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Il crollo della repubblica

Una guerra strana

Il regime di Vichy è figlio di una disfatta militare. Il 10 luglio 1940 i deputati e i senatori della Repubblica, riuniti in Assemblea Nazionale, delegano i pieni poteri costituenti al Presidente del Consiglio Philippe Pétain: i rappresentanti della sovranità popolare traggono quindi le conseguenze della disastrosa sconfitta subita della guerra contro la Germania.

La Francia ritarda sempre sulle scadenze del conflitto ed uno dei motivi è l’illusione, avuta fino al marzo '39, di un possibile accordo con Hitler al fine di evitare la guerra. L’attendismo si riscontra anche a guerra già scoppiata: i verbali del Consiglio Supremo Interalleato, l’organismo che riunisce vertici politici e militari di Francia e Inghilterra, mostrano il trionfo del "wait and see".

Strategia franco-inglese: vista la povertà della Germania di materie prime strategiche (ferro, bauxite e petrolio) e la sua conseguente dipendenza dall’estero, essi vogliono costituire un blocco commerciale totale che impedisca al Reich di approvvigionare l’industria bellica. La tecnica della guerra-lampo voluta dalla Germania era dettata dal bisogno di utilizzare il maggior numero di risorse disponibili nel minor tempo possibile.

D’altro canto, gli Alleati possono contare sul sostegno degli USA che aboliscono l’embargo sull’esportazione di armi nelle prime settimane di guerra, la Marina inglese si impegna a garantire la sicurezza delle rotte atlantiche e le forze armate alleate si versano lungo il confine tedesco e a ridosso del Belgio (linea Maginot), per bloccare un’eventuale mossa di Hitler verso la Francia, attraverso Belgio e Olanda.

  • Basta aspettare che sia il nemico a muoversi e nel frattempo l’industria può produrre il necessario
  • Non si combatte sul territorio francese

Alcuni elementi non rendono questa strategia completamente valida:

  • Il blocco della Germania non è totale poiché i paesi neutrali non interruppero gli scambi commerciali con il Reich (Italia, Unione Sovietica)
  • Gli aerei tedeschi hanno già mostrato in Polonia la loro efficacia

L’immobilismo dei vertici militari alleati inizia a scuotersi durante la guerra russo-finlandese: l’attacco del gigante sovietico contro la piccola Finlandia suscita indignazione. Francesi e Britannici hanno così identificato la loro lotta contro la Germania con la lotta condotta dai Finlandesi contro i Russi.

L’ostilità contro l’Unione Sovietica sembra oltrepassare l’avversione alla Germania. Dal sostegno politico alla Finlandia si passò all’ipotesi di un intervento armato contro l’URSS: i vertici militari francesi però sembrano trascurare le conseguenze che avrebbe per la Francia il passaggio dell’Unione Sovietica da paese neutrale a alleato del Reich.

Sono soprattutto i francesi a cercare lo scontro con i russi mentre gli inglesi si impegnano ad occupare porti e basi norvegesi che potrebbero essere usati dai tedeschi per attaccare le isole britanniche. I francesi premono perché venga costituito un corpo di spedizione che sbarchi in Norvegia e da lì raggiunga il fronte finlandese: in questo modo interromperebbero la “via del ferro” che dalla Svezia giunge in Germania ed anche la “via del petrolio” fornito dai Russi.

Progetti d’attacco contro l’URSS:

  • Attacchi aerei contro i pozzi del Caucaso per distruggere i centri di produzione e bloccare l’economia del paese
  • Interruzione del traffico petrolifero del Mar Nero
  • Organizzazione di una sollevazione nelle popolazioni sovietiche

(Si fa forte la convinzione che il Caucaso sia il tallone d’Achille dell’URSS e che così si possano battere contemporaneamente Germania e Russia.)

Durante la riunione del Consiglio Supremo Interalleato del 28 marzo, Chamberlain si oppose all’attacco contro il Caucaso proprio per evitare che l’URSS si alleasse alla Germania. L’unica attuazione concreta di questa strategia era lo sbarco in Norvegia, a Navrick, di un corpo alleato che però, ad aprile, dovette cedere il posto alle truppe tedesche.

I progetti francesi portarono ad un miglioramento delle relazioni tra Mosca e Berlino: dopo l’attacco tedesco alla Norvegia che ha evitato all’URSS scontri con gli alleati, si eliminarono le difficoltà che vi erano nei rapporti tra Mosca e Berlino.

