cambio ai gesuiti un grande potere poiché divennero "direttori di

coscienza", perciò i potenti si sceglievano coloro che li lasciavano agire liberamente.

Cosi i gesuiti entrano a corte e partecipano in parte al governo della Francia: è una commistione.

Boileau difese i giansenisti quando era sempre più difficile e pericoloso farlo, infatti nel 1704 il re diede ordine ai

suoi soldati di radere al suolo il convento giansenista (ciò indica che quel movimento, penetrato e radicato nella

società, fosse diventato pericoloso agli occhi della monarchia).

Nella seconda metà del secolo vi sono due grandi autori di teatro: Molière e Racine.

Il tragitto dal teatro di Corneille a quello classico era proceduto verso la semplificazione e la codificazione, che

erano l'esito della battaglia ingaggiata anche dall'Academie Française contro le rimanenze dell'influsso del teatro

spagnolo: la scena classica aspirava a diventare uno spazio vuoto, l'azione teatrale si riduce.

Il teatro non è una serie di eventi ma un solo evento trascinato per tutta la rappresentazione e analizzato non sugli

esiti che ha nella realtà materiale ma sulla psiche dei personaggi: è una sorta di anticipazione della psicanalisi, dove

un trauma iniziale viene affrontato nel corso di tutta l'opera.

Rispetto delle tre unità: bisogna ridurre gli spazi ad un luogo solo perché lo spettatore non si faccia distrarre, il

tempo deve essere di una sola giornata per negare l'evoluzione poiché lo sviluppo significa cambiamento, ma il

teatro classico francese recupera i grandi miti del teatro classico greco e dischiude nell'immaginario quei miti che

riprenderanno la psicanalisi e l'antropologia, che indicano un tempo fermo nel quale le contraddizioni, le ragioni

della sofferenza, il peso della sconfitta sono nella natura stessa dell'uomo. In "Phèdre", ad esempio, Fedra non è

innamorata di Hippolite e sa fin dall'inizio che quell'amore è strettamente una passione ed è dovuto a un elemento

esterno, e ne è quindi condannata. La riduzione del tempo era funzionale a bloccare l'uomo nel dialogo esclusivo

con sé stesso non soggetto ai cambiamenti (Rodrigue per amore di Chimene diventa il Cid, Phèdre da quando è

nata si porta il peso della condanna).

L'unità di azione è orientata fino all'annullamento dell'azione stessa nel teatro classico, bisogna porre l'evento

critico prima dell'inizio dell'opera e trascinare il ragionamento attorno all'evento per tutta l'opera, dove i micro

eventi che avvengono non cambiano nulla della sostanza della vicenda (quando Racine scrive "Andromaca", sa fin

dall'inizio cosa farà e cosa non, teatro immobile).

dall'inizio cosa farà e cosa non, teatro immobile).

Questo teatro per la sua codificazione si era ispirato a quello classico greco, ma in quest'ultimo non esistevano

regole applicate in maniera così ossessiva: la decisione di tale comportamento è una caratteristica tipica della

cultura francese.

Il teatro classico era ancora legato ai riti religiosi, mentre in Francia le regole sono applicate ossessivamente non

per educare ma per incarnare un ideale di perfezione che sia comparabile e all'altezza dell'ideale di perfezione

normativa dello stato assolutista: nella grande tragedia classica i personaggi sono tutti principesse, regine, re e

nobili (così come gli spettatori stessi). Non è un teatro che si rivolge alla società intera, ma è un teatro legato a uno

specifico culturale e storico, come quello della Francia di Luigi 14, infatti non divenne famoso.

Le storie del teatro classico francese sono costruite per una società che aspira all'immobilità quindi sono fatte per

fissare, e la misura del verso e la sua perfezione sono più importanti dell'azione scenica.

Come osserverà anche Goethe, questo teatro ha un solo spettatore ideale: il monarca (la sua approvazione

condizionava anche i destini degli autori). Inoltre il grande teatro classico recitato all'aperto mentre quello francese

al chiuso.

Si passa da Corneille a Racine quando il personaggio eroico e la libertà che egli incarna cominciano a decadere e

all'eroe si sostituisce l'individuo tragico. Tra i due vi è Molière, che di coloro che erano stati gli eroi riconosce i

tratti malati e patologici.