La sconfitta, l’armistizio e il crollo della repubblica

Il 10 maggio 1940 Hitler penetrò in Belgio violandone la neutralità ed attirò quindi l’esercito francese. I tedeschi, passando attraverso la foresta delle Ardenne, aggredirono la linea Maginot ed entrarono in Francia: i francesi sono così costretti a ritirarsi a Dunkerque. Weygand, il generale chiamato a guidare la resistenza francese, iniziò con dei propositi di resa.

Dieci giorni dopo il disastro di Dunkerque il governo abbandonò Parigi senza combattere alla volta di Vichy. In quello stesso giorno Mussolini entrò in guerra.

Il 14 giugno Paul Reynaud fece una richiesta d’aiuto a Roosevelt in cui dichiara che il suo governo ha soltanto due alternative:

  1. Continuare una lotta senza speranza e rifugiarsi in Africa del Nord lasciando il paese ai nazisti
  2. Chiedere l’armistizio a Hitler

La prima ipotesi è concretizzabile soltanto se gli Stati Uniti entrano immediatamente in guerra in aiuto. Roosevelt invita il governo francese a recarsi in Africa dove potrà contare sul sostegno americano poiché egli non può dichiarare guerra senza l’approvazione del Congresso.

A Paul Reynaud succede Philippe Pétain. Egli aveva da subito mostrato i suoi propositi disfattisti e anti-inglesi: secondo lui gli inglesi lasceranno combattere da sola la Francia per poi chiedere una pace di compromesso ad Hitler; se l’Inghilterra non invia inoltre aiuti alla Francia, quest’ultima sarà costretta a venire a patti con la Germania.

Contrario alla lotta al fianco dell’Inghilterra a partire dall’Africa del Nord, il 17 giugno Pétain chiede ai tedeschi le condizioni di un armistizio, firmato poi il 22 giugno. Hitler incontrò Mussolini a Monaco il 18 giugno esponendo i suoi interessi: il suo obiettivo principale era quello di cercare un accordo sulla neutralità della flotta, evitando che questa si mettesse a disposizione dell’Inghilterra.

Il testo dell’armistizio, firmato a Rethondes il 22 giugno:

  • Disarma la Francia ad eccezione della Marina (per evitare che vada in Inghilterra, le si concede di rientrare nelle sue basi) e di un esercito di centomila uomini.
  • Non vi erano rivendicazioni territoriali ma una linea di demarcazione che divise la Francia in due zone: una libera (zona meridionale) ed una occupata (zona settentrionale). Questa occupazione durerà quanto la guerra contro l’Inghilterra. Nella zona occupata è garantita la sovranità dello Stato francese che dovrà avere lì tutte le autorità ed i servizi amministrativi, per conformarsi a quelle tedesche.
  • Le spese di mantenimento delle truppe tedesche in territorio francese sono a carico del governo francese.
  • Il governo francese deve consegnare gli antifascisti ed i prigionieri di guerra ai tedeschi.

L’armistizio rappresenta per i francesi la fine della guerra. Tutto ciò fa nascere di conseguenza un sentimento di gratitudine nei confronti di Pétain e fa ignorare le parole del sottosegretario dell’ultimo governo di guerra De Gaulle a non perdere la speranza nella vittoria finale.

Una volta scartata l’ipotesi di continuare a combattere a fianco dell’Inghilterra, l’ultimo governo della Terza Repubblica poteva solo firmare l’armistizio e abolire la Repubblica stessa. I deputati e senatori presenti a Vichy vogliono costituire una sorta di fascismo nazionale che assicuri alla Francia un posto decoroso nel nuovo ordine hitleriano. L’armistizio deve quindi mostrare ostilità verso l’ex alleato.

Il regime dell’armistizio deve essere il più filotedesco possibile anche nel suo ordinamento interno, si deve quindi fascistizzare la Francia: l’adesione a questo disegno è massiccia; la Camera eletta nel 1936 aprì così la strada al fascismo.

Monaco

L’incontro a Monaco tra Chamberlain e Daladier (Presidente del Consiglio francese) da un lato ed Hitler e Mussolini dall’altro è il simbolo del cedimento delle democrazie europee all’espansionismo hitleriano. Il governo francese era consapevole che l’annessione dei Sudeti al Reich avrebbe minato gli equilibri in Europa e per questo si andò in favore della resistenza e della difesa dell’indipendenza della Cecoslovacchia.

Chamberlain incontrò però Hitler e si dichiarò favorevole all’annessione dei Sudeti alla Germania sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli tramite un plebiscito. Chamberlain chiede che si pronuncino ora i francesi, legati però a Praga da un trattato di mutua assistenza. Secondo Daladier, la sicurezza collettiva deve essere basata su un’alleanza tra Parigi, Londra e Mosca.