Quando i disordini iniziano a diffondersi, eroismo ed eccesso sono condannati come condotte patologiche perciò si

passerà a Racine in un'opera accanita della distruzione dell'ideale eroico.

La società per sorreggere lo sforzo sintetico del teatro classico consentiva a sé stessa e faceva convivere con gli

altri ideali del teatro classico qualcosa di estremamente diverso: nelle rappresentazioni dei riti religiosi greci,

quando venivano rappresentate le tragedie l'ambito tragico si accompagnava con uno comico.

Questa società di corte mentre si esercita alla virtù, all'auto osservazione e all'autoanalisi, dà spazio anche

all'antitesi del teatro classico. Mentre il teatro aspira all'immobilità, si diffonde a corte la "comedie ballet", mentre

la scena classica si svuota di ogni apparato scenico, condivide l'interesse degli aristocratici con le pièces a machine

(grandi maestri italiani fondatisi in ambiente barocco). Persino Molière vi si esercitò, ed era un tipo di opera che

univa contemporaneamente teatro e danza.

Si diffonde anche l'Operà, che nasce dal sodalizio di Lully e Quinault, poesia cantata su una base strumentale.

Come nella lirica, ciò che scompare è la semantizzazione: quello che conta è la musica e il canto, indipendente dal

senso, conta sempre meno. Ancora una volta si ha l'esatto contrario del teatro classico che voleva essere

autoanalisi, le parole dovevano essere momenti di analisi e riflessioni della società su sé stessa.

Questo teatro è talmente importante che Lully e Quinault ottennero il privilegio esclusivo sull'opera (solo loro

potranno rappresentarla) e Molière sarà costretto, per l'ultima rappresentazione del "Malade immaginare", che ha

interventi di balletto, a portare solo 6 violini.

A ciò, sempre negli interessi del pubblico francese colto della corte, si aggiunge il teatro italiano: dopo un grande

successo negli anni 30 e poi con Mazzarino, dagli anni 60 in poi il teatro di strada italiano rientra in Francia con

Scaramouche e Biancolelli, che monopolizzano la scena francese prima dell'esplosione di Molière.

Subì anche delle evoluzioni: insediato per numerosi decenni in Francia si francesizza (era basato su movimento,

improvvisazione ecc., mentre ora si aggiunge sempre di più il francese e attori francesi), non è più solo un teatro di

improvvisazione, perde i suoi tratti distintivi, è parlato in francese, presenta sempre più testi scritti, e presto per

esaurimento del gioco scenico dei clown e per cambiare e creare un nuovo pubblico comincia ad affrontare grandi

questioni della Francia contemporanee. In tal modo diviene un teatro satirico ed inizia a subire gli strali della corte:

verrà negato ad attori italiani di esprimersi ad un certo punto e quando negli anni 90 il teatro italiano metterà in

scena un’opera che derideva Madame de Maintenon, il teatro verrà fatto chiudere e gli italiani andranno via dalla

Francia.

MOLIERE

Molière è il più internazionale degli autori del classicismo. Quello di Molière è un teatro sopravvissuto per la sua

particolarità, ed individua un genere letterario come la commedia che, poiché reputato minore rispetto alla tragedia,

era meno sorvegliato dalla censura. Il suo teatro può quindi agire più liberamente. Nacque in una famiglia borghese

agiata e il padre auspicava di passare al figlio la carica di tappezziere del re. Venne mandato a studiare ma ben

presto Molière abbandonò gli studi preferendo fare l'attore, nonostante nel 600 gli attori fossero ancora reputati dei

soggetti socialmente pericolosi e moralmente dubbi (venivano seppelliti fuori dalla cinta di mura dei cimiteri), ma

la sua compagnia non ottenne successo. Andati in Provincia, si trovano a combattere con la povertà. Tornato a

Parigi a 40 anni cominciò a rappresentare alcuni opere di Corneille, che i grandi attori non rappresentavano ormai

più, e in una rappresentazione davanti al fratello del re per rimediare alla situazione si mise a rappresentare uno

degli atti unici inventati da lui stesso per distrarre il pubblico. Questa sua rappresentazione riscosse uno

straordinario successo tanto che il fratello del re individuò nella compagnia di Molière la sua compagnia personale,

che finanzierà e metterà sotto la sua protezione.

Molière ruppe subito il quadro rigido disegnato da Boileau ed è la personalità più ricca e varia di tutto il 600: poeta

satirico ossequioso al vecchio principio del "castigat ridendo mores", ma anche classico e nutrito di classici e

satirico ossequioso al vecchio principio del "castigat ridendo mores", ma anche classico e nutrito di classici e

animatore di tipi che conservano una misura universale. Non disdegna di mettersi a fianco di Tabarin e scrivere per

il pubblico del Palais-Royal e Pont-Neuf.

Soprannominato il "Terenzio francese" sogna uno spettacolo d'eccezione che avrebbe dovuto rigenerare la

commedia tradizionale, fondendo nell'azione scenica dialogo, musica, balletto, pantomima e canto, basandosi su

alcune idee dell'arte teatrale e della recitazione che espose nella "Critique de l'école des Femmes" e

nell"Impromptu de Versailles".

A differenza di Balois, secondo cui il classicismo si basava su un criterio di scelta e selezione, Molière accetta tutto

quello che può essergli utile senza tagliare i ponti con la generazione precedente di Scarron, Sorel, L'Hermite,

Cyrano. Non si pose quindi in posizione polemica verso nessuna tendenza nonostante il suo anti preziosismo,

anche se in Mécerte, pastorale eroica incompiuta, è evidente il ricordo di un episodio del "Grand Cyrus" di

Mademoiselle de Scudéry, Jupiter in "Amphytrion" parla come un prezioso e infine nel "Misanthrope" scrive in

stile prezioso un sonetto quasi perfetto.

In Molière si ritrovano ispirazioni in una quantità pressoché infinita di opere appartenenti a varie letterature (latina,

italiana, spagnola, francese e anche narratori come Boccaccio e Straparola), andando dalla vaga reminiscenza al

plagio esatto e quasi letterale e passando attraverso contaminazioni, adattamenti, riduzioni e amplificazioni: a volte

si tratta di un'imitazione esteriore poiché riprende solo la situazione, mentre altre volte si può parlare di plagio

quando riprende situazioni, battute, versi e discorsi.

Spesso rende ammissibili in una sola commedia tre/quattro fonti diverse: "l'étourdi" ad esempio, è ripreso dal'

"L'Inavvertito" di Barbieri ma ricorda anche Plauto, l'Emilia del Groto e l'Incauto, un canovaccio italiano.

Molière rientrava nella tradizione della commedia segnata dalla contaminazione. La cultura precedente non era

perciò un peso che gravava sulle sue commedie, ma piuttosto animava l'autore accendendo la sua fantasia.

Come ogni vero autore comico accordava in sé stesso gli ideali del poeta colto e del genio popolare con un brillante

spirito "satirique et moqueur" delle vecchie farse, il realismo degli scrittori del primo 600, il moralismo degli

scrittori classici e qualcosa del riso dei "fabliaux", come in "Le médecin malgré lui".

Secondo l'aneddoto riportato anche da Schiller nel suo saggio su "Poesia ingenua e sentimentale", Molière si

accontentava del giudizio della sua fantesca per saper cosa dovesse e non lasciare nelle sue commedie per riuscire a

saggiare l'universalità di un'arte che doveva avere sul pubblico un effetto immediato.

Mentre Terenzio affidava la sua recitazione ad Ambivio Turpione, famoso attore del tempo, Molière le recitava per

sé, divenendo quindi allo stesso tempo un letterato, un esecutore ed un interprete. Tuttavia sembra avesse nella

recitazione una voce poco limpida, nessuna fermezza nella dizione e una declamazione precipitosa, elementi che lo

costrinsero ad abbandonare per sempre la scena tragica a cui lui ambiva. A contribuire fu anche lo sforzo di

correggersi, che gli procurò una forma di singhiozzo che limitò definitivamente al genere comico le sue

interpretazioni.

Non aveva per le regole quella forma di religioso e sacro rispetto che hanno i pedanti, ed attacca due esempi di

"follie": la follia del linguaggio e la follia della recitazione.