Nello stesso giorno (18 settembre) però, i ministri francesi si accordano per un tentativo di pressione su Praga: il Presidente Benes deve cedere i Sudeti in cambio di una garanzia internazionale dei nuovi confini. L’abbandono della Cecoslovacchia rappresenta, secondo Litvinov, un incoraggiamento a continuare la marcia verso est nazista, iniziata già con l’Austria. Praga non ha intenzione di cedere parte del suo territorio senza una consultazione preventiva con i rappresentanti della Cecoslovacchia e lancia un appello alla Francia che resterà inascoltato: Praga è costretta a cedere.

Chamberlain vola a Godesberg ma la proposta franco-inglese viene respinta da Hitler, poiché secondo lui, avrebbe rallentato le procedure d’annessione: Hitler preferisce un’occupazione militare immediata dei Sudeti. Il ministro inglese crede che una guerra non possa evitare il crollo della Cecoslovacchia poiché la Germania è più forte e viene accusato da Daladier di non tener conto della forza dell’aviazione sovietica e della marina inglese e francese. Sembra quindi rinato un fronte internazionale delle potenze che vogliono opporsi ad Hitler:

  • La Home Fleet britannica è posta in stato d’allerta
  • L’URSS minaccia di intervenire contro la Polonia se questa partecipa alla spartizione dei Sudeti
  • La Russia mette a disposizione fanteria ed aviazione

Il 30 settembre Chamberlain e Daladier vanno a Monaco per incontrare Hitler e Mussolini per accettare le richieste tedesche.

Conseguentemente all’accordo di Monaco ci fu il sollievo della popolazione per aver scampato una guerra, ma questo accordo rappresentò soprattutto una sconfitta diplomatica per Francia ed Inghilterra. Il pensiero che si diffuse in Inghilterra era quello secondo cui la guerra poteva essere evitata senza fare grandi concessioni al Reich. La caduta di Praga apre alla Germania tutta l’Europa centrale, fino al Mar Nero. I governanti sovietici temono che il loro paese sia l’obiettivo finale della marcia verso est tedesca.

Seguire la linea inglese (incontro Chamberlain-Hitler) nell’autunno 1938 significa tentare un ravvicinamento con la Germania; il governo francese sottoscrive quindi una dichiarazione sul riconoscimento degli attuali equilibri di forza ed invita Ribbentrop a Parigi per la sigla dell’accordo il 6 dicembre. Nel contempo aumentava l’ostilità verso Mosca tanto che il ministro degli esteri francese Bonnet pensò, ad ottobre, di far decadere il patto di mutua assistenza che lo legava all’URSS. La politica inaugurata a Monaco sembra appoggiare l’espansionismo tedesco verso oriente.

Il governo britannico ricevette informazioni secondo le quali la Germania puntava ad incrinare l’URSS per creare uno Stato indipendente d’Ucraina. Se ciò fosse vero la Francia si trovava in una situazione difficile a causa del patto che la legava all’Unione Sovietica. Il ministro inglese chiese al governo francese di replicare gli accordi di Monaco a spese dell’URSS. Bonnet rassicura dicendo che la Francia è tenuta ad intervenire solo in caso di attacco diretto da un paese limitrofo contro il territorio sovietico: la secessione ucraina non rientrerebbe nel patto.

Ribbentrop riferì il disegno egemonico tedesco sull’Europa Centrale basato sulla “vassallizzazione” della Cecoslovacchia e dell’Ungheria al fine di creare una grande Ucraina sotto il controllo tedesco con lo stesso metodo utilizzato per i Sudeti. A partire dal 1939 Mosca sollecitò Londra e Parigi onde evitare che Mosca crei un nuovo corso politico con la Germania: il 12 febbraio 1939 l’ambasciatore sovietico fa sapere di aver ricevuto proposte ufficiali per l’apertura di negoziati economici dalla Germania. Il 22 febbraio, Litvinov consegna al nuovo ambasciatore francese Naggiar, una nota ufficiale nella quale asseriva che la politica di sicurezza non era stata sostenuta né da Francia né dall’Inghilterra. L’URSS non poteva quindi continuare a sostenere questa politica da sola e Litvinov si dichiara disposto a portare avanti questa politica se il governo francese è d’accordo.