La commedia delle "Précieuses ridicules", rappresentata nel 1659 con la su modesta compagnia "L'Illustre

Théatre", decretò il suo successo: la satira della moda è estesa ad una satira del linguaggio, dove i modi di dire

consueti e triviali, locuzioni proverbiali, luoghi comuni si intrecciano con termini rari ed espressioni tratte dal

vocabolario prezioso. A giustificare il successo mondano della commedia fu la critica di un "ridicolo reale" nella

società dell'epoca. Nelle figure delle due ragazze di provincia, calate nella società viva della loro epoca, sembra

riflettersi e perpetuarsi un vizio ricorrente in epoche diverse: il falso chic, reso più goffo dall'obbedienza cieca alla

convenzione aristocratica, l'ingenuo piacere di appartenere ad un "clan" con le proprie leggi, il finto

intellettualismo fondato sulla moda. Molière non porta i suoi attacchi al vero e grande Preziosismo come corrente

letteraria, ma piuttosto alla sua degenerazione e al suo camuffamento (nell'opera da parte di due provinciali).

In altre commedie sbeffeggia personaggi differenti da Cathos e Magdelon: lo Sganarelle dell'"école des maris", è

un giovane aspirante-marito dall'umore bizzarro che fugge la dolcezza della società ed odia gli eccessi della moda.

I rapporti tra Molière ed i "grands comédiens", ossia gli attori dell'Hotel de Bourgogne, divennero sempre meno

cordiali fino a rompersi dopo le polemiche scatenatesi dalle rappresentazioni dell'école des Femmes, a cui Molière

rispose con la "Critique de l'école des Femmes" e dedicò agli attori dell'Hotel de Burgogne l'"Impormptu de

Versailles", rappresentato nel 1663 dinanzi a Luigi XIV.

Voltaire, largo di elogi verso Molière, giudicò severamente l'Impromptu, definendola "satira crudele ed eccessiva",

ed a colpirlo fu principalmente il fatto che sul palcoscenico venissero attaccati i nemici con il loro nome (ad

esempio Boursault), dimenticandosi che l'opera era in realtà solo una commedia.

Molière si serviva del teatro per rispondere agli attacchi ricevuti utilizzando il vecchio genere della "comédie des

comédiens" trasportando nell'improvvisazione la finzione del "teatro nel teatro".

Tutti e tre i personaggi (delle Préciuse e dell'école) rappresentano quindi un'offesa alla pedagogia di Molière e

rientrano nel comico poiché sono tutti e tre campioni diversi della dissennatezza umana.

Molière tentò quindi di aggredire la follia umana spegnendola attraverso il riso.

Attraverso la "Critique de l'école des Femmes" ci sono pervenute indicazioni utili riguardo la "missione teatrale" di

Molière, che sotto l'urgenza del "fatto personale" ci faceva sapere perché la commedia fosse da preferire alla

tragedia, e in particolare nell'Impromptu de Versailles le indicazioni sono ancora più utili ed interessano il Molière

autore. Egli si presenta sulla scena nella sua parte reale di capocomico alle prove mentre dà consigli alla sua troupe

e sappiamo così con quale sicurezza egli presentava ai suoi attori il personaggio da interpretare e come voleva e

non che si recitasse.

I suoi contemporanei affermavano che l'ambizione di Molière fosse quella di far dimenticare di trovarsi davanti ad

un attore e rompeva quindi il ritmo dei versi così che nessuno avvertiva la monotonia dell'alessandrino, battendosi

ancora prima di Diderot per una recitazione "di testa".

Il "Portrait du peintre" di Boursault fu scritto contro Molière e conteneva allusioni vergognose in una canzone mai

stampata e fu rappresentato all'Hotel de Bourgogne poco prima dell'Impromptu. Brécourt in una battuta della

commedia afferma che anche Molière si fosse recato a vedere il ritratto che gli avevano dedicato e dalla

rappresentazione nacquero nella sua mente nuovi personaggi come cortigiani, adulatori, ipocriti e il falso religioso

difeso dai devoti che sarà poi Tartuffe.

Dai suoi personaggi, rappresentanti di quello che Baudelaire definirebbe il "comico significativo", Molière è

talmente affascinato da lasciare qualche incertezza nello spettatore sull'esatta portata caricaturale di alcuni di essi,

come Don Giovanni e il Misantropo.

Sono personaggi comici che rompono ogni misura, equilibrio, vincolo di ragione, senza mai raggiungere la

coscienza di sé stessi e quando la raggiungono, come Arnolphe nell'Ecole des Femmes, Alceste nel Misanthrope,

Tartuffe e Don Juan, Molière ha superato ormai i confini del comico ed il riso può diventare smorfia o spegnersi

nella commiserazione o nell'indignazione.

Senza tuttavia quell'esagerazione e quella sostanziale offesa della ragione alla natura e al buon senso, il

personaggio non può entrare nella sua fantasia.

La grandezza del Don Juan è valutabile solo in rapporto con i testi precedenti dedicati allo stesso personaggio:

rispetto alla tradizione non vi è nulla di rivoluzionario e consiste in un dosaggio di elementi contrari, ripresi da

varie fonti, utilizzando ciò che doveva essere utilizzato per dare parvenza di unità alla commedia e respingendo

altro.

Poiché era impossibile rispettare l'unità di luogo Molière cercò di rendere dal punto di vista temporale meno

incredibile la vicenda, evitando ogni effetto barocco e riducendo al minimo l'accadere sulla scena di atti clamorosi.

Egli restringe il teatro agito a vantaggio di quello raccontato, e ciò è visibile ad esempio nella presentazione di Don

Juan nel primo atto, dove attenua il vorticoso movimento dell'insieme e sviluppa dall'interno la natura del

personaggio principale, che lancia con compiacenza dichiarazioni libertine e sfoggia una raffinata psicologia da

grande moralista.

Per non interrompere la raffinatezza del personaggio Molière non utilizza scene troppo plateali ma allo stesso

tempo si serve della Commedia dell'arte.

In un periodo in cui la migliore produzione fu in versi (Burlador di Tirso, Festins di Dorimon e Villiers), Molière

scrisse il Don Juan in prosa senza incontrare l'approvazione di nessuno tanto che Voltaire scoprì proprio nella prosa

una delle regioni dell'insuccesso della commedia.

Come già negli scenari della Commedia dell'Arte presentò i suoi personaggi dialettali che parlano in "patois", al

servo di Don Juan diede una dimensione scenica ripresa dagli italiani facendolo apparire sulla scena un numero di

volte superiore a quello in cui appare il personaggio principale, interpretato da lui stesso.

Vi sono somiglianze nell'impostazione con Biancolelli per la prevalenza della staticità scenica col fine di conferire

una più vasta estensione al gioco dell'attore più che allo snodarsi dei fatti. Tuttavia Molière si affida al repertorio

della Commedia dell'Arte quando inserisce alcune scene coraggiose tra cui quella del Povero.

Non sono grandi gli intenti moralistici che perseguì Molière e forse l'unica intenzione morale è nel discorso di

Cléante nel Tartuffe, commedia che creò numerosi problemi. Nacque in un periodo di particolare esasperazione ma

nonostante le vicende attraversate Molière vinse la sua battaglia contro la "cable des dévots" e gli altri nemici,

anche a prezzo di tagli sul testo, come afferma egli stesso nel "second placet" presentato al re.

Dopo averne fatto nell'Imposteur un "homme du monde", nella "Lettre sur l'Imposteur", non scritta da lui ma a cui

collaborò, si afferma che un tale ipocrita non aveva nulla a che fare con il vero e sincero devoto e che non potevano

quindi nascere equivoci sulla scelleratezza del personaggio, che appare solo al terzo atto, affrontando infine il

"problema del teatro" per cui il teatro poteva salvarsi solo se lo si fosse visto e giudicato caso per caso.

Nella sua straordinaria capacità di rendere tutto vivo e attuale e di ferire dove le piaghe del corpo sociale sono più

accuratamente celate, facendo dimenticare l'antichità di quelle fonti scrive un'opera violenta e rivoluzionaria che

precorreva gli eventi e quella che di lì a poco sarebbe stata la società francese. Per Molière oltre ai Tartufi è la

società stessa ad essere sotto accusa.

Dopo Don Juan, Le Misanthrope, Tartuffe, le commedie di Molière non hanno più avuto nulla di inquietante ed è il

terzo periodo della sua attività.

Il Tartuffe continua ad essere respinto e segue un periodo di silenzio dell'autore dopo cui Molière si fa proteggere


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cordiner Valerio.

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