Così come iniziò il 30 settembre a Monaco, la distensione tra Parigi, Londra e Berlino terminò il 15 marzo 1939 quando le truppe di Hitler entrarono a Praga. Gli ultimi illusi si resero presto conto che il desiderio di proteggere la minoranza tedesca dei Sudeti è stato soltanto un pretesto per smantellare lo Stato cecoslovacco. L’ambasciatore francese a Berlino accusò il governo nazista d’aver tradito gli accordi di Monaco. Per la Germania, gli accordi di Monaco sono stati un mezzo per disarmare la Cecoslovacchia prima di annetterla. La politica di Monaco si chiude con la prospettiva di una guerra.

Munichois e anti-munichois

Al suo rientro da Monaco, Daladier ricevette un’accoglienza trionfale. L’unica cosa che conta ora è il rafforzamento della potenza militare francese e la consolidazione del governo per evitare nuovi ricatti da parte di Hitler. Subito dopo Monaco, Daladier conta su un consenso fortissimo, gli unici oppositori restano i comunisti. I munichois sono quelli che continuarono a sostenere la necessità di ricercare un accordo con la Germania hitleriana a qualsiasi costo:

  • Destra reazionaria: prova simpatia per tutti i regimi fascisti europei i quali hanno raggiunto gli obiettivi di igiene sociale che essa stessa auspica per la Francia (ebrei, massoni, comunisti, sindacalisti, socialisti e radicali). Il loro nemico da battere è l’Unione Sovietica ed essi accusano Mosca di far correre alla Francia il rischio di combattere contro il Reich.
  • Conservatori, radicali e moderati: essi condividono le idee dell’estrema destra. Ciò che li separa da questi ultimi è il tono e la sede in cui tale programma viene esposto: non fanno ricorso a manifestazioni di piazza perché possono contare sulla maggioranza dei mezzi d’informazione. I radicali invece sono convinti che la strada da percorrere è quella di evitare la guerra ora e rinsaldare i legami con il governo conservatore inglese.
  • Dirigenti sindacali e socialisti: fautori del pacifismo integrale e gli esponenti della CTG che dal 1936 si sono opposti alla colonizzazione della confederazione operaia da parte dei comunisti. (Quando Léon Blum abbandona i suoi entusiasmi iniziali, spende il suo prestigio per contrastare, fino al 1939, i suoi compagni di partito che sostengono Monaco. Egli avrà il compito di ricostituire il Partito socialista nella Resistenza).

Dopo Monaco si installa il regime Daladier, a significare il cambiamento introdotto dal centro-destra. Al momento della formazione del governo Daladier nel 1938, si era assistito ad una maggioranza amplissima ma contraddittoria, con un voto quasi unanime, espresso da una Camera che era attraversata da forti contrapposizioni. Il governo divenne portavoce di quanti chiedevano il ritorno alla disciplina in fabbrica, l’affossamento della settimana lavorativa di 40 ore, stretta fiscale per i ceti più deboli ed un ridimensionamento del potere dei sindacati operai ottenuto durante le occupazioni di fabbrica del giugno 1936.

L’obiettivo, non semplice, del nuovo governo è quello di battere la sinistra politica e sociale. Quando Daladier chiede nel 1938 i pieni poteri finanziari, i deputati socialisti si oppongono. A quel punto Daladier progetta di far sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni: Léon Blum sventa la minaccia accogliendo l’ipotesi di un accordo elettorale con i comunisti in caso di nuove elezioni, che poi non si terranno.

Quando a novembre la polizia intervenne contro gli operai della Renault, i socialisti chiesero le dimissioni immediate del governo che non si basa più su nessuna maggioranza e soprattutto, la sua politica di reazione contro i lavoratori, rappresenta ora un pericolo per la Nazione e la Repubblica. Il 30 novembre 1938 la CGT indice uno sciopero generale di 24 ore contro i decreti-legge governativi: il sindacato operaio chiede il ritiro dei decreti-leggi di Reynaud (possibilità di deroga alla legge che fissa le 40 ore settimanali, ottenute dopo le occupazioni del 1936 e divenute il simbolo del potere nella società degli operai). Smantellare quella conquista dimostrerebbe che è terminato il potere del sindacato operaio.

La mattina del 30 novembre, tutti i dipendenti pubblici vennero precettati (invitati a presentarsi a lavoro in occasioni di sciopero). Centinaia di lavoratori vengono quindi licenziati per rottura del contratto di lavoro. Il 30 novembre diventa l’inizio di un’era felice: grazie alla pace sociale e al riarmo, gli impianti ripresero a produrre a pieno ritmo fino alla guerra e all’invasione straniera.

La sinistra dopo il Fronte popolare

La sconfitta non produce rotture all’interno della sinistra. Dopo lo sciopero...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/04 Lingua e traduzione - lingua francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabardelloni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla mediazione francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Cordiner Valerio.
